Sajonara da Verona

Dalla Sajonara, notturna ragazzaglia condivideva stesse notti, stessi letti, stessi ricordi.

 

 

 

 

manofronte

Era d’Autunno quel 71. O, era il 72? Entro in pizzeria. Mi sento la burba in mezzo ai nonni. Pugnalate e coriandoli fra tavolo e tavolo. Mi dicono di non preoccuparmi: è la solita sfida di burletta! Un amico, la Simona, (odontotecnico con trapano a pedali) mi presenta alla corte dicendo: questo è Silvio Pellico e le sue prigioni. No, dice un tizio che non conoscevo (la Gabì) è la Gazzabinskaja! Così battezzato, sono stato quell’avatar per tutta la primavera di giovane uomo, di giovane Finocchio, di giovane in tutto. Avevo 26 anni. Si chiamava Marco, il battezzante. Orefice. Rapinato da balordi, (un cesso di amante fra quelli) ha dimostrato di avere dei coglioni che molti etero si sognano. Ma non sono bastati. Pugnalato e legato ad un albero, era riuscito a liberarsi dalle corde, ma non dalle ferite. E’ morto poco dopo. Con fatica da lottatore, mi è stato detto.

In quella compagnia c’era un trentenne. Spaventato insegnante. Non tanto dalle materie spaventato, quanto dal materiale scolastico che trattava. Nessun minorenne, tuttavia giovani. A lui non piacevano i giovani, se non come bellezza in sé. Temeva il loro giudizio, però. Non tanto per sé stesso, quanto per le conseguenze sull’insegnamento e sulla professione. Si armava, così, di grandi occhiali scuri, e di arcigne commedie! Non ci credeva nessuno. Si chiamava Gigi: Gigeria per gli amici. La sera di Natale (non mi ricordo di quale anno) la Gigeria ed io siamo andati a vedere gli Aristogatti. Eldorado di risa la scena del notaio sulle scale; tre passi avanti e sette indietro, mentre, trepidante, svanita ma di classe, la Signora l’aspettava sulla cima. Siamo in Piazza Bra. La Gigeria aveva una cinquecento gialla. Tenuta a puntino. Antistante la Gran Guardia, incauta, una macchina aveva parcheggiato un 50 centimetri dal marciapiede. Noi arriviamo. La Gigeria vede la macchina parcheggiata. La strada non è larga meno di una trentina di metri. China sul volante, (neanche guidasse un chissà quale tir) comincia a dire: oddio, ghe vago dosso, oddio, ghe vago dosso, oddio, ghe vago dosso; e ci siamo andati!! A non più di 20 all’ora! Guidatrice da Singer, la Gigeria! Dopo anni, (ci eravamo persi di vista) la amiche mi hanno detto che è morta d’infarto. Stava passeggiando in riva al lago in compagnia di un amante militare.

Datata Giugno 2007

grurit