La droga eleva la vita alla cima dei costi. ” Lettera al Direttore ” de L’Arena

faldoninuoviDire che, drogandosi, la personalità t.d. dipendente può elevarsi a cime culturalmente sublimi ma che quell’elevazione gli costerà la vita potrebbe essere un’idea ” o forse solo un’astrazione”. Per il preso, la droga è sempre un bene. Anche quando va male o fa male. Non c’è nulla che la droga non possa coprire; per questo, essa è il massimo degli amori e massimo amante. Per avere ciò che deve avere per essere preso da quell’amore e da quell’amante, la personalità t.d. non può che pagare ( e/o far pagare alle realtà che si oppongono a quella scelta) i suoi proibitivi costi. Paradossalmente, le realtà che si oppongono alla scelta o a – scelta ” droga “, salvo rare eccezioni, non fanno altro che fare quello che fa la droga: fissando l’arbitrio nell’intossicato, iniettano estranee cure( quando non corrispondenti alla Persona ) nella vita che, per amore e/o per legge, si sono fissati di recuperare. Poiché, nel bene e nel male, la Persona è la ragione e i valori della somma delle proprie scelte, per non costringere quelli che voglio vivere la proprie a rubare la vita, più che liberare la droga si dovrebbe liberare la vita. Rendere delinquenti le scelte (proibendole) non significa migliorare la comprensione sui valori della vita ma per la gran parte delle volte, solamente renderne impossibile ogni tentativo di modifica. Ammesso che vi siano scelte per molti versi non drogate, liberiamo le scelte anche se sono drogate e, senza discuterle moralmente e/o penalizzarle affettivamente e legalmente, opponiamoci al dolore. Ecco, proviamo a ripartire anche da qua.

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