Chi discrimina chi? E cosa? Lettera aperta agli opinionisti in LGBT

Non pochi anni fa ero alla porta di un bar gay qui a Verona. Con l’intento di entrare, un giovane, a mio pensiero, cretina, si avvicina scheccando non poco. Non mi pare il caso, gli dico, vuoi perché Verona è quello che è (o che all’epoca era) e perché non è il caso “de smarassare el can che dorme”, cioè, risvegliare la negativa opinione su di noi che quel ragazzo stava reclamizzando. Diverso caso per faccende serie, ovviamente. Il ragazzo incassa il rilievo, ma uscendo mi dice che sono una checca repressa!

Checche o non checche che ci si dica o che ci dicano, tutti, (etero o no) siamo stati stati repressi da quella frusta culturale che diciamo educazione sociale e/o religiosa e non di meno sessuale. Tanto o poco, c’è chi non ha più offerto la schiena a quella frusta, e chi (se ne renda conto o no) ancora la offre.

Manico di quella frusta, è retta dalla cultura borghese, che volere o volare, ancora ci segna, ancora influisce al punto da non farci pienamente intendere se non condividiamo (nel comportamento del simile) una stessa sessualità, o una diversa educazione, o l’una o l’altra cosa.

Anni fa, sempre a Verona, girava una figura stupendamente femminile. La ricordo con un fasciante vestito nero e un grande cappello di paglia. Figa da morire, ma cazzo, molto prima della Conchita portava una barba da fondamentalista islamico! Suscitava ilarità, in chi la vedeva, certamente sconvolto da tanto ardire, ma neanche una derisione, da tanto (sia pure nella sua follia) era quello che era.

Visto l’esempio, il punto discriminante da considerare, allora, non è, essere o non essere checche, ma esserlo secondo un’artistica follia, o non esserlo perché la cultura borghese che tutti ci ha formati ci fa considerare fuori luogo e/o identità alcune azioni, o atti, o pensieri.

Quando le rileviamo al di fuori di una follia (artistica o no) o al di fuori di un Gay Pride (festival dei diritti oltre che festa) o di un contestuale ambito, certamente possono irritare il Gay che ancora agisce secondo le norme borghesi che l’hanno formato, ma si irrita perché sessualmente represso o perché borghesemente educato?

E, miserabili a parte, gli etero ci discriminano perché sessualmente diversi, o perché di non comune borghesia? Nonostante la mia lucidità, non sempre so capire se è per uno o l’altro motivo o per l’insieme, ma se non lo so io, perché mai dovrei sentirmi dire dai miei simili che sono una repressa, (e quindi parzialmente quando non totalmente mancante) quando opino su di un comportamento, secondo me non confacente?

E se siamo ignoranti sulla vita mentale altrui, perché mai gli opinionisti del mondo in Lgbt, si permettono di tranciare delle sfavorevoli sentenze su di chi esprime una alterna opinione sull’azione di un sessualmente ma non culturalmente simile? Perché ne sanno un piatto più della minestra, o perché credono di saperlo e quindi di poterlo? Allora, in quanto presuntuosi verso i simili, a che livello sono discriminanti, visto che non è possibile separare una Natura dalla sua Cultura?

Da qualsiasi parte vengano, è da mo’ che me ne sbatto delle discriminazioni altrui. Non per difendere me, allora, vi scrivo, ma perché credo giusto domandarsi: se la cultura borghese ci fa ancora cadere in contraddizione con i simili, in quale altra base comune ritrovarci, e per tale ragione, non discriminanti, sessualmente e/o culturalmente, verso l’eguale?

Nella base del rispetto, mi si dirà! Vero, ma il rispetto, è un amore che necessità di una comunanza di rispetto! Si discrimina da sé, allora, sia chi, nella comune cultura non rispetta quella norma, sia chi, verso il simile, si pone fuori.

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