Si, “adelante, Pedro, con juicio” ma sono un provocatore.

Ero ancora all’inizio della mia strada di Associazione contro la droga ma non contro i Tossicodipendenti, quando il Dottor S. (Referente del Sert di Verona ed ex Referente del Compartimento alla Tossicodipendenze a Roma) ebbe a dirmi che sono un provocatore. Non vengo “dal monte del sapone” e so benissimo che per molte motivazioni, tutti i Gruppi (e di tutti i generi) prima o poi finiscono con l’incasellarsi all’interno strutturate opinioni; opinioni che a loro volta incasellano poteri, vuoi per la conferma espressa e/o latente di una singola identità, vuoi per la conferma dell’identità del Gruppo. Oltre che non venire dal “monte del sapone”, neanche sono l’elefante in un negozio di chincaglierie! Mi muovo, quindi, badando bene sia chi sono, dove sono, e con chi ho a che fare. Per questo e con questo stile, ho mandato una recente provocazione al Gruppo Genitori Adottivi. L’ho fatto in privato, e gli ho lasciato (se pubblicarla o no, se condividerla con il Gruppo o no) ogni decisione. M’ha scritto: adesso leggo. Naturalmente, non gli ho imposto data di scadenza, vuoi perché ha famiglia, vuoi perché ha lavoro. Perché allora sto vivendo uno stato d’abbandono? Lo stesso che ho vissuto presso il Centro vincenziano dove agivo come ausiliario o in altri casi? A mia amara constatazione, perché dove vi è incasellamento da potere, si adottano delle altre verità, non più per bisogno di verità fine la verità, ma per il bisogno di verità, fine l’opportunità. C’è una situazione altra? Sinora, non l’ho vista da nessuna parte.

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