Le terapie degli esorcisti non mi convincono proprio per niente!

aporticatoIl nostro spirito è invaso da altra forza, tanto quanto il nostro bene è separato dal suo vero. Può succedere per cause dipendenti dal nostro vivere, come per cause imposte al nostro vivere; imposte perché non corrispondenti. Nella separazione fra il bene e il suo vero, succedono degli stati di vita non vita. Di uno stato di non vita, possiamo dire che è un “vuoto”. Ci diciamo vuoti, infatti, tanto quanto non “pieni”, vuoi di vitalità, vuoi di più integra e complessiva esistenzialità.

apennalungaIn quanto stato di pienezza, la vita non ammette il vuoto. Al più, lo subisce come sofferenza. Della sofferenza possiamo dire che è uno stato di vita concavo; concavo, appunto perché si fa catino d’altro: vuoi di dolore, vuoi di errore. Tanto quanto non siamo in grado di riempire quel catino (cioè, riportarci a pienezza) e tanto quanto, quella concavità viene riempita da altra vita e/o da altri valori: vuoi positivi, vuoi negativi. Se riempiti da altra vita, ci possiamo ben dire posseduti. Se riempiti da altri valori, influiti. Nessuno può dire la misura del possesso come neanche la misura dell’influsso. La vita, infatti, è stato di infiniti stati di vita, quindi, definibile solamente per accordi fra parti. Si pensa che il male che è dello spirito che tende a possedere un altro, o dell’errore che è dello spirito che influisce un altro spirito, sia causato da scelte, prese, o da chi tende alla sovranità, o da chi tende all’influsso. A mio avviso, non è così. Succede, invece, perché la vita è la potenza che tutto è, e tutto occupa. Dove non tutto è occupato, riempie della sua potenza. Con altro dire, del suo spirito. Lo Spirito della vita al principio è un Assoluto. Come tale, concede il suo assoluto, cioè, la sua forza (la sua vita) nella sua totalità: altro non può. Come mai, allora il posseduto e/o l’influito si ritrova abitato da culture, avverse a quanto ha in coscienza? Mi rispondo: forse perché non tutto ha in coscienza; ed è in quella parte di non tutto che può operare la forza estranea. Ammesso che vi sia colpa in chi forzosamente possiede e/o influisce (una colpa è corrispondente allo stato di coscienza su un dato errore) possiamo escludere colpa in chi non sa, o non può, o non vuole rendere pieno solo di sé il suo catino?  Direi di no. Come rendere pieno, solo di noi stessi il soggettivo catino? La risposta è una sola: ponendo in corrispondenza di vita, il giusto (Spirito) per ciò che siamo (Natura della vita) e per quanto sappiamo: Cultura della vita. Dove questo è variamente impedito, è inutile andar a cercar cause in altre case, perché, a quel punto, le cause (e le case) siamo noi: esorcisti compresi! Ammesso come vero quanto sostengo, agli esorcisti (ma non solo a loro) raccomanderei quello che è stato chiesto a un certo Zaccheo: scendi dal siccomoro che devo venire a casa tua! Chi deve venire a casa nostra? Secondo me, uno spirito lucido *; lucido ma non lucciferino, ovviamente.

* Lo chiami ognuno come crede, sa, o vuole: nessuna identità è data da come la chiamiamo.

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