Tornare all’Uno

Come? Con i fondamentalismi?  Il fondamentalismo religioso, da un lato è il bastone che rinforza il passo di una cultura esterna alla nostra e dall’altro è lo strumento che permette a quella cultura di aprire il nostro percorso (sociale oltre che religioso) alla sua volontà. Prima dell’Islam l’ha usato il Cristianesimo. Succederà anche a quello Islamico.

Negli ambiti deserti ciò che non è fondamentale per la sopravvivenza è potenzialmente mortale. La necessità di agire secondo fondamento fonda la mente fondamentalista. Ora non è più così strettamente necessario, o non sempre, tuttavia, quell’atavica cultura gli è rimasta. Il Profeta l’ha usata per motivare maggiormente quanto andava conoscendo e divulgando. Non so se sia così in tutti i casi, o se sia così solo negli arabi che sono stati i cardini delle mie conoscenze. Te le passo, quindi, come le ho capite. Dalla visione capita sul carattere arabo sono emerse alcune considerazioni sui loro principi religiosi e sui nostri. Nella nostra cultura siamo ciò che pensiamo. Dell’islamico, invece, direi che è quello che può. Sommo fra quello che può (e indispensabile fondamento per la sopravvivenza della sua vita spirituale) la capacità di abbandonarsi nella volontà del Padre secondo la visione del Profeta.

La doverosa volontà di abbandonarsi in una maggiore trova origine nell’obbligatorio servizio di un inferiore verso un indiscutibile superiore: capo famiglia, e/o tribù, ecc. Elevando quelle condizioni di sudditanza verso il Sovrano più grande, il Profeta, ha dato sovrumana virtù a una corrente realtà. L’abbandono nella volontà del Padre islamico, rende impossibile distinguere al Credente, ciò che è dello stato divino della vita da ciò che è di sè. L’islamico non ha un Cesare a cui dare quello che è suo. Per il Credente, infatti, tutto dipende da … Certo, quella fede è stata strumentalizzata per scopi ben più bassi ma questo vale anche per il cristianesimo.

Per la sua convinzione di fede, dell’Islamico si potrebbe dire che non è portatore di colpa, tanto quanto attua, nella superiore volontà, l’abbandono della sua. Per quella visione di sé, un “martire dell’Islam” può compiere qualsiasi genere di azione, e subire qualsiasi genere di azione. Non è la non paura della morte che rende l’Islamico incurante della vita: è la sua fede nella Vita, che lo rende incurante della morte. Anche i primi cristiani erano così, ma sotto i ponti ne è passata di Storia. Sotto quegli Islamici, non ancora quanto basta per sommergere i primevi piloni: succederà. La vita concede secoli di corda, ma prima o poi impicca alle sue ragioni, non, alle nostre. Al cristiano hanno insegnato a dare a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. Il suo deocentro, quindi, (passami il neologismo) è la coscienza di sé: coscienza, che si forma pienamente, tanto quanto sa, e/o può, e/o vuole rispondere con spirito giusto, a cosa è bene e vero sia per sé che per la vita.
 

Da tempo noto nel cattolicesimo un irrigidimento delle sue posizioni. Da un lato gli servono, penso, a fermare lo sviluppo di alterni pensieri. Dall’altro, a intruppare il cattolico moderato fra quelli ideologicamente fermi. Secondo mete di potere, l’irrigidimento religiosamente normativo ha una sua logica, ma la possiamo dire ancora cristiana? Non lo direi, se per cristiana intendiamo la magistrale lezione del Figlio. Per il Cristo evangelico, infatti, il Padre è Amore, e l’Amore è Comunione. Niente e nessuno può considerarsi e/o esser detto escluso. Solo le Sette escludono.

Il Padre immaginato dal Profeta, ama allo stesso modo del Padre immaginato da Cristo? Fra le due immagini, quale, l’Uno, che definire “più grande” non ha alcun senso visto che non ci può essere nessuno più grande dell’Uno? L’Uno immaginato da Cristo, e che stiamo elevando a Dio pur avendogliene fatto di cotte e di crude, o l’Uno immaginato dal Profeta come l’indiscutibile Sovrano che nulla può detronizzare come nulla mettere in trono? Il Profeta ebbe a dire: Cristo verrà dopo di me. Facile intuire una qualche preoccupazione del credente islamico. Non di meno del credente cristiano. Pur non avendone avuto il diritto, non ignoriamo, infatti, quante pietre abbiamo già lanciato addosso agli altri!

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