Amicizia e virus

perdamascoL’Amicizia nei Social (come nella vita) m’insinua un senso di capitalizzazione – possesso – vanità, che finisce con l’ossidare il dovere di una sincerità, che deve restare primaria. Onde  evitarmi questo pericolosissimo “virus” (l’opportunismo nella giustizia) ho deciso di attenermi ad una norma, tutto considerato ovvia:

io dico quello che penso e voi fate quello che volete.

Dove vi è unilaterale o reciproca sovrapposizione d’intenti, vi è separazione di rapporto: rapporto che proseguirà dove troverò permessa (e  permetterò) la reciproca sincerità: costi quello che deve costare.

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Caro, Grillo, questa volta l’ha fatta fuori del vaso!

Caro Grillo, per me, l’ha fatta fuori dal vasetto con la tua scanzonettata. E’ vero, gli anziani, non vedranno il futuro come tu lo intendi, tuttavia, non vedo su che basi intenderesti limitare un presente che, comunque contiene ciò che sono e siamo per quello che assieme abbiamo fatto e che faremo sino al momento ultimo! Diversamente da te, lo toglierei a quelli che pur scegliendo la cittadinanza offerta dalla Città di Dio, pretendono di votare anche in quella dell’Uomo! In nessun Stato della vita sociale, il cittadino che pure ha doppio passaporto, vota in ambo gli Stati! Pretendere di usare due sedie per star meglio seduti, è come minimo, ipocritamente osceno!  Se è vero che non si può servire Dio è Mammona, alla stregua, neanche si dovrebbe servire a Cesare quello che non è ideologia di Cesare! Non per questo non la può ascoltare, Cesare, ma per questo, neanche può finir minorato a causa di estranei influssi! So bene che non succederà mai quanto propongo. So bene anche che sino a che non si approverà quanto propongo, Cesare, resterà sempre un meno Cesare!

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“Matrimonio omosessuale”, tossicodipendenza, le vie della vita, e quelle del retto,

Scenette del matrimonio omosessuale, del “filosofo dell’amore”.

[Che palle sta ricetta: omosessuale! Per notori motivi storici (il bisogno di imbastire teorie manifestato dalla psicologia quando non dalla psichiatria) che non andrebbero rimossi dalla coscienza! Tuutto considerato preferisco “finocchio”.]

Ormai quindici anni fa (di più  perché la lettera è del Maggio 2006)  un sabato pomeriggio, vado in rosticeria e prendo un qualcosina. Vado a casa col mio sciagurato, ed iniziamo a mangiare. Dopo un po’ mi dice: mi prendi questo? Vado, lo prendo, glielo porgo, mi siedo. Dopo un altro po’: mi prendi quello? Vado, lo prendo, glielo porgo, e mi risiedo. Alla terza richiesta mi sono detto: ma, devo fare tutta la vita così?! Fine del “matrimonio” omosessuale? Macchè! Le richieste non erano finite. Con lui sono andato a prendere l’eroina! Non sempre, ma per anni. Non sopportavo l’idea che potesse andar a morire da qualche parte, in qualche fosso! L’ho difeso e protetto, dalle sua paure di vivere e di morire! Non sempre, ma per anni. Gli ho pulito il sedere, quando non ha avuto più neanche la forza di farlo da sé! IO, non sua madre! E’ morto come tutti gli amati e le amate muoiono se sono accompagnati/te sino all’ultimo passo. E, voi pensate che tutti quelli, che hanno fatto, quello che io ho fatto, (finocchi o non finocchi che si sia) abbiano bisogno di un diploma che si chiama “matrimonio”? NO! Hanno solamente bisogno dell’attestazione legale, che tuteli il diritto, anche sociale, alla loro forma d’amare. Vorrei ricordare ai coinvolti nella questione “omosessualita e matrimonio”, che il principio che si dovrebbe discutere è: permettiamo o non permettiamo il passaggio dell’amore fra vita e vita, non, permettiamo o non permettiamo che due uomini, o due donne si sposino! Vorrei ricordare, inoltre, che la Personalità si valuta per come usa la mente, non, per come privatamente più o meno rettamente il retto.

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Ci sia rispetto per il dolore, il lutto e le sue fasi.

Per il mezzo di bianco bevuto ieri sera a cena oggi va meglio ma non ancora bene. Se è vero che quella zona d’ombra si è chiarita, è anche vero che non si è chiarita quella del dolore. Mi riferisco a quello che recepito leggendo il tuo trattatino su Marlon Brando. In particolare, dove dici che “quell’uomo si era rinchiuso nella stanza del suo dolore per dialogare con il perduto amante, non, per ciucciarlo” come può aver fatto in altri casi. Può anche essere quello che pensi, tuttavia, la sento basata su della malignità, truccata da innocenza. Ebbene, tu mi hai tolto il Brando da quell’intima stanza, (non l’icona, l’uomo) e me l’hai pubblicamente spogliato. E’ come se tu avessi violato il suo diritto ad essere anche la figura che siamo, quando nudi, ben poco di lungo e di durevole mostriamo di noi. Prima di te, altri hanno spogliato il Brando ma questo non mi tange: sei tu quello che sto cominciando ad apprezzare, mica quelli che anche per trenta palanche di fama farebbero la biografia del culo della madre. Devo confessarti che mi hai spiacevolmente sorpreso. Nulla di grave: possiedi di che recuperare, e di recuperarmi. A mio credere, intelligenza è capacità di elaborare informazioni: capacità, questa, che metti a servizio della vita altra, e, per elevazione di concetti, superiore. Non so e non mi interessa quale sia il servizio intellettivo, (nella questione in discorso), che hai espresso per la tua vita, e non entro in merito, nella superiore che cerchi. Per la mia, però, hai aggiunto solamente malessere, dolore, ingiustizia; malessere, dolore, ingiustizia, che devo lavare dalla mia mente come una casalinga deve lavare delle peste di fango dai pavimenti della sua casa. Certamente, non avevi alcuna intenzione di sporcare la mia mente, forse solo eccessivamente sensibile, più che che a tuo dire, incompreso filosofo. Tuttavia, questo è il mio fatto, ma, è ora di andare oltre. Non mi preoccupo se non ti capisco, (succede), perché mi dico, quello che non capisco non è indirizzato a me. Così, quando o dove non mi capisci, altri lo potrebbero. Mi piace l’idea che tu mi legga per il mio stile. Mi piacerebbe ancora di più, se sapessi qual’è, il mio stile, oltre che chiaro, (quando mi riesce), e frittatina d’emozioni varie, quando non mi riesce.

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Democrazia e psicologia

Vi sono psicologie, che, per essere, necessitano di “divisa”. Maggioranza lo diventano per maggior somma di “divise” Per quelle psicologie, “minoranza”, invece, è un abito a strisce. Questo, grazie alla divisione, in buoni o cattivi, attuata in primo da quella cattiva maestra che è la chiesa del potere. Capisci, adesso, perché non possono scendere a democratiche mediazioni, tipo Pacs, o robe del genere? Perché la divisa “maggioranza”, maggiora, non solo la soggettiva esistenza, ma anche il senso della “normalità” che deriva dal sentirsi giusti, appunto perché di più. Sai qual’è il fatto più grave in tutto questo? Lamaggioranza è sincera perché non sa di star recitando la maggior parte: maggior parte che non necessariamente è lavera. Al più lo credono, tanto quanto non se lo chiedono.

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Eppure la vita ci parla!

Può essere come dici, ma, potrebbe anche non essere così. Potrebbe anche essere che non sai ascoltare, quando la vita ti “parla”. Non ricordo se ti sei detta una credente, ma giusto per amor di tesi, ti reputerò tale. Come credente sai che la vita, ha due piani di vita. Nel piano superiore, è collocata, (o meglio, abbiamo collocato) l’Entità creante. Se ammettiamo che quest’Entità creante sia vita, necessariamente ha “parola”. La parola, è l’emozione della vita che dice sé stessa. Siccome è il Principio che ha originato il suo principio, quale parola può dire quest’Entità? Direi che può dire se stessa. Quindi, essendo vita, la sua parola è: vita! E la vita è! [Detta e finita, questa è la Genesi “per Damasco”] In quanto prima vita, è un principio assoluto. Chi è principio assoluto, non può dire nulla di non assoluto. Pertanto, vita, è l’unica Parola di quel Principio. Scendiamo adesso su questo piano di vita. Anche qui, tu dici, la vita è quello che sopra affermi. Potrebbe essere, ma a mio avviso così non è. Su questo piano di vita le emozioni sono molte, pertanto, sono anche molte le parole che ci fa dire. Fra tante parole, quali, quelle del nostro principio di vita? Fondamentalmente, sono tre: depressione, esaltazione, pace! Depressione, quando, per eccesso o difetto di informazioni sbagliamo contro il Corpo. Esaltazione, quando per eccesso di informazioni sbagliamo contro la Mente. Pace, quando vi è corrispondente incontro fra le emozioni del Corpo e quelle della Mente. Vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra Corpo, Mente e Spirito. Lo Spirito, è la forza della vita, che si origina in ragione del Bene nel Corpo, e del Vero nella Mente. In ragione dell’infinita dinamicità dei rapporti emozionali nel mondo personale che si pone in relazione con le infinite dinamicità del mondo esteriore, direi che le parole che ci dice la vita sono infinite, altro, che la “muta” che dici! Mi piace, l’idea di vederti come una badante che assiste la vita ormai vecchierella. Mi fa tenerezza, ma per i modi sopra esposti mi risulta che sia la vita ad assistere te, non, il contrario. Siccome ha non poco e non pochi da assistere, delega il compito ad un’altra badante: il discernimento! Non dirmi che non l’hai mai ascoltato, vero?! E, se l’hai ascoltato come fai a dire che la vita è muta? Infine, solo gli animali sono solamente vivi. Se ne accompagni al macello, però, potrebbe venirti l’idea che sappiano di esserlo! Come l’umanità certamente no, ma cosa esclude che lo sappiano perché, pur sentendolo non c’è lo possono dire a causa della differenza fra il nostro linguaggio e il loro? Ciò fa pensare che, almeno in potenza, neanche loro sono solamente vivi.

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La parola è l’emozione della vita che dice sé stessa.

Da ciò ne consegue che dico quello che sono: vita. Tuttavia, nessun Uomo è un’isola a vedere di quel Poeta (ed anche a mio vedere) il che significa che sono parte di un Tutto. Di conseguenza, nell’emozione della vita che dice sé stessa vi è anche parte di quel Tutto. Cogliamo parte di quel Tutto tanto quanto siamo coscienti dell’esistenza di quel Tutto. In ragione, dello stato della corrispondenza fra noi e il senso del Tutto, si diventa in grado di cogliere anche la Sua emozione, e quindi, di cogliere nelle nostre parole Il nostro verbo)  anche la Parola del Tutto, cioè, il suo Verbo. Ora, volete essere degli illuminati, o profeti, o guru? Semplice! Altro non avete che da farvi vita della Vita. Problemi? Certamente! La mente che non procede, secondo i suoi passi, rischia di trovare non pochi sassi sul suo cammino.

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C’è stato chi non ha creduto …

C’è stato chi non ha creduto al mio profilo di persona come tante, così, ha preferito credermi un illuminato, profeta, guru, e via similando. A questi, ho dato un’unica risposta: macché, macché, macché! In me, non c’è nulla di diverso da altri. Neanche la mia sessualità, tutto considerato, non è diversa da quella etero. Ho amato l’uomo, infatti, come uomo che ama una donna, e/o, come donna ama l’uomo. Di diverso, forse, ho un superato uso degli attributi o degli orifizi, ma è una diversità che ha fatto scuola anche presso gli etero, quindi, è andata a ramengo anche quella mia specificità in amare. Allora, tolto di mezzo le quisquilie, io sono quello che sono, non quello che posso sembrar. Perché posso sembrare un illuminato, o profeta, o guru, e via similando? A mio avviso, (e forse, forse, e ancora forse) perché dico cose vecchie in modo non vecchio. Forse, perché non dico sulla vita le solite minestre riscaldate: almeno, non mi pare.

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Il Profeta e l’eredità di Fatima

Tutto è dato dal Clemente e dal Misericordioso, quindi, sia l’atto felice, che il non felice ai nostro occhi, ma non ai Suoi, in quanto, essendo il Luogo di ogni verità, è anche il Luogo di ogni necessità della vita. Atto non felice agli occhi del Profeta, fu il decesso dei suoi figli maschi. Atto felice presso il Profeta, fu la presenza di Fatima. Se tutto è dato dal Clemente e dal Misericordioso, mi chiedo, perché l’Islam degli inizi non confermò la voce di Fatima come secondo Messaggero?

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Spiriti della vita, o spiriti della mente?

C’è chi sostiene che non esiste un sovra stato della vita, e che, quindi, non esistono neanche gli spiriti soprannaturali. Chi è di questa opinione afferma che gli “spiriti”, non sono altro che voci sovra mentali. Soprannaturali o sovra mentali che sia, non sono “realtà” verificabili. Il problema che ci pone lo spiritismo, pertanto, non è – esistono o non esistono gli spiriti? – ma, indipendentemente dal luogo di provenienza, se sono o non sono spiritualmente attendibili. Dal momento che al di fuori dello stato naturale della vita esiste il male, e dal momento che al di fuori dello stato della mente esiste l’errore, in ogni caso, non possiamo considerare attendibili quelle voci. Per quell’inattendibilità, diventa inattendibile anche chi le segue. Non tanto perché alunni del male, (per esserlo è necessario perseguirlo in piena coscienza), ma perché alunni dell’errore, quando non maestri.

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Il Ministero di Bertinotti.

Lo sfoggio della forza dell’apparato tecnico militare italiano, serenamente, mi mette tenerezza. Altri Paesi, (non tanto distanti da noi), possono indubbiamente di più. Ovviamente, la mia opinione, nulla tocca del valore della forza del Soldato italiano, perché, questo, è un altro discorso! Per quanto detto, concordo con Bertinotti, quando dice che la parata dei mezzi della forza del Soldato italiano è diventata superflua. Ben altra cosa, la parata della forza dell’umanità, del Soldato Cittadino. E, questo discorso, condivido. E’ ben vero che sogno un mondo senza soldati, ma, in attesa di questo, prendo atto di ciò che è.

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Le amputazione nel cuore.

Ogni separazione è un’amputazione. E l’arto, amputato, si chiama “fantasma”, appunto, perché lo si sente ancora, come se ancora ci fosse. Così, è, per ogni “fantasma” d’amore, o d’amante. L’importante, è ricominciar a camminare bene, con un altro “arto”: altro amore o altro amante che sia.

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Anelli e Pollici.

Il pollice simbolizza maggiormente la virilità maschile. Non perché sia più lungo delle altre dita ma perché più grosso e quindi, vissuto come più grande. L’anello simbolizza l’unione. Si può dire, pertanto, che un anello attorno al pollice in – corona il simbolo della maggior potenza sessuale. In genere, l’anello è in argento o in acciaio. In quanto variazioni di lucentezza, quei metalli portano molteplici significati di verità che è simbolicamente detta dalla limpidità di quei metalli. Dall’insieme delle ipotesi, quindi, di chi porta un anello sul pollice si può dire che il suo pene necessita di una unione sovrana dai veri significati, oppure, di una unione che riveli e/o copra i grandi significati indicati dall’anello.

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“La favola di Cristo”

Ho appena finito di leggere, “La Favola di Cristo”, libro denuncia di Luigi Cascioli.it La mia ragione religiosa, aveva già intuito la favola, in quella storia. Tanto che, se quella storia fosse una barca, da quella, ero già sceso, sia pure a malincuore. Malincuore, perché amo, la figura di quel Capitano. Non tanto perché era, (o non era), quello che di Lui hanno detto, ma per i messaggi, che hanno detto di Lui, anche se, magari, Lui non li ha mai detti. Conserverò comunque, quei messaggi. Nelle mie onde, sarò, la bottiglia che li contiene. Nelle mie onde, anche sarò, chi li rilegge. In quelli, dividerò, “il grano dalla pula” Terrò il grano che contiene, i principi universali. Brucerò la pula che contiene i particolari.

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Le domande della vita

A P. ho detto che la vita, è solo Bene. Mi dirai, allora, Lettore, perché, ne troviamo gran poco, o quanto meno, da non bastarci mai? Per vita, intendo, il Bene della Natura, il Vero della Cultura, il Giusto dello Spirito. Questi, i principi del Principio. Da questi principi del Principio, si è originato, il vivere. Come dire che la Potenza, (la Vita), ha originato l’Atto, che è la nostra vita. Il vivere, è stato di infiniti stati della corrispondenza fra i nostri stati. Gli stessi del Principio. Ciò che differenzia gli stati del Principio, dai nostri, non è una diversa quantità di stati, ma la diversità dello stato: supremo nel Principio; quello che è, nel nostro principio.

Il Principio della vita, (la vita che in molti modi chiamiamo), non può contenere che sé stesso. Se contenesse altro da sé, non sarebbe Assoluto, in quanto conterrebbe due principi. Se il Principio contiene la vita; e se, in quello, la vita è assoluta corrispondenza di stati; e se il Bene è il suo stato di principio, ne consegue, che non può contenere il male. Per “male”, intendo, dolore naturale e spirituale, da errore culturale. Può, un principio assoluto, contenere uno stato di vita a sé opposto? Non so voi, ma io non c’è lo vedo proprio!

Può un principio conseguente all’Assoluto, contenere degli opposti principi, cioè, il male opposto al bene? Direi di sì! Perché? Perché la vita attuata ha due principi: quello del Principio, (la vita come potenza), e quello del proprio principio, appunto, la vita, come atto in atto. Allora, per favore, Palarosa, quando parliamo di dolore nella vita, facciamo a meno di alzare gli occhi al cielo. Guardiamoci dentro! A me non risulta, “che la vita ci chiede di soffrire”. A me risulta, che ci chieda di vivere! E, se il nostro vivere ha della sofferenza, che centra, la vita, che di per sé, è solo Bene! Se è, solo Bene, (smentiscimi l’affermazione, per favore), posso non pensare che l’implichiamo nella nostra sofferenza, perché la posizione del giudice, è certamente più comoda, di quella dell’imputato?

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No, il Leopardi non aveva ragione!

Sono andato in banca a controllare una spesa. Alla Marta (simpaticicissima sirena nel suo ruolo) dico che ormai la memoria sta andando a ramengo, e che porti pazienza se, al caso, non si dovrà meravigliare se gli porgerò delle domande già fatte. Uscendo, saluto lei e la sua collega commentando così la mia mnemonica situazione: bella cosa, in fondo, che alla vitalità andante, la vita tolga la memoria, perché a fronte di diversi e/o anche pesanti contro, c’è n’è uno a favore: ci impedisce di ricordare quanto siamo stati incoscienti! Più che una vita matrignosa, allora, in quel caso vedo una vita misericordiosa.
ps. Non sussultino quelli che supportano gli alzaimer. Non sto parlando di malattia, ma solo di un naturale declino.

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Spiegato il mistero della trinità vado a fare un giretto.

Non do del tu, neanche al più inqualificabile degli individui, quindi, perché dovrei chiamare per nome la suprema identità della vita? Per millantare credito? Figuriamoci! Lo chiamo, quindi, per attributo: Principio. Il Principio della vita, è la vita che ha attuato il Suo principio, e poi il nostro. Come vedi già da qui, neanch’io sono tanto canonico! Il Principio della Vita, è Natura, perché è quello che è, è Cultura, perché è quello che sa; è Spirito, (la forza della vita), che corrisponde dalla relazione fra ciò che è e sa. Cosa sia e cosa sappia, non ne ho la più pallida idea. Ma, quale la Sua forza, (il Suo spirito), bèh! basta guardarsi attorno. Guarda che io non sono un panteista. Non vedo la vita del Principio nelle cose, ma solo la sua forza. Vedo, cioè, il terzo stato della Sua vita. La vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra i suoi stati, appunto, Natura, Cultura, Spirito. Avendo tre stati, ed essendoci corrispondenza di vita fra di quelli, la vita principiata dal Principio, è trinitario – unitaria. Essendo suprema, la vita del principio è la somma trinità dei suoi stati. Per questo, è anche detto: l’Uno. E adesso che ti ho spiegato il mistero della “santissima trinità”, vado a farmi un giretto: vuoi per non gonfiare la vita a te, vuoi per far sgonfiare la testa a me.

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Immobile, o Mobile?

Nello scritto “Dio esiste nel pianto di un bambino”, sostengo che è Motore. Come Motore, l’hanno detto “Immobile”. L’unica vita immobile che conosco, è quella dei sassi! Che forse, Dio, è un Sommo Sasso? Se non lo è, allora, non può essere che Mobile! Il come sia Mobile è al di fuori della mia conoscenza, come, credo, al di fuori della conoscenza di chi l’ha detto Immobile. Tuttavia, un’ideuzza c’è l’avrei! Se ammettiamo, che, vita, sia corrispondenza di stati fra Natura, Cultura e Spirito, quello che è della Somiglianza non può non essere dell’Immagine della vita. Se ammettiamo che la vita divina è somma, somma sarà la corrispondenza dei suoi stati. Il che vuol dire, che la Sua trinità, si congiunge nell’unità. Si congiunge al punto da diventare Immobile? Per quello che se so, potrebbe anche essere, ma, se è vita, non può essere. Ora, immaginiamoLo come Cuore della vita. In noi, in ragione delle condizioni fisico – psichiche, il cuore pulsa un tanto al minuto. Adesso, quel cuore, (il divino), immaginiamolo come l’hanno sempre definito: eterno. Pulserà, quindi, secondo quel tempo. Allora, è Motore immobile, o siamo noi che definiamo Immobile, quello che, Mobile, non possiamo vedere come neanche immaginare?

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A proposito di Credo e di Verità, ti mando alcune considerazioni.

A proposito di Credo e Verità: come capire (e distinguere) lo stato divino da quello umano in tutti quelli che si nomino variamente delegati ad interpretare la parola divina? Se solo torniamo daccapo, (al Principio di ogni principio), la risposta viene quasi da sé. Il Principio (Dio, comunque lo si nomini o lo si conosca) è il massimo stato della comunione fra i suoi stati. Se unità prima è l’Uno. Chi ha raggiunto il massimo stato della comunione fra i suoi stati, non può avere in sé nessun dissidio. L’assenza di ogni dissidio permette quella massima comunione di sé, (e di sé con altro da sé), che chiamiamo amore. Il Principio della vita, pertanto, essendo lo stato della massima comunione fra i suoi stati, è la massima immagine dell’amore. In quanto tale divina, dal momento che nell’umana non è possibile annullare (in assoluto) la presenza del dissidio. Se lo stato della comunione detta dall’amore, è il segno della presenza divina in quella umana, ne consegue, che tutto quello che unisce è proprio dello spirito divino, e tutto quello che separa è proprio dello spirito umano. Lo Spirito divino è la forza, (fiato, soffio, o parola che si voglia dire), che ha originato la vita. Vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra i suoi stati. Infinite le corrispondenze fra gli stati della vita, ed infinite le forme di vita. Ad ogni forma di vita, la sua conoscenza del Principio che l’ha originata. La massima conoscenza non può non portare al massimo principio, quindi, direi necessariamente, tutte le vie della vita non possono non convergere che verso l’Unico principio. Se l’Amore è Maestro di Comunione fra vita e vita, allora, l’amore che unisce ogni Via con la Verità della Vita, è il revisore di ogni scritto sinora composto su L’Amore, cioè, sul Padre. Mi si dirà: come porre in comunione le più diverse culture della vita? Il come non lo so, ma se da quell’impresa di comunione è assente il dolore, quel come, non potrà non essere vero. Perché a segnare una verità deve proprio essere il dolore, e non un superiore pensiero? Semplice! Perché il Principio della vita è il Bene: ed il bene sente il vero, anche quando il vero non sempre sa.

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“Ognuno uccide quello che ama” dice la canzone.

Direi, invece, che si uccide quando l’amore (o meglio, una passione) diventa l’intossicante droga che fissa l’arbitrio.

Quando intossicano un arbitrio di fissazione, tutte le passioni diventano droghe. Con le sentimentali, anche le politiche, e anche le religiose: giusto per citare le maggiori “bustine”: in genere, sconsideratamente “tagliate”.

Nessuna onesta passione si propone lo scopo di fissare l’arbitrio di chi conquista. Allora, perché succede? Direi, perché vi sono dei sedotti che esistono a sé stessi, solo se si sentono dipendenti in toto da chi (persona e/o pensiero) hanno eletto a fondante ragione.

Una qualsiasi fondante ragione è un amore solo se coscientemente condivisa, e tanto quanto è condivisa. In assenza della volontà di paritaria condivisione, e nella volontà di perseguire comunque la passione sentita dal solo sedotto, si origina lo stupro della volontà altra quando non lo stupro della vita altra.

Chi uccide la causa accidentale di una intossicata e intossicante passione, altro non fa che sostituire la causa di tossicodipendenza da fissata passione con un’altra fissante passione: l’accecamento del fallimento.

Chi uccide chi ama non esce più da quell’ergastolo.

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Caro amico, ci sono “pere” e “pere”.

Amico mio, dopo la morte dell’Amato mi sono reso conto di essere diventato schizofrenico. Forse lo ero anche prima ma non me ero mai reso conto. Certamente non lo sono in senso patologico (almeno penso) ma (sia pure per inscindibili intenti, modi, emozioni, azioni) certamente per il mio essere unito e nel contempo scisso dalla vita altra.

Gli psichiatri del Sert dove seguivo un gruppo di ragazzacci con identità talmente confermata da offrire ben poco fianco a salvifiche conversioni, sostenevano che stavo cercando un amante. Capirai! Erano quasi tutti sieropositivi, di ben poca presa erotica, e presi da ben altre storie. Non sono mai stato così cretino da non vedere e capire che se anche ne avessi avuto il più segreto intento, nulle le speranze. Tuttavia, sia pure a loro insaputa, non avevano del tutto torto. Non era una personalità amante che cercavo infatti; cercavo la personalità amore. Se in loro no, dove? Se nella loro vita, no, in quella della vita che era nella loro.

Per tale scelta (vista non certo dalla sera alla mattina e neanche aprioristicamente concepita) ero nel loro vissuto (emozionalmente parlando) e nel contempo diviso. La scissione, mi permetteva di essere indipendente dalla loro soggettiva identità, e nel contempo dipendente dalla loro soggettiva e/o complessiva vita, secondo il caso e/o la necessità ausiliare.

Considererai dunque, che ci sono “pere” e “pere” da cui dipendere e che ogni “pera” non è esente da “tagli” (passive schifezze nelle loro bustine come sai bene) ma anche attive portatrici di vita nella mia come in altre simili alla mia; ma vaglielo a dire agli psichiatri in convenzione con i libri studiati, e a mio sapere, anche loro dissociati da una realtà che è come un caleidoscopio.

Da bambini dei tempi di Berta filava, li facevamo rendendo tubo un cartone. Da una parte ci mettevamo due vetri e fra i due vetri dei pezzettini di stagnola di vari colori. Ruotando il tubo, i pezzettini formavano delle figure sempre nuove: astratte, naturalmente. Sai che ti dico? Gli psichiatri dei Sert (almeno di quelli di Verona) non fanno girare il tubo/realtà, così, vedono sempre la stessa immagine del “tossico”.

Vero è che ci sono di quelli che ci provano a far girare il tubo. Vero è, che le immagini sempre diverse che scoprono (per quanto comprese e giustamente interpretate) non ci stanno nelle cornici pattuite dai convenzionali progetti sociali. Si, lo devo ammettere. Gli psichiatri, vinti da canoni non “professionali”, per via di schizofrenia sono certamente messi peggio di me, e non è detto, che lo stipendio che comunque ne ricavano, sia sufficiente antidepressivo.

Cosa ha permesso a me di non diventare uno stabilmente depresso viste le inevitabili frustrazioni che infettano l’animo di chi percorre la strada dell’anti tossicodipendenza?

Direi la possibilità di evadere dalla situazione quando si appesantiva oltre misura, rifugiandomi nella volontà della vita, bel detta dal proverbio: cosa fatta, capo ha!

Il proverbio sembra essere la morale che consola i fallimenti e/o i falliti. A mio vedere, invece, la morale dice che la dove non comprendiamo, è la vita a com_prendere. Fallire, quindi, è ostinarsi a non passargli il testimone.

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Le ragioni della vita e quelle dei mummificatori

Perché l’Omosessualità femminile suscita meno contrasto della maschile nei casi di adozione? Mi rispondo: perché, è personalità materna più mimetizzabile negli odierni schemi in quanto donna.

Anche nella coppia lesbica vi è la figura più determinante, e in questo senso, maschile, e quindi, psicologicamente “papà “. Lo stesso nella coppia Gay: vi è la figura più accogliente dell’altra, e in questo senso, più femminile e quindi psicologicamente “mamma”. Non per questo, però, “mimetizzabile” negli schemi, perché nell’apparenza fisica rimane pur sempre un maschio uomo, e quindi, di predestinata figura paterna.

Anche nella coppia etero, non sempre la figura maschile (la determinante) è quella dell’uomo, quindi, lo dovremmo dire e riconoscere come psicologicamente mamma perché accogliente. Invece no, perché gli schemi odierni ci sono socialmente sovrani.

Certamente sovrani secondo Natura, ma, che senso ha sostenere il predominio secondo Natura, quando la Cultura testimonia maggiormente l’evoluzone e la ragione della vita?

Indubitabile il senso biologico, ma la Natura rimane pur sempre l’invaso di ciò che pensa la Cultura. Allora, in quale parte della vita ritrovare dei principi che la vita stessa rende così caleidoscopici? A mio pensare, nella sua forza.

La conosciamo come Spirito.

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Quale pedagogia adottare nel periodo prevalentemente naturale del bambino?

Non so se nella mente o se nel gozzo, ma da tempo per la vita mi gira una questione: quale pedagogia adottare nel periodo prevalentemente naturale del bambino?

Per prevalentemente naturale intendo la fase in cui il bambino capisce secondo il sentire. Ancora non sa, infatti, circa quello che sente; è il periodo che precede la parola. A favore di un miglior agire in questo momento dell’età, non ricordo d’aver letto niente, e neanche sono preparato. Oso sostenere le mie opinioni qui ed ora, solo perché, pur non essendo padre ho istinto paternale, e pur non essendo madre, (ovviamente) ho quello maternale. Adottivi o no che si sia, dove non si è naturalmente genitori, può farlo diventare un modo di concepire la vita.

Dicevo che il bambino di quel periodo impara a conoscere attraverso quello che sente. Cosa, sente delle figure genitoriali? Nel suo principio, i suoni. Di base e di prevalenza, due: il suono alto (variabilmente acuto) e il suono basso: variabilmente grave. Generalizzando e sempificando, direi che il suono alto e variabilmente acuto appartiene alla femmina. Generalizzando e sempificando, direi che il suono basso (variabilmente grave) appartiene al maschio.

Si potrebbe sostenere, che il primo è via del sì, mentre l’altro è via del no. E’ via del sì, quello della femmina perché al tono variabilmente acuto si accompagna la cura; cura che il bambino potrebbe sentire (poiché lo fa stare bene) come proseguo del ventre naturale dove SI stava bene.

Si potrebbe dire che il tono basso è via del no, perché, o non l’avverte come “ventre” (quella voce) o l’avverte come ventre dal quale sente, o di non essere uscito (da quel bene) o di non esserci stato. Lo sente, quindi, come separato da sè, quindi, come un NO.

Ciò che sostengo non è da considerarsi assoluto, naturalmente, perché la vita, nella relazione di corrispondenza fra lo stato mascile (il determinante in prevalenza) e quello femminile, (in prevalenza l’accogliente) è stato di infiniti stati di vita, e quindi, di emozioni che il bambino tradurrà in vocali “concetti” prima e in parole dopo.

APRO UNA PARENTESI: In ogni genere di coppia vi è il carattere accogliente e quello determinante, quindi, in ogni genere di coppia vi l’emozione prevalentemente maschile (quella bassa) anche se formata da donne, o prevalentemente femminile (quella alta) anche se formata da maschi. Così l’opposto, e così in ogni genere di corrispondenza di vita fra identità. Non per ultimo, non è alto o basso ciò che noi sentiamo alto o basso, ma quello che sente il bambino come alto o basso. Si potrebbe dire, allora, che (indipendentemente dal sesso) è il bambino che dice (in ragione dell’impronta tonale che l’ha prevalentemente cresciuto) chi (a livello culturale e/o psicologico) gli è padre o madre. CHIUDO LA PARENTESI.

Secondo quanto ipotizzo (dico ipotizzo perché non so se sto scoprendo l’ombrello) si potrebbe dire che la pedagogia di quel periodo non può non essere che magistralmente binaria: SI o NO. E’ vero che anche il tono variabilmente acuto può essere sentito come NO, ma è un tono che, come dicevo, ha la cura come immediata conseguenza. Potrebbe diventare, quindi, un SO, cioè, un NO emozionalmente interpretabile.

Lo stesso potrebbe valere per il tono basso, e diventare un interpretabile NI, ogni qual volta quel suono non ha, come conseguenza, una ferma cura e/o reazione. Una cura è ferma quando non soggiace a psicologici e/o emotivi “ricatti” e/o concessioni. A proposito di emotivi ricatti, il bambino è un indubbio bandito. Che non sappia quanto lo è, per i genitori prima e per gli insegnanti poi, è una grande fortuna! Come tutte le fortune, non dura.

Tutto considerato, la basica pedagogia che esprimo non è molto diversa da quella che si usa nell’addestramento degli animali. Come i bambini, infatti, sentono suoni ed emozioni, non, parole dalle quali tirar fuori concetti. Al più, e necessariamente, tirar fuori, azioni di risposta; che è esattamente quello che si vuol imprimere in un infante, e cioè, la capacità di agire e perseguire certi comportamenti a comando, non ancora potendo riuscirci noi, secondo il suo discernimento.

Una sovrapposizione di comando fra le due voci, da un lato, alimenta la capacità interpretativa delle emozioni che gli si comunica, (ed è o potrebbe essere una futura richezza a livello identitario) ma, dall’altro, rischia di metterlo in confusione; ed è o potrebbe essere un futuro guaio. Come se ne viene fuori? Direi, facendo in modo che la figura che di volta in volta cura l’infante non debba uscire dai binari culturali, naturalmente imposti dal tono.

E’ vero che il bambino sente alto o basso ciò che per lui è alto o basso; e’ vero che per questo farà propri i binari con cui lo introduciamo alla vita; è vero che potrebbe procedere per stazioni non previste dai genitori, ma è per questo che ogni vita ha, (ed è) di che non essere una eguale all’altra.

Si tratta quindi di decidere a cosa si vuole dare vita e per chi. Come premesso all’inizio non ho debite conoscenze, al più, cuore. Quando mai il cuore è riuscito a separare il grano dall’oglio! Non mi resta quindi, che postare sta’ roba così come sta, perché, dice il detto, cosa fatta, capo avrà!

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Diventiamo possessivi…

… quando siamo insicuri del bene dell’altro, o non sicuri di essere il bene dell’altro. Diventiamo gelosi, quando non siamo sicuri della verità dell’altro, o non sicuri di essere il vero dell’altro.

In questi casi, dovremmo sempre chiederci: cosa amiamo di più? Le emozioni dell’amore, o quelle del dolore?

E se si sovrappongono (come generalmente succede) quale sovrano adoriamo?

L’amante altro, o l’amante che siamo?

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Come le stelle non più figli. Lettera aperta ai figli delle stelle.

Mi capitano solo brutte avventure, diceva un figlio delle stelle alla vicina sorella. Mia cara, gli rispose quella. Neanche i firmamenti che sinora hai illuminato sia pure con luce riflessa, sono come quelli di una volta! C’era la costellazione della speranza, una volta, e sia pure distante anni luce, il pianeta futuro. Ora, l’atmosfera si è rarefatta. Questo ci affatica il respiro. Appesantisce il passo del nostro gravitare attorno ad asteroidi che dicevamo astri, non tanto perché brillanti loro, ma perché incantati dalla nostra voglia di brillare su di loro. Appena sotto la chimica del nome di quegli astri, ora c’è solamente del sasso coperto da una polvere che li rende friabili come meringhe. Sino a che la polvere staalmeno, ma sino a che sta, pare pregiato marmo, a noi, stelle non cretine se non per parte presa in quella parte che diciamo nelle nostre storie, o che raccontano le nostre tragedie. No, figlio delle stelle. La notte no.

Non più.

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Anche l’Amato andava a picchiar froci da giovane

… ma quando è mancato, con lui c’era un Frocio. Non c’ero, sai, perché era finalmente diventato cosciente di una possibile frociaggine, ma perché cosciente di esser stato amato, sia pure da un Frocio. No, per me, gli anti frocio non sono dei froci mancati. Sono dei maschi, a cui manca un maschio per sentirsi amati come maschi. Tutto considerato, sono degli orfani. Essere Froci, invece, significa amare uomini ed essere amati da uomini. Non ti sfugga la differenza.

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Quale futuro ti aspetta mio caro Al Haiat?

Sono uscito con un amico ieri sera. Sapevo di fare un po’ tardi, ma sapevo anche che hai il mio numero cell. Non hai chiamato. Non sei venuto.

Pioveva.

Parecchio.

Avrei potuto chiamarti io.

Non l’ho fatto perché poteva sembrarti un’insistenza. Fatto sta, che ti hanno trovato sotto un ponte. Il che sarebbe niente, se con te non avessero trovato il tuo decreto d’espulsione.

Ti fermeranno una notte da qualche parte ma poi ti lasceranno andare. Cosa vuoi che facciano! Le galere sono piene, e per di più costose. A Verona non mi risulta che ci siano campi di contenimento per immigrati. Non ancora, almeno. D’altra parte, non sei un delinquente d’ufficio come lo diventerai non appena andrà in vigore il reato di immigrazione clandestina. Non so se ti reputeranno così pericoloso per l’Italia da meritare l’espulsione forzata, ma se dipendesse da me, te la darei se non altro perché stai diventando pericoloso per te stesso. Non si sa in quanti modo te l’ho fatto capire: e tu li hai capiti tutti, o meglio, li ha capiti la tua ragione, ma la tua ragione non è ancora stata capace di farli sentire alla tua emozione.

Insciallah?

“Non ho niente. Sono senza lavoro, Vitaliano! Sono stanco di questa vita.”

E, te credo, ma se non hai uno straccio di documento non puoi trovare lavoro. Lo stentato italiano che parli, non può farti trovare un lavoro.”

“Sono un elettricista capace, Vitaliano.”

E te credo, ma, quanto tecnicamente aggiornato? Quanto, puoi documentarlo? Con che scuole professionali? Con che referenze? Se non hai risposte per queste domande, altro non ti resta che dell’attività generica, e genericamente pagata: se pagata.

Hai 28 anni. Non lo si direbbe quanto sorridi, ma un bel sorriso non fa stipendi. Non di sicuri, almeno. Non di quelli da sudore, almeno.

Che ci fai, ancora qui, mio caro Al Haiat?

“Mio padre m’ha dato 5000 mila euro per venire in Italia. Come faccio a tornare senza niente?”

Capisco, ma, e qui, come farai ad andare avanti senza niente?

Insciallah?

Penso di rivederti questa sera, o al massimo domani sera. Tornerai senza soldi, senza sigarette, senza aver mangiato, e con il bisogno di lavarti. Non perché sei sporco. Perché non sopporti di pensarti sporco. O perché non sopporti di pensare che lo sia la vita.

Da me ti laverai, fumerai, mangerai, e, forse, ti rifugerai in quell’anfratto che diciamo far l’amore. E dopo?

Insciallah?

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I desideri del piacere, non necessariamente sono i desideri dell’identità.

Vi sono identità, che sotto la spinta del desiderio, si spogliano della personalità sessuale di prevalenza, e si vestono con un altra. Così, vi è la personalità etero che si veste di omosessualità, come l’opposto. Nella personalità cosciente di questa dinamica non vi è problema. Il problema invece, accade nelle personalità scardinate dalla propria sessualità, a causa della forza data dalla somma di desideri: somma tanto più forte, quanto più non vissuta, e/o, peggio ancora, negata. Se il desiderio permette la spoliazione della personale norma, cosa permette il rivestirsi? Ovviamente, la realizzazione di quanto desiderato. Ora, ammettiamo il caso di un rapporto fra una identità chiaramente omosessuale, e una identità omosessuale perché spinta da un possibile desiderio di simile. Dopo l’orgasmo, come si rivestiranno? Da simili, certamente no. Si rivestiranno, quindi, con i propri abiti: l’omosessuale con i suoi, e l’etero con i propri. Rivestiti, non è più un eguale, quello che l’omosessuale si trova di fronte: è un diverso. Nei casi di ristretta e/o condizionata visione della propria sessualità, (magari condizionata sino al dissidio psicologico) come reagirà, quel diverso travestito da eguale, nei confronti di chi l’ha fatto sentire simile all’amante, e quindi, para omosessuale? Per evitare spiacevoli guai, (guai anche pesanti, guai anche mortali) sarà meglio mettere in conto anche la risposta a questa domanda. L’invito non è diretto solo ai Finocchi. Anche le donne possono essere vittime di una omosessualità che si traveste da eterosessualità. Giungo a pensare, che anche le madri ed anche i padri, possono essere le vittime di un costretto travestimento, quando “chiedono” ad un figlio, di vestirsi di quello che non è.

ps. Per “abito”, intendo una forma mentale.

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Perché gli uomini uccidono le donne?

Principalmente, perché la Donna è quel complemento personale e storico che permette all’Uomo di fondare sia la sua identità personale e di vita, che la sua fede nella sua potenza. Se ne renda conto o meno, ma la Donna che rifiuta questo percorso, e/o lo interrompe, altera quel progetto il più delle volte anche inconsapevolmente. Consapevole lo è ,solo nel suo desiderio di liberazione. Ciò vuol dire che la Donna deve irrimediabilmente sottostare al principio maschile della vita? No. La Donna (come d’altra parte l’Uomo) è esclusivamente sottoposta al principio della vita: essere e dare vita. Come? Secondo sé! E qui casca l’asino! Quanto è libera l’identità maschile e femminile di vivere e di unirsi ad altra vita secondo sé? A mio avviso lo è, solo nel credersi libera. La personalità non libera come anche quella che si crede libera, è morta molto prima che venga uccisa. In questa situazione, tentar altre scelte di vita da parte della donna, rischia di essere uno scomposto tentativo: quello di uscire dalla cassa in cui l’ha rinchiusa una disumana normalizzazione; e questo vale per tutti i sepolti di altro da sé.

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In oggetto: Soccorso per genitori con figli di altro letto.

Lettera al Direttore de L’Arena: sua Sede in Città. 

Stavo su una panchina a fumarmi una sigaretta (non dovrei!) quando, alla mente mi è tornato il ricordo che le racconto. Lo faccio, vuoi per la sua Cortese attenzione, vuoi per soggetti che sono come anch’io sono stato: figlio di un padre da seconde nozze. Sono passati più di sessantanni ma ricordo ancora la mia antipatia per l’essere che inaspettatamente si era messo  fra me e mia madre. Quando mi confermò che c’era, impulsivamente pensai: ma, ci sono io! Capirai che sostegno potevo dare a mia madre, io, inesistente per più motivi e casi e forse meno che decenne! Non poca acqua è passata sotto i ponti che ho attraversato, qualche volta temendo di finirci sotto, qualche volta temendo di buttarmi sotto. Solo adesso, che so distinguere, direi pienamente, quando va’ a coppe e quando va a spade, sento di poter dire la mia; e quella (lei consentendo) girerei ai figli e ai padri che sono forzatamente e ostilmente legati dal comune sentimento verso una donna: chi da figlio (quel sentimento) e chi da marito. Visto che solo i patti chiari permettono una vita lunga, ho strutturato la lettera come fosse un contratto notarile. Quello che propongo ad un padre per caso, è valido anche per una moglie per caso. 

Contratto d’Alleanza fra i figli di una moglie, è il marito che legalmente parlando diventa padre di prole da altro sangue:

 

Punto primo:

Io non sono tuo padre naturale ma la Legge mi obbliga ad esserlo culturalmente, indipendentemente dal fatto che fra di noi ci sia della condivisa stima e dell’affettività;

Punto secondo:

Il compito di gestire la famiglia è delle figure anagraficamente maggiori. Valuteremo assieme quando non umanamente, o quando immaturamente.

Punto terzo:

L’autorità derivata dalle norme sociali, non autorizza me (come neanche tua madre) a diventare i tuoi secondini. Le stesse norme, però, obbligano te a non metterci in quella condizione;

Punto quarto:

Nella tua vita può entrarci solo tua madre. Io, a tua richiesta: hai la mia disponibilità;

Punto quinto:

Comunque tu decida di viverti, tua madre ed io lasceremo al tuo discernimento il compito di valutarlo con giudizio. Se lo vorrai, dove il tuo giudizio manca della debita esperienza, aggiungeremo il nostro.

Punto sesto:

Fa in modo che la tua famiglia non debba mai patire il giudizio della società. Mi riferisco a quello non legale. Quello di altri generi e/o fonti trova il tempo che cerca. Dovesse succedere, comunque resterai nostro figlio, ma per il solo dovere, e solo perché la Legge c’è lo impone. Di fatto, e a ipotesi successa, non potremmo non viverti come un proliferante tumore. non necessariamente maligno, ma comunque portatore di “malattia”. Su questo punto, tua madre la pensa allo stesso modo.

 

Con i miei più Cordiali Saluti

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In amare c’è chi vede e chi stravede.

Non hai idea di quanti immaturi ho visto innamorarsi della barista (o del barista) perché non sapevano distinguere sorriso professionale da sorriso personale. Non hai idea di quanti clienti imbecilli, ho visto osar di pensarsi speciali, approfittando del fatto che non tutte (o tutti) si possono permettersi di pagare la soddisfazione di mandarli a fanculo con la perdita del lavoro! Il desiderio di potere è componente non trascurabile in amare. Vuoi per chi lo impone. Vuoi per chi lo cerca. Dico desiderio in amare e non in amore, perché l’amore, in quanto virtù, è il mezzo che sta in mezzo.

Solo la passione sta dove gli pare.

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Tutti miserelle le mie festività: una a parte.

Assieme ad una banda di amici siamo ospiti, l’Amato ed io, di un amico di Merano. L’amico aveva prenotato il Cenone in un ristorante quasi in montagna. Saliti per non si sa quanta strada siamo giunti a un incrocio posto in cima a un non so dove. Sui clivi della sottostante vallata, una marea di luci: così in cielo, di un indaco così consistente da parer materia, e così basso (pareva) da farci piegare il collo per non batterci la testa. Incantati, saremmo rimasti lì non si sa per quanto, ma non potevamo tardare oltre. Come serata volle giungemmo al ristorante. Nella sala, clientela numerosa e chiaramente alticcia. Siamo stati dirottati in una sala a parte. Non credo per malizia. Nessuna di noi era scandalosa, né in qualsiasi maniera fatta di qualsiasi cosa. Non sino all’aperitivo, perlomeno. Molto birrato e non poco cannato ho doverosamente recitato un divertimento che proprio non sentivo, ma che all’Amato dovevo far sentire. L’ho fatto anche ridere quando m’ha visto ballare, non meno elegante di un orso al risveglio dal letargo. Siamo tornati a casa, venati di malinconia, ricordo. La stessa che colpisce gli angeli quando toccano il suolo con le ali.

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Non esiste il diritto all’amplesso…

… ma, quanto possono sussistere due amori (e/o due amanti) se fra di loro è venuta meno la capacità di donare l’amplesso? Mi obiettano: bisogna vedere cosa intendi per sussistere. La intendo così. Fra i significati detti dai miei due spiriti guida (Devoto e Oli) ho scelto “sussistere = esser posto”. Ebbene, se non ricevo e non concedo il dono dell’amplesso, o non sono posto nell’amore che l’altro m’ha concesso, o escludo l’amore dell’altro dal posto che gli ho concesso. La chiesa parla di diritto – dovere. Non condivido gli amplessi comunque obbligati. C’è regola ma non vedo cuore. Nel dono, invece, è il cuore che si mette a posto.

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Ho fatto rientrare il principe.

Direi che è stato al freddo quanto basta.

M’ha telefonato il Piccolino. Stessa voce, ma altri toni. C’è freddo, fuori. Gli ho detto: vieni quando vuoi, ma sappi che ti devo parlare. Gli parlerò delle caratteristiche del vetro. Gli dirò che può anche batterlo, ma, occhio ai colpi! Potrebbero scheggiarlo ai bordi. Potrebbero incrinarlo al centro. Potrebbero romperlo. Se scheggiato ai bordi, l’intelaiatura potrebbe non reggerlo più. Se incrinato al centro, comunque permette il vedere, ma si vede anche l’incrinatura. Se rotto, non c’è niente da fare. Bisogna cambiarlo.

I sentimenti sono vetri.

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Trova amore e vero amore polacco dice Google.

Passi per il trovare l’amore, ma chissà com’è il vero amore polacco!

A mio vedere, amore è la capacità di storicizzare un sentimento. Dove non sappiamo renderla storia (o quanto meno la nostra storia) e dove non sappiamo reggerla (e/o malgrado noi non possiamo almeno sino a che non possa scriversi da sola, e/o non fare in modo che altri e/o altro la scrivano per noi quando non assieme a noi) di molto possiamo parlare, ma non d’amore. Certamente ci restano da scrivere (e da vivere) i racconti brevi.

E’ chiaro: sono ben altra cosa, ma mica per questo sono da buttare!

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Vi sarà ancora il rosa in lgbt dal mezzo del cammin di nostra vita?

Non lo penso.

In particolare dall’età in discorso, e mano a mano le ragioni del piacere lasceranno spazio a quelle del sapere, comincerà a cessare la passione per il corpo simile, ma non per questo l’amore per la mente simile, e neanche per la simile vita. L’amare di quell’età, solo si eleverà dalla base genitale, per posizionarsi principalmente presso la mentale e l’esistenziale. Alla spirituale, per chi si sentirà coinvolto con i principi che formano la spiritualità: il Bene per la Natura, il Vero per la Cultura, ed il Giusto per lo Spirito.

Per chi è sedotti dai portatori (persone e/o simboli di forza) dei principi della vita, invece, non di spiritualità si tratta, bensì di Spiritismo; rapporti con forze della vita di questo piano dell’esistenza, quanto, per chi ci crede, dell’inattendibile piano ulteriore.

In questa fase del vissuto che dico (e perché non si può non continuare amare, pena un anticipato morire) ci si ritroverà ad essere amanti della vita, (il tutto dal principio) indipendentemente, se compagna prossima (una vita) o se dell’altra non prossima. Sarà così, almeno per i non i finiti che pensano di essere (o che gli fanno credere di essere) i normali giunti alla penultima stazione della loro via crucis.

Ci si scoprirà, allora, noi, tutti maschi, se a determinare della vita (vuoi in un particolare vuoi nell’universale) sarà la nostra volontà, come ci si sentirà tutti femmina, (mentalmente donne) tanto quanto lasceremo che un particolare (quanto l’universale) determini la nostra.

Nel Tutto abbandonata la nostra (uso abbandono in senso islamico perché trovo che sia un principio divino) sarà la vita universale ad essere il nostro Uomo e la nostra Donna.

Dalla soggettiva Omosessualità su base genitale, così, ci ritroveremo a vivere la sessualità della vita: spirito Determinante se maschile e Accogliente se femminile. Ivi giunti, la nostra sessualità particolare cadrà “così come corpo morto cade”!

Non si illudano di sfuggire a questo destino gli etero prefabbricati e non. Succederà anche a loro! Purché non vogliano restare i sofferenti da norma che ancora non si rendono conto di essere; a meno che non sia questo quello che vogliono restare, ma, se è successo anche ai cosiddetti angeli, temo che non abbiano via alterna i cosiddetti normali per diritto di base.

Alla luce dell’evoluzione che affermo, solo la vita può dirsi l’unico medico che può curare la sessualità per la forma genitale simile. Se l’unico medico del nostro e dell’altrui sessualità è la vita, e se la vita è il percorso che dobbiamo fare per capirci e capirla, che senso hanno tutti i generi di barriere che impediscono il naturale raggiungimento della meta che ci sposerà con la Vita facendoci diventare l’unica carne che ci hanno sempre impedito di essere?

Li trovo solo nei sensi del potere. In quello psicologico – psichiatrico perché ha bisogno di malati. In quello sociale perché ha bisogno di sudditi. In quello religioso perché, oltre per il senso detto dal sociale (la sudditanza) ha bisogno di essere il consolatore delle vittime che contribuisce a creare per poterle, poi, “amorevolmente” possedere.

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“Badino le donne che intendono diventare madri in età non comune: agli occhi dei figli saranno a scadenza. “

Questa è l’implicita opinione che se ne ricava dalla lettera del signor Giorgio Vinco, la dove dice (a proposito della maternità della signora Giannini) che il bimbo avrà dell’amaro in bocca quando vedrà che le mamme dei suoi compagni (diversamente dalla propria) saranno molto più giovani e carine. E se, invece, l’amaro in bocca l’avesse il figlio trascurato di una madre molto più giovane e carina di una che cura il figlio con una maggior coscienza di sé come donna e come madre, appunto per avere una maggiore età, e quindi, una maggior esperienza di vita?

Direi proprio che il Vinco si è fissato in una idea di madre e che quetsa dovrebbe essere la meta di ogni madre. Niente di più ignorante e niente di più fallace.

Dove non vi è chiaro e continuo maltrattamento, ogni bambino valuta la madre in ragione degli schemi di appartenenza e di conseguente crescita. Al più, e ciò vale per tutti i casi, dalla valutazione ideale il non più bambino passerà a valuterà la madre in ragione del reale.

Dove si presenta questo passaggio, tutti i generi di madri sono a culturale scadenza, usino o no degli abbellenti artifici. A questo punto, però, a scadenza è la stessa vita, indipendentemente da come si presenta.

Per quanto mi è dato di conoscere, solo le madri dei preti sono a scandenza. Scadono, quando il figlio diventato prete sceglie un’altra madre: la chiesa.

Ci vorrà del tempo, ma anche di questa vedrà che usa abbellenti artifici. Al che, due le possibilità: o usa gli stessi artifici per non scadere come figlio, oppure, gli apparirà scaduta anche quella madre.

Pressoché rifatta in data Luglio 2018

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L’amore è ricerca di comunione.

Tanto quanto l’abbiamo raggiunta, e tanto quanto amiamo.

Può essere ricerca naturale (comunione fisica) culturale (comunione di pensiero) spirituale (comunione di elevati principi) e di vita per l’insieme dei principi raggiunti e reciprocamente adottati. Dopo di che, non dimentichiamo che alla scuola dell’amore si può essere bocciati, ripetenti o promossi. I promossi hanno bisogno solo del proprio e reciproco sentimento, mentre gli altri, ci riprovano come prima cercando con altra/o le stesse compensative ragioni, oppure, le diversificano inglobando anche altre ragioni e/o soggetti.

Nel dire cos’è l’amore dovremmo ben dire anche che cos’è la passione, e nel tentar di capire, tenere separati i due significati. Ora, per quanto riguarda l’amore che ho già detto è comunione nel termini espressi sopra. Per quanto riguarda la passione, invece, è diversa dall’amore in quanto, mentre l’amore ascolta la vita, la passione ascolta solo sé stessa.

In quanto ascolto della vita, l’amore dura sino a che si sa e/o si vuole ascoltarla: vuoi quella di sé e dell’altro/a, vuoi la complessiva. Della passione, invece, sappiamo tutti che è una emozione a termine perché, dando risposte emozionali quasi sempre simili si consuma; ed è appunto per questo che ne cerchiamo di nuove. Lo facciamo perché finisce l’amore, diciamo, equivocando. Non è così! Lo facciamo, perché, a finire, è l’amore per il corpo amato, appunto, a causa dell’emozionale consunzione.

La dove finisce l’amore per il corpo amato, ma non finisce la comunione per e con la vita amata, allora, l’amore compensa ciò che si perde nell’esaurimento della passione. Quanti “femminicidi” in meno, come quanti “maschicidi” in meno se vivessimo queste parti di cuore e di vita.

ps. Vi chiedo di non accogliere questo scritto come fosse la supponente lezioncina del maestro! Non avete idea che culo m’ha fatto la vita per farmela capire!

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Verona: via XX Settembre

Pedalando ed esplorando.

Dovrebbero chiamarla via delle Nazioni. Ci sono, pressoché tutte le africane, e diverse Indiane e dell’Est. Gli abitanti di quella strada, sono disordinatissimi, coloratissimi, vocianti. Sono, fòra come i balconi: balconi nel senso di luoghi dell’affaccio sulla strada_vita. Sono, degli descamisadi: nel senso di privi di quell’abito che si chiama comune educazione. Sono, degli scuerciadi: nel senso di senza il coperchio delle nostre sovrastrutture; di una naturalità primitiva per quello e per come li vedo agire. Ci vado, quando ho bisogno di ricaricare la batteria delle emozioni. Ne sono affascinato. E’ indubbio che lo sono per le tensioni, e tentazioni erotiche che mi comunicano, ma, anche perché, sia pure di striscio, (e per lo struscio ) mi raccontano altre storie; mi mostrano, dell’altra vita. Per vedere altra vita, per sentir raccontare altre storie, c’è chi ha fatto il giro del mondo in mongolfiera. Io, lo faccio in bicicletta.

[Per naturalità primitiva intendo la potenza psichica, che trova la sua ragione nella forza fisica.]

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Sinistra e Destra: fantasmi.

La Sinistra è stata portata via dalle maree di una povertà che non è più povera ma neanche ricca. La Destra, invece, è affogata nelle frattaglie dell’ideologia conservatrice che è stata. Oggi, solo la paura usata per tenere buone le pecore, può dirsi di Destra; è una Destra però, per i fianchi unita alla Sinistra che nel tener buone le pecore, ha stessa necessità.

Invero c’è del nuovo sul bagnasciuga, ma lo vedono solo quelli che non hanno la testa girata verso i tempi dell’Eulalia Torricelli da Forlì. Non perché non siano preparate quelle teste, ma perché non si rassegnano all’idea che il tempo storico ed economico odierno ha fatto evaporare i brodi che le hanno nutrite.

Non è vero, ancora, che a lato delle malunite Destra&Sinistra non ci sia nulla. Vero è, invece, che ci sono dei nuovi ossi, ma per dar polpa a quegli ossi bisogna osare il nuovo: è così che non si muore per rassegnazione!

Si, sono un osso grillino, però, come per altro caso ebbe a dire il Prodi, in fede, adulto.

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Donne, madri, nutrici: l’urlo e la paura.

Hai la strana caratteristica, mia cara, di darmi delle risposte prima che io ti faccia le domande, ma prima una precisazione su “educatore”. In ragione delle informazioni che comunichiamo, tutti siamo educatori. Pessimi quelli che si dimenticano di essere contemporaneamente alunni. Certamente sono un educatore non titolato, ma grazie al cielo, neanche stipendiato, quindi, sono un libero! Torno al mio bisogno di precisazione che avevo inizialmente accantonato. Riguarda l’abitudine di dire a voce alta quello che si pensa, e che è meglio essere sinceri anziché viscidi. Nessun argomento precedente aveva portato a questa affermazione. Siccome il soggetto dei tuoi messaggi sono io, mi è lecito pensare, allora, che quel modo di agire avesse me come argomento. A che proposito? Come educatore o come identità sessuale? Ho affermato in un precedente messaggio, che il bisogno di un maggior tono vocale rivela volontà di dominio. Mi sono occupato di tossicodipendenze per più di una quindicina d’anni! Dei “tossici” ho conosciuto anche parecchie madri: tutte predominanti! Con predominanti intendo dire che la loro femminilità psicologica era coperta dalla loro psicologica mascolinità. Certamente sono delle eroiche nutrici, tuttavia, pessime madri! Il carattere maschile in loro predominante, infatti, impedisce ai figli di sentirsi accolti_accettati, e quindi, non amati (l’amore è comunione) per quanto nutriti. Dove una madre rifiuta l’abbraccio, vi è sempre una matrigna che accoglie i bisognosi di abbraccio. Ora, non voglio dire che tutte le donne che sentono il bisogno di dire a voce alta siano destinate ad avere figli “tossici” in famiglia! Voglio dire, bensì, che la volontà di predominio sulla vita altra, sottotraccia rivela delle insicurezze_paure, e che le insicurezze_paure di una madre che si cura con il predominio, rendono i figli altrettanto insicuri_spaventati. Brutti anatroccoli comunque spaventati, comunque diventeranno Cigni, ma, non tutti i Cigni, fanno le stesse piume e/o nuotano nelle stesse acque: sociali o sessuali che sia. Ora, quanto è pronta_capace una donna determinante, ad accudire anche quel genere di cigni? O è anche questo possibile dubbio, ciò che gli alimenta l’urlo? Ad esempio, giusto per tacitare l’incapacità di darsi risposte su di sé, oltre che per il suo ruolo: naturale o adottivo che sia?

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Oggi è la giornata dei genitori!

Lettera aperta ai padri che si ritrovano ad esserlo con i figli della moglie.

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Nella condizione di figlio putativo mi ci sono ritrovato da bambino. Sono passati più di sessantanni ma ricordo ancora la mia antipatia per un estraneo, subdolamente messosi fra me e mia madre. Quando la Cesira (mia madre adottiva) mi disse della sua intenzione di rimaritarsi per avere un sostegno, pensai: ma, ci sono io! Io, all’epoca inesistente per più motivi e casi! Non poca acqua è passata sotto i ponti che ho attraversato, qualche volta temendo di finirci sotto, qualche volta temendo di buttarmi sotto. Solo adesso, che so distinguere, direi pienamente, quando la va’ a coppe e quando la v’ a spade, sento di poter dire la mia; e quella giro ai figli e ai padri, al caso forzatamente e ostilmente legati da un comune sentimento verso una donna: chi da figlio (quel sentimento) e chi da marito. La passo ai padri e ai figli a mo’ di contratto.

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Punto primo: io non sono tuo padre naturale ma la Legge mi obbliga ad esserti padre culturale;

Punto secondo:

il compito di gestire la famiglia è delle figure anagraficamente maggiori. Se anche non umanamente e/o civilmente, o se anche immaturamente, ne parleremo;

Punto terzo:

l’autorità derivata dalle norme sociali, non autorizza me (come neanche tua madre) a diventare i tuoi secondini. Le stesse norme, però, obbligano te a non metterci in quella condizione;

Punto quarto:

Nella tua vita può entrarci solo tua madre. Io, solo a tua richiesta. Hai hai la mia disponibilità;

Punto quinto:

Comunque tu decida di viverti, tua madre ed io lasceremo al tuo discernimento il compito del giudizio;

Punto sesto:

fra tua madre ed io in pieno accordo, mi permetto di fissare con te un ultimo punto: fa in modo che la tua famiglia non debba il giudizio della società. Mi riferisco a quello legale. Quello di altri generi e/o fonti trova il tempo che cerca. Dovesse succedere, comunque resterai nostro figlio, ma per il solo dovere. Per il piacere di averti figlio, e noi di esserti i tuoi prossimi, invece, ci sarai diventato un tumore. Non necessariamente maligno, ma comunque portatore di “malattia”.

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Ancora con questa storia del Giudizio Universale?!

giudizio universaleCaro Francesco: ma, siamo ancora  lì! Dove mai pensa andare la chiesa con queste antiche frittate?! Fra i pittoreschi menu degli Evangelici? Fra i Candomblè brasiliani? O continuerà a battere il passo come sta facendo da non si sa più da quanto! Sveglia, Francesco, Sveglia! Togliamoci dalla testa che ci sia un Giudizio Universale! Come lo so? Lo so perché ho capito i principi della vita, e se siamo a somiglianza della Vita, un qualcosa penso di aver capito anche di quella. La storia dell’impossibile Giudizio universale me la sono spiegata, e te la spiego, con un esempio. Ammettiamo che Dio sia un ingegnere termonucleare, ed io, al suo cospetto, uno qualunque. Ammettiamo ora, che quel Ingegnere voglia e/o debba dare un definitivo giudizio sulla vita della mia Cultura. Per quanto Clemente e Misericordioso, non potrà essere che implacabile! Va bè! Altro non mi resterà che aver fiducia in quel giudizio perché ho fede nell’Ingegnere. Non per questo non mi sentirò quanto meno umiliato dal fatto che non posso capire appieno le sue ragioni. Al caso, anche al punto da respingerle, come anche al punto da mettermi in dissidio: vuoi con il mio mondo, vuoi con il mondo. Ora, può Dio umiliare quanto ha creato? Può Dio originare dei nolenti quanto volenti dissidi? Se no, allora, l’Ingegnere non può non rifiutarsi di emettere giudizi!  Non per questo non ci sarà Giudizio. Se non l’Ingegnere, chi l’emetterà? A mio credere, l’emetterà quanto di me sarò giunto a capire confrontando lo stato della sua realtà con lo stato della mia. Per quel confronto, non potrò addebitare all’Ingegnere nessun motivo di umiliazione come nessun motivo di dissidio! Al più sarà a me che li addebiterò, dandomi quanto meno dell’incosciente! Non credo neanche ad un Giudizio finale, appunto perché la vita è uno stato di infiniti stati di vita, e perché (essendo vita) non possono essere che in continua corrispondenza, e quindi, corrispondente evoluzione, come al caso, di involuzione. La morale di questa fola, dunque, è presto detta: l’Ingegnere non può decretare il Giudizio ultimo, perché, facendolo, decreterebbe anche la fine della vita. A quella fine, al principio non resterebbe che il suo Principio. E’ vero che l’Ingegnere basta a sé stesso, ma è vero anche, che non so immaginare una così definitiva mancanza di scopo: essere solo sé stessi. Qui da noi, la conosciamo come estrema solitudine.  Immagino l’Ingegnere per la Somiglianza che sono, è vero. D’altra parte, mica lo posso fare per la Cultura dell’Ingegnere! Se lo potessi, l’Ingegnare sarei io! Con questa megalomane ma ridanciana affermazione,  ti saluto.

Oops! Stavo dimenticando! Se per le ipotesi dette, l’Ingegnere non può emettere definitivo giudizio su nessuna vita, lo può, una Somiglianza a quell’Immagine? Direi che lo può, solo se si pone, come Serpente, fra le decisioni dell’Ingegnere e quelle di Mammona.  Aggiungo un’ultimo pensiero: non me ne vogliano quelli che si sono visti scompaginare con questo, il loro più antico disegno. Voglio sperare, neanche tu.

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Per capire le ragioni di questo viaggio

Per capire la ragione di questo viaggio, tutti questi scritti sono fondamentali. Anche perché dicono la difficoltà di dirsi. Messe così le cose, non mi rimane che una scelta: lasciarli come sono e dove sono. Mania di grandezza o no che sia, li penso soggetti da studio più che da lettura. Consiglierei la Lettrice e il Lettore, allora, di fermarsi sui corposi solo se particolarmente e/o doverosamente interessati: sono decisamente pesanti. Anche sino a togliere il fiato. Qui lo affermo e qui lo nego, ovviamente. 🙂 Gli scritti di maggior peso sono nella sezione “Lo Spirito”, nelle Strade su l’Oltre” e “Alla ricerca della consapevolezza”. Riconoscendone la paccosità, li ho allegeriti semplificando le trinitario_uniterie tesi con l’uso di immagini. Questo lavoro è in costante revisione. Vita permettendo, prima o poi lo finirò.

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Il percorso maggiore

Lo spirito che Saulo “conobbe” per la sua strada e quello che ho “conosciuto” per la mia sono quello che ci hanno fatto capire di essere, o per tanti generi di bisogni (anche oltre ragione) abbiamo amato pensarlo? Mah!

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Verso lo Spirito

Nei percorsi su l’Oltre

Spiriti della vita o spiriti della mente?

Nei percorsi della vita

Sulla Soglia: le ultime domande prima del Lutto.

In quelli dell’autore

Nella ricerca di consapevolezza

Nelle Lettere a Francesco

Nel verificare la lettera “Confronti”

Qualche giorno fa, mentre la stavo rileggendo.

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