Come merce non corrispondente all’ordine

Quando scrivo della mia orfanità, mi vedo come l’esposto che in qualche parte ancora sono; come l’adottivo che sono stato, come l’adottante, che sia pure per vie non ufficiali ancora sono. Per associazione fra l’insieme degli aspetti e per l’ultimo amore/amante che sto “adottando”, mi è tornata alla mente la mia ricerca di radici. La morte della Cesira le avevano completamente divelte! Non è stato facile e neanche semplice (della madre naturale avevo solo una lettera datata Milano 1949) ma le ho trovate. Giusto per farla breve, non mi corrispondevano! Ho dovuto iniziare, allora, ha farmi radice da me. Neanche questo è stato facile e neanche semplice, ma ora sono la mia pianta.

Ero agli Esposti di Padova, quando sono stato inizialmente affiliato alla Cesira. Non credo di essere stato il suo terno al lotto! Proprio per niente! Mi raccontava (ho pochissimi ricordi di bimbo e la Cesira era più incernierata di una cassetta di sicurezza!) delle volte (sia di giorno che di notte) che mi portava in braccio al pronto soccorso! Ero pieno di “buchi”, mi diceva. Sulla nuca ne conservo ancora uno: una specie di chierica.

Me la facevo addosso: dove capitava – capitava: il più delle volte in solido. Una volta, appena entrato nel Giardino del Castello di Este. Di Domenica per il gelato festivo. Coprì il tutto (non il gelato) usando la sua sottoveste! Vivissima, ho ancora l’immagine nella mente! “Merda fa schei!” mi diceva. Di merda ne ha vista tanta su di me, ma da me e/o dal Caso, di “schei”, lo stretto necessario; molto stretto, e non per mia mancata volontà. Per volontà del Caso non so.

Quando ci penso, mi domando ancora come mai non mi abbia riportato all’Orfanotrofio come merce non corrispondente all’ordine. Sarà stato perché a quei tempi, un impegno era un impegno, e una parola è una parola: ho preso dalla Cesira! Ho chiesto all’Orfanotrofio se sapevano dirmi qualcosa. Non possiamo, mi disse l’Amministratore, in pensione proprio quel giorno! Ho salutato e me ne sono andato. Ricordo ancora il magone che mi sono portato dentro per tutta via Ognisanti, ma, già in via Zabarella era pressoché sparito.

Non c’erano Social, all’epoca! C’era, sì, chi ci chi finiva in qualche giornale. Ricordo casi di orfani in età matura, mossi, a dire dei giornalisti, “dalla voce del sangue”. Mai capita, e mai saputo cosa sia! Se ci penso mi vien da ridere a quella sorta di babbo natale! L’unica voce del sangue che ho mai sentito nell'”orecchio” me l’ha fatta sentire la Cesira con le sue azioni e le sue cura; e quelle non ho mai dimenticato.

Riconosco di provenire dal Giurassico, così, mica posso fare confronti con la storia di un adottato di adesso e con le sue problematiche, tuttavia, sulla questione radice, forse si. Parlavo di fiori, nel precedente post. La vita insegna, che non tutti i fiori nascono e crescono sulla stessa terra. Così, può succedere, che la famiglia adottante si ritrovi con un fiore non corrispondente con il terreno che è. Mica lo si capisce dalla sera alla mattina, ovviamente. Lo capiamo (se riusciamo a capirlo) anche dopo anni, ma intanto, il fiore cresce.

Preso atto, da parte degli interessati, della non corrispondenza del terreno fra le due piante (adottato e adottanti) cosa porta l’adottato alla ricerca dell’originale invaso? Semplificando, un’idea di meglio, direi. Il più delle volte profondamente indistinta, o se distinta, con giustificazioni che ho trovato basiche pur nella loro legittimità. Le ho sentite, anche, una voglia di “paradiso” che da qualche parte c’è!

Perché mai l’adottato non le cerca più nel paradiso che veramente ha? Non ho mai cercato un altro “paradiso”, devo dire. No, un momento, non è vero! Se da un lato è vero che non ho mai cercato un alterno “paradiso”, vero è che l’ho pensato_immaginato per anni!

Sul mio certificato di nascita originale c’è scritto: nato il… in via Giustiniani, 5 a Padova. Non avevo idea, all’epoca, dove fosse Via Giustiniani, ma lo stesso mi vedevo davanti un enorme portone. Mi vedevo suonare. Vedevo aprirsi una porta nel portone. Sulla porta, un’anziana serva. Entri mi diceva: la contessa l’aspetta! Sto ridendo da matti, ma i fatti sono fatti! Sempre alla ricerca di radice, sono infine andato a vedere se in via Giustiniani c’era proprio sto’ portone! Non c’era. Nella realtà c’era l’arco di un portone che ci sarà pur stato: era l’ingresso di ciò che restava del’originale Maternità! Ecco! Si rendano conto gli adottati presi dal desiderio di verifica, che ciò che conta non è il palazzo della Contessa che li ha messi in adozione, ma l’arco della maternità che li ha accolti.

Si rendano conto gli adottivi, inoltre, che le emozioni (filiali o no) sono destinati ad attenuarsi, e che la ricerca delle originali radici, allora, può anche essere il bisogno di una nuova favola. Non la convertano in tragedia, i genitori!

I figli devono crescere!

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