La “voglia di Satana” quando ha a che vedere con Satana? Lettera al Direttore

Satana, indipendentemente da come uno se lo raffiguri o lo abbia raffigurato la Cultura, è lo stato del principio del male. Il Male è il massimo stato della forza di spirito della vita alla massima distanza della forza dello Spirito. Naturale quanto soprannaturale, uno spirito lontano dal proprio bene, certamente non è nel Bene tanto quanto gli è discosto, ma, per quanto estraneo, comunque è vita del Male solamente se è avverso al Bene tanto quanto è cosciente di esserlo.

Quando questa volontà è incosciente, allora, non si è avversi ma solo lontani dall’uno o dall’altro principio tanto quanto la lontananza è data dall’incoscienza.

Per quanto detto, solo per quelli che coscientemente stanno costituendo la propria identità nel male si può parlare di ” voglia di Satana “. Così, come per quelli che stanno coscientemente costituendo la propria identità nel bene si può parlare di ” voglia di Dio “.

Per quelli, invece, la cui identità è ancora da costituirsi (soprattutto per quelli che stanno così male da non conoscere diverso stato  le definizioni in pillole (” Voglia di Satana”) rischiano di non essere che delle equivocanti estasi. Le parole sono dosi. Per favore, evitiamo i casi in over!

I cimiteri sono il pro – memoria del passo fra due stati della vita: dalla naturale alla soprannaturale. Se fra le loro mura si è posto ciò che si è amato o non amato nella vita, non di meno (illusoria difesa) si è localizzato (e, dunque, recintato) ciò che comunque ci spaventa nella vita: la morte.

Si è proprio così sicuri che vadano profanati in nome della vita di Satana o non piuttosto in nome di una vita (quella del profanatore) che ha della morte, o della paura della morte, nel cimitero che può essere una vita?

Se, come credo, quello che motiva gli atti profanatori sono l’esorcizzazione di una paura di morire che affascina perché spaventa, cosa c’entra Satana?

O c’entra nel momento stesso nel quale ci si serve della morte (è morte ogni impedimento alla vita) per profanare una vita? O c’entra ogni volta volenti o nolenti non togliamo o non sappiamo togliere la morte (e/o le cose morte) dalla vita?

Non posso non condividere le intenzioni di conoscere e di capire manifestate da Don C., ma, certamente non quelle del “combattere”. “Conoscere, capire e combattere” mi sono sembrate il manifesto di una “voglia di crociata”. Dio ci scampi e liberi dalle crociate! Non mi pare il caso di aggiungere delle colpe a delle altre colpe.

A qualsiasi tipo di crociata, sottostà, sempre, la voglia di settoriare la vita; settoriare la vita è originare le Sette. Le sette sono la “voglia” di una spiritualità elettiva perché fondata sulla scissione sia di una stessa vita che fra vita e vita e, dunque, sulla morte delle parti arbitrariamente escluse dal Tutto.

Se la Setta è il peccato di chi divide una vita dalla Vita, parafrasando quel Tale, chi è senza peccato dalla voglia di satanica Setta scagli la prima pietra.

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