“Vedo che dell’animale non frega niente a nessuno”

Considerazione dolente ma eccessiva, direi. Il fatto è che siamo ingabbiati in un sistema complessivo e che nell’agire in qualche parte dobbiamo tenerne conto delle altre. Ora, per quanto mi riguarda non ha idea di quanto mi faccia incazzare l’ape che si ostina a voler uscire dalla parte del vetro anche quando faccio in modo di fargli capire che gli ho lasciato la finestra aperta! Che faccio per fargli capire meglio la via di salvezza? Tolgo i vetri? No, la costringo a capire usando un piumino per la polvere. Certamente non posso dirmi di non averla almeno spaventata, tuttavia, l’ho salvata. Morale della favola, “ad ogni azione corrisponde una reazione eguale e contraria”; ad eliminare quel contraria, non ci riuscirà neanche la bontà e/o la verità più elevata. Non perché siamo a favore del Male, ma perché, per infiniti motivi, siamo limitati, sia singolarmente che collettivamente, nel perseguire il solo Bene: vuoi per ignoranza, vuoi per incoscienza. Non per ultimo, quanto, il vegetariano può dirsi sicuro di non procurare dolore al sedano che stringe fra i denti? O pensa di non farlo appunto perché i sedani non gridano? Qualche volta mi domando se, vita nella verità, altro non porti che al superamento (volente e/o nolente) di infiniti lutti.

 

Per questo articolo,

http://www.nationalgeographic.it/food/2018/08/29/news/sembra_carne_ma_non_lo_e_la_sfida_dell_hamburger_impossibile-4088046/

mio commento a Rincen Lhamo

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afinedue