2a parte della 19a Lettera a Caro Francesco ti scrivo.

Nel tutto provvede e nel tutti provvediamo, c’è il senso originale della più eletta provvidenza: quella, appunto, che diciamo divina perché dandoci vita già da subito, possiamo ben dirla generosità suprema. A proposito di meta per lo scopo, non esiste percorso che abbia prefissato punto culturale e spirituale, come non esiste viandante che possa dirsi e/o esser detto miglior viaggiatore. Tutti facciamo quello che possiamo; i border, quindi, si mettano l’animo in pace: i non border pure. Agitarsi a favore della vita, come contro, è solo un ingolfare il motore per averci messo più vitalità e vita del necessario. Conscio di non essere il vostro tribunale, nei vostri confronti mi ritrovo libero da qualsiasi giudizio. Le porte della mia vita, quindi, sono aperte a tutti: figli prodighi o di mignatta che sia. Rifiutandomi ogni facoltà di giudizio, ne consegue che mi rifiuto di essere il vostro confessionale. Se mi fosse compito divino, Dio mi avrebbe fatto a casetta, non solo con le orecchie, e secondo caso, capacità di mesto atteggiamento. Mio compito, invece, è quello di essere lo spirito compagno che vi sta a fianco, non quello che vi sta sopra, sia pure, a diverso pensiero, per pastorali motivi. Sopra la vostra vita ci deve essere la vostra vita, e, se ne siete coscienti, la Vita. Sbaglierete con la vostra e con Quella? Farete i vostri conti. Alla stregua se non la sbaglierete. Comunque sia il caso, a me non dovete proprio nulla. Mi si dirà: se i pedagoghi del Magistero della Vita siamo noi stessi, che senso ha la tua funzione di prete? In questa scuola, solo quello di essere il bidello che al caso vi ricorda le materie, le lezioni, gli orari, e che, se occorre, vi aiuta ad aprire il discernimento, in modo che possiate godere di un più libero Pneuma. Che ne dici, Francesco: ci metto l’Amen dopo i saluti?

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