L’origine della scrittura è medianica?

scritturaarabadueLe scritture sono tutte belle, ma l’araba mi prende in particolare modo. E’ sempre stato come se insistesse per farsi guardare; come se avesse la prevalente caratteristica dei soggetti amati: la vanità. Vero è, che è ben presente nella traccia del carattere: enfatica, come generalmente enfatici sono loro. Nell’esempio che allego, verticalizzanti: e lo sono anche loro. Visti nel medaglione i caratteri, come mossi da un ondeggiante melodia direi anche. Sono così anche loro e la sentono solo loro: sono fortemente egocentrici, infatti. Conosco da anni quei ragazzacci e da anni vedo esempi della loro calligrafia, ma solo stamattina mi sono chiesto come mai nella loro scrittura non ci sia evidente separazione fra parola e parola come nella nostra.  Strano mi sono detto, e sono andato a vedere se è proprio così. Se ho capito bene, è così, ma è anche non così. E’ così perché è continuativa, e non è così perché la separazione è indicata dal carattere finale che ricongiunge l’iniziale. L’arabo che sa distinguere il carattere finale&iniziale, così, le vede separate, mentre non le vede separate chi non lo conosce. Che strano mi sono ridetto. C’è analoga caratteristica anche nella scrittura medianica. Anche in quella, infatti, non par avere interruzione, invece c’è, ma la vede il solo medium, perché solo lui la sa leggere. Simbolizzando, allora, anche del medium si può dire che è il “carattere” finale che collega l’iniziale. Per altro dire, è il “carattere” che collega della vita e della vitalità ulteriore con la vita di questo piano, e quindi, un fine&inizio. Ancora per altro dire, collega la parola con la Parola, o per altra funzione, i principi della vita con i principi del Principio. La capacità di tramite fra vita e vita, però, dipende massimamente dallo stato della vita emozionale e spirituale del dato medium ma, c’è un ma! Nessuno può affermare di possederla in pieno, al più, in ragione del loro stato di coscienza sulla vita. Siccome nessuno può affermare (anche solo a sé stesso di esserne pienamente cosciente) tutto può essere come per niente.

Nel de_scrivere il nostro stato di coscienza, scriviamo (vivendola) il nostro Libro, ma come la vita è stato di infiniti stati, così, anche la nostra coscienza: luogo di quanto abbiamo a conoscenza. Ne consegue, che la vita è piena di Libri: contenitori di contenuti. Dei contenuti c’è chi si fa carne. Chi si fa mente. Chi si fa forza. E’ eletto chi li vive in pari stato. Praticamente nessuno. Di fatto, c’è un solo Eletto, ma non è in discorso. La descriviamo secondo emozioni. L’emozione è la parola che dice sé stessa. Lo stato delle emozioni dice lo stato della parola. Lo stato della parola su quanto abbiamo a conoscenza, e che vivendole scriviamo, tracciano la calligrafia personale. L’universale è tracciata dalla vita: il tutto dal Principio. Siccome non c’è coscienza eguale a un’altra, così non c’è inchiostro (Cultura) eguale a un altro, e lo stesso per la forma calligrafica: il Corpo, che nello scrivere si scrive. Se ciò vale per la “calligrafia” araba (segno di vita nato dalla vita), non di meno vale per la “calligrafia” del medium, e non di meno vale per tutti. Ammesse le mie speculazioni mattiniere (sono al Pc dalle 6 e mezza e non mi sono ancora lavato la faccia!) anche della scrittura araba (date le somiglianza che ho rilevato) si può dire che ha trovato iniziante fonte nelle manifestazioni della medianità fra vita e vita? Ammesse analoghe somiglianze anche tutte le calligrafie? Come nel caso della medianità, tutto può essere come per niente. Della conclusione che, almeno in apparenza non porta a nulla, ne rido per primo, ma a mezza bocca: alla Vita piace fare l’invitato di pietra.

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Ai consolati dai carismi

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Almeno i carismatici di fede cristiana dovrebbero ricordare che sono tenuti a credere in un solo Principio.

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Ammettendo che la vita sia una vigna, e il Principio il suo proprietario su chi basano la propria fede i carismatici? Sul Titolare mi diranno con unica voce. Come mai, allora, le conoscenze sulla vigna offerte dal Titolare, subiscono l’ascolto delle conoscenza di operai, non tutti nel suo libro paga? Perchè nella nostra gavetta, quegli operai mettono del cibo che fa parte della loro? Dove è scritto che quel cibo è naturale parte del nostro culturale e spirituale stomaco? Perché ci piace? Perché ogni tanto bisogna cambiare il casalingo Menu, se no, è una noia? Perché ogni tanto bisogna cambiare cucina alla fede, se no, i gusti si appiattiscono? Perché si ha l’inconfessato bisogno di sentirsi eletti e/o importanti per sé se non anche per altri? Non sono mai giunti, i carismatici, al punto da constatare che solo per “i poveri di spirito”, non tutto è vanità? Certamente non posso sapere cosa intendesse dire il Cristo con “beati i poveri di spirito”, tuttavia, date come vere le affermazioni evangeliche, si può ben pensare che sia stato un medium (lo è chi ha lo spirito fra uno stato della vita e l’altro) notevolmente carismatizzato dalla coscienza di ciò che aveva in conoscenza circa la vita del Padre e nel Padre. L’influito da quella conoscenza, è anche influito da quanto è in essere presso il Padre e/o da quanti gli sono prossimi: maggiore la conoscenza, maggiore la quantità. Sulla qualità di quella quantità nessuno può dire niente, e ciò che si pensa non è verità! Un animo influito dalla quantità e/o qualità dei prossimi al Padre, se da un lato è un arricchito in conoscenza, dall’altro è anche un appesantito da quella conoscenza. Per come la vedo, un appesantimento di tal fatta, può giungere a mettere in ginocchio la vitalità del Medium. In un Cristo che immagino provato dalla fatica di reggere la sua Medianità, allora, (la medianità è prova che prova) e nondimeno dalla ricerca dell’Identità da quel mezzo frastornata, trovo umano molto umano quel sospiro dal sen sfuggito: Beati i poveri di spirito! In quel senso, lo sono quelli che vivono solamente con il proprio e per il proprio spirito. Parafrasando il proverbio: carismatico informato, mezzo salvato.

grurit

Per i miei contestatori

logosNei miei discorsi parlo dello Spirito e di spiriti. Dello Spirito, indico solamente i suoi principi. Ogni altro precedente scritto, lo considero una brutta copia. Li lascio nel Blog, perché testimoniano un percorso che per più volte e per anni, ho fatto mentalmente in ginocchio. Degli spiriti dico la sola esistenza. Di nessuno, infatti, ho mai detto l’identità con certezza. Non ci avrei scommesso una lira su quella che per amor di tesi mi è capitato di fare. Non vedo perché lo dovrei fare visto che nella medianità e nello spiritismo nulla è verificabile, quindi, nulla, nei suoi scopi e/o mete, è attendibile? Ricavarne motivi per essere e vivere non li rende verità. Come si raccomanda ai bambini di non accettare caramelle dagli sconosciuti, così non dovremmo accettarle da spiriti non conoscibili. Certo, i cosiddetti doni dello Spirito sono affascinanti, e per questo ci prendono la vita e non di meno la volontà. Il guaio è proprio questo: ci prendono. Chi lo fa? Per quali mete e/o motivi? Per le “dette”, o perché ve ne sono di tacitate? Alle domande si può rispondere per quello che crediamo vero, non, per quello che sapppiamo vero! Ora, su quali basi intellettuali pretendete di capire chi vi è un perfetto sconosciuto, e che tale rimane visto che nei commenti mi dimostrate di aver capito solo quello che di voi e in voi avete capito? Poco e male a mio parere. Giusto per evitare futuri equivoci, ricordo che io sono Tizio e non assomiglio a nessun Caio, quindi, non venitemi a dire che sono “Antonio” perché assomiglio a “Guido! Giunto al punto, non vi dispiaccia se vi chiedo di verificare lo stato del vostro collegamente fra coscienza&conoscenza! Per quanto riguarda il mio, lo faccio da una trentina di anni, e ci trovo ancora errori! Dovrei considerare voi, invece, gli illuminati e illuminanti maghetti che pur nel giro di cinque scardinati minuti sono in grado di capire la totalità di un pensiero che spaccio per parere, non, per verità? Suvvia! Chi volete far ridere? Se l’intenzione è diretta a me, vi consiglio di usare il vostro tempo più utilmente: tanto più se per voi. Direi che ne avete bisogno.

grurit

Un carismatico ed io

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Non sono in grado di sapere cosa e/o quanto conosci sugli argomenti che avendo tempo e comodo ti invito a leggere, così, per non trascurare qualcosa mi vedo costretto ad agire come se ti conducessi per mano. In tutti i miei scritti non offro risposte: offro domande. Le risposte, ognuno deve trovarle da sé. Tieni presente che mi esprimo in modo metaforico, carsico, e che sto andando a ruota libera. Nell’immediato ti risulterà disorientante. Ciao, Vitaliano.

Chi non ha coscienza dell’errore, non è cosciente neanche di quanto ne consegue, quindi, non è portatore di colpa, al più del dolo che non volontariamente ha procurato. Il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. In genere non capiamo un portatore di male nella nostra realtà, figuriamoci nella soprannaturale che al caso ci può contattare. La posizione della chiesa è più che giusta, tuttavia, suo principio di contraddizione, si è servita delle apparizioni spiritiche ogni quel volta un credo popolare poteva porre in crisi la sua supremazia. Notevole il Francesco che si è opposto nel caso Meggiugori (non mi ricordo come si scrive) Al proposito della differenza fra il dire e il fare, il precedente papa, che è andato a fare dalla medium Suor Lucia? A domandargli come sta la Madonna? Come mai la chiesa promuove santi e beati, degli spiriti che non più quello che erano, (come anche non sappiamo quello che ora sono) e che pertanto non sappiamo se siano stati veri in vita, come non sappiamo se sono veri adesso. Io non do nomi a realtà che non conosco. Guaio è, purtroppo, che se mi ritrovo a parlare con un francese non posso non usare la stessa lingua, indipendentemente dal fatto di concordare o no su quanto si sta dicendo fra quello e me. Con altro esempio, se sto parlando di aspirina in un contesto di persone solo mediamente aggiornate, rischio di non essere capito se la cito come acido salicilico. Da questa contraddizione non ho modo di uscirne. Almeno al momento. L’immagine di me che si mette a distribuire la comunione m’ha fatto ridere non poco, non per questo, però, non lo faccio. Lo faccio ogni volta metto la vita (o una vita) in comunione con la Vita, ad esempio. Dove è scritto che solo i preti possono farlo.

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L’importante, è che non mi spaccia da prete, ma per quell’intenzione, sto a zero! L’opinione della chiesa sui carismi come doni dello spirito è accettata solamente perché conferma i carismi sugli apostoli e degli apostoli, quindi, è un’opportuna verità, o una verità opportuna nel senso che fa comodo? Mi considero certamente fuori dal cattolicesimo ma non per questo dal cristianesimo pedagogico, purché non vi sia ombra di dogma. Sia del dogmatico che del pedagogico ho altri pensieri. Avrei per questo un principio di contraddizione? Ciò che importa è non avere principi di falsità. A questo proposito, io sono più pulito della chiesa. Come le ho già detto in un precedente commento, sulla chiesa non fondo assolutamente nulla: conto di più sulla vita. Durante il periodo medianico (l’ho interrotto) non so se in sogno o nel momento di uscirne, nella testa sento una voce di donna: cantata, bellissima. Mi dice “cristiano non cristiano, cristiano non cristiano, cristiano non cristiano. Poi mi sveglio. Naturalmente, mi sono chiesto come mai tre volte. Mica sono sordo come neanche tonto. Ripensandoci, mi sono detto che l’ha fatto tre volte perché tre sono gli stati della vita, e che se la sua intenzione era quello di influenzarmi, l’ha fatto, per la mia Natura, per la mia Cultura, per il mio Spirito. E’ successo parecchi anni fa. Anche le mie culturali e spirituali contraddizioni, quindi, hanno trascorsa data. Vitaliano

ps. Diversamente presi nel senso di non coscientemente presi.

La medianità è come il diabete 

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C’è chi sostiene che non esiste lo stato soprannaturale della vita come neanche i suoi inquilini. Chi è di questa opinione afferma che gli “spiriti”, non sono altro che presenze mentali originate dalla schizofrenia. Se per schizofrenico si intende lo scisso fra Bene e Male, fra Conoscenza e Ignoranza, o fra Giusto e Ingiusto, allora tutto il mondo è da ricoverare. Vi sono scissioni che in più modi e stati invalidano l’identità, e scissioni che la diversificano. Il mondo dell’arte è pieno dei diversificati da schizofrenia. In quella categoria pongo anche i medium. Si dice e/o viene detto medium, l’individuo che sta (o dice di stare) fra i due stati della vita: il naturale e il soprannaturale. Dei due stati, è accertabile il naturale. Il soprannaturale, invece, è questione di fede. La mente razionale non crede nell’esistenza di quel mondo, e quindi, neanche su quanto si dice. Per la mente razionale, la fede (ragione della speranza, a mio “conoscere”) è un inverificabile delirio. Anche la facoltà medianica viene intesa così. Per quanto mi riguarda la considero una delle infinite possibilità della vita: non la escludo ma neanche la seguo. Vero è che per qualche anno l’ho fatto, e che se non l’avessi fatto avrei continuato a conoscerla per libro, non, per vita come è successo. Anche ammettendo che non sia vera l’opinione razionale sulla medianità, comunque, di quella realtà non si può provare nulla. Mi fermo su un solo fondamentale perché: non possiamo provare nulla perché il male (come l’errore) può fingere il bene molto bene tanto quanto è male. Dal che ne consegue, che il male può essere maggiore dove è maggiore una rivelazione. L’impossibilità di accertare l’identità dell’essere (soprannaturale e/o proveniente da un delirio che sia) rende, inattendibili (spiritualmente come religiosamente parlando) anche le origini delle Religioni del Libro: non solo.

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Come è di inattendibile provenienza la medianità, inattendibile diventa il medium che tanto o poco se la rende atto pubblico; inattendibile, non tanto perché asservito servitore del Male (per esserlo è necessario conoscerlo e perseguirlo in piena coscienza) ma perché asservito servitore dell’errore, quando non maestro. Ammesso quanto sostengo, chiedersi se esistono o non esistono gli spiriti è una mera perdita di tempo. Sull’argomento, infatti, ogni “toccato” crede a quello che più ama credere: e non c’è ragione che tenga. Dove la verifica di un dato essere (vuoi spirito e/o vuoi medium) è impossibile, è possibile invece, verificare l’azione concreta; ed è da quella verifica che si può capire l’effettiva sostanza spirituale, sia dell’identità influita che dell’identità influente. Anche in questo caso, però, restano inesplicabili i motivi e i fini. A maggior ragione, quindi, cautela! Accettare caramelle dagli sconosciuti è potenzialmente erroneo non solo per i bambini. Presso di noi, un medium diventa portatore di fede, tanto quanto manifesta i cosiddetti “doni dello Spirito: i carismi. Il portatore di fede spirituale sa che lo Spirito fa un unico dono: la vita come potenza derivata dalla sua. Ogni altro dono è carisma di origine spiritica. I carismi, oltre che maggiorare la personalità del medium aureolandolo di varia santità,  hanno l’implicita funzione di annulla diffidenza e/o di raccatta semplici o anime perse, vuoi per un dolore, vuoi per esistenziali confusioni, vuoi per misticheggianti ricerche: un’ipotesi non esclude le altre.

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I carismi non rientrano nella categoria dei volontariamente e liberamente dati. Bensì, in quella degli inevitabilmente concessi. Noi sappiamo che, fissata una data operazione e/o app, due cellulari, palmari e computer possono entrare in reciproco contatto: lo sappia o meno uno dei contattati, lo sappiano o meno chi contattano una volta avviata quella possibilità: mi venga un accidenti se mi ricordo come si chiama. Analoga comunione succede fra la forza (spirito) di uno spirito, e la forza (spirito) del nostro. L’influsso fra spiriti (vuoi fra disincarnati che incarnati) è perennemente continuativo, perché la vita, essendo corrispondenza di stati in tutti e fra tutti gli stati, ammette la divisione fra stati solo nei casi di dolore e/o di incoscienza da ignoranza. Vista da vicino, però, quello che ci appare come una divisione per quei motivi, in realtà è solo un’attenuazione del filo (forza o spirito) che collega vita a vita.  Per quanto sostengo, quindi, uno spirito soprannaturale, una volta in collegamento con uno naturale non può non passare a un altro spirito (disincarnato come incarnato) il dono (la vita) ricevuto dallo Spirito. Non vi può essere percepibile passaggio, però, dove, al proposito, non vi è coscienza di quella possibilità. Ho affermato prima che il passaggio avviene per affinità di spirito. Già sappiamo poco sul nostro spirito, figuriamoci sulle possibili affinità fra spirito e spirito. Con il che intendo dire che neanche nulla sappiamo su quanto donato  dagli spiriti, come nulla sanno di certo (se di incerta conoscenza di quanto hanno in coscienza) sul dono passato; le certezze che al caso diciamo di avere, altro non sono che delle soggettive convinzioni.

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Quando anche non chiaramente espresso, il medium diventa, volente e/o nolente, un risvegliatore di coscienza.  Di per sé non è un’opera negativa. A mio modo lo sto facendo anch’io. Quello che in genere non fanno i medium, però, è avvisare le persone influite, dei rischi insiti nel luogo del risveglio. In genere non lo fanno perché diventerebbero meno fascinosi agli occhi di un bisognoso di Oltre. Tanto più, se della loro medianità (vero o spacciata come vera che sia) ne hanno fatto un mestiere. Altrettanto vero, se ne hanno fatto una “mistica” missione. Quale il filo Arianna può portarci fuori da questo labirinto? Come accennato sopra, lo studio del Fare di un Essere. Dove il Fare dell’Essere disincarato (ma vale anche per l’incarnato) genera (direttamente come indirettamente) il Dissidio nella sue infinite forme, funzioni, scopi paleso o impliciti, ecc, ecc, là vi è l’errore, e/o quanto può portare all’errore. Perseguendo l’errore e/o quanto può portare all’errore, può formarsi, in primo il male, e nel proseguo dell’asservimento all’errore, il Male. Il male è dolore naturale e spirituale da errore culturale: più grande l’errore e più grande il Male. E’ certamente vero: l’errore può essere perseguito in buonafede sia dal medium che dallo spirito che lo comunica. A maggior ragione, quindi, è meglio non superare la soglia fra stato e stato della vita: una volta superata, infatti, non si torna più come prima, e nel dopo, non sarà più possibile capire (ammesso e non concesso che prima lo sia stato) se siamo gestori di quell’esperienza, o se  ancora ci ritroviamo ad esserne i gestiti. Se gestiti, da chi? E qui casca l’asino!

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Comunque ricevuto dagli spiriti, il carisma non si può restituire, perché una volta aperta la coscienza (è il luogo di ogni conoscenza) non si può più rinchiudere. Al più si può tacitare, o allontanare di memoria. In ciò, allontanare e/o sopire sia gli influssi che gli effetti deleteri della medianità. Alla fine di quanto detto mi resta un’ultima domanda: per quanto di anche pesantemente negativo può  portare,  la medianità val bene una messa? Rispondere con un sì dopo tutto questo lo direi da imbecilli. Rispondere con un no, comunque è influire la vita altra, e ciò può diventare altrettanto negativo. Penso infatti, che ognuno sia la via delle proprie verità, e che la ricerca delle proprie verità non vada intralciata: lo possono fare anche le buone intenzioni. Della morale della favola giunti al punto, non mi resta che questa: l’importante è ricordare che la medianità è come il diabete: non si “guarisce”. Al più, si può contenere.

Per essere medium?

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Semplice! Basta essere schizofrenici in vario modo e/o condizione, oppure, possedere una conoscenza di ulteriori possibilità della vita. Come si ottiene quella possibilità? Semplice! Bisogna andare fuori il reale costituito e che costituisce la personalità, oppure, non essere ancora dentro ciò che costituisce la personalità: caso questo, dei medium in età e/o di mente che ancora non hanno raggiunto la piena coscienza del loro essere, in essere su questa realtà, non, in un qualsiasi altrove. La medianità che si manifesta nelle personalità appena dette, con il loro crescere, cioè, con il loro prendere atto della realtà loro e della circostante, in genere, cessa.

schiżofrenìa s. f. [dal ted. Schizophrenie, comp. di schizo- «schizo-» e -phrenie «-frenia»]. – In psichiatria, psicosi dissociativa caratterizzata da un processo di disgregazione (dissociazione) della personalità psichica; si manifesta con gravi disturbi dell’attività affettiva e del comportamento che possono assumere forme diverse distinte in s. semplice, s. catatonica, s. ebefrenica, s. parafrenica, s. paranoide.

Concordo e no su quanto dice la Treccani. Concordo dove una personalità fissa la sua dissociazione in maniera patologica a più livelli: nel personale, nel suo morale – spirituale, nel suo sociale. Discordo, invece, dove la data personalità, può tornare nella sua prima, e/o principale, e/o prevalente identità, quella, cioè, esistente prima della dissociazione manifestata. Schizofrenia, inoltre, è un nome che definisce una assoluta condizione. Diversamente, è nome che contiene diversi stati e/o condizioni del suo nome, così come, vita, contiene infiniti stati di vita. Si può dire, allora, che vi sono medium malati, solo quando trovano nella loro medianità, un esclusivo riferimento di vita; diversamente, non sono malati i medium che considerano la vita della medianità (o data dalla medianità) solo uno dei tanti riferimenti a loro offerti offerti dal mondo. Cosa tutela il medium dalle incognite che gli giungono dalla medianità: mare magnum sempre gorgo, anche quando non è in burrasca? Lo tutela, un attaccamento al suo “qui ed ora”, che deve essere senza ombra di dubbio.

“Angeli”

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Gli angeli, sono spiriti, cioè, forze della vita che sono stati, e della vita sovvrumana che sono diventati. So che non credi nell’Oltre della vita. Accetta questo papiro, allora, solo per amor di tesi.

Secondo le nostre conoscenze, sono detti angeli, gli spiriti che annunciano il bene, e diavoli, quelli che annunciano il male. Ulteriormente si può dire, che sono angeli quelli più vicini al principio della vita (la Vita che ha dato vita al suo principio) e diavoli, quelli più lontani. Quelli più lontani da quel principio, sono ancora prossimi al nostro principio, cioè, allo stato della nostra vita. Quelli più vicini a quel principio, sono lontani dal nostro. I lontani dal nostro principio, relazionano con il principio, come forza di quella vita, cioè, con quella dello Spirito al principio e dello stesso Principio. I più vicini al nostro principio,  e quindi più lontani dalla vita del Principio, presso di noi relazionano come forza del loro spirito. Gli spiriti che relazionano come forze della vita del Principio, relazionano, presso di noi, come strumenti dello Spirito, non, come strumenti del proprio. Come lo Spirito si manifesta come atto della vita, (e non come vivere) così, gli spiriti presso lo Spirito, si manifestano come spiriti nel nostro spirito, o con altre parole, come forze che ausiliano le nostra. Tale forma d’ausilio non necessita  della personale identità di quello spirito. In quanto prossimi allo Spirito, infatti, assumono quella, tanto quanto gli sono prossimi. Si manifesta con la personale identità, invece, lo spirito che non si è ancora con_fuso con lo Spirito. Si può dire, allora, che ogni rivelazione spiritica con forma umana, la possono attuare solamente gli spiriti bassi, quelli cioè, lontani dal principio, (lo Spirito) tanto quanto è caraterizzata d’umanità, la forma con cui appaiono, ed il carattere (umano) che manifestano nell’apparizione. Il fatto che uno spirito sia basso, non necessariamente significa che sia diabolico. Può solamente significare che la forza del suo spirito non ha ancora com_preso (nel senso di sentito e fatto propria ) la forza dello Spirito. Può dirsi chiaramente diabolico, invece, la forza dello spirito che volontariamente si oppone alla forza della vita dello Spirito. Ci si può opporre alla forza dello Spirito, anche facendo deviare il percorso spirituale di un dato spirito. Lo si può, procurando errate e/o dolorose forze, quando facendo deviare una vita, seducendola con grandi atti. Seducendola con grandi atti, non solo si devia grandemente quella vita, ma si può giungere a far deviare grandemente anche la storia umana. Alla Donna che ci dicono Maria, nolentemente sedotta da quel grande atto che è stata l’Annunciazione, cos’è apparso, allora?

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Le terapie degli esorcisti

manofronteIl nostro spirito è invaso da altra forza, tanto quanto il nostro bene è separato dal suo vero. Può succedere per cause dipendenti dal nostro vivere, come per cause imposte al nostro vivere: imposte perché non corrispondenti. Nella separazione fra il bene e il suo vero, succedono degli stati di vita non vita. Di uno stato di non vita, possiamo dire che è un “vuoto”. Ci diciamo vuoti, infatti, tanto quanto non “pieni”, vuoi della nosta vitalità, vuoi di più integra e complessiva esistenzialità. Ci diciamo vuoti, infatti, tanto quanto non “pieni”, vuoi di vitalità, vuoi di più integra e complessiva esistenzialità. In quanto stato di pienezza, la vita non ammette il vuoto. Al più, lo subisce come sofferenza. Della sofferenza possiamo dire che è uno stato di vita concavo; concavo, appunto perché si fa catino d’altro: vuoi di dolore, vuoi di errore. Tanto quanto non siamo in grado di riempire quel catino (cioè, riportarci a pienezza) e tanto quanto, quella concavità viene riempita da altra vita e/o da altri valori: vuoi positivi, vuoi negativi. Se riempiti da altra vita, ci possiamo ben dire posseduti. Se riempiti da altri valori, influiti. Nessuno può dire la misura del possesso come neanche la misura dell’influsso. La vita, infatti, è stato di infiniti stati di vita, quindi, definibile solamente per accordi fra parti. Si pensa che il male che è dello spirito che tende a possedere un altro, o dell’errore che è dello spirito che influisce un altro spirito, sia causato da scelte, prese, o da chi tende alla sovranità, o da chi tende all’influsso. A mio avviso, non è così. Succede, invece, perché la vita è la potenza che tutto è, e tutto occupa. Dove non tutto è occupato, riempie della sua potenza. Con altro dire, del suo spirito. Lo Spirito della vita al principio è un Assoluto. Come tale, concede il suo assoluto, cioè, la sua forza (la sua vita) nella sua totalità: altro non può. Come mai, allora il posseduto e/o l’influito si ritrova abitato da culture, avverse a quanto ha in coscienza? Mi rispondo: forse perché non tutto ha in coscienza; ed è in quella parte di non tutto che può operare la forza estranea. Ammesso che vi sia colpa in chi forzosamente possiede e/o influisce (una colpa è corrispondente allo stato di coscienza su un dato errore) possiamo escludere colpa in chi non sa, o non può, o non vuole rendere pieno solo di sé il suo catino?  Direi di no. Come rendere pieno, solo di noi stessi il soggettivo catino? La risposta è una sola: ponendo in corrispondenza di vita, il giusto (Spirito) per ciò che siamo (Natura della vita) e per quanto sappiamo: Cultura della vita. Dove questo è variamente impedito, è inutile andar a cercar cause in altre case, perché, a quel punto, le cause (e le case) siamo noi: esorcisti compresi! Ammesso come vero quanto sostengo, agli esorcisti (ma non solo a loro) raccomanderei quello che è stato chiesto a un certo Zaccheo: scendi dal siccomoro che devo venire a casa tua! Chi deve venire a casa nostra? Secondo me, uno spirito lucido perché non convenzionale.

grurit

Reincarnazione in Tibet

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Reincarnazione: ritorno di uno spirito nello Spirito, o ritorno di uno spirito ancora suo spirito? Dipende dallo stato di spirito di uno spirito. Gioco di parole, mi si dirà: mica tanto.

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Spirito è ciò che anima. Anima è ciò che si anima. Ciò che si anima è vita.  Lo Spirito è l’anima della vita. Nella Natura, la Cultura anima la vita, animata dalla forza dello Spirito.

La forza dello Spirito è vita della Natura. La vita dello Spirito è forza della Cultura. Lo Spirito è la forza della vitalità della Natura che corrisponde con la vita della sua Cultura. Lo Spirito essendo forza è condizione di vita ma non pone condizioni alla sua forza per non condizionare la vita.

Lo Spirito è la forza della vita che ha originato il suo principio: la vita. La vita, quindi, è continua manifestazione della sua forza.

Vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra i suoi stati. Al principio, Natura (comunque formata) come suo corpo, Cultura (comunque saputa, come sua mente) Spirito (comunque agito) come sua forza. Gli stessi stati di principio del Principio della vita (comunque lo si chiami) com_formano la vita a sua somiglianza, cioè, la nostra. Differenzia lo stato del Principio dal nostro, non una diversa quantità di stati, ma solo lo stato degli stati: supremi quelli del Principio, a quelli somiglianti, i nostri stati. Essendo la vita,  lo stato di  corrispondenza fra gli stati; essendo la non corrispondenza uno stato di vita scisso nella sua unità, ed essendo questa scissione un dolore, ne consegue che la relazione di vita fra spirito umano ed umano, come fra spirito disincarnato e spirito disincarnato, come fra spirito umano e spirito disincarnato (o l’opposto) non può avvenire che fra spiriti di pari forza. Indipendentemente da dove avvenga (o quanto si vuole che avvenga) quanto attendibilmente vera può essere la ricerca di un incarnato da altro spirito? Per quanto premesso, non quanto basta per affermare, totale, una reincarnazione. Al più, si potrà parlare di reincarnazione parziale. Con ciò intendendo, una reincarnazione di particolarità fisiche, culturali, o spirituali, di un dato reincarnante. Vedano gli interessati se ciò può bastare ai loro scopi. Vorrei invitarli, però, ad alzare lo sguardo dal particolare spirito (forza di una vita) per rivolgersi all’universale forza della vita: lo Spirito.

Siamo vicini o lontani dallo Spirito della vita, in ragione dello stato di vita del nostro spirito. Così, ammesso nello Spirito un valore 100 (tanto per ragionare) uno spirito gli sarà vicino se di misura 90, o lontano se di misura 9. La verità dello Spirito è detta dallo stato di pace; è detta dallo stato di pace, perché, pace, è cessazione di ogni dissidio. Alla cessazione del dissidio subentra il silenzio. Perché cessazione di ogni dissidio, il silenzio è il luogo della Verità. E’ un luogo che non possiamo sapere, tuttavia, lo possiamo sentire. Lo possiamo, tanto quanto siamo in grado di porre pace in noi ed in altri e/o da noi. Ora, la ricerca di una più elevata reincarnazione dove dovrebbe dirigersi con più certa verità? Ancora verso uno spirito ex umano (per quanto elevato, ammesso che lo si possa sapere) o verso lo Spirito? Se verso uno spirito, si continuerà disquisire sul vero luogo di nascita, o se veri i ricordi o le caratteristiche di un dato Lama (ecc, ecc,) in un tira e molla che non può non prostituire ogni spirituale intento. Si veda la contesa sul prossimo reincarnato che finirà per lacerare anche il Tibet storico. Il luogo è molto più certo, invece, se dirigiamo la ricerca verso lo Spirito. Si è incarnato come vita, infatti,  e come vita, continua a farlo ovunque c’é vita: in Tibet, in Cina, o qui, in me, seduto su una poltrona dal bel colore cardinalizio!

poltronaconsaluti

grurit

Della Metempsicosi si può dire

Della Metempsicosi si può dire che è il viaggio di ritorno della vita che vuole capire nuovamente il suo stato, o dallo stesso punto di vista, (ritorno allo stesso stato), o da un altro punto di vista: ritorno in uno stato diverso dal precedente. La vita, però, è uno stato di infiniti stati di vita. Così, sia lo stato del ritorno che i punti di vista per i quali si ritorna per un ulteriore capire possono essere infiniti. Con l’affermazione non intendo porre dubbi sulla Metempsicosi, tutt’al più, cautela su ciò che afferma l’identità che ritorna, (o l’identità che contiene quella che ritorna), appunto, perché la vita, nel bene come nel male, nel vero come nel falso, è infinite identità di spirito.

Per reincarnazione s’intende “l’atto dell’anima che dopo la morte torna a vivere in un altro corpo.” Vero, ma c’è un altro genere di reincarnazione, e cioè, l’atto di uno spirito che torna a vivere in un altro spirito. Nella prima ipotesi, il reincarnante si domicilia nel corpo. Nella seconda, nello spirito (nella forza) di un’identità incarnata. Lo spirito che s’incarna nel corpo che lo ospita ma non influisce su quella mente è uno spirito spettatore; spettatore alla stregua di chi solamente legge una storia ma non per questo non apprende. Lo spirito che si incarna in una forza, invece, è uno spirito che può essere comprimario ma non per questo restare tale. Secondo stati di infiniti stati, la metempsicosi avviene nella carne per lo spirito che sente di dover ripercorrere le emozioni del corpo. Avviene nella mente, per lo spirito che sente di dover ripercorrere le emozioni del pensiero. Avviene nello spirito, per l’anima che sente di dover ripercorrere le emozioni della forza. Avviene nel corpo, nella mente, e nell’animo, per lo spirito che sente di dover ripercorrere le emozioni della vita. La vita, essendo corrispondenza di stati in tutti e fra tutti gli stati, non separa uno stato emotivo da un altro, così, i generi di reincarnazione appena detti (nel corpo, nella mente, e nella vita) comunque finiscono con l’influirsi. Per infiniti stati di vita, lo spirito che cerca il bene, il vero, e il giusto si reincarna secondo spirito di verità; di male, invece, lo spirito che s’incarna secondo dolore naturale e spirituale per errore culturale. Come il primo potrebbe abbassare il suo stato durante il percorso, così il secondo lo potrebbe alzare. Nessun spirito necessita della totale riconsiderazione su di sé: nessuno, infatti, è totalmente in errore come non è totalmente nel giusto. Ne consegue, che, sia pure nei termini sopraddetti, la reincarnazione avviene solo per le parti in errore o in dolore. Le parti in errore o in dolore sono parti di identità. Uno spirito reincarnato, allora, può essere riconosciuto solo per parti della sua identità, non per il tutto che è stato. Ciò non smentisce chi si dice o viene riconosciuto come un reincarnato. Smentisce, però, chi si dice o viene riconosciuto come reincarnato in toto. Se uno spirito è riconoscibile per quello che è stato, vuol dire che le parti in errore o in dolore da riconsiderare sono direttamente proporzionali al bisogno di reincarnarsi.

Ne consegue, che è uno spirito basso, tanto quanto è prevalente il suo stato di bisogno. Nella reincarnazione, i principi che basano la verità di un rinnovato percorso (ciò che è bene al corpo della vita, ciò che è vero al suo pensiero, e ciò che è giusto alla sua forza) sono presenti in qualsiasi stato (e/o figura e/o identità) perché sono le universali emozioni della vita, che anche fra diverse lingue, tutti sentiamo con la stessa “voce”. Sia nel caso di uno spirito deviato da sé e/o da altro da sé, come nel caso di uno deviante in sé come verso altro da sé (un’ipotesi non esclude l’altra) la metempsicosi è scelta dettata dal bisogno di rivedere i gravi presenti nell’animo per la mancata corrispondenza fra quello sanno e quello che sentono in quello che sono e intendono perseguire. Potenti o no che siano, per gli spiriti bassi ma non contrari alla vita e al suo Principio, per quanto sono di ciò che sentono e per quanto intendono perseguire, sono gravi, i dissidi emotivi compiuti dagli errori verso la propria vita, come verso altra vita, come verso il Principio. Per questi, la reincarnazione è mossa da desiderio della pace che è nella verità. Potenti o non che siano, per gli spiriti bassi perché contrari a sé come verso altro da sé, come verso il Principio e i suoi principi, si possono dire gravi tutti gli atti di opposizione verso il bene, il vero, il giusto. Questi spiriti, li sentono gravi, tanto quanto non hanno saputo essere pienamente contrari. Anche questi si reincarnano per rivedere l’errore, ma per capire come compierli con maggior errore per maggior falsità. Vi è incarnazione a nuova vita e reincarnazione a nuova vita. L’incarnazione avviene per processo naturale. La reincarnazione per processo spiritico. Avviene per forza accanto a forza nel caso di uno spirito compagno. Di forza su forza nel caso di uno spirito dominante. Di forza dentro forza nel caso di uno spirito invasivo. Dipende dai bisogni e dal carattere dello spirito in metempsicosi.

Vi è processo spiritico non invasivo quando il carattere di uno spirito non ha propositi di forza e/o volontà di dominio. Uno spirito dal carattere non invasivo è prossimo alla vita in cui si reincarna. Per questo non è condizionante e neanche sfruttante. Vi è processo spiritico invasivo quando il carattere di uno spirito ha volontà di possesso. Uno spirito con volontà di possesso, oltre che strumentalizzante è asservente. Uno spirito dalla forza tendente alla supremazia, può giungere all’invasione di chi occupa. Al caso, anche alla possessione. Accoglie l’influsso ma ferma ogni stato invasivo e/o di possessione, chi segue solo la forza del proprio spirito. Lo spirito umano guida secondo stati di infiniti stati di tre emozioni: depressione, esaltazione, pace. Vi è depressione nel caso di errore verso la Natura della vita, il corpo; vi è esaltazione nel caso di errore contro la Cultura della vita, il sapere; vi è pace, tanto quanto cessa il dissidio fra ciò che il corpo sente e ciò che la mente sa. La vita in pace, persegue i suoi principi senza dolore naturale e spirituale e senza errore culturale. Tanto quanto deviano lo spirito della vita influita verso mete e/o destini non corrispondenti alla personale cultura dell’influito, e tanto quanto gli spiriti disincarnati sbagliano contro lo Spirito. Segnalo l’errore anche agli inquilini di questo piano di vita. Gli spiriti bassi interagiscono palesemente con la nostra vita, tanto quanto invocati: vuoi da credenti che si rivolgono ai “noti” (religiosi, storici, o parentali) vuoi da dediti allo spiritismo per ragioni di potere, o di curiosità. Idediti allo spiritismo “spirituale” come di quello “profano” credono che i carismi siano doni dello Spirito. Lo Spirito concede un solo carisma: la vita. I carismi, invece, sono doni degli spiriti. Lì “regalano” a chi concede la propria fiducia. Ottengono carismi maggiori quelli che concedono la propria fede. In tutti i generi di concessione, i carismi diventano il segno della condizione di servizio agli spiriti. Ciò che ulteriormente vincola lo spirito umano da un ulteriore è la paura di perderli. Il timore è legato alle necessità di chi li ha avuti “in dono”: a tanta necessità corrisponde tanta paura.

I carismi fortificano l’esistenza dei depressi nella vitalità e nella vita che hanno cercato e trovato di che motivarsi (e/o consolarsi) cedendo il discernimento, non dove la fiducia e/o la fede. Chi cede il discernimento rimane influito anche a ripresa della sua ragione perché è stato provato da quella realtà: provato, sia nel senso che gli è stata data prova, sia nel senso di appesantito. Certamente, anche alleggerito, ma, (come nel caso di appesantito) dipende da come un provato vive e/o vivrà quell’esperienza. Chi cede la fiducia e/o la fede, e/o l’intelletto allo spirito influente (quando non invasivo) diventa il pescato pescatore di altra umanità: dolente o no che sia. Lo diventa, tanto quanto non sa resistere alla tentazione, comunque motivata, di mostrare ciò che è per ciò che può. Per quanto ne so (o mi hanno lasciato di che credere che ben poco mi è rimasto di integro) anche del Cristo evangelico si può dire che è stato un pescato pescatore di umanità dolente. Ci risulta, però, che si lasciò pesare dal Padre e che per il Padre pescò. Con il che, si può ulteriormente dire che è stato medium della divinità della vita, non, della vita di spiriti, che, sempre per quanto ci risulta, ha rifiutato per sé, e allontanato da altri e da altro. La personalità che ha ottenuto un carisma in momenti di lutto può essere tentata di mantenersi in stati di lutto (e/o in altre forme di quel dolore) pur di conservare il carisma che “cura” il dolore. Lo stesso per chi ha cercato gli spiriti per motivi di potere e/o curiosità. Succede anche nella nostra realtà; pur di non perdere il potere che ci conferma l’esistenza, accettiamo di rimanere dipendenti del potere che la conferma. Non vi sono carismi gratuiti. “Così in basso, così in alto”, contengono un’implicita motivazione di potere. Solo la vita è un dono gratuito. Per quanto ci si neghi all’influsso, non ci toglie il carisma. Il medium (e/o di un comunque influito) che non intende liberarsi dagli influssi degli spiriti per non perdere i carismi che gli formano l’immagine che vuole continuare a dare, cosciente o no, si trova inchiavardato da dissidianti emozioni. Non per questo perderà la facoltà di estrometterle dalla sua vita. Nessuno spirito può toglierla. Al più, difficoltare la liberazione, tanto quanto un’invasione è giunta a trasformarsi in possesso. Ciò detto, il mio spirito pagherà i suoi costi, e se il caso, gli spiriti e gli spiritisti pagheranno i loro. Tanto più, perché, per capire la vita propria, altra e del Principio, ogni umanità che è, e che fu, deve percorrere la sua via per giungere alle sue verità.

logosprimo

“Così in Alto, così in Basso”

manofronteL’affermazione originale dice l’opposto. Non unica spiegazione, forse perché l’autore era più interessato a dire l’Alto anziché il Basso. Io, invece, che ero interessato a ritrovarmi, sono partito da me, cioè, dal Basso. Visti i principi della vita in Basso, (quelli, appunto, della Somiglianza che sono e siamo) e dato il rapporto di uguaglianza che vi è fra un’immagine e ciò che gli somiglia, (uguaglianza di stato fra l’Alto e Basso, non eguaglianza di condizione fra i rispettivi stati) non ho potuto non giungere a “vedere” anche i principi della vita in Alto. Con altro dire, preso atto del bene, ho “visto” il Bene. Così per il vero, il Vero, e lo stesso per il giusto il Giusto. Una volta concepito lo Spirito come forza della vita (nel Basso come nell’Alto) ogni “visione” mi è apparsa da sé. Su questo piano della vita (come su l’Ulteriore) ho scritto quello che penso, ma quello che penso non è quello che certamente so. Ne consegue, che le mie verità sono il frutto di speculazioni, fondate su una capacità di pensiero. Quanto sia fondata questa capacità, prima o poi andrò a verificarlo. L’esistenza della Divinità e del suo Spirito (la forza della sua vita) si basa su un atto di fede, quindi, a ognuno la sua, o la sua opinione. L’esistenza dello spirito umano, invece, è provato (come forza della vita) dal sentire la nostra vitalità. Sulla Metempsicosi, molto si può dire, o tanto, poco, o per nulla credere. Come anche sull’esistenza degli spiriti, e sui cosiddetti doni dello Spirito che ho trattato. Non è possibile accertare, infatti, se provenienti da un’altro stato della vita, o se provenienti da un altro stato della mente: stato raggiunto (il mentale ignoto) vuoi per malattia, vuoi per “mistica” o vanesia ricerca di potere. Per quanto riguarda il pensiero “per Damasco” e per i credenti, l’unico dono dello Spirito chiaramente verificabile è la vita: Bene per quanto è Vero al Giusto. Per quanto riguarda i non credenti, l’unico dono chiaramente verificabile è lo spirito della loro vita: bene per quanto è vero al giusto. D’inattendibile fonte ogni “dono” di dubbia provenienza perché da quando c’é vita è noto cheil male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Il che vuol dire, che il male può essere maggiore (anche come errore) dove maggiore la rivelazione.Mi si dirà: ma ci sono manifestazioni, che pur provenienti da inattendibile fonte, comunque recano soccorso e quindi sono un bene! E’ vero, tuttavia, per quale fine? Quello fine a sé stesso, (recare gratuito bene) o un fine sotteso, quale, ad esempio, far dipendere un animo, dall’animo donante? Ogni potere di qualsiasi genere usa questa rete. Ci cadono persino gli stessi adulti che ai bambini raccomandano di non accettare caramelle dagli sconosciuti! Dimenticano il loro stesso avvertimento (quegli adulti) non appena un dolore fisico, e/o culturale e/o spirituale li fa tornare bambini alla ricerca della guida consolatrice. C’è una sola attendibile guida: Il Principio del Bene nella Natura, per quanto è Vero alla sua Cultura, perché Giusto al suo Spirito per i credenti, e il principio del bene nella Natura per quanto è vero alla propria Cultura e Giusto al proprio Spirito, per i non credenti.

grurit

Pranoterapia

Orgine, sensi e facoltà medicante.

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manofronte

Ho già avuto modo di dire che ho manifestato la facoltà pranica dopo aver vissuto delle esperienze nello spiritismo. Non grandi cose, ma non da oggi nel grande c’è il piccolo, come nel piccolo c’è il grande. H2O, ad esempio, è stessa formula dell’acqua, sia in una goccia che in un mare. Nella mia esperienza nello spiritismo, tutto cercavo fuorché il far ballare tavolini. Cercavo nell’Oltre, la vita che mi era mancata in questo. Lo spiritismo, è tutto fuorché scientificamente accertabile, quindi, scienza e scienziato, altro non possono essere che il soggetto che vive quell’esperienza. Comunque stiano le faccende, soggettivamente parlando, è un’esperienza che ho sentito vera, e per tale la spaccio!

La mia ricerca nell’Oltre della vita che ho amato, è stata la medicina e la cura che mi ha consentito di superare uno squassante lutto. E’ iniziata, dunque, in un momento di fortissimo dolore. Se da un lato è stata medicina e cura, dall’altro, è stata anche la chiave che ha aperto gli occhi alla mia coscienza, da prima e da sempre, vista che riguardava solo questo piano della vita. Si, posso dire che è stata il mio “Terzo occhio”. Secondo lo stato della loro forza, gli spiriti sono identità che furono, nella Forza della vita che sono. Sono ancora tali e quali? No! Non lo permette la maggiorata conoscenza circa la coscenza della forza del loro spirito. Spiriti tali e quali a com’erano, rimangono quelli che non prendono e/o non vogliono prendere atto della diversa identità data dalla diversa conoscenza. Come nella relazione con voi la mia vita trova di che aver maggior forza, così, nella relazione con gli spiriti mi sono ritrovato ad avere un maggior spirito; ed in me, quel maggior spirito è stato l’origine della mia facoltà pranica. Andando avanti con la lettura, capirete che data la sua motivante sostanza, non è uno spirito leggero. Beati i poveri di spirito, ebbe a dire il Cristo. Più di una volta mi sono domandato, se dato il notevole peso della sua forza guaritrice, non avesse rimpianto i tempi in cui non la possedeva. Si. Anche ad una Grande Anima può capitar di cadere sotto il peso della sua vita.Naturalmente, non tutte le vie della vita sono eguali, così, non eguali sono le facoltà praniche, tanto più, che si corrisponde con gli spiriti, in ragione del nostro stato di spirito. Con questo voglio dire che se il nostro spirito ha valore 3, corrispondiamo con uno spirito di paritario valore.

Si da il caso, però, che il nostro spirito sia di mutevolissimo valore, al che, non potremo mai dirci di corrispondere solamente con lo stesso spirito. Al più, se il nostro spirito è di prevalente valore 3, prevalentemente corrisponderemo con uno spirito di eguale prevalenza. Occhio! Non sempre siamo in grado di affermare circa lo stato della forza del nostro spirito. La nostra vita, infatti, è attuata da conoscenze consce ed inconsce. Pertanto, ulteriormente non sempre siamo in grado di affermare circa lo stato della forza dello spirito che corrisponde con il nostro. Secondo infinite scelte di vita (nel vero e/o nel falso, nel bene e/o nel male) in ciò che siamo e con ciò che sappiamo, la forza del nostro spirito forma il nostro prevalente carattere. Verso il bene ed il vero se quello è il nostro prevalente percorso, o verso il falso ed il male (errore che origina dolore) se quello è il percorso che si sceglie. Parlo di prevalente carattere, perché, vita, è stato della relazione di corrispondenza fra tutti ed in tutti gli stati della vita: nostra, altra, o, per chi ci crede, superiore e/o inferiore. Nella prima ipotesi, così come nella seconda, relazioneremo con spiriti di paritaria scelta. Ciò che muova la prima scelta, forma il carattere amoroso di chi la pratica. Chi pratica quel carattere della forza, relazionerà con spiriti di eguale pratica. Il carattere amoroso del nostro spirito, permetterà accesso nel nostro spirito, del carisma amoroso dello spirito con cui si corrisponde. Sarà amoroso, quindi, il carattere della prano che manifesteremo.

Amoroso, è chi è incline a durevoli sentimenti di tenerezza, dedizione, protezione. Per tali sensi, si può dire, pertanto, che chi è amoroso, non può non essere compassionevole. A mio vedere, sono talmente inscindibili quei due sentimenti, che in assenza di uno non può esservi che recita dell’altro. L’amoroso è compassionevole, perché agisce con amore (e per amore) anche se fra vita e vita (e/o fra spirito e spirito) non vi è corrispondenza di stati. L’amore, infatti, per essere tale, l’esige. Naturalmente, l’esige per principio di significato e senso, che per principio di vita in pratico, è relativo alla realtà delle due persone in sentimentale comunione. Come l’amoroso si fa provvido ma momentaneo Cireneo della vita a cui solleva la croce, così, il carattere della forza della sua prano. Ne consegue, allora, che è una forza che cura ma che non guarisce. Con altre parole, è un pronto soccorso, ma non l’ospedale. E’ certamente vero che vi sono amorosità di valore 1, 3, 23, e via aumentando. Così, il carattere della prano dato dal carattere della compassione del prano. Diffido, ed invito a diffidare della prano definitivamente guaritrice, in quanto, ognuno di noi è via della vita della propria verità. Una prano definitivamente guaritrice, pertanto, non può non far deviare il personale percorso alla forza del nostro spirito. Occhio! Dico deviare, non arrestare, che nulla può arrestare la nostra vita. Al più, la vitalità nel nostro corpo. Sostengo che il deviare sia un grosso errore, sia nel caso che permetta al nostro spirito di percorrere una strada più breve, sia che gliela allunghi. Nostra deve essere la gestione della strada, come nostra deve essere la gestione della vita, che tutto possiamo essere fuorché a somiglianza di spiriti, di inaccertabile identità. E se questo vale per il piano degli spiriti, questo vale anche per il piano del nostro spirito.

grurit

Discorsi su l’Oltre

Al principio, la vita ha ed è tre principianti stati di vita: Natura, Cultura, Spirito. Nel vivere il suo trinitario principio, i suoi stati sono stato di infiniti stati. Anche la Metempsicosi, quindi, sia nel caso di subita in uno spirito che nel caso di attuata da uno spirito, è stato di infiniti stati di metempsicosi.

a Luciano D.F. (Lettera molto datata)

spuntoLo Spirito che origina la vita

Lo Spirito che origina la vita, è il corpo interiore (l’anima) che anima ciò che anima. Ciò che si anima per la sua forza (per la sua Natura) e per la sua vita (per la sua Cultura) è il corpo esteriore dello Spirito animante. Del corpo esteriore, allora, si può dire che è l’anima materiale che contiene l’anima spirituale (il corpo interiore) della forza della vita: lo Spirito. Siccome vi è la forza dello Spirito (l’anima che anima la vita del Principio) e la forza degli spiriti (l’anima che anima la vita dei principiati dalla forza del Principio) allora, vi sono due stati di Metempsicosi: quella dello Spirito (incarnazione nella vita data dalla sua forza)  e metempsicosi degli spiriti data dalla forza del loro spirito. Ne consegue, che lo Spirito della vita è l’unica identità di certo riconoscimento, in quanto concede la vita in assoluto per l’Assoluto che è. Di ciò che si pensa, e/o si crede, e/o per casuale similitudine fra vissuti, tutte le altre forme di riconoscimento. Il casuale non esclude la fattiva possibilità, ma, quanto la possiamo considerare effettivamente vera? Direi, allora, che ci risulta vero solo ciò che è verosimile. Lo stato dell’influsso che porta alla reincarnazione di uno spirito in altro spirito, corrisponde allo stato della corrispondenza con lo stato in corrispondenza: vuoi voluta che subita. Tanto quanto lo è (voluta o subita) la Metempsicosi, allora, avviene fra spiriti affini. Siccome anche l’affinità di spirito fra vita e vita è stato di infiniti stati di vita, ne consegue che anche gli stati della metempsicosi sono infiniti. Ci si chiederà, come può avvenire una reincarnazione fra uno spirito vissuto, magari secoli prima, e uno spirito odierno, vuoi di un adulto o vuoi di un bambino? Ipotizzo la possibilità, perché gli spiriti vivono secondo la forza della loro vita, cioè, secondo il loro spirito. La condizione di una data vita, quindi, non è correlata alle nostre misure del tempo e/o degli anni; Esiste, bensì, la condizione del suo stato di prossimo o non prossimo allo Spirito, in ragione di quanto è simile alla forza della vita: lo Spirito. Si può dire, allora, che l’età di uno spirito è detta dalla misura della vicinanza o dalla lontananza dall’Immagine. Tanto più è vicina allo Spirito e tanto più è giovane. Lo è meno tanto quanto è lontana. In ambo i casi, sempre secondo gli stati di coscienza circa lo stato dello spirito di un dato spirito.  Poiché non abbiamo modo di verificare lo stato di vicinanza e/o di lontananza di uno spirito dallo Spirito, (come neanche i suoi stati) ne consegue che non possiamo verificare, neanche quanto sia vera l’immagine del sé che appare nelle rivelazioni spiritiche. Può ben essere, invece, che ci appare quello che per cultura siamo in grado di sapere e capire, non, quello che effettivamente è la figura in apparizione. Si possono pensare più simili (e lo possiamo pensare) le forze più coscienti del Tutto, e meno simili le forze prevalentemente incoscienti del loro tutto. Nel primo caso le possiamo dire elevate nella Vita, mentre nel secondo caso, basse perché ancora dipendenti dal loro stati di vita.

spuntoIn ragione dello stato

In ragione dello stato della loro elevazione, le forze Alte si sono con_fuse con il Tutto, e nel Tutto agiscono per il Tutto, Possiamo dire Basse le forze che ancora conservano, quando non il loro tutto, delle parti che sono state. Gli spiriti bassi, non necessariamente sono avversi al Tutto. Lo sono, però, perché influiscono l’animo in cui si incarnano della conoscenza relativa a sé, non, relativa al Tutto. Se uno spirito di valore cinque ( tanto per dire la misura di uno stato di vita ) si colloca presso lo Spirito del Principio in diversa misura, ( ad esempio: quattro o sei ), avendo subordinando la ragione della sua Cultura (il vero) a quella pretesa di bene, sarà ingiusto, sia verso il suo spirito che verso lo Spirito. Per il male naturale e spirituale che è in ogni errore culturale, dunque, sarà sofferente sino a che non si collocherà nello stato che gli corrisponde: il cinque in esempio. Per quanto è a conoscenza della loro coscienza da ciò ne consegue che: in ragione del confronto di vita fra la forza dello Spirito e la loro, gli spiriti che tornano allo Spirito, si collocano presso quello stato secondo il loro stato di spirito, cioè, secondo lo stato della forza della loro vita.

spuntoUno spirito è vita nello Spirito

Uno spirito è vita nello Spirito, secondo lo stato di somiglianza fra la sua vita e quella dello Spirito: immagine del Principio della forza. Tanto più uno spirito è somigliante allo stato Spirito e tanto più è vicino al principio della forza: lo Spirito. Di converso, tanto più uno spirito non è somigliante allo stato dello Spirito e tanto più è lontano da quel principio. Tanto più è lontano dal principio della vita ( la forza dello Spirito ) e tanto più è vicino al proprio principio: la forza del proprio spirito. Tanto più gli spiriti sono vicini allo stato dello Spirito e tanto più presso di quello si identificano. Tanto più si identificano nello Spirito e tanto più sono identificati dallo Spirito. Tanto più sono identificati dallo Spirito e tanto più sono lontani dal loro. Tanto più sono identificati dal proprio Spirito e tanto più non lo sono dallo Spirito. Secondo stati di infiniti stati di vita ( e secondo infinite corrispondenze fra gli stati di Natura, Cultura e Spirito ) uno spirito, meno è somigliante all’Immagine dello Spirito e più conserva l’immagine del proprio stato di spirito. Lo stato della Metempsicosi, dunque, è corrispondente allo stato dello Spirito che si incarna. Lo Spirito, dando la sua forza ad ogni stato di vita, necessariamente, è via di congiunzione (dallo Spirito al nostro e dal nostro allo Spirito) fra il Suo stato ed il nostro. Poiché lo è di ogni stato di vita, sia sul piano naturale quanto soprannaturale è via di congiunzione sia di quella spirituale (spiritualità è diretto rapporto fra la vita umana e quella del Principio) che di quella spiritica. La vita spiritica è rapporto fra spiriti: forze naturali della vita e che è, e che furono in questo stato di vita. Nello stato soprannaturale gli spiriti sono forze che ancora conservano degli stati di spirito dell’umana identità che furono. Nello stato naturale, invece, gli spiriti umani sono forze che ancora conservano degli stati della spiritualità della vita che li ha originati sino dal Principio. Lo Spirito non può non essere continua emanazione di forza in quanto la vita non può concepire stati di interruzione.  Non lo può perché ogni stato di interruzione sarebbe uno stato di morte della vita, ed in ciò, estrema contraddizione con il suo principio: la vita sino dal Principio. Ogni volta lo Spirito concede la propria forza ( la Natura della Sua vita ) concede la Sua totalità. Non può diversamente se non aprioristicamente discernendo come, a chi, o se dare più o meno forza. Questo, però, significherebbe che lo Spirito predetermina la vita che ha originato ma la predeterminazione si scontra col principio dell’arbitrio: giudizio che è libero solamente se condizionato dallo spirito di chi discerne. Il condizionamento dell’arbitrio della Vita (l’Universale) sulla vita principiata (la Particolare) si ovvia perché se è vero che lo Spirito da vita agli stati della vita è altresì vero che la vita determina la propria secondo la forza dello spirito che si origina dallo stato della corrispondenza fra i suoi stati. Lo Spirito del Principio, essendo l’origine della forza che proviene dal giusto che corrisponde dal vero che è nel bene, necessariamente, non può non guidare che secondo il suo principio. Non per questo, però.

spuntoLo Spirito predetermina la vita

Lo Spirito predetermina la vita a cui da vita, in quanto la vita originata corrisponde fra di se secondo il proprio. Si può dire, allora, che in ragione dei principi adottati (quelli di bene e/o di male secondo Natura, o di vero e/o di falso secondo Cultura, o di pace e/o di dissidio secondo Spirito) ) la vita umana si predetermina in ragione dello stato di vita di prevalente scelta. Gli spiriti che tanto più conservano il proprio stato di vita, tanto più influiscono della propria personalità, la vita in cui si incarnano. Pertanto, nel bene come nel male, sono elevati gli spiriti che influiscono con la loro forza, e sono bassi gli spiriti che influiscono con la loro vita. Citando un mio sogno, paragono lo stato dello Spirito ha un palazzo di cristallo. Ti pare che si possa entrare in quelle stanze (stati della Vita) con le scarpe (il discernimento) ancora sporche d’incoscienza? Con questo non intendo dire che lo Spirito impedisce l’ingresso alla vita che vuole entrarci ma che sarà questa che si impedirà di farlo. Infatti, alla luce di un rinnovato giudizio (quello dato da una più cosciente conoscenza di se) confrontando la propria stanza (lo stato della propria vita) con quella dello Spirito (la stanza della Vita) si impedirà di farlo ogni volta constaterà una mancata corrispondenza di spirito fra la vita dello Spirito e la sua. Nella vita dello Spirito, ogni differenza dallo Spirito è differenza di vita fra il nostro stato ed il Suo. Ogni differenza è una separazione fra Vita e vita. Ogni divario di vita fra i due stati, allora, non può non essere che dolore da separazione dal Principio: la vita di origine. Poiché la differenza è dolore e, poiché il dolore essendo separazione dalla Vita non è vita tanto quanto è dolore, ecco che si è lontani dal Principio della vita tanto quanto l’ingiustizia nel nostro spirito ci ha reso dolenti. Poiché il dolore dato da ciò che non è stato giusto al nostro spirito si è originato dal male dato dalle erronee corrispondenze fra i nostri stati, ecco che, allo scopo di annullare ( nel senso di chiarire ciò che impedisce di entrare nel Palazzo ) ciò che è male per la Natura, falso per la Cultura e conseguentemente ingiusto allo Spirito della vita personale quanto verso quello della vita Universale, non si può non tornare a questo principio di vita. Non si può non tornare perché, presso la vita dello Spirito non vi può essere dolore in quanto il dolore, essendo un male, presso il Bene non può essere giusto.

spuntoUno spirito può non elevare

Uno spirito può non elevare il suo stato? Direi che non lo può. Non lo può, perché per quanto non voglia capire ciò che è bene, vero e giusto, non può fermare l’evoluzione del suo discernimento se non fermando la sua vita.  Può fermare la sua vita ( ma nel senso di separare la sua Natura dalla sua Cultura ) solamente lo spirito che non vuole vivere secondo la rinata coscienza per la rinata conoscenza. Un giudizio che non è definitivo se non quando viene espresso da chi si giudica, necessariamente, ha degli stati sosta: quelli concessi dai tempi dati dalla volontà e dalla capacità di discernimento. Direi, allora, che la definitiva collocazione presso lo Spirito (e, dunque, la cessazione delle rinascite) succede quando uno spirito ha compiuto il suo prevalente discernimento sulla Vita, mentre il ritorno verso questo stato di spirito (di vita) succede perché uno spirito non lo ha ultimato. Sostengo che il riconoscimento del Principio sia prevalente, perché solo il Principio, in quanto assoluto, può essere l’assoluta conoscenza di sé. Come questo avvenga non sono in grado di dirlo e neanche di immaginarlo, ma se Vita è, Conoscenza è. Nella sosta, il discernimento giudica ciò che è giusto perché vero al bene. Ogni stato di sosta, essendo arresto dell’elevazione verso il Bene data dal discernimento, è Purgatorio: luogo di pena della Cultura della vita che sosta il percorso della sua strada. Purgatorio non è condanna, ma stanza (stato) nella quale si attende al Giusto per quanto è Bene al Vero. Per quel bisogno di giustizia, allora, ci si reincarna sino a quando la si è raggiunta. La reincarnazione, dunque, può anche essere intesa come l’appello che il giudice di primo grado (il nostro spirito) rivolge allo Spirito: il giudice di supremo grado. E’ normale alla vita che vi sia reincarnazione di forza, ma anormale che vi sia invasione di vita. Infatti, i rapporti di interferenza fra uno spirito e il nostro, sono invasivi tanto quanto ingerenti sia sul piano soprannaturale che su quello naturale. Lo sono, perché l’invasione devia e/o altera un percorso che non può non essere che personale. Come impedire l’invasione di vita? Direi che l’integrità della vita personale (stato dell’unicità dato dalla corrispondenza con i soli suoi stati) è ciò che impedisce a uno spirito di prenderci l’animo. Tanto quanto siamo prossimi al bene, al vero, e al giusto del Bene, del Vero, e del Giusto del Principio, e tanto quanto nessun spirito può prenderci l’animo. Possibile, invece, tanto quanto non siamo prossimi ai principi del Principio, ma quello che non è prossimo in un dato momento, può essere prossimo in un successivo: così di converso. I principi della vita nel nostro stato di vita non sono carceri come neanche conventi, sono vita (nel bene e nel male, nel vero e nel falso, nel giusto e nell’ingiusto) stato di infiniti stati che si originano dalla corrispondenza di spirito fra tutti e in tutti i suoi stati.

spuntodue

Spiriti, spiritismo: riflessioni.

 

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Spiritualità è il rapporto di corrispondenza con i principi dello Spirito della vita soprannaturale. Lo Spiritismo è rapporto con gli spiriti nella vita soprannaturale. Poiché vi è Spirito (forza della vita) umano quanto sovrumano, allora, vi è rapporto fra forze della vita (spiritismo) non solo fra l’umano ed il sovrumano ma anche fra umano ed umano.

Lo Spirito soprannaturale è la forza della vita che, sino dal Principio, l’ha originata secondo la Cultura della sua Natura: la forza. Lo Spirito naturale è la forza della vita che, per il principio di vita dato dallo Spirito, si origina secondo la cultura della sua natura: il corpo comunque formato. Il Principio interagisce nella Natura della vita originata (il corpo comunque effigiato) dando la sua forza: lo Spirito. Originati dallo Spirito della vita, vi è vita in spirito. Gli spiriti sono vita che è stata su questo piano della vita. In ragione della corrispondenza fra stati in tutti e fra tutti gli stati, ci sono spiriti prossimi o non prossimi al Principio. Perché corrispondenti con lo Spirito del Principio, ci sono spiriti elevati, tanto quanto gli sono prossimi. Perché contrari e/o non pienamente coscienti del Principio, ci sono spiriti bassi tanto quanto non gli sono prossimi. Secondo lo stato di infiniti stati di spirito, la condizione della rispettiva forza dice la rispettiva identità. Poiché, vita, è corrispondenza di stati, non è un motore immobile, così, sono mobili (nel senso di soggette a cambiare) anche quelle identità. Indipendentemente dallo stato del loro spirito, tutti gli immateriali interagiscono nella vita perché la vita non concepisce il vuoto (stato di non vita) e neanche a vuoto: stati senza senso di vita. Non può concepire il vuoto perché è corrispondenza di stati in tutti e fra tutti gli stati. Non può concepire a vuoto se non pensandola fallace. Certamente vi è fallacia nella vita che nel viversi attua sé stessa, ma è fallacia da incoscienza e/o ignoranza, non, nel principio in quanto tale. Ovviamente, a parte i suoi principio, altro so del Principio, tuttavia, non vedo come un Assoluto possa originare degli stati non assoluti come il nulla e/o il niente.

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Se lo potesse, dimostrerebbe di essere H(nulla)2(niente)O anziché H2o. Se nessuna formula può aver separato il suo nome se non cambiando il suo stato, tanto più è impossibile che lo possa un Assoluto. Con questo non intendo dire che il nulla e il niente non esistono, bensì,  che appartengono al vivere (umano o spiritico) come stati di sosta a causa dell’ignoranza e/o dell’incoscienza. Come lo Spirito, gli spiriti elevati interloquiscono con la vita dandogli forza, ma non pongono condizioni alla loro forza per non condizionare la vita cui danno forza. Secondo stati d’infiniti stati, non coscienti e/o avversi al Principio che sia, gli spiriti bassi condizionano la vita tanto quanto interloquiscono con la loro Cultura nella nostra. In ragione dello stato del proprio stato, nessuno spirito è esente dall’interazione. Esente deve essere dalla volontà di condizionare. Gli spiriti non interloquiscono con la loro cultura per mezzo della parola ma per corrispondenza di emozioni fra le loro e le nostre. Nei casi di spiritismo vi è possibile corrispondenza fra un’identità ulteriore e una presente, solo in ragione della vita nella corrispondente forza. Se, l’invocante come l’invocato non conoscono il loro reale stato di spirito l’invocante chiama chi conosceva o suppone di conoscere. Quanto conosceva o supponeva di conoscere, però, ha modificato la sua identità tanto quanto, in ragione di ulteriore coscienza, ha modificato la sua forza. Se diventata un’altra, non segue la risposta. Se se vi è risposta, quanto appartiene allo spirito “conosciuto” o quanto dallo “sconosciuto”? Non essendovi alcuna possibilità di verifica, a chi concediamo fiducia quando non fede? Da chi si arriva al punto da permettere a uno spirito di condizionare il nostro, al caso, anche totalmente? Quando il destinatario di una visione vede ma non sente, vuol dire che lo spirito che si rivela gli emoziona la mente. Quando sente ma non vede, vuol dire che lo spirito gli emoziona il corpo.

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Per occasionale corrispondenza di emozioni con il soggetto che sente e vede e quello che appare, anche altri possono vedere la visione, ma non sentire un eventuale dialogo, appunto perché il “canale” che permette la “voce” è solamente l’emozione fra lo spirito che si rivela e quello del destinatario della visione. Ne consegue, che tutti i generi di rivelazione spiritica sono privati. Siccome la vita non ammette il vuoto, lo spirito che si è allontanato per la mutata corrispondenza di forza è sostituito da uno spirito corrispondente al nuovo stato di spirito dell’invocante. Anche in questo caso, nessuno può affermare di sapere effettivamente chi è l’identità spiritica che “ombra” la prima, perché nessuno, sul suo vissuto, possiede piena coscienza. Negli stati di meno vita (come nei casi di avversione) c’è il dolore naturale e spirituale per l’errore culturale che provoca il male. Oltre che nel nostro, non può esserci verifica spirituale dell’ultra mondo, appunto perché il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Ne consegue, che il male può essere maggiore dove maggiore la rivelazione. Se vera l’ipotesi, (e la credo vera) che spirito c’era sul Sinai con Mosè? Nella grotta con il Profeta? Nella rivelazione a Saulo e in tutti gli altri casi, cronologicamente prossimi o no? C’erano quelli che hanno detto di essere. A causa della capacità di finzione del male e/o dell’errore (volente o no, cosciente o no che sia), l’affermazione non è attendibile. Come non sono di attendibile motivazione le prove eventualmente mostrate. Non siamo in grado di verificare, infatti, se i motivi (come i soggetti) che hanno mosso le rivelazioni siano gli effettivamente detti e/o dei fatti intendere. Per questa equivocità, un credo che si basi anche sullo spiritismo è destinato ad essere deviante, tanto quanto fa passare l’animo dalla fede sul Principio, alla fede su dei principiati. Comunque motivato, l’aspetto prodigioso di qualsiasi manifestazione spiritica è dimostrazione di potenza, ma non necessariamente di verità. E’ esente da colpa lo spirito non cosciente dell’errore, ma non è esente dalla responsabilità per il dolo provocato.

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Discorsi sulla Medianità

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Lo Spirito, essendo forza da la vita sino dal principio e nello stesso Principio del quale è inscindibile parte. Perché vita in stato d’assoluto, il Principio è Motore Immobile: mobile perché la sua vita è attiva, immobile perché un assoluto non può dare che il suo assoluto. Ogni altro stato della vita è mobile per infiniti stati di vita. La capacità di mobilità negli spiriti di qualsiasi stato corrisponde a quello che sono in ragione di quanto il loro principio sente il Principio. Ciò li fa prossimi o non prossimi, secondo lo stato di infiniti stati di quanto sono e sentono.

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Indipendentemente dallo stato del loro spirito, tutti gli immateriali interagiscono nella vita perché la vita non concepisce il vuoto (stato di non vita) e neanche a vuoto: stati senza senso di vita. Non può concepire il vuoto perché è corrispondenza di stati in tutti e fra tutti gli stati. Non può concepire a vuoto perché ciò ammetterebbe che al Principio di ogni principio vi possano essere degli stati di separazione. Su questo piano della vita, stati di vuoto gli sono il dolore e la non coscienza.  Nella vita degli spiriti invece, il vuoto è detto dalla mancata corrispondenza fra forza e forza, ma poiché una mancata corrispondenza non può essere in alcun caso assoluta, (se lo fosse, sarebbe un inconcepibile stato di morte) si può dire che “vuoto” è detto da una estrema lontananza. A immagine dello Spirito, gli spiriti elevati interloquiscono con questo stato di vita dandogli forza, ma non pongono condizioni alla loro forza per non condizionare la vita a cui danno forza. Secondo stati d’infiniti stati, non coscienti e/o avversi ai principi del Principio che sia, gli spiriti che condizionano la vita tanto quanto interloquiscono con la loro Cultura nella nostra, possiamo dirli bassi, non tanto per un inverificabile giudizio spirituale, quanto perché la loro forza è ancora prossima a questo piano della vita. Gli spiriti non interloquiscono con la loro cultura per mezzo della parola ma per corrispondenza di emozioni fra le loro e le nostre. Siccome non vi è vita uguale a un altra, la corrispondenza non può avvenire che per affinità di spirito, ed è, quindi un dialogo, che nel renderlo pubblico diventa fonte di erronee emulazioni quando non di confusione. Siccome le emozioni cambiano secondo quanto cambiano gli stati di una data vita sia in questo che nell’altro piano, nulla garantisce che si sia “parlando” sempre con lo stesso spirito. Pertanto, neanche con la stessa identità spiritica. Quando il destinatario di una possibile visione, vede ma non sente, vuol dire che lo spirito che si rivela gli emoziona il pensiero. Quando sente ma non vede, vuol dire che lo spirito gli emoziona il corpo. Quando vede e sente, vuol dire che lo spirito gli sta agendo la vita, ma a chi permettiamo di farlo? Non lo possiamo sapere per questa semplicissima banalità:

Il male può fingere il bene molto bene tanto quanto è male.

Il che vuol dire che il male può essere maggiore dove maggiore la rivelazione.

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Se vera l’ipotesi, (e la credo vera) chi c’era sul Sinai con Mosè? Nella grotta con il Profeta? Nella rivelazione a Saulo e in tutti gli altri casi, prossimi o no? C’erano quelli che hanno detto di essere. A causa della capacità di finzione del male e/o dell’errore (volente o no, cosciente o no che sia), l’affermazione non è attendibile, come non può essere bastante l’affermazione “io sono quello che sono” perché, se lo può dire il Vero, lo può anche l’Errore. Di attendibile, quindi, c’è un solo Spirito ed è quello della vita originante che dico Principio, e il Principio si è manifestato e si manifesta in ciò che ha originato: la vita.  Per occasionale corrispondenza di emozioni con il soggetto che sente e vede e quello che appare, anche altri possono vedere la visione, ma non sentire un eventuale dialogo, appunto perché il “canale” che permette la “voce”, pur permettendo una condivisione di emozioni, non agisce il loro spirito. Su comunque stiano le cose e sui motivi delle apparizioni, non siamo in grado di verificare alcunché. La fiducia e/o la fede (che pure è necessario tramite di medianità) non può essere considerata motivo verificabile, e i miei discorsi, almeno sino a prova contraria sono delle speculazioni culturali, sia pure supportate da esperienze medianiche. Per l’impossibilità di verifica, un credo che si basi anche sullo spiritismo è destinato ad essere deviante, tanto quanto (volente o nolente) fa passare l’animo dalla fede sul Principio, alla fede su dei principiati, santificando e/o beatificando delle figure, il cui attendibile Fare, non necessariamente corrisponde con il loro Essere, né per quanto riguarda la vita incarnata, né per quanto riguarda la disincarnata. Lo spirito che per le sue azioni riconosciamo santo e/o beato, infatti, di attendibile perché accertabile ha solo il servizio. Per questo, un accertato Servo del Principio, dovrebbe essere collocato al primo e unico posto. Il resto è “vanità solo vanità. Comunque motivato, l’aspetto prodigioso di qualsiasi manifestazione spiritica è dimostrazione di potenza, ma non necessariamente di verità, tuttavia, è esente da colpa lo spirito non cosciente dell’errore, ma non è esente dalla responsabilità per il dolo provocato alla Verità.

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Discorsi sulla Metempsicosi

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Vi sono due generi di Metempsicosi. Vi è quella attuata dal Principio della vita, che “incarnando” la sua forza (incarna nel senso di porre vita nella materia) la mette in vita, e vi è quella degli spiriti che hanno vissuto questo piano dell’esistenza. Naturalmente, il Principio della vita incarna il suo Spirito,  non la sua identita’. Essendo assoluto perche’ l’Uno, infatti, non puo’ ripetersi in altro principio. Non solo: solo il Principio puo’ contenere il suo principio. Si puo’ dire, allora, che il Principio della vita e’ la sempiterna incarnazione del suo principio: la vita. Si puo’ dire, inoltre, che la sua metempsicosi durera’ sino a che durera’ la vita. Oltre non “vedo”.

5 Gennaio 2019 – Ho rivisto lo scritto sino questo punto. Superata ogni altra interpretazione di analoghi punti.

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Lo spirito che incarna la sua forza in un’altra forza è invasivo tanto quanto lo fa e lo può. Si può pensare allora che vi sono spiriti con intento dominante, e spiriti che dico compartecipi. I compartecipi influiscono ma non condizionano la volontà della vita che inconsapevolmente li ospita. Siccome agiscono secondo Spirito (i non condizionanti e/o comunque interferenti) li si può dire spiriti Alti ma di inverificabile… altezza.  Secondo stati di infiniti stati, la metempsicosi avviene nella carne per lo spirito che sente di dover ripercorrere le emozioni del corpo. Avviene nella mente, per lo spirito che sente di dover ripercorrere le emozioni del pensiero. Avviene nello spirito, per l’anima che sente di dover ripercorrere le emozioni della forza. Avviene nel corpo, nella mente, e nell’animo, per lo spirito che sente di dover ripercorrere il suo vissuto. Tanto quanto ne sente il bisogno e tanto quanto può diventare invasivo sino al dominio della vita che inconsapevolmente lo ospita. A maggior ragione se fra lo spirito ospite e l’ospitante si stabilisce un “cosciente” rapporto di reciproco uso. E’ quello che in genere succede nei casi di più eclatante medianità. Non tutti gli spiriti rivelano la loro presenza. Lo fanno i dominati dai dissidi fra ciò che erano e facevano e ciò che credono di essere e di poter fare. Lo possono fare anche spiriti “mistici” a vari livelli e condizioni. Come tali (o tali si credono) sono i più influenti, ma non per questo non spiritualmente dominanti. Diventano spiritualmente dominanti, non perché invadono intenzionalmente il nostro spirito, ma perché glielo permettono i nostri bisogni da superiori rivelazioni. Per infiniti stati di vita, lo spirito che cerca il bene, il vero, e il giusto si reincarna secondo spirito di verità, ma quale stato di conoscenza hanno della Verità? Non di certo dell’Assoluta.

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E’ inevitabile, quindi, che siano portatori di parziali quando non del tutto erronee verità. La forza che anima il corpo (luogo della Natura della vita) e la mente (luogo della sua Cultura) è lo Spirito.La vita dello Spirito (la Natura della sua Cultura) è il principio della vita della mente a cui da vita. Sia nel supremo che nell’ultimo, vita, è rapporto di corrispondenza fra Natura (il corpo), Cultura (la mente) e Spirito: la forza che si origina dalla corrispondenza fra i due stati. Lo Spirito origina la vita secondo la sua forza ma la vita originata persegue il proprio spirito secondo la sua. Da ciò ne consegue, che la vita originata dall’influsso dello Spirito delibera il suo inizio naturale ed il suo principio culturale e spirituale secondo quanto stabilisce di accogliere dello Spirito della vita che l’ha principiata. Ciò che delibera lo stato dell’accoglienza dello Spirito è il rapporto di corrispondenza fra gli stati della vita principiata. Lo Spirito che origina la vita, è il corpo interiore (l’anima) che anima ciò che anima. Ciò che si anima per la sua forza (per la sua Natura) e per la sua vita (per la sua Cultura) è il corpo esteriore dello Spirito animante. Del corpo esteriore, allora, si può dire che è l’anima materiale che contiene l’anima spirituale (il corpo interiore) della forza della vita: lo Spirito.  Siccome vi è la forza dello Spirito (l’anima che anima la vita del Principio) e la forza degli spiriti (l’anima che anima la vita dei principiati dalla forza del Principio) allora, vi sono due stati di Metempsicosi: quella dello Spirito che si “incarna” nella vita, e quella degli spiriti che si incarnano nella vita originata dalla Vita.

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La Cultura della Natura dello Spirito (ciò che sa sulla sua forza) origina il corpo naturale. La Natura della Cultura dello Spirito (ciò che sa sulla sua vita) origina la vita: corpo naturale che, dato lo spirituale, corrisponde con il culturale. Poiché Metempsicosi è trasferimento di un corpo in un altro ed il ha corpo tre stati (Natura, Cultura e Spirito) sia sul piano sovrumano che su l’umano, da ciò ne consegue che lo stato della reincarnazione ha tre stati di vita: la naturale, la culturale e la spirituale.  Nella Metempsicosi data dallo stato supremo della vita (quella del Principio soprannaturale) lo Spirito incarna la forza (la sua Natura) della sua vita (la sua Cultura) ma della sua Cultura ne incarna il principio: la vita. Nella metempsicosi data dagli stati della vita che sono conseguiti al Principio, in ragione dello stato del loro stato (soprannaturale o naturale) anche gli spiriti incarnano la forza (la Natura) della loro vita (la Cultura) ma incarnano il principio di spirito che sono, cioè, la loro vita. L’unità della trinità degli stati della vita è solo dello stato supremo: il Principio della vita. Data l’unità della trinità dei suoi stati, la metempsicosi dello Spirito, è reincarnazione della sua totalità: la vita. Gli stati principiati sono unitari tanto quanto si corrispondono. Da ciò ne consegue che solo lo Spirito incarna la vita (unità dei suoi stati) mentre gli spiriti incarnano stati di vita, cioè, parti di sé. Lo stato della reincarnazione è corrispondente allo stato dell’influsso: supremo quello dello Spirito e, secondo stati di infiniti stati di vita, corrispondente al loro stato quello degli spiriti. Lo stato dell’influsso è corrispondente allo stato della corrispondenza con lo stato in corrispondenza. Tanto quanto lo sono, la Metempsicosi avviene fra spiriti affini. Siccome l’affinità di spirito fra vita e vita è stato di infiniti stati di vita, da ciò ne consegue che anche gli stati della metempsicosi sono infiniti. Lo stato della forza dello Spirito dice lo stato della vita. Lo stato della vita (corrispondenza fra Natura, Cultura e Spirito) dice lo stato della forza.

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In ragione dello stato della sua forza, vita, è bene nella Natura, vero nella Cultura e, giusto nello Spirito. Se uno spirito di valore cinque (tanto per dire la misura di uno stato di vita) si colloca presso lo Spirito del Principio in diversa misura, (ad esempio: quattro o sei), avendo subordinando la ragione della sua Cultura (il vero) a quella pretesa di bene, sarà ingiusto sia verso lo Spirito che verso il suo Spirito. Per il male naturale e spirituale che è in ogni errore culturale, dunque, sarà sofferente sino a che non si collocherà nello stato che gli corrisponde: il cinque in esempio. Per quanto è a conoscenza della loro coscienza, da ciò ne consegue che: in ragione del confronto di vita fra la forza dello Spirito e la loro, gli spiriti che tornano allo Spirito, si collocano presso quello stato secondo il loro stato di spirito, cioè, secondo lo stato della forza della loro vita. Uno spirito è vita nello Spirito, secondo lo stato di somiglianza fra la sua vita e quella dello Spirito: immagine del Principio della forza. Tanto più uno spirito è somigliante allo stato Spirito e tanto più è vicino al principio della forza: lo Spirito. Di converso, tanto più uno spirito non è somigliante allo stato dello Spirito e tanto più è lontano da quel principio. Tanto più è lontano dal principio della vita (la forza dello Spirito) e tanto più è vicino al proprio principio: la forza del proprio spirito. Tanto più gli spiriti sono vicini allo stato dello Spirito e tanto più presso di quello si identificano. Tanto più si identificano nello Spirito e tanto più sono identificati dallo Spirito. Tanto più sono identificati dallo Spirito e tanto più sono lontani dal loro. Tanto più sono identificati dal proprio spirito e tanto più non lo sono dallo Spirito.

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Secondo stati di infiniti stati di vita (e secondo infinite corrispondenze fra gli stati di Natura, Cultura e Spirito) uno spirito, meno è somigliante all’Immagine dello Spirito e più conserva l’immagine del proprio stato di spirito. Lo stato della Metempsicosi, dunque, è corrispondente allo stato dello Spirito che si incarna. Lo Spirito, dando la sua forza ad ogni stato di vita, necessariamente, è via di congiunzione (dallo Spirito al nostro e dal nostro allo Spirito) fra il Suo stato ed il nostro. Poiché lo è di ogni stato di vita, sia sul piano naturale quanto soprannaturale è via di congiunzione sia di quella spirituale (spiritualità è diretto rapporto fra la vita umana e qiella del Principio) che di quella spiritica. La vita spiritica è rapporto fra spiriti: forze naturali della vita e che è, e che furono in questo stato di vita. Nello stato soprannaturale gli spiriti sono forze che ancora conservano degli stati di spirito dell’umana identità che furono. Nello stato naturale, invece, gli spiriti umani sono forze che ancora conservano degli stati della spiritualità della vita che li ha originati sino dal Principio. Lo Spirito non può non essere continua emanazione di forza in quanto la vita non può concepire stati di interruzione. Non lo può perché ogni stato di interruzione sarebbe uno stato di morte della vita, ed in ciò, estrema contraddizione con il suo principio: la vita sino dal Principio. Ogni volta lo Spirito concede la propria forza (la Natura della Sua vita) concede la Sua totalità. Non può diversamente se non aprioristicamente discernendo come, a chi, o se dare più o meno forza. Questo, però, significherebbe che lo Spirito predetermina la vita che ha originato ma la predeterminazione si scontra col principio dell’arbitrio: giudizio che è libero solamente se condizionato dallo spirito di chi discerne.

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Il condizionamento dell’arbitrio della Vita (l’Universale) sulla vita principiata (la Particolare) si ovvia perché se è vero che lo Spirito da vita agli stati della vita è altresì vero che la vita determina la propria secondo la forza dello spirito che si origina dallo stato della corrispondenza fra i suoi stati. La vita originata che segue le indicazione della giustizia nella sua forza ( la pace ) non per questo è predeterminata verso quella meta spirituale. Lo Spirito del Principio, essendo l’origine della forza che proviene dal giusto che corrisponde dal vero che è nel bene, necessariamente, non può non guidare che secondo il suo principio. Non per questo, però, Lo Spirito predetermina la vita a cui da vita, in quanto la vita originata corrisponde fra di se secondo il proprio. Si può dire, allora, che in ragione dei principi adottati (quelli di bene e/o di male) la vita umana si predetermina in ragione dello stato di vita di prevalente scelta. Gli spiriti che tornano a questo stato di vita, se seguono il Principio della vita (lo Spirito) reincarnano la loro forza, ma, se seguono il principio della loro vita, il loro spirito, si reincarnano come Natura (forza) della loro Cultura: vita. Gli spiriti che tanto più conservano il proprio stato di vita, tanto più influiscono della propria personalità, la vita in cui si incarnano. Pertanto, nel bene come nel male, sono elevati gli spiriti che influiscono la loro forza e sono bassi gli spiriti che influiscono la loro vita. Citando un mio sogno, paragono lo stato dello Spirito ha un palazzo di cristallo. Si può pensare di poter entrare in quelle stanze (stati della Vita) con le scarpe (il discernimento) ancora sporche d’incoscienza? Con questo non intendo dire che lo Spirito impedisce l’ingresso alla vita che vuole entrarci ma che sarà questa che si impedirà di farlo.

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Infatti, alla luce di un rinnovato giudizio (quello dato da una più cosciente conoscenza di se) confrontando la propria stanza (lo stato della propria vita) con quella dello Spirito (lo stato della Vita) si impedirà di farlo ogni volta constaterà una mancata corrispondenza di spirito (di forza) fra la vita dello Spirito e la sua. Nella vita dello Spirito, ogni differenza dallo Spirito è differenza di vita fra il nostro stato ed il Suo. In quanto ogni differenza è separazione fra Vita e vita, allora, ogni divario di vita fra i due stati non può non essere che dolore da separazione dal Principio: la vita di origine. Poiché la differenza è dolore e, poiché il dolore essendo separazione dalla Vita non è vita tanto quanto è dolore, ecco che si è lontani dal Principio della vita tanto quanto l’ingiustizia nel nostro spirito ci ha reso dolenti. Poiché il dolore dato da ciò che non è stato giusto al nostro spirito si è originato dal male dato dalle erronee corrispondenze fra i nostri stati, ecco che, allo scopo di annullare (nel senso di chiarire ciò che impedisce di entrare nel Palazzo) ciò che è male per la Natura, falso per la Cultura e conseguentemente ingiusto allo Spirito della vita personale quanto verso quello della vita Universale, non si può non tornare a questo principio di vita. Non si può non tornare perché, presso la vita dello Spirito non vi può essere dolore in quanto il dolore, essendo un male, presso il Bene non può essere del Giusto. Uno spirito può arbitrariamente spostare il suo stato verso uno più elevato? Direi che non lo può. Non lo può, perché quell’azione di egoistico bene non corrisponderebbe a ciò che è vero al Vero, e quindi giusto al Giusto. Per quanto uno spirito non voglia capire e/o accettare ciò che è bene, vero e giusto, comunque non può modificare l’evoluzione del suo discernimento se non fermando la sua vita allo stato di prevalente scelta. Può fermare la vita della sua conoscenza (ed in ciò separare la sua Natura dalla sua Cultura) solamente lo spirito che non vuole vivere ciò che sa.

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Lo spirito che separa la sua Natura (la sua forza) dalla sua Cultura (la sua vita) è uno spirito basso in quanto agisce secondo il principio di un bene, legato al principio del suo vero, ma slegato dal principio del Vero. Un giudizio che non è definitivo se non quando viene espresso da chi si giudica, necessariamente, ha degli stati sosta: quelli concessi dai tempi dati dalla volontà e dalla capacità di discernimento. Nella sosta, il discernimento giudica ciò che è giusto perché vero al bene. Ogni stato di sosta, essendo arresto dell’elevazione verso il Bene data dal discernimento è purgatorio: luogo della pena della Cultura della vita che sosta la sua strada. Purgatorio non è condanna, ma stanza (stato) nella quale si attende alla giustizia secondo ricerca di verità. Per quel bisogno di verità secondo giustizia, allora, ci si reincarna sino a quando la si è raggiunta. La reincarnazione, dunque, può anche essere intesa come l’appello che il giudice di primo grado (il nostro spirito) rivolge allo Spirito: il giudice di supremo grado. Direi, che la definitiva collocazione presso lo Spirito (e, dunque, la cessazione delle metempsicosi) succede quando uno spirito ha compiuto il suo discernimento sulla Vita, mentre il ritorno verso questo stato di spirito (di vita) succede perché uno spirito non lo ha ultimato. In ragione delle reincarnazioni e/o del loro stato, quando si torna a questo principio di vita, vi si torna con ciò che in precedenza si fu: le identità date dagli stati che si è vissuto. Siccome le identità che abbiamo vissuto possono essere infinite, allora, può esserlo anche l’identità spirituale e/o spiritica. E’ normale alla vita che vi sia reincarnazione di forza ma anormale che vi sia invasione di vita. Infatti, i rapporti di interferenza fra Vita e vita, cioè, fra lo Spirito e uno spirito, sono invasivi tanto quanto ingerenti sia sul piano soprannaturale che su quello naturale. Lo è perché un’invasione di vita devia e/o altera un percorso che non può non essere che personale. Come impedire l’invasione di vita? Direi che l’integrità della vita personale (stato dell’unicità dato dalla corrispondenza con i soli suoi stati) è già, ciò che la impedisce. Anche lo spirito più collocato nella Vita dello Spirito comunque conserva l’identità dello spirito che nel bene e nel male è, in quanto, è l’identità dell’essere che è ciò che lo distingue dall’identità dell’Essere che in assoluto è. Nelle manifestazioni spiritiche, (elevate e/o basse che siano e comunque avvengano) e nei casi di manifesta reincarnazione e, al caso, di accettazione e seguito da parte della vita ospitante, questo dovrebbe essere un ulteriore e grosso motivo di riserva culturale e spirituale.

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Le vie del potere

A causa del lavoro mi ritrovo ad esercitare delle forme di potere. Non mi piace, mi umilia, è necessario. Necessario, però, non significa che debba essere coartante, anche se, necessariamente, paletto per limiti, ordine per disordini, pedagogia per crescenti, frustratore di avversità quando non di avversari, e/o di avversioni. Il potere di manifesta come “abito” o come costrizione. Lo giustifica, una ricerca di verità nel primo caso, o ricerca di vana potenza nel secondo.

Datata Febbraio 2007

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Martini for president

Non amo i papati, come non amo le gerarchie di qualsiasi genere. Tuttavia, sarei disposto a subire un’eccezzione per il Cardinale Martini. Non trovo, ovviamente, nulla di nuovo in quel cardine, se non la disponibilità a cercare il nuovo. Nella Repubblica di oggi, dice: “Dialogo senza scontro, e basato sull’ascolto reciproco”. Ecco, dobbiamo ritrovare i significati di “ascolto”. Ovvi, quelli con le orecchie, ma, è solo con l’orecchio che possiamo ascoltare la vita altra? No, lo possiamo anche con l’ascolto della com – passione: condivisione della pena che è nella fatica di vivere. Il cardinale Martini, pare non aver dimenticato questa capacità. Come par non aver dimenticato la grande lezione di Cristo: ognuno da quello che può! Naturalmente, è una lezione che nessun potere può accogliere, se non diventando meno potere! L’odierna chiesa di Cristo, (tale ad opinione dei vicari ma non della mia) può permettersi di diventare meno potere? Il punto è questo. Il resto, è Dico: (D)ivinità (I)n (C)omune (O)stensione!

Datata Febbraio 2007

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Coccole, o bisogno di confronti?

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Credo di aver ereditato dalla Cesira, una certa riservatezza, una quasi ritrosia nel manifestare i miei sentimenti: amorosi e/o affini. Dalla mia sessualità, invece, ho ereditato una sorta di preventiva censura. La manifestazione del sentimento, infatti, inevitabilmente rivelava l’anomalia. Così, pur essendo di temperamento caldo, mi ritrovo refrigerato: vuoi da eventi interni, vuoi da quelli esterni. Cosa, scioglie la mia brina? Per quanto riguarda il corpo, me lo scioglie una passione condivisa; condivisa, sia pure con un amore a ore. Per quanto riguarda la mente, il pensiero condiviso. Esiste coccola nel pensiero condiviso? Direi che un pensiero condiviso, (tanto quanto è condiviso), è già di per sé coccola perché è un moto di vita, (mentale ) che afferma reciprocamente, e direi, pressoché immediatamente, la parità di valore fra i due corrispondenti. Dove non afferma reciprocamente, vuol dire che è presente una multiforme specie di riserva, e che per tale presenza, anche la coccola si riserva di esprimersi in pieno. Della non affermazione per disparità di pensiero, e della conseguente non coccola, tutt’ora, sono vittima (quando non la ricevo) e carnefice quando non la concedo. E’ anche vero che per quanto sostengo lo siamo tutti vittime e carnefici; il più delle volte inconsapevoli, sia come feriti da mancata coccola per mancata comunione, sia come feritori per mancante coccola per mancante comunione.

Scrissi: che meraviglia, la mano, che passando dice t’amo anche se mente. E chiaro che se non mente, è ancora più meravigliosa, ma, temo di non essere mai stato preda di cotanta sincerità. Lagne a parte, come manifesto ed accetto la coccolazione fisica? Date le tre righe di sopra, direi che l’accetto come accetto qualsiasi discorso: anche i meno convincenti. Se sono falsi, la responsabilità morale è del coccolatore falso, mica mia! Come comunico la coccola fisica? In primo, senza alcuna parola d’accompagnamento. In secondo: coccolo il corpo dell’amato come fosse una carta geografica, e le mie dita, (o la mano) come chi cerca la strada per arrivare a… Capisco di essere arrivato a Coccola City, ogni volta sento che l’amato fa le fusa. Credetemi, riesco a far fare le fusa anche ai mestieranti. Come ricevo la coccola fisica? E’ presto detto: con il piacere di chi non crede hai suoi occhi! Si può comunicare e ricevere una coccola via web? Sì, per la comunione di pensiero. No, per una comunione fisica, evidentemente impossibile. Per tale impossibilità la coccola via web, è un amare a metà! E’ un amare a metà, perché la restante metà, è mano che resta prima del vetro.

Datata Febbraio 2007

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Capire secondo zappa

E’ necessario, non solo capire (ci mancherebbe!) ma qualche volta accettare anche quello che non si capisce. Non solo, perché accettazione della vita, (o della Vita secondo credenza) ma anche perché vi sono casi in cui non si capisce, perché troppo presto per capire. Mi è capitato di capire dei miei scritti molti anni dopo. Perché non subito? Direi, perché quelle intuizioni avevano bisogno di ulteriori accadimenti per diventare ragioni.  Per altra immagine, il capire è un piantare la zappa nell’orto. Se la pianti con misura sollevi il terreno. Se la pianti in eccesso blocchi la zappa! Cosa ti dice che hai piantato la zappa in eccesso? Te lo dice il continuo rovello sul caso zappato.

Datata Febbraio 2007

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Blog: visibilità e questioni.

Nel Blog posto tutti i giorni delle lettere che riprendo dal Carteggio. Nonostante la quotidiana novità, il numero dei visitatori è fortemente diminuito. Può essere perché wordpress mostra il mio sito alle stesse persone come usa fare FaceBook? Lo sto temendo. Come aggirare l’inghippo? E se anche aggirato dovesse succedere la stessa cosa, cioè, prima l’aumento dei visitatori e dopo l’appiatimento? Ipotesi fosse, o si ricorre a miglioramenti continui (in Rete sono proposti da un’infinità di consulenti acchiappa persi come me) oppure, il Blog è destinato a restare dove statisticamente cade. Ammesso il possibile sospetto, mi chiedo e chiedo: vale la pena di spendere soldi per le ditte che provvedono a non far sparire i Blog, oppure, è come mettere acqua in un cesto di paglia? Se così è, opporsi spendendo o, risparmiando, rassegnarsi?

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Dialogo sulla maternità

Quando è seno e quando è Medusa

separa

Mauro – “non si può amare un bambino e volerlo, se non si ama anche l’uomo che con te lo ha generato; è una considerazione banale, ma la maternità passa attraverso l’amore.”

Vitaliano – Che la maternità passi attraverso l’amore non vi è dubbio alcuno. Considera però, che vi è anche la maternità adottiva. Quella, ama il bambino, pur non amando l’uomo che l’ha generato. Non è desiderio di puntualizzazione il mio. E’ solo, attestato di riconoscenza che sento di dovere alle tante Cesire.

Mauro – ma la maternità adottiva é una normale maternità…

Vitaliano – Normale, forse nel desiderio di figlio/a, e nelle manifestazioni affettive e di cura, ma, per i restanti versi, non la direi normale, oppure, mi sfugge il significato che gli dai.

Mauro – in cui comunque si ama ancora l’uomo con cui si vive anche se attraverso un bambino che non é il proprio?”

Vitaliano – Carissimo: rispondere a questa domanda è leggere il cuore della donna che addotta. Potrebbe essere vero, come non necessariamente vero.

Mauro – questo introdurrebbe il discorso molto più inquietante della maternità in cui é invece il bambino il centro esclusivo dell’amore e l’uomo è poco più che uno strumento o uno sfondo.

Vitaliano – Interessante il termine che hai usato: inquietante. Tanto più, perché usato per definire una realtà, che direi, normale, ma nel senso di comune accadimento. Naturalmente, esistono storie ben diverse, cioè, maternità e paternità accomunate da paritari sentimenti. All’interno del discorso, in te, cosa evoca “inquietante”?

Mauro – no, non considero affatto “normale” che una donna ami principalmente non l’uomo con cui genera il bambino (o con cui alleva, nel caso della madre adottiva – ma qui parlo senza cognizione di causa), ma il bambino stesso. Qui uso l’espressione “non normale” in modo molto improprio ed abbreviato. Non so bene che cosa sia normale in questo campo, nel senso di statisticamente più diffuso. So solo che se il centro affettivo dell’amore della donna é il bambino stesso, allora essa difficilmente accetta che il bambino diventi adulti e si stacchi da lei e abbia un’altra donna. La madre in questo caso diventa castrante. Il bambino a volte la accontenta diventando omosessuale. Il caso Pasolini è tipico. Una mamma pedofila (aaahhh, é il termine giusto, non ce ne è altro) è la peggiore forma di pedofilia ed esaspera il complesso di Edipo rendendolo insuperabile e determina blocchi sessuali che possono perfino essere invalidando nel bambino che lei “ama” e che difficilmente riesce ad amare altre donne, imprigionato dal suo amore. Ritengo questa esperienza inquietante perchè l’ho vissuta e so di che cosa parlo. La meno grave delle conseguenze possibili è che quel bambino dedichi tutta la sua vita alla ricerca di donne altrettanto castranti e alla fuga da loro dopo averle trovate. Naturalmente, al di là di queste considerazioni, la vita è sempre varia e sorprendente e tutto ciò si dice per descriverla e non per ansia di “normalizzarla”. A volte la normalità è la più inquietante delle deformazioni possibili, o delle conformazioni possibili, per dire meglio, dato che tutte sono forme e nessuna é norma.

Vitaliano – Scritto intenso, Mauro. Per commentarti sono costretto a riprenderlo punto per punto.

Mauro – no, non considero affatto “normale” che una donna ami principalmente, non l’uomo con cui genera il bambino (o con cui alleva, nel caso della madre adottiva – ma qui parlo senza cognizione di causa), ma il bambino stesso. Qui uso l’espressione “non normale” in modo molto improprio ed abbreviato. Non so bene che cosa sia normale in questo campo, nel senso di statisticamente più diffuso.”

Vitaliano – Mi pare ci sia una sovrapposizione di pensieri, per cui, ti chiedo: a quel campo ti riferisci? A quello della maternità naturale, o a quello della maternità adottiva? Nella maternità naturale, la donna dovrebbe saper distinguere ciò che compete all’uomo da ciò che compete al bambino, ed amando, dare ad ognuno quello che gli compete. Generalmente, è così anche nella maternità adottiva. Quando non lo è, è perché in quella famiglia, l’adozione è un elemento, per molti versi e forme, compensante: vuoi per la donna, vuoi per l’uomo, vuoi per entrambi. Per tale affermazione, si può dire che l’adozione è la cura che sana un deficit nei coniugi. I rapporti fra i tre, allora, sono molto più complessi, e, pertanto, di difficile catalogazione.

Mauro – so solo che se il centro affettivo dell’amore della donna é il bambino stesso, allora essa difficilmente accetta che il bambino diventi adulto e si stacchi da lei e abbia un’altra donna. La madre in questo caso diventa castrante, ed il bambino a volte la accontenta diventando omosessuale. Il caso Pasolini è tipico.

Vitaliano – Rilevo della mano libera in questo pensiero. Ho capito cosa intendi dire per i nostri precedenti discorsi. Chi ti legge a nuovo, però, temo proprio che non capisca, il senso del contentino omosessuale che un figlio concede alla madre castrante, pur essendoci al proposito, ampia casistica.

Mauro – una mamma pedofila (aaahhh, é il termine giusto, non ce ne è altro) è la peggiore forma di pedofilia ed esaspera il complesso di Edipo rendendolo insuperabile e determina blocchi sessuali che possono perfino essere invalidando nel bambino che lei “ama” e che difficilmente riesce ad amare altre donne, imprigionato dal suo amore. Ritengo questa esperienza inquietante perchè l’ho vissuta e so di che cosa parlo. La meno grave delle conseguenze possibili è che quel bambino dedichi tutta la sua vita alla ricerca di donne altrettanto castranti e alla fuga da loro dopo averle trovate.

Vitaliano – Concordo con la generalità di un pensiero che riporta anche mie conclusioni. Più che madre pedofila però, la direi madre Medusa. Medusa, nel senso di madre che pietrifica, attraverso arrestanti sentimenti, (arrestanti per ricatto) lo sviluppo della mascolinità del figlio, mantenendolo, per ciò, per sempre nel suo utero: culturale, ovviamente. A mio vedere, è di genere Medusa, (o diventa di genere Medusa) la femmina, che pur non avendo conflitti sessuali con l’identità maschile, li ha con la maschile genitalità. Per tale stato, (in genere da blocchi verso il sesso) travasano nel bambino, un amore filiale mescolato al sessuale. Poiché, tale travaso non può non generare dei sensi di colpa, pietrificano la colpa, pietrificano l’uomo che sarà, nel bambino che è. Nella pedofilia, non esiste la pietrificazione del soggetto desiderato. Direi quindi, che pur essendo una filia diretta verso un minore, il rapporto, anche emozionalmente sessuale, della madre – Medusa verso il figlio non è pedofilia.

Mauro – Naturalmente, comunque, al di là di queste considerazioni, la vita è sempre varia e sorprendente e tutto ciò si dice per descriverla e non per ansia di “normalizzarla”. A volte la normalità è la più inquietante delle deformazioni possibili, o delle conformazioni possibili, per dire meglio, dato che tutte sono forme e nessuna é norma.?

Vitaliano – Che tutte siano forme, concordo. Che nessuna sia norma, dipende. Ogni forma, direi, è norma a sé stessa, ma ogni norma a sé stessa, non necessariamente, è norma anche per il sociale, quindi, qualche forma, non è a norma.

Datata Febbraio 2007

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Chissà dov’è il cuore che cerco

Avevo del fango da ossigenare così, sono andato al “Romeo”. Il parcheggio è quasi vuoto. Strano. Non è serata da nebbia! Entro. Vedo le solite trippe. Sarei tornato indietro. La musica è diastole e sistole, ma per chi viaggia in bicicletta non c’è molta scelta. La gente è poca. Un girapiatti riesce pure a svuotare la pista. Mi rassegno. Aspetto un’emozione non stantia. Sono in ciabatte. Vedo commenti di scandalizzate. Me ne sbatto. Chiudo gli occhi. Sono da altra parte. Un Sri lanka, in un angolo, vibra. Gli sorrido. Vorrei dirgli: che fai, lì! Buttati! Mi evita. Paura di vecchio Finocchio. Un altro rovinato. Bevo un 45. Sono ubriaco da non reggermi dritto! Per un solo 45?! Strano. Mi lascio prendere dal tam – tam. Ne ricavo di che dire. Attorno a me, solamente coretti. Sopra di me, raggi di luci ed occhiate. Non mi toccano. Grazie al cielo sono fuori mercato! Vedo conflitti fra manze. Ancora?! Mi rompo le palle! Esco. Salgo sulla carolina e vado a casa. Casa dolce casa non fu mai così vera. Mi sbafo del pane con del lardo aromatizzato: stupendo. Sulla finestra, il minestrone. Sbafo anche quello! “Domani, è un altro giorno!”

Datata Dicembre 2006

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Invecchiando  si diventa saggi: dicono.

Ero al bar con un amico. Finite le ciaccole ci siamo detti: che ci facciamo, qua?! E sono andato a ballare anche stasera. Fanculo i soldi! Siamo andati al Tramp: dalle parti di Brescia. Non ci andavo da qualche anno. Vedo gente naturale, e quindi, bella. La musica, così così! Forse perché bisogna accontentare anche l’acqua, non solo la classe! In sala, un fumo della malora! Scoperti, molti toraci. Non palestrati. Rari, quelli che segnavano la condizione omosessuale. Occhio, donne! La vita sta ampliando le figure sessuali. Potreste non essere più, le sole guardiane del focolare. Vicino agli alari, potrebbe starci anche un guardiano. Siamo arrivati verso l’una. Il tempo di bere una birra in compagnia, e poi, in pista! Sul cubo: due ragazzi mimano i gesti del sesso: penosi! Nessuno ci bada più di tanto. Neanch’io. Ci vuole fede anche per fare sesso. Ed io, credo di essere arrivato alla frutta. Così, certe immagini non prendono le mie fantasie come una volta. Godo della vitalità che mi comunicano, è vero, ma, non mi tocca più, la vita che sono. Potrebbero essere di plastica. Ho lasciato la pista solo per fumare tre mezze sigarette. Definitivamente, solo verso le quattro e mezza. In pista mi stringono la mano. Ballando, le avevo alzate. E’ stato un ragazzo. Sui venticinque anni. Grazioso. M’ha sorriso e se n’è andato. Era dai tempi del MazooM, che non mi succedeva analogo fatto! Non era una Checca, il ragazzo. Le Checche non hanno di queste naturalezze. Tanto più, se confermano un piacere ricevuto da un border line per età. Quando andavo al Carnaby, (anche lì, ballando sino a chiusura) non c’era volta che il girapiatti non dicesse a me e agli amici rimasti al ballo: eilà! Niente erotismo! Altri tempi. E’ vero. Ballo in modo che lo può suggerire, ma, non sono io l’erotico. La musica, lo è. Io, non faccio altro che seguirla. Non me ne rendo conto. Come non mi rendo conto di essere umoristico quando scrivo certe lettere. Sono quasi le sei. Ieri, quasi le sei e trenta, e stamattina alzata verso le nove, a causa di un cretino che cammina con le scarpe in casa! Ora, vado a letto. Sono da flebo. Un saluto a Luisa. Anche lei tiratardi.

Datata Dicembre 2006

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Quando è crollata la diga del Vaiont

Quando è crollata la diga del Vaiont (nel 68, se ricordo bene) ero a Padova. Fatti i conti, avevo 24 anni. Lavoravo come cameriere privato in casa di conti imparentati con Casa Savoia. Giusto per dirvi l’ambiente. Fra i miei compiti, quello di servire a tavola. Quando si serve a tavola, già saprete che si toglie da destra il piatto precedente e nel contempo si porge da sinistra quello che segue. Il tutto, come se i piatti scivolassero su cuscini d’aria! Il cambio doveva essere di movimento nobile, come, aristocratici, erano quelli che servivo. Dato il periodo festivo, un ricordo collegato. La sera di Natale, una cameriera ed io abbiamo servito una trentina di ospiti; senza un errore (ci confermò soddisfatta la Padrona di casa) nel porgere e togliere non mi ricordo più quanti piatti! Per essere dei buoni camerieri da tavola, quindi, oltre che capaci, occorreva essere di armonico movimento. La stessa armonia dovrebbe avere anche chi commenta i Post. Se un commentatore non c’è l’ha o non l’impara, non si meravigli se viene rifiutato.

Mauro – 
Guarda che la diga del Vajont è del 1963 – me lo ricordo perchè ci scrissi una “poesia” (orrenda) e avevo 15 anni. Di conseguenza facevi il cameriere in quella casa molto prima di quanto tu pensassi e molto più giovane. Peccato che non ti ricordi le reazioni alla notizia.


Vitaliano
– Mi pareva di averti già detto che la mia memoria è come un groviera, e questo lo conferma. Quindi, avevo 19 anni! Sì, hai ragione. Non ero al massimo della vita culturale a 19 anni. Anzi, (ma non lo dire in giro!) molto più in basso. Due esempi per tutti: la Contessa mi dice di portare del riso in soffitta, però, non mi dice dove metterlo. Vado. Salgo. Un giro de bauli e de scatole che no te digo! Vicino a me, una. Ci metto dentro il sacchetto del riso! Tempo dopo la Contessa mi chiede cosa cavolo ho fatto! Donna dinamica, la contessa – figlia! Una di quelle “coi maroni” Mi porta in soffitta e mi fa vedere che l’avevo messo dove c’era della naftalina! Che cacchio ne sapevo di naftalina! A casa mia non c’erano tarme! Se non per altro perché c’era ben poco da mangiare! Fatto sta, che cotto il riso, manco l’ombra dell’odore di nafatalina! Grandi sorrisi della Figlia, sia a me che hai 20 chili di “figliol prodigo”.
Tempesta in casa, un giorno! A pezzi ed a sprazzi sento che è caduta una diga in un posto chiamato Vaiont. C’era tutto quel che occorreva per sapere in quella casa, ma, non nella cameretta nei pressi della soffitta! Partono per sto’ Vaiont. In casa cera anche una bambinaia. Giovane. Graziosissima. Austriaca. Bionda. Parlava benissimo l’italiano. Se ci penso la vedo ancora. Si chiamava Doroty. Casa libera, nessun controllo sul nostro stile. Allegria! Passiamo la serata nel salotto padronale davanti la Tv; ed è venuta fuori tutta la nostra giovinezza. La nostra voglia di ridere. Na’ serata de puro boresso! Non sapevo neanche cos’era, “altro”. Verso l’una, sentiamo passi di rientro. Dall’ingresso la contessa chiede: siete qui?! Sai cosa gli ho risposto? Cucu!!! Rientravano da dopo aver girato non si sa quanti cadaveri! Dio! Che ne sapevo di cadaveri! Di morte! Di disperazione! Non sapevo niente! Se mi volto indietro e guardo, mi vedo all’interno di una bolla, o forse meglio, all’interno di uno scafandro: acqua non mi toccava.

Datata Dicembre 2006

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Orfano ma non sono mai stato orfano

Ero a militare, quando mi è mancata mia madre adottiva, ma, non solo una Madre, mi è mancata, in quel momento. Mi è mancato, un passato. Avevo mancante, il presente. Mi mancava del tutto, il futuro. Così, sono andato alla ricerca delle mie origini! Correva l’anno, 65/66, non ricordo. Gira che ti rigira, rompi che ti strarompi, sono riuscito a trovarle. Della madre naturale, in primo, il paese. Dalle parti di Portogruaro. Vado in Canonica, chiedo di… Il prete dice: famiglia numerosa. Grande povertà. Mi raccomanda cautela. Mi indica una strada verso i campi. Vado verso i campi. Chiedo ad una donna che trafficava nel suo orto, dove, la casa dei… Mi guarda, come se sapesse già tutto. Mi dice: è quella! Vedo, in distanza, fra maree di granoturco ancora verde, una casa, ancora senza malta, e senza colore. Puri mattoni. Mi manca il cuore. Torno indietro, ma, non mi bastava. Cerca e che ti ricerca, rompi e strarompi, non ti trovo l’ultimo indirizzo di quella donna! Scrivo. Mi scrive. Mi dice: ti raccomando, adesso sono sistemata. Se vieni qui, discrezione! (Non ricordo le parole precise, ma questo il senso!) Non gliene imputo colpa. Forse aveva letto su Novella2000 che “la voce del sangue” fa gridare – mamma!!! – in tutte le piazze! Almeno nel mio caso, sbagliato! Quando m’ha detto: adesso ti devi sistemare, (ecc, ecc.), ho fermato il rapporto. Anzi, l’ho chiuso! Solo da mia madre (la Cesira) avrei potuto accettare quel genere di intrusione nelle mie scelte, non, da un’altra madre. Giusto per dirne solamente una della Cesira, tornando dal giorno della mia prima comunione a Padova, si è fatta 30 km a piedi, per tornare al paese. Ha detto: ho perso il treno. Sospetto, invece, che avesse terminato i soldi, con le 6 paste (dico 6 paste) che aveva potuto portarmi. Ecco! Io non so cosa sia l’adozione: non sono mai stato orfano!

Datata Dicembre 2006

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Solo i coglioni crescono comunque

Complici un paio di 45°, ieri sera la Patty afferma: omosessuali si nasce. In seguito a non poche riflessioni, affermo, invece, che lo si diventa. Ulteriormente ti dico, che ogni sessualità lo diventa. Lo diventa in modo culturale, tanto quanto siamo coscienti di sapere circa il nostro piacere. Lo diventa in modo naturale, tanto quanto non siamo coscienti di sapere circa il nostro sentire. Seguimi sino al nostro primo momento di vita e di vitalità. Il quel momento, noi, espresse conseguenze di volontà genitoriali, siamo Natura che attua il perseguimento ed il mantenimento del proprio stato: punto! In quel dato momento di vita, quindi, non vi è nessuna predeterminazione culturale circa la sessualità dell’uomo o della donna che diventerà quell’iniziale Natura. A quel livello, pertanto, non si nasce già etero o omo, al più, inizia a nascere il piacere di un vivere che, nel proseguo delle infinite informazioni di bene, metabolizzate da quel corpo, gli farà prendere la strada sessuale che vivrà sano se volente o malato se nolente. Nel decidere di vivere le informazioni acquisite attraverso il piacere della genialità, mano a mano si vorrà anche attuarle. Attuare un bisogno, implica la culturizzazione di quel bisogno. Nella volontà di culturizzare quel bisogno, direi inevitabilmente, diventeremo ciò che abbiamo culturizzato. In ragione del raggiungimento di quel proposito, quindi, assumeremo l’identità sessuale che, di prevalenza, risulterà dalla somma dei bisogni sperimentati: solo i coglioni crescono comunque! Chi vuole il raggiungimento di sé stesso, invece, lo deve volere. Diversamente da ogni teoria medica sostengo che si nasce vita, e che la vita non è etero o quanto d’altro, ma solamente vita. Dopo di che, quella vita sviluppa sé stessa in ragione della relazione che ha con il suo mondo e con il mondo. Vita si nasce, quindi, e nel tutto si diventa, o non si diventa, ovviamente, in ragione di infinite impotenze, negazioni, e/o ignoranze di sé. Nel mio caso, ho avuto pulsioni sessuali verso il simile a precocissima età. Il che vuol dire che sono nato Finocchio? No, il che vuol solamente dire che la mia coscienza ha preso atto di quel sentire a età precoce. Non è scritto da nessuna parte, però, che quella precoce pulsione abbia contribuito alla definitiva formazione della mia sessualità, come di una sessualità comunque indirizzata. Sino a non avvenuta presa, della prevalenza di un dato istinto sessuale, si può affermare solamente che, sessualità, è transito fra pulsioni sessuali, e che l’identità sessuale che ne consegue si conferma solo per il perdurare del dato istinto sessuale. Prendiamo invece il caso di persone che si scoprono omosessuali solo in tarda età e dopo avere già avuto altre relazioni con eterosessuali… in questo caso lo si è diventati? No. Quelle persone hanno solamente preso atto di un sopito indirizzo sessuale che il dato caso ha fatto emergere. Nulla esclude, che delle ulteriori emozioni eterosessuali, “coprano” ancora una volta, quello che le omosessuali avevano portato in superficie. Al proposito, come esempio ti ricordo le manifestazioni sessuali che sorgono in dati momenti di costrizione da ambiente, (carceri, collegi, o similia) e che poi “spariscono”, una volta terminata la costrizione. Nelle costrizioni in esempio, succede anche che la “scoperta” così avvenuta, possa poi conformare definitivamente omosessuale, una personalità che prima era prevalentemente etero. Non è escluso il caso inverso, ma, a mio avviso, solo in personalità in “transito” sessuale, non in quelle giunte alla definitiva lucidità circa sé stessi. Detto questo, possiamo dire della vita quello che diciamo di certi antibiotici, cioè, è ad ampio spettro, e così può formare, anche della non recintata sessualità, quella cioè, che si usa dire non normale perché esclusa dalle regole con le quali la società, a spese dell’umanità personale, ha inteso formare il cittadino sociale. Naturalmente, all’umanità personale non tutto può essere lecito, ma l’illecito avrebbe dovuto riguardare il solo comportamento personale a posteriori un dato illecito, mentre, invece, è diventato identitario giudizio a priori.

Datata Dicembre 2006

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Poesia: parola e verbo.

Può il linguaggio della poesia essere portatore di una carica universale e non contestualizzata? Direi che lo è sempre stato. Avevo letto, da qualche parte (concordando), che poesia&profezia. Vuoi perché un poeta reca nuova parola, (nel senso di nuove emozioni) vuoi perché reca nuovo verbo: nel senso di ambasciare nuovi principi. Naturalmente, (almeno a mio avviso) Poesia è massima Dea: ma non sempre è massima “messa”, e messe, quella che un poeta eleva, (quando non trascina) lungo gli scalini dove, alla fine, siede la Musa. Ma, pare, che anche la Poesia si sia democratizzata, per non dire desacralizzata. Infatti, oggi ci accoglie, anche senza chiedere particolari studi, o titoli. Purché, gli si dimostri che il suo credente sa vedere più avanti, o sa vedere più dentro. Non per questo, non riserva il suo alloro, anche a quelli che dicono Parnaso, la punta del loro naso.

Datata Dicembre 2006

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Le storie restano

Quando ho iniziato a vivere la mia storia sessuale, non c’era piattola nel giro di chilometri che non prendessi. Succedeva anche con gli uomini_piattola. Destini. Rimorchio un soggetto. Amante di rara nullità, culturalmente insulso, scolasticamente infantile, balengo, ma, bellissimo. A me non piacciono i belli. Quello però, era di una bellezza che direi mobile, come mobile è la donna non precotta. Accudiva cavalli in un Circo arrivato a Verona. Dormiva, molto probabilmente, sulla stessa paglia. Non so come conosce una rossetta. Non bella ma graziosa, simpatica, determinante. La conosco anch’io. Viene a casa mia. Resto anche fuori di casa mia, per permettere a loro di stare assieme. Al ragazzo faccio tagliare i capelli in un modo che a me pareva più adatto al suo viso. La piccola ne è entusiasta. Per tutto il pomeriggio, la sento esclamare: Dio, che bel, dio che bel, dio che bel! Il padre si oppone violentemente. E’ di pelo rosso anche lui. Vado a casa di quell’uomo. Sostengo le ragioni dei due piccoli. Immaginatevi la scena! Il Finocchio che non si sa da che parte salti fuori, va a dire a quel padre, (caratteraccio!) che la sua unica figlia sta bene con un ragazzo che non si sa da che parte sia saltato fuori. Dove avevo la testa, lo sa solo el Signor! Il ragazzo prende la sua strada con la sua piccola. Si sono sposati. E’ rimasta incinta. L’ho rivista con una carrozzina. Non so più nulla. Anni dopo, mi arriva una cartolina del ragazzo. C’è scritto: nonostante tutto sei un mio amico. E’ vero che ho preso le piattole, e pure i pidocchi da quell’amante, ma le piattole e i pidocchi passano, le storie no.

Datata Dicembre 2006

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Passione e racconti brevi

Suonano. E’ quasi l’una. E’ l’Indianino. E’ la quinta volta che viene a reclamare il suo piacere. Nel reclamare il mio presso di lui, ho meno pretese. Non per questo non le desidererei. Capisco, però, le infinite differenze che ci sono in una differenza, quindi, accantono. Ciò che è quasi pacifico per la mia ragione, non lo è, però, per la mia emozione. Sicché, mi ritrovo a dirgli di non rompere le palle. Non per questo, riesco a zittirla completamente. Nel primo incontro, ho esclamato 13! Nel secondo, sia pure sorridendo, 11. Nel terzo, a sorriso quasi piatto, ha detto: 9. Nell’ultimo incontro è arrivata a contare non oltre il 6 +. Ricordo ben altre storie. Infrastrutturate, però, da ben altra storia. Dal che si può dire, che è la storia, che regge per sempre le storie che ci racconta la passione. Amiamo per sempre, allora, tanto quanto sappiamo costruirci una storia per sempre. In assenza di questa costruzione, però, non per questo dobbiamo disdegnare i racconti brevi. Li rintracceremo, nel romanzo che verrà.

Datata Dicembre 2006

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L’importante, è essere dotati.

Mi hanno chiesto quanto ne ho. Al curioso ho risposto:

se non mi ami, e non mi desideri, solo per urinare;

se mi ami e mi desideri, un metro e 87;

se ti desidero, è lungo tanto quanto lo è il mio desiderio;

se mi desideri, è potente tanto quanto lo è il tuo desiderio.

Convertita al senso della sessualità femminile, la morale della favola, allora, è presto detta:

nessun maschio briga, se di tanto non è dotata anche la ….

Datata Dicembre 2006

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Amare è anche lasciar andare

C’è del vero in quello che dici, ma non sempre il nostro vero è aiuto sufficiente. Ci sono casi, (indubbiamente estremi) che sono oltre ogni possibilità di aiuto che non sia il mantenimento vegetativo. Aiutarli a vivere? Mi pare ovvio, ma, è altrettanto ovvio, quando un vivere avviene per mezzo di un corpo tranciato da ogni emozione, e quindi, ridotto ad un mero respirare, mangiare e defecare? Ecco! In quei casi, ad ogni “Welbi” il suo passo, perché, a mio avviso, amare, è anche lasciare, ad ognuno la sua via, la sua verità, la sua vita.

Datata Dicembre 2006

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“per Damasco”

o i fanatici in religione, o contro la religione.

Non so quanto in buonafede, o quanto per proprie storie, ma in alcuni casi sono stato collocato nei gironi dei fanatici in religione. Nulla è più distante da me! Ho patito troppi fanatismi sulla mia pelle di “diverso”, per stare in alcun modo o misura, vicino a quella gravissima infezione culturale e spirituale che è la fanatizzazione ideologica. Si potrà convenire o non convenire sui pensieri religiosi. Si potrà convenire, o non convenire, sull’esistenza di un Idea che chiamiamo “Dio”. Comunque si metta la questione è fra i bisogni del vivere! Di quei bisogni, condivido i soli principi universali della Vita, e accetto i particolari, perché locali vie di un sapere che nasce dalla necessità di un più elevato sentire sé stessi. A livello religione, o bisogni religiosi o quant’altro di ideologico o di contro ideologico, sia come Perdamasco che come Vitaliano, tutto mi sta bene, purché quel tutto non diventi potere di vita su vita. In quel caso, non ci sto, ma, senza fanatismo, neanche lì.

Datata Novembre 2006

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“Cosa darei per credere!”

Tua madre è davanti una soglia. Non è detto che la supererà. Dall’ultimo tuo post, capisco, però, che ad averla superata sono i tuoi sentimenti; per questo, ti scrivo questa lettera. Perché aperta? Perché tutti, abbiamo accompagnato davanti la Soglia chi abbiamo amato. E lì, il più delle volte ci siamo ritrovati senza parole. Il più delle volte, senza Parola. Non mi ricordo più per quale tua lettera o commento, ma qualche tempo fa ti ho fatto avere questo: Non chiedere alla foglia sull’acqua perché quella mattina è caduta. E’ parte del sistema che mi hanno detto vita. Il mio nome sulla via è una memoria, che si va’ sbiadendo. Qui si narra un’altra storia. La si narra sorridendo. Mi par di ricordare, che avevi parlato del dolore nella separazione. Ti dissi che il mio commento era un po’ sullo stile di Spoon River. Mi dicesti che ti sembrava un’addio. Lo era. Era l’addio di chi , dopo aver fatto tutto quello che gli avevano detto che doveva fare, ha lasciato questo piano di vita. Ora, però, soffermati su l’ultima parte di quello scritto: “Qui si narra un’altra storia. La si narra sorridendo.” Per quali fantasie o credo ho potuto concepire che oltre noi vi sia il sorriso, prima o poi andrò a verificarlo. Al momento, persevererò, nonostante sia diabolico ciò che immagino sui motivi per cui, di là, giungeremo a sorridere del di qua! Innanzi tutto, lo penso per fede. Fede in un Dio? Dio: enorme parola Pablito. Non dovremmo “nominarla invano”: è vano! Talmente enorme, quella Parola, che la mia mente ne sa un assoluto zero! Al più, ne sa di quello che sinora ci hanno detto, ma, non è su parole di vicari, che ho riposto la mia fede nella vita!

Teresa d’Avila ebbe a dire: è maledetto chi crede nell’uomo! Non maledetto da Dio, sai! Per la sua capacità di errore, è, da sé stesso, il maledicente maledetto. Non per questo non và ascoltato, ma, per questo, non è nell’Uomo che dobbiamo porre la nostra fede. Credendo nelle infinite possibilità della vita, ovviamente, credo nel Suo autore. Può anche essere una formula chimica, per quello che ne so io, ma è il Principio delle cose sino dal principio, quindi, è il Padre! La fede, Pablito, non è conoscenza della ragione: è conoscenza della speranza! Ma, la conoscenza della speranza c’è l’hanno solo i bambini, quindi, è necessario tornare bambini, per credere nel Padre. Nel contesto del discorso, tornare bambini, certamente non significa tornare infanti. Per tornare Bambini, non c’è ricetta valida per tutti. Così come non c’è, per diventare Adulti. Ognuno di noi deve trovare la sua via. Questo scritto, pertanto, è come la tabella che ti dice che per andare dal Padre bisogna dirigersi di là, però, la tabella nulla sa, oltre questo, se non il fatto, che di là, narreremo la nostra storia sorridendo. Lo credo, vuoi perché ritroveremo il Padre, vuoi perché ritroveremo la verità della nostra vita, se è quella, che chiamiamo Padre: qualunque sia verità, sia ben chiaro! E, se oltrepassata la soglia ci fosse il Nulla? Indirettamente, a questa domanda mi aiuta a risponderti il Bortocal. Il Bortocal mi ha fatto scoprire, il Nulla, come senso della possibilità! Anche questa possibilità di vita è un senso oltre ragione! Quindi, anche di questo senso si può dire che sta in piedi, solo per fede in un Padre, che il Bortocal chiama Nulla, ma che, essendo possibilità, come possibilità, E’! Alla fine de sto po, po’ de discorso, caro Pablito, come rispondere alla tua domanda: cosa darei, per credere? Per come la vedo io, il problema non è, cosa dare per credere, ma, cosa cedere, per credere. Un abbraccio: fortissimo!

Datata Novembre 2006

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L’amore è un diritto naturale

L’amare a ragion veduta!

separa

Mauro ed io parlavamo di meloni, cioè, delle possibilità dell’amore. Tu, sei intervenuta parlando di mele, cioè, della possibilità dell’amare. Il primo argomento riguarda la ragione. Non mi riferisco al mio pretendere di aver ragione. Il secondo tocca le viscere! Mi riferisco anche alle mie. Ti è chiaro adesso perché non hai capito? In quanto all’omosessualità, non si sceglie di esserlo. Si sceglie di viverla o di non viverla. Se non hai capito neanche questo, cosa hai capito degli amici gay che dici di avere?

Datata Novembre 2006

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Ci liberi la Vita

Se un giornalista pensasse che il suo racconto di una cronaca (un omicidio tanto per citare un caso) diventasse induzione a delinquere, quale Media potrebbe salvarsi da un’accusa di concorso di colpa, dal momento che tutte le notizie sono potenzialmente formanti come al caso deformanti? Alla stregua, se parlo di pedofilia, dovrei subire un concorso di colpa solo perché attuo informazione? Non  i delinquenti mi fanno paura, bensì, chi distorce i pensieri a suo uso e consumo. Ci liberi la Vita dagli stracciatori di vesti!

Datata Novembre 2006

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“E’ un vero maschio”

La ricerca del “vero maschio” nel mondo gay è un’illusione che rasenta il delirio. Quando lo si trova, infatti, prima o poi risulta un’approssimazione. Forse dovremmo partire dall’approssimazione, e farla vera. Ciò vale anche “per vero uomo” come per “vera donna”.

Datata Novembre 2006

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Lettera aperta a Cristo

Caro Amico: fratello non oso anche se per Natura siamo della stessa pasta. Recenti ricerche stanno dicendo che, storicamente, sei come un profilo di un Social dove tutti possono dire di essere di tutto. Come non bastasse, la Barca che hai dato a Pietro pare un vecchio diesel da tanto spande fumi! Il tutto, perché gli altri fanno miracoli, e Tu, fatti quelli, nisba! Sono sicuro che hai deciso di non farne più perché non dipendessero da Te ma dal Padre. Non hai tenuto in conto, però, che la nostra povertà di fede ci rende nudi come quel tale trovato lungo la strada da un certo Samaritano. In quella situazione, anche un solo Tuo miracoloso straccetto potrebbe coprire i nostri fede_li inverni! D’altra parte, forse neanche Tu potevi immaginare che i Figli del Padre come Ci hai nominato potessero diventare un popolo di straccioni! Quello che non hai capito Tu, l’ha ben capito il tuo vicariato! Così, non potendo contare più sui Tuoi straccetti, ha aperto il Mercato dei miracoli ad altre botteghe: sante, per carità, ma, botteghe!

Datata Novembre 2006

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Poteva mancarmi anche questa!

Alla cortese attenzione del Maresciallo

C/0 SERVIZIO DI POLIZIA GIUDIZIARIA TRIBUNALE DI VERONA. IN OGGETTO: MIA RELAZIONE PER L’AGGRESSIONE ACCADUTAMI IN PORTA VESCOVO, IN DATA 25.

spunto

PREMESSA: SONO L’AUTORE DEL SITO WWW.PERDAMASCO.IT E DEL BLOG PERDAMASCO.BLOGS.IT [QUESTO PER UNA MIA VISIONE CULTURALE E MORALE] MI SONO OCCUPATO DI TOSSICODIPENDENZE (DI QUELLE DURE) PER ALMENO UNA 15° D’ANNI. IN QUELL’AMBITO SONO PERSONALMENTE CONOSCIUTO DAL DOTTOR… DIRIGENTE E/O COMUNQUE RESPONSABILE DI VARIE ALTRE COSE SEMPRE NEL SETTORE. SONO PERSONALMENTE CONOSCIUTO DALLA EX RESPONSABILE DELLA COMUNITA? LA GENOVESA: SIGNORA M. SE NECESSARIO PER CONOSCERMI, POSSO CITARE LA MADRE DELL’ULTIMO AMATO. VENTICINQUENNE QUANDO L’HO CONOSCIUTO. VENTINOVENNE QUANDO MI E’ MANCATO. INFINE, COME DICONO A PADOVA, “SO’ COME LA MUSSA DEL STRASSARO”, CIOE’, GENERALMENTE CONOSCIUTO PER QUELLO CHE SONO: SIA UMANAMENTE CHE SESSUALMENTE.

spunto

Il parcheggio di Porta Vescovo, oltre per il suo ruolo, è conosciuto anche come zona d’incontri. Ci girano, o ci giravano coppie in cerca di singoli o di accoppiati. Ci girano Finocchi. Fermo restando che la ricerca dell’accoppiamento, direi che muore con chi cerca, anch’io ricerco. Senza spasimi, senza patemi, senza frette. Il più delle volte, ci vado per passare il tempo. Anche per pensare a me stesso. La zona mi è più consona di qualsiasi bar. Mi richiama molti ricordi. In coincidenza col deposito dei banche del Mercato della Frutta, nel vallo è stata posta una roulotte. La abita, un tossicodipendente. Con quello, due cani di grossa taglia: rot e qualcosa. Ci tengo a sottolineare, e lo denuncio come esposto, che quell’individuo circola con i cani, generalmente senza guinzaglio, e ne museruola! Ma, anche se fossero a guinzaglio, non vedo possibilità di dominio sui cani, dal momento che quella persona, non sarà più alta di uno e 65, e non più pesante, 50/60 chili: sia da “fatto”, che no! I Vigili hanno detto che i cani erano a posto. Ai Vigili, deve essere sfuggito, che i cani non possono essere a posto se il loro proprietario o assegnatario, non lo è! Ero assieme ad un pensionato che a suo dire cerca coppie. Personalmente non lo conosco se non, per un buona sera che tempo che fa! Io amo il silenzio! A dirla tutta, quella persona disturbava sia il mio silenzio che l’eventuale ricerca. Fa lo stesso! Stava ciacolando con me dei cavoli suoi, il pensionato, quando ad un certo punto, gridando Culatoni via de qua, (e non mi ricordo più che altro) quell’individuo ci è venuto addosso con i due cani. Come non bastasse, armato di un coltello che gli ho strappato di mano e gettato per terra. Ha tentato di strapparmi un medaglione che porto al collo e di togliermi dalla tasca della camicia i soldi che vi avevo messo. A essere fiscali, questa è una tentata rapina a mano armata. Successivamente ho ritrovato il coltello e l’ho consegnato alla Pattuglia che è intervenuta su mia chiamata. Il soggetto gridava contro di noi che volevamo violentarlo, che lui odiava i culattoni perché era stato violentato, che stavamo facendo sesso nel parcheggio, e, troppa grazia S. Antonio, che stavamo coinvolgendo un minorenne! Non c’era traccia di questo fantasmatico minorenne, però, disse che se lo sarebbe procurato. Ora, immaginarsi che due sessantenni e passa, si rotolino presi da libidine in un parcheggio di duro asfalto e illuminato a giorno, con o senza minorenni, fa decisamente piangere dal ridere! Ammessa e non concessa la presenza di questo fantasma, un minorenne, in compagnia, a mezzanotte, di un tossico non può che essere un altro tossico! Da questi, ci si può aspettare che dicano di tutto ed il contrario di tutto! Un mio seguìto nelle Tossicodipendenze, ebbe a dirmi che non è necessario picchiare un tossico per farlo parlare; è necessario per farlo tacere! Il che, è tutto un dire! Intervenuta la polizia, il pensionato ed io raccontiamo l’accaduto. Nei pressi del parcheggio, quella sera, giravano tossici che non avevo visto in altre occasioni. Avevo notato anche una Panda rossa targata Mantova. Evidentemente, almeno per me, non volendolo, il pensionato ed io, disturbavamo un giro. Non ci vuol molta fantasia per capire di chi. Sospetto tutto sto can can a causa di quello. Alla Pattuglia ho fatto notare che alla fine di tutto il suo blaterare, quell’individuo ha dato evidente segni di calo. Non credo sia necessario dirle cosa significa, tanto meno cosa dimostra nel fatto avvenuto. Ora, passata l’incazzatura, non espongo formale denuncia se ciò significa mandare quella persona in galera. La espongo, invece, se serve per l’avvio in Comunità.  Non ho altro da aggiungere.

Datata Novembre 2006

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La merda non è un isola

Un operaio inizia il lavoro. E’ del Sri Lanka. Un orsettino color caffè. Come tutti i miei “amori” suscita la mia mater – paternità. Donne, lo direste un gianduiotto! Ha ventanni! Lo mando a pulire le scale. Si punge con una siringa usata. Mi incazzo come una jena. Compero un gessetto da muratori: rosso Ferrari! Che si veda bene! Salgo all’ultimo piano delle scale (abitualmente usato da tossici di merda) e sul muro scrivo: mi sono punto quattro volte! Oggi, si è punto un mio operaio! Siete degli assassini!!! Con tutta la forza del mio spirito vi auguro di crepare!!! Occhio!!! Da oggi siete a rischio!!! E che cazzo! Non si può mica digerir di tutto!

(Anni dopo ho saputo che era sieropositivo già da prima. La merda non è un isola.)

Datata Novembre 2006

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Hai presente l’Albero della vita?

Non ho rilevato alcuna acrimonia nel tuo scritto. Al più, un continuar a volermi rinchiuso nella stessa tomba della Madre (la Chiesa cattolica) che ho ucciso per legittima difesa. Ho la sensazione che ti stai comportando con me, come il giornalista che basa le sue tesi solamente sulle convinzioni personali. Questo a parte, vedo la vita (il tutto dal Principio che ognuno è in grado di concepire e scegliere) come un grande albero. Di questo Albero, io sono un ramo con foglie. Tutti lo siamo e abbiamo, ovviamente, ma sto parlando di me. Essendo parte del tutto dell’Albero perché dovrebbe sorprenderti se in me si trovano pensieri biblici, evangelici, cattolici, ed altri a tua volontà cercando? Dove starebbe, la mia contraddizione spirituale? E se invece fosse un’amplificazione quella che dici contraddizione? Mi stai dicendo che non si può dire amplificata, bensi contradditoria, la produzione di un pero che frutta anche mele! Ne convengo (se pensi che a non poterlo fare sono gli alberi della nostra vita) ma che ne sai tu di quello che può o non può fare l’Albero della vita? Non affermo e non ho mai affermato di conoscere la verità. Suppongo la stessa cosa anche per te, quindi, il confronto fra i nostri pensieri potrebbe dilungarsi sino all’esaurimento fisico di entrambi. Per fortuna c’è il punto!

Datata Novembre 2006

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L’amore è il mondo

L’amore é il mondo che permette alla vita di essere in comunione con sé stessa in ogni suo stato. Nessun essere dovrebbe considerarsi esentato dal compito di moltiplicare quel mondo. Ben diversamente, si deve escludere ogni improprio uso di quella forza. Ad esempio, ogni abuso in amare come nei casi di Pedofilia attuata. Si può dire, dunque, che esiste una Pedofilia positiva ed una Pedofila negativa. La positiva, è quella di chi comunica il proprio sentimento di vita, indipendentemente, dall’età di chi ama e dall’età di chi è amato. La negativa, è quella di chi attua il suo sentimento d’amore, non tenendo assolutamente conto della Minore identità sessuale dell’”amato/a”. E, con questo, spero di aver chiarito sufficientemente le cose anche per quanti/e impossibilitati a capire, forse perché antepongono (sul mio ragionamento) o dei convenzionali ma non ragionati principi, o delle paure che nulla hanno a che vedere con i miei discorsi sulla Pedofilia in quanto tale. Si comportano, questi e queste, come chi, ascoltando una conferenza sull’atomo, già si vive come contaminato dalle radiazioni della boma atomica. Ci sono, o ci fanno?

Datata Novembre 2006 – Correttta e mirata nel Dicembre 2019

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Maternità e ombre in Edipo

Nel protrarre nel tempo (e nel non saper o voler recidere il cordone culturale col figlio) l’amore per la sua creatura, può passare, nella Donna, da filiale a parasessuale. Tale tabù, è stato incanalato da ben precise regole: scritte e non scritte. Tuttavia, non solo la Ragione è carsica, ma anche le espressioni della sessualità. Così protrando, la Madre, “inchiavarda” il sentimento del figlio a delle necessità, che appartengono alla Femmina, e che nella maternità la Donna rinuncia a chiedere. In tale contesto, il Crescente, può giungere ad avere, della Madre, anche delle visioni di Donna, se non distingue ciò che è della Madre da ciò che è della Femmina. Non distinguendo, quel Crescente finirà con il cercare la Madre in ogni Femmina. Per giungere alla piena maturità di sé, il Crescente, allora, con il Padre, deve “uccidere” anche la Madre. Fatti di psicologia, (quando non di psichiatria) raccontano, di Crescenti, incapaci di fare questo superamento culturale – sentimentale; incapaci, tanto quanto l’amore della Madre – femmina, li ha “castrati” dell’amore verso la Donna. Fatti di cronaca raccontano, di “castrati”, letteralmente omicidi, pur di superare le mura dell’amore materno quando diventa un ergastolo.

Datata Novembre 2006

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Storia gay?

Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione lo amava molto. Siamo così sicuri che sia una storia Gay?

Come hai potuto constatare fra gli Indiani, ed io fra gli Arabi la sessualità omosessuale non centra niente col loro desiderarsi fra simili. Perché escludere che quel sentimento libidico, altro non sia che un non costituente piacere per reciproca affinità; quel platonico amare che, chissà perché, da noi pare diventato solamente la cuccia per cani sperduti nelle incoscienze del sesso? E, se invece, dell’Albero della vita, fosse solo l’aggiuntiva linfa che abbiamo compreso per fallace etichettatura?

Novembre 2006

 

La fede non è una mongolfiera

Cominciamo con l’escludere che Dio sia la personale mongolfiera di chi intende elevare il suo pensiero. Tanto meno, che sia la scialuppa di salvataggio dei persi fra esistenziali e/o spirituali marosi. Dio è Dio: punto.

L’emozione è la parola della vita che dice sé stessa. Dall’emozione della Sua vita, ne consegue che la prima parola di Dio fu: vita. Essendo Egli supremo ed assoluto, suprema ed assoluta la Sua parola. Dal riconoscimento del Suo sé, il primo, (perché supremo ed assoluto), nome della vita: Dio. Nessuna mente può contenere l’idea di Dio. E’ possibile cercare ciò che non possiamo mentalmente contenere? Direi di no. Nel cercare ciò che non possiamo contenere, quindi, siamo destinati a confonderci fra vane emozioni ed invane parole. Vita, è lo stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra tutti ed in tutti i suoi stati. Gli stati di principio della vita sono tre: Natura, Cultura Spirito. Se così è per la Somiglianza, così non può non essere per l’Immagine della vita.

Dio e Vicari

La mia idea di Dio non alberga in nessuna delle parole usate da questo papa: (“ Dio non si rivela più, sembra nascondersi nel suo cielo quasi disgustato dalle azioni dell’umanità”), ma certamente hanno offeso la mia idea di Dio.

La mia idea di Dio si regge su due basilari concetti: l’idea cristiana del Padre, e l’amore oltre ragione (in questo senso mariano) che Pietro manifestò verso l’Umanità chiamata Cristo. Se ci manca il senso dell’accoglienza mariana e petrina della vita non può esservi la rivelazione di Dio.

 

Questioni in sospeso a S. Barnaba.

Cortese signore: non me ne voglia, ma, nella prima parte della relazione “il prezzo di Sodoma” pubblicata su “la Repubblica”, non sono riuscito a capire il soggetto dell’argomentazione. Al di la del fatto storico (?) era la giustizia divina, o la giustizia divina secondo l’uomo.

Se era la giustizia divina secondo l’uomo, mi dichiaro più che soddisfatto, ma, insoddisfatto, se era la giustizia divina in quanto tale. Mi dico insoddisfatto perché l’ho sentita venata da una psicologia, divina perché elevata, ma, non divina perché di Dio. In una idea di Dio separata dall’idea dell’Io, non posso non rendermi conto che so cosa dico, ma, necessariamente, non so di cosa parlo. Al che, come non riconoscere arbitraria ogni mia supposizione su Dio? Dal riconoscimento, non posso non ricavarne che due comportamenti:
a) taccio, anche perché confortato dal fatto che a Dio si addice il silenzio”;
b) continuo a sovrapporre su Dio la mia idea di Dio.
Saprà certamente meglio di me, che è possibile sovrapporre la nostra idea di Dio su Dio abbassando la Sua immagine al nostro livello, o alzando la nostra al Suo. Così facendo, però, o otteniamo una sorta di deificazione dell’Io umano, o otteniamo una sorta di umanizzazione dell’Io divino. Ciò che vale per l’idea di Dio, non può non valere per la Sua giustizia. Per capirla, o umanizziamo il senso della Sua, o deifichiamo il senso della nostra. Nell’umanizzare il senso della Sua, o nel deificare il senso della nostra, si fonde l’Immagine della vita con ciò che gli somiglianza. Non le pare? Il bisogno di dare a Dio quello che è Suo mi ha suscitato una serie di domande. Dopo averlo fatto, però, non mi ha dato neanche una risposta! Può farlo lei?
*) Quanto può essere giusto un giudizio divino se il giudicato non può assolutamente capirlo a causa della suprema differenza che esiste fra il Suo sapere ed il nostro?
*) Quanto può dirsi equa, la giustizia divina, se la sua qualità rischia di essere invalidata dalla nostra limitatezza?
*) Quando e/o come capiremo la sua giustizia, dal momento che non sapremo mai quello che Lui sa?
*) Non capendo mai quello che Lui sa, ne dobbiamo arguire che la giustizia divina ha l’intrinseco peccato di essere nolentemente arbitraria?
*) La nostra giustizia non è certo infallibile ma è corretta perché pone il giudicato nella condizione di dibattere la sua causa e di capire il verdetto. Al punto: quanto è superiore una giustizia divina che, pur non capendola, non ci permette di dibatterla?
*) Nel permetterci di dibattere la giustizia divina, possiamo anche capire la pazienza di Dio, ma, che forse per questo capiamo la Sua ragione?
*) Non capendola non ci resta che accettarla per fede, ma, (ulteriore “Prezzo di Sodoma”?), a spese della nostra comprensione. Quanta divinità vi è, in una giustizia che sottomette la nostra ragione alla fede?
La giustizia divina è assoluta perché è assoluto il giudice. In quanto assoluto, non può concepire che sé stesso. Come tale, non può comprendere ed emettere che leggi assolute. L’Assoluto che non può concepire che sé stesso, come distingue “i giusti” da quelli che non lo sono? Perché “i giusti” corrispondono alla Sua legge? Lo fanno in modo assoluto? Se non lo fanno in modo assoluto, agli occhi di Dio non sono giusti neanche “i giusti”, quindi, Do può comminare la sua giustizia anche non secondo sé stesso?
Se l’ipotesi è inverosimile, è anche inverosimile che ad accogliere l’istanza di Abramo sia stato Dio. Con il mio grazie, accolga anche i miei più cordiali saluti.

Il Principio in Cristo e il Principio in Maometto

Per come la vedo, la differenza fra il concetto di Padre e di Allah sta nel fatto che uno è Signore (a dir di Cristo) e l’altro Padrone a dir di Maometto.

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Ci vedo anche un’altra “differenza”, e cioè, che l’idea di Cristo su Dio è prevalentemente materna (accogliente) mentre quella di Maometto è prevalentemente paterna, cioè, determinante, direi a livello feudale. Si può anche pensare che l’idea di Dio dei due tramiti sia nata dal bisogno personale (elevato poi al divino) di trovare un nuovo principio della vita: amante in Cristo, ordinatore in Maometto. Viste le odierne cose, c’è di che pensare (e sperare) nella visione del Profeta che ho letto da qualche parte: Cristo verrà dopo di me. Non di certo la persona di Cristo, ma il principio spirituale (l’amore per la vita) che ha seminato. Mi rendo ben conto che non siamo in grado di conoscere l’originale pensiero di Cristo, e che ciò che diciamo suo, è grano mescolato alla pula. Cosa fatta, capo avrà!

La Caduta e   il discernimento dei primevi prima e dopo la caduta

La separazione dal Principio del bene senza dubbio fu un male, ma, se quel male principiò la vita anche secondo quella dei Primevi, la si può dire solamente male? Direi che la si può dire solamente male se la separazione fosse stata fine a se stessa, ma, siccome nel bene e nel male principiò la vita che è, necessariamente, non può esserlo stata; a meno che, la vita che è, non venga pessimisticamente sentita, (quanto interpretata), solamente o prevalentemente come male.

La lettura del fatto ( come di un qualsiasi fatto ) dipende anche dallo stato di spirito di chi l’interpreta. Ad esempio: chi vive la sua vita come una condanna, tenderà a condannare, direttamente o per interposta persona (soggetto umano e/o divino che sia) o l’atto, o il fatto o la persona che a suo giudizio gliela fa vivere (e per elevazione di motivi fa vivere quella di altri) da condannato. Diversamente, chi vive la vita con amore tenderà a comprendere il tutto secondo questa misura. La vita come condanna già dal Principio e la vita come amore già dal Principio dicono l’identità dello Spirito della vita sia dei Profeti del vecchio Testamento che del Profeta del Nuovo. Certamente non sappiamo quale sia stato l’intimo stato personale e spirituale dei Profeti della Vecchia Alleanza e del Profeta della Nuova ( o se sappiamo non siamo in grado di verificarne l’effettiva sostanza ) però, possiamo sentirlo attraverso le emozioni che ci comunicano ciò che di loro ( direttamente o indirettamente ) ci rimane. Se ciò che apprendiamo di ciò che ci rimane lascia in pace il nostro Spirito e, comunicando, non alteriamo quello altrui, vi è verità. Diversamente, vi è errore tanto quanto non lascia in pace ne il nostro spirito e ne quello con il quale comunichiamo.