2a parte della 13a Lettera a Caro Francesco ti scrivo.

Ammetto di non aver letto la risposta che si è dato e che ha dato perché in genere cela l’infantile accusa di mancato intervento. Preferisco pensare, invece, che abbia inteso domandarsi e domandare: dov’è Dio nel dolore provocato dai nostri errori. A questa, e all’accusa di non esserci mai quando occorre (neanche fosse un vigile!) provo a rispondere cominciando dal principio. Al principio della vita, il Principio che nominiamo Dio, è la vita che ha attuato il suo principio: la vita. Il Principio è, quindi, dove la vita è prossima ai suoi assoluti principi: il Bene, il Vero, il Giusto, dico io. Del Principio possiamo dire che è il Padre, e che il Padre ha generato la vita nella nostra a immagine della sua. Il rapporto di corrispondenza fra immagine e somiglianza, però, è solo fra principi, non, fra la sua figura e la nostra. Ammessa l’affermazione, ne consegue che è il Padre dei principi che hanno generato i nostri, non, dell’uso che ne facciamo. Trovo fuori fede, allora, star lì a chiederci se il Principio sia di qua o di là o chissà dov’è quando ci succede di cadere sotto le nostre croci! Dovremmo chiederci, invece, quanto la nostra vita è vicina alla Vita, e nella risposta, (sai bene chi cito) dare al Principio quello che è del Principio, e a noi, quello che è nostro! Lo so: essere spiriti di cosciente giudizio anche nel dolore non è facile e per niente comodo, ma se il Principio del Vero per quanto è Giusto al Bene ci ha originato a sua somiglianza, non ci vedo altra ragione! Scusami se ho alzato la voce. Mi succede ogni qual volta mi ritrovo a che fare con ministri che immaginano di poter curare i dolori della vita, applicandoci pietosi cerotti! Ti saluto con la speranza di non aver fatto la figura di chi non si è accorto di star discutendo in canonica.

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