I desideri del piacere, non necessariamente sono i desideri dell’identità.

Vi sono identità, che sotto la spinta del desiderio, si spogliano della personalità sessuale di prevalenza, e si vestono con un altra. Così, vi è la personalità etero che si veste di omosessualità, come l’opposto. Nella personalità cosciente di questa dinamica non vi è problema. Il problema invece, accade nelle personalità scardinate dalla propria sessualità, a causa della forza data dalla somma di desideri: somma tanto più forte, quanto più non vissuta, e/o, peggio ancora, negata. Se il desiderio permette la spoliazione della personale norma, cosa permette il rivestirsi? Ovviamente, la realizzazione di quanto desiderato. Ora, ammettiamo il caso di un rapporto fra una identità chiaramente omosessuale, e una identità omosessuale perché spinta da un possibile desiderio di simile. Dopo l’orgasmo, come si rivestiranno? Da simili, certamente no. Si rivestiranno, quindi, con i propri abiti: l’omosessuale con i suoi, e l’etero con i propri. Rivestiti, non è più un eguale, quello che l’omosessuale si trova di fronte: è un diverso. Nei casi di ristretta e/o condizionata visione della propria sessualità, (magari condizionata sino al dissidio psicologico) come reagirà, quel diverso travestito da eguale, nei confronti di chi l’ha fatto sentire simile all’amante, e quindi, para omosessuale? Per evitare spiacevoli guai, (guai anche pesanti, guai anche mortali) sarà meglio mettere in conto anche la risposta a questa domanda. L’invito non è diretto solo ai Finocchi. Anche le donne possono essere vittime di una omosessualità che si traveste da eterosessualità. Giungo a pensare, che anche le madri ed anche i padri, possono essere le vittime di un costretto travestimento, quando “chiedono” ad un figlio, di vestirsi di quello che non è.

ps. Per “abito”, intendo una forma mentale.

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