Brigatisti e brigatismo

Sto guardando la foto del brigatista Ravalli. Mi sto ascoltando. Non sento nulla. Capisco bene che è stato bambino, ragazzo, “uomo”. Queste fasi della crescita del Ravalli dovrebbero ben evocarmi della comune umanità, invece, niente. Mi sento come se il Ravalli avesse spento la mia capacità di riconoscerlo appartenente alla vita. Con il suo delitto, è come se avesse messo anche me, nella condizione di non poter “ritirare la salma”. Sto guardando la foto della brigatista Lioce. Mi sto ascoltando. Per il mio sentire, non sono gli occhi che questa donna “ha di ghiaccio”: è la vita. Per la brigatista Lioce provo pietà, perché so bene cosa significa aver bisogno di caldo, come so bene il freddo che si sente, quando si cerca il caldo nelle mete più rarefatte.

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