La donna ha diritto all’orgasmo? Si, ma c’è un Ma. (Pensieri a ruota libera)

In tempi non fluidi la virilità era sostenuta dal ruolo sociale_religioso_sociale. Lo stesso per la femminilità. Nei tempi presenti, invece, sia la virilità che la femminilità si sono mosaicate. Non per questo la sessualità non è più la tessera fondante, tuttavia, anche questa ha subito una frammentante frammentazione.

Trarre la forma genuinamente definitiva dalle frammentazioni accadute nella rispettiva sessualità, implica (tanto quanto un soggetto si pone alla ricerca di sé) di dover passare fra innumerevoli prove: alcune comuni, altre variamente diverse e/o alterne. Per le prove nelle scelte particolarmente soggettive, i passaggi possono essere anche traumatici, vuoi per personali inibizioni, vuoi perché socialmente /o religiosamente inibite, ecc, ecc.

Conoscenza insegna che i tempi di raggiungimenti dell’orgasmo (sia nel maschile che nel femminile) non sono gli stessi. Il divario è supplito da tecniche. Dove c’è sentimento amoroso la qualità dell’orgasmo non è rilevante al punto da separare le parti. Dove non c’è sentimento amoroso una mancante qualità può farle separare.

Naturalmente mi sono chiesto come mai i tempi del piacere che porta all’orgasmo non sono gli stessi fra maschio e femmina: per Natura, generalmente veloci quelli del maschio. Per Natura, generalmente lenti quelli della femmina.

Non sono in grado di sapere quando, nella scala dell’evoluzione, sia accaduta la separazione dei tempi. Sappiamo solo che quello che sente la Natura forma la Cultura, come quello che sa la Cultura forma la Natura. Fisso, quindi, una principiante ipotesi. Penso che sia accaduto perché il maschio, dedito alla difesa e alla conservazione della proprietà (qualunque sia stata la necessità di difesa) nei tempi lunghi si sarebbe trovato impedito (bloccato e/o indifeso, ecc, ecc.) oltre misura. Per la femmina, invece, perché i tempi lunghi (per quanto immediatamente frustranti) gli avrebbero permesso di conservare il desiderio di raggiungimento del piacere.

Mi spiego forse meglio con un esempio. Ammettiamo che il maschio e la femmina siano due pentole d’acqua. Che ti ha fatto la Natura? Direi che ha acceso un fuoco maggiore sotto quella maschile, e un fuoco minore sotto la femminile. Il fuoco maggiore porta la pentola maschile a più immediata bollitura, e quindi, a immediato uso. Il fuoco minore, invece, porta l’acqua, si ad essere calda, ma non bollente come l’altra. Se da un lato è vero che questo frustra una passione, è anche vero che un’acqua costantemente tiepida è maggiormente pronta con minori costi di legna. Non solo: evaporando più lentamente, si consuma meno.

Che sia per questo che, almeno una volta, c’erano più vedove che vedovi? La domanda è ridanciana, tuttavia, con in fondo della serietà.

Per chi e/o per cosa, l’acqua tiepida che nell’esempio è la pentola femminile deve essere maggiormente e costantemente pronta? Per il piacere maschile viene da rispondere. Si, secondo Natura è vero, non direi che lo è, però, anche secondo Cultura. Secondo Cultura, le faccende non sono così elementari.

Ammesso l’avvenimento, cosa ha portato la Donna a elevare il suo piacere Naturale sino Culturale? Secondo me, il piacere di conservare_difendere il prodotto del piacere maschile che ha formato nel suo femminile. In ragione dello stato di coscienza, la vita di un figlio, come la vita di una specie, come la vita nel suo complesso.

Si, è vero: da un lato la Natura della Cultura ha chiesto molto alla Donna, ma dall’altro, gli ha dato molto la sua Cultura della Natura.

Parigi val bene una messa? Giro la domanda a chi sa, e/o può, e/o vuole rispondere.

ps. Siccome non ho tempo per le quisquilie, eliminerò i commenti sterili e/o parassiti. Niente e nessuno ferma chi non approva.

nord