Come le stelle non più figli. Lettera aperta ai figli delle stelle.

Mi capitano solo brutte avventure, diceva un figlio delle stelle alla vicina sorella. Mia cara, gli rispose quella. Neanche i firmamenti che sinora hai illuminato sia pure con luce riflessa, sono come quelli di una volta! C’era la costellazione della speranza, una volta, e sia pure distante anni luce, il pianeta futuro. Ora, l’atmosfera si è rarefatta. Questo ci affatica il respiro. Appesantisce il passo del nostro gravitare attorno ad asteroidi che dicevamo astri, non tanto perché brillanti loro, ma perché incantati dalla nostra voglia di brillare su di loro. Appena sotto la chimica del nome di quegli astri, ora c’è solamente del sasso coperto da una polvere che li rende friabili come meringhe. Sino a che la polvere staalmeno, ma sino a che sta, pare pregiato marmo, a noi, stelle non cretine se non per parte presa in quella parte che diciamo nelle nostre storie, o che raccontano le nostre tragedie. No, figlio delle stelle. La notte no.

Non più.

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