“Non esistono demoni, possessioni o esorcismi”

Affermazione che si basa su ciò che crediamo, non, su ciò che sappiamo. Il fatto è, che lo spiritismo (comunque si manifesti) si serve di due vie: una può provenire da un altro stato della vita (questo per i credenti) mentre l’altra (per i non credenti) da un altro stato della mente; ambedue possono convergere nell’identità, posseduta se da un altro stato della vita, o che si fa possedere da un altro stato della mente. In ambo i casi, tentar di riportare una vita a sé stessa lo direi tentativo necessario, vuoi da uno psichiatra, vuoi da un prete. Considero primo il prete esorcista, perché, per via di influssi e possessioni ha perlomeno 2000 anni di esperienza in pratico. Pratica, però, che lo dovrebbe portare a questa domanda: per quali certezze posso affermare di non essere a mia volta un posseduto? Per quanto penso e/o credo, o per quanto veramente so? Vuoi nella mente, o vuoi nella vita, è certamente un posseduto il prete che attua “maltrattamenti su minore (come su maggiore, aggiungo) e, in ambo i casi, violenza sessuale”.

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afinedue

Caro Francesco: obiezione massima a proposito della negata possibilità sponsale dei preti è sempre stata questa: “non si può servire Dio e Mammona.

Come ben sai, la vita è animata dalla forza dello Spirito. Succede sia in quella del Principio, sia in quella principiata da quel Principio. Lo Spirito è il terzo stato della vita. Lo dico terzo presso il nostro principio per mera convenzione. Al Principio (il principio è la vita che ha attuato il suo principio: la vita) è un assoluto, quindi, inscindibile Uno. Ammesso lo Spirito del Principio (quello divino, comunque detto) la nostra vita, per quella forza, procede secondo gli stati di corrispondenza fra gli altri due stati: Natura e Cultura. Per Natura intendo la vita comunque effigiata, e per Cultura, la vita comunque pensata. Nel nostro stato della vita, per Spirito la forza comunque agita. Magistrale secondo Immagine, la nostra vita è stato trinitario_unitario tendente all’Unità; unità che si raggiunge in ragione della capacità di corrispondenza fra gli stati. Una visione della vita può essere mossa dall’ideale come dal reale, o come dalla mediazione fra ideale e reale. Mossa dal solo ideale, può originare un santo come un fanatico. Mossa dal solo reale, un razionale e/o un materialista. Mossa dalla mediazione, invece, l’umanità (anche sacerdotale) quando è pienamente cosciente di sé, sia nel servire Dio, che nel servire la vita, sia pure con il rischio di servire Mammona; rischio che di fatto esiste, però, tanto quanto si intende farlo, non perché lo si può anche fare a causa della nostra possibilità di errore. E’ ben vero una cosa: per dare vita lo Spirito concede il suo assoluto. Ragionando per assoluto, quindi, logica diventa l’impossibilità a servire Dio e Mammona con la stessa forza di Spirito. Ora, non intendo star lì a disquisire sui principi della Chiesa, tuttavia, anche tu non puoi non convenire sul fatto che stanno lacerando, sempre più chiaramente, l’umanità dei tuoi dipendenti. Per quella secolare causa, inoltre, sempre di più  notoriamente sta emergendo l’ipocrisia (nel senso di recita) che per secoli li ha difesi (anche nel senso di curati) come per secoli ha difeso (anche nel senso di curata) la Barca che ti ritrovi a guidare fra non pochi marosi. Ammessi i precedenti discorsi, che preti vuoi, Francesco, per questo A.D. e per i successivi? Di quelli con l’umanità vera a sé stessi quando  (per quanto sanno e/o possono) servono Dio e la vita propria e altra, o  di quelli con l’umanità necessariamente ipocrita, sia quando servono Dio, sia quando servono la vita, sia quando servono la propria come l’altra? Questo è il vero problema, Francesco, non, il matrimonio dei preti!

ps. Perché la dico necessariamente ipocrita? Perché solo il Paraclito sa quale la vera, e se è vero (come so vero) che lo Spirito libera, che altro ti resta se non liberare?

afinedue