Non è amore dice la Questura di Verona

In Bra vedo il suo monito.
noneamore
Alla poliziotta fuori dal provvisorio ufficio ho chiesto (sia pure da lontano) se potevo fotografarlo, ma dopo una minima occhiata m’ha girato le spalle e ha continuato a discorre con un signore dall’aria del politico e/o militare: collega o superiore che sia. Peccato! Avrei voluto dire alla poliziotta che nella denuncia della Questura vedo mancanti i volti di quanti, per diverso genere di amore, al pari della Donna sono stati picchiati/e e in non pochi casi uccisi/e. Sono stati esclusi perché poco importanti? Perché difendere gli esposti rende esposti alle contestazioni di qualsiasi ordine e/o parassitario potere? Comunque siano i casi, in questo caso la Questura di Verona si è rivelata non all’altezza del ruolo: la difesa di tutti i cittadini: anche di quelli comunque scomodi. Bicicletando (dopo aver fotografato l’opera) giungo a s. Zeno. Mi siedo su una panchina (siano maledette quelle di ferro tubolare) e comincio a scrivere.
L’amore, è comunione naturale, culturale e spirituale di infiniti stati di vita. Con altro dire; è una parola composta da infinite parole: è un’emozione composta da infinite emozioni. Maggiore la comunione che riusciamo a vivere, e maggiore il sentimento che diciamo amore. Si può dire, allora, che il monito della Questura si ferma su un ‘idea possessivamente violenta e socialmente affermata dell’amore, non, su l’AMORE. Non per questo non è prevalentemente vera quell’idea ma è totalmente condivisibile? Dove serve a fermare la violenza si! Dove, invece, per implicito, serve per impartire una totale negazione della libertà di amare secondo coscienza per esperienza, no. I deputati ad insegnare come si ama sono il Principato con le sue leggi, e la Religione con le sue. Visto quanto ci denuncia la Magistratura, e quanto i Media viene da chiedersi quanto siano pedagogicamente sufficienti, Per me, solo mediocremente, visto che il loro insegnamento è così “facilmente” scavalcabile. Nei violenti casi di non amore, allora, sia il Principato che la Religione sono intrisecamente corresponsabili, a causa di quanto hanno detto sulla figura maggiore (socialmente e religiosamente formandola ma anche deformandola) e su quella che per secoli hanno reso violentemente e pesantemente suddita e quindi liberamente usabile perché non importante. Non vedo fuoco riparatore che possa annullare quella “pedagogica” matrice nella mente dei forti: vuoi per muscolo, vuoi per viltà, vuoi perché umanamente derelitti anche se a vista non pare. Dove non credo nel fuoco (in vero, proposta solamente ironica) credo la doverosa e decisiva inversione delle norme sinora praticate, e/o troppo debolmente fermate. Farei partire quella conversione da questa presa d’atto:
SE QUESTO E’ L’AMORE CHE VI ABBIAMO INSEGNATO, PERDONATECI!

manofronte