Pessimismo

Amara radice che inciampa il passo alla vita.

neosepara

Allo scopo di non rendere vana l’ultima fatica, l’Enciclica Evangelium Vitae, accolgo l’invito ” di litigare e dibattere ” con il Papa che il corrispondente M.P. ha inoltrato ai lettori. Il corrispondente sostiene che ” se il titolo dell’Enciclica è pieno di speranza, il contenuto è ispirato ad un pessimismo apocalittico “. Del pessimismo si può sostenere che è lo stato naturale, culturale e spirituale della vitalità che non media il proprio spirito con ciò che è positivo. Nell’Enciclica, è segno di pessimismo il fatto che essa verta soprattutto sui temi della morte della vita: aborto, deboli e debolezze sociali, anziani ed eutanasia. Del pessimista si può dire che è colui che ha un piatto della sua bilancia più pesante dell’altro. Ciò che appesantisce di più quel piatto sono le amarezze. Ciò che pone in medio i piatti sono i piacere. Il piacere naturale alimenta la fiducia nella Cultura della Natura della vita: il bene. Il piacere culturale alimenta la fiducia nella Natura della Cultura della vita: il vero. Il piacere spirituale alimenta la fiducia nella forza del Principio della Vita: il giusto, nello (e dello) Spirito. Più le corrispondenze fra gli stati naturali, culturali e spirituali quelle sono integre e più motivano la fiducia nella vita: più la motivano e più la fiducia diventa fede. La mancanza di fede nella Vita ( nella certezza del suo Spirito ) origina paura nei confronti della vita. Secondo l’elevazione dello stato culturale di chi teme ( e/o secondo le confusioni naturali, culturali e spirituali provocate da timori ) quelle paure possono diventare anche apocalittiche. Ottimista è colui che confida nella Vita. Chi confida nella Vita ” si disseta a placide acque “. Chi si abbevera alla fonte di quella calma ha lo spirito in pace. Chi ha lo spirito in pace, estingue la violenza presso di se perché colloca la ragione della sua vita nella Ragione della Vita. Diversamente, compie un violento arbitrio chi presume la ragione della Vita presso la sua. Ogni arbitrio è violenza. Fra le violenze, è violazione di arbitrio, ogni ideologica inflessibilità. Ogni violazione motiva il corrispondente rifiuto. Segni del rigetto della vita di chi si impone su di un altra, sono: l’egoistica appropriazione dell’esistenza altra, il diritto alla ” buona morte “, alle manipolazioni della vita e tutte le sopraffazioni interiori quanto esteriori. La massima corrispondenza fra gli stato della vita ( Natura, Cultura e Spirito ) è l’amore. Esso origina la fede che origina la vita. L’amore è comunione. L’amore per il mondo, in primo è amore per la vita naturale, culturale e spirituale del proprio. Indipendentemente dallo stato di positività o negatività dei motivi ( per stati di infiniti stati e secondo infinite corrispondenze fra la Natura, la Cultura e lo Spirito della vita propria e quella altrui, ora balsami ora veleni ) colui che nel proprio mondo si separa dalla totalità del mondo, non concepisce l’amore ma solo il dolore che da l’amore quando lo si nega o ci si separa sia in se stessi che fra il proprio ed altro se. Nell’ignoranza dell’amore quando non c’é la comunione con il Tutto, frustratore nella negazione e nel condizionamento asservitore, il pessimismo è l’amara radice che inciampa il cammino della vita.

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