Spiriti e spiritismo – Ulteriori riflessioni

Il Principio interagisce nella Natura della vita originata (il corpo comunque effigiato) dando la sua forza: lo Spirito. Originati dallo Spirito della vita, vi è vita in spirito. Gli spiriti sono vita che è stata su questo piano della vita. In ragione della corrispondenza fra stati in tutti e fra tutti gli stati, ci sono spiriti prossimi o non prossimi al Principio. Perché corrispondenti con lo Spirito del Principio, ci sono spiriti elevati, tanto quanto gli sono prossimi. Perché contrari e/o non pienamente coscienti del Principio, ci sono spiriti bassi tanto quanto non gli sono prossimi. Secondo lo stato di infiniti stati di spirito, la condizione della rispettiva forza dice la rispettiva identità. Poiché, vita, è corrispondenza di stati, non è un motore immobile, così, sono mobili (nel senso di soggette a cambiare) anche quelle identità.

Indipendentemente dallo stato del loro spirito, tutti gli immateriali interagiscono nella vita perché la vita non concepisce il vuoto (stato di non vita) e neanche a vuoto: stati senza senso di vita. Non può concepire il vuoto perché è corrispondenza di stati in tutti e fra tutti gli stati. Non può concepire a vuoto se non pensandola fallace. Certamente vi è fallacia nella vita che nel viversi attua sé stessa, ma è fallacia da incoscienza e/o ignoranza, non, nel principio in quanto tale.

Ovviamente, a parte i suoi principio, altro so del Principio, tuttavia, non vedo come un Assoluto possa originare degli stati non assoluti come il nulla e/o il niente. Se lo potesse, dimostrerebbe di essere H(nulla)2(niente)O anziché H2o. Se nessuna formula può aver separato il suo nome se non cambiando il suo stato, tanto più è impossibile che lo possa un Assoluto. Con questo non intendo dire che il nulla e il niente non esistono, bensì,  che appartengono al vivere (umano o spiritico) come stati di sosta a causa dell’ignoranza e/o dell’incoscienza.

Come lo Spirito, gli spiriti elevati interloquiscono con la vita dandogli forza, ma non pongono condizioni alla loro forza per non condizionare la vita cui danno forza. Secondo stati d’infiniti stati, non coscienti e/o avversi al Principio che sia, gli spiriti bassi condizionano la vita tanto quanto interloquiscono con la loro Cultura nella nostra. In ragione dello stato del proprio stato, nessuno spirito è esente dall’interazione. Esente deve essere dalla volontà di condizionare. Gli spiriti non interloquiscono con la loro cultura per mezzo della parola ma per corrispondenza di emozioni fra le loro e le nostre.

Nei casi di spiritismo vi è possibile corrispondenza fra un’identità ulteriore e una presente, solo in ragione della vita nella corrispondente forza. Se, l’invocante come l’invocato non conoscono il loro reale stato di spirito l’invocante chiama chi conosceva o suppone di conoscere. Quanto conosceva o supponeva di conoscere, però, ha modificato la sua identità tanto quanto, in ragione di ulteriore coscienza, ha modificato la sua forza.

Se diventata un’altra, non segue la risposta. Se se vi è risposta, quanto appartiene allo spirito “conosciuto” o quanto dallo “sconosciuto”? Non essendovi alcuna possibilità di verifica, a chi concediamo fiducia quando non fede? Da chi si arriva al punto da permettere a uno spirito di condizionare il nostro, al caso, anche totalmente?

Quando il destinatario di una visione vede ma non sente, vuol dire che lo spirito che si rivela gli emoziona la mente. Quando sente ma non vede, vuol dire che lo spirito gli emoziona il corpo. Per occasionale corrispondenza di emozioni con il soggetto che sente e vede e quello che appare, anche altri possono vedere la visione, ma non sentire un eventuale dialogo, appunto perché il “canale” che permette la “voce” è solamente l’emozione fra lo spirito che si rivela e quello del destinatario della visione. Ne consegue, che tutti i generi di rivelazione spiritica sono privati.

Siccome la vita non ammette il vuoto, lo spirito che si è allontanato per la mutata corrispondenza di forza è sostituito da uno spirito corrispondente al nuovo stato di spirito dell’invocante. Anche in questo caso, nessuno può affermare di sapere effettivamente chi è l’identità spiritica che “ombra” la prima, perché nessuno, sul suo vissuto, possiede piena coscienza.

Negli stati di meno vita (come nei casi di avversione) c’è il dolore naturale e spirituale per l’errore culturale che provoca il male. Oltre che nel nostro, non può esserci verifica spirituale dell’ultra mondo, appunto perché il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Ne consegue, che il male può essere maggiore dove maggiore la rivelazione.

Se vera l’ipotesi, (e la credo vera) che spirito c’era sul Sinai con Mosè? Nella grotta con il Profeta? Nella rivelazione a Saulo e in tutti gli altri casi, cronologicamente prossimi o no? C’erano quelli che hanno detto di essere. A causa della capacità di finzione del male e/o dell’errore (volente o no, cosciente o no che sia), l’affermazione non è attendibile. Come non sono di attendibile motivazione le prove eventualmente mostrate.

Non siamo in grado di verificare, infatti, se i motivi (come i soggetti) che hanno mosso le rivelazioni siano gli effettivamente detti e/o dei fatti intendere. Per questa equivocità, un credo che si basi anche sullo spiritismo è destinato ad essere deviante, tanto quanto fa passare l’animo dalla fede sul Principio, alla fede su dei principiati.

Comunque motivato, l’aspetto prodigioso di qualsiasi manifestazione spiritica è dimostrazione di potenza, ma non necessariamente di verità. E’ esente da colpa lo spirito non cosciente dell’errore, ma non è esente dalla responsabilità per il dolo provocato.

luceinfine

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