Segue a “Mentre si vive sè stessi la vita ti da di che vivere te stesso.”

Se non andavo da nessuna parte, era la che m’aspettava! E avanti co’ la procession! Per anni! Adesso, scusatemi, perché devo avervela già raccontata, ma fa parte della storia! La notte di Capodanno dell’85 vado in stazione. Un freddo da cani, o meglio, che aveva mandato via, anche i cani! Non c’era nessuuno! No! Sotto un albero, l’ombra di un giovane! Siamo stati “assieme”, (nelle curve e nei burroni compresi) per cinque anni! Un sentimento assoluto. Almeno da parte mia. Da parte sua, eravamo in tre: noi due e l’eroina! Bene! Sareste mai riusciti ad organizzare un party così, partendo dal puro caso, o destino che dir si voglia? Scusatemi la sfiducia, ma ne dubito fortemente! Morale della favola? E’ presto detto: mentre si vive sé stessi, la vita ti da di che vivere te stesso, quello che in quel dato momento è giusto: che tu lo sappia o no! Al che, a che serve tendere e contendere?! Ad un accidenti! O forse meglio, a procurarci degli accidenti, che forse era meglio se li beccava qualcun altro! Per l’insieme di questi motivi, le classifiche, proprio non mi prendono! Non mi prendono perché fanno parte di quello che voglio io, ma quello che voglio io, non è detto che lo voglia la vita! Al punto, anche l’effetto collaterale della morale di questa fola è presto detto, cioè: se sono in cima è giusto, se sono in ultima è giusto, e se non ci sono affatto, è altrettanto giusto! Già che ci sono, un’ultima nota: se mi date dello stronzo, mi fate pensare o mi fate ridere! Se mi dite che sono “più bello che pria”, mi preoccupate, perché questo vuol dire che a voi manca qualcosa, dal momento che la trovate presso di me. Quindi, per favore, non datemi preoccupazioni! Adesso la pianto. Sono quasi le nove e devo ancora prepararmi per andare a ballare.

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