Caro Francesco ti scrivo:

Non sono così illuso da pensare che Francesco trovi il tempo per leggerle. Tanto più perché non gliele ho mandate. Non per questo non confido nella fiducia di un celebre filosofo inglese: “mai dire mai!”.  James Bond, mi pare.

Quo usque tandem, Francesco?

 

Ancora con questa storia del Giudizio Universale?!

Caro Francesco: ma, siamo ancora  lì! Dove mai pensa andare la chiesa con queste antiche frittate?! Fra i pittoreschi menu degli Evangelici? Fra i Candomblè brasiliani? No! Continuerà a battere il passo come sta facendo da non so più da quando! Sveglia, Francesco, Sveglia! Togliamoci dalla testa che ci sia un Giudizio Universale! Come lo so? Lo so perché ho capito i principi della vita, e se siamo a somiglianza della Vita, un qualcosa penso di aver capito anche di quella. La storia dell’impossibile Giudizio universale, me la sono spiegata e te la spiego con un esempio.  Ammettiamo che Dio si un ingegnere termonucleare, ed io, al suo cospetto, uno qualunque. Ammettiamo ora, che quel Ingegnere voglia e/o debba dare un definitivo giudizio sulla vita della mia Cultura. Per quanto Clemente e Misericordioso, non potrà essere che implacabile! Va bè! Altro non mi resterà che aver fiducia in quel giudizio perché ho fede nell’Ingegnere. Non per questo non mi sentirò quanto meno umiliato dal fatto che non posso capire appieno le sue ragioni. Al caso, anche al punto da respingerle, come anche al punto da mettermi in dissidio: vuoi con il mio mondo, vuoi con il mondo. Ora, può Dio umiliare quanto ha creato? Può Dio originare dei nolenti quanto volenti dissidi? Se no, allora, l’Ingegnere non può non rifiutarsi di emettere giudizi!  Non per questo non ci sarà Giudizio. Se non l’Ingegnere, chi l’emetterà? A mio credere, l’emetterà quanto di me sarò giunto a capire confrontando lo stato della sua realtà con lo stato della mia. Per quel confronto, non potrò addebitare all’Ingegnere nessun motivo di umiliazione come nessun motivo di dissidio! Al più sarà a me che li addebiterò, dandomi quanto meno dell’imbecille! Non credo neanche ad un Giudizio finale, appunto perché la vita è uno stato di infiniti stati di vita, e perché (essendo vita) non possono essere che in continua corrispondenza, e quindi, corrispondente evoluzione, come al caso, di involuzione. La morale di questa fola, dunque, è presto detta: l’Ingegnere non può decretare il Giudizio ultimo, perché, facendolo, decreterebbe anche la fine della vita. A quella fine, al principio non resterebbe che il suo Principio. E’ vero che l’Ingegnere basta a sé stesso, ma è vero anche, che non so immaginare una così definitiva mancanza di scopo: essere solo sé stessi. Qui da noi, la conosciamo come solitudine.  Immagino l’Ingegnere per la Somiglianza che sono, è vero. D’altra parte, mica lo posso fare per la Cultura dell’Ingegnere! Se lo potessi, Dio sarei io! Con questa megalomane ma ridanciana affermazione,  ti saluto.

Oops! Stavo dimenticando un non piccolo particolare! Se per le ipotesi dette, l’Ingegnere non può emettere definitivo giudizio su nessuna vita, lo può, la tua Somiglianza a quell’Immagine? Direi che lo può, solo se si pone, indeciso fra le decisioni dell’Ingegnere e quelle di Mammona.  Aggiungo un’ultimo pensiero: non me ne vogliano quelli che si sono visti scompaginare, con questo nuovo disegno, il loro più antico. Voglio sperare, neanche tu.

 

Memento vitae

Ricorda ai tuoi teologi, che su Dio sanno solo quello che da secoli ne pensano, e che, quindi, stanno ruminando le loro parole, non, dicendo la Parola. Di certo non posso dire che lo sia la mia. Posso dirti, però, che intanto lo credo, e che prima o poi saprò quanta verità c’era in quello che ho creduto. Come tutti, d’altra parte.

 

Prima lettera

Gli elementi che citi sono oggetti compensativi e chi ha bisogno di compensarsi è fondamentalmente un depresso; e se un oggetto compensa più di una ideologia religiosa, ne dovremmo dare la colpa agli smartphone? Condivido la seconda parte anche se non in toto. La prima, è mero predicozzo! Hai fatto di meglio, Francesco!

nda. Non ricordo più cosa ha mosso questo rilievo a Francesco. E’ capitato qualche anno fa.

 

Seconda lettera

La fede è una elevazione della fiducia, ma mentre la fiducia nasce e si mantiene su basi soggettive nei primi momenti e oggettive se concessa e/o avuta a ragion veduta, la Fede è ragione della speranza; e la speranza detta dalla fede è un indimostrabile anelito. Direi ancora, mentre la fiducia ha base emotiva, la fede non può avere che una base culturale,ma se “Dio non gioca a dadi” neanche se lo può permettere la conoscenza: al più, il credo. Per quanto elevato sia un credere, però, non potrà sfuggire ai suoi limiti. Il credere, infatti, non sarà mai un sapere. Al proposito, se da un lato è vero che è impossibile ricongiungere “in un’unica carne” il credere con il sapere, dall’altra non si può non tentare di ridurre il divario!

 

Terza lettera

Non volermene se per qualche tempo ti invierò una barca (non so quanto poco petrina) piena di post. Il fatto è che per anni ho bussato a non si sa quante porte che non si sono mai aperte. Non che la tua lo sia, ma almeno non è chiusa a chiave. Senti questa:

Spirito è ciò che anima
Anima è ciò che si anima
Ciò che si anima è vita.
lo Spirito è l’anima della vita.

Fa da cappello ai miei discorsi sullo Spirito. Cordialità, Vitaliano.

 

Quarta lettera

Necessaria premessa: so bene che non puoi trovare il tempo di leggermi sulla tua pagina, per quanto sia la tua buona volontà. Così, a chi mi legge al tuo posto, non posso non ricordare “chi ha orecchio, intenda. Si intende attraverso l’udito e si intende attraverso l’emozione. L’emozione, è la parola della vita che dice sé stessa! Chi intende per emozione, quindi, intende attraverso vita. Solo la mia? Se si esclude un particolare dall’universale, sì! Detto questo, caro Francesco, ti sottopongo una questione che mi rovella da anni: il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Dal che ne consegue, che il male può essere maggiore, dove maggiore la rivelazione. Concessa l’attendibile ipotesi, con chi lottò, Abramo? Chi, sul Sinai? Chi, nella grotta con il Profeta? La storia evangelica dice che il Cristo non ascoltò la voce tentatrice. Perché non lo fece? Perché ne riconobbe subito l’origine erronea? Perché riconobbe subito un’emozione, spiritualmente non elevata? Oso una risposta: non badò a quella voce perché il Cristo si fidava solo del Padre! Ora, noi, suoi fratelli, che ti facciamo, invece? Noi, invece, poniamo la nostra fiducia, quando non la nostra fede, sulle apparizioni e su i santi, mentre, al massimo, dovremmo riporla sui Servi perché il loro stato di servizio è verificabile, mentre, l’intimo animo di quelli che titoliamo santi, no! Naturalmente, il mio appunto vale se quello che cerchiamo è la verità divina nell’umana. Se invece cerchiamo una più o meno convincente apparenza, allora, continuiamo pure così!

p.s. Dubito molto sul fatto che tu appartenga alla categoria sacerdotale che si sente sminuita se non è chiamata per titolo. Il fatto è, che io cerco fratellanza, non, titolanza! Non va bene a te e/o a chi mi legge al tuo posto? Pazienza! Vorrà dire che mi sono sbagliato. Non è la prima volta.

 

Quinta lettera

Un mio amico è andato in America. Ha trovato un compagno e dopo 18 anni di convivenza hanno dichiarato pubblicamente la loro alleanza, o a dirla con la Santaché, hanno avuto voglia di imborghesimento; dopo 18 anni di convivenza! Per protrarre sé stessa, la vita si serve di infinite vie! Anche di queste! Il mondo religioso che le chiude, erra contro lo Spirito! Avrei voluto dire, pecca, ma non credo ai peccati. Credo, invece, agli errori. In particolare, a quelli che dopo ti fanno dire: che peccato! Cordialità, Vitaliano.

 

Sesta lettera

Vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra i suoi stati:

Natura

atrinita

Cultura                                                            Spirito.

Il che, sta a dire, che corrispondiamo, per affinità, fra Corpi, Pensieri, Forza. Nella dinamicità della vita, la corrispondenza fra vita e vita, gode della reciproca vicinanza, e soffre, per la reciproca lontananza. Tuttavia, in un punto ci ritroviamo tutti. Ci ritroviamo, nel concetto, di, “vita”. In quel Concetto, non c’è separazione. Non, io, lo affermo. Lo afferma l’errore, lo dice il dolore.

 

Settima lettera

Caro Francesco: nel tuo buongiorno di oggi vedo triste il tuo sorriso. D’altra parte, con le gatte da pelare che ti ritrovi! Senti un po’ questa! Vediamo se riesco a distoglierti dai pensieracci se non altro perché chiodo scaccia chiodo!

ilprincipio

La trovo non male come idea! Come in un cerchio, ogni suo punto prosegue all’infinito perché ogni suo punto è principio ma non fine. Mi dirai: ma in tutto questo, dov’è il Creatore?! Guarda meglio! Lo Vedi? E’ al principio del suo principio. Cordialità, perdamasco. Pardon, Vitaliano

 

Ottava lettera

Perché agli uomini piace fare sesso coi trans si chiede pianetadonna.it

Ho risposto così: perché l’Albero della vita (la sessualità) ha rami portanti (il maschile ed il femminile) e rami collaterali: i piaceri. La società e la religione li pota per irrobustire i portanti, dice. In realtà lo può solo sulla carta, ma, la vita, è carne che nella vita cerca sé stessa per infinite vie. Potare l’Albero, quindi, è potare la vita, ma il vivere, è via per capirla. Potare l’Albero, quindi, è potare un discernimento la dove un piacere è seguito dalla ragione, e/o è potare un suo sentimento, quando è seguito dall’emozione, vuoi per una passione, vuoi per il cuore.

 

Nona lettera

Peccato originale, o amore originale? Quel che vedo della Genesi secondo me è questo:  Adamo viveva il luogo di Dio, ma come l’infante non conosce il padre perché non ne possiede l’idea, così, non conosceva Dio. Quando l’infante comincia a conoscere il padre? Direi che comincia a conoscerlo quando il padre lo scioglie dall’abbraccio e lo posa a terra. Nel momento stesso in cui mette il figlio nella condizione di sentire la differenza fra il prima ed il dopo, quel padre comincia a fargli sentire (e quindi capire) cos’è l’Immagine della vita, e cos’é a Sua somiglianza. Da questa Genesi (passami il taroccamento) ne concludo che al principio della vita non è successo nessun peccato originale. Sono accaduti, invece, due amori originali: quello del Padre verso la vita, e quello della vita verso sé stessa.

 

Decima lettere

Leggo da più parti che sei molto seguito come persona ma meno seguito dai fedeli. La faccenda non mi meraviglia più di tanto. Stai pian piano cancellando, infatti, la linea di demarcazione fra buoni e cattivi. Da un lato, quindi, preoccupi i potentati che ti reggono la sedia, e dall’altro, confondendo, i quanti non capiscono più in quale parte ti stia collocando. Spauriti, quei quanti, si stanno chiedendo se tu sia ancora cristiano_cattolico. Vaglielo a dire che non puoi essere nuovo se non lasci il vecchio, e che nel lasciarlo, non puoi non essere e non avere lo spirito di contraddizione per chi, a immediata lettura, ti vede conforme A.., e nel contempo, eretico verso A. Vaglielo a dire a quanti non sanno che per essere universali secondo il Principio, si deve andare oltre i principi raggiunti, perché il Principio è vita, e alla vita del Principio (e di quanto ha principiato) non si può (vano tentativo) togliere Spirito, o Fiato che dir si voglia. Se non ricordo male la profezia, dovresti essere l’ultimo papa. Lo penso anch’io. Non tanto perché non c’è ne saranno altri dopo di te, ma perché, della tua visione, saranno i restauratori che, smussando qua e togliendo o aggiungendo la, rimetteranno in ordine quanto sarai riuscito a lasciare di tuo. Non ti sembri un invito a tirar a campare, questa mia, perché, se è vero (secondo me) che non sarà tua l’ultima parola, è anche vero che l’ultima parola c’è l’ha la vita: il tutto dal Principio. In quella, a mia volta confido da cristiano e non cristiano, e da cattolico e non cattolico.

 

Undicesima lettera

“Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia chiesa” Caro Francesco: ragionando secondo me, quest’affermazione (ammesso e non concesso che sia stata veramente detta dal Cristo evangelico) è fortemente travisata. Il Pietro confermò il suo amore per il Cristo pur non capendolo, e quindi, senza condizioni. Ora, il vero soggetto della pietra fondante la chiesa cattolica, è Pietro, o l’amore senza condizioni, al caso, testimoniato da Pietro? Io penso alla seconda ipotesi. La chiesa pensa alla prima. Una chiesa che si dice universale può porre condizioni all’amore cristiano e non condizionare l’universalità che dice di essere? Per questioni di potere, si!

 

Dodicesima lettera

Ti scrivo sulle Unioni civili per due questioni. In primo, perché i papisti più papi del Papa mi fanno serenamente pena. In secondo, perché di quelle Unioni (etero o homo che siano) forse non hai colto la valenza spirituale. Ai papisti più papi del Papa, dovresti ricordare che se una nave ha bisogno di chilometri per non rovesciarsi quando vira, tanto più la tua Barca necessita di tempo; e siccome al comando ci sei tu, facciano il piacere di non fare come i trasportati che sommergono di contrastanti quando non isterici consigli il guidatore.

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Tredicesima lettera

In sogno o da desto non so, ma qualche anno fa una bellissima voce femminile mi disse: cristiano_non cristiano, cristiano_non cristiano_ cristiano non cristiano. Non so, così, in quale veste ti scrivo. Sento di doverlo fare perché mosso dalla domanda che si è fatto (e che ha fatto) l’officiante della messa funebre per i terremotati: dov’è Dio?

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Quattordicesima lettera

Caro Francesco, toglimi una curiosità: di che gender è la vita che ami è che vedi in un sonno del bambino? Cristiana? Atea? Oltre te?

 

Quindicesima lettera

“Non reddito per tutti, ma lavoro per tutti”. Caro Francesco: bagnata nell’Arno dell’umana realtà, quest’idea non può risultare che un velleitario pour parler. Ha valore mediatico perché, detta da te, fa girar di più le rotative. Nessun santo proposito, infatti, è mai riuscito a trasformare l’ambizione con denti da carnivoro che è della voglia di potere (vero lupo in ogni uomo, la voglia di potere) in un’ambizioni di potere, che, o dovrebbe avere denti eguali per tutti, o tutti senza denti. Nessun comunismo, c’è riuscito. Nessuna democrazia. Nessuna comunità. Nessuna chiesa. Nonostante questo, sento che la tua affermazione ha un qualche valore profetico. Si realizzerà (forse) quando la vita (il tutto dal principio) ci farà capire che continuando a mangiare l’odierna minestra, ci ritroveremo fuori dalla finestra. Non prima. In attesa di tanto, crepi Cassandra, si spera. Non creperà.

 

Sedicesima lettera

Caro Francesco: le parole hanno consumato la nostra idea della Parola ma non ancora questa: il Padre è quello che è. E se invece fosse come segue?

Non tentate. Non sapete. Non potete. Io sono quello che sono.

Sono Parola. Sono Forza. Sono il silenzio e la sua emozione. Non mi trovate nei perché e nei percome. Sono l’irraggiungibile stazione delle vostre tesi su di me.

Io sono l’Amore. Non sono il Divisore. Sono colui che vi eleva la croce. Sono la vostra voce.Non sono lo scranno della vostra brama di sapere. Non mi tocca la fama: nessun potere.

Sono la chiesa che dura. Non mi serve muratore: nessuna struttura.

Io sono il Verbo.

Sono la vostra mano. Il vostro piede. Sono il principio di ogni luce. Sono dove il dissidio tace.

Sono Pazienza. Clemenza. Pietà. Umiltà. Semplicità. Sono la vostra Profondità.

Sono la vostra Fede. Dove il Bene intercede. Sono l’Universo che tutto contiene. La Promessa che mantiene.

Sono Acqua per la vostra sete. Il vostro mare quand’è in quiete.

Non sono Figlio. Non sono Madre. Sono il Padre.

Sono il senso di moglie. Non sono le sue doglie. Sono il senso di marito.

Io sono l’Infinito.

Sono Sovranità, Libertà, Carità, e l’Immagine della vita: mio primo ed ultimo profeta.

Io sono il Basso e sono l’Alto, Larghezza e Lunghezza, Geometra e Geometria.

Io sono, la tua poesia.

 

Diciasettesima lettera

Caro Francesco, e non di meno caro Mauro Biglino. Tanto quanto eleviamo l’emozione, e tanto quanto la parola si fa Parola. In virtù di quell’elevazione, l’Io ha sempre creduto di parlare di Dio quando non con Dio. Un tuo precedente aveva amaramente constatato di non sentire più la Sua voce.

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Diciottesima lettera

Da più parti ti stanno segnalando che la capra pedofila ti sta mangiando il cavolo che non riesci a tener chiaramente separato. Mi sto domandando perché oggi ci riesce di più, e cosa una volta riusciva a trattenere meglio il suo appetito.

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Diciannovesima lettera

Se fossi prete della tua parrocchia, all’insediamento razzolerei così.

Cari miei: tutti siamo qui per capire quanta Immagine della Vita (il Tutto dal principio) vi è nella vita del nostro essere di Somiglianza: il tutto dal nostro principio. Tutti, quindi, possiamo dirci vie della verità che si rifletteranno nella Verità. Forse sinora non ci avete badato, ma tutto provvede (mentre provvediamo) al raggiungimento dello scopo.

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Ventesima lettera

Non sono mai stato così impreparato da non rendermi conto che il mio pensiero sul Principio e sui principi della vita, è (ebbene, sì!) un tonnellante mattone. Per anni mi sono chiesto come alleggerirlo. Pensa che ti ripensa, in soccorso m’è venuto un ricordo che da bambino mi preoccupava non poco: quello dell’occhio di Dio all’interno di un triangolo equilatero. La mia versione è questa

atrinita

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Ventunesima lettera

Mi rendo ben conto di star predicando in Canonica quando, discutendo i tuoi argomenti, ti propongo i miei. Il fatto è, che per conservare la mia identificante totalità ho dovuto separarmi da quanto dici, e/o fai dire, e/o salta il ghiribizzo di dire a disobbedienti preti di tutti i tuoi ecclesiastici livelli. Ne andava della mia mente e ne andava della mia vita. Non per ultimo del mio spirito ma non vorrei fartela troppo pesante, come spero di non fartela troppo pesante se nell’occasione ti confermo che per me il Cristinesimo è una Pedagogia, eletta tanto quanto è Magistrale nella semina, e non eletta, tanto quanto il Magistero diventa l’irrispettoso usufruttuario di ciò che semina e in chi semina: vuoi nella Persona, vuoi nella sua vita. Si, Caro Francesco: se vi sono anime che si separano dalla tua che rappresenti, è perché alla parabola del Buon Seminatore, state rendendo più importante quella del Buon Capitalista: per Capitalista intendendo il dedito al maggior possesso. Potresti rammentarmi quale Nuovo Testamento la riporta? La memoria comincia a farmi difetto, purtroppo. Non la capacità di vedere dentro e sotto, però.

 

Ventiduesima lettera

Devo proprio dirti quello che ho in gola. Il cristianesimo tornerà ad essere quello di Cristo, tanto quanto, pur tenendo di vista il Padre (il Principio che determina la vita sino dal principio) tornerà a viversi come Madre: Principio che accoglie la vita sino dal principio. Senza per questo scordare lo Spirito, ovviamente, che, come ben sai (almeno suppongo) è Paracleto.

 

Ventitresima lettera

Da quello che si racconta, Dio ha messo in tentazione anche Giobbe, ma l’ha fatto per vedere se superava una prova. Per come la vedo, il “non ci mettere in tentazione” detto nel Padre Nostro, più che della presenza di Satana, dimostra che i cristiani hanno paura della fede di Giobbe. Sai, invece, chi non la teme? L’Islam che ha rinunciato a non decidere anche secondo umana ragione. Difficile distinguere nell’islamico se una tale rinuncia è da fede o se è da Pilato.

 

Ventiquattresima lettera

Di Cristo hanno detto di tutto e di più. A maggiorata conoscenza, però, di quell’identità è prevalentemente rimasta la fede di chi non sa camminare con le proprie gambe.

 

Venticinquesima lettera

Caro Francesco: te la mando per conoscenza. A destinare la competenza ci penserà la vita.

Dio non parla, è vero, ma la suo posto lo fa la vita. La teologia cattolica (qualsiasi teologia, in vero) mi ricorda la fasciatura che deformava i piedi delle cinesi di una volta. Il piede simbolizza il passo (lo si intende in senso esistenziale) che così de_formato, addolorava il soggettivo cammino verso la meta: vuoi di fede, vuoi storico – personale, vuoi, per il credente, verso Dio.

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2vitaliano1 Caro Francesco, questa pagina sta diventando esageratamente lunga. Mi vedo costretto a metterci solo i collegamenti con le lettere postate.

separaminiLungo la mia strada “per Damasco” ho incontrato questo spirito

O fai parlare la Parola con nuovo Verbo…

Dio non ha nè mogli e nè madri

Ho visto che anche tu sei fra gli eretici

“E Gesù divento Dio”

Satana non è come dicono gli esorcisti

La via dei Barabba

Cos’è la verità?

“Non si può servire Dio e Mammona”

A che gender è appartenuta la spiritualità di Cristo?

Ti racconto un sogno di qualche tempo fa

Per quanto ancora il potere sulla vita sceglierà Barabba?

“In principio era il Verbo (Lόgos), il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.”

A proposito di Medjugorje

Avevamo una visione di Padre, una volta.

Hai presente il mercurio?

A proposito di fede e di verità

separamini

LA FEDE E’ UNA SPERANZA DI VERITA’, NON, CONOSCENZA DELLA VERITA’.

linkbianco