Sulla Sofferenza, sul Crocefisso e sulla Croce, sullo Spirito che è Mediatore e sulla autenticità del Mistico a Marco P.

aiconpost Degli edifici che in crescita mi hanno fatto abitare mi sono rimasti i diroccati, ma ancora mi pongo domande su quanto resta.  Non ho pretese di Risposta.

 

E’ ben vero che si esalta e/o si eleva anche la complessità della vita della Cultura quando si esalta la sofferenza e/o comunque la si eleva, ma, non si può non farlo se non a scapito della vita della Natura. In ragione dello stato della sottomissione, una Cultura – propria o altra – che sottomette la Natura ( ropria o altra non può non alterare lo Spirito (la forza della vita propria o altra. Se nessun squilibrio può essere buon consigliere, quanto può essere mistica guida? Il Crocifisso, simbolo del sacrificio di Colui che amò la vita oltre se, oltre i suoi tempi, ed oltre il loro modo, per un verso è l’immagine di un amore e di un amare e per altro è quella della conseguenza del rifiuto del sentimento proposto. Se un dato amore e/o modo di amare origina dolore in se e/o in altri da se, e/o nei tempi in cui si ama e/o nei modi, ciò può essere: o perché ( poco o tanto che sia ) non lo si capisce, o non lo si condivide. Se non lo si capisce, e/o non lo si condivide può essere perché lo si propone in maniera non corrispondente ( e, dunque, erronea ) alla coscienza ( luogo della vita del se, del modo di viverla e del tempo in cui la si vive ) di ciò che è alla conoscenza dei destinatari del messaggio. Se fosse, allora il Crocefisso, potrebbe non essere, solamente segno della negazione di quegli atti ma anche il segno dell’errore nel modo di comunicarli. Al punto, se in amore e/o in amare esistono i sacrifici può anche essere perché ad ogni se, ad ogni modo e ad ogni tempo, non è dato il suo. La Natura ( il peso nella vita ) della Cultura ( la sostanza nella vita ) della Croce ( simbolo del peso sulla sostanza ) non necessariamente significa sofferenza: tuttal’più fatica. La fatica diventa sofferenza quando il peso è dose in over. Le sofferenze da overdose di fatica sulla Natura, sulla Cultura o sulla vita sono possibili tanto quanto non ascoltiamo le indicazioni date dalla forza del nostro Spirito. Esse sono: la depressione (peso sulla Natura), l’esaltazione (peso sulla Cultur ) e la pace. La pace è giustizia: bene per quanto al vero è giusto nella corrispondenza fra la Natura ( al Principio, il Bene ), la Cultura ( al Principio, il Vero ) e lo Spirito: al Principio, il Giusto. Se la corrispondenza fra gli stati della Natura, della Cultura e dello Spirito è carente ( sia per eccesso come per difetto) anche la vita che originano non può non esserlo. Se la vita che ne viene è carente, carente è la forza di Spirito che si procura alla vita di quegli stati.

Lo Spirito, allora, è si, la forza della vita che ne origina il principio ma la condizione di vita dello stato originato ( la vita) è qualità del ricevimento della sua forza. Lo Spirito, dunque, non può non essere che il mediato ( dagli stati ) mediatore ( degli stati ) della forza della vita che promuove. In questo senso è Paraclito. Lo Spirito è in pace quando tutti gli stati della vita hanno lo stesso stato di vita. Lo stesso stato di vita si raggiunge tanto quanto una vita è in comunione sia con il proprio se quanto con altro da se. Vi è comunione con se stessi e con la vita tanto quanto si sanno tacitare i dissidi sia fra gli stati propri che con quelli altri. Nella pace che segue alla tacitazione dei dissidi non può non esservi silenzio. Chi ha raggiunto il silenzio della pace (e dunque la verità avendo fatto cessare i dissidi) non la può non emanare. Allora, per quanto è (Natura) di quanto sa (Cultura) per ciò che la forza del suo Spirito fa sentire alla sua vita, l’autenticità del mistico è data dallo stato di verità (silenzio perché pace) del mondo che di volta in volta vive e con il quale convive. L’autenticità data dalla pace nel silenzio per la raggiunta verità, non può non implicarne la costante emanazione. Qualora ciò non fosse, allora, non è autenticamente in pace e, dunque, neanche autentico mistico, chi non sempre emana pace. Con questo non intendo dire che questo Papa non sia vero o non sia mistico ma che lo è secondo lo stato dei suoi stati di pace (verità nella Natura, nella Cultura e, corrispondentemente, nella vita propria quanto con l’altra) e non lo è secondo lo stato dei suoi stati di dissidio: errore nella Natura, nella Cultura, nella vita propria quanto con l’altra. Il dirlo “mistico autentico” per quanto libera espressione di ciò che lei conosce, comunque implica una conoscenza di assoluto che, probabilmente, non solo lei non ha del Papa, ma, forse neanche di se, lo stesso Paolo 2°. Così, pur accogliendo la sua opinione, non mi sento di condividerla. In ogni caso, la pregherò di accogliere anche questa.

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