Sulle Comunità. ” Lettera al Direttore ” de L’Arena

faldoninuovisigilloA margine dei rilievi che monsignore Avanzini si è permesso di fare a proposito dell’operato di Muccioli, ricordo che prime o ultime che siano le pietre (e/o le frecciatine) solo chi è senza peccato le può lanciare. Nelle Comunità gestite dal Ceis, se è possibile che nessuna personalità t.d. sia stata picchiata, è altrettanto impossibile che nessuna sia stata umiliata? Mi domando se il cosiddetto ” zoccolo duro ” con il quale si intende la fascia di personalità t.d. restii all’accoglienza comunitaria, non sia diventata tale anche perché si sono scontrate con realtà operative (terapeutiche e/o ” salvifiche ” che sia ) se non proprio dure, perlomeno stereotipate. Se fossi un T.d. e se di fronte ad un mio errore fossi costretto ad indossare il classico cappello ad orecchie d’asino e a sentirmi dire che non valgo un c…. e che sono un tossico di m…. o, se in altro caso e Comunità vedessi entrare il Responsabile con paramenti d’alta ordinanza al suono del trionfo dell’Aida, o se dovessi subire gli imperi e/o i soprusi di un operatore delegato ( per le ragazze possono anche essere di ordine sessuale ma non è detto che non lo siano anche per i ragazzi date le infinite implicanze dell’eros ) o se fossi trattato come se fossi io la porcilaia, si pensa veramente che, rivelandosene anche l’estremo bisogno, sceglierei di rientrare in Comunità? Ma neanche per idea! A quel punto, le ” pere ” sarebbero più serie! Se non altro perché, per quanto illudenti, meno ipocrite. All’idea che lo Stato possa Commissariare le Comunità, Don Benzi è saltato sulla sedia. Perché? Per quali interessi o motivi lo Stato non dovrebbe averne il diritto? Perché i suoi preposti, anche a fronte di capacità non hanno carisma? Il carisma di certe personalità è lo spirito indispensabile in certe realtà e, fino a qui, nessuno lo nega. E’ uno spirito, però ( quello del carismatico ) che deve essere promotore di vita, non gestore delle cose nella vita. A quelle, anche lo Stato può essere è l’idoneo referente, purché, ovviamente, sappia farsi idoneo gestore. Confido che lo Stato, quanto prima, sappia fare propria la vita che i carismatici hanno promosso. Certamente, la faccia propria non per escluderli dall’opera avviata ma per liberarli da tutti quei vincoli che come edere rischiano di impicciarne la vitalità. Confido inoltre che nessun carismatico vi si opponga. Il carismatico che si oppone, potrebbe rivelare ” Vanità tutto è vanità ! ) di soggiacere alla tentazione di quantificare il bene che origina. Se fosse preso da quel bene al punto da non sapersene staccare, comunque saprà evitare il rischio di dover subire degli estranei e/o compromissori interessi? Se vera l’ipotesi che è nella domanda , e credo che lo sia in molti casi, a quando una Comunità di recupero per Personalità carismatiche, intossicate perché dipendenti dalla propria opera anche oltre causa? Non sarà il caso di pensarci, prima che quegli intossicati carismi diventino un altro ” zoccolo duro nella tossicodipendenza?

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