Archivio mensile:ottobre 2019

La Chiesa l’ha mai capita?

girafinpagtavolozza

Cosa intendeva far capire quel biblico stesore, quando, con poetica (ma criptica ovvietà) ha scritto “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”? La prendo un po’ larga ma poi arrivo al punto; punto che è circolare nel senso che quello di partenza è indistinguibile da quello d’arrivo.
Ammettendo al principio un’esistenza capace di vita umana nella versione divina, dobbiamo anche ammetterla capace di discernere su di sé. Un discernimento sovrano perché primo di ogni pensiero, cosa mai può dire se non ciò che è? Cos’è? Lapalissiano, direi! Sentendo sè e sentendosi vita, dirà IO SONO VITA.
Ora, o al principio di ogni principio ammettiamo una qualche sofferenza da dissociazione, oppure, necessariamente, nessuna parte può è separata da un altra, appunto come mostra l’affermazione: “in principio era il Verbo (IO SONO) e il Verbo (nella coscienza di sé, vita) è, ovviamente, presso l’Identità, è quell’identità è il Verbo.
Siccome l’affermazione sta presso il Principio di ogni principio, (l’UNO) ne consegue che è la Parola (la parola è l’emozione della vita che dice sé stessa) che identifica lo stato di ogni parola, in ragione di quanto può dirsi: io sono vita in vita, e quindi, inscindibile unità, tanto quanto la sua immagine di essere in vita somiglia all’immagine della Vita.
Preciso: sto interpretando una storia, non, sostenendo che sia o non sia vera quella storia, ma vera o non vera che sia la faccenda, direi che la mia lettura non fa una piega.
manofronte

 

C’è Cristo e Cristo.

girafinpagtavolozzaCARO DON FARINELLA: innanzi tutto non mi metta dove crede lei, che dove credo io ci sto più che bene! Non per ultimo chiarimento: il Cristo originale era indubbiamente ebreo e con la pelle probabilmente bronzea, ma il Cristo che dal Saulo in poi è stato reso cattolico, no. Quello l’avete fatto diventare romano e bianco! Da certe immaginette, poi, lo si direbbe persino svedese! Ora, chi offende questa donna, a quale identità religiosa suppone di appartenere? A quella originale che neanche si può dire cristiana perché al Cristo non è mai passato per la testa nessuna balzana idea, a parte quella (a vostro dire) di lasciarsi crocifiggere per i nostri peccati? Ma neanche per idea! Pensa, invece, al Cristo dalla pelle bianca che ci avete inculcato da secoli! Capisci, adesso perché non provano alcun senso di colpa nei confronti di Cristo se agiscono non cristianamente? Se ancora non lo capisci te lo dico io: non provano alcun senso di colpa nei confronti di Cristo originale perché seguono il cristianesimo della copia.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/10/28/chi-insulta-liliana-segre-dimentica-che-gesu-era-ebreo-e-spiritualmente-lo-siamo-anche-noi/5536897/

giudizio

manofronte

Din, don! Novità del giorno

girafinpagtavolozza
ALLA CORTESE ATTENZIONE ASSISTENTI SOCIALI
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del Comune di Verona e a quanti sono ufficialmente e ufficiosamente delegati alla Distribuzione Pasti
Buon giorno, signora: sono Gazzabin
Da anni, lo spezzatino che ricevo dai Pasti è dignitoso: qualche volta, di più. Oggi, invece (30/10 c.m.) l’ho trovato inqualificabile, vuoi per la quantità (di peso e di sostanza perché mescolato alla polenta) o vuoi per la polenta stessa: praticamente cruda! E’ successo anche con altri piatti! Chi l’ha fatta dovrebbe vergognarsi! Certamente non è stato legittimato dai dediti al controllo (non so se ci siano) ma certamente si è sentito autorizzato da ben scarsa capacità (non so se generale o se contestuale) oppure da una fretta comunque motivata. E’ pregato di risolverla non pesando sulle mie spalle!
Una polenta di tal fatta la servivo (ancora nel 69 a Merano) a una certa Mirka: cagna di razza pastore! Mi rifiuto a credere che per gli Anziani una polenta valga l’altra, ma questo è successo! Divido il pasto che mi si porta in pranzo e cena. Il che vuol dire, che ho compensato le evidenti carenze del primo pasto con un panino bagnato nell’olio di semi! A proposito di pane! Serenamente mi meraviglio che ancora non si sia strozzato nessun Anziano. Messo in bocca, infatti, il pane mescolato con la saliva diventa una poltiglia che si attacca al palato (o come nel mio caso, alla dentiera) e/o si ferma in gola! ! Mi si creda: per mandarla giù, bisogna correre al rubinetto dell’acqua! Con il pane di diverso acquisto non mi succede!
Con l’occasione le rendo noto che recenti analisi hanno rivelato, nella testa, la presenza di due tumori: al momento benigni! Sono accidenti che possono procurarmi un’emorragia celebrale: della serie, quando capita capita. Ovviamente, il punto del discorso non è questo: il punto è che di tutto necessito fuorché dover subire degli inutili stress emozionali! Non per ultimo, anche il cuore mi fa quello che gli pare, non, quello che deve. Per quello che gli pare, mi lascia ben poco fiato. Avendolo, sarei andato personalmente alla Distribuzione Pasti con quanto ricevuto. Mi vedo costretto, invece, a mandare al foto a questo Centro. Avrei voluto farla con un mezzo migliore del telefonino. Nonostante ciò, anche con quello si vedono i granuli nella polenta quando non è doverosamente cotta!
Capisco bene che nell’Assistenza Anziani non sempre sia possibile la totalità di quanto si deve, tuttavia, faccio fatica a pensare che quanto si deve venga escluso dalla cottura di una misera polenta! La lascio con i miei saluti.

spezzatino

La sostenibile leggerezza del piffero

girafinpagtavolozza
E’ diventato così leggero che non lo sentono più neanche le sorelle che l’hanno sopportato per tanti decenni! Camminare non importunati da assillanti richieste di adesione, anche solo per la vista di ogni manzo è veramente una liberazione! Lo è anche dalla pazza idea di dar soldi al farmacista in cambio fallocratici argani. Ora che sto nella fase di chi ha capito che non lo sente quasi quasi più (lo fa ogni moltissimo) perchè si è tacitata ogni motivazione, (non perché non so dove sia andato a finire al mattino quando lo cerco per le uretrali funzioni) mi sento pure rincuorato. Mi deprimeva l’idea di sentire ancora il desiderio di strapazzarlo. Con chi, poi? Con vecchiaie compiacenti e quasi mai stimolanti se non per l’aiuto di un qualche artificiato cupido, ora virtuale vista la pensione? A suo tempo sono stato fruitore di quei mutui soccorsi per età claudicanti, ma ora, da nudo, non saprei reggere il loro sguardo; e difendermi da quello indossando mimetizzanti camicioni, o camerali spegnimenti di luce, oltre che me, farebbe ridere anche il bigoncio! No, chi ha dato a dato e chi ha avuto ha avuto. Il suono del piffero incanti ora quelli che ancora lo sentono: la vita continua ad averne bisogno.

manofronte

Le ragioni del social

girafinpag
tavolozza
FaceBook non ha accettato il mio post “in artuculo mortis” perché indirizzato a suo dire a chi non mi può rispondere e/o a pagina che non si trova. Ora nel mio post non cito persone e neanche blog! Cito la Medicina e il Medico. La Medicina è una scenza e il Medico una professione. Mi sa dire FaceBook, come fanno a rispondermi dei soggetti che di per sé non hanno vita personale? E se domani dovessi dire sul papato, cosa FaceBook? Mi rifiuterà anche quella perché sto offendendo chi di per sé è solo un riconosciuto potere, non, una riconosciuta Persona? Il post, ora, sottostà ad un’ulteriore analisi. Starò a vedere

nonfunzionale

manofronte

In articulo mortis

girafinpagtavolozza

Al capezzale dell’Ammalato che la Medicina sa terminale già alla diagnosi. La Medicina cura il curabile. Agisce il possibile. Rifiuta l’impossibile. Lo rifiuta per più motivi.

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In prevalenza:
*) Perchè la Medicina non accetta che la Malattia prevalga sulle sue conoscenze;
* Perché non accetta l’altrui dolore, tanto quanto non accetta di sentirsi impotente;
*) Perchè sta via via diventando la cura ricostituente per degli indeboliti interessi: vuoi scientifici, vuoi umanitari, vuoi di cassa, vuoi per quanto vuole o può.
Non mi si venga a raccontar banane! Nelle malattie incurabili, la Medicina sa, pressoché da subito, quale sarà l’esito finale e (almeno statisticamente) quanto tempo ci metterà a giungere. Nel terminale che ho seguito si è sbagliata di qualche minuto! Sapendolo da subito, a cosa deve l’inutile insistenza di una perseguitante assistenza? All’ammalato lo deve per aiutarlo nel suo desiderio di vita, o al caso, per contrastare la sua paura della morte. Ai parenti dell’ammalato, lo deve per contrastare la paura della morte nolentemente proiettata dalla condizione dell’ammalato (e/o della gravità della malattia) oltre che insita nel pensiero che il Principato e la Religione hanno formato se è andata bene, o deformato se è andata male! Lo deve al pensiero odierno (sulla Medicina) perché condiziona l’esistenza di quello futuro. Lo deve al multivalente bisogno di sviluppare il sistema “Cura”. Lo deve al proseguimento di quanto detto in apertura per quanto riguarda il Medico. Lo deve per ausiliare delle speranze che sono decisamente meno fallaci quanto e/o dove e/o come contribuiscono al condizionante mantenimento del suo Potere. Quanto sostengo è sotto gli occhi di chi non ha paraocchi. Dovrebbe esser messo, anche sotto gli occhi di chi non è in grado di vedere, non vuole vedere, o ha interesse a non vedere, vuoi per incosciente buonafede, o vuoi per cosciente o incosciente malafede. Non da oggi sappiamo che ci sono terminali così disperati da invocare la fine definitiva della loro esistenza. Per chi la chiede (e senza fargliela diventare un calvario) si attui quell’invocazione: in proprio o comunque ausiliata non fa la differenza ultima. A più, vi è differenza nel ragionare su lane caprine! In quegli estremi casi, che fa la Medicina? Direi un insieme di quanto sopradetto. Che fa lo Stato? Lo Stato fa quello che dice la Chiesa. Che fa la Chiesa? Fa quello che fa fare allo Stato. Che fa Dio? Fa quello che lo Stato pensa di Dio. Che fa la Chiesa di Dio? Fa quello che ha consigliato a Dio di dire. Il non credente mi perdoni per aver coinvolto quella somma Figura. Ci faccia caso in virtù di discorso. Sapeva (l’ammalato che invoca misericordia) che la sua malattia era incurabile? Se lo sapeva, per quali convinzioni si è ritrovato, senza più forze, solo alla fine del vicolo? Non è che la Medicina e/o i sui Parenti gli hanno fatto credere che si può sperare, che la medicina fa progressi, che ci sono sempre nuove scoperte, che esistono i miracoli, che non si sa mai, ecc, ecc? Credere e sperare è umano. Disumano e disonesto, è far credere e sperare oltre ogni ragione! Giunto al punto, lascio Dio nell’empireo che merita per fede dei credenti, e mi metto a guardare cosa potrebbero fare la citata Medicina, il citato Stato, e la citata Chiesa. In primo non cedere alla tentazione di mettere bocca nelle cose della vita! La vita ne sa più di tutti, sia quando e quanto deve amare, sia quando deve finire, sia quando e come ha dato, e sia quando, man mano, toglie ciò che ha dato! Una Medicina veramente e totalmente votata al giuramento che moralmente la regge, dovrebbe, nell’assistenza dei casi ultimi, garantire ogni cura contro il dolore mentre la vita opera quanto deve alla cura, togliendo vita alla malattia. Alla Medicina ricordo che l’Ammalato cosciente di sé è una tremebonda vittima (o pittima) solo se la rendiamo tale! Sempre a mio vedere, allo Stato il dovere di garantire un’amorevole assistenza: domiciliare o no che sia. Alla Chiesa, il compito di dire sulla vita, ma non sino al punto da condizionare l’arbitrio dello Stato e del Cittadino! Non sino al punto da ombrare con il suo spirito, l’opera dello Spirito. Se ancora crede alla Parola, la Chiesa che vuole tornare universale (non solo a parole) deve rifiutare quella tentazione! Mi si sta dicendo: ma togliendo ogni malattia all’ammalato, la Vita gli toglierà anche la vita! Ormai secoli fa, questo dubbio me l’ha posto anche l’Amato. Se mangio, m’ha detto, do da mangiare anche alla malattia! Dipende da dove ti volgi, gli ho risposto: se verso la vita, o se verso la malattia. Da allora amo i girasoli.

manofronte

Lo Spirito è giusto se vola nel cielo del Giusto

Per cielo intendo l’area fra due intenzioni agenti: quella della Determinazione e quella dell’Accoglienza. Ora, sia di questo piano della vita come dell’ulteriore (cambiano i fattori ma non i risultati) ammettiamo che lo spazio giusto frai due agenti sia 10. Data la misura, la Determinazione non è invasiva (come può esserlo agendo uno spazio di valore 7) e l’Accoglienza non remissiva come può esserlo agendo uno spazio di valore 3. Lo spazio giusto, quindi, lo dice la nostra remissività, tanto quanto non si sente variamente oppressa (ammettiamo il valore 5) e lo dice la nostra Determinazione tanto quanto non si sente variamente oppressiva perché agisce secondo la stessa misura. Visto che la vita è stato di infiniti stati di vita, così anche le misure fra gli agenti sono composte da infiniti stati di spirito. Viste le infinite misure del nostro spirito, quale la rotta certa? La rotta certa si stabilizza, tanto quanto lo spirito non è impedito da eccessi nella determinazione, o da eccessi passivi nell’accoglienza. Quando succede, si deve rivedere il pilota, e non per ultimo, ricordare che il volo è giusto, tanto quanto non ci distrae lo stato della pista (vecchia, nuova, alta, bassa, ecc. ecc) come neanche farci distrarre dalle condizioni atmosferiche dei sentimenti, perché perennemente mutevoli. In fine, giusto per non subire la pena di brutti atterraggi, raccomanderei di non porre distrazione fra il nostro sentire lo spirito, e il nostro pilotare lo spirito.

manofronte

Lo Spirito – Introduzione

Per Spirito, intendo sia la forza della vita sino dal principio che la forza della vita dello stesso Principio. Lo Spirito del Principio non è tanto né poco: lo Spirito è vita, e il suo spirito (la sua potenza) vitalità. Questo scritto è il cappello di decine di stesure sullo Spirito e su quanto correlato, nel tempo viste e riviste non so più quante volte. E’ la base (la stesura sullo Spirito) di tutti i discorsi che ne ho ricavato. Mi vedo ancora mentre sto scrivendo un’idea della quale non avevo alcuna idea. E’ come se avessi dovuto disegnare un cerchio, senza assolutamente sapere com’è fatto, ma punto dopo punto, alla fine l’ho visto. Non sempre quando stavo scrivendo a casa. Qualche volta in giro, e non poche volte sul lavoro. Giusto per dire un caso, il pensiero introduttivo ai discorsi sullo Spirito e agli annessi e connessi, l’ho pensato mentre stavo al secchiaio delle trattoria dove all’epoca lavoravo. Ridevano e scuotevano la testa i colleghi quando mi vedevano partire in tromba alla ricerca di carta e penna. Avevano capito, però, (e accettato) che in quei casi dovevo scrivere e che niente mi avrebbe fermato.

manofronte

Nan – in e il Professore

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Letta non da bambino in un sussidiario per bambini, a distanza decenni dalla scelta di questa storiella mi rendo conto che la sua morale può risultare eccessiva, sia per chi apprende che per chi insegna. Sottintende, infatti, che il pedaggio che permette di giungere ad un rinnovamento sia il sacrificio di conoscenze, acquisite con fatica quando non con dolore. Succede quando non ragioniamo secondo vita. La vita, invece, essendo corrispondenza di stati, implica che non vi sia chi si sente appesantito oltre misura, e neanche vi sia chi appesantisce oltre misura.
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Il lettore, pertanto, consideri indirizzati a sé
solo gli scritti che non gli sono di peso.

manofronte

Verso lo Spirito

Spirito è ciò che anima. Anima è ciò che si anima. Ciò che si anima è vita. Lo Spirito è l’anima della vita. Nella Natura, la Cultura anima la vita, animata dalla forza dello Spirito.

La forza dello Spirito è vita della Natura. La vita dello Spirito è forza della Cultura. Lo Spirito è la forza della vitalità della Natura che corrisponde con la vita della sua Cultura.

Lo Spirito essendo forza è condizione di vita ma non pone condizioni alla sua forza per non condizionare la vita.

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Spirito della vita, o spirito della mente?

Per Spirito, intendo sia la forza della vita sino dal principio che la forza della vita dello stesso Principio. Lo Spirito del Principio non è tanto né poco: lo Spirito è vita, e il suo spirito (la sua potenza) vitalità. Questo scritto è il cappello di decine di stesure sullo Spirito e su quanto correlato, nel tempo viste e riviste non so più quante volte. La percezione dello Spirito è della coscienza che la recepisce come forza. A maggior percezione, maggior forza, maggior coscienza e maggior conoscenza. La conoscenza sullo Spirito è data dal sentire le emozioni della vita: il Tutto dal principio. A maggiorato sentire, maggiorata conoscenza per la maggiorata emozione. Ciò vale anche per il nostro spirito. La Prima e la Seconda stesura su lo Spirito in particolare (non di meno le seguenti di questa parte dell’ Indice) sono particolarmente corpose. L’emozione dell’epoca era irrefrenabile quando scrivevo. Le lascio perché contengono quanto ho travasato in tutti gli altri scritti.

Introduzione      Immagina     Prima stesura     Seconda stesura

Lo Spirito è giusto se vola nel cielo del giusto

manofronte

Per detti

“Il cuore ha delle ragioni che la ragione non conosce” quando la ragione ha dei silenzi che il cuore non conosce.

Ogni pensiero d’amore ha stati di paura. Ogni paura ha stati di speranza.  L’irragionevole speranza disattiva la paura. Solo resta, un respiro da  pozioni.

O cerchiamo la vita che amiamo, o viviamo quella che troviamo. (Huxley&Perdamasco)

Coscienza è il sacrario delle parole che attendono la carne.

La fede sorge da una speranza di verità, non, dalla conoscenza della verità.

Il legame con la contingenza è la corda di sicurezza di chi scala il lensiero in verticale.

L’amore è l’amante che insegna. L’amante è l’amore che impara.

La passione ascolta sé stessa. L’amore ascolta la vita.

manofronte

 

La Parola

La parola è l’emozione della vita che dice sé stessa

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Da ciò ne consegue che dico quello che sono: vita. Tuttavia, nessun Uomo è un’isola a vedere di quel Poeta (ed anche a mio vedere) il che significa che sono parte di un Tutto. Di conseguenza, nell’emozione della vita che dice sé stessa vi è anche parte di quel Tutto. Cogliamo parte di quel Tutto tanto quanto siamo coscienti dell’esistenza di quel Tutto. In ragione, dello stato della corrispondenza fra noi e il senso del Tutto, si diventa in grado di cogliere anche la Sua emozione, e quindi, di cogliere nelle nostre parole Il nostro verbo)  anche la Parola del Tutto, cioè, il suo Verbo. Ora, volete essere degli illuminati, o profeti, o guru? Semplice! Altro non avete che da farvi vita della Vita. Problemi? Certamente! La mente che non procede, secondo i suoi passi, rischia di trovare non pochi sassi sotto i piedi: cammino avvisato, cammino salvato.

manofronte

Come sempre mi succede…

… capisco solo dopo quello che ho fatto prima. Con l’immagine del libro grigio tutta la pagina sembava un mortorio. Ho pensato di animarla con un rombo rosso e non fatto e finito. Per quel tentativo mi è venuta fuori un’idea leggermente bianca all’inizio, rosata nel mezzo, e rossa per la restante parte. Va bè! Stavo scrivendo dell’altro quando ecco che mi si presenta (mentalmente) il significato dell’idea. Il rombo è chiaro all’inizio perché all’inizio è chiara la verità, detta, appunto, dal bianco. In mezzo è rosata perché la verità di mescola con la vita: simbolicamente detta dal rosso. Nella parte finale è rossa perché la verità e la vita (completamente mescolate) stanno incuneandosi nella conoscenza, simbolicamente indicata dai libri! Mai che mi capiti di fare solamente una frittura di pesce, ma anche lì …

inmezzo

L’immagine di per sé non è indecente ma a un qualsosa non piaceva del tutto, così l’ho tolta anche nella versione del rombo singolo. Non levo il post perché dice una mia situazione.

manofronte

Essere ma non parere

girafinpagmeincivica
tavolozza
Più di una volta mi sono chiesto perché nelle foto non ci vediamo mai come allo specchio. Vero è che restiamo generalmente insoddisfatti dei risultati! Posso rispondermi solo adesso che capisco meglio quanto le emozioni ci formino, come, al caso, ci deformino; ed è nel loro unitario elaborato la dolce_amara risposta: non ci vediamo come siamo perché la foto camera non registra quanto amor proprio aggiungiamo a quello che vediamo: la fotocamera, tira dritto!

manofronte

Caro Futuro

Per te sono uno sconosciuto, e tu per me sei un tempo che intravedo a distanza, eppure, non posso fare a meno di fartelo capire. Sono anni che tento di sedurti. Non mi sono stancato e non mi hai stancato. Sarà perché ho iniziato ad intendere che c’eri anche tu nella mia vita quando eravamo belli tutti e due.  Adesso, è vero, anche tu, come me, hai le borse sotto gli occhi, tossisci la mattina, e di notte dormi con fatica, ma appena mi sveglio non posso non pensarti e, miracolo dell’amore (giustizia, non cecità) desiderarti come ti desideravo, quando, pur non avendo nessuno dei due ne tosse e ne borse, ti addormentavi sempre prima di me. Io, stavo lì. Non assente ma incosciente. Pensavo all’Infinito e a te, allora Presente.

manofronte

Sulla neo testata

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mosaico
 
Penso che la scelta in corso (un’immagine totalmente priva di ogni simbolizzazione) durerà oltre il preventivato da Natale a s. Stefano! Sia pur nebulosamente, il caso mi ricorda l’esperienza di una professionista del tempo che fu: preferisco i clienti con la 600. Hanno meno pretese! 🙂

manofronte

Ci sono commenti e commenti

Ai commenti di approvazione non chiedo i perché: sono felicemente impliciti. Li chiedo, invece, a chi pone delle opinioni variamente contrarie. Tanto o poco che sia, chi non lo fa mi impedisce di migliorare; e questo non l’accetto da nessuno! Ulteriormente non l’accetto da nessuno, sia perché li trovo totalmente inutili, sia perché globalmente ostativi! In questo Blog, nelle mie pagine in FaceBook, e non per ultimo me, non siamo la sede dove potete vivificare il vostro tempo da perdere! Chiarirò ulteriormente quanto avviso con la parafrasi finale di molte filastrocche: sulla mia, non conta nulla la tua! Se ne faccia, ognuno/a, la ragione che crede!

manofronte

 

Accidenti a me!

Dopo averla goduta in pieno non c’è artistica meraviglia che non senta emozionalmente finita (consumata, ovvia, banale, trita, da cambiare, da buttare) anche dopo averla vista solo qualche volta. Tant’è, che su nessuna immagine riesco a fermare la scelta per la testata del Blog! Sindrome “da Vinci”? Amore per l’Arte incompiuta? Quella che mi permette di sentirmi coautore quando aggiungo del mio? Rifiuto di accettare che la perfezione sia irragiungibile? Ho provato a lasciar vuota la testata, ma tanto amo la pagina bianca e tanto mi stufa anche quella scelta! Con la bianca mi stufa anche una versione nera. Ambo le scelte mi ricordano la panna in cucina: serve a valorizzare quelle senza fantasia. Adesso ho messo questa, non tanto perché si offre alla lettura di magistrali simbologie, ma proprio perché non ne ha nessuna! Quanto durerà? Già temo da Natale a s. Stefano!

manofronte

Quando l’intelligenza artificiale, nulla capisce di scrittura.

girafinpagtavolozza
FaceBook mi comunica d’aver rifiutato una mia insezione e mi precisa i perché: allego l’immagine di quei motivi. Accidenti, mi sono detto: cosa diavolo ho scritto di offensivo secondo FaceBook?! In genere sto molto attento! Ebbene, ha rifiutato l’inserzione perchè ho citato il Pinocchio di Collodi e il Mercante di Venezia del Bardo inglese. Forse anche perchè ho citato Equitalia dicendo che, nonostante i suoi legittimi diritti, la stavo avvertendo come la brasiliana Magrecita: notoria figura di un culto brasiliano. A parte me (che ho il diritto di offendermi quanto voglio) dove mai stavo parlando di altre persone? A offendere, qui, ci trovo solo dell’ignoranza. Nel caso, non la mia. Con la speranza di non aver offeso anche il Diavolo invocandolo con una popolare esclamazione (tipico rito del satanismo?) gli o le ( e per tutti gli aricoli immaginabili) porgo i miei saluto.

rifiuto inservione

manofronte

Amicizia e virus

L’Amicizia nei Social (come nella vita) m’insinua un senso di capitalizzazione – possesso – vanità, che finisce con l’ossidare il dovere di una sincerità, che deve restare primaria. Onde  evitarmi questo pericolosissimo “virus” (l’opportunismo nella giustizia) ho deciso di attenermi ad una norma, tutto considerato ovvia:

io dico quello che penso e voi fate quello che volete.

Dove vi è unilaterale o reciproca sovrapposizione d’intenti, vi è separazione di rapporto: rapporto che proseguirà dove troverò permessa (e  permetterò) la reciproca sincerità: costi quello che deve costare.

manofronte

Caro, Grillo, questa volta l’ha fatta fuori del vaso!

girafinpagtavolozza

Caro Grillo, per me, l’ha fatta fuori dal vasetto con la tua scanzonettata. E’ vero, gli anziani, non vedranno il futuro come tu lo intendi, tuttavia, non vedo su che basi intenderesti limitare un presente che, comunque contiene ciò che sono e siamo per quello che assieme abbiamo fatto e che faremo sino al momento ultimo! Diversamente da te, lo toglierei a quelli che pur scegliendo la cittadinanza offerta dalla Città di Dio, pretendono di votare anche in quella dell’Uomo! In nessun Stato della vita sociale, il cittadino che pure ha doppio passaporto, vota in ambo gli Stati! Pretendere di usare due sedie per star meglio seduti, è come minimo, ipocritamente osceno!  Se è vero che non si può servire Dio è Mammona, alla stregua, neanche si dovrebbe servire a Cesare quello che non è ideologia di Cesare! Non per questo non la può ascoltare, Cesare, ma per questo, neanche può finir minorato a causa di estranei influssi! So bene che non succederà mai quanto propongo. So bene anche che sino a che non si approverà quanto propongo, Cesare, resterà sempre un meno Cesare!

manofronte

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“Matrimonio omosessuale”, tossicodipendenza, le vie della vita, e quelle del retto,

girafinpagtavolozza

Scenette del matrimonio omosessuale, del “filosofo dell’amore”.
[Che palle sta ricetta: omosessuale! Per notori motivi storici (il bisogno di imbastire teorie manifestato dalla psicologia quando non dalla psichiatria) che non andrebbero rimossi dalla coscienza! Tuutto considerato preferisco “finocchio”.]
Ormai quindici anni fa (di più  perché la lettera è del Maggio 2006)  un sabato pomeriggio, vado in rosticeria e prendo un qualcosina. Vado a casa col mio sciagurato, ed iniziamo a mangiare. Dopo un po’ mi dice: mi prendi questo? Vado, lo prendo, glielo porgo, mi siedo. Dopo un altro po’: mi prendi quello? Vado, lo prendo, glielo porgo, e mi risiedo. Alla terza richiesta mi sono detto: ma, devo fare tutta la vita così?! Fine del “matrimonio” omosessuale? Macchè! Le richieste non erano finite. Con lui sono andato a prendere l’eroina! Non sempre, ma per anni. Non sopportavo l’idea che potesse andar a morire da qualche parte, in qualche fosso! L’ho difeso e protetto, dalle sua paure di vivere e di morire! Non sempre, ma per anni. Gli ho pulito il sedere, quando non ha avuto più neanche la forza di farlo da sé! IO, non sua madre! E’ morto come tutti gli amati e le amate muoiono se sono accompagnati/te sino all’ultimo passo. E, voi pensate che tutti quelli, che hanno fatto, quello che io ho fatto, (finocchi o non finocchi che si sia) abbiano bisogno di un diploma che si chiama “matrimonio”? NO! Hanno solamente bisogno dell’attestazione legale, che tuteli il diritto, anche sociale, alla loro forma d’amare. Vorrei ricordare ai coinvolti nella questione “omosessualita e matrimonio”, che il principio che si dovrebbe discutere è: permettiamo o non permettiamo il passaggio dell’amore fra vita e vita, non, permettiamo o non permettiamo che due uomini, o due donne si sposino! Vorrei ricordare, inoltre, che la Personalità si valuta per come usa la mente, non, per come privatamente più o meno rettamente il retto.

manofronte

Ci sia rispetto per il dolore, il lutto e le sue fasi.

frontepostPer il mezzo di bianco bevuto ieri sera a cena oggi va meglio ma non ancora bene. Se è vero che quella zona d’ombra si è chiarita, è anche vero che non si è chiarita quella del dolore. Mi riferisco a quello che recepito leggendo il tuo trattatino su Marlon Brando. In particolare, dove dici che “quell’uomo si era rinchiuso nella stanza del suo dolore per dialogare con il perduto amante, non, per ciucciarlo” come può aver fatto in altri casi. Può anche essere quello che pensi, tuttavia, la sento basata su della malignità, truccata da innocenza. Ebbene, tu mi hai tolto il Brando da quell’intima stanza, (non l’icona, l’uomo) e me l’hai pubblicamente spogliato. E’ come se tu avessi violato il suo diritto ad essere anche la figura che siamo, quando nudi, ben poco di lungo e di durevole mostriamo di noi. Prima di te, altri hanno spogliato il Brando ma questo non mi tange: sei tu quello che sto cominciando ad apprezzare, mica quelli che anche per trenta palanche di fama farebbero la biografia del culo della madre. Devo confessarti che mi hai spiacevolmente sorpreso. Nulla di grave: possiedi di che recuperare, e di recuperarmi. A mio credere, intelligenza è capacità di elaborare informazioni: capacità, questa, che metti a servizio della vita altra, e, per elevazione di concetti, superiore. Non so e non mi interessa quale sia il servizio intellettivo, (nella questione in discorso), che hai espresso per la tua vita, e non entro in merito, nella superiore che cerchi. Per la mia, però, hai aggiunto solamente malessere, dolore, ingiustizia; malessere, dolore, ingiustizia, che devo lavare dalla mia mente come una casalinga deve lavare delle peste di fango dai pavimenti della sua casa. Certamente, non avevi alcuna intenzione di sporcare la mia mente, forse solo eccessivamente sensibile, più che che a tuo dire, incompreso filosofo. Tuttavia, questo è il mio fatto, ma, è ora di andare oltre. Non mi preoccupo se non ti capisco, (succede), perché mi dico, quello che non capisco non è indirizzato a me. Così, quando o dove non mi capisci, altri lo potrebbero. Mi piace l’idea che tu mi legga per il mio stile. Mi piacerebbe ancora di più, se sapessi qual’è, il mio stile, oltre che chiaro, (quando mi riesce), e frittatina d’emozioni varie, quando non mi riesce.

manofronte

Democrazia e psicologia

girafinpagtavolozzaVi sono psicologie, che, per essere, necessitano di “divisa”. Maggioranza lo diventano per maggior somma di “divise” Per quelle psicologie, “minoranza”, invece, è un abito a strisce. Questo, grazie alla divisione, in buoni o cattivi, attuata in primo da quella cattiva maestra che è la chiesa del potere. Capisci, adesso, perché non possono scendere a democratiche mediazioni, tipo Pacs, o robe del genere? Perché la divisa “maggioranza”, maggiora, non solo la soggettiva esistenza, ma anche il senso della “normalità” che deriva dal sentirsi giusti, appunto perché di più. Sai qual’è il fatto più grave in tutto questo? Lamaggioranza è sincera perché non sa di star recitando la maggior parte: maggior parte che non necessariamente è lavera. Al più lo credono, tanto quanto non se lo chiedono.

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Eppure la vita ci parla!

Può essere come dici, ma, potrebbe anche non essere così. Potrebbe anche essere che non sai ascoltare, quando la vita ti “parla”. Non ricordo se ti sei detta una credente, ma giusto per amor di tesi, ti reputerò tale. Come credente sai che la vita, ha due piani di vita. Nel piano superiore, è collocata, (o meglio, abbiamo collocato) l’Entità creante. Se ammettiamo che quest’Entità creante sia vita, necessariamente ha “parola”. La parola, è l’emozione della vita che dice sé stessa. Siccome è il Principio che ha originato il suo principio, quale parola può dire quest’Entità? Direi che può dire se stessa. Quindi, essendo vita, la sua parola è: vita! E la vita è! [Detta e finita, questa è la Genesi “per Damasco”] In quanto prima vita, è un principio assoluto. Chi è principio assoluto, non può dire nulla di non assoluto. Pertanto, vita, è l’unica Parola di quel Principio. Scendiamo adesso su questo piano di vita. Anche qui, tu dici, la vita è quello che sopra affermi. Potrebbe essere, ma a mio avviso così non è. Su questo piano di vita le emozioni sono molte, pertanto, sono anche molte le parole che ci fa dire. Fra tante parole, quali, quelle del nostro principio di vita? Fondamentalmente, sono tre: depressione, esaltazione, pace! Depressione, quando, per eccesso o difetto di informazioni sbagliamo contro il Corpo. Esaltazione, quando per eccesso di informazioni sbagliamo contro la Mente. Pace, quando vi è corrispondente incontro fra le emozioni del Corpo e quelle della Mente.

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Vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra Corpo, Mente e Spirito. Lo Spirito, è la forza della vita, che si origina in ragione del Bene nel Corpo, e del Vero nella Mente. In ragione dell’infinita dinamicità dei rapporti emozionali nel mondo personale che si pone in relazione con le infinite dinamicità del mondo esteriore, direi che le parole che ci dice la vita sono infinite, altro, che la “muta” che dici! Mi piace, l’idea di vederti come una badante che assiste la vita ormai vecchierella. Mi fa tenerezza, ma per i modi sopra esposti mi risulta che sia la vita ad assistere te, non, il contrario. Siccome ha non poco e non pochi da assistere, delega il compito ad un’altra badante: il discernimento! Non dirmi che non l’hai mai ascoltato, vero?! E, se l’hai ascoltato come fai a dire che la vita è muta? Infine, solo gli animali sono solamente vivi. Se ne accompagni al macello, però, potrebbe venirti l’idea che sappiano di esserlo! Come l’umanità certamente no, ma cosa esclude che lo sappiano perché, pur sentendolo non c’è lo possono dire a causa della differenza fra il nostro linguaggio e il loro? Ciò fa pensare che, almeno in potenza, neanche loro sono solamente vivi.

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C’è stato chi non ha creduto …

C’è stato chi non ha creduto al mio profilo di persona come tante, così, ha preferito credermi un illuminato, profeta, guru, e via similando. A questi, ho dato un’unica risposta: macché, macché, macché! In me, non c’è nulla di diverso da altri. Neanche la mia sessualità, tutto considerato, non è diversa da quella etero. Ho amato l’uomo, infatti, come uomo che ama una donna, e/o, come donna ama l’uomo. Di diverso, forse, ho un superato uso degli attributi o degli orifizi, ma è una diversità che ha fatto scuola anche presso gli etero, quindi, è andata a ramengo anche quella mia specificità in amare. Allora, tolto di mezzo le quisquilie, io sono quello che sono, non quello che posso sembrar. Perché posso sembrare un illuminato, o profeta, o guru, e via similando? A mio avviso, (e forse, forse, e ancora forse) perché dico cose vecchie in modo non vecchio. Forse, perché non dico sulla vita le solite minestre riscaldate: almeno, non mi pare.

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Il Profeta e l’eredità di Fatima

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Tutto è dato dal Clemente e dal Misericordioso, quindi, sia l’atto felice, che il non felice ai nostro occhi, ma non ai Suoi, in quanto, essendo il Luogo di ogni verità, è anche il Luogo di ogni necessità della vita. Atto non felice agli occhi del Profeta, fu il decesso dei suoi figli maschi. Atto felice presso il Profeta, fu la presenza di Fatima. Se tutto è dato dal Clemente e dal Misericordioso, mi chiedo, perché l’Islam degli inizi non confermò la voce di Fatima come secondo Messaggero?

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Il Ministero di Bertinotti.

frontepostLo sfoggio della forza dell’apparato tecnico militare italiano, serenamente, mi mette tenerezza. Altri Paesi, (non tanto distanti da noi), possono indubbiamente di più. Ovviamente, la mia opinione, nulla tocca del valore della forza del Soldato italiano, perché, questo, è un altro discorso! Per quanto detto, concordo con Bertinotti, quando dice che la parata dei mezzi della forza del Soldato italiano è diventata superflua. Ben altra cosa, la parata della forza dell’umanità, del Soldato Cittadino. E, questo discorso, condivido. E’ ben vero che sogno un mondo senza soldati, ma, in attesa di questo, prendo atto di ciò che è.

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Le amputazione nel cuore.

frontepostOgni separazione è un’amputazione. E l’arto, amputato, si chiama “fantasma”, appunto, perché lo si sente ancora, come se ancora ci fosse. Così, è, per ogni “fantasma” d’amore, o d’amante. L’importante, è ricominciar a camminare bene, con un altro “arto”: altro amore o altro amante che sia.

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Anelli e Pollici.

frontepostIl pollice simbolizza maggiormente la virilità maschile. Non perché sia più lungo delle altre dita ma perché più grosso e quindi, vissuto come più grande. L’anello simbolizza l’unione. Si può dire, pertanto, che un anello attorno al pollice in – corona il simbolo della maggior potenza sessuale. In genere, l’anello è in argento o in acciaio. In quanto variazioni di lucentezza, quei metalli portano molteplici significati di verità che è simbolicamente detta dalla limpidità di quei metalli. Dall’insieme delle ipotesi, quindi, di chi porta un anello sul pollice si può dire che il suo pene necessita di una unione sovrana dai veri significati, oppure, di una unione che riveli e/o copra i grandi significati indicati dall’anello.

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“La favola di Cristo”

frontepostHo appena finito di leggere, “La Favola di Cristo”, libro denuncia di Luigi Cascioli.it La mia ragione religiosa, aveva già intuito la favola, in quella storia. Tanto che, se quella storia fosse una barca, da quella, ero già sceso, sia pure a malincuore. Malincuore, perché amo, la figura di quel Capitano. Non tanto perché era, (o non era), quello che di Lui hanno detto, ma per i messaggi, che hanno detto di Lui, anche se, magari, Lui non li ha mai detti. Conserverò comunque, quei messaggi. Nelle mie onde, sarò, la bottiglia che li contiene. Nelle mie onde, anche sarò, chi li rilegge. In quelli, dividerò, “il grano dalla pula” Terrò il grano che contiene, i principi universali. Brucerò la pula che contiene i particolari.

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Le domande della vita

A P. ho detto che la vita, è solo Bene. Mi dirai, allora,  perché ne troviamo gran poco, o quanto meno, da non bastarci mai? Per vita, intendo, il Bene della Natura, il Vero della Cultura, il Giusto dello Spirito. Questi, i principi del Principio. Da questi principi del Principio, si è originato, il vivere. Come dire che la Potenza, (la Vita), ha originato l’Atto, che è la nostra vita. Il vivere, è stato di infiniti stati della corrispondenza fra i nostri stati. Gli stessi del Principio. Ciò che differenzia gli stati del Principio, dai nostri, non è una diversa quantità di stati, ma la diversità dello stato: supremo nel Principio; quello che è, nel nostro principio. Il Principio della vita, (la vita che in molti modi chiamiamo), non può contenere che sé stesso. Se contenesse altro da sé, non sarebbe Assoluto, in quanto conterrebbe due principi. Se il Principio contiene la vita; e se, in quello, la vita è assoluta corrispondenza di stati; e se il Bene è il suo stato di principio, ne consegue, che non può contenere il male. Per “male”, intendo, dolore naturale e spirituale, da errore culturale. Può, un principio assoluto, contenere uno stato di vita a sé opposto? Non so voi, ma io non c’è lo vedo proprio! Può un principio conseguente all’Assoluto, contenere degli opposti principi, cioè, il male opposto al bene? Direi di sì! Perché? Perché la vita attuata ha due principi: quello del Principio, (la vita come potenza), e quello del proprio principio, appunto, la vita, come atto in atto. Allora, per favore, Palarosa, quando parliamo di dolore nella vita, facciamo a meno di alzare gli occhi al cielo. Guardiamoci dentro! A me non risulta, “che la vita ci chiede di soffrire”. A me risulta, che ci chieda di vivere! E, se il nostro vivere ha della sofferenza, che centra, la vita, che di per sé, è solo Bene! Se è, solo Bene, (smentiscimi l’affermazione, per favore), posso non pensare che l’implichiamo nella nostra sofferenza, perché la posizione del giudice, è certamente più comoda, di quella dell’imputato?

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No, il Leopardi non aveva ragione!

frontepostSono andato in banca a controllare una spesa. Alla Marta (simpaticicissima sirena nel suo ruolo) dico che ormai la memoria sta andando a ramengo, e che porti pazienza se, al caso, non si dovrà meravigliare se gli porgerò delle domande già fatte. Uscendo, saluto lei e la sua collega commentando così la mia mnemonica situazione: bella cosa, in fondo, che alla vitalità andante, la vita tolga la memoria, perché a fronte di diversi e/o anche pesanti contro, c’è n’è uno a favore: ci impedisce di ricordare quanto siamo stati incoscienti! Più che una vita matrignosa, allora, in quel caso vedo una vita misericordiosa.
ps. Non sussultino quelli che supportano gli alzaimer. Non sto parlando di malattia, ma solo di un naturale declino.

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Immobile, o Mobile?

frontepostNello scritto “Dio esiste nel pianto di un bambino”, sostengo che è Motore. Come Motore, l’hanno detto “Immobile”. L’unica vita immobile che conosco, è quella dei sassi! Che forse, Dio, è un Sommo Sasso? Se non lo è, allora, non può essere che Mobile! Il come sia Mobile è al di fuori della mia conoscenza, come, credo, al di fuori della conoscenza di chi l’ha detto Immobile. Tuttavia, un’ideuzza c’è l’avrei! Se ammettiamo, che, vita, sia corrispondenza di stati fra Natura, Cultura e Spirito, quello che è della Somiglianza non può non essere dell’Immagine della vita. Se ammettiamo che la vita divina è somma, somma sarà la corrispondenza dei suoi stati. Il che vuol dire, che la Sua trinità, si congiunge nell’unità. Si congiunge al punto da diventare Immobile? Per quello che se so, potrebbe anche essere, ma, se è vita, non può essere. Ora, immaginiamoLo come Cuore della vita. In noi, in ragione delle condizioni fisico – psichiche, il cuore pulsa un tanto al minuto. Adesso, quel cuore, (il divino), immaginiamolo come l’hanno sempre definito: eterno. Pulserà, quindi, secondo quel tempo. Allora, è Motore immobile, o siamo noi che definiamo Immobile, quello che, Mobile, non possiamo vedere come neanche immaginare?

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A proposito di Credo e di Verità ti mando alcune considerazioni

A proposito di Credo e Verità: come capire (e distinguere) lo stato divino da quello umano in tutti quelli che si nomino variamente delegati ad interpretare la parola divina? Se solo torniamo daccapo, (al Principio di ogni principio), la risposta viene quasi da sé. Il Principio (Dio, comunque lo si nomini o lo si conosca) è il massimo stato della comunione fra i suoi stati. Se unità prima è l’Uno. Chi ha raggiunto il massimo stato della comunione fra i suoi stati, non può avere in sé nessun dissidio. L’assenza di ogni dissidio permette quella massima comunione di sé, (e di sé con altro da sé), che chiamiamo amore. Il Principio della vita, pertanto, essendo lo stato della massima comunione fra i suoi stati, è la massima immagine dell’amore. In quanto tale divina, dal momento che nell’umana non è possibile annullare (in assoluto) la presenza del dissidio. Se lo stato della comunione detta dall’amore, è il segno della presenza divina in quella umana, ne consegue, che tutto quello che unisce è proprio dello spirito divino, e tutto quello che separa è proprio dello spirito umano. Lo Spirito divino è la forza, (fiato, soffio, o parola che si voglia dire), che ha originato la vita. Vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra i suoi stati. Infinite le corrispondenze fra gli stati della vita, ed infinite le forme di vita. Ad ogni forma di vita, la sua conoscenza del Principio che l’ha originata. La massima conoscenza non può non portare al massimo principio, quindi, direi necessariamente, tutte le vie della vita non possono non convergere che verso l’Unico principio. Se l’Amore è Maestro di Comunione fra vita e vita, allora, l’amore che unisce ogni Via con la Verità della Vita, è il revisore di ogni scritto sinora composto su L’Amore, cioè, sul Padre. Mi si dirà: come porre in comunione le più diverse culture della vita? Il come non lo so, ma se da quell’impresa di comunione è assente il dolore, quel come, non potrà non essere vero. Perché a segnare una verità deve proprio essere il dolore, e non un superiore pensiero? Semplice! Perché il Principio della vita è il Bene: ed il bene sente il vero, anche quando il vero non sempre sa.

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“Ognuno uccide quello che ama” dice la canzone.

frontepostDirei, invece, che si uccide quando l’amore (o meglio, una passione) diventa l’intossicante droga che fissa l’arbitrio.
Quando intossicano un arbitrio di fissazione, tutte le passioni diventano droghe. Con le sentimentali, anche le politiche, e anche le religiose: giusto per citare le maggiori “bustine”: in genere, sconsideratamente “tagliate”.
Nessuna onesta passione si propone lo scopo di fissare l’arbitrio di chi conquista. Allora, perché succede? Direi, perché vi sono dei sedotti che esistono a sé stessi, solo se si sentono dipendenti in toto da chi (persona e/o pensiero) hanno eletto a fondante ragione.
Una qualsiasi fondante ragione è un amore solo se coscientemente condivisa, e tanto quanto è condivisa. In assenza della volontà di paritaria condivisione, e nella volontà di perseguire comunque la passione sentita dal solo sedotto, si origina lo stupro della volontà altra quando non lo stupro della vita altra.
Chi uccide la causa accidentale di una intossicata e intossicante passione, altro non fa che sostituire la causa di tossicodipendenza da fissata passione con un’altra fissante passione: l’accecamento del fallimento.
Chi uccide chi ama non esce più da quell’ergastolo.

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Caro amico, ci sono “pere” e “pere”.

frontepostAmico mio, dopo la morte dell’Amato mi sono reso conto di essere diventato schizofrenico. Forse lo ero anche prima ma non me ero mai reso conto. Certamente non lo sono in senso patologico (almeno penso) ma (sia pure per inscindibili intenti, modi, emozioni, azioni) certamente per il mio essere unito e nel contempo scisso dalla vita altra.
Gli psichiatri del Sert dove seguivo un gruppo di ragazzacci con identità talmente confermata da offrire ben poco fianco a salvifiche conversioni, sostenevano che stavo cercando un amante. Capirai! Erano quasi tutti sieropositivi, di ben poca presa erotica, e presi da ben altre storie. Non sono mai stato così cretino da non vedere e capire che se anche ne avessi avuto il più segreto intento, nulle le speranze. Tuttavia, sia pure a loro insaputa, non avevano del tutto torto. Non era una personalità amante che cercavo infatti; cercavo la personalità amore. Se in loro no, dove? Se nella loro vita, no, in quella della vita che era nella loro.
Per tale scelta (vista non certo dalla sera alla mattina e neanche aprioristicamente concepita) ero nel loro vissuto (emozionalmente parlando) e nel contempo diviso. La scissione, mi permetteva di essere indipendente dalla loro soggettiva identità, e nel contempo dipendente dalla loro soggettiva e/o complessiva vita, secondo il caso e/o la necessità ausiliare.
Considererai dunque, che ci sono “pere” e “pere” da cui dipendere e che ogni “pera” non è esente da “tagli” (passive schifezze nelle loro bustine come sai bene) ma anche attive portatrici di vita nella mia come in altre simili alla mia; ma vaglielo a dire agli psichiatri in convenzione con i libri studiati, e a mio sapere, anche loro dissociati da una realtà che è come un caleidoscopio.
Da bambini dei tempi di Berta filava, li facevamo rendendo tubo un cartone. Da una parte ci mettevamo due vetri e fra i due vetri dei pezzettini di stagnola di vari colori. Ruotando il tubo, i pezzettini formavano delle figure sempre nuove: astratte, naturalmente. Sai che ti dico? Gli psichiatri dei Sert (almeno di quelli di Verona) non fanno girare il tubo/realtà, così, vedono sempre la stessa immagine del “tossico”.
Vero è che ci sono di quelli che ci provano a far girare il tubo. Vero è, che le immagini sempre diverse che scoprono (per quanto comprese e giustamente interpretate) non ci stanno nelle cornici pattuite dai convenzionali progetti sociali. Si, lo devo ammettere. Gli psichiatri, vinti da canoni non “professionali”, per via di schizofrenia sono certamente messi peggio di me, e non è detto, che lo stipendio che comunque ne ricavano, sia sufficiente antidepressivo.
Cosa ha permesso a me di non diventare uno stabilmente depresso viste le inevitabili frustrazioni che infettano l’animo di chi percorre la strada dell’anti tossicodipendenza?
Direi la possibilità di evadere dalla situazione quando si appesantiva oltre misura, rifugiandomi nella volontà della vita, bel detta dal proverbio: cosa fatta, capo ha!
Il proverbio sembra essere la morale che consola i fallimenti e/o i falliti. A mio vedere, invece, la morale dice che la dove non comprendiamo, è la vita a com_prendere. Fallire, quindi, è ostinarsi a non passargli il testimone.

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Le ragioni della vita e quelle dei mummificatori

frontepostPerché l’Omosessualità femminile suscita meno contrasto della maschile nei casi di adozione? Mi rispondo: perché, è personalità materna più mimetizzabile negli odierni schemi in quanto donna.
Anche nella coppia lesbica vi è la figura più determinante, e in questo senso, maschile, e quindi, psicologicamente “papà “. Lo stesso nella coppia Gay: vi è la figura più accogliente dell’altra, e in questo senso, più femminile e quindi psicologicamente “mamma”. Non per questo, però, “mimetizzabile” negli schemi, perché nell’apparenza fisica rimane pur sempre un maschio uomo, e quindi, di predestinata figura paterna.
Anche nella coppia etero, non sempre la figura maschile (la determinante) è quella dell’uomo, quindi, lo dovremmo dire e riconoscere come psicologicamente mamma perché accogliente. Invece no, perché gli schemi odierni ci sono socialmente sovrani.
Certamente sovrani secondo Natura, ma, che senso ha sostenere il predominio secondo Natura, quando la Cultura testimonia maggiormente l’evoluzone e la ragione della vita?
Indubitabile il senso biologico, ma la Natura rimane pur sempre l’invaso di ciò che pensa la Cultura. Allora, in quale parte della vita ritrovare dei principi che la vita stessa rende così caleidoscopici? A mio pensare, nella sua forza.
La conosciamo come Spirito.

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Quale pedagogia adottare nel periodo prevalentemente naturale del bambino?

frontepostNon so se nella mente o se nel gozzo, ma da tempo per la vita mi gira una questione: quale pedagogia adottare nel periodo prevalentemente naturale del bambino?
Per prevalentemente naturale intendo la fase in cui il bambino capisce secondo il sentire. Ancora non sa, infatti, circa quello che sente; è il periodo che precede la parola. A favore di un miglior agire in questo momento dell’età, non ricordo d’aver letto niente, e neanche sono preparato. Oso sostenere le mie opinioni qui ed ora, solo perché, pur non essendo padre ho istinto paternale, e pur non essendo madre, (ovviamente) ho quello maternale. Adottivi o no che si sia, dove non si è naturalmente genitori, può farlo diventare un modo di concepire la vita.
Dicevo che il bambino di quel periodo impara a conoscere attraverso quello che sente. Cosa, sente delle figure genitoriali? Nel suo principio, i suoni. Di base e di prevalenza, due: il suono alto (variabilmente acuto) e il suono basso: variabilmente grave. Generalizzando e sempificando, direi che il suono alto e variabilmente acuto appartiene alla femmina. Generalizzando e sempificando, direi che il suono basso (variabilmente grave) appartiene al maschio.
Si potrebbe sostenere, che il primo è via del sì, mentre l’altro è via del no. E’ via del sì, quello della femmina perché al tono variabilmente acuto si accompagna la cura; cura che il bambino potrebbe sentire (poiché lo fa stare bene) come proseguo del ventre naturale dove SI stava bene.
Si potrebbe dire che il tono basso è via del no, perché, o non l’avverte come “ventre” (quella voce) o l’avverte come ventre dal quale sente, o di non essere uscito (da quel bene) o di non esserci stato. Lo sente, quindi, come separato da sè, quindi, come un NO.
Ciò che sostengo non è da considerarsi assoluto, naturalmente, perché la vita, nella relazione di corrispondenza fra lo stato mascile (il determinante in prevalenza) e quello femminile, (in prevalenza l’accogliente) è stato di infiniti stati di vita, e quindi, di emozioni che il bambino tradurrà in vocali “concetti” prima e in parole dopo.
APRO UNA PARENTESI: In ogni genere di coppia vi è il carattere accogliente e quello determinante, quindi, in ogni genere di coppia vi l’emozione prevalentemente maschile (quella bassa) anche se formata da donne, o prevalentemente femminile (quella alta) anche se formata da maschi. Così l’opposto, e così in ogni genere di corrispondenza di vita fra identità. Non per ultimo, non è alto o basso ciò che noi sentiamo alto o basso, ma quello che sente il bambino come alto o basso. Si potrebbe dire, allora, che (indipendentemente dal sesso) è il bambino che dice (in ragione dell’impronta tonale che l’ha prevalentemente cresciuto) chi (a livello culturale e/o psicologico) gli è padre o madre. CHIUDO LA PARENTESI.
Secondo quanto ipotizzo (dico ipotizzo perché non so se sto scoprendo l’ombrello) si potrebbe dire che la pedagogia di quel periodo non può non essere che magistralmente binaria: SI o NO. E’ vero che anche il tono variabilmente acuto può essere sentito come NO, ma è un tono che, come dicevo, ha la cura come immediata conseguenza. Potrebbe diventare, quindi, un SO, cioè, un NO emozionalmente interpretabile.
Lo stesso potrebbe valere per il tono basso, e diventare un interpretabile NI, ogni qual volta quel suono non ha, come conseguenza, una ferma cura e/o reazione. Una cura è ferma quando non soggiace a psicologici e/o emotivi “ricatti” e/o concessioni. A proposito di emotivi ricatti, il bambino è un indubbio bandito. Che non sappia quanto lo è, per i genitori prima e per gli insegnanti poi, è una grande fortuna! Come tutte le fortune, non dura.
Tutto considerato, la basica pedagogia che esprimo non è molto diversa da quella che si usa nell’addestramento degli animali. Come i bambini, infatti, sentono suoni ed emozioni, non, parole dalle quali tirar fuori concetti. Al più, e necessariamente, tirar fuori, azioni di risposta; che è esattamente quello che si vuol imprimere in un infante, e cioè, la capacità di agire e perseguire certi comportamenti a comando, non ancora potendo riuscirci noi, secondo il suo discernimento.
Una sovrapposizione di comando fra le due voci, da un lato, alimenta la capacità interpretativa delle emozioni che gli si comunica, (ed è o potrebbe essere una futura richezza a livello identitario) ma, dall’altro, rischia di metterlo in confusione; ed è o potrebbe essere un futuro guaio. Come se ne viene fuori? Direi, facendo in modo che la figura che di volta in volta cura l’infante non debba uscire dai binari culturali, naturalmente imposti dal tono.
E’ vero che il bambino sente alto o basso ciò che per lui è alto o basso; e’ vero che per questo farà propri i binari con cui lo introduciamo alla vita; è vero che potrebbe procedere per stazioni non previste dai genitori, ma è per questo che ogni vita ha, (ed è) di che non essere una eguale all’altra.
Si tratta quindi di decidere a cosa si vuole dare vita e per chi. Come premesso all’inizio non ho debite conoscenze, al più, cuore. Quando mai il cuore è riuscito a separare il grano dall’oglio! Non mi resta quindi, che postare sta’ roba così come sta, perché, dice il detto, cosa fatta, capo avrà!
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Diventiamo possessivi…

frontepost… quando siamo insicuri del bene dell’altro, o non sicuri di essere il bene dell’altro. Diventiamo gelosi, quando non siamo sicuri della verità dell’altro, o non sicuri di essere il vero dell’altro.
In questi casi, dovremmo sempre chiederci: cosa amiamo di più? Le emozioni dell’amore, o quelle del dolore?
E se si sovrappongono (come generalmente succede) quale sovrano adoriamo?
L’amante altro, o l’amante che siamo?

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Come le stelle non più figli. Lettera aperta ai figli delle stelle.

frontepostMi capitano solo brutte avventure, diceva un figlio delle stelle alla vicina sorella. Mia cara, gli rispose quella. Neanche i firmamenti che sinora hai illuminato sia pure con luce riflessa, sono come quelli di una volta! C’era la costellazione della speranza, una volta, e sia pure distante anni luce, il pianeta futuro. Ora, l’atmosfera si è rarefatta. Questo ci affatica il respiro. Appesantisce il passo del nostro gravitare attorno ad asteroidi che dicevamo astri, non tanto perché brillanti loro, ma perché incantati dalla nostra voglia di brillare su di loro. Appena sotto la chimica del nome di quegli astri, ora c’è solamente del sasso coperto da una polvere che li rende friabili come meringhe. Sino a che la polvere staalmeno, ma sino a che sta, pare pregiato marmo, a noi, stelle non cretine se non per parte presa in quella parte che diciamo nelle nostre storie, o che raccontano le nostre tragedie. No, figlio delle stelle. La notte no.
Non più.

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Anche l’Amato andava a picchiar froci da giovane

frontepost… ma quando è mancato, con lui c’era un Frocio. Non c’ero, sai, perché era finalmente diventato cosciente di una possibile frociaggine, ma perché cosciente di esser stato amato, sia pure da un Frocio. No, per me, gli anti frocio non sono dei froci mancati. Sono dei maschi, a cui manca un maschio per sentirsi amati come maschi. Tutto considerato, sono degli orfani. Essere Froci, invece, significa amare uomini ed essere amati da uomini. Non ti sfugga la differenza.

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Quale futuro ti aspetta mio caro Al Haiat?

frontepostSono uscito con un amico ieri sera. Sapevo di fare un po’ tardi, ma sapevo anche che hai il mio numero cell. Non hai chiamato. Non sei venuto.
Pioveva.
Parecchio.
Avrei potuto chiamarti io.
Non l’ho fatto perché poteva sembrarti un’insistenza. Fatto sta, che ti hanno trovato sotto un ponte. Il che sarebbe niente, se con te non avessero trovato il tuo decreto d’espulsione.
Ti fermeranno una notte da qualche parte ma poi ti lasceranno andare. Cosa vuoi che facciano! Le galere sono piene, e per di più costose. A Verona non mi risulta che ci siano campi di contenimento per immigrati. Non ancora, almeno. D’altra parte, non sei un delinquente d’ufficio come lo diventerai non appena andrà in vigore il reato di immigrazione clandestina. Non so se ti reputeranno così pericoloso per l’Italia da meritare l’espulsione forzata, ma se dipendesse da me, te la darei se non altro perché stai diventando pericoloso per te stesso. Non si sa in quanti modo te l’ho fatto capire: e tu li hai capiti tutti, o meglio, li ha capiti la tua ragione, ma la tua ragione non è ancora stata capace di farli sentire alla tua emozione.
Insciallah?
“Non ho niente. Sono senza lavoro, Vitaliano! Sono stanco di questa vita.”
E, te credo, ma se non hai uno straccio di documento non puoi trovare lavoro. Lo stentato italiano che parli, non può farti trovare un lavoro.”
“Sono un elettricista capace, Vitaliano.”
E te credo, ma, quanto tecnicamente aggiornato? Quanto, puoi documentarlo? Con che scuole professionali? Con che referenze? Se non hai risposte per queste domande, altro non ti resta che dell’attività generica, e genericamente pagata: se pagata.
Hai 28 anni. Non lo si direbbe quanto sorridi, ma un bel sorriso non fa stipendi. Non di sicuri, almeno. Non di quelli da sudore, almeno.
Che ci fai, ancora qui, mio caro Al Haiat?
“Mio padre m’ha dato 5000 mila euro per venire in Italia. Come faccio a tornare senza niente?”
Capisco, ma, e qui, come farai ad andare avanti senza niente?
Insciallah?
Penso di rivederti questa sera, o al massimo domani sera. Tornerai senza soldi, senza sigarette, senza aver mangiato, e con il bisogno di lavarti. Non perché sei sporco. Perché non sopporti di pensarti sporco. O perché non sopporti di pensare che lo sia la vita.
Da me ti laverai, fumerai, mangerai, e, forse, ti rifugerai in quell’anfratto che diciamo far l’amore. E dopo?
Insciallah?
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I desideri del piacere, non necessariamente sono i desideri dell’identità.

frontepostVi sono identità, che sotto la spinta del desiderio, si spogliano della personalità sessuale di prevalenza, e si vestono con un altra. Così, vi è la personalità etero che si veste di omosessualità, come l’opposto. Nella personalità cosciente di questa dinamica non vi è problema. Il problema invece, accade nelle personalità scardinate dalla propria sessualità, a causa della forza data dalla somma di desideri: somma tanto più forte, quanto più non vissuta, e/o, peggio ancora, negata. Se il desiderio permette la spoliazione della personale norma, cosa permette il rivestirsi? Ovviamente, la realizzazione di quanto desiderato. Ora, ammettiamo il caso di un rapporto fra una identità chiaramente omosessuale, e una identità omosessuale perché spinta da un possibile desiderio di simile. Dopo l’orgasmo, come si rivestiranno? Da simili, certamente no. Si rivestiranno, quindi, con i propri abiti: l’omosessuale con i suoi, e l’etero con i propri. Rivestiti, non è più un eguale, quello che l’omosessuale si trova di fronte: è un diverso. Nei casi di ristretta e/o condizionata visione della propria sessualità, (magari condizionata sino al dissidio psicologico) come reagirà, quel diverso travestito da eguale, nei confronti di chi l’ha fatto sentire simile all’amante, e quindi, para omosessuale? Per evitare spiacevoli guai, (guai anche pesanti, guai anche mortali) sarà meglio mettere in conto anche la risposta a questa domanda. L’invito non è diretto solo ai Finocchi. Anche le donne possono essere vittime di una omosessualità che si traveste da eterosessualità. Giungo a pensare, che anche le madri ed anche i padri, possono essere le vittime di un costretto travestimento, quando “chiedono” ad un figlio, di vestirsi di quello che non è.
ps. Per “abito”, intendo una forma mentale.

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Perché gli uomini uccidono le donne?

frontepostPrincipalmente, perché la Donna è quel complemento personale e storico che permette all’Uomo di fondare sia la sua identità personale e di vita, che la sua fede nella sua potenza. Se ne renda conto o meno, ma la Donna che rifiuta questo percorso, e/o lo interrompe, altera quel progetto il più delle volte anche inconsapevolmente. Consapevole lo è ,solo nel suo desiderio di liberazione. Ciò vuol dire che la Donna deve irrimediabilmente sottostare al principio maschile della vita? No. La Donna (come d’altra parte l’Uomo) è esclusivamente sottoposta al principio della vita: essere e dare vita. Come? Secondo sé! E qui casca l’asino! Quanto è libera l’identità maschile e femminile di vivere e di unirsi ad altra vita secondo sé? A mio avviso lo è, solo nel credersi libera. La personalità non libera come anche quella che si crede libera, è morta molto prima che venga uccisa. In questa situazione, tentar altre scelte di vita da parte della donna, rischia di essere uno scomposto tentativo: quello di uscire dalla cassa in cui l’ha rinchiusa una disumana normalizzazione; e questo vale per tutti i sepolti di altro da sé.

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In oggetto: Soccorso per genitori con figli di altro letto.

frontepostLettera al Direttore de L’Arena: sua Sede in Città.

Stavo su una panchina a fumarmi una sigaretta (non dovrei!) quando, alla mente mi è tornato il ricordo che le racconto. Lo faccio, vuoi per la sua Cortese attenzione, vuoi per soggetti che sono come anch’io sono stato: figlio di un padre da seconde nozze. Sono passati più di sessantanni ma ricordo ancora la mia antipatia per l’essere che inaspettatamente si era messo  fra me e mia madre. Quando mi confermò che c’era, impulsivamente pensai: ma, ci sono io! Capirai che sostegno potevo dare a mia madre, io, inesistente per più motivi e casi e forse meno che decenne! Non poca acqua è passata sotto i ponti che ho attraversato, qualche volta temendo di finirci sotto, qualche volta temendo di buttarmi sotto. Solo adesso, che so distinguere, direi pienamente, quando va’ a coppe e quando va a spade, sento di poter dire la mia; e quella (lei consentendo) girerei ai figli e ai padri che sono forzatamente e ostilmente legati dal comune sentimento verso una donna: chi da figlio (quel sentimento) e chi da marito. Visto che solo i patti chiari permettono una vita lunga, ho strutturato la lettera come fosse un contratto notarile. Quello che propongo ad un padre per caso, è valido anche per una moglie per caso. 
Contratto d’Alleanza fra i figli di una moglie, è il marito che legalmente parlando diventa padre di prole da altro sangue:
Punto primo:
Io non sono tuo padre naturale ma la Legge mi obbliga ad esserlo culturalmente, indipendentemente dal fatto che fra di noi ci sia della condivisa stima e dell’affettività;
Punto secondo:
Il compito di gestire la famiglia è delle figure anagraficamente maggiori. Valuteremo assieme quando non umanamente, o quando immaturamente.
Punto terzo:
L’autorità derivata dalle norme sociali, non autorizza me (come neanche tua madre) a diventare i tuoi secondini. Le stesse norme, però, obbligano te a non metterci in quella condizione;
Punto quarto:
Nella tua vita può entrarci solo tua madre. Io, a tua richiesta: hai la mia disponibilità;
Punto quinto:
Comunque tu decida di viverti, tua madre ed io lasceremo al tuo discernimento il compito di valutarlo con giudizio. Se lo vorrai, dove il tuo giudizio manca della debita esperienza, aggiungeremo il nostro.
Punto sesto:
Fa in modo che la tua famiglia non debba mai patire il giudizio della società. Mi riferisco a quello non legale. Quello di altri generi e/o fonti trova il tempo che cerca. Dovesse succedere, comunque resterai nostro figlio, ma per il solo dovere, e solo perché la Legge c’è lo impone. Di fatto, e a ipotesi successa, non potremmo non viverti come un proliferante tumore. non necessariamente maligno, ma comunque portatore di “malattia”. Su questo punto, tua madre la pensa allo stesso modo.
Con i miei più Cordiali Saluti
manofronte

In amare c’è chi vede e chi stravede.

frontepostNon hai idea di quanti immaturi ho visto innamorarsi della barista (o del barista) perché non sapevano distinguere sorriso professionale da sorriso personale. Non hai idea di quanti clienti imbecilli, ho visto osar di pensarsi speciali, approfittando del fatto che non tutte (o tutti) si possono permettersi di pagare la soddisfazione di mandarli a fanculo con la perdita del lavoro! Il desiderio di potere è componente non trascurabile in amare. Vuoi per chi lo impone. Vuoi per chi lo cerca. Dico desiderio in amare e non in amore, perché l’amore, in quanto virtù, è il mezzo che sta in mezzo.
Solo la passione sta dove gli pare.

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