Medianità e quanto di correlato

logos

La Medianità e le collegate manifestazioni sono state delle vie che mi hanno permesso di conoscermi e di conoscere. Conoscermi e conoscere m’ha permesso di capire che non sono attendibili perché sono inverificabili sia gli stati di vita di chi la manifesta (anche per intenti, nell’immediato non necessariamente negativi) che gli stati di spirito degli spiriti che corrispondendo con il nostro spirito, la permettono anche per intenti, nell’immediato non necessariamente negativi. La corrispondenza di forza fra uno spirito umano è uno spirito ulteriore è permessa dal comune stato di spirito: così gli intenti che permettono e giustificano la manifestazione medianica. Guaio è,   che nulla e nessuno può affermare di conoscere veramente il proprio spirito. Al più, uno stato di prevalenza che non resta mai lo stesso. E’ così, anche per lo stato di spirito degli spiriti. Ne consegue la domanda: se ci ritroviamo a corrispondere con un sovrannaturale Caio, e se il suo come il nostro è soggetto a mutevolezza, quanto possiamo dire che ci stiamo relazionando solo con Caio e per gli stessi intenti? Lo possiamo solamente ignorando che ogni stato della vita (umana e ulteriore) é soggetto ad essere influito da stati maggiormente determinanti. Ne consegue, pertanto, che Caio potrebbe non essere più Caio, bensì, quello di un prevalente che, servendosi di Caio ci comunica, invece, quello che è di Sempronio. Per gli stessi intenti? Se già non possiamo verificare quelli di Caio, manco si può verificare quelli di Sempronio. Visto che siamo diventati così saggi da insegnare ai bambini a non accettare caramelle dagli sconosciuti, perché mai restiamo così poco saggi da accettarle da inverificabili spiriti? Perché come bambini siamo alla costante ricerca di una guida? E’ vero solo per i comunque orfani, ed é vero per chi é rimasto orfano, perché gli sono morti i principi di vita che gli facevano da padre, e/o da Padre secondo infiniti casi, necessità, condizioni. Nessun spirito può sostituire quel Principio! Volenti o nolenti, tutti deviano (condizione e/o fissano) la nostra ricerca di Padre: comunque lo si nomini, lo si creda, o lo si immagini. Tornando alla mia vita, io l’ho rItrovato nella Vita: il tutto dal suo Principio. Sul Principio della vita (la Vita) non c’é possibilità di dubbio, come neanche di orfanità. Detto questo, ognuno creda quello che vuole (sà o può) perché tutto è via per capire la vita, e perché, a parte il dolore (male naturale e spirituale da errore culturale) non sono contro nulla e nessuno.

spuntodue

 

Gatta ci cova!

manofronteNon saprei dire se a sfavore del bene, per cui è il bene che me lo segnala, o a sfavore del male, per cui il segnale è dello stato contrapposto al bene, (tanto quanto è contrapposto) ma quando sto per incontrare personalità tossicodipendenti (o anche di male nel senso di errore) da parecchio tempo sento una pressione sulla scapola destra; proprio dove, nella tazza, il caffé residuo aveva disegnato, sulla scapola dell’anziano, il torso della figura caprina. E’ una pressione più o meno forte: la direi anche più o meno imperiosa. In alcuni casi fu anche molto imperiosa. La sento anche in questo momento: è una pressione che va e viene. Se fossi tossicodipendente da droga, direi che è la ”scimmia”. Se ciò che è posato nella mia scapola (scapola che è nella schiena e schiena che è anche detta ”vita“) è a somiglianza di quella nell’immagine dell’anziano, evidentemente, nella mia scapola è collocato del male analogo a quello che visse (o con il quale visse) quell’anziano, ma, quale male? Dal momento che non sono un tossicodipendente da “droga” ma al caso lo sono della mia sessualità (droga quando fissa il mio arbitrio) ne consegue che anche quella figura ebbe un analogo stato di dipendenza?

grurit

Medianità

Le raconto l’esperienza medianica di qualche anno come malamente la ricordo.

 

 

 

 

manofronte

Tramite di medianica conoscenza fu un amico. Quando sentiva di dover scrivere puntava la biro sul foglio. La penna tracciava scritti non sempre facilmente leggibili, ora dei profili di volti, o immagini di personalità bestiali: sorta di incroci fra teste di cane e quella di scimmia. Qualche volta l’immagine di Tobj, un molosso nero che al mio amico era mancato per cimurro. In diversi casi  è intervenuto Robert Kaufman: pensatore svizzero (di Brema o di Berna, non ricordo) vissuto ai tempi della Rivoluzione francese. Kaufman una volta si disegnò: viso piccolo e ovale. Indossava un colletto rotondo, a pieghe inamidate: credo lo si dica “alla Medici”. Fu Kaufman ad avvertirmi “di stare attento perché c’era molta negatività”. Non precisò se dentro di me o presso di me. Di Kaufman, lo spirito di Cesira disse: “ Gira da queste parti un tipo stranissimo”. Kaufman aveva una scrittura a ”penna d’oca” ma l’usava solo per poche righe. Si rivolgeva a me dicendomi “Illustre collega”. Proprio non capivo dove stava il mio illustramento, ne dati i miei approssimativi studi dove potevo essergli collega. Per quanto compiaciuto ne ero anche imbarazzato. Dei suoi scritti disse ”che non si era conservato più nulla di importante.” Anche Cesira (mia madre adottiva) si complimentava con me per la mia intelligenza: proprio non capivo. Tempo dopo ebbi anch’io quella possibilità. Diversamente dall’amico che riceveva scritture, io ricevevo disegni. Diventava “scrittura” (e messaggio) l’interpretazione che ne davo. Cessai quella facoltà man mano cessai di confidare su quel mondo. Capii così, che senza confidenza non è possibile attuare alcuna medianità. Capii, inoltre, che la medianità, più che un dono degli spiriti è da considerarsi  un emozionale ricatto. I cosidetti doni dello Spirito, infatti, creano delle forti dipendenze.

Cesira era preoccupata perché continuavo a frequentare delle “zone scure”; non perché con poca luce come inizialmente ho pensato ma perché coscienze con poca luce come poi ho capito. I primi tempi subii la sua preoccupazione ma poi tornai alla mia volontà; non c’era solo bisogno di piacere in quelle zone ma anche bisogno di capire, così, la mia ricerca del piacere è stato tramite sia del capire che del far capire. Naturalmente, per quello che ho saputo e/o potuto. Fra i miei corrispondenti vi fu anche Giovanni della Croce: un carattere spiritico molto forte (sempreché sia stato lui) e con il quale non corrisposi più di tanto. Vi furono delle personalità tossicodipendenti; anche in quello stato erano restii ad ammettere la loro tossicodipendenza. Nel usare la mia forma di scrittura, più di una volta mi capitò di sentire che con la penna non toccavo la carta. Aprendo gli occhi, mi accorgevo che stavo ”scrivendo” per aria. In quei momenti, il braccio era leggero al punto da sollevarsi per moto proprio. Dopo quelle esperienze di levitazione, per quanto di ”relativa” importanza, capii benissimo i voli di Giovanni della Croce, di Teresa d’Avila e di altri. Scendere da quei picchi di beatitudine significa ritrovare il peso della carne; ed è di tutto fuorchè piacevole.

Qualche tempo fa, sempre nella tazza del caffé, i residui della polvere composero due cuori. Uno più grande dell’altro. La parte destra del più piccolo stava sopra l’altro. Nel più piccolo, nella curva che si congiunge in basso, sulla punta si era disegnato il profilo di un volto di un quarantenne senza capelli e senza barba. Avrebbe anche potuto essere l’immagine di qualsiasi volto ma il naso, inconfondibile, era quello dell’Anziano. Chi sia l’Anziano, ora (12/2019) non ricordo più. A mio parere, il significato del messaggio è questo: il cuore è vita. Più si è collocati nel cuore della Vita (nell’immagine, il cuore più grande) più si è nel Principio della Vita. Poiché al Principio della Vita il cuore è giovane, più ci si avvicina al cuore della Vita più quella vita ci colloca nella sua giovinezza. Essendo forza, quella giovinezza, ne consegue che più si è collocati nel Principio della Vita, più lo Spirito ci rende giovani perché nella sua vita, forti. Dal momento che il cuore è il simbolo dell’amore, più si è collocati vicino al cuore della vita più si è collocati nell’amore della Vita. Naturalmente, si è collocati nel cuore della Vita tanto quanto si corrisponde con i suoi principi.

grurit

Contatti

manofronteSull’esempio della ”planchette” (credo si scriva cosi) provai a scrivere delle domande e a metterci sotto un si ed un no come possibili risposte. La penna andava qualche volta sul si o sul no; qualche volta o verso il si o verso il no, ma, o prima o dopo il si o il no. Non possedendo la facoltà di rapportarmi attraverso la scrittura medianica, potevo valutare la “precisione” della risposta (oltreché dal genere di emozioni che sentivo) anche in ragione di dove si era diretto il segno. Se la traccia passava fra la consonante e la vocale (ad esempio: s/i) la risposta poteva essere attendibile ma, siamo sempre li, per quali concetti? Per i nostri o per quelli dello spirito comunicante? Pensa che ti ripensa giunsi a tre considerazioni:

* se la traccia passa fra vocale e consonante la risposta si basa sulla corrispondenza di concetti fra il piano umano e quello degli spiriti;

*  se la traccia verso la risposta era prima del si o del no (se prima è più vicina allo scrivente e dunque più bassa, cioè, più corrispondente al nostro piano esistenziale) i concetti appartengono alla nostra cultura;

* se è dopo (e dunque più lontana dal tramite e dunque elevata verso gli stati superiori) i concetti culturali espressi nella corrispondenza medianica appartengono allo stato spiritico.

Al termine di questa lettera porrò la seguente domanda: le ipotesi a,b,c, sono vere, verosimili, false?

Sempre che ci sia risposta, se la traccia si fermerà sul ”verosimile” stiamo comunque attenti; non solo perché ciò che è vero al simile non si sa quanto è falso al simile ma anche perché una risposta è uno stato culturale che può contenere diversi stati culturali: tanti, perlomeno quanto la traccia si colloca vicina o lontana al si o al no. La penna aveva una sua volontà anche quando non ponevo domande: bastava che allentassi la mia. In genere, i segni che mi pervengono, consistono in immagini: interpretando le immagini ho il messaggio. A proposito delle tre croci contornate da un cerchio che metto sul foglio all’inizio della comunicazione, vi furono messaggi che segnavano (confermando e/o negando in ragione dell’insieme della comunicazione) o la prima croce ( il Padre: Cultura della Vita) o la seconda (il Figlio: Cultura della vita del Padre) o la terza, lo Spirito: principio della forza della Cultura della vita originata dal Padre e comunicata dal Figlio per la vita data dallo Spirito. Il più delle volte capitò che la penna passasse sopra la seconda croce: quella del Figlio. Ricordo una sola volta su quella del Padre e, mi pare anche una sola volta su quella dello Spirito. Un’altra volta passò su tutte e tre. Succedeva anche che la penna passasse al di sopra delle tre croci e qualche volta al di sotto. Nel primo caso traevo la conclusione che lo spirito comunicante fosse, o in una posizione di superiorità spirituale (non saprei dire se rispetto al simbolo e/o rispetto alla mia spiritualità e/o rispetto ad ambo i valori) oppure in una posizione di superbia verso il simbolo e/o verso la mia spiritualità: superbia che può essere disprezzo, noncuranza, sfida o quando altro di negativo. E’ anche vero che la traccia sotto il segno trinitario può significare un grado di dipendenza spirituale verso la Trinità; ma il porsi vicino è comunque giudizio sullo stato di vicinanza fra uno spirito e lo Spirito. In una delle ultime risposte che ho ricevuto, la traccia della penna è passata sotto il Padre, attraverso il Figlio e sopra lo Spirito. Ne ho dedotto questo: La vita del Padre nella Cultura del Figlio eleva lo Spirito.

Nessuna risposta alla domande con asterisco

grurit

Parlando della Pedagogia

manofronteDopo aver parlato della Pedagogia con conoscenti mi venne l’impulso di puntare la penna su un foglio. La penna tracciò le immagini di due ”bestie“: la più piccola stava sopra la più grande. La più piccola aveva la lingua in fuori a mo’ di sberleffo. Ne trassi due conclusioni: o mi sbeffeggiava perché indispettita dal fatto che avendo detto del giusto avevo ”fregato” gli influssi del male (o dell’errore) di cui era immagine, oppure mi faceva capire di avermela fatta, cioè, di avermi fatto dire ciò che voleva quello spirito, non quello che voleva il mio: il che è come dire che aveva fregato me. Mi viene alla mente anche una terza considerazione. Dal momento che quello spirito sa, che non so quali delle due ipotesi sia vera, lo scopo della comunicazione non è stato quello di dare la sua spiegazione  (ci crederei con molta riserva) ma è stato quello di seminare dubbi; il che, è come dire che con una minima spesa ha tentato di avere il massimo guadagno. Per quanto riguarda me gli è andata buca, e per quanto riguarda gli altri (dando le spiegazioni che sto dando a lei) credo di avere vanificato il tentativo: prova ne sia il fatto, che nonostante avessi puntato ancora la penna, non c’è più stata nessuna comunicazione. Lo so che si può dubitare di chi dice di avere questo tipo di possibilità (la corrispondenza con gli spiriti) ma siccome non intendo fare nessun tipo di mercato, ne porvi la mia affermazione personale, che mi si creda o no, per quanto mi riguarda è irrilevante.

grurit

Dubbi

manofronteNon la realtà dei miei rapporti medianici non è vera, ma il tipo di contatto (almeno quello mio) non rende possibile distinguere ciò che è vero dal falso (o verosimile sia al vero che al falso) vuoi perché non si conosce nè si può verificare lo stato spirituale della realtà spiritica che corrisponde con il nostro spirito. Lo stato di vita di una realtà spiritica che comunica attraverso il nostro spirito è molto più ampio del nostro. Va da sé che anche a fronte di una domanda semplice, gli stati culturali di realtà diverse fra loro, non raggiungeranno mai la stessa intesa sui concetti espressi e sui loro valori. Esemplificando, se una data domanda comprende una valutazione su ciò che è bianco, su quali concetti di colore verterà la risposta? Sui nostri o su quelli della forza in rapporto con la nostra, e che a sua volta, secondo il proprio stato di vita, è in rapporto con la Vita: universale via del bene nella verità? Data l’inverificabile condizione, possiamo dire vero solo quello che crediamo vero.

grurit

Urla e stridor di denti

manofronteAnni fa, in una sera di agosto ci fu un fortissimo temporale. Al mio rientro, sulla scrivania che avevo sotto la finestra trovai pressoché inzuppato anche un giornale: trattava dei “delitti dell’autostrada”. Stavo per buttarlo, invece, ho seguito un impulso contrario. Una volta asciutto l’ho aperto. L’inchiostro aveva composto un’insieme di immagini. All’interno della testa di una fiera (un leone) si evidenziavano tre immagini di bestie. La più grande aveva sulla schiena una più piccola. A fronte, un’altra bestia, più piccola di quella più grande, ma più grande di quella sulla schiena della maggiore. Le une di fronte all’altra, si fronteggiavano minacciandosi. Credo sia stato Dante a parlare di “urla e stridor di denti”. Se avessi sentire quelle immagini, quello avrei sentito. Conservo ancora quel giornale fra le mie carte ma non l’ho più aperto. Non so, così, se dei curiosi nel futuro potranno vedere quello che avevo visto. Anche perché, morto me, chissà dove andrà a finire tutto il mio daffare. Va bè! Se sono un interesse della vita, la vita proteggerà i suoi interessi!

Ho fortemente tagliato questa lettera. Alla data presente, ho visto che le conclusioni che all’epoca avevo tratto da quel “messaggio”, erano possibili perché mi era piaciuto considerarle tali.
Marzo 2020

grurit

L’Inferno?

L’Inferno non è un luogo: è lo stato dell’ignoranza di chi si oppone ai principi e al Principio della vita. I credenti seguano il discorso per amor di tesi. I non credenti, per quello che reputano meglio.

 

 

 

manofronte

Più o meno, sappiamo tutti cos’è l’Inferno secondo chiesa. Per quanto conosco, invece, non sono di quell’idea. Inferno, per me, non è un luogo: è uno stato della nostra conoscenza sulla vita, o meglio, della nostra ignoranza e/o opposizione verso i principi della vita e del suo originante Principio: comunque lo si chiami, lo si dica, lo si immagini.

Abbiamo due principi di vita: il soprannaturale ed il naturale. Il primo è l’Immagine, mentre il secondo, ciò che è a Sua somiglianza. Vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra i suoi stati: Natura, Cultura, Spirito. Il Principio soprannaturale, è il massimo stato della trinitario_unitaria corrispondenza fra i suoi stati. Per questo, è l’Unico, e per questo, è anche detto l’Uno. In quanto a somiglianza dell’Immagine, anche noi siamo trinitario_unitari. Lo siamo, perchè il bene non può essere disgiunto dal vero, se non mettendo in sofferenza lo spirito: cioè, la forza della nostra vita. Non era mia intenzione illustrarvi il cosiddetto mistero della Trinità , ma già  che ci sono!

Vivere, è capire la differenza fra i principi dell’Immagine e quelli della Somiglianza. Mettiamo che il Principio della vita (l’Uno) sia un valore X, e mettiamo che la completa ignoranza di quel valore, (il cosiddetto Inferno) sia Zero. Ora, ammettiamo che di quel Principio (quello della vita) io abbia capito un valore pari a sette. Si può dire, allora, che sono prossimo al Principio per un valore pari a sette, e distante dall’Inferno, (cioè, dalla totale ignoranza dell’Immagine della vita) per analogo valore. Vita, però. è stato di infiniti stati della relazione di conoscenza fra la vita del mio principio e quella del Principio. Il che vuol dire, che nella ricerca della mia verità, e della Verità, il mio sette, può diventare un nove, o un cinque, in ragione dell’aumento, o della diminuzione, del mio capire, e di conseguenza, del mio vivere il capito. In ragione dell’aumento del capire l’Immagine della vita, ci collochiamo prossimi al Principio. In ragione della carenza di quel capire, ci collochiamo distanti dal Principio. Nessun stato di vita, però, può giungere allo Zero. Anche la massima ignoranza sul Principio, infatti, non ci esclude dalla vita del Principio. Tutti, infatti, possediamo il Suo stesso principio: la vita. Si può dire, allora, che neanche il Male, abita l’Inferno. Al più, in ragione della sua ignoranza e/o opposizione verso il Principio, si può dire che c’è l’ha nella mente. Ed è quello, che, su l’Inferno, possiamo dire anche di noi.

“Perché¨ poi gli umani tendano al paradiso ma sono attratti dall’inferno è altra questione da approfondire…”

C’è un centro di gravità  permanente” nel nostro animo, e c’è chi lo identifica nelle infinite forme del male: per me, dolore naturale e spirituale da errore culturale. Con l’affermazione, mi riallaccio all’Inferno come zona di non conoscenza. Di per sè, la non conoscenza non è un male: male, è voler restare, non conoscenti. Si può, voler restare non conoscenti? Direi di sì. Basta escludere dall’io, tutto quello che lo porta a comprendere la ragione altrui. Basta eleggerlo, cioè, a primario principio, oltre che della vita propria, anche di quella altra; egocentrica elezione, questa, tipica dello stato infantile della vita. Attratti dall’Inferno, quindi, perchè attratti da un “centro di gravità  permanente” quale può essere l’egocentrismo? E, perché mai sarebbe infernale, l’egocentrismo? Lo è, a mio avviso, perché, l’egocentrico, riducendo tutto a proprio servizio, riduce la ragione della vita altrui, sottomettendone la volontà. Il che, oltre che dello stato infantile della vita, è anche tipico del potere, e della manifestazione dei potenti. Se il potere e la manifestazione dei potenti è tipica dell’egocentrismo, e se l’egocentrismo è tipico dello stato infantile della vita, allora, si può dire che ogni potere, e potente, è infantile. Al punto, gli umani sono attratti dall’Inferno, o attratti da quel periodo della vita, nel quale, tutto gravita attorno a noi? Guarda un po’ a dove sono andato a finire. Egocentrismo e fame di potere, motivati da una nostalgia di culla? Infernale, questa nostalgia? Direi di sì. Egocentrismo e fame di potere, infatti, fissando l’identità  all’interno dei loro principi, fissano anche ogni altro atto della conoscenza. Nella fissazione di ogni altro atto della conoscenza, si instaura quell’inferno che è la distanza dalla verità : propria, altra, e superiore. Dopo questa pizza da voltar via con la testa ci vuole proprio un caffè! Quanto zucchero?

Datata Marzo 2007

grurit

Sono stato Nené

Terminata la lettura di una zeffirellata su Cristo mi sono fatto degli spaghetti olio aglio peperoncino e ho aperto un Camilleri d’annata: Pensione Eva.

(6 euro spesi benissimo!)

 

 

 

manofronte
“Fu canticchia prima dei suoi dodici anni che Nenè finalmente capì quello che capitava dintra alla pensione Eva fra i mascoli grandi che la frequentavano e le fimmine che ci abitavano.”

Tardo, io lo capii verso i diciotto o forse meno. Allora, non sapevo neanche quanti anni anni avevo. Non importava a nessuno: neanche a me. Lavoravo al bar Aurora di Este. Di fronte al bar, una pensione: Il Cavallino. Nessun cavallo o stalla al piano terra. C’era un’autorimessa, e alla sinistra di quella, il ristorante della pensione. Citando il Camilleri, Il Cavallino, “era qualichi cosa di meglio di una locanda, e qualichi cosa di peggio di un albergo.” Ogni tanto, dalla pensione giungeva qualche richiesta. D’inverno, ricordo poche cioccolate calde. Il più delle volte, brulè che dovevano arrivare ancora bollenti. Ricordo strane atmosfere al bar, dopo quelle ordinazioni. Erano fatte di cotone. Di quelle, che per quanto le tiri non si strappano. Tra bicchieri e piattini per non far raffreddare il brulè, pesante, il vassoio che dovevo portare, e drammatico il passo tra il dover andar velocemente, e il non far cadere tutto. Salivo, per una di quelle scale che adesso non ci sono più: larghe, con scalini di pietra da lavare a varechina. Entravo nel salone. Aria di chiuso, un tavolo da una parte, e mi pare, un paio di poltrone. Dava l’idea di non esser mai stato usato: era lì. Alla sinistra, la porta della cucina/sala da pranzo/salotto. Attorno al tavolo, masculi grandi, fimmine, e disagi. Se c’erano risate, forse scoppiavano dopo che me n’ero andato. Non tanto perché riguardavano me (almeno penso) ma perché c’erano due occhi di meno, pensavo. Niente delle donne diceva il mestiere. Famigliare l’abbigliamento, e le personalità. Nulla degli uomini diceva il desiderio. Dei padri fuori casa. Se ci fosse capitata la Merlin, avrebbe detto: scusate, ho sbagliato porta! Scendevo dalle scale con un senso di liberazione. Vuoi, perché fuori non c’era più l’odore di quella cucina, vuoi perché non dovevo più darmi risposte. Vuoi perché temevo possibili domande.

Datata Marzo 2007

grurit

 

Non tutte le arance sono blu

manofronteMauro – Sulla sessualità, premetto che la considero prevalentemente interpersonale, e quindi, fare sesso con un’altra persona significa sempre affidare a lei tutte le informazioni più intime sulla propria sessualità.

Vitaliano – Distinguerei, Mauro, tra fare sesso e fare l’amore. Nel fare sesso, è vero che si affida all’altra/o le informazioni più intime della personale sessualità, (tipo particolari gesti, posizioni, atti, ecc, ecc.) ma non gli si affida i propri sentimenti, come lo si fa con chi si ama. Semplificando: nel fare sesso ci mettiamo gli attributi e le informazioni sul come meglio usarsi, mentre nel far l’amore, ci mettiamo la vita.

Mauro – mi sembra che se il rapporto fra due persone è di solo sesso, più chiare emergano le preferenze e i gusti sessuali.

Vitaliano – Condivido!

Mauro – se c’è di mezzo l’amore, anzi, c’è come un fattore di disturbo che rende il passaggio della comunicazione sessuale più sfuocato.

Vitaliano – A mio sentire, il fattore di disturbo che citi, altro non è che inibizione, cioè, difficoltà a scoprire con l’amata o l’amante del cuore, gesti e/o piaceri, indubbiamente più facili da rivelare, con una, o un amante occasionale. Per questa visione, “la calzamaglia in amore”, funziona come il filtro che cela delle insicurezze, delle paure, delle insufficienze, quindi, è sempre falsante. Quando si ama, si amano anche le rughe.

Marzo 2007

grurit

Tarzan, Jane, gli spiriti,

e il sesso degli angeli.

 

 

 

 

 

manofronte

Chi crede in un oltre, crede nell’esistenza degli spiriti: Presenze, Angeli, o Diavoli che dir si voglia e/o si sappia. Chi non ci crede, invece, o rifiuta la follia, o la dice frutto della mente. Comunque sia, io non credo negli spiriti, ma ho conosciuto la loro esistenza. Follia, anche la mia conoscenza? Al momento, non lo escludo, al momento non lo penso. Gli spiriti si manifestano per apparizioni, (basse? o elevate che sia ) o attraverso quelle esperienze di extra sensibilità che chiamiamo medianiche. Per me, il problema non è la loro, o non la loro esistenza, ma la loro attendibilità E mo? ve lo dimostro. Prima, però, è necessaria una premessa. Lo Spirito è la forza della vita. La vita, ha carattere determinante ed accogliente. Il determinante è dello stato maschile della vita. L’accogliente è dello stato femminile della vita. Bene! Fate conto, allora, di partecipare con me, ad una seduta medianica. Ad un certo punto, una Presenza si rivolge a me, e dice: io Tarzan, e tu Jane! In ragione di quanto detto nella premessa, quello spirito intende dire che la sua forza è maschile, e che la mia è femminile. Vita, però, oltre per quanto detto, è stato di infiniti stati, dell’infinita corrispondenza fra i suoi stati. Questo comporta, che nel giro di un micro stato di forza (cioè, di spirito) uno stato maschile può diventare femminile, ed uno stato femminile può diventare maschile. Morale della favola: l’affermazione di quello spirito è giusta perché legata al momento del recepimento del suo e del mio stato di forza, ed è sbagliata perché non dice, (o non conosce, o non ammette) ulteriore possibilità di vita, sia in sé che in me. Data l’infinita mutazione dello stato della forza possibile allo spirito, ciò significa che nel mondo spiritico, la nostra forza non ha dentità? No. Ciò significa che la forza della nostra identità spiritica, è data dal prevalere del dato carattere: spiritualmente maschile se determinante, spiritualmente femminile se accogliente. E, adesso, spogliamoci della carne, e avremo in basso, come in alto. Dicevo, che la forza della vita nel mondo degli spiriti, è maschile se prevalentemente determinante, e femminile se prevalentemente accogliente. Per ragioni molto ovvie il mondo degli spiriti è disincarnato. Mi direte, come può avvenire la corrispondenza di vita fra gli spiriti, se sono senza attributi? Elementare! Avviene, attraverso la corrispondenza della rispettiva forza. Tutto chiaro?!

Datate Marzo 2007

Contrastate adozioni

“Meglio che un bambino resti in Africa piuttosto che adottato da una coppia omosessuale”.

 

 

 

 

manofronte

Già! Meglio un bambino morto normalmente che vivo fra braccia non convenzionali. Le donne che al caso, non sanno usare la lingua come si deve, dovrebbero mettere la cintura di castità sulla bocca, non, dove, al caso, non interessa a nessuno, oltre, al caso, neanche all’interessata che non si rende conto che la vita non è “a sua disposizione”.

Giusto per anticipare questioni… Di per sé, il diritto all’adozione reclamato dal mondo Gay è giusto, nonostante ciò mi lascia perplesso. Non tanto per difficoltà d’amare e/o squilibri di infiniti generi, fra adottato ed adottanti (scagli la prima pietra la famiglia che ne è esente) ma perché vedo che la culla sociale non è ancora pronta ad accogliere, in pratico, quel diritto. Il che significa che non si potrà mai attuare quel diritto? No. Significa, “andare avanti con giudizio”.

Datata Marzo 2007

grurit

Amore e amorevolezza

manofronteAttraverso l’amico tramite, lo spirito dell’Amato mi ringraziò “per la mia amorevolezza “. A dirla tutta ci stetti anche male! Mi sarei aspettato un ringraziamento per il mio amore ma aveva ragione. D’altra parte, dicendo amorevolezza anziché amore come mi sarei aspettato, mi ha comunicato la vera essenza del reciproco trasporto e dunque una verità. Se quello spirito è effettivamente nel male, cosa gli costava dirmi una pietosa bugia, cioè, ringraziarmi per il mio amore? Allora, perché ha detto una verità? Perché, almeno in quel caso, non poté mentire o perché non volle mentire? Se precisando la realtà di quel sentimento sapeva di ferirmi, lo fece per amore della malizia o per amore di verità? Se non lo fece per malizia, allora quello spirito è anche capace di verità? Se lo è, allora ciò significa che se anche è stato nel male, tuttavia, almeno in quel caso seppe anche dissentire da quel volere e, dunque, seppe acconsentire a quello del bene? Ammesso e non concesso che lo possa sostenere, anche se lui è stato solamente il passivo strumento del mio discernimento sull’amore e sull’amare, pure, se lui non ci fosse stato, dell’amore e dell’amare io non ne sarei stato lo strumento attivo. Lo dico passivo, quello spirito, perché indurmi a capire non era certo sua intenzione. Se lo avesse fatto, avrebbe si, guadagnato una amicizia, ma avrebbe perso la possibilità di ottenere, amorosamente, ciò che al momento gli interessava di più: la sua ” roba “.

D’altro canto, pur guadagnando una amicizia, anch’io avrei perso la mia ” roba “: il desiderio per la sua Natura. Non sopportavo di vedere che il suo desiderio per il male che lo faceva stare bene pur facendogli male (la droga) lo divideva dal mio desiderio di lui: nel bene e nel male, una ”droga” con il quale tentavo non solo di ”farmi” facendomi amare ma anche di distoglierlo dal suo male. Ma se lui sapeva anche fare a meno del mio bene, tuttavia, non sapeva fare a meno del suo, che indubbiamente, trovava più facilmente presso il mio. Da buon scafato, lui sapeva navigare meglio di me nei marosi dati dalle false corrispondenze: invece, io affondavo, nel senso che quasi sempre cedevo al do ut des che mi imponevano lui e la sua amante: l’eroina. Non era certamente del bene la mia accondiscendenza ma, nei confronti di quella persona, “sapevo resistere a tutto fuorché a me stesso”. A dirla tutta, indipendentemente dal mio desiderio, non sempre la mascherina riusciva ad incantarmi, tuttavia, quasi sempre fui un giocatore incurante dei costi: non solo di quelli economici. Pur sapendo che il nostro capitale affettivo era sempre più povero e gli schemi del gioco sempre più scontati, andavo sempre a vedere le sue carte. Più volte gli manifestai l’esigenza di porre chiarezza. Sull’esigenza della chiarezza in genere glissava. Una volta che non gli riuscì di farlo mi confessò: “l’equivoco è sempre stata la mia difesa!” Sarà anche stato perché gli volevo bene ma in quell’affermazione non vidi solamente chi si serve dell’equivoco per proteggersi dal male a costo di farsi e fare del male, ma vidi anche un essere così indifeso, da non aver altro (o da non essere capace di altro) se non la sua “roba” per difendersi da ciò che non sapeva affrontare se non da “fatto”. Almeno sino a quando era in vita non ho mai preso in considerazione l’idea che se si faceva e faceva del male era perché avrebbe potuto esservi diretto sia da sè che dal male. Adesso ne ho più di qualche sospetto ma, nel dubbio… Se avesse messo chiarezza nel nostro rapporto, ammesso e concesso solo col senno del di poi che sarei stato pronto ad accettarla, (ciò avvenne, quando l’avanzare della sua malattia e la vicendevole amorosità che in qualche modo era spuntata dalla nostra storia insignificò la mutua “tossicodipendenza”) comunque la mia intenzione d’amore si sarebbe scontrata coll’impossibilità di raggiungerla. Al punto, comunque avrei capito l’amore e l’amare attraverso la fallacia dei miei intendimenti ma, avrei capito quanto ho capito giungendo con lui sino alla soglia fra uno stato della vita e inizio dell’altro? Comunque sia e, comunque possa essere interpretata questa storia, fra di noi c’è stata anche della verità.

Datata Marzo 2007

grurit

Domande, domande, domande.

manofronteIn un altro momento di stanchezza, comunicai al mio amico la mia intenzione di interrompere il rapporto. Mi obiettò: non puoi farlo. Non hai finito il tuo compito.  Comunque sia stato l’onere del compito (verso il suo spirito fine a se stesso o verso la Vita attraverso la nostra) so (spiritualmente e spiritisticamente) perché ho portato a termine quel compito, o so (quanto non avrei mai immaginato di sapere) perché quel compito sta ancora proseguendo? Se, come ti ho raccontato nello scritto precedente, uno spirito di male difende l’opera del mio spirito (i vari scritti) se ne dovrebbe trarre la conclusione che essi sono male. Fermo restando il fatto che nulla vuole se non la Vita (Spirito verso il quale mi riferisco per identificarmi) e che se atto difensivo vi fu, fu dunque permesso dalla Vita, cosa impedisce di pensare che sia stata una volontà di vita (cioè, di bene) anche infinitesima, a porre quello spirito a difesa della mia opera? Lo può impedire quello che, noi, sappiamo del bene e del male, ma, quello che noi sappiamo, dal momento che non la conosciamo sino dal Principio, cosa è, a fronte di quello che sa la Vita? Per quanto tanto, pressappoco niente. Una volta, quello spirito, (sempreché sia nel male è tutto da vedere in quale stato del Male) attraverso il medium mio amico mi si rivolse per scrittura medianica, dicendo: “Israele, aiuta il tuo popolo. ” Giacobbe fu nominato Israele da uno spirito. Io fui chiamato Israele da uno spirito. Giacobbe si alleò con la Vita. Prima di dirigermi verso la Vita, io sono stato alleato con una vita. Anche Giacobbe, prima dell’incontro con quello spirito fu alleato con della vita: quella del gruppo di cui era capo. Si può dire, allora, che sia Giacobbe che me (ognuno per il proprio stato e dato ad ognuno il proprio stato) siamo spiritualmente giunti ad allearsi con lo Spirito della Vita dopo essere stati alleati con della vita di questa. Se quello spirito ha difeso gli scritti, lo ha fatto perché possono aiutare il popolo, di cui, secondo lui, sarei Israele, ma, lo sarei di quello che sta nel bene o di quello che sta nel male, o sarei “Israele” del popolo che è Israele perché, nel bene e nel male, è alleato con la Vita? Elevando il pensiero verso il Principio, se un popolo è chiamato ” Israele” perché è alleato con la Vita, allora, sono “Israele” tutti i popoli che, con spirito dato lo Spirito, alleano la propria vita con la Vita? Prima di ogni nome, però, vi è la Vita dalla quale si originò ogni nome. In questo senso, tutti i popoli che in nome della vita si alleano con la Vita, indipendentemente dal nome, sono alleati con ciò che l’ha principiata: lo Spirito. Secondo queste considerazioni, chi mi chiedeva di aiutare quello spirito? La vita di un popolo (Israele) o quella del popolo della Vita: primo ed universale nome (Vita) di chi vive secondo il Suo nome?

Datata Marzo 2007

grurit

 

Leggendo il “Fedro”

manofronteLeggendo il “Fedro” di Platone ho scoperto che ad avere un naso notevolmente rincagnato era Socrate Ne ricavo che, o sono sotto l’influsso di quel filosofo, o che sono sotto influsso di un filosofo che ha il naso rincagnato tanto quanto Socrate. Potrebbe anche essere vero, però, che posso essere sotto l’influsso di un Anziano che filosofeggia e che condivide con Socrate solamente la stessa forma di naso. Ciò che nella vita (la biga) io dico Natura e Cultura, Socrate lo dice cavallo temperante e cavallo intemperante. Ciò che io dico ” arbitrio dato dallo Spirito ” (guida della vita) Socrate lo dice ” auriga “. Socrate non disprezzava la Natura, anzi, se ricordo bene, la diceva “fonte del ricordo della Bellezza e della Bontà che è presso il Nume”.  Come si può disprezzarla sapendola via della verità ( Cultura ) della forza della vita: lo Spirito? Secondo Socrate, la retta guida dell’auriga (dello Spirito) era data dalla temperanza e la temperanza si raggiunge, appunto, mediando fra forze contrapposte. Con questa intuizione, Socrate aveva presagito che l’Auriga (lo Spirito della vita dato da volontà contrapposte e, dunque, l’un l’altra temperanti) aveva una funzione paraclita, cioè, mediatrice. Con Platone sostengo non la temperanza per contrapposizione di volontà (quella del bene contro quella del male) ma la temperanza data da una relazione di stati che, lo Spirito, dato dalla reciproca corrispondenza, non può non mediare.

Datata Marzo 2007

grurit

Influito da Socrate?

manofronteSe è vero che sono sotto influsso dello spirito di Socrate, allora sono filosofo tanto quanto sono influito da quel filosofo, ma, dicendomi ”illustre collega“, Robert Kaufman si riferiva al mio filosofico spirito, o allo spirito di Socrate (che gli è certamente più collega) nel mio? Se uno spirito riconosce uno spirito in quello di un altro, allora, ciò significa che tutte le identità conservano la vita di ciò che furono. Se conservano ciò che furono, allora, il rapporto fra Socrate, Kaufman e me, non è spirituale ma, appunto, spiritico. Se è spiritico, si ricordi che il mio rapporto con lo spirito di Socrate (e/o di Kaufman) è bene e vero tanto quanto è giusto. Chi può dire quanto è giusto? Con me, ovviamente, lo spirito di chi legge quanto sostengo. Come? Sentendo la propria emozione, cioè, lo stato del proprio spirito. Se è in pace (cessazione di ogni dissidio) necessariamente è nella verità tanto quanto è in pace. Sempre sul “Fedro”, detto da Socrate, leggo: “… i sacerdoti del tempio di Zeus a Dordona assicurano che le più antiche profezie sono venute da una quercia . “Non ricordo precisamente, ne quando e ne in che contesto ma parlando del mio amico l’entità “Francesco ” mi disse: “perché tu sei una quercia e lui è un ramo secco ? ” Se avesse detto il contrario non m’avrebbe fatto male tanto quanto. Se è vero che la definizione dello stato del mio amico mi preoccupò non poco, non di meno, anche la definizione del mio stato mi preoccupò. E’ indubbiamente bello sentirsi dire che si è una quercia perché una quercia è forte, grande, protettiva, ecc. ma per quanto grande, forte e protettiva, chi protegge la quercia? Il cielo, mi dissi! Ma se dal cielo scendono i raggi del sole, dal cielo cadono anche i fulmini! E, allora? Allora mi domandai: cosa c’è di più grande del cielo? Mi risposi: più grande del cielo, c’è soltanto la Vita. Così, solo confidando nella Vita, mi fu possibile di accettare l’idea di essere come una quercia.

Datata Marzo 2007

grurit

Sogni e arabi

manofronteContrariamente a quanto avevo preventivato, verso le quindici ho preso il treno di ritorno da Firenze. Sarà stato anche perché ho mangiato un gelato prima di andare a dormire ma ho sognato di essere in un sito desertico. Stavo guardando tre figure vestite alla araba. Le sentivo nemiche. Si stavano dando da fare per far crollare un mucchio di materiale su quello che mi pareva o una tenda, o una grotta. Ero distante da loro una cinquantina di metri. Commentavo quello che stavano facendo ad un qualcuno che era fuori dalla mia visuale. La parte che di me era come spettatrice, dal momento che non vedeva la persona che parlava, trasse la conclusione che il collegamento doveva avvenire per radio. Per radio ai tempi delle crociate? Chissà perché ho pensato alle crociate. Non c’era nessun riferimento a quelle, nel sogno. All’improvviso, la parte di me fuori campo visivo non vide più la parte che era dentro. Anche la voce che proveniva da chi non vedevo si stava chiedendo dove era andato a finire il mio me che era nel campo. Ero balzato fra quelle figure. Mi vidi affrontarle in duello. Avevo una spada con la lama a mezzaluna. Con una sola mossa in verticale tagliai letteralmente in due un avversario. Misericordia, che botta, si disse la parte di me fuori campo. Credi, vedendo l’azione, venne anche a me l’istinto di far rientrare la testa nel collo, da tanto mi immedesimai con quello che era stato colpito. Premesso il detto: ”Ne uccide più la lingua che la spada“, potrebbe conseguirne che la spada non solo è una lingua con la quale chi ”di parola ferisce di parola perisce” ma è anche ciò che separa quello in cui penetra. Se la spada a mezzaluna è simbolo di quella Cultura, e se la spada è il simbolo di una lingua che divide ciò che è vero da ciò che non lo è, ciò significa che nella spiritualità araba ci sarà chi armato di quella lingua, separerà ciò che è bene da ciò che è male? Dopo aver girato la schiena a un altro, senza voltarmi lo tagliai per orizzontale all’altezza del posto che i sarti dicono “giro di vita”. Anche in quella vita, quindi, ho separato qualcosa: la Cultura della Natura (il sentire) dalla Natura della Cultura, il sapere? Ero affascinato dalla capacità tecnica del mio me che duellava ma anche inorridito. Soprattutto, dal fatto che nello scontro la capacità dei duellanti mi sembrò tanto impari da non essere un duello bensì un macello: non mi parve giusto.

Un movimento in verticale seguito da un movimento orizzontale è un segno a croce, e dunque, di croce. Siccome il segno di croce è stato fatto con una lama araba se ne può concludere che uno Spirito arabo lotterà contro ciò che da Cristo e Maometto in poi si è falsato nelle due religioni: la Cattolica (per il segno della croce) e la Mussulmana per il segno dato dalla forma a mezzaluna della spada? A lama alzata sino all’altezza della fronte (nel segno della croce, nella posizione del Principio della Vita, il Padre) mi posizionai per affrontare un terzo avversario. Con mossa così rapida che non seppi evitare, quello lanciò un coltello che ferì al polso sinistro il me che duellava. Se la forza della Natura della mia Cultura di vita è stata ferita nella sua volontà (simbolizzata dal polso) evidentemente, essa non è stata di sufficiente spirito. Il coltello è un simbolo fallico. Ciò potrebbe significare che il piacere della mia Natura sessuale penetra la Cultura della mia vita ferendone la volontà? Per quanto conosco di me, questa possibilità è successa e non è detto che non si ripeta. D’altra parte io sono ciò che so per quello che sento anche sessualmente. Modificare la mia identità sessuale è anche modificare quella culturale. Nulla di male se quel particolare del sogno fosse un suggerimento ma, e se invece fosse un condizionamento? Piano, con i sogni! Per quanto ferito tanto da rendergli estremamente pericoloso il proseguo del duello, comunque tenendo la spada sollevata, la parte di me duellante resse il colpo che la fece solo vacillare. A piedi ben piantati per terra, si fermò in guardia. La parte di me fuori campo, non si sentì temere più di tanto per la vita della parte di me nel campo. Piuttosto, temette per il fatto che, vista la volontà ferita (” il polso, in quanto dirige il lavoro manuale, è anche il simbolo dell’abilità umana”) non avrebbe potuto scrivere. Su questa preoccupazione, per un attimo, si sovrappose la faccia fortemente maligna del mio feritore: un amante arabo dell’epoca. Mi sono svegliato, perplesso all’epoca e perpesso da sveglio.

Datata Marzo 2007

grurit

Salmi

manofronteNon sono in grado di affermare che un salmo sia sufficiente tutela nelle situazioni negative legate allo spiritismo ma prima di puntare la penna, dico la prima quartina de “Il Signore è il mio pastore”. D’altra parte, se fossi tutelato dal ”nemico” da delle realtà di bene (oltre il mio spirito) capirei sino in fondo ciò che è ”nemico“ ogni volta manco di discernimento perché protetto da quello altrui? In ogni caso, se nonostante la tutela che delego al Salmo, comunque ciò che mi è nemico penetra la mia proprietà (la mia vita) non è forse vero che l’atto di violenza sarà addebitato al giudizio dello spirito invasore? Allora, necessariamente, il Salmo è barriera efficace, in quanto, è il paletto che separa la volontà del mio spirito da ciò che non è del mio. In questo senso è linea di confine. Come tutti i confini, non può essere invaso, pena il giudizio sul sopruso che è in ogni invasione.  Così, se agli occhi della mia vita non posso dire che il Salmo mi tutela (come una porta non sempre è sufficiente a tutelarci dai ladri di proprietà) posso dire però, che lo è agli occhi della Vita.

Datata Marzo 2007

grurit

Presenze

manofronteLa presenza di ciò che era stato un sacerdote disse che ero stato “provato”. Se per “provato” si intende affaticato da un peso, certamente fu pesante prova il peso del lutto che all’epoca stavo vivendo, ma ”provato” significa anche: “collaudato”, “sperimentato “. Al caso, da chi fui collaudato e/o sperimentato? O, in funzione di chi o di cosa? Non ricordo se fu prima dell’affermazione o se nella stessa notte o in quelle subito seguenti, nel dormiveglia, mi sentii toccare sulla fronte: anche forte. Sembrava che fosse stato fatto o con un dito (se lo era mi sembrò di osso) o comunque sia con un qualcosa di rigido. Subito dopo, sulla nuca sentii uno scappellotto. Hai mai dato uno scappellotto sulla nuca di un tuo amico quando si è comportato da sciocco, o in maniera scherzosa ti sta prendendo in giro? Ecco, l’emozione, che ricevetti da quel tocco fu di questo tipo. Non ricordo se sia di Swedemborg l’affermazione, ma mi pare che sulla nuca si ricevano le emozioni del male. Ne consegue che sulla fronte si ricevono quelle del bene? La manifestazione di quella notte, potrebbe essere stata sia una conferma del bene nella fronte che, sulla nuca, una spiritica derisione della mia aspettativa spirituale? Lo potrebbe.

Datata Marzo 2007

grurit

Compiti e medianità

manofronteNello spiritismo succede che alla manifestazione di uno spirito soprannaturale ad uno naturale si accompagni un ”compito“. Presso i carismatici, al compito, si accompagnano anche dei ”doni“: i cosidetti dello Spirito. E’ successo anche a me. Può essere spiegazione il fatto che rivolgendoci alla Vita ne siamo influiti e, siccome la Vita è Forza, ecco che la nostra forza (il nostro spirito) è influito dal Suo tanto quanto vi si rivolge. In ragione della forza con cui ci rivolgiamo a quella vita, quell’influsso, amplificando la vitalità del nostro, ci dona, più ampie facoltà: spirituali e/o spiritiche in ragione della vita spiritica con la quale si corrisponde e con quale stato di forza si corrisponde. In chi presume di avere un compito nella vita oltre al proprio, ci sono parecchie bestie da tenere costantemente sotto controllo. C’è la vanità. C’è la voglia di protagonismo di chi tende ad investirsi di ruoli guida (spirituale e/o altro) che sono solamente della Vita. Il protagonismo nella giustizia superiose (giusto per citare un ruolo) è un travisamento che può elevarsi sino alla allucinazione. Può far delirare la mente sino a livelli apocalittici. In quelli che sono stati detti profeti gli esempi non mancano. Credimi, se avessi badato sino in fondo, alle emozioni date dalla sofferenza di certi momenti di ingiustizia (sulla mia persona ma non di meno sulla Persona) certamente avrei anche saputo dire, quanto… farmi internare. L’energia di una mente che rimuove la coscienza della propria Natura può fare danni incalcolabili. Non ti dico, poi, i deliri di cui è capace la mente quando diventa la primaria interlocutrice della persona. I dialoghi che avvengono in quei casi sono così risucchianti che, al confronto, le sabbie mobili sono fatte di cemento. Anche la vanagloria è un’altra grossa bestia da contenere ma da questa non è difficile difendersi: basta non dimenticare mai che siamo il nostro reale, non, l’ideale.

Datata marzo 2007

grurit

Con uno svedemborghiano

manofronteSe è vero che a Firenze non ho potuto ascoltare l’emozione delle cose (tanta era la gente) è anche vero che non ho mai recepito le tue emozioni. Per me, è come se tu fossi sempre stato oltre un vetro. Certamente il fatto di non averti colto mi ha ferito. Non certo al punto da fermare la mia vita ma a quello di renderla insicura certamente si. Anche a casa (senza contare per tutta la durata del nostro incontro) mi sono chiesto come mai il mio comportamento nei tuoi confronti non mi sconfinferasse per niente. Adesso lo so, come so cosa lo ha procurato. E’ stata la nostra mancanza di comunione. Con questo, non voglio certamente dire che tu sia uno spirito di male o nel male, ma che il tuo atteggiamento (una sorta di chiusura data o da una aprioristica diffidenza o da una mancata corrispondenza fra schemi culturali evidentemente diversi) è stato un male che può aver incanalato su di me un influsso di male. Se ricordi, ho detto che in te c’era dell’errore perché sentivo la pressione sulla scapola. Certamente non saprei dire in cosa consista quell’errore o quale sia la realtà che può avertelo fatto fare, ma, se si è rivelato fra di noi alterando in qualche modo il nostro incontro, certamente non voleva che comunicassimo. Al momento, vallo a sapere lo specifico perché, ma, prima o poi lo saprò. (Avevo sentito la pressione sulla scapola perché avevo incontrato uno spirito di fissato arbitrio, e secondo il mio pensiero, tossicodipendente da ideologia) Non solo per quanto intravedo della Vita, non posso non dirmi “pinco” se vi confronto la mia, ma anche perché, di me stesso, ho lucida coscienza. Nel bar dove eravamo non è che la mia coscienza dormisse, però, non capiva come mai non mi riuscisse di dire il Salmo. Mi alterava, o il fatto che non lo ricordavo (possibile? lo dico sempre!) o qualcosa non permetteva che lo ricordassi? Fu quel qualcosa che non permise nessun messaggio? Può essere.

Quando parlo, mi è congeniale sentirmi parlare. Direi, che quello che ho sentito dirti di me, culturalmente parlando era perlomeno balbuziente. Non riuscivo a dire ciò che volevo dire. Continuavo a dimenticarmi il filo del discorso. Saltavo di palo in frasca. In breve, mi sembrava di essere, come dicono i napoletani: uno “storduto”. Hai presente una trasmissione nella quale delle scariche elettriche interrompono la continuità dell’emissione? Ero una roba così! Quando ci siamo lasciati, indipendentemente dai risultati del nostro incontro ti sei detto lieto di avermi conosciuto. Tuttavia, l’espressione del tuo viso, per un attimo, si è mutata in freddezza, in calcolo. Se non in freddezza e/o calcolo, in sinonimi di questi stati d’animo. Eppure, sei sempre stato, non dico emozionalmente caldo nei miei confronti (che sarebbe stato chiedere troppo) ma perlomeno temperato. Girandomi per tornare alla stazione, ho avvertito anch’io lo stesso stato di freddo e/o di calcolo. A mio sentire i significati possono essere tre: o la nostra storia è finita perché fra di noi non vi è stata sufficiente corrispondenza spirituale, o è finita perché ho fatto quello che dovevo fare, oppure, qualcosa vuole (o teme) finita questa storia. Se ti scrivo, è appunto perché non so dare sufficiente risposta a queste ipotesi. Fra le altre cose mi hai detto che Swedemborg sostiene che gli spiriti possano fingere al punto da spacciarsi per l’identità dello Spirito. E’ una affermazione che ha bisogno di ulteriori precisazioni, tuttavia, è possibile, non perché sia possibile ma perché noi non siamo in grado di distinguere ciò che è dello Spirito da ciò che è di uno spirito. Suppongo che ti sia reso conto, delle implicazioni che ci sono nell’affermazione di Swedemborg. Di fatto, se uno spirito sa fingere al punto da spacciarsi come il Santo, tanto più saprà spacciarsi come lo spirito di Swedemborg.

Al punto, presso i swedemborghiani, quale credibilità hanno i medium che si dicono in contatto con lo spirito di Swedemborg? Direi, nessuna. Lo spirito di Swedemborg che ha dato atto alla sua vita, certamente, secondo il suo stato di spirito, è in atto nella Vita. Lo spirito di Swedemborg, se si è elevato nella Vita, secondo il suo stato di vita torna a questa con l’identità della Vita, cioè, con quella dello sua forza: lo Spirito. Se diversamente non si è elevato tanto da con – fondersi nello Spirito della Vita (sempre secondo il suo stato di spirito) al punto da aver acquisito la definitiva identità spirituale di quello stato, certamente torna alla nostra vita con lo spirito della propria, cioè, con l’identità di se. Considerato ciò, possiamo accettare come Cultura di Swedemborg quella di chi si dice in rapporto con la Cultura di Swedemborg? Certamente la possiamo accettare, ma, con molte riserve di spirito, cioè, di vita. Se in quello che dico c’è anche della Cultura di Swedemborg, è perché indipendentemente dalle vie, ambedue ci siamo volti allo stesso Principio: quello della Vita divina, nella quale il nostro spirito (la nostra vita) ha trovato la sua forza. Poiché lo Spirito della vita divina è il Principio della forza della vita della Natura che corrisponde alla sua Cultura, ne consegue che è errore contro lo Spirito della Vita, ogni atteggiamento persecutorio verso la forza di ogni vita, ivi compreso quello di noi contro la nostra. Chissà perché mi è venuta questa frase che col resto della lettera non centra niente. Sei un giudice troppo severo? Solo di te stesso?

Datata Marzo 2007

grurit

 

 

Sermoni americani

manofronteMi hai fatto vedere dei sermoni che ti sono giunti da un gruppo ”Swedemborg” americano. A quei fogli, in angolo, ne mancava un pezzo grossomodo quadrato. Secondo una lettura per corrispondenze, il fatto potrebbe avere anche questo significato: poiché anche uno scritto è una costruzione (ideologica) ai pensieri che strutturano la costruzione di quei sermoni, manca la pietra che completa la testata. Dal momento che la lacerazione è sulla sinistra, luogo nel quale facendoci il segno della croce citiamo lo Spirito, la pietra che manca potrebbe concernere quella forza.

Datata Marzo 2007

grurit

Se uno spirito è francese

o dice di essere me

L’avevo mandata a Eco in risposta ad un suo articolo sulla medianità. In occasione del rinnovo del programma in Rete l’ho riletta. Cosa cacchio ho scritto, e quel che è peggio, spedito?! E’ talmente ingarbugliata che non ci  capisco più niente!  L’ho rifatta e di brutto tagliata sia nel Marzo 2007 che nel Dicembre 2019! Taglia che ti taglia, del pensiero spedito a Eco è rimasto solo il titolo: lascio il resto.

manofronte

Prossima o non prossima che sia, la corrispondenza fra i due mondi è permessa dalla  similitudine di spirito. Tanto più uno spirito è basso, e tanto più corrisponderà con gli spiriti bassi. Tanto più uno spirito è elevato, e tanto più corrisponderà con spiriti elevati. C’è una notevole differenza, però: gli spiriti elevati non interragiscono con il simile, bensì nella vita simile. Tanto più non sono conformate e confermate alla personale identità (le menti basse) e tanto più possono essere influite come bassamente influire. Lo possono sino all’invasione di forza entro forza sotto l’aspetto della vitalità naturale: di mente entro mente sotto l’aspetto della vitalità culturale; di vita entro vita sotto l’aspetto della vitalità spiritica. Perché ci può essere un’invasione di influsso (più o meno determinante) che può giungere all’invasione di spirito entro spirito? A mio supporre è possibile perché la vita, essendo corrispondenza di stati, non concepisce il vuoto che è la non corrispondenza, e quindi, non_vita. Dove vi è non_vita per mancata corrispondenza fra i suoi stati, la vita riempie la falla con altra vita, e/o con altro spirito. Influssi del genere succedono anche fra spirito umano e spirito umano, quindi, vi è spiritismo anche fra umano e umano. Per spiritismo intendo rapporto di corrispondenza con i portatori dei principi culturali della vita. Per spiritualità, invece, intendo rapporto di corrispondenza con i principi della Vita: il tutto dal Principio. Non è detto ma potrebbe anche succedere. In un futuro più o meno prossimo, qualche medium potrebbe sostenere di essere tramite del mio spirito. Che vi si creda o no, malattia o no che sia, fatti del genere sono successi, succedono e succederanno. Ebbene, siccome nessuno sarà in grado di verificare se è effettivamente il mio spirito quello che comunica con il tramite, si tenga presente che sarà il mio, tanto quanto (poco o tanto che sia) non condizionerà la vita di nessuno e, non sarà il mio, tanto quanto, (poco o tanto che sia) risulterò condizionante. Pur credendo molto poco alla possibilità che dico, sento di dover mettere le mani avanti.

grurit

Interpretazioni

logos

Esiste veramente lo Spirito?!

Introduzione

Immagina

Prima stesura

Seconda stesura

Lo Spirito è giusto

spunto

Spirito saulino e quello vitaliano

Rileggendo la Confronti

A proposito della rilettura

spunto

L’Oltre

I percorsi nell’Oltre

Mi vedo ancora mentre arranco verso un’idea, della quale non ho alcuna idea! E’ come se avessi dovuto disegnare un cerchio, senza assolutamente sapere com’è fatto.

Oltre che a casa, molte volte sentivo di dover scrivere anche quando non potevo farlo. L’introduzione ai discorsi sullo Spirito e agli annessi e connessi, ad esempio, l’ho pensata (di colpo e quasi completa) mentre stavo al secchiaio delle trattoria dove all’epoca lavoravo. Ridevano e scuotevano la testa i colleghi quando mi vedevano partire in tromba alla ricerca di carta e penna. Avevano capito, però, (e accettato) che in quei casi dovevo scrivere e che niente mi avrebbe fermato. Non m’ha fermato neanche la paura di non ricordare quanto sentivo di dover districare: le accavallate emozioni che mi giungevano. Certo! Hanno dato un senso a una vita da uomo senza più niente, e certamente ho avuto più di quello che ho dato! Nonostante questo, tutto voglio fuorché rifare quegli anni, ma siccome sento di doverlo, al mio posto ho messo un altro: lo chiamo “per Damasco”.  Da distante lo vedo mentre patisce quello che pativo: ora sempre meno.

spunto

Perdendo l’Insieme

manofronteReligiosamente parlando ci sono due prevalenti fronti. In uno, c’è un’idea di Dio presidenziale; presidenziale nel senso che esiste se lo “votiamo”. Nell’altro c’è un idea di Dio, indiscutibilmente sovrana! Naturalmente, Dio ragiona da Dio, e sono certo che se ne sbatte delle nostre valutazioni su di Lui. Non è così, però, per quelli che reggono le idee di Dio su di noi. Quelli non se ne sbattono delle loro idee di Dio, perché, quelli, ragionano da IO. Tutte le religioni sanno che Dio è l’Uno. Quindi, tutte dovrebbero convogliare nell’Unica idea. Sino a che si tratta di idee, il convogliamento è scontato, ma quando a dover convogliare sono i Sistemi che reggono l’idea di Dio, (e che ne sono retti) è tutto fuorché scontato!

Nel sistema presidenziale, tutte le povere pecorelle vanno un po’ per i cavoli loro. Nell’altro sistema, invece, sono parecchio intruppate! Allora, di fonte al possibile bisogno di intruppare le pecorelle presidenziali, che può fare un Sistema religioso se non irrigidire la Disciplina? Mi dirai, perché mai dovrebbe esserci il bisogno di intruppare le pecorelle presidenziali? Per forza! Se c’è un solo Dio non può esserci più di una Chiesa! Al più, variabili punti di vista su le architetture idiologiche.  Nella religiosità presidenziale più duttili nel magistero perchè devono tener conto dell’alveo sociale. Nelle religiosità sovraniste, invece, rigide perchè fondamentalista la loro idea di Dio. Secondo me, il cosiddetto scontro fra civiltà è uno scontro fra religioni. O meglio, ambo le civiltà, sono così innervata nella rispettiva religione che non si saprà più distinguere se è scontro fra civiltà, o scontro fra religioni, ma, scontro sarà! Come evitare questo possibile scontro? A mio avviso ci sarebbe un solo modo: universalizzare Dio liberandolo dagli artigli dei vicari. In attesa di questa possibilità, che altro può fare il papato se non arroccarsi sui suoi Dico?

Datata Marzo 2007

grurit

Omofilia e cristianofilia

manofronteConcordo su l’omofilia, ma, direi, nel senso (assai poco scientifico, ma passamelo) di Adamofilia. Adamofilia, nel senso di amore verso il primo atto del Padre; la vita, però, non, la Persona. Con questo non voglio dire che il Cristo fu panteista, perché una cosa è vedere l’opera di Dio nel creato, e una cosa è vedere l’identità di Dio. Se nel creato noi vediamo il Suo primo concetto, (la vita) amando il Padre, non possiamo non amare tutti i “contenitori” del Suo primo concetto, quindi, in Cristo, adamofilia, prima di qualsiasi genere di personale sessualità.

Datata Marzo 2007

grurit

Verso il principio di realtà

manofrontePer il mio pensiero, vita, è stato di infiniti stati di vita. Per questo, lo è anche la sessualità. La sessualità, pertanto, è veramente definibile come transessualità: viaggio verso il principio di realtà, innanzi tutto personale. Etero, omo o quanto di altro, e definizione da convenzione: vuoi “medica”, vuoi sociale, e/o quanto di altro. Dal viaggio personale verso la propria realtà. Sulla castità del cuore, ad ogni prete la sua risposta, e sulla castità del suo vivere, anche. Conosco molto bene, però, gli squilibri esistenziali che comporta la forzata castità. Esaltato, il destino di chi li cura con la Parola. Depresso, il destino di chi non la sente perché la cerca nelle parole. E’ nella vita, invece, che la si deve cercare: purché non sia una ricerca comunque castrata.

Datata Marzo 2007

grurit

Io, evangelista a naso.

manofronteNon conosco, Mauro, il Vangelo che citi. Forse è meglio che mi tracci tu, quello che ti ha colpito, così, posso verificare se giungo anch’io alla tua stessa intuizione. Al momento ti mando la mia. Spiritualità, per me (evangelista a naso) è rapporto con i principi del Principio: nel caso di Cristo, il Padre, in quello del Profeta, Allah, ecc. Per giungere ai principi del Principio, è necessario elevare il pensiero sino al principio. A quelle parole, cioè, che dicono Parola.

Le ho trovate nel Bene della Sua Natura: il “contenitore” della sua vita; nel Vero della sua Cultura: i contenuti della Sua vita; per quanto è giusto al suo Spirito: la forza della Sua vita. Questi, i principi del Principio. Sono principi assoluti, perché sono la “forma” naturale, culturale e spirituale del Principio, e sono universali perché “forma” che principia ogni immagine a Sua somiglianza. Il Principio, è il Padre della vita: assoluta nel principio, stato di infiniti stati, nella vita attuata dal Principio. Chi giunge ad immaginare il Padre come ente assoluto non può non giungere che alle mie stesse conclusioni.

Cristo, ha concepito il Padre come massima forma dell’amore. L’amore è comunione di stati fra ciò che è bene per la Natura propria, altra e sociale; Vero per la cultura propria, altra e sociale; Giusto per la forza della vita propria, altra e sociale. Nella relazione fra la vita propria, altra e sociale, dove la Verità? L’ho trovata nella pace dello Spirito. Pace, infatti, è cessazione di ogni dissidio. La cessazione del dissidio permette alla vita di perpetuare i principi del Principio, senza dolore naturale, senza errore culturale, senza esaltazione o depressione nella forza della vita. E, adesso, dimmi la traccia! Verificheremo assieme, quanta attinenza c’è fra i principi che ti ho esposto, e quelli che sono esposti in Johannes/Marcus. Al momento te ne dico una. Il Cristo dei Vangeli canonici, non ha gestito alcun potere sulla vita altra. Con i principi che ti espongo, non puoi gestire alcun coartante potere sulla vita altra.

p.s. Spiritualismo mi suona come incasto connubio fra Spiritualità e Spiritismo. Lo Spiritismo è rapporto con i principi (comunque culturali) degli spiriti. Vi è spirito umano e spirito disincarnato. Ne consegue che, come vi è spiritismo fra spirito umano e spirito disincarnato, cosi vi è spiritismo fra umano ed umano, vuoi nel caso di equa corrispondenza di forza, vuoi nel caso di dominanza di forza su forza.

Datata Marzo 2007

grurit

 

Cos’è normale?

Il giusto fottere, o il giusto capire?

 

 

 

 

 

manofronte

Convengo con Freud sul fatto che l’omosessualità sia una fase della sessualità. Non convengo sul fatto che debba essere una fase transitoria (visione greca) come non convengo sul fatto che venga giudicata un arresto. Certamente, viene giudicata un arresto, se il necessario fine culturale della sessualità sia l’etero, ma, dove è scritto, a parte sulle norme date dal bisogno di fissare il disegno personale e sociale di Cittadino?

La sessualità è il frutto ultimo dell’evoluzione degli infiniti impulsi dati dal piacere. Piacere, che non ha mai finito di dire, e quindi, neanche di dare identità sessuale. Ciò che chiamiamo sessualità, allora, è solo il prevalere di un dato stato: eterosessuale o omosessuale che diventi. La mia visione della sessualità, però, implica la presenza di un alveo culturale e sociale senza preconcetti. Non c’è adesso, figurati ai tempi del Freud. A mio avviso, è il pregiudizio sociale che crea l’arresto sessuale, non che l’omosessualità sia frutto di arresto. Eì vero che si “arresta” man mano si “arresta” la vitalità, come anche la racerca della personalità complementare, come anche a causa di una raggiunta saturazione delle emozioni sessuali. Questo, però, succede anche all’eterosessualità come anche all’etero sessuale.

La differenza di pensiero fra me ed Freud (non me ne voglia!) si basa sul fatto che lui cercava la malattia, mentre io cerco la vita. Nella vita, tutto è via per capire la verità. Per capire la verità nel contesto del commento intendo capire la personale identità. Normalizzare la vita, quindi, è normalizzare la via, e condizionare la scoperta dell’io. Condizionare la scoperta dell’io è ammalarlo di arresto. Ho già avuto modo di dire, che pur desiderando l’uomo non l’ho mai amato, e che pur non desiderando la donna, tutto considerato, l’ho sempre amata. Sai già, che per amore intendo comunione. Sarei un arrestato a livello sessuale? Secondo Freud sì, secondo me, invece, quel presunto arresto m’ha dato la possibilità di capire me stesso e la vita. Allora, cosa è normale? Il giusto fottere, o il giusto capire?

Datata Marzo 2007 – Corretta e meglio mirata nel Marzo 2020

grurit

Immagine e immagine

“… ma l’amore non in senso “cristiano”, come deformato successivamente, bensì in senso carnale…”

 

 

 

 

manofronte

Condivido il carnale, Mauro, come scalino che porta alla conoscenza di Dio (religiosamente parlando) ma non possiamo “conoscere” Dio se non conosciamo noi stessi. Se non conosciamo noi stessi, infatti, su quali basi valuteremo la nostra somiglianza con l’Immagine, o con altre parole, la nostra somiglianza fra vita e Vita? I sufi sostengono “che ogni donna (volontà accogliente) che diventerà maschio (volontà determinante) entrerà nel regno dei Cieli”. Si ma senza dimenticare l’altra faccia della medaglia: ogni maschio (volontà determinante) che diventerà donna (volontà accogliente) entrerà nel Regno dei Cieli. Ne consegue, che non entreranno nel regno dei Cieli, il determinante che non si fa accogliente, come neanche l’accogliente che non si fa determinante. Al principio ammettendo una sostanza assoluta, ne deriva la sua assoluta unità. Nel Regno del suo Cielo, quindi, potranno entrare immagini, all’Immagine somigliante, tanto quanto sono unitari. Con altro dire, spiriti che in unica forza sono unica vita. Diversamente dalla sostanza al principio (e dello stesso Principio) la nostra vita  è stato di infiniti stati di vita. Anche raggiunta, una nostra mssima unità, non diventerà mai assoluta, pertanto, non potremo entrare nel Regno del Cielo del Principio. Secondo stati di infiniti stati di vicinanza o lontananza, presso quel Cielo, graviteremo.

Datata marzo 2007 – Al 10/12 2019, riscritta. Corretta nel Marzo 2020

grurit

Dio lo vuole?

Non credo proprio!

 

 

 

 

 

manofronte

Sarà anche perché ho un po’ bevuto, ma le ragioni del cuore mi stanno dicendo (stasera in particolare modo) che i Mussulmani (i poveri che conosco, almeno) soffrono di schizofrenia. La paranoia che riscontro in loro, però, non è malattia mentale (anche se lo può diventare) bensì, è la sofferenza esistenziale di chi si sente scisso dalle ricchezze del mondo, per quanto non scisso dalle ricchezze del Dio. Non cura la divisione, il fatto che la persona mussulmana possa aggrapparsi alle ricchezze del Dio per compensare quello che gli manca delle ricchezze della vita, al più, la può medicare: a sufficienza per chi confida solamente nel Dio, non a sufficienza per chi tende a confidare anche nelle ricchezze della vita. Se potessimo ascoltare le sole ragioni del cuore ci metteremmo un attimo a curare quella sofferenza, invece, dobbiamo ascoltare anche il cuore della reciproca ragione onde essere reciproca vita. Se da un lato è vero che la ragione del mussulmano lo sa bene, dall’altro è anche vero che la sua emozione fatica ad accogliere questo intelletto. Dove non l’accoglie, il mondo mussulmano è scisso anche da noi. Mi rifiuto di pensare che ci sia un Dio che lo vuole.

Datata Marzo 2007

grurit

 

Il “Dio disgustato” di Wojtyla

manofronteIl “Dio disgustato di Wojtyla!” mi pare la proiettata immagine dell’IO che constata una semina insufficientemente confermata e poco intruppato il suo gregge piuttosto che l’immagine di Dio. Sarebbe ora di smetterla di immaginare Dio secondo una teologia a somiglianza della nostra psicologia. Da questa teofantasia, infatti, non può non risultare che i nostri discorsi su Dio, sono il frutto di chi immagina vera la sua idea del Grande, solamente perché sta pensando in grande. La rivelazione di Dio è la vita. Che altro vogliamo da Dio? Vogliamo che ce la gestisca, o siamo alla ricerca di un colpevole senza attenuanti?

Datata Marzo 2007 – Meglio mirata nel Marzo 2020

grurit

Klinger secondo me

Alla ricerca di un argomento che mi mandi a letto un po’ più tardi apro il sito di Arte. Mi fermo sulla proposta “Max Klinger – lo scultore dell’erotismo”. Mai visto e mai sentito nominare. Ascolto la storia che raccontano i curatori e vedo le opere. Prima fra le tante, spicca un Beethoven con la potenza di un Giove senza fulmini sembrerebbe, ma non è vero.! Giungo alla Crocifissione. Resto ammaliato dai colori. Mi ricordano qualcosa di già visto ma non rammento cosa o chi. Proseguo nell’ascolto sino alla fine di un documentario fatto bene ma che non mi ha appagato. Accontentarsi non è da me, così, torno all’opera che mi ha avvinto al punto da collocarla nella testata del Blog. Ovviamente, nessun amore é per sempre.

separa

klingerperpost

Sul volto della Maddalena non vedo tracce di dolore per la morte dell’Amato. Pare una sonnambula capitata sul Golgota invece che tornar a casa.  Mi dico: ci sarà pure una ragione se l’Autore l’ha dipinta come pare a me! La sua considerazione della donna come sonnambula? Al risveglio, chi soffre di sonnambulismo è soggetto ad amnesie. L’Autore rimprovera la prima amante di poca memoria sui suoi sacrifici. La mia impressione su questa Maddalena, quindi, direi che regge.

L’Autore la dipinge in posa da mancamento. L’invitabile caduta é fermata da un uomo: Giovanni? Secondo la storia evangelica, Giovanni dovrebbe sussidiare la madre di Cristo, non Maddalena. Certo! In quel caso l’avrà fatto perché la Maddalena ha dimostrato un maggior bisogno. E’ istintivo guardare chi si regge. Anche per capire come farlo meglio. Nel quadro, invece, Giovanni regge la Maddalena, assentando dall’atto ogni emozione; é come l’avesse fatto perché in quei casi lo si deve, e giusto perché era lì. Certo! un volto dipinto senza emozioni è significante come un volto con emozioni. Su quel volto virile, però, l’unica che risalta é l’impassibilià. Farebbe capire che Giovanni non è interessato alla Maddalena, o alla donna, o alla femmina? Ipotesi queste, irrilevanti, rispetto ai contenuti della Crocifissione, allora, perché l’Artista ha sentito di doverlo dipingere come ha fatto? Mi sa che non lo saprò mai!

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A lato della Maddalena, l’Autore ha dipinto una donna, a prima vista anziana: Maria? Sul Golgota la si racconta ai piedi della Croce prostrata dal dolore. Klinger, invece, la dipinge padrona di sé. Sul volto, infatti, non gli ha messo alcun turbamento. Quello che non ha messo sul volto, però, l’ha messo nelle mani. Se l’é immaginata così, o ha colto l’idea da un’esperienza di vita? Con sua madre? 

Oltre la spalla destra di Giovanni, la Maddalena é retta da una donna. Ha la sinistra dietro la nuca: sui capelli. Mettiamo mano ai capelli anche sino a strapparceli quando diventiamo prede della disperazione. Dal volto della donna traggo preoccupazione e compartecipazione ma nessuna disperazione. Non conosco i riferimenti storici ed evangelici usati da Klinger per ricostruire la scena, così, non so chi sia quella donna. Una pia che seguiva il Cristo e conosceva la madre?

Chiunque sia stata quella donna, volge lo sguardo verso Maria. Maria non gli presta attenzione: solo sta, a parte. Per sua scelta, o perché esclusa dal figlio? Perché l’Autore vede così il ruolo di una madre (stare a parte) o perché così é stata sua madre nei suoi casi?

Di fronte a Maria il Crocefisso: è nudo. Il figlio é la madre si guardano. Ambedue hanno la bocca chiusa. Non c’è più nulla da dire. Perché, secondo l’Artista non hanno più nulla da dirsi? Perché é successo con sua madre?

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Il ladrone appeso dietro Giovanni é di età adulta. Diversamente, il ladrone appeso alla sinistra del Crocefisso ha un corpo giovane. Dipingendolo giovane l’Autore intendeva dire che anche la giovinezza è destinata a finire in croce? Perché, magari, é capitato anche alla sua? Ipotesi fosse, perché ci sono stati casi che gliel’hanno messa in croce, o perché ci sono stati casi in cui si é messo in croce? Ambedue le ipotesi sono possibili.

Questo giovane ha la parte verticale del legno inserita fortemente fra i glutei. Nella realtà non é possibile. Perché l’Autore l’ha fatto? Per dire che il confine fra erotismo e pornografia é solo questione di un qualsiasi voglia contesto? Perché l’Arte può rappresentare quello che vuole? Perché la giovinezza è soggetta ad essere sodomizzata – sottomessa (simbolicamente o realmente) indipendendentemente dai casi e/o dai chi? Popolarizzando quel destino, si può dire che è destinata a prenderlo nel didietro? Se l’é detto anche l’Autore durante la giovane crescita della sua Arte? potrebbe essere, visto che gli è più volta capitato di sottostare – sottomettersi al maggior volere  degli affermati nell’Arte della sua epoca.

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Sullo sfondo del quadro si vede la città di Gerusalemme e la Cupola della Roccia. Simbolicamente parlando, una cupola segna la presenza di un pensiero religioso, sovrano tanto quanto sottomette le idee alterne. La Cupola ai tempi della crocifissione non c’era. Perché Klinger l’ha messa? Fra le ipotesi: per riempire il quadro; per ambientarlo anche se non era necessario; per farci capire la genesi politica e storica della crocifissione; per farci capire la genesi politica e storica della crocifissione della sua vita nel caso si sia identificato con il ladrone giovane; per indicare che ha subito dei condizionamenti religiosi che da giovane l’hanno crocifisso. Lascio aperte le ipotesi; anche perché, se intime e non dette sono inverificabili. Se dette, invece, è inverificabile quanto sono completamente dette.

klingerperpost

Mi fermo sui giovani che l’Autore ha posto dietro il ladrone con la barba. Belli, ben fatti, nudi. Che centrano nella crocifissione che è seguita al volontario sacrificio del Salvatore? Trovo ben particolare la loro collocazione: uno dietro l’altro e molto vicini. La scelta di metterli così, la direi più adatta a una ambientazione gay che a una storia da Golgota. Non tanto perché il giovane dietro mostra i genitali ma perché posa la coscia destra sul sedere del giovane davanti. Nel mondo gay (come anche in quello etero) è un chiaro tentativo di seduzione, più che di mero erotismo.

Da compiacimento appena accennato, sul volto del giovane dietro aleggia anche un ironico sorriso. Direi che sta pensando: ti conosco, mascherina! Non c’é alcun stato di erezione nel pene esposto di quel giovane. Più che un invito al sesso, mosso da una passione sessuale, quindi, lo direi mosso da un’-erotica provocazione. Il giovane innanzi non la rifiuta: ci pensa. Me lo dicono gli occhi. Rivolti in basso e verso nulla, sono di chi si ascolta. Di chi si guarda dentro.

Direttamente o indirettamente vissute che sia, analoghe esperienze mi stimolano un’ipotesi. La respingo. Non se ne và. Devo dirla. E se la Crocifissione di un sedotto da una pesante idea da portare avanti, altro non sia stato che il modo per dire, la (o una) crocifissione dell’Autore? Quale sarebbe stata? Direi, quella di chi respinge quello che pure sente: uno o più piaceri omosessuali.

I piaceri omosessuali, non necessariamente con_formano un’identità sessuale. Se repressi, però, possono giungere a fissare la mente che li rifiuta su ripetute fantasie: possono giungere anche all’assillo, quelle fantasie. Se la mente che li rifiuta sopporta quei desideri (e/o delle assillanti fantasie) come fossero croci da portare avanti, ne consegue crocifissa quella mente.

Omo o etero che sia, una mente crocifissa da rifiutate fantasie sessuali  può liberarsi dai suoi chiodi (le omofantasie non vissute in questo caso) vivendole nascostamente o rivelandole. Viverle sia pure nascostamente diventa un’ulteriore croce quando un’umanità si sente all’ombra di una Cupola. In ragione di tempi storici e di morale sessuale rigida, anche rivelarle può diventare una croce, ma se a subirla è un Artista, si dice e lo dice dipingendo una Crocifissione dove si vede quello che si sa, o si può, o si vuole vedere. Un’ipotesi non esclude le altre.

logosprimo

Fondamentalismo

Contro le prevaricazioni dei fanatici. Non ricordo più a chi l’ho mandata.

 

 

 

 

 

manofronte

Spettabile Ufficio: è dimostrato dai fatti che il terrorismo politico cela le sue armi sotto l’abito religioso. Eliminare il terrorismo, quindi, è anche spogliarlo di quella veste. Se fossi Presidente di stato organizzerei un Congresso Mondiale delle Religioni. A quella sorta di ONU dello Spirito proporrei due temi di lavoro: *) la ricerca dei principi universali che guidano ogni religione particolare; *) i principi fondamentali di una religione, quanto e quando possono legittimare la prevaricazione che è in ogni ideologia quando è imposta? Con il primo punto vorrei raggiungere lo scopo di far generalmente conoscere l’unità che è in ogni diversità. Conoscere la diversità è già non temerla, è già non osteggiarla. Il risultato di questo lavoro lo farei diventare un’obbligatoria materia di studio. Con il secondo punto, invece, ogni campagna contro un qualsiasi fondamentalismo cesserà di essere intesa come una crociata. Premesso che il dolore è la voce del male (naturale, culturale, spirituale) in tutti i generi di errore, ne consegue che il pensiero politico e/o religioso (nel diventare pensiero sociale condiziona forzosamente il diritto di essere ciò che si vuole essere) lede la specificità individuale. Per tale offesa, è delitto contro la vita, e, per estensione del principio, contro la Vita. Il fondamentalismo che prevarica la vita personale è una guida spirituale carcerante. Per tale principio, la difesa dell’universale Adamo, “il nato dalla terra”, che è in ogni genere di individualità, si deve considerare mossa dalla volontà di liberarla dalla pretesa di costringerla a sottostare al pensiero religioso che vincola il pensiero sociale. Ovviamente, nulla vieta a questo Ufficio di considerare folle questo scritto. Prima di escluderlo dalla sua considerazione per questo motivo, però, ricordi, che la follia è un pensiero bifacciale. Da un lato mentecatto, e dall’altro originale.

Datata Marzo 2007 – L’originale, a causa di un salvataggio da word in dot, era diventata un incomprensibile pastrocchio. L’ho resa comprensibile nel Dicembre 2019

grurit

Nel Corano è scritto

Allah ama l’equità

 

 

 

 

 

manofronte

L’equità nella giustizia, (simbolizzata dalla bilancia), è detta quando i due piatti sono allo stesso livello. Ovviamente, i due piatti sono allo stesso livello, quando, ciò che contengono, ha, (pur nella diversa sostanza), lo stesso peso, misura, massa, quantità, qualità, genere, ecc. Si può dire, così, che se un piatto contiene Il Bene, l’altro non può non contenere le storie positive e/o negative del bene agito. Se il piatto del bene, (e/o del vero) è in eccesso, chi giudica e/o si giudica alla luce di quel maggior carico, rischia l’esaltazione di sé, e/o di ciò che fa, e/o di ciò che vive, e/o su chi vive. Se pesa in eccesso il piatto del male, (e/o dell’errore), chi giudica e/o si giudica secondo il maggior peso di quel carico, rischia la depressione di sé e/o di ciò che fa, e/o di ciò che vive, e/o su chi vive. Un’equa posizione dei pesi nei due piatti, quindi, (posizione da equa valutazione), oltre che giustizia morale e legale, (e medicina mentale ed esistenziale), è giustizia spirituale perché indica come deve essere la condizione dello spirito del giudicante: non da una parte; non dall’altra, ma, (come dicevano i latini), dove sta la virtù, cioè, in mezzo. Notoria esperienza insegna che un peso è agito più facilmente se è bilanciato da un contrappeso. Questa storia del bilanciamento che permette di portare i carichi con minor fatica, (in ciò, rendere lo spirito leggero perché meno gravato),  mi ha ricordato la profezia che dice: “Verrà uno spirito Paraclito”. La disse Cristo e la riportò Giovanni. Paraclito significa mediatore. La ricerca dell’equità dei pesi, è una ricerca mediatrice. Paraclito, quindi, è chi agisce ed insegna ad agire, (cercando ed insegnando a cercare), la mediazione fra contrapposte forze. Ciò che ha detto Cristo, è con altre parole ha confermato il Profeta, può non essere vero?

grurit

A Fabiola

pensieri e risposte per la tua pastorale.

 

 

 

 

 

manofronte

Le radici dell’albero vanno in molte direzioni e traggono alimento da molte direzioni. Portate da rami che vanno in molte direzioni, anche le sue foglie traggono alimento da molte direzioni. Se quest’albero è un pioppo, non per questo diventa un pino. Se un pioppo non teme di diventare un pino per il solo fatto che si nutre da molte direzioni, perché mai l’albero cristiano si nutre solo da radici e da foglie cristiane? Che forse un cristiano, ha meno fede nella Vita di un pioppo?

“Allah è Grande”. Se è il Grande, è anche il Tutto che tutto contiene. Se è il Tutto che tutto contiene, come può un islamico, a dirsi solamente mussulmano? E, come può un mussulmano a dire che non lo siamo anche noi, dal momento che tutti siamo contenuti dal Tutto che Cristo ha chiamato Padre? Pensando al suo Romeo, Giulietta si è chiesta: cos’è un nome? Non è una mano, non è Capuleti, non è Montecchi. Per lei, neanche Romeo era il nome. Il nome per lei, era ciò che provava: l’amore. L’amore è comunione. Nella comunione che permette di raggiungere l’amore, gli amanti con_fondendo la reciproca identità, diventano “una sola carne” e una sola vita. La vita, quindi, è la comunione d’amore di una mano (Montecchi, Capuleti e via dicendo) che ha infiniti nomi. Manderei i maestri cristiani e mussulmani a ripetizione da Giulietta. In quanto a me, dal momento che amo Giulietta, perché mai vivo il mio tempo con Romeo? la risposta é sempre quella: perché la vita è un nome che ha infiniti nomi.

La Chiesa nei credenti: questioni e questionario.

Cara Fabiola: non so da che parte prendere il questionario che mi hai dato da valutare. Non mi è chiaro il perché, ma, mi irrita ogni volta lo prendo in mano. Subisco lo stesso atteggiamento nei confronti di chi, recitando una parte, è ipocrita. Da come è formulato, sembra proprio che lo stesore stia “menando il can per l’aia”. Il che, mi è di ulteriore irritazione. Vere o non vere che siano le mie interpretazioni, comunque scrivo quello che mi gira per la testa. A te, e allo stesore del questionario farne buon pro!

Foglio 1

A – “Ascoltare “

Risposta – Il basilare aspetto positivo che ho riscontrato nelle famiglie che conosco è presto detto: per quello che sanno, ascoltano quello che possono.

Domanda 2

Risposta – Allo stesore di questa domanda raccomando “di scendere dal fico”. Una volta sceso, troverà da sé le risposte che chiede.

Domanda 3

Risposta – Percezione di corrispondenza tanto quanto la proposta ecclesiale non pone dissidio e/o sofferenza. Percezione di separazione, tanto quanto la proposta ecclesiale pone di dissidio e/o sofferenza. Percezione di ipocrisia, tanto quanto la comunità ecclesiale induce i soggetti in questione, ad essere ciò che non sanno, e/o non possono, e/o non intendono essere. Per le famiglie non cristiane, o indifferenti, o non credenti, o comunque “irregolari”, di questo Punto non gliene può fregar di meno.

 Foglio 1

B – “Rivedere la nostra identità”

Risposta Punto 1 – Le famiglie ed i singoli credenti si aspettano che la comunità ecclesiale sia uno spirito compagno. Quando diventa uno spirito sovrano lo rifiutano.

Risposta Punto 2 – La situazione attuale della famiglia richiede ai cristiani e alla comunità ecclesiale (grave lapsus, l’aver escluso la comunità ecclesiale dal testo della domanda) che “il modo di veder le cose”  tenga in debito conto l’insieme delle cose. Questo, sia negli atteggiamenti che nei comportamenti. Dopo di che, ad ogni caso la sua valutazione, e, ad ogni soggetto, la sua risoluzione.

Risposta Punto 3 – per “ai testi del Magistero”, immagino che lo stesore della domanda si riferisca al Vangelo, e/o alla Bibbia, e/o agli scritti papali, e/o di quanti hanno scritto sull’uno e l’altro testo, ma, cosa significa “in riferimento alla Parola di Dio?” La parola è l’emozione della vita che dice sé stessa. Al principio della vita, l’emozione di Dio disse Sé stesso. Essendo la prima vita, che altro poteva dire se non la prima parola: “vita”: e la vita fu! Pensa te! La Genesi in appena due righe. Se ho potuto immaginarla in così poco, quanto infinitamente di meno può averci messo Dio? La storia dei sei giorni, quindi, da che parte salta fuori? Considerazioni a parte, se il senso del magistero divino è nel senso della Sua parola, (la vita)il senso del magistero ecclesiale sta nel conformarsi su quello divino: la vita. Attenzione, però! Solo il senso della parola divina, (la vita come creante concetto), è eterno ed immutabile. Diversamente, il senso umano non può non tener conto che la nostra vita, è lo stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra i suoi stati! I perché ed i percome dell’affermazione li puoi trovare nel dischetto che ti ho dato.

 Foglio 2

A – “Ascoltare “

 Risposta Punto 1 – E’ giusto il bene che corrisponde al vero. Nel giusto che è del bene che corrisponde al vero cessa il dissidio. Alla cessazione del dissidio segue la pace. La pace è quiete nel corpo, silenzio nella mente, tregua nello spirito. Nella pace conseguente la cessazione del dissidio, emerge l’emozione del Principio della vita: la vita. La vita è Parola di Dio perché emozione prima, voce prima, e verbo primo, dal  momento che “al principio della vita era il Verbo”: la Parola. La misura della giusta corresponsabilità fra i soggetti in questione, sarà detta dalla vita che sapranno attuare nella verità indicata dalla pace.

Risposta Punto 2 – Sorgeranno problematiche e/o difficoltà, ogni qual volta i soggetti in questione ascolteranno le emozioni di separazione: avversarie della verità detta della comunione che è in ogni forma d’amore e d’amare.

 Foglio 2

B – “Rivedere la nostra identità”

Risposta Punto 1- La risposta a questo punto è già in quanto sopradetto. Lo stesso per il seguente Punto 2 e 3.

grurit

Insciallah

manofronteCortese signore: reclamare giustizia mentre si compie un atto di violenza, (mi riferisco al comportamento dell’aggressore di suor Lina della Caritas di s. Zeno), può risultare ben folle alla nostra cultura, ma, non lo è per quella del nordafricano (prevalenetemente islamica) portato (in genere) a credere oggettivo anche quello che è solamente soggettivo. Questa stranezza, (in loro, l’ho riscontrata involontaria perché naturale come il respiro) la direi causata da una religione ha conformato la loro psicologia. Tutte le religioni lo fanno. Di più le fondamentaliste. L’Islamico crede nel Grande in modo assoluto. Ogni atto della volontà personale, quindi, viene assolutamente addebitata all’assoluta volontà divina. Da ciò ne consegue nulla, ogni distinzione fra volontà divina e volontà personale. La totale mancanza di filtri d’alcun genere, (arbitrio e/o discernimento) rende assoluto tutto quello che credono vero. Certamente, la volontà personale può mal interpretare quella divina, ma, poiché il Grande è Clemente e Misericordioso, l’errore viene giustificato nel momento stesso in cui viene compiuto. Con questo, certamente non intendo sostenere che l’islamico sia senza morale o amorale, ma solo che, in virtù di clemenza e di misericordia, il Grande li libera dal senso della colpa nel momento stesso che la compiono. Non provando senso di colpa, è chiaro che si sentono innocenti di tutto quello che, a noi, risulta colpa. Il Grande conosce solamente la volontà di verità. Siccome la loro coscienza viene reputata appartenente alla coscienza del Grande, ne consegue che anche loro appartengono alla verità del Grande, quindi, se sbagliano, è perché il Grande l’ha voluto. Quello che per loro è assoluta coerenza, a noi risulta fanatismo. Capiremo che non è fanatismo, solamente se li pensiamo come bambini. Non perché infantili (sia ben chiaro) ma perché, come quelli innocenti perché si rimettono totalmente a quel Grande che il Cristo ci ha fatto conoscere col nome di Padre.

Datata Marzo 2007

grurit

Bilancio di amori in bilancia

manofronteDurante una ricerca in Rete sono capitato sul Sito del giornale: veramente elegante. Simpatica sorpresa, l’averlo visto diretto dal Signor Andreotti. Antipatica sorpresa l’aver letto che un Cardinale definiva l’amore di Pietro per lo spirito di Cristo, inferiore, all’amor di Maria per lo spirito del Padre. Nell’e- mail che vi ho spedito (conoscendo la mia elettronica valentia, dubito che vi sia giunta), sostenevo paritari i due amori perché ambedue agiti per fede. Visto che per fede si abbandona alla volontà di Dio, si può dire mariano anche lo spirito islamico. Non me ne voglia l’Islam, ma dal mio culturale e spirituale punto di vista, “guerra santa” è lotta interiore. Quella esteriore, comunque agita, é sempre e comunque umana. Comunque motivato, nessun dissidio può provenire dal Bene. Al Bene non interessa espandere gli orti delle religioni che confondono l’universalità dei principi della vita con la vastità dei loro credenti.

grurit

Crocifisso e crocifissioni

Cortese signore: mi hanno lasciato perplesso i toni, ma non per questo non ho condiviso alcune sue prese di posizione sulla questione del Crocifisso. Avrei voluto dirglielo già allora, ma solo in questi giorni ho saputo, per caso, il suo recapito.

 

 

manofronte

A mio vedere, la Croce senza il Crocifisso è il pedagogico memento che simbolizza il peso della Natura (corpo della vita comunque raffigurata), sulla forza (Spirito della vita comunque agita) della nostra Cultura: pensiero della vita comunque concepito. Non c’è Natura, Spirito, o Cultura che sia esente da cadute sotto i pesi che ci addossano e/o ci addossiamo. Della Croce, pertanto, direi che è l’universale memento, (e monumento), che commemora e riguarda tutti i caduti a causa della propria umanità. Ricorda la caducità umana, inoltre, anche a quelli che credono di possedere la facoltà, (vuoi in nome di un IO, vuoi in nome di Dio) di mettere in croce la vita altrui. Per questo senso, è monito che segnala l’errore all’affamato di qualsiasi genere di ambizione, ed è l’avvertimento che riconduce ogni esaltata umanità, al comune piano ed al comune valore. La Croce con il Crocifisso, invece, a quanto sopra sostengo aggiunge una particolare identità e storia. Se ho capito bene, la sua religione sostiene che il Crocefisso è un falso storico. Non ho basi per smentire e né per affermare: e neanche ci provo. Porre affermazioni in fatti e discorsi originati in lontani contesti storici e culturali, infatti, può sconvolgere il proprio quanto l’altrui pensiero; può procurare dei dissidi così gravi da addolorare per epoche  anche le future generazioni. Si può scegliere di porre pace, però, tanto quanto la nostra parola accetta di lasciare l’ultima, alla Vita. Nell’accettare di lasciar alla Vita l’ultima parola, e nel gesto dell’amore e dell’amicizia che è “nel porgere l’altra guancia”, vedo concordanti, (nello spirito della vita personale come in quello delle genti), le finalità pacificatrici del Profeta e del Cristo. Nell’augurarmi per queste opinioni di non risultarle uno strano cristiano, e nel confermarle che se vedo la paglia nell’occhio islamico, non per questo non vedo la trave in quello cattolico, la saluto.

grurit

Le identità di Israele

manofronteQuando si rivolge ad Israele lo Spirito biblico lo dice sia al maschile (forza spiritualmente e culturalmente determinante), che al femminile: forza spiritualmente e culturalmente accogliente. Con questo non intendo dire che lo Spirito divino ha identità maschile o femminile, ma solo che lo stato della Sua vitalità ha forza (Spirito) carattere determinante e accogliente. Con la differenziazione fra spirito divino e spirito biblico non intendo dire che lo spirito biblico non sia divino, o non possieda stato di divinità. Intendo dire, invece, che lo Spirito del Principio non può scendere dalla sommità della vita a quella di un monte, se non calando sé stesso in un altro stato della vita, ma, pur con tutto quello che può, neanche il Principio può collocare diversamente il Suo principio. Perché mosso da altra condizione (ed per tale condizione messo) non sarebbe sovrano, e neanche assoluto. Dio non è quello che ci fa maggiormente comodo.

grurit

Scontro fra mondi

manofronteSe la cultura europea ha origine cristiane, la cultura araba ha origine maomettane. Lo scontro culturale fra i due mondo, quindi, non può non implicare anche uno scontro fra i due Profeti. Non certo perché volenti, (almeno per quello che ne so) ma perché coinvolti dal bisogno di supremazia religiosa e sociale dei rispettivi “esecutori testamentari”. In questa pericolosissima guerra santa (?) quale, la parte dei Laici e dei Credenti, che non agiscono come possessori di Dio? Direi, quella di impedire che sulla vita, (loro ed altrui), abbia a posarsi un qualsiasi genere di “mano morta”. Il laico crede nel valore della vita perché la crede originata da un Bene naturale. Il religioso, perché la crede originata da un Bene divino. Non vedo antitesi culturale e spirituale fra queste due strade; vedo solo due percorsi. Posso seguire un percorso laico anziché religioso, perché nei confronti della vita, trovo che ambedue gli indirizzi hanno paritario valore. A mio avviso, diverso, lo credono quelli che soffrono della sindrome Sansone. La sindrome Sansone è il martirio che patisce chi annienta la propria e l’altrui vita, ogni qual volta non vede confermata una ragione, che ha fatto sua al punto da viverla come un tutt’uno di sè come Ragione. Dio non ha bisogno della conferma del Suo creato! Mi domando per questo, se il bisogno di Dio dei Sansoni, non nasconda la voglia di un superiore bisogno di essere. Stante l’ipotesi, i Sansoni di quel genere rischiano di essere presi dalla vanità che spacciano come Verità.

grurit

Babilonia

manofronteNei miei pensieri gira da mesi una parola: Babele. Babele è il luogo della condanna che subisce chi, per fame di potere, orgoglio, vanità, (ecc.) osa innalzare la sua vita oltre sé. Chi dice il segno dell’eccessivo innalzamento è la confusione mentale e spirituale, nota, appunto, col nome di babilonia. Chi, in babilonia, oggi? Direi la politica quando si fa potere. Direi la medicina scienza quando si fa perseguitante. Direi la religione l’ortodossia finisce col motivare delle alterne ricerche di Dio, o quando, per difendere il nostro animo dalle sue pretese, ci costringe a recitare una parte, cioè, ad essere ipocriti. L’ortodossia definisce le personalizzate ricerche di Dio come religioni fai da te. Definisce relativismo etico la difesa dell’animo che si rifiuta di portare dei gravi che essa gli reca oltre misura. Non si rende conto l’ortodossia, che alterna ricerca e relativismo etico, altro non sono, che la babilonia spirituale che origina, ogni qual volta predica dalla cima della sua Babele di parole che usa per avvicinarsi al cielo in cui crede ci sia Dio. Secondo Cristo, Dio è il Padre, quindi, fondamento di vita. Ciò che è fondamento non sta sulla cima della realtà dell’IO in Babele, bensì, alla base. Il Padre, quindi, sta nella vita, non, in cima alle nostre torri Con questo non voglio dire che l’ortodossia non abbia ad insegnare quello che crede giusto. Intendo dire, bensì, che deve farlo come “clemente e misericordiosa” compagna, non, come uno spirito, che, bontà sua e tante grazie se gli và, qualche volta rinuncia ad essere un babilonico con_dominio.

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A Eugenio S.

Caro Sior: “Dio l’è nel creato” come un so’ scrito no’ l’è Eugenio ma quel che l’ha dito.

 E, Dio l’ha dito: vita.  Che la sia deventà na rosa, l’è tutta n’altra cosa da quel che sè restà, respiro primo, là!

manofronte

Poteva, Dio, esclamare un qualcosa di diverso dalla cognizione di Sé? A mio avviso, no, perché la parola è l’emozione della vita che dice sé stessa. Se così è nella Somiglianza, così non può non essere nell’immagine. Non per questo intendo dire che Dio non è in grado di dire “rosa”, ma per questo intendo dire che essendo l’assoluto Principio dell’emozione di ogni vita, è Parola, non parole; è Nome, non nomi; è Universale, non particolari. Sento di poter affermare, pertanto, che Dio è vita, (atto della creazione data la Sua emozione), ma non è nella vita, (atto dell’evoluzione corrispondente alla creazione), se non come volontà di creato. Con altre parole, è atto della rosa, non, vita della rosa. Chi ammira Dio nel creato ha la bellezza della rosa come maestra. Chi ammira Dio nella vita, ha la bellezza della verità come rosa. Quale, la rosa giusta? Siccome so ben distinguere la conoscenza per speranza dalla conoscenza per ragione, quello che io credo non è quello che io so. Quello che certamente so, invece, è che devo badare alle spine che ci sono in ambo le rose.

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C’erano due spade

manofronteLa presenza di due spade ci dice: che, in quella sede della verità divina (nel Cenacolo) vi erano due verità: quella di Cristo e quella della circondante umanità;

che, con quella della giustizia, c’era quella che separava dalla giustizia;

che, con quella della verità, c’era quella che cercava di potere, quando non il potere;

che, la verità umana può separare dalla divina;

che, se una era mezzo della verità, l’altra, non poteva esserlo;

che, una delle due era senza nome;

che, le vie del male sono duplici;

che, non si fa in tempo a proporre un’idea, che già si forma chi la interpreta diversamente!

Non sappiamo poco degli Apostoli ma (se non mi è sfuggito), non chi ha portato e/o offerto a Cristo quell’ultima tentazione: la difesa armata. Fra le molte congetture su quell’anonimato, mi sento portato a considerarne due:

*) si saranno vergognati come si vergognano gli adulti quando operano degli infantilismi;

*) gli Evangelisti, (o gli stesori successivi), li hanno celati sotto i mantelli che nascondevano le due spade. Con altro dire, li hanno censurati.

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L’anima

è come una camera d’aria

 

 

 

 

 

manofronte

L’anima, è la camera d’aria che contiene il fiato, (lo spirito), che permette il percorso al copertone, cioè, all’identità. L’anima consente facilità di transito all’identità, tanto quanto è piena di spirito, o non lo consente, tanto quanto non lo è. Piena di spirito non vuol dire gonfia di spirito. L’anima è camera piena di spirito, quando regge, senza forzare ciò che regge. Quando forza ciò che regge, invece, è gonfia di spirito. “Beati i poveri di spirito” ebbe a dire l’Inascoltato.

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Libera civiltà

in libera religione

 

 

 

 

 

manofronte

Notevolmente foriera di guai, in una chiesa di Bologna c’è una “vignetta” che mostra Maometto all’Inferno. Non mi risulta sia stata tolta. Allora, se libertà è arbitrio non invasivo quello altrui, come mai è ancora lì? Se, libertà, è “non fare agli altri, quello che non vorresti fatto a te”, cosa aspettiamo a liberare gli ammanettati dal nostro diritto di libertà? Aspettiamo che lo facciano nella maniera più alterata, per poi cincischiare con i soliti, ma, mi, mo, me?

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“Lo sguardo di Dio”

Mi scuso per la seconda spedizione, ma nella prima c’erano varie insufficienze. Con questa, invece, sono da Inquisizione! Con la prima, anche questa lettera rischia di essere sentita come un sermone. Diversamente, prova ad essere il logico svolgimento di un tema: Lo sguardo di Dio. Argomento poco attinente alla sua Rubrica, mi pare. Glielo spedisco lo stesso perché è dalle angosce sue e del signor G. che ho ricevuto l’impulso di scriverlo. manofronte

Cortese signore: per rispondere ai turbamenti espressi da lei e dal signor G. nella lettera “Dio ci guarda dal primo momento della vita”, sono andato a vedere se chi ci guarda, è lo stesso Dio. In effetti è lo stesso, però, io lo guardo da un altro punto di vista. La parola è l’emozione della vita che dice sé stessa. Siccome al principio c’è solo il Principio, la Sua emozione è sovrana. In quanto tale, assoluta. L’emozione di una vita sovrana perché assoluta, non può pronunciare nessun altro vocabolo, quindi, al principio vi è il Verbo, (sono), ed il Verbo è Parola (vita) presso la Genesi per come la vedo. La prima emozione di un essere, però, non manifesta il suo nome, ma la presa di coscienza del suo Essere. Prima di esserci il Suo nome, pertanto, c’è l’emozione concessa da quella presa d’atto. Se l’emozione conseguente alla presa d’atto è stata quella di sentirsi in vita, la prima parola di quell’esere non può essere stata che: vita. La mia immagine di Dio, cosa comporta? Principalmente, comporta che prima di essere Nome, il Verbo è Vita, e che questo è il Suo primo titolo; comporta che da Sé stesso, il Verbo si è fatto vita già in Sé stesso; comporta, che essendo la Sua vita, prima parola, è primo profeta; comporta, (ammesso ma non concesso un termine alla vita), che sarà anche l’ultimo. Essendo il primo ed ultimo profeta della Sua vita, comporta anche, che al profeta Maometto seguirà il massimo concetto di Cristo: l’idea di Padre universale, perché universale emozione, dell’universale parola, che ha detto l’universale vita. Perché, al Profeta, seguirà il massimo concetto di Cristo e non la persona di Cristo? Secondo me, perché dopo aver già concepito il Padre come massima idea di Verbo e di Vita, cos’altro può dire di più cardinale, se non ripetere il già detto? In quanto vita assolutamente sovrana, il Principio comprende solo sé stesso. Nel comprendere solo sé stesso, c’è di che rilevare una Sua indifferenza nei nostri confronti? Possedendo il Suo stesso principio (la vita), possiamo essergli indifferenti, solo se fosse indifferente a sé, quindi, non è pensabile. Accusiamo il Padre di indifferenza ogni volta lo cerchiamo nell’errore che porta al dolore, ma come possiamo trovarlo nella sofferenza (atto di meno vita, sia imposto che patito) se il Suo principio è vita, non, dolore? Qualche volta mi domando se siamo a posto con le carte! Lo ascoltiamo dove non c’è, e poi Lo accusiamo di mutismo! A proposito dei conflitti che si sospetta fra Dio e Satana. Sono certo che anche alla ragione di un profano risulta chiaro che vi è impossibilità di confronto fra Creatore e Creatura, per quanto la seconda possa essere (sia pure divergente) a maggior somiglianza. Evidentemente, troppe emozioni fanno perdere il filo del discorso anche ai dotti. Tornando a me, da quando mi sono riappropriato di me stesso perché ho allontanando mani vicarie dalla mia ragione, non soffro più di angosce. Se lo crede opportuno, passi parola.

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Cristiana (?) follia

manofronteIn America sta prendendo piede una letteratura di “cristiana” fantascienza. In quella si descrive il Cristo come se Conan il barbaro vendicatore. Quelli che seguono quella letteratura si dicono rinati a Cristo. Di che Cristo parla, quella gente, se lo dicono capace di “far scoppiare le vene”, e con quelle, non so quale ulteriore frattaglia perché mi sono rifiutato di proseguire la lettura di quella roba! Un suo corrispondente dice che Cristo è “Vero Uomo e vero Dio”.  Concordo sul “Vero Uomo”, (qualsiasi cosa intenda quello scrivente), anche perché non lo sento certamente falso, quell’Uomo, ma,  cosa intende dire, con “Vero Dio”, dal momento che, essendo l’Unico, non cìé ne sono altri? Certamente Cristo è vero Figlio, ma non può essere vero Dio, così come il Figlio non può essere vero Padre. Questo non esclude che un figlio possa diventare un vero padre, e, quindi, un vero Dio. Questo ammette, però, che la vita dell’Unico subisca una sorta di proseguo generazionale. Il che è inverosimile, o vero, solamente in presenza di un teologico sproposito. Al di là di quello che ha affermato, (o, per silenzio o per deresponsabilizzazione non smentito), il Cristo di duemila anni fa, era, socialmente parlando, un signor nessuno con qualche seguito di simpatizzanti. Che paura poteva mai fare al potere dell’epoca, un Cristo seminatore, non di rivoluzioni, ma di grani di senapa? Secondo me, nessuna. Al più, poteva scocciare qualche equilibrio, ma, non lo credo al punto da subire la reazione che ha subito.  Nel considerare la situazione in cui agi ed in ultima si trovò, Cristo ebbe a dire (almeno per quanto ci raccontano) “perdona loro che non sanno quello che fanno.”  Il che significa che vi è delitto solamente quando lo si persegue in piena coscienza. All’epoca, erano coscienti dell’uomo, non del Cristo. All’epoca, pertanto, uccisero un uomo, non (strumentalizzando quella morte) il Figlio di Dio. Bene ha fatto il regista a limitarsi al solo aspetto umano di quell’uccisione. Molti hanno pianto alla vista del sangue che copriva l’attore che rappresentava il Cristo. Bene ha fatto il regista ha copriroo di sangue, se ciò ci fa sentire coperti di sangue al punto, da non sopportare di copriroo ancora, dove ancora l’uccidiamo.

Marzo 2007 Tagliata, mirata e corretta nel Marzo 2020

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Nè Sofocle, né Freud.

manofronteDirei che c’è Edipo, perché la relazione fra padri e figli è la lotta di sopravvivenza (amorosa o no che sia) che prevede un caduto per cessione del passo: o il padre, o il figlio. E’ amorosa quando la concessione del passo dal padre al figlio è una libera scelta. E’ tragica quando non vi è amorosa concessione. Al figlio che non vuole (o non sa e/o non può) uccidere il padre, allora, non resta che emigrare: verso altri stati sociali, e/o verso altri stati d’umanità, e/o verso complementari identità culturali, psicologiche, e sessuali non per ultimo. nessuna scelta esclude le altre. Non mi pare che Sofocle avesse previsto questa possibilità. Neanche Freud, mi pare. 

Datata Marzo 2007 Corretta e meglio mirata in data Marzo 2020

Gli usi della carne

” che solo il pensiero cristiano che Dio possa farsi uomo (erede del politeismo greco) pone le premesse perchè l’uomo agisca nella natura come un Dio. “

 

 

 

 

manofronte

Distinguerei la rivelazione “Dio si è fatto carne” (in Cristo come nei poveri cristi) con l’uso che la carne fa di Dio. Con gli esempi degli uccelli e dei gigli, Cristo ci dice la provvidenza del Padre, ma la Sua visione del Padre è onnicomprensiva e che pertanto, nessuna parte é separata dal Tutto. Secondo un pensiero universalizzante è certamente vero. Secondo quello egoistico – egocentrico, invece, no. Nell’Islam della “sottomissione assoluta” vedo circolare ancora dello spirito bibblico: quello obbligante che è di ogni padre – padrone. In quello dell’abbandono, invece, vedo circolare ben altro Soffio: quello di chi si abbandona nel Padre per libera convinzione. Azzarderei un altro parallelo: vedo l’Islam odierno come ancora vedo l’odierno Cattolicesimo: strutturata e piramidale Parola. Vedo l’Islam dei profeti Sufi, invece, come vedo il “cattolicesimo” di Cristo: parola che attua le parole secondo principi comuni da porre in comune.

Datata Marzo 2007 Meglio mirata nel Marzo 2020

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