Verginità e ritorno alla verginità. a Filippo P.

Come allo Spirito sia stato possibile rendere una donna gravida della Sua potenza e nel contempo conservarla “sempre vergine” non è certamente in grado di dirtelo chi (come me) ammalapena sa perché la crescita dei calli gli sia direttamente proporzionale a quella dei debiti. Ma a chi, come me, crede nella Forza della Vita perché l’ha culturalmente conosciuta elevando al Principio sia il senso spirituale della propria vita che quello soprannaturale (il cui inizio di ri – conoscenza culturale è avvenuto per mezzo dello spiritismo) non ha alcun dubbio sul fatto che possa.

L’insistenza con la quale mi chiedi di dirti sul dogma dell’Immacolata Concezione mi induce a pormi (e a porti) una serie di domande. Quale aspetto di questo dogma ti affascina di più? Quello sul mistero in quanto tale o quello sulla verginità della Madre?

E’ della Donna o della Madre, la Natura che, nonostante tu l’abbia goduta più o meno liberamente nella donna o più o meno nascostamente nella madre, tuttora ti è misteriosa e, dunque, sempre vergine perché non capita, in quanto, ne naturalmente, ne culturalmente e ne spiritualmente penetrata anche nel senso di conosciuta?

Mentre mi sottoponevi la questione del dogma, sulla tua faccia vedevo che le tue emozioni stavano in bilico fra il sacro ed il blasfemo, però, non tanto nettamente da farmi capire se con il sacro ti opponevi al blasfemo o se con il blasfemo ti opponevi al sacro.

Può anche essere che tu abbia bisogno di ridimensionare il sacro (ciò che è principio in ogni stato di vita) attraverso l’ironia per potertici avvicinare senza perdere la faccia (o la facciata) del forte, del virile, del maschio, del “cattivo”; (ecc. ecc.) che hai dovuto adottare (o non saputo o potuto escludere dall’adottare) per poter sopravvivere fra lupi e iene: i casi e i fatti di una vita anche feroce perché anche disumana?

Se così fosse, ironizzeresti sul sacro perché quel modo di fare ti permetterebbe di avvicinartici (e/o riavvicinartici) appunto senza dover fare la parte del “cattivo” che si pente?

Se il punto fosse questo, si potrebbe anche pensare che il vero mistero che ti interessa risolvere non è quello della verginità di Maria ma come scoprire (e/o riscoprire) la tua.

Allora, la tua curiosità sul come essere sempre vergini (e/o tornare vergini) potrebbe essere la curiosità di chi vorrebbe ritrovare ciò che era prima dell’errore: tossicodipendenza e correlati?

Il pentimento (che è infamia solamente presso la Cultura che delinque in vario stato e/o grado) è indubbio e necessario punto di riconversione culturale (dal dolore fisico e morale verso il bene fisico e morale) presso la Cultura spirituale, quella, cioè, dei sensi della vita e della ricerca del principio che l’ha originata. Che forse Filippo si vergogna di pentirsi: cioè, di ammettere (soprattutto a se stesso) che può aver sbagliato sensi, fede, scelte e modi di vita?

Che forse, delegando a me la chiarificazione sul dogma della verginità (mistero nel tuo caso potrebbe riguardare il come tornare alla integrità iniziale, il che è come dire tornare alla vita secondo i suoi principi) Filippo vuole evitare di pagare il dazio, cioè, il costo in dolore che pure è indispensabile pagare per giungere alla piena e propria coscienza di se?

Che forse, Filippo ha paura di Filippo?

Che forse Filippo spera che Vitaliano non tema il Filippo che teme Filippo?

E’ vero. Vitaliano non teme il Filippo (il male morale di Filippo che si è fatto parte dell’identità di Filippo) che il bene morale di Filippo teme perché, in Filippo, ancora debole identità, ma, Vitaliano (che già ha il suo bel daffare per badare a se stesso) non può vivere al posto di Filippo, come del resto, non può vivere Filippo al posto di Vitaliano.

Al più, ma da oltre le corde, ambedue possiamo tifare e/o consigliare all’altro le mosse migliori per mandare al tappeto la parte di noi (naturale quanto soprannaturale) che ci è avversa.

Stammi sempre bene e, non è assolutamente vero, che non siamo cari a nessuno.

nord