Morale della storia da un racconto Zen. a Luca B.

separaNon contavo di risponderti prima dell’Associativo ingresso in Internet ma dopo aver letto un istruttivo racconto Zen lo faccio adesso.

separabianca“Nan – in riceve la visita di un professore universitario che vuole interrogarlo sullo Zen. Per prima cosa Nan – in serve il te: colma la tazza del suo ospite e poi continua a versare; a versare fino a che il professore, vedendo traboccare il te, non riesce più a trattenersi ed esclama: Basta! Non c’entra più!  E Nan – in risponde: come questa tazza tu sei ricolmo delle tue opinioni e congetture: come posso spiegarti lo Zen, se prima non vuoti la tua tazza? “

separabiancaE’ ben vero che puoi anche non capire i miei discorsi sullo Spirito perché a livello culturale sono uno sciagurato, ma, può anche essere perché, per comprenderli, è necessario vuotare la tazza del proprio spirito? Il che, è come dire esserne ( o tornare ) poveri? Sai perché propendo per questa ipotesi? Perché ho cominciato a scrivere ( e, solo in seguito a capire ) dopo che la Vita aveva pressoché vuotato la mia. Per quanto per la testa mi frulli un’idea ( anche se non escludo nessuna possibilità alla Vita, comunque preferisco non parlartene perché mi pare un po’ esaltatina ) in effetti non conosco le vere ragioni della mia disponibilità verso di te. Al momento, so solo che lo sento e, dunque, lo devo. Non è detto, però, che mi siano del tutto sconosciuti i motivi della mia disponibilità verso la Vita. Con la Natura e la Cultura, lo Spirito è la terza persona della Trinità. I miei discorsi su questa vita potrebbero contribuire a renderla evidente tanto quanto lo sono le altre due. E’ ben vero che questa ipotesi potrebbe solamente fare parte delle attese spirituali di una mente in delirio tanto nulla la conferma; è altresì vero, però, che nulla smentisce questo miraggio se non, sullo Spirito, le odierne ” opinioni e congetture” che riempiono la vita di ora: l’attuale tazza. Si capiranno i miei discorsi quando la Vita avrà vuotato anche le tazze che al momento sono piene d’altro? Non sono in grado di confermarlo e ne di smentirlo, ma, se per vuotare le tazze che non sappiamo o non vogliamo vuotare da noi, la Vita, userà la “terapia dolore” come a suo tempo ha fatto con me, già da oggi non può non preoccuparmi (e, dovrebbe preoccupare) l’avvento del dolore che potrebbe rivelarsi necessario.

infine