C’è voluto il suo tempo…

… ma ho dovuto rendermi conto che, salvo eccezioni, le mie lettere erano impubblicabili. In più casi non a torto. Non mi era possibile non scrivere quello che sentivo, e quello che sentivo ha imperato sulla mia ragione per anni: ero straripante! L’ho travasato negli scritti (e in giro, non so più dove o presso chi) più di quanto mi piaccia ammettere. Me ne rendevo conto ma riuscivo a fermarmi, solo quando la mente aveva raggiunto il silenzio. Dovrei rivederli tutti, ma per farlo dovrei tornare a immergermi nelle emozioni che li hanno motivati: generalmente indebolite dalla mia scolastica ignoranza, oltre che dalla caterva di dissidi: personali e no. Non me la sento. Non ancora. Non so quando. Certamente un po’ alla volta. Forse. Constato, intanto, che ci sono delle copie. Lascio tutto come sta. Con la memoria che mi ritrovo potrei togliere anche quelle che non lo sono.

manofronte