Spiritualità o spiritismo di un rito ebraico? Lettera “al Direttore”

In Israele, dei rabbini lanceranno una pesante maledizione contro alcuni malcapitati che si ostinano, nonostante le diffide dei religiosi, a voler edificare su un luogo sacro. Si pensi che una analoga maledizione (più leggera, si fa per dire) ha pressoché distrutto una famiglia di altri malcapitati. Nel rito, i rabbini invocheranno lo Spirito e gli chiederanno di essere l’artefice della giustizia che, evidentemente, non riescono ad ottenere in altro modo. Se i motivi della richiesta che rivolgeranno allo Spirito, si basano sulla giustizia, non vedo perché i rabbini debbano chiederla dal momento che, Dio, la vita di ogni vita che si manifesta, già opera con la forza del suo spirito (sia come giustizia che come vendetta) nella vita spirituale di ogni vita. Invocare Dio per chiedergli di manifestare quello che sta già manifestando ( anche se non ci è noto come e ne quando ) più che altro mi pare l’esigenza (se non di verificarla) di volerla palesata subito. A quale scopo?

A quello di vedere (e far vedere) confermato il compito di essere tramiti di giustizia fra la divina e l’umana?

A quello di vedere (e far vedere) la grandezza di Dio?

In ambo le ipotesi, a quelle esigenze sottostà una mancanza di fede nella Vita. Se la mancanza di fede è male, come fanno a dirsi sicuri i rabbini che alla loro istanza risponderà il Bene, che è assenza di ogni male? Giusto per intendersi fra “fratelli”, sono sicuri i “maggiori” che i riti a cui ricorrono sono della spiritualità e non, invece dello spiritismo?

Risposta ad un contestatore della lettera su ” spiritualità o spiritismo ” in un rito ebraico?

Nella lettera ” Spiritualità o spiritismo “, diversamente da come mi rimprovera il signor T., non entro, assolutamente, in merito alla fede ebraica, casomai in un rito con la quale si manifesta: rito che, credo appartenere più allo spiritismo (elevato fin che si vuole) anziché alla spiritualità. Ma, aldilà di quello che io credo, ai “fratelli maggiori” ho posto delle domande, non, fatto delle affermazioni. Come saprà bene il signor T., se affermare anziché porre delle domande è tipico dell’intollerante, ergo, non sono intollerante. Piuttosto, invece di accusarmi di mene politiche, perché non ha chiarito il dubbio che ponevo nella lettera? “per Damasco” è il nome dell’Associazione con la quale mi occupo di tossicodipendenze. Statuaria finalità dell’Associazione, è quella di fare in modo che la coscienza, rendendosi conto di se stessa, si liberi da ogni intossicante dipendenza. Secondo l’Associazione, una dipendenza diventa tossicodipendenza ogni qualvolta il discernimento di chi dipende da una qualsiasi realtà, viene reso subalterno dalla realtà che origina la dipendenza. Al caso, anche dalla tossicodipendenza politica, o spirituale se una data persona vive la politica o la spiritualità come una droga. Lo stesso varrebbe anche per questa Associazione se “spacciasse”, allo scopo di drogare l’arbitrio, delle fissanti ideologie. Rendendomi conto delle infinite pastoie amministrative, legali, economiche che avrebbero reso l’Associazione tossicodipendente di altre pastoie, per non rischiare una intossicazione da “droghe”, per quanto notarilmente costituito, ho preferito agire come Associazione di fatto. Così, chi è d’accordo con l’Associazione e socio della “per Damasco” e, tanto quanto non lo è, non è socio chi non è d’accordo. Il signor T. potrà anche pensare che oltre ad essere un intollerante sia anche uno sciocco, ma, se aspirassi a “misere lotte per ragioni politiche e geografiche (la mena geografica non l’ho proprio capita) non creda che io sia tanto incosciente da non rendermi conto che la strada che ho scelto porta a non fare parte di nessuna parte: ne politica, ne religiosa, ne quanto d’altro. Non sciali il suo spirito dispiacendosi per me, il signor T., non solo perché le vesti costano e non è il caso di strapparsele per niente, ma anche perché, a dolermi dei miei dispiacerei basta il mio.

separabianca

p.s. Se lo crede questa lettera si può anche ridurre. Se ho aggiunto delle informazioni sull’Associazione, non l’ho fatto solamente per far capire meglio le cose al T, ma, al caso, anche alla Digos, dal momento che i miei discorsi sullo Spirito, sulla spiritualità e sullo spiritismo potrebbero far pensare che, fra altre mene e/o menate potrei avere anche quella (orrrrore!) di fondare una Setta.

nord