Di che mamma vogliamo essere figli?

Non appena mi hai detto, Credente, della ferita nel tuo spirito, come prima necessità ci ho messo un cerotto: di che ti meravigli se c’è gente che vuole bruciare il Corano? Non lo sai che la mamma degli imbecilli è sempre incinta!Generalmente, per imbecille si intende chi è culturalmente e/o psicologicamente mancante. C’è, tuttavia, un ulteriore significato: debole. Chi è debole, si può non aiutare? Certo che possiamo non aiutare il debole, ma contravenendo sia allo spirito islamico che a quello cristiano. Limito il discorso a queste due religioni per il solo fatto che a te, islamico, si sta rivolgendo un cristiano.Alla cura contro una imbecillità religiosa intesa come debolezza nella rispettiva fede, al principio delle cose conosciute ci sono stati due medici: Cristo, ed il Profeta. Secondo razza, carattere personale e tempi storici, e secondo esperienza di vita e sapienza (comunque raggiunta) anche questi due medici hanno curato l’imbecillità che hanno trovato attorno a loro, (e forse, anche in loro) con dei cerotti.Il Cristo cerottò la sofferenza e l’ignoranza altrui con l’idea del dio Padre, mentre chi è “dedito a Dio” secondo il Profeta. Chi è dedito a Dio, non può non esser dedito al Padre, essendo Dio, il Sommo Genitore del creato che purtroppo stiamo rovinando anche nelle creature, ma questo è un altro discorso. Da questi due Nomi, (Dio e Padre) che non esito a dire primi da tanto sono universali, a valanga ne è disceso una infinità di imbecilli interpretazioni, e una moltitudine di monopoli; per monopolio intendendo, esclusivo possesso e settaria gestione della Parola da parte di innumerevoli imbecilli, che per curare la loro debolezza culturale, spirituale e religiosa quando non psichica, si sono impossessati di Dio affermando di parlare a Suo nome. Se è ben vero che nulla può provare quell’affermazione, è anche vero, purtroppo, che nulla la può smentire. Al più, possimo non crederci. Lo potrebbe smentire Dio, ma Dio, tace. Tace veramente, o siamo noi che ancora non sentiamo la Sua parola, in quanto presi ad ascoltare la nostra? Temo quest’ipotesi. Dico sentiamo e non ascoltiamo, perché la Parola non si ode con l’orecchio; si ode, attraverso le emozioni. Le emozioni sono il verbo della vita che ascolta sé stessa, e/o, che ascolta la vita. Quale vita sentiamo veramente? Quella dell’amore, o quella del potere, o quella della confusione fra amore e potere? Sia nella fede cristiana che in quella islamica si può dire forte, e quindi non imbecille, il Credente che ha riscritto il suo Libro nella sua mente, nel suo spirito, e di conseguenza (se conseguente è) nella sua vita. I libri si possono ristampare, e la data spiritualità, elevare, indipendentemente, dalla quantità di carta che un imbecille può bruciare. Certo è, che non dovremmo mai “ristampare” i Profeti come abbiamo fatto. “Cosa fatta capo ha” dice un noto proverbio. L’Islam dice insciallah, cioè, volontà divina. Tutto considerato, altro nome con il quale poter intendere il “capo” del proverbio che cito. Animo, Credente, anche tralasciando di dirigere il tuo sguardo, principalmente verso la mamma della vita imbecille, che se c’è ancora vita spiritualmente non debole, (e c’è!) vuol anche dire che c’è mamma anche non imbecille. Tutto considerato, sai che ti dico, infine?! Infine ti dico che l’imbecille gesto del pastore ha finito coll’esserci utile! Infatti, (sia pure sé nolente) ci ha brutalmente posto di fronte ad una domanda, che esigerebbe una giornaliera risposta: di quale mater sono figlio? Della forte, o dell’imbecille? Ignorare la risposta è ammalare di debolezza la mater forte, o mettere sul marciapiede quella imbecille. Vero è, che “ognuno fà quello che può.”