Chi giudica chi nel Giudizio Universale del Michelangelo? Su quell’arte, sostengo questa parte.

aporticatoMi domando per quale consiglio, la notte mi faccia elaborare il Giudizio del Michelangelo onde farne il fronte del Blog. Sa bene (la notte) che per via di grafica non ho capacità e neanche adeguati strumenti, ma siccome insiste, ci provo. Mi ritrovo così (alle due e passa) a guardare l’opera con gli occhi del bambino che sono: ignorante a sprazzi nel caso di veduta su bicchiere mezzo pieno, o di conoscenza a sprazzi nel caso di veduta su bicchiere mezzo vuoto. Non entro nel merito delle decine di storie che il Michelangelo racconta, vuoi come cornice alla principale, vuoi per riempire il non poco spazio, vuoi perché non poca la sua conoscenza. Ammesse poi delle mie intuitive capacità, comunque non ho la corrispondente cultura. Lungo quella strada, mi ritroverei, così, anitra zoppa. Fra i motivi detti (incorniciatura e riempimento) la necessità di dover dare al papato quanto si aspetta. Tutto si aspettava il papato dell’epoca, come tutto si aspetta il papato di adesso, fuorché la vittoria del Pirro che constata un rovescio d’intenti. Il Michelangelo, infatti, gli sta facendo passare sotto il naso il vero soggetto del Giudizio: i buoni. Il Pirro che cito non crede a quanto sospetto: i tempi diranno. Odierna o precedente che sia, la critica è allineata sulla più ovvia delle letture: quella del Giudizio ultimo e irrevocabile sui peccatori. Per come la vedo, non ci sarà alcun giudizio ultimo e irrevocabili, ma non è questo che voglio sostenere. Voglio sostenere, invece, che nel Giudizio universale il Michelangelo travasò l’universale giudizio sull’Omosessualità che visse con non so quanta felicità, sia nel caso di bicchiere mezzo vuoto (che è quella amara) sia nel caso di bicchiere mezzo pieno che è quella di chi lascia andare la barca come va, dove va, e sino a che va. Penso che neanche la grandezza dell’uomo pienamente in Arte che è stato il Michelangelo (ovvio che lo è ancora) l’abbia esentato dal giudizio maligno dei chicchessia. Su quella parete, li vedo, i chicchessia: esagitati da qualche disperazione quelli che ha messo alla destra di un Cristo biblico più che evangelico. Vero è che per i lupi sotto vello da pecora, tutti gli esagitati da qualche disperazione sono, pressoché ipso fatto dei peccatori destinati a infausto giudizio. Tutto considerato, clemente quando emesso da misericordiosi, o senza ma e senza se, se emesso dai giusti; giusti, più che per altro perché pietrificati da una fede senza dubbi; incoscienti, la fede si pietrifica quando è senza occhi. Penso che l’animo umano che aspira al potere di vita su vita (potere importante o infimo che sia) sia lo stesso in tutti i tempi e in tutte le culture. Il giudizio che si emette contro l’animo Omosessuale di adesso, quindi, non sia così diverso dal giudizio che si emetteva per i non omologati dei tempi passati: spero il meglio per quelli a venire. Era un giudizio certamente maggiorato rispetto ad adesso, perché certamente maggiore era la presa chiesastica e/o sociale. Più di adesso, infatti, quei due Principati, in combutta martirizzavano (e martirizzano) lo spirito dell’omosessuale. Giungeva (e giunge) a stritolargli lo spirito (quella presa) anche sino al punto da portarlo a irrimediabili desideri sucidari: succede anche adesso!

aporticato

Vedo alla sinistra del Cristo, i presi dal giudizio di chi si presume delegato al compito di tagliare le radici alla presunta gramigna, e vedo alla sua destra i dediti al taglio. Al proposito, il Michelangelo è stato molto chiaro: al Cristo, la faccenda non piace per niente! La mia ipotesi (l’artistica identificazione fra la storia dell’Omosessualità, e la vita dell’artista omosessuale) sembrerebbe smentita da un non piccolo particolare: il Michelangelo non si è dipinto fra i tutelati dal Cristo. E’ anche vero, però, che nei giudizi di vasta estensione, non si dipinge la visione particolare: si dipinge quella di tutti i casi. I Vangeli lo confermano: oltre al Michelangelo e ad una infinità di poveri cristi, pure il Cristo subì il malevole giudizio che, sia pure per umana opera (almeno al momento) fermamente rigetta! Dove non lo dice il volto, lo dice bene il braccio! E’ talmente potente il rifiuto segnato da quel braccio, che se non vediamo che sta prendendo a calci in faccia i maldicenti, è solo perché il Michelangelo gliel’ha impedito! Sono facce generalmente vecchie quelle che stanno infastidendo il Cristo. Hanno bocche vocianti! In posizione ostile il corpo di quelli in primo piano, e con il dito puntato quelli dietro. Tutto considerato, più che un giudizio nel tribunale divino mi pare il giudizio su due gruppi forzatamente costretti a un consesso per unitarie finalità. Giusto per restare nella storia, penso fra guelfi e ghibellini. Giusto per restare nella nostra da cause perse, stesso tumulto succederebbe fra Interisti e Milanisti. Per ambo i casi (ironico il secondo) tentativo di pacificazione certamente lodevole, ma per niente riuscito, direi: ambedue i gruppi non smetteranno mai di litigare: per voglia di verità, dicono. Dei due gruppi, io non so chi siano i guefi o i ghibellini in ipotesi (immagine non pervenuta per gli sportivi) come non so chi veramente siano i buoni o i cattivi. Pur non sapendolo per cultura e/o per storia, comunque so, quello che il Cristo, (povero Michelangelo, indissolubilmente unito al Michelangelo povero cristo) ci fa chiaramente vedere: vade retro! Ammesso l’invito ad arretrare da qualsiasi cosa stiano avanzando e/o portato avanti quelli alla destra del Cristo, (penso al giudizio sul vissuto omosessuale, se è vero come è vero che anche la pittura batte dove l’animo duole) dove vedo accomunati la figura del Cristo con la figura dell’Artista? Li vedo accomunati nel bisogno di una superiore giustizia: giustizia che a loro modo hanno, ambedue, divinamente dipinto. Sappiamo come l’ha portato a termine il Cristo evangelico. Il Michelangelo, invece, ci mostra che c’è l’aveva tanto in gola quel bisogno, che non è riuscito a trattenercelo pur operando nella Cappella Sistina! O forse è per quello l’ha rigettato proprio lì? Comunque sia il caso, constato che l’ha fatto con la potenza di un Dio capace di vindice Giudizio! Da secoli abbiamo sotto gli occhi quel grumo di sofferenza ma non ne cogliamo la visione; che sia perché i Giusti hanno smesso di vedere come vedono i bambini? Questa mattina mi sono accorto di un possibile scivolone. Diversamente da quanto pensato, alla destra del Cristo, ma scostato verso il basso (a livello simbolico molto rivelatrice quella scelta) il Michelangelo c’è. Lo vedo nella figura maschile che par opporsi a quella vecchia che si ritrova di fronte; vecchia, che rispetto a Cristo vuol saperne, leggi alla mano, “un piatto più della minestra”.  La presenza del Michelangelo è accompagnata dalla figura di un giovane (il possibile e storico amante?) il papa comittente (penso) e da una figura maschile che si cela – (si ritrae, si difende?) ponendosi dietro la testa del giovane.  Si difende da un malevole giudizio? Non so, però, m’ha dato da pensare questo: il Michelangelo potrebbe aver dipinto una “velata”. Indipendentemente dagli infiniti perché, nel mondo in Lgbt si dicono “velate” le omosessualità che ci sono e non ci sono anche se molto fanno.

amanogrande