Emigranti: psicologie e società. Le opinioni di una cassandra.

Negli emigranti che ho conosciuto, (nordafricani, dell’est, e del centro Africa), ho riscontrato un forte egocentrismo. Ho creduto di trovare la comune causa, nella fondamentale necessità di essere al centro delle cose, onde poter dirigere e gestire gli eventi a proprio favore. Nelle personalità egocentriche per la tutela di sé, il dover anteporre la ragione delle cose sulla loro, viene vissuto come una “femminilizzazione”, (termine ed allarme a suo tempo usato dallo psichiatra Andreoli nei confronti della cultura accogliente per un cristianesimo anche laico), perché implica l’accettazione dell’altro: evento, idea, o persona che sia. Nelle identità che basano il giusto, sul valore della forza virile, l’accoglienza, (principio naturale della femmina e culturale della donna), viene intesa come una passività: orrore, ancora prima che errore della mascolinità. Costrette a “femminilizzarsi”, (appunto nel senso di essere dominate da altra norma e/o principio), questo genere di carattere si tutela “mentendo” senza alcun senso di colpa, perché il loro principio guida è la sovranità del sé personale, non, la sovranità del sé collettivo. Per questa individualistica morale non esiste via di mezzo, compromesso, o grigia sapienza. Per essa, il mondo è in bianco o in nero. A proposito di visione in bianco o nero. Un giovane dell’est mi stava portando via la bicicletta. Diceva che era sua. Gli chiesi come poteva affermarlo, dal momento che la chiave del lucchetto era in tasca mia. Il particolare si rivelò per niente convincente di fronte alla sua volontà di possesso. Fermò la sua pretesa, solamente quando gli dissi: se la bicicletta è tua chiama i Carabinieri; li aspetto! Non la forza fisica, (che non ho), ha fermato le ragioni del “proprietario” della mia bicicletta. L’hanno fermato, solamente i due forti, netti, chiari colori della mia proposta. Come bianco, il diritto di poter accedere ad una giustizia non di parte. Come nero, la paura di subire le conseguenze di una giustizia non di parte. L’atteggiamento psichico e culturale che descrivo dell’emigrante egocentrico, non può non collidere con il nostro; non certo perché noi culturalmente superiori, ma perché parliamo un linguaggio culturale e una morale sociale, che non capiscono gli emigranti in buona fede, e ben capiscono per servirsene a proprio uso quelli in malafede. Stante il vero in ciò che penso: come essere accoglienti, ma non per questo proni come i debosciati che generalmente ci credono perché sentono accogliente la nostra volontà? Direi, come nel caso della bicicletta, cioè, contrapponendo alla forza della ragione fisica, la forza della ragione mentale, ma, con la stessa incontrovertibile verità. L’uso della fermezza legislativa e della forza sociale come valori e voleri della giustizia è una politica leghista, fascista, razzista, non di Sinistra, non cattolica, non cristiana? Ad ognuno la sua opinione. La mia è questa: una genitura instabile cresce figli instabili.

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