Si narra la sventura di un milite alla ventura a s.Giorgio a Cremano.


sgacaserma

Venivo dalla caserma di Falconara Marittima. Sedici ore e mezza di tradotta per arrivare a Napoli per il corso marconisti alle Trasmissioni. A S. Giorgio ci stetti quattro mesi. All’esame finale fui bocciato: sapevo trasmettere bene ma non ricevere con la dovuta immediatezza. I messaggi che ricevevo, così, erano pieni di buchi. Non solo in quel caso ho bisogno di pensare prima di accettare. Dopo la s. Giorgio a Cremano andai alla Piave di Mestre. Quell’orrore non esiste più da decenni! Se a Napoli ho rischiato due denunce al tribunale militare, e una al campo nei pressi di Pordenone, a Mestre solo una, e non per indisciplina, ma perché non sapevo tacere. Tutti e quattro i casi sono finiti in niente perché sapevo anche parlare. A Napoli, pure scrivere, tutto considerato. Mi dissero, infatti, che la denuncia al tribunale militare (per me, assieme ad altri tre)  è stata fermata grazie al rapporto sui fatti che ho scritto al Colonnello. I firmaioli avevano presentato il caso alle gerarchie come insubordinazione. Eravamo un po’ allegrotti per la cena di fine corso, è vero, ma mica stavamo andando in giro con le bombe: stavamo solo marciando dal ristorante alla piazza del paese. A quei tempi, però, con puttanate del genere i sottufficiali si facevano gli avanzamenti di carriera! Mi misero nella garritta di sinistra, ricordo. La guardia non doveva portare occhiali. Mi tolsero quando dissi al sergente che senza occhiali non avrei saputo distinguere un generale da un caporale: fine del guerriero!

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Sul tetto della Compagnia di una delle Trasmissioni.

Non si poteva, ma neanche potevo dire di no  al coinvolgimento amicale (penso) attuato dai cinque gattoni della foto successiva. Al confronto, io ero così perbenino, così ancora colleggiale. Certamente un pan bagnato, ma per tutti, industriata zuppa.  Per via di maschere, non ho mai avuto bisogno dei consigli del Pirandello, e per via di teatro, nella buca nessuno!

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Con compagni di corso

In questa foto, il braccio posato dice una mia dipendenza. Non so se anche gli altri l’avevano capita. Anche all’epoca mi sentivo sessualmente, ma non avevo proprio parole per dirlo. Veneziano, lo sciagurato Tex Willer pronto per la sfida. Simpaticamente paraculo quello che par strafatto. Poca sintonia con gli altri due: qualcosa non me lo permetteva o qualcosa glielo impediva. Non ricordo come ci sono finito in quella banda. Ricordo, però, che hanno fatto in modo di includermi, o quanto meno di non escludermi. Mah!

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Commedia di vesuviana najata

Percorrendo uno sterrato non so quanto vicino al Vesuvio arrivammo al campo. Doveva essere una esercitazione con le radio trasmittenti ma non la facemmo: le batterie erano scariche. Tutte le volte così, mi dissero in seguito. L’amico era ufficiale per prestato cappello, ed io, lo stavo mandando alla malora: non seriamente. Non era male male quel ragazzo. Lo ricordo ancora. Iniziò a scoprirsi e a tentare di scoprirmi. Lo sentii preparato. Non lo ero io. Durante la naja ne feci un paio, di campi. Niente di che. Se è vero che sono timoroso verso il contatto fisico, non lo sono per niente verso la realtà. Non sembro neanche più quello “difettato”.

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Foto di fine corso di senza Caserma a Cremano

Per la Trasmissioni, solo un altro giro e un altro regalo. Per il me di allora, in qualche modo un altro lutto. Sono fra i rari con la quinta elementare. Sapevo trasmettere bene ma non ricevere altrettanto. Bocciato! Nella foto sono il primo a destra dei quattro in basso. Ho avuto la mia prima licenza dopo sei mesi. Il biglietto Napoli – Verona me l’hanno pagato loro. A casa ho trovato solo povertà, e di che far ricoverare la Cesira: d’urgenza. In quattro mesi, un linfogranuloma se l’è portata via. Se mai ebbi spensierata giovinezza, dopo quello, sparì.

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