Il mondo sta andando fuori di testa proprio perché non è gestito da “poveri di spirito”.

Non so cosa significasse “povero di spirito” per il Cristo evangelico. So quello che modernamente sottostà al pensiero cristianamente ipocrita, e cioè, complessivamente sfigato. Da diverso cristiano, penso, invece, che il Cristo identificasse (in quella “povertà”) la persona che vive solo del proprio spirito, quindi, non parassitato e neanche parassitante. Dalla morale di questa favola traggo l’immagine che allego in FaceBook oltre che qui..
.

poverids

In un commento su altro scritto, una Signora mi ha diplomato con “Grande”. Ovviamente m’ha fatto piacere ma, mi è stato stimolo di vanità solo un attimo. Vividi ricordi non ci hanno mai messo più di un secondo a buttarmi giù dagli scranni fabbricati dai miei excursus scolastici: una quinta ottenuta con grande sorpresa del maestro oltre che mia; una licenza media (sindacale) ricevuta con vergogna perché obiettivamente non guadagnata; un’abilitazione alla terza magistrale: complice dell’esproprio una scuola privata. Come non bastasse, a tarda età mi sono iscritto anche a una scuola pubblica. Non non ricordo se prima o dopo la serale. E’ vero: comincio a perdere qualche memoria ma, mai di me! Più che altro pensando a me, scrivo la morale della favola che si legge nell’immagine. Su FaceBook, uno dei pochi che stimo per quello che è oltre perché risponde ai miei pensieri, commenta: una cosa è il discorso ben acconcio altro é l’agire. Gli chiedo di spiegarsi. Mi scrive: declamare non può ridursi ad artificio. Gli rispondo: direi che hai colto una sfumatura ma non la sfumatura che volevo far capire. Intendevo “semplicemente” dire che nel trovare l’effettiva valutazione di noi stessi è necessario mediare fra il grande che qualche volta ci capita di essere, e il comune che generalmente ci capita di vivere. Il vanesio, ad esempio, questa media non la fa, come non la fa neanche chi loda una realtà non verificata. Una bella e utile riflessione la tua. Filosofia aristotelica, mi dice. Aristotile? E’ un pezzo che non lo vedo ma dovrei avere il suo numero…. Avrà sorriso della vecchia battuta, penso e spero. Non faccio in tempo a immaginare quel sorriso, che mi scrive un “mediare”, che per qualche verso avverto come un cielo che non sa se far ridere o piangere, o come un giro d’aria che un poco preoccupa la casalinga con poche molle per il bucato da esporre. In genere sono un bravo ragazzo, ma ogni tanto, volente&nolente in pari grado, mi spuntano delle provocatorie corna: mediare? Chi, cosa, come, perché, quando, dove? Alle mie fucilate non fa un plissè! Solo ribatte citandomi un poco: tra il grande e il comune, senza cedere al vanesio, “sapendo che il vanesio fa la, “storia”. Trovo stimolante questa farina del suo sacco. Tanto che mi suscita la riflessione di chiusura: ci sarebbero infinite cose da dire su storia fra virgolette. Di fatto, pure la storia senza ci ha dimostrato che è stata fatta da soggetti malati. Non tanto in una patologica misura anche se non è escluso, quanto nel senso di un così, in cui imperavano anche dei pesanti cosà. D’altra parte, senza quello scompenso, mica avrebbero fatto la storia quei vanesi; e di quei difettati, quanto possiamo escludere che una tensione verso il voler fare la storia, altro non sia stata che una tensione verso il far la propria? Si, il mondo sta andando fuori di testa proprio perché non è gestito da “poveri di spirito”.