Stalking: luci&ombre

Un amico (socialmente non molto a piombo) accusato di stalking dalla compagna (non molto a piombo pure quella) m’ha chiesto di scrivere una difesa. Mi sono messo nelle sue braghe e nei miei ricordi, e l’ho scritta come fossi sia l’accusato che l’avvocato.

Mentre non nego di aver vissuto dei periodi della mia vita anche oltre le regole sociali, nego di essere una persona dedita alla violenza. Confermo, invece, di poterlo diventare come tutti lo possiamo, quando ci si vede usati, e poi, senza ragionevole e/o ragionato motivo, scartati in toto.

E’ noto al mondo che le coppie si formano per corrispondenza di vita; ed è noto alla legge, a me stesso, ed era noto all’accusatrice, cha la mia corrispondenza di vita non è sempre stata socialmente comune. Chi non è socialmente comune non corrisponde con i comuni. E’ personalità socialmente comune la querelante? A livello di fedina penale certamente si, ma per quanto ho conosciuto della querelante, direi proprio di no sia a livello culturale ed esistenziale, sia a quello di gestione della sua sessualità.

A livello esistenziale ho avuto a che fare con una persona che se non ho mai pagato, certamente ho contribuito a mantenere per anni. Vuoi perché in casa sua c’era un frigo non funzionante da mo’ (il nuovo gliel’ho regalato io); vuoi perché senza un televisore in casa (a suo dire non aveva soldi per frigo e televisore perché i suoi guadagni andavano in “fumo”; vuoi perché non aveva di che fare la spesa; vuoi perché senza sufficiente lavoro. Per questa precarietà, da indolenza a mio concreto conoscere) la querelante è stata, anche se non invitata, mia ospite per anni: così la figlia. Ci sarebbe di che dire anche nella sua situazione matrimoniale e di madre, ma stendo un pio velo.

A proposito della precarietà economica della querelante, è stata mia cura procurare un lavoro sia a lei che alla figlia. Su mia raccomandazione e debita indicazione, dopo aver fatto la domanda di lavoro la querelante l’ha rifiutato per futili motivi. Nel caso della figlia, invece, ho ritenuto di non procedere nell’offerta perché l’ho constatata di inattendibile comportamento. Mi risulta, infatti, che, all’epoca minore, sia stata denunciata per furto o ricettazione.

Per le mie conoscenze, puttana, non è la persona che vende il suo corpo; puttana, è la persona che tradisce un progetto di vita; ed è di merda, quella puttana, se lo tradisce in modo misero; ed in modo misero io sono stato sentimentalmente tradito.

Quando la figlia ha avuto una operazione di appendicite che data la sua obesità poteva essere rischiosa, alle 4 del mattino nel reparto di chirurgia c’ero io, il violento, non, il marito e padre; e sono stato io, il violento, non, il marito e padre, che è andato a comperare le mutande nuove per la figlia; evidentemente, in casa non c’è n’erano di pulite, o non c’è n’erano proprio.

A me, anche quando non richiesta, anche quando non rifiutata solo per riguardo, la querelante si è solo sessualmente offerta. Non ha avuto di che lamentarsi. Affermo questo, non tanto per apparire più maschio o più uomo, ma solo per sostenere che la cura che ho avuto per le sue esigenze personali, è sempre stata superiore alla cura che devo alle mie.

Se l’ho ingiuriata come da denuncia, quindi, non l’ho fatto perché consideravo la querelante come “mio possesso”, ma perché, io, mi sono sentito uno scartato vibratore!

Sul misero comportamento della C. nei miei confronti ho numerosi testimoni. Quello che ho detto alla querelaante, pertanto, è stato solamente l’urlo d’amarezza dell’amante scartato e tradito nelle sue aspettative. Sono state le mie, frasi discutibili e/o opinabili, e/o erronee sino a che si vuole, ma per me, solamente la sintetica morale della mia storia con quella donna.

Riconosco in pieno solamente un errore: avrei dovuto, io, denunciarla per stalking! Non l’ho fatto, perché non sono uso prendermela con chi penso più debole. Non l’ho fatto perché ho rimosso la conoscenza che dice che dove non vi è forza fisica e/o mentale, e/o ragione, la falsità può supplire.

A proposito di falsità, o quanto meno di false dichiarazioni, rimando il giudizio sull’attendibilità morale ed etica della querelante, al risultato della perquisizione che ho subito per un presunto possesso d’arma. L’accertamento ha verificato che non possiedo arma alcuna!

Se nulla potrà togliermi dalle spalle il sospetto che il non averla trovata, non per questo significa che non c’è la possa aver avuta e/o tutt’ora averla, è alla cosidetta vittima della mia cosidetta violenza che devo il mio grazie per aver sbattuto la mia faccia sui cancelli del Nuovo Campone!

Già che ci siamo! Come mai la querelante non m’ha denunciato nel momento stesso che, a suo dire, è venuta a sapere di quel possesso? Per quali interessi, quella presunta illegalità non contava prima, mentre ha cominciato a contare solamente nel momento della rottura?

Se tacendo ha negato il suo dovere verso la Legge, (e con questo, complice di reato) denunciandolo dopo, la querelante, cos’ha rivelato di sé stessa? Un suo tardivo pentimento, un bisogno di vendetta, o che parla anche a vanvera?

Quello che in effetti risulta dalla sua denuncia circa un mio presunto possesso di un’arma, è che la querelante agisce secondo valori morali dettata da opportunità. Con altre parole, tutto è lecito sino a che le cose gli vanno bene, e tutto non lo è quando le cose gli sono avverse, o tali le crede.

Mi sia consentito di dire, in ultima, che ho trovato sospesa per aria, l’ipotesi di “lutto” per mancato superamento della “morte” del mio rapporto con la querelante. Io non sono un ragazzino. Sono un uomo (provato) che da tempo sa che “morto un papa se ne fa un altro, e morto un re se ne fanno tre”.

Di che avrei dovuto agitarmi, quindi? Per un amore? Ma neanche per idea! Trovo che ci sia di che far uscire dai limiti, invece, quando ci accorgiamo di essere stati, prima spremuti, e poi buttati!

Io sono un limone che può anche accettare di finir spremuto, ma, non di essere messo nel secchio della spazzatura! Non senza spiegazione, almeno; che è stata quella che ho cercato, che è stata quella che è stata intesa come stalking solamente perché ripetutamente richiesta.

Come non insistere nel bisogno di spiegazione, infatti, se quella data era talmente generica da poter apparire anche una riparabile crisi fra due sentimenti? Non per questo non riconosco che per raggiungere il mio bisogno di definitiva chiarezza ho superato dei limiti, ma per questo riconosco, che se vi è colpa in quanto denunciato a mio carico, alla querelante bisognerebbe addebitare il corrispondente concorso.

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