In articulo mortis

girafinpagtavolozza

Al capezzale dell’Ammalato che la Medicina sa terminale già alla diagnosi. La Medicina cura il curabile. Agisce il possibile. Rifiuta l’impossibile. Lo rifiuta per più motivi.

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In prevalenza:
*) Perchè la Medicina non accetta che la Malattia prevalga sulle sue conoscenze;
* Perché non accetta l’altrui dolore, tanto quanto non accetta di sentirsi impotente;
*) Perchè sta via via diventando la cura ricostituente per degli indeboliti interessi: vuoi scientifici, vuoi umanitari, vuoi di cassa, vuoi per quanto vuole o può.
Non mi si venga a raccontar banane! Nelle malattie incurabili, la Medicina sa, pressoché da subito, quale sarà l’esito finale e (almeno statisticamente) quanto tempo ci metterà a giungere. Nel terminale che ho seguito si è sbagliata di qualche minuto! Sapendolo da subito, a cosa deve l’inutile insistenza di una perseguitante assistenza? All’ammalato lo deve per aiutarlo nel suo desiderio di vita, o al caso, per contrastare la sua paura della morte. Ai parenti dell’ammalato, lo deve per contrastare la paura della morte nolentemente proiettata dalla condizione dell’ammalato (e/o della gravità della malattia) oltre che insita nel pensiero che il Principato e la Religione hanno formato se è andata bene, o deformato se è andata male! Lo deve al pensiero odierno (sulla Medicina) perché condiziona l’esistenza di quello futuro. Lo deve al multivalente bisogno di sviluppare il sistema “Cura”. Lo deve al proseguimento di quanto detto in apertura per quanto riguarda il Medico. Lo deve per ausiliare delle speranze che sono decisamente meno fallaci quanto e/o dove e/o come contribuiscono al condizionante mantenimento del suo Potere. Quanto sostengo è sotto gli occhi di chi non ha paraocchi. Dovrebbe esser messo, anche sotto gli occhi di chi non è in grado di vedere, non vuole vedere, o ha interesse a non vedere, vuoi per incosciente buonafede, o vuoi per cosciente o incosciente malafede. Non da oggi sappiamo che ci sono terminali così disperati da invocare la fine definitiva della loro esistenza. Per chi la chiede (e senza fargliela diventare un calvario) si attui quell’invocazione: in proprio o comunque ausiliata non fa la differenza ultima. A più, vi è differenza nel ragionare su lane caprine! In quegli estremi casi, che fa la Medicina? Direi un insieme di quanto sopradetto. Che fa lo Stato? Lo Stato fa quello che dice la Chiesa. Che fa la Chiesa? Fa quello che fa fare allo Stato. Che fa Dio? Fa quello che lo Stato pensa di Dio. Che fa la Chiesa di Dio? Fa quello che ha consigliato a Dio di dire. Il non credente mi perdoni per aver coinvolto quella somma Figura. Ci faccia caso in virtù di discorso. Sapeva (l’ammalato che invoca misericordia) che la sua malattia era incurabile? Se lo sapeva, per quali convinzioni si è ritrovato, senza più forze, solo alla fine del vicolo? Non è che la Medicina e/o i sui Parenti gli hanno fatto credere che si può sperare, che la medicina fa progressi, che ci sono sempre nuove scoperte, che esistono i miracoli, che non si sa mai, ecc, ecc? Credere e sperare è umano. Disumano e disonesto, è far credere e sperare oltre ogni ragione! Giunto al punto, lascio Dio nell’empireo che merita per fede dei credenti, e mi metto a guardare cosa potrebbero fare la citata Medicina, il citato Stato, e la citata Chiesa. In primo non cedere alla tentazione di mettere bocca nelle cose della vita! La vita ne sa più di tutti, sia quando e quanto deve amare, sia quando deve finire, sia quando e come ha dato, e sia quando, man mano, toglie ciò che ha dato! Una Medicina veramente e totalmente votata al giuramento che moralmente la regge, dovrebbe, nell’assistenza dei casi ultimi, garantire ogni cura contro il dolore mentre la vita opera quanto deve alla cura, togliendo vita alla malattia. Alla Medicina ricordo che l’Ammalato cosciente di sé è una tremebonda vittima (o pittima) solo se la rendiamo tale! Sempre a mio vedere, allo Stato il dovere di garantire un’amorevole assistenza: domiciliare o no che sia. Alla Chiesa, il compito di dire sulla vita, ma non sino al punto da condizionare l’arbitrio dello Stato e del Cittadino! Non sino al punto da ombrare con il suo spirito, l’opera dello Spirito. Se ancora crede alla Parola, la Chiesa che vuole tornare universale (non solo a parole) deve rifiutare quella tentazione! Mi si sta dicendo: ma togliendo ogni malattia all’ammalato, la Vita gli toglierà anche la vita! Ormai secoli fa, questo dubbio me l’ha posto anche l’Amato. Se mangio, m’ha detto, do da mangiare anche alla malattia! Dipende da dove ti volgi, gli ho risposto: se verso la vita, o se verso la malattia. Da allora amo i girasoli.

manofronte