a Ercole C.

Sull’Eutanasia.

E’ compito di una concessionaria di automobili (paragono così un qualsiasi Centro culturale) fare si che l’auto che consegna (una informazione) sia idonea all’uso, ma, non è compito di quel Centro discernere sull’uso del veicolo al posto del guidatore.

Se circa una vita sappiamo tutti i fattori che la guidano, certamente possiamo concordare (o non concordare) sulle scelte di guida del guidatore, ma, se di quella vita non sappiamo tutto, possiamo guidarla secondo noi se non interferendo sulla sua meta? Per questa ignoranza, credo sia giusto non opporsi a nessun tipo di informazione come neanche nessuna scelta: ivi comprese quelle che possono indurre alla tentazione di andare fuori strada.

Succede, perlomeno a me è successo, che può anche essere necessario andare fuori della vita, per capire effettivamente ed attivamente come stare nella sua carreggiata. Lungi da me l’idea di essere favorevole a qualsiasi cultura di morte, tuttavia, presso di me vi è l’idea di essere favorevole a qualsiasi Cultura che in alcun modo neghi a nessuno, l’arbitrio di gestire la propria vita. Non la neghi neanche quando vediamo bene che, almeno secondo noi, si dirige verso punti di non ritorno.

Non si può negare un arbitrio sia credendo ad un Principio naturale della vita che, tanto meno, credendo ad uno sovrumano. Nel primo caso perché rischiamo di far inutilmente proseguire un dolore (l’arbitrio) e nel secondo perché impediamo che una vita si diriga verso il Suo principio secondo la forza del suo spirito.

Il male umano (quanto il sovrumano) sa bene che deve tenere giù le mani dalla vita degli altri; come, tanto quanto è male, sa bene che non lo vuole. Diversamente dal male, il bene umano sa bene che vuole (dalla vita propria quanto altra) far tenere giù le mani al male, ma a differenza del male, il bene tanto quanto è bene, sa (anche se non sempre sa volere) che, da altra vita, a sua volta le deve tenere giù.

So bene che fa male fermarsi di fronte al male nella vita altra, ma è altrettanto male (e fa male) invadere l’altrui volontà. Ogni genere di sopraffazione (anche quella a fin di bene) è propria dello spiritismo, ed ogni genere di non ingerenza sulla vita altrui (anche se l’ingerenza non è a fin di male) è propria della spiritualità.

calamaio