Lo Spirito

Lo Spirito è la forza della vita del Principio
e dello stesso principio.

La percezione dello Spirito è della coscienza che la recepisce come forza. A maggior percezione, maggior forza, maggior coscienza e maggior conoscenza. La conoscenza sullo Spirito è data dal sentire le emozioni della vita: il Tutto dal principio. A maggiorato sentire, maggiorata conoscenza per la maggiorata emozione. Ciò vale anche per il nostro spirito.

La Prima e la Seconda stesura su lo Spirito in particolare (non di meno le seguenti di questa parte dell’ Indice) sono particolarmente corpose. L’emozione dell’epoca era irrefrenabile quando scrivevo. Le lascio perché contengono quanto ho travasato in tutti gli altri scritti.

Prima stesura
Seconda stesura

Mania di grandezza o no che sia, sono soggetti da studio, anche se non saprei dire quanto letterari, o quanto psichiatrici. Le colloco in un’altra pagina: Nei percorsi dell’Oltre. In questa, procedo con corposità più affrontabili… penso.

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L’Oltre è come un’arancio

Argomentare su l’Oltre è come argomentare su un’arancia. Come un’arancia, infatti, ogni spicchio ha (ed è) di che essere del Tutto. Così, dicendo sullo Spirito (la forza della vita sino dal principio che dello stesso Principio) mi sono ritrovato a dire sugli spiriti e sullo spiritismo, sulla Metempsicosi e sulla Medianità. Medianità, è la facoltà che permette di essere in mezzo  e il mezzo fra questa realtà e l’ulteriore, o per “scientifica” ipotesi, in mezzo e il mezzo che collega la parte conosciuta della mente con una parte sconosciuta. Comunque stiano le cose, cogliere questi argomenti è cogliere l’arancia su l’albero: la salita è complicata da rami e foglie. Comunque si salga e/o si decida, credo sia bene badare ad un incontrovertibile avvertimento:

il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male.

Il che vuol dire, che il male, può essere maggiore dove maggiore la rivelazione.

Si può dire la stessa cosa per l’errore: l’errore è simile al giusto, tanto quanto è errore. Il che vuol dire che l’errore può essere maggiore dove maggiore la data manifestazione.  Comunque si intendano le questioni, occhio: su quel piano della vita sono inverificabili.

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Introduzione

Per Spirito, intendo sia la forza della vita sino dal principio che la forza della vita dello stesso Principio. Lo Spirito del Principio non è tanto né poco: lo Spirito è vita, e il suo spirito (la sua potenza) vitalità. Questo scritto è il cappello di decine di stesure sullo Spirito e su quanto correlato, nel tempo viste e riviste non so più quante volte. E’ la base (la stesura sullo Spirito) di tutti i discorsi che ne ho ricavato. Mi vedo ancora mentre sto scrivendo un’idea della quale non avevo alcuna idea. E’ come se avessi dovuto disegnare un cerchio, senza assolutamente sapere com’è fatto, ma punto dopo punto, alla fine l’ho visto. Non sempre quando stavo scrivendo a casa. Qualche volta in giro, e non poche volte sul lavoro. Giusto per dire un caso, il pensiero introduttivo ai discorsi sullo Spirito e agli annessi e connessi, l’ho pensato mentre stavo al secchiaio delle trattoria dove all’epoca lavoravo. Ridevano e scuotevano la testa i colleghi quando mi vedevano partire in tromba alla ricerca di carta e penna. Avevano capito, però, (e accettato) che in quei casi dovevo scrivere e che niente mi avrebbe fermato.

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Immagina

Spirito è ciò che anima. Anima è ciò che si anima. Ciò che si anima è vita.  Lo Spirito è l’anima della vita. Nella Natura, la Cultura anima la vita, animata dalla forza dello Spirito.

La forza dello Spirito è vita della Natura. La vita dello Spirito è forza della Cultura. Lo Spirito è la forza della vitalità della Natura che corrisponde con la vita della sua Cultura.

Lo Spirito essendo forza è condizione di vita ma non pone condizioni alla sua forza per non condizionare la vita.

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Dato il Principio, lo Spirito

si origina dalla corrispondenza di stati fra

atrinita
una Natura                                              e                                        la sua Cultura

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Lo Spirito del Principio attua la vita tramite la sua potenza non tramite l’identità. Se lo facesse, fra Immagine e Somiglianza non vi sarebbe differente stato. In questo, cesserebbe di essere principio. Di ciò che accade in questo stato della vita, quindi, gli si può addebitare l’origine, non, quanto si origina da ciò che ha originato

per la Natura della vita (il Bene)
atrinita
per la Cultura della vita (il Vero)                                            per lo Spirito della vita (il Giusto)
il Principio, essendo primo, e quindi, sovrano e assoluto, origina solo sé stesso.
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Lo Spirito del Principio origina l’essere in trinitario stato.

Natura per quello che ogni forma è

atrinita
Cultura per quello che ogni forma sa                         Spirito per quello che ogni forma sente
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In ragione del suo vivere la corrispondenza fra
la sua Natura

(principio del bene)

atrinita

la sua Cultura (principio del vero)                                    e il suo Spirito (principio del giusto)

l’essere vive il suo trinitario stato anelando il ritorno all’unitario.

1apunto

Non può diversamente, perché, vita, è stato di infiniti stati, e si origina dalla corrispondenza di forza fra tutti e in tutti i suoi stati. Dove la corrispondenza è carente, carente diventa la vita.

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Lo Spirito è Vita

atrinita

tanto quanto il Fare                                                    corrisponde all’Essere

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Lo Spirito è Calibro della Natura che forma

atrinita

Arbitro della vita che si forma                                               Giudice della Cultura della forma

in ragione dello stato della corrispondenza fra Natura e Cultura.

separamini

In ragione dello stato della corrispondenza fra Natura e Cultura

lo Spirito è Calibro perché misura la forza

atrinita

Arbitro perché decide l’uso della forza                       Giudice perché valuta l’uso della forza

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Lo Spirito guida secondo lo stato di tre emozioni:

Depressione

atrinita

Esaltazione                                                                Pace

Depressione:

errore verso ciò che siamo per difetto delle informazioni che riguardano il Corpo;

Esaltazione:

errore verso ciò che sappiamo, per eccesso delle informazioni che riguardano la Conoscenza;

Pace:

stato della quiete naturale, culturale, e spirituale

fra ciò che sente il Corpo

atrinita

conosce la Mente                                                                      prova lo Spirito

Vi è pace, tanto quanto la forza della vita e della vitalità non patisce dissidi fra Natura e Cultura.

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Raggiungiamo la condizione di pace, tanto quanto li tacitiamo

dal Corpo

atrinita

dalla Mente                                                                              dallo Spirito

separamini

La misura dello Spirito non può essere maggiore della conoscenza (o l’opposto) se non ponendo dissidio fra gli stati della vita

Natura per quello che siamo

atrinita

Cultura per quello che sappiamo                                    Spirito per quello che sentiamo

Dissidio, è il delirio di chi brancola fra errore e dolore. Poiché, vita, è stato di infiniti stati di vita, così, anche le tre voci della guida dello spirito sono lo stato di infiniti stati di vita, o secondo il caso, di meno vita, in presenza del tormento.

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Permettendo la stessa misura di forza

alla Natura

atrinita

alla Cultura                                                                                 allo Spirito

lo Spirito rivela la sua facoltà mediatrice. Pertanto, è Paracleto, tanto tanto, ponendo mediazione fra gli stati, la rende unitaria. Nell’essere Paracleto è necessariamente leggero, perché la mediazione fra gli stati media il mediatore.

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Uno spirito scisso e scindente per mancata mediazione non permette allo

Spirito

atrinita

l’integra corrispondenza di forza fra

Natura                                                       e                                                    Cultura

Avendo raggiunto l’assoluta unità fra i suoi stati lo Spirito del Principio è Paraclito in assoluto. Essendo assoluto, lo Spirito del Principio origina la sua stessa misura di vita. Se così è nell’immagine della Vita, così non può non essere nell’immagine a quella Somigliante.

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Su questo piano della vita la mediazione è generalmente sentita come il passivo compromesso culturale fra

atrinita

ciò che sappiamo                                     e                                     ciò che sentiamo

Il compromesso è mediazione subita

atrinita

La mediazione è compromesso voluto                                             La nostra verità è in medio

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Vi è chi maggiora l’Essere compensando la Natura, o la Cultura, o lo Spirito (e, quindi, la vita) di maggior vitalità in uno o l’altro stato.

Ad esempio:

7 per la Natura

atrinita

3 per la Cultura                                                                                                            9 per lo Spirito

L’identità in esempio avrà usato il suo massimo spirito per rafforzare il corpo ma in maniera minore la conoscenza. Mancando la corrispondenza di valore fra i suoi stati, mancherà nella sua facoltà mediatrice.

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Il Sapere

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che maggiora il peso sull’Essere                                                         entra in sofferenza con sé

e/o con altro da sé. Lo stesso nel caso opposto.

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Il dolore è il male naturale e spirituale da errore culturale.

E’ dolore fisico, il giudizio di male che una Cultura da alla sua Natura E’ dolore culturale il giudizio di errore che una Cultura da a sé stessa. E’ dolore spirituale il giudizio di male che uno Spirito da alla sua forza

MA

se è pur vero che il dolore afferma la sua verità in ogni lingua, altrettanto è vero che la voce della Natura (il Bene in ogni lingua) cura il peso della sofferenza, ricordando

che lo Spirito è medico, tanto quanto

atrinita

la temperatura della mente                                                  ha gli stessi gradi del corpo.

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Lo Spirito è giusto se vola nel cielo del Giusto

Per cielo intendo l’area fra due intenzioni agenti: quella della Determinazione e quella dell’Accoglienza. Ora, sia di questo piano della vita come dell’ulteriore (cambiano i fattori ma non i risultati) ammettiamo che lo spazio giusto fra i due agenti sia 10. Data la misura, la Determinazione non è invasiva (come può esserlo agendo uno spazio di valore 7) e l’Accoglienza non remissiva come può esserlo agendo uno spazio di valore 3. Lo spazio giusto, quindi, lo dice la nostra remissività, tanto quanto non si sente variamente oppressa (ammettiamo il valore 5) e lo dice la nostra Determinazione tanto quanto non si sente variamente oppressiva perché agisce secondo la stessa misura. Visto che la vita è stato di infiniti stati di vita, così anche le misure fra gli agenti sono composte da infiniti stati di spirito. Viste le infinite misure del nostro spirito, quale la rotta certa? La rotta certa si stabilizza, tanto quanto lo spirito non è impedito da eccessi nella determinazione, o da eccessi passivi nell’accoglienza. Quando succede, si deve rivedere il pilota, e non per ultimo, ricordare che il volo è giusto, tanto quanto non ci distrae lo stato della pista (vecchia, nuova, alta, bassa, ecc. ecc) come neanche farci distrarre dalle condizioni atmosferiche dei sentimenti, perché perennemente mutevoli. In fine, giusto per non subire la pena di brutti atterraggi, raccomanderei di non porre distrazione fra il nostro sentire lo spirito, e il nostro pilotare lo spirito.

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