Droga: delizie e nequizie.

frontepostLa sua affermazione (la droga è un anestetizzante) non mi giunge nuova: sarà perché l’ho pensato anch’io. Ammesso ciò, concesso che la droga anestetizzi anche il piacere, quali generi di dolore anestetizza? Quelli della ” fatica del vivere ” la Natura della propria Cultura in pace con il proprio Spirito? Se fosse, in una malata perché errata ricerca di se stessi, allora la droga è ” medicina “. Se fosse, che senso ha rendere tossico – delinquenti quelli che pur dipendendone, lo sarebbero naturalmente ma non culturalmente se solo fosse socializzata? E’ se la droga anestetizzasse, cioè, togliesse ogni dolore alla forza della vita: lo spirito? Se fosse, sarebbe la protezione massima, ma, sarebbe ” mamma ” o ” mammana ” ? Non so quanto sia vero che la droga sia mamma: certamente la droga procura un alveo psichico che alla mente dell’occupato da quella sostanza può ricordare lo stato placentare.  Se fosse, chi la usa lo fa per tornare indietro sino al dentro, cioè, sino al suo principio? Se fosse, allora la droga è la via che porta all’agognato bene di principio? Se fosse, quello della madre della sua vita o di quello della vita come madre? Se la droga fosse la via che lo porta alla ricerca del dentro ( la placenta della madre come principio del suo bene o la placenta della vita come madre ) allora, rivelandosi l’errore del mezzo, potrebbe o non potrebbe anche essere un ausilio alla conversione in fuori ( il che, è come dire farlo uscire ) da ciò che lo prende della sua ricerca? Nei casi più provati e, dunque, di più indebolita volontà, perché no, se la droga è anche medicina? Se chi usa la droga lo fa per tornare indietro sino al dentro, allora, intossicante è la droga o un fuori che motiva la ricerca a ritroso? Se fosse, allora anche la droga potrebbe essere un veicolo medicante perlomeno quanto una vita personale e sociale non avvelenata dalle tossicità sociali che ( in ipotesi ma mica tanto ) controbatte. Il proibizionismo con il quale ci curiamo degli avvelenati dai tossici che produciamo, che senso ha se il proibire procura dei dolori che, nei casi che abbiamo fatto diventare più gravi, solo la droga può anestetizzare? Per liberare e liberarsi dalla droga perché non cominciamo col liberarci da precostituiti giudizi, dal momento che questi non fanno altro che inchiodare più pesantemente la condizione del drogato?
Lettera al Direttore ” de L’Arena

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