Caro Futuro

Per te sono uno sconosciuto, e tu per me sei un tempo che intravedo a distanza, eppure, non posso fare a meno di fartelo capire. Sono anni che tento di sedurti. Non mi sono stancato e non mi hai stancato. Sarà perché ho iniziato ad intendere che c’eri anche tu nella mia vita quando eravamo belli tutti e due.  Adesso, è vero, anche tu, come me, hai le borse sotto gli occhi, tossisci la mattina, e di notte dormi con fatica, ma appena mi sveglio non posso non pensarti e, miracolo dell’amore (giustizia, non cecità) desiderarti come ti desideravo, quando, pur non avendo nessuno dei due ne tosse e ne borse, ti addormentavi sempre prima di me. Io, stavo lì. Non assente. Incosciente. Pensavo all’Infinito e a te, allora Presente.asterisco

In queste memorie di viaggio racconto la parte ideale ma nondimeno quella reale. Il che vuol dire, che nel mio netto, è presente sia il lordo che la tara. Si consideri, tuttavia, che senza la tara, non avrei potuto il netto.

C’è voluto il suo tempo ma ho dovuto rendermi conto che, salvo eccezioni, le mie lettere erano impubblicabili. In più casi non a torto, ma non mi era possibile non scrivere quello che sentivo, e quello che sentivo ha imperato sulla mia ragione per anni. L’ho travasato negli scritti (ero straripante) più di quanto mi piaccia ammettere. Me ne rendevo conto ma riuscivo a fermarmi, solo quando la mente aveva raggiunto il silenzio.

Dovrei rivedere tutti questi scritti, ma per farlo dovrei tornare a immergermi nelle emozioni che li hanno motivati: generalmente inquinate dalla mia scolastica ignoranza, oltre che dalla caterva di dissidi: personali e no. Non me la sento. Non ancora. Non so quando. Certamente un po’ alla volta. Forse.

Constato, intanto, che ci sono delle copie. Lascio tutto come sta. Con la memoria che mi ritrovo potrei togliere anche quelle che non lo sono.

afinedue