Gayenna

MEMORIE DI UN TARDO ADOLESCENTE

Come un cieco t’ho percorso con le dita. Pensavo di capire l’amante.
Ho capito la vita.
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manofronte
Gayenna: la vissuta. La circumnavigata. C’è penna e Penna
Gayenna e’ isola e isolamento, fortino e carcere dei confinati da giudizio. In Gayenna vengono reclusi o si recludono. Da Gayenna evadono o si rifiutano. Qualche volta si raccontano: siamo diversi perche’ noi stessi o perche’ no.

grurit

Sono quello che sono

perché non sono come mi è stato detto di dover essere.

 

 

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manofronte

Mi vedo ancora mentre sto scrivendo un’idea della quale non avevo alcuna idea. E’ come se avessi dovuto disegnare un cerchio, senza assolutamente sapere com’è fatto, ma punto dopo punto, alla fine l’ho visto. Non sempre quando stavo scrivendo a casa. Qualche volta in giro, e non poche volte sul lavoro. Giusto per dire un caso, il pensiero introduttivo ai discorsi sullo Spirito e agli annessi e connessi, l’ho pensato mentre stavo al secchiaio delle trattoria dove all’epoca lavoravo. Ridevano e scuotevano la testa i colleghi quando mi vedevano partire in tromba alla ricerca di carta e penna. Avevano capito, però, (e accettato) che in quei casi dovevo scrivere e che niente mi avrebbe fermato.

Capodanno 1985

All’epoca avevo un furgoncino senza riscaldamento (giusto per non far mancare nulla al caso) ma lo stesso avevo deciso di festeggiare la notte andando in stazione a leggere un libro. C’era freddo, neve per terra, e nessuno a parte me e l’Amato sotto un albero davanti la chiesa della stazione. Era il suo compleanno; e se io non avevo voglia di festeggiare con amici e varie canonicità, lui altrettanto. Mancandomi l’Amato, mi mancò tutto, ma l’assenza del tutto che si ama (faccio ancora fatica a dire morte) non è assenza di vita; e per quanto ferita, la vita ti obbliga a guarire, ameno che, non  ci diventi vivere, la conservazione del dolore che c’è, come sostituto della conservazione dell’amore che non c’è. Non mi è mancata neanche questa fase, ma prima o poi si attenua se, è alla vita e non al dolore che rivolgiamo lo sguardo e gli intenti. Alla guarigione ha certamente contribuito il bisogno di raccontare una storia che ho chiamato “per Damasco” per similitudine di incontro (indipendentemente dall’identità che si è dichiarata, che comunque è inverificabile) con uno spirito della vita: quello dell’Amato nel mio caso; l’incontro fu medianico. Proseguendo la mia strada e l’amorosa corrispondenza, però, ho sentito che il mio fato (l’Amato) non aveva per niente cambiato il suo intendere la vita; a questo ci è giunto con gli anni, e anche con i litigi (la sua forza sulla mia e il mio rifiuto di accettarla) che non sono mancati. Il mio procedere il percorso in compagnia dello spiritello ancora birbantello ma non più accettato come tale, m’ha portato ad incontrare lo Spirito della vita. E’ accaduto, come accade quando, delusi da un amore, se ne cerca un altro, o non avendo un padre se ne cerca uno. L’incontro è stato culturale, ovviamente. Quindi, niente tuoni, niente lampi, niente magie e alberelli che prendono fuoco; è stato tutto un discorso (e qualche volta un pianto) fra la mia vita e la vita. L’incontro è stato anche spirituale, ma per quanto è possibile al mio spirito: ora tot, ora meno tot, ora più tot, ora niente tot. Adesso, sento il birbantello molto meno di prima e solo in certi casi. Avrà iniziato anche lui la sua strada, e visto che di litigi è da parecchio che non ne facciamo, suppongo che la stia percorrendo con la pace che in vita non aveva mai avuto se non da preso dal suo “vero” amore: l’eroina.

Lasci ogni speranza chi pensa di restare fuori

La vita amalgama l’animante con l’animato solo secondo Spirito. Naturalmente, ognuno da, fa, ed è, quello che può, ma lo stesso, lasci ogni convinzione chi pensa di escludersi  dal compito di essere coscienza che anima coscienze. Con l’affermazione intendo dire che andando verso la vita non possiamo restare come siamo (qualsia individualità si sia) neanche volendolo. La presa d’atto di ogni informazione, infatti, non può non mutare il pensiero dell’informato a nuovo: ne sia cosciente o no. Ogni conservatore dell’identità che è, pertanto, perda la speranza di restare così. Non ho mai creduto che fosse complicato capire questo concetto, ma il commento di un offensivo e multiforme infelice (confido nel forse) m’ha costretto a ripensarci.

Amicizia e virus

L’Amicizia nei Social (come nella vita) m’insinua un senso di capitalizzazione – possesso – vanità, che finisce con l’ossidare il dovere di una sincerità che deve restare primaria. Onde  evitarmi questi “virus” ho deciso di attenermi ad una norma, tutto considerato ovvia:

Io  dico quello che penso. Gli altri, quello che vogliono

Dove vi è unilaterale o reciproca sovrapposizione d’intenti, vi è separazione di rapporto: rapporto che proseguirà dove troverò permessa (e  permetterò) la reciproca sincerità: costi quello che deve costare.

C’è voluto il suo tempo

C’è voluto il suo tempo ma ho dovuto rendermi conto che, salvo eccezioni, le mie lettere erano impubblicabili. In più casi non a torto. Non mi era possibile non scrivere quello che sentivo, e quello che sentivo ha imperato sulla mia ragione per anni: ero straripante! L’ho travasato negli scritti (e in giro, non so più dove o presso chi) più di quanto mi piaccia ammettere. Me ne rendevo conto ma riuscivo a fermarmi, solo quando la mente aveva raggiunto il silenzio. Dovrei rivederli tutti, ma per farlo dovrei tornare a immergermi nelle emozioni che li hanno motivati: generalmente indebolite dalla mia scolastica ignoranza, oltre che dalla caterva di dissidi: personali e no. Non me la sento. Non ancora. Non so quando. Certamente un po’ alla volta. Constato, intanto, che ci sono delle copie. Lascio tutto come sta. Con la memoria che mi ritrovo potrei togliere anche quelle che non lo sono.

Non sono quello che sembro

C’è stato chi non ha creduto al mio profilo di persona come tante, così, ha preferito credermi illuminato, profeta, guru, e via similando. A questi, ho dato un’unica risposta: macché, macché, macché! In me, non c’è nulla di diverso da altri. Neanche la mia sessualità, tutto considerato, non è diversa da quella etero. Ho amato l’uomo, infatti, come uomo che ama una donna, e/o, come donna ama l’uomo. Di diverso ho un superato uso degli attributi o degli orifizi, ma è una diversità che ha fatto scuola anche presso gli etero, quindi, è andata a ramengo anche quella specificità in amare.

Nella gran parte dei casi

Perché mai, un “imbecille” si ritrovi nella situazione di parlare di cose più grandi di lui, me lo spiego solamente così: è la vita! Certamente avrebbe potuto scegliere meglio. E, che cacchio! E’ andata a scegliere un tizio che non sa distinguere un congiuntivo da un trattore! Non hai idea di quante volte mi è venuto l’istinto di buttare via tutto! Non ne ho avuto la forza finale. Vanità? Amor proprio? Speranza di ragione? Fiducia nella vita? Mettici quello che vuoi: ci sta di tutto! Che faccio, ora? Non lo so. Procedo, suppongo. Alternative non ne vedo. Ovvero, ne vedo una: io faccio quello che posso e la vita farà quello che vuole.

Cos’è, di chi è, e dov’e la verità?

Influito da non poche emozioni ho scritto su tanto e di tutto. Anche di che lasciarmi basito visto che la mia conoscenza ha la caratteristica dell’Emmental. Giusto per dare l’idea di quanto sia stato complicato e contorto il cammino sulla mia strada, si immagini di essere invasi e pressoché sommersi da una caterva di voci, che sentite di dover capire (non di meno ordinare, trovarvi senso, causa, motivo, finalità) perché quello che sentite e sapete della vita vostra e altra non vi sconfinfera più. Non per questo già sapete cosa aggiungere, togliere, modificare, tagliare, lasciare: così, per anni. Senza averne conoscenza (figuriamoci coscienza) ho iniziato questo viaggio la notte di Capodanno del 1985 con una storia privata. Nel proseguo delle faccende si è rivelata di fondamentale importanza. Terminato quella storia nel Febbraio del 1991, nella primavera dell’anno successivo sono andato avanti con questa, pensandola e vivendola “a palpeto”, come si dice in veneto quando si caccia rane negli stagni. A storia prevalentemente scritta, però, tutto si è rivelato necessario.

La verità è una spada a doppio taglio

Oltre alle mie peste racconto anche le mie corna. Non ho potuto non farlo perché in una seduta medianica (ci si creda o no, non è questo il punto) una presenza mi raccomandò di dire sempre la verità. Si riferiva ad una verità superiore? All’epoca non era fra i miei pensieri. Al più, e meglio adesso, conosco le mie verità. Si riferiva a quelle? Intimidito non l’ho chiesto, ma con il tempo ho imparato che la verità è una spada a doppio taglio. Nessuno possiede la facoltà d’impugnarla per tagliare&separare il male dal bene (o il vero dal falso, come il giusto dall’ingiusto) senza ferirsi di verità mentre ferisce di verità.

Constatando che la nostra vita è fatta a scale

Culturalmente parlando, ho “potuto” avvicinarmi all’Alto (lo Spirito) perché ho “conosciuto” un Basso: uno spirito. E’ come, se la conoscenza del portiere di un immenso palazzo nobiliare, mi avesse permesso di conoscere e di relazionarmi con il nobile proprietario. La conoscenza di quel Principe ha sconvolto la condizione del mio stato, al punto da divellere ogni precedente certezza: vissuta, tra l’altro. solo come memorie. Per riprendermi dalla rivelazione ho impiegato (con graduali risultati) non meno di un trentennio. Per poterle gestirle con sufficiente equilibrio, però, sento e so di non avere ancora finito. Ne tenga conto il Lettore indotto a pensarmi fuori di testa già dopo aver annusato due righe del tutto. Essere dentro e fuori di testa significa possedere le chiavi della cella dove siamo stati messi dal Principato e dalla Religione. Principato e Religione possono farci prigionieri, appunto perché ci hanno tolto le chiavi che nel Vero liberano la normalità dell’Essere. Normalità è uno stato di piena coscienza circa il nostro stato. La Cittadinanza, deve essere una condizione parallela, non, sovvraposta.

Dicendo che la Trinità non è un mistero

Il Principio della vita, è la vita che ha attuato il Suo principio (la vita) e la vita ha attuato il proprio secondo stati di infiniti stati di vita. Come vedi già da qui, neanch’io sono tanto canonico! Il Principio della Vita è Natura perché è quello che è; è Cultura perché è quello che sa; è Spirito (forza della vita) che corrisponde dalla relazione fra ciò che è e sa. Cosa sia e cosa sappia, non ne ho la più pallida idea. La vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra i suoi stati, appunto, Natura, Cultura, Spirito. Avendo tre stati, ed essendoci corrispondenza di vita e di immagine fra di quelli, la vita principiata dal Principio, è trinitario – unitaria. Essendo suprema, la vita del principio è la somma trinità dei suoi stati. Per questo, è anche detto: l’Uno. E adesso che ti ho spiegato il mistero della “santissima trinità” vado a farmi un giretto. Vuoi per non gonfiare la vita a te, vuoi per sgonfiare la testa a me.

Su di me accidentando

Dopo averla goduta in pieno non c’è artistica meraviglia che non senta emozionalmente finita (consumata, ovvia, banale, trita, da cambiare, da buttare) anche dopo averla vista solo qualche volta. Tant’è, che su nessuna immagine riesco a fermare la scelta per la testata del Blog! Sindrome “da Vinci”? Amore per l’Arte incompiuta? Quella che mi permette di sentirmi coautore quando aggiungo del mio? Rifiuto di accettare che la perfezione sia irragiungibile? Ho provato a lasciar vuota la testata, ma tanto amo la pagina bianca e tanto mi stufa anche quella scelta! Con la bianca mi stufa anche una versione nera. Ambo le scelte mi ricordano la panna in cucina: serve a valorizzare quelle senza fantasia. Adesso ho messo questa, non tanto perché si offre alla lettura di magistrali simbologie, ma proprio perché non ne ha nessuna! Quanto durerà? Già temo da Natale a s. Stefano!

Ci sono commenti e commenti

Ai commenti di approvazione non chiedo i perché: sono felicemente impliciti. Li chiedo, invece, a chi pone delle opinioni variamente contrarie. Tanto o poco che sia, chi non lo fa mi impedisce di migliorare. Impedimenti del genere non li accetto da nessuno! Ulteriormente non li accetto da nessuno, sia perché li trovo totalmente inutili, sia perché globalmente ostativi! In questo Blog, nelle mie pagine in FaceBook, e non per ultimo me, non siamo la sede dove si può il vostro tempo da perdere! Chiarirò ulteriormente quanto avviso con la parafrasi finale di molte filastrocche: sulla mia, non conta nulla la tua! Se ne faccia, ognuno/a, la ragione che crede!

Testata

Con l’immagine del libro grigio tutta la pagina sembrava un mortorio. Ho pensato di animarla con un rombo rosso con obreggiatura a scalare.

inmezzo

Per quel tentativo mi è venuta fuori un’idea leggermente bianca all’inizio, rosata nel mezzo, e rossa per la restante parte. Va bè! Stavo scrivendo dell’altro quando ecco che mi si presenta (mentalmente) il significato dell’idea. Il rombo è chiaro all’inizio perché all’inizio è chiara la verità detta dal bianco. In mezzo è rosata perché la verità di mescola con la vita: simbolicamente detta dal rosso. Nella parte finale è rossa perché la verità e la vita (completamente mescolate) stanno incuneandosi nella conoscenza, simbolicamente indicata dai libri! Mai che mi capiti di fare solamente una frittura di pesce, ma anche lì …  L’immagine di per sé non è indecente ma a un qualsosa non piaceva del tutto, così l’ho tolta anche nella versione del rombo singolo. Non levo il post perché dice una mia situazione.

La Gazzabinskaja

gazzabinsckaja

Si avvicina il Carnevale. Decido di esserci. Mi lascio affascinare da un 80×80 di uno scampolo di velluto viola che dicono imperiale. Ma che me ne faccio di un 80×80?!! Lo compero lo stesso! Per questo? No. Per quello? Neanche! Per questo, no, e per quell’altro neanche, figuriamoci per un mantello! La sarta ed io cogitiamo un corpetto. Le misure sono bastate per la parte davanti! Si va bè, e mo’? E mo’ ci vuole il resto! Unito resto a resto (non manco di fantasia) è venuto fuori un vestito russo dell’8oo. Lo strascico sul metro e mezzo. Tanto per restare in tema, é in damasco viola con disegni in oro. Mi è costato un capitale! Già da casa abbigliato, parto per Venezia. In prima classe, ovviamente! Non come maschera sono andato per irte calli, ma come chi va a vedere le maschere. “Vestita di voile e di chiffon” non vi dico il freddo che ho patito. In Giappone devo avere qualche foto. Sconvolto da cotanta grazia, il tassista che m’ha portato alla stazione di Verona (non ci crederete ma si è girata!) non riusciva ad accettare l’idea d’aver visto una nobildonna uscire da una casa popolare. A Venezia arrivo e vado. Non ci faceva caso nessuno. Per cena entro in una rinomata osteria. I seduti (direi di botto!) hanno tacitato ogni cucchiaio, ogni commento in punta di forchetta. Bloccati! Non c’era posto. Non trovarne é il mio destino. Tornando alla stazione, un mona in cerca di chissà che m’ha seguito a lungo. Figuriamoci se non so riconoscere un teppistello, ma lo stesso, concedendo e togliendo, m’è piaciuto dargli qualche speranza: a Carnevale ogni scherzo vale. Col cacchio, però, che sono entrato nei vicoli dove mi aspettava anticipando il mio passo. Gazzabinskcaja sì, scema no! Non per quel tanto di poco. A Verona la casa mi aspettava: popolare ancora. Avendo famigli come da vestito, farei frustare la fotografa! La qualità della foto è indecente!

grurit

Le ragioni del viaggio

atrinita

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manofronte

Alle le ragioni del viaggio si sono rivelati necessari anche gli scritti piu’ pesanti da affrontare. Pesantezza che ho allegerito sintetizzando i concetti per trinitario_unitarie immagini. Mania di grandezza o no che sia, li considero soggetti da studio più che da disimpegnata lettura. Al caso, si passi oltre.

grurit

Rileggendo “Confronti”

manofronteQualche giorno fa, mentre, per l’ennesima volta stavo rileggendo la verifica della lettera che ti ho “mandato”  il 28 Settembre, un forte schiocco m’ha fatto sussultare. Aveva tono deciso, secco, senza echi. Non aveva suono da sasso, da muro, metallo o legno. Mi sembrò arrivato dalla mia sinistra: notorio luogo dello Spirito quando ci facciamo il segno delle Croce. Per quanto penso, è luogo anche degli spiriti che ancora non se la sono tolta dalle spalle. La croce, infatti, simbolizza il peso della Natura sulla vita della Cultura: peso, che può far cadere sulle ginocchia come anche schiantare in ragione dello stato dell’errore. E’ l’Amato mi sono detto; ed è pure incazzato perché ho dubitato di lui e delle possibilità ulteriori della vita. Perché so che è lui e perché so che è incazzato? Lo so perché la parola è l’emozione della vita che dice sé stessa in ogni stato o condizione della vita. Anche la spiritica, dunque, comunica parole comunicando emozioni. Si possono sentire ed interpetare in ragione della reciproca corrispondenza di spirito, ma poiché nulla sappiamo di certo sulla reciproca corrispondenza, è chiaro che ogni emotiva relazione fra quella vita e la nostra è da prendersi con le molle.  Per quanto riguarda la corrispondenza di spirito fra quella vita e la mia, mi posso dire possibilista perché vi è stata reciproca amorevolezza.

Ho usato “possibilista” ancora anni fa e parlando di Droga alternativa. Si, quando si ama, le parole dell’emozione si sentono eccome: anche come botti! A dirla tutta, succede anche quanto non si ama a causa di infinite ostilità contro la vita, ma allora, ascoltiamo quelle del dissidio: infinita biblioteca dell’errore. Non mi piace ammetterlo ma lo devo: quanto affermo è provato solo da quello che penso, e questo penso: checchè abbia detto il perseguitore Saulo sul suo incontro, è interpretabile esattamente come il mio: alla cieca. Secondo quanto penso di sapere, dalla sua cecità fisica il Saulo non ha tratto la spiritica indicata: non posso dir di sapere (e quindi affermare) perché sono cieco. Ovvia lezione se la si interpreta una cecità secondo Natura e Cultura. Non ovvia se interpretiamo una cecità anche simbolicamente. Simbolicamente parlando, una cecità dice i limiti culturali e spirituali che possiamo vedere e agire in questo stato della vita. In questo stato della vita, quando non si può dire perché non possiamo “vedere”, tacere è dovere. In alternativa, dire ma dubitare. Non per ultimo, ricordare che ogni corrispondenza fra spiriti avviene per corrispondenza di spirito e che per questo ogni relazione è personale e quindi privata. Comunicare e rendere note quelle rivelazioni, quindi, è utile come dar delle medicine ai sani. E’ chiaro che sullo spirito che si è rivelato al Saulo non posso dire nulla, tuttavia, non lo penso Basso, pur avendo dimostrato la possibilità di agire nella materia. Nulla prova, però, che fu quello spirito l’operatore di cecità nel Saulo. E se, invece, fosse stata provocata da l’epilessia patita dal Saulo? Ammessa l’ipotesi, è possibile pensare che quello spirito si servì della cecità a causa dell’epilessia, per far capire al Saulo (o a noi interpretare) che lo era (cieco) anche culturalmente? Non escluderei del tutto l’ipotesi. Vi sono spiriti, infatti, che entrano nella nostra vita per mezzo del nostro dolore. Se tanto mi da tanto, è anche possibile pensare che quello spirito entrò nella vita del Saulo usando a sua fine quello che già c’era. La non interferenza sulla Cultura della nostra vita è degli spiriti Alti: indipendentemente dal nome che hanno avuto, o per il titolo che ora agiscono.

Ho rivisto e modificato questa parte della lettera in data 06/10 c.a.

grurit

A proposito della rilettura

del 28 Settembre 2019… che ho editato anche per “Caro Francesco ti scrivo” (in FaceBook) non pochi pensieri mi sono rimasti nella tastiera: li riprendo.

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manofronte

Caro Francesco:  sto verificando la lettera “Confronti”. La prima stesura risale a 25 anni fa. Nella lettera metto confronti fra l’esperienza medianica vissuta dal Saulo di Tarso con quella mia. Direi interessanti le conclusioni che ne ricavo. In particolar modo per i casi di medianità, a storto collo subiti dalla chiesa giusto per poterli verificare quando non variamente gestire. Anche nella tua Danimarca c’è del marcio ma il tuo Stato l’affronta solo se proprio_proprio costretto. Almeno sinora, non può diversamente. Infatti, quando (sia pure con chiara ragione) minaccia di taglio del vello le pecorelle che seguono delle spiritiche fonti, altro non ottiene che trasformarle in fideistiche tigri. La storia le dice anche scannanti quelle che, a favore del tuo stato, il tuo Stato ha irretito ed usato. Dice scannate come scannanti anche quelle che l’hanno subito. Nel proseguo della lettura, più volte mi sorprendo a dire: un momento! Durante le sedute medianiche L’Amato non mi ha mai confermato di essere lui! Ho sempre creduto che quella presenza fosse la sua, perché chiamando un nome, mica ci si aspetta che ne venga un altro! Siccome nello spiritismo è impossibile verificare se un nome è quel nome, tre le decisioni: o si interrompe il caso, o si rinuncia a quell’esperienza, oppure, avendone bisogno, si finisce con credere quello che si ama pensare. Certo! Ho avuto delle conferme per fatti che solo quello spirito poteva conoscere: pensavo. Non lo penso più, perché se è vero che lo Spirito è l’universale H20, è anche vero che non esiste separazione di forza fra H20 e h2o, come non esiste separazione di goccia fra acqua e acqua. Se mai, separazione esiste per il diverso stato della condizione della rispettiva forza. Non essendovi separazione fra forza e forza, ne consegue che la conoscenza di uno spirito (conoscenza data dal sentire lo stato della sua forza) può essere sentita (e quindi usata) anche da un altro spirito, sia per desiderii da parallela eguaglianza (come qualche volta è stato nel mio caso) sia per spiritica dominanza: come il più delle volte è stato sino a che ho cominciato a fermarla. Morale della fava: prima che mi liberassi da ogni genere di influsso (almeno dai coscienti, che dalla conoscenza di quella realtà è impossibile) con chi sono stato in contatto? Non lo so più. Se tanto mi da tanto, neanche il Saulo può dire di sapere il suo!

grurit

Confronti

manofronteTenuto conto delle differenze personali e di conoscenza, una parte dell’esperienza di vita dell’autore di quest’opera, può dirsi parallela a quella di Saulo di Tarso, poi s. Paolo. Mi riferisco all’incontro con uno spirito. Quello che si rivelò a Saulo disse di essere quello di Cristo. Quello che si rivelò allo scrivente si manifestò per quello che era. Secondo Teresa d’Avila, “è maledetto chi crede nell’uomo”. Se ciò vale per la vita naturale, non di meno vale per la vita soprannaturale. Non solo perché è umanità che fu, ma anche perché il male può fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Sia che riguardi una affermazione di identità, sia che riguardi una qualsiasi altra affermazione, questa possibilità, pertanto, pone dubbio, non sulla rivelazione soprannaturale in sé, ma, oltreché sugli effettivi perché si è manifestata, anche sull’identità di qualsiasi spirito. La potenza dello spirito che si rivela nelle manifestazioni spiritiche, (basse o elevate che sia, o che tali ci appaiano), non necessariamente prova che il suo stato spirituale corrisponde con il Bene. Ben vero che non prova neanche il contrario. L’impossibilità di ogni accertamento, allora, non può non essere ulteriore fonte di riserva verso ogni rivelazione e/o manifestazione di origine spiritica. Non solo Cristo, ma ognuno di noi, può dirsi Via, (Natura della vita), Verità, (Cultura della vita), e, per forza dello Spirito: Vita. La storia personale, pertanto, non può non essere che propria strada. Una strada di vita è propria, tanto quanto non è condizionata da altra vita: umana o spiritica che sia. In modo proporzionale alla rilevanza della rivelazione spiritica, ne consegue che ogni ingerenza soprannaturale nella vita naturale, non può non far deviare, o quanto meno scombussolare un soggettivo percorso. Vuoi in virtù dell’affermazione di Teresa D’Avila, vuoi per la conoscenza delle possibilità dell’Errore quando non del Male, lo scrivente crede solamente nel Principio della vita. Il porre la sua fede nella sola vita del Principio, gli ha impedito:

* di essere culturalmente cieco nei confronti degli spiriti;
* di restare suddito dalla vita spiritica che gli si è manifestata;
* di originare e/o motivare qualsiasi forma di sudditanza nei confronti della vita spiritica.

Altresì, gli ha concesso:

* di mantenere in sella la mente, che l’esperienza nello spiritismo aveva fatto vacillare;
* nel recuperato equilibrio, di tornare alla sua realtà;
* di proseguire oltre quella conoscenza.

Come attraverso una conseguenza si giunge alla causa, chi scrive, infatti, è passato dalla conoscenza del particolare, (emozionale incontro con uno spirito), all’universale: emozionale incontro con lo Spirito. Lo stato emozionale dell’incontro con lo Spirito è proporzionale alla percezione dell’universalità della vita. Tanto più si è capaci di questo stato di percezione e, tanto più, nella nostra strada ” per Damasco “, il nostro spirito, (la forza della nostra vita), incontra lo Spirito: la forza della Vita. Questo stato di conoscenza è Spiritualità. Della causa della vita sino dal principio, (e, dello stesso Principio), lo scrivente, certamente non sostiene di saperne la Persona e, tanto meno, di averLa incontrata di persona, ma, in ragione del principio dell’uguaglianza che è fra una Somiglianza, (uno spirito), e l’Immagine, (lo Spirito), di averne solamente riconosciuto gli stati di principio: la Forza come sua Natura, la Conoscenza sulla propria forza come sua Cultura e, come Sua vita, la relazione di corrispondenza fra forza e conoscenza. Per quanto risulta allo scrivente, questa conoscenza diverge da quella di Saulo e anche da quella di s. Paolo. Solo con difficoltà, lo scrivente sa cosa sia giusto o sbagliato della propria vita, figuriamoci se può dire sulla vita altrui, però, sa che la pace è segno di verità, in quanto indica la cessazione del dissidio. Nella via ” per Damasco ” di Saulo e di s. Paolo, quindi, si può dire che sono stati nella Verità tanto quanto non hanno originato e/o mantenuto dissidi e, nell’Errore tanto quanto e dove li hanno originati e/o mantenuti. Questo vale anche per lo scrivente.

Rileggendo la Confronti

A proposito della rilettura

grurit

L’Oltre è come un’arancia

manofronteArgomentare su l’Oltre è come argomentare su un’arancia. Come un’arancia, infatti, ogni spicchio ha (ed è) di che essere del Tutto. Così, dicendo sullo Spirito (la forza della vita sino dal principio che dello stesso Principio) mi sono ritrovato a dire sugli spiriti e sullo spiritismo, sulla Metempsicosi e sulla Medianità. Medianità, è la facoltà che permette di essere in mezzo e il mezzo fra questa realtà e l’ulteriore, o per “scientifica” ipotesi, in mezzo e il mezzo che collega la parte conosciuta della mente con una parte sconosciuta. Comunque stiano le cose, cogliere questi argomenti è cogliere l’arancia su l’albero: la salita è complicata da rami e foglie. Comunque si salga e/o si decida, credo sia bene badare ad un incontrovertibile avvertimento:

il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male.

Ne consegue che il male può essere maggiore dove maggiore la rivelazione.

Si può dire la stessa cosa per l’errore: l’errore è simile al giusto, tanto quanto è errore. Il che vuol dire che l’errore può essere maggiore dove maggiore la data manifestazione. Comunque si intendano le questioni, occhio: su quel piano della vita sono inverificabili.

grurit