Le “mogli” badino ai “buoi”. La sessualità è da aggiornare.

Sono al bar. Il caffè è un sabba di carbone, ed il crafen un gommone. Lo affermo con obiettività: non mi sono alzato male. Ho deciso da tempo di non leggere più i giornali, ma su di uno aperto vedo: donna imprenditrice, sgozzata da un senegalese. Non ho letto il resto, per cui non saprei dirvi se il delitto è stato casuale, oppure, il sipario su di una storia mal recitata. Prendo spunto lo stesso da questo fatto perché le donne di ora (o è meglio dire le femmine di ora?) sanno quello che vogliono, ma il come, non sempre in modo felice. Succede anche nell’Omosessualità.

Nella ricerca delle figura corrispondente, illuso, l’uomo, che pensa di essere ancora il prevalente decisore. Evoluzione culturale vuole, però, che lo stesso errore (la prevalente decisione) lo stia facendo anche la Donna.

Certo: può andare bene per uomini che amano essere “presi” (i cosiddetti passivi) ma per niente per quelli che amano “prendere”: i cosiddetti attivi.

La donna culturalmente mascolinizzata, nel maschio apprezza l’aspetto accogliente; aspetto che, culturalmente parlando, è sempre stato suo. L’accoglienza, direi necessariamente comporta la remissione della forza: vuoi naturale, vuoi culturale, vuoi spirituale, vuoi l’insieme. La remissione, direi necessariamente, configura una femminilizzazione dell’identità prevalentemente determinante: l’attiva.

Se è già parecchio difficile distinguere quanto sia attico e/o remissivo il maschio occidentale, figuriamoci se lo è di meno nel maschio tribale. Per tribale, intendo il maschio che basa la sua identità sessuale sul piacere dato dal suo sentire, più che sul piacere dato dal suo sapere.

Ci sono maschi, che in virtù di un fine, (il farsi prendere per prendere) decidono di giocare il ruolo passivo. Non fatevi illusioni, Donne o Omosessuali. Lo fanno sino al raggiungimento dello scopo. Non rendersi conto della differenza fra vero e verosimile, può rivelarsi anche pericolosissimo: vuoi per relazioni che hanno la durata della funzione sessuale, vuoi per relazioni che, almeno per intenti, dovrebbero avere la durata della vita.

Riconoscerei in questi capovolgimenti di ruolo, le basi non dette di molti delitti (per non dire in quasi tutti) verso la Donna come verso l’Omosessuale.

Quel senegalese ha ucciso la donna sgozzandola. A suo modo, lo sgozzamento è il rito che esorcizza l’invasione della “voce” che disorienta la mente dello sgozzatore. Lo sgozzamento può arrivare sino al totale decollamento. In quel caso, il decollamento è il rito che scaccia la “voce” del potere di un “capo” (quella della femmina o dell’Omosessuale che dopo aver preso il comando sessuale e culturale lo vuol mantenere) su di un altro “capo”: quello di chi, dopo essersi fatto prendere, intende liberare la mente dalla presa passiva che ha subito sia pure per voluta recitazione.

Si può anche dire: tanto più la recita gli è diventata culturalmente modificante  e tanto più sarà marcata la ripresa della precedente.

Popolare saggezza consiglia: mogli e buoi dei paesi tuoi. La liberazione delle identità sessuali ha ampliato sia il concetto di “mogli” che di “buoi”, ma non ha eliminato gli steccati ai pascoli.

Non tenerne conto può risultare fatale.

Lettera completamente rifatta nell’Agosto 2018

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Quale chiamata campa sotto la tonaca? Quella di Dio? Sarà!

Non vi è carisma sessuale che abbia la stessa forza, neanche la stessa impronta, diciamo così, caratteriale, e neanche lo stesso periodo biologico di rivelazione e riconoscimento.

In una sessualità primitiva (primitiva nel senso che è il piacere a formare il sapere) il fatto non avrebbe alcuna importanza. Non pochi guai, ci sono, invece, in una sessualità non primitiva, cioè, in una sessualità in cui è il sapere che forma il piacere.

Il sapere forma il piacere quando la sessualità è anche una questione sociale. In quanto questione sociale, la primitiva sessualità è formata e gestita da regole ed informazioni consce, e da regole ed informazioni non consce.

Sono normali le regole e le informazioni che conformano il Soggetto sociale. Non sempre e/o comunque sono non – normali, le regole e le informazione che nel Soggetto sociale conformano la data individualità.

Solo nei casi di una sofferenza mentale costituita vi è separazione di vita fra quanto è del Soggetto sociale e quanto è della sua Individualità. Non per questo non vi è sofferenza mano a mano un crescente sviluppa la conoscenza della sua identità. Già, ma, quale identità?

Non ho mai creduto alla cosiddetta “chiamata” verso il sacerdozio, anche se sono disposto a crederci, quando, chi la sente, e di costituita e serena umanità.

Non sono disposto a crederci, alla chiamata sacerdotale, tanto più, quando lo sviluppo dell’identità è ancora giovane, tanto più, quando, di fronte all’Infinito, il cuore, ancora “si spaura”.

Credo, piuttosto, nella chiamata della vita. Quella che avviene nella personale che sta cominciando a rendersi conto, che al di fuori del suo mondo, vi è da affrontare il Mondo.

Voce stupenda, quella della vita. Non altrettanto, o non sempre, quella del Mondo. Nella prima chiamata, l’Io canta sé stesso. Nella seconda, non sempre lo può, quell’Io.

C’è chi è, e/o si sente compiuto al punto da saper unire la sua voce a quella del Mondo. C’è chi non si sente e/o teme di non sentirsi pronto a far parte del coro. Ma pronta o non pronta che sia una data individualità, la vita del mondo chiama lo stesso.

Che fare? Per i non pronti, coscienti o non coscienti che sia, (e/o per quelli che temono di non esserlo) due le ipotesi di cura per le sofferenze da titubanza verso i richiami della vita: o edificarsi un mondo, o entrare in un altro mondo.

La vita non accetta silenzi. Al più, attende.

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Alfa o Beta il maschio gay?

Premessa necessaria. Paragono la verità ad un arancio. Come dell’arancio vediamo gli spicchi che abbiamo messo davanti gli occhi, così, è della verità, e così, la scelta, necessariamente contenuta delle mie opinioni su Contro Natura?

Qualsiasi genere di potere si costituisce e si mantiene per mezzo di regole divisorie: giusto o ingiusto, vero o falso, bene o male. Di queste regole pretende di essere il maestro di significati, vuoi per la natura della vita (il sentire) vuoi per la sua cultura: il sapere.

Per il potere sociale la fissazione delle regole si pone lo scopo di formare il cittadino. Per il potere religioso di formare il credente. Il concorso fra poteri si prefigge lo scopo di formare la città di Dio nella città dell’Io. Chi aderisce alle regole di quei poteri è secondo norma tanto quanto è in grado di aderire: vuoi sinceramente, vuoi ipocritamente. Chi non aderisce non è secondo norma (vuoi per scelta, vuoi per limiti) tanto quanto non vuole o non sa aderire.

La norma, certamente pone separazione fra cittadini, ma non deve essere l’essere, il soggetto coinvolto nella separazione, bensì, il fare. A priori del fare, quindi, siamo tutti normali, perché, né contro la natura della vita (il sentire, appunto) né contro la sua cultura: il sapere. Su una qualsiasi identità, quindi, ogni giudizio deve essere a posteriori, e, già che ci siamo, (visto che è tipico) non sui posteriori!

Se a priori del giudicabile fare, né l’eterosessualità e neanche la sessualità in Lgbt sono contro la natura della vita, come mai viene presa di mira la sola realtà in Lgbt? Semplice, direi! Perché ogni genere di potere fortifica le sue fondamenta gettandovi (e/o non impedendo che si getti) delle vittime create ad arte; ed è appunto per questo bisogno di vittime che il Gatto sociale e la Volpe religiosa impediscono al Pinocchio in Lgbt, di possedere, paritariamente, i diritti dei Pinocchi in Etero.

Chiederci se siamo o non siamo contro Natura, a mio capire è sterile, non tanto perché lo sia, ma perché è domanda rivolta a ragioni che della sordità verso una via della vita hanno tratto di che sussistere. Attuale tragedia vuole che i detentori dei poteri non possano diversamente, perché ogni potere sottomette chi lo serve.

Anagraficamente parlando sono nato nel 44, ma a me stesso, a Verona nel 71. Avevo 26 anni e non poca conoscenza come non poca deficienza, ma lo stesso, tutto ero fuorché (fondamentalmente parlando) una bella addormentata!

Così, non ci ho messo molto per capire il genere di cella che mi aspettava se solo avessi cercato di praticare la regola (sociale e religiosa) che pretendeva la rinuncia della mia umanità: a quarti quando non in toto.

All’epoca, sentivo chi ero ma ancora non lo sapevo bene cosa ero, tuttavia, sia pure nella generale incertezza, sapevo di non essere di Monza e men che meno monaca. Sapevo altresì di non voler diventare un’altra sepolta viva! Non lo sono diventato, perché, fra la mia realtà e la realtà ho messo mediazione.

Proseguendola e sempre di più affinandola, sono giunto a costituire me stesso con quanto mi era prossimo, e a difendermi da ciò che non mi era prossimo rifiutandomi di subire i patimenti da erroneo influsso. Fra i maggiori quelli a me non corrispondenti del Principato. Fra i maggiori, quelli a me non corrispondenti della Religione.

Devo “Principato e Religione” al mai dimenticato Ordinario di Scienza dell’Educazione dell’Università di Verona: l’esodato padre Aldo Bergamaschi. Per mia difesa da erronee corrispondenze ho messo il Principato fuori dalla porta di casa. L’ha raggiunto anche la Religione! Non per questo li ho esclusi dalla mia vita, ma per questo li faccio entrare caso per caso e solo per il tempo dovuto a un dato caso. Dopodichè, Fuori!

Saremo meno esiliati dal sociale e dalla religione tanto quanto ci rifiuteremo di essere capri da esposizione su banchi da macellai. Dobbiamo farlo, non come la volpe che dice non buona l’uva solo perché non ci arriva. Dobbiamo farlo (caso per caso) perché non è buona la vigna! Punto!

Vuoi per forza, vuoi per necessità, vuoi per acritica abitudine ma in Omosessuale e Gay non mi sono mai riconosciuto. Non per rifiuto di me come si può intendere, ma proprio perché accetto le etichette solo se appartengono al mio esistenziale bagaglio. Rifiuto quelle definizioni, anche per un ulteriore ed importante motivo. Le vedo, infatti, come tizzoni per falò! Liberi di opinare sulla quantità e qualità del genere, tuttavia, io sono un maschio. Se proprio devo riconoscermi in una etichetta, quindi, mi direi che sono un Beta. Non Alfa, è vero, tuttavia, caso volendo, nella possibilità di esserlo.

So bene che è difficile cambiare strada. Per più di un motivo, ma se da froci, culattoni e busoni siamo passati a gay, da gay possiamo anche proseguire verso nomi che disattivino la violenza contro la Persona, evitandone la superficiale ed inutile emersione del genere.

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I principi sono morti? Balle!

A mio conoscere, i principi universali della vita sono il Bene per la Natura (il corpo della vita comunque effigiata) il vero per la cultura (il pensiero della vita comunque concepito) e il Giusto che corrisponde dalla relazione fra il bene e il vero. I principi sono maestri tanto quanto indirizzano la vita verso i loro principi. Dei principi si può dire che sono la basilare fonte del discernimento nella capacità di scelta personale, sociale e, elevando gli intenti, spirituale. Tanto quanto rigidi, i principi galerano la vita, vuoi della persona (quanto nella persona) che nei casi sociali e spirituali. Tanto quanto magistrali, e tanto quanto formano e conformano verso i loro principi. Vuoi rilassamento morale da assuefazione per molti versi motivata, vuoi per infiniti altri fattori, vi sono prefiche che lamentano la loro morte. Balle! Sta succedendo, invece, che vi sia la nostra riappropriazione della chiave dell’aula dove insegnano, o della chiave della cella dove galerano.

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Caro Mattia: non escludere le verità della favola.

Tutti quelli/e che hanno degli scarsi rapporti con la vita propria, altra e/o con il mondo, pensano di essere gli unici a soffrire: vuoi per infiniti accadimenti, vuoi per il rifiuto di sé e la conseguente non accettazione della realtà personale e dell’ambito in cui ci ritroviamo a vivere, vuoi per delle complessive quando generalizzate insoddisfazioni.

Queste nuvole nei nostri cieli originano molte forme e casi di invalidante disistima.

Per decenni ho patito anch’io di quel egocentrico masochismo. Avrei dovuto confidare meglio nell’insegnamento detto dalla favola del Brutto Anatroccolo! Con queste breve escursioni fra le mie non semplici realtà di orfano e di adottato, intendo confermarti che, in quanto a Brutti Anatroccoli, sei (ironizzando) in buona compagnia da tanto è composta da tanti.

Vero è che quell’intruppamento mica l’abbiamo voluto. Vero è, pero, che dobbiamo fare in modo di uscirne, se vogliamo diventare i Cigni che, tutti, in potenza siamo. Come?

Affrontando e provando quello che siamo da bambini_ragazzi, cioè, Anatroccoli, il più delle volte caduti e/o buttati fuori dal nido.

Nella tua situazione come a suo modo è stato per la mia, tutto pensiamo fuorché di poter diventare bianchi, e di riuscir a coprirci di belle piume. La pensiamo così (lasciatelo dire) solo per il pessimistico giudizio che ci diamo anzitempo! E che cavolo! E’ come dire che è brutto un libro che stiamo leggendo da poche pagine. Confermerai poco intelligente una affermazione del genere, eppure, è la stessa, che fanno (rendendosene conto o no) le personalità che non si amano. Ne so qualcosa. L’ho fatto anch’io!

L’amore, Mattia, è comunione. Di sé è con sé, in primo luogo. Ogni pessimismo su di noi, origina una corrispondente disistima; è quella che ci mostra, pur dicendoti che è oro, dell’insoddifacente ottone! Lo può, (la disistima) perché diamo ascolto alle nostre paure, alle nostre presunte pochezze; lo può, perché la vita ci è matrigna, ebbe a dire il Leopardi anatroccolo. Il Leopardi del dopo, invece, solo il piacere dei gelati gli ricordava di essere stato figlio di cotanta madre. Poesia e grande pensiero, invece, mostrarono, in Cigno, l’avvenuta metamorfosi.

Non dubitare mai della tua possibilità de tuo mutamento, perché se è vero che la favola che ti ricordo è stata scritta da un uomo, è anche vero che, a quell’uomo, gliel’ha detta la vita. Si, è anche Madre. Quale la differenza fra Matrigna e Madre? La differenza sta nella parte che decidi di abbracciare!

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Transessuale è la vita.

L’evoluzione culturale dell’Omosessualità, ben segnata dalla richiesta di pari diritti, dimostra che il mondo in Lgbt sta modificando il suo esistere. Infatti, dalla storica venerazione per il corpo simile, sta passando alla venerazione della vita simile, e ciò nonostante le voci idrofobe contrarie.

Ciò prova, che la vita ride degli omofobi_idrofobi. E’ vero che lo fa così piano che quasi non la si sente. Non di certo perchè manca di rispetto a quel mondo, ma perché, nel vostro, gli fate pena.

La vita non é maramalda!

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