Tutti gli articoli di perdamasco

Informazioni su perdamasco

Gli scritti "per Damasco" sono stazioni che ho raggiunto percorrendo le mie emozioni. Scrivo, quindi, perché sento. Solo dopo conosco. Non quanto basta ma a dirla con Dante: non di men rimossa ogni menzogna tutta tua vision fa manifesta e lascia pur grattar dove è la rogna.

Vitaliano_Perdamasco_Vitaliano

fotointondoNelle memorie di viaggio “per Damasco” ho messo la parte ideale e nondimeno quella reale. Il che vuol dire, che nel mio tutto è presente sia il netto che la tara. Si consideri, tuttavia, che senza il mio viaggio reale non avrei potuto percorrere neanche quello ideale. Se potessi, nella carta di identità mi firmerei come Vitaliano_Perdamasco_Vitaliano. Giusto per dire che, sia in queste pagine che nella mia vita, sono Vitaliano quando percorro il mio reale, Perdamasco quando percorro il mio ideale, e ancora Vitaliano perché torno al mio reale. Perché tutto sto’ giro?! Perché l’operazione di rientro dall’ideale al reale arresta quella sclerosi della vita mentale e spirituale che si manifesta come fanatismo. In una seduta medianica (esperienza fondamentale ma del tempo che fu) la presenza che si disse Francesco (nulla a che vedere con quello d’Assisi) mi disse di dire tutta la verità! Cosa che ho fatto, se con la parte ideale intendeva raccomandarmi il racconto della parte reale. L’avrei fatto comunque. Pur possedendone la capacità, darla ad intendere non è mai stato fra le mie brame.

manofronte

All’Amicizia lunga occorrono patti chiari

Mi scuso con i Lettori se al caso non vedono più l’apprezzamento lasciato, ma fra correzioni, aggiunte, spostamenti di pagine e/o eliminazioni, questo lavoro è soggetto a continui rifacimenti.

Mi considero libero di dire quello che penso perché il Lettore è libero di pensare quello che vuole.

Nello svolgere i pensieri parto dalla mia vita: è l’unico libro che credo di aver capito.

Percorrere un certo genere di riflessioni è come cacciar farfalle: nel rumore scappano.

Raro che mi sia curato del legame fra scritto e data: avevo altro per la testa.

Non ho modo di capire con chi sto corrispondendo, quindi, neanche di adeguare la comunicazione, così, solo quello che il Lettore comprende gli è indirizzato.

Tutti gli scritti hanno paritaria importanza, pertanto, anche i possibili scaraffoni.

Io sono Tizio! Checché se ne dica non assomiglio a Caio. Lo pensa chi non conosce, chi non crede di dover far la fatica di conoscere..

Ai commenti che non aggiungono nulla, non ho nulla da aggiungere, quindi, visto che non servono a niente, li toglierò.

Girando per il Blog capiterà di trovare degli scritti che dico lunghi come l’anno della fame. Li lascio perché testimoniano un viaggio attuato fra ignoranze, non poche confusioni, e perchè, nonostante i decenni trascorsi, a proposito di quegli scritti non so ancora separare (emozionalmente parlando) quello che è del taglio, da quello che è dell’amputazione.

Capiamo uno scritto per il concetti che esprime, e non di meno, per le emozioni che ci comunica. Succede, però, che non sempre vi sia corrispondenza di emozioni, fra Lettore e Scrivente. Il che vuol dire, che il Lettore, rischia di capire a metà, cioè, con il suo sapere, ma senza la parte del mio sentire. In molti casi, la reciproca mancanza del sentire il sapere, comporta travisamenti, o nella comprensione di uno scritto, o nei rapporti fra Lettore e Scrivente. Il che, può generare delle multiformi “ombre”. Nulla impedisce il chiarimento via e-mail.

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Per chi chiede il cuore ma non lo sa usare

Quando mi rendo conto che il richiedente (o la richiedente) non sa gestirlo come corrisponde ai miei sentimenti, taglio! Sarà per l’età, per una cultura dei tempi del cucù, o per un bisogno di verità che è un bisogno di difesa. Salvo rare eccezioni escludo senza spiegazioni perché ogni spiegazione contiene implicito giudizio. Non per ultimo: chi scrive con il fiele che distilla dalla fede quando è castrata e/o fanatizzata, sarà rimandato nel luogo di provenienza: dalla mia parte, senza alcun senso di colpa!

manofronte

Essere, o come essere?

 Questo è il problema!

paginemini

Ho scritto di tutto e di più. Qualche volta anche di troppo, mi dico, non mancando, tuttavia, di giudizio. Su milletrecento e passa post ne ho eliminato più di 600; e non ho ancora finito. Ho scritto molto anche su l’Oltre. Al proposito la metterei così: dal mare si vede più lontanto che dalla riva, ma cosa si vede all’orizzonte lontano così raggiunto? Altra terra, o altre nubi? Lo sapremo quando raggiungeremo l’orizzonte.

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A proposito di vita e di percorsi

A  chi ha smarrito i suoi principi, a chi non li ha trovati in altre vie, a chi non gli corrispondono quelli ereditati, ricordo che sono sempre quelli:

il Bene per la Natura

atrinita

il Vero per la Cultura                       e                      il Giusto per lo Spirito

che corrisponde dalla relazione fra il Bene: principio di ciò che siamo. Il Vero: principio di ciò che sappiamo. Il Giusto: principio della forza che si origina dalla corrispondenza di stati fra ciò che siamo e sappiamo per quanto sentiamo.

I principi sono la basilare fonte del discernimento nella capacità di scelta personale e sociale: elevando gli intenti, spirituale. I principi sono maestri tanto quanto indirizzano la vita verso i suoi principi. Tanto quanto i principi confermano e conformano secondo secondo emozioni di giustizia, e tanto quanto sono umanamente magistrali. Tanto quanto rigidamente applicati (vuoi in sé come in altro da sé) e tanto quanto disumanizzano i vissuti.

manofronte

C’è chi scrive e chi de_scrive

Con tutti i pro e i contro, prevalente scrittrice dei vari temi mi è stata l’emozione. Prova ne sia il fatto, che scemando quella, scemava quello che sapevo più che chiaramente nel dato momento. Mi sono ritrovato, così, a dover apprendere dagli scritti (mai a sufficienza) quello che pure avevo scritto. Comunque stiano le cose, di indubitabile posso dire che in tutti questi anni non ho fatto altro che scavare pozzi, e che la terra in quei pozzi era mista a un’acqua che, temo, non ho ancora finito di filtrare.

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Fra maree e marosi

Influito dalle emozioni ho scritto su tanto e di tutto.  Anche di che lasciarmi basito, visto che la mia conoscenza ha la caratteristica dell’Emmental. Giusto per dare l’idea di quanto sia stato complicato e contorto il cammino sulla mia strada, si immagini di essere invasi e pressoché sommersi da una caterva di sparpagliate emozioni; che sentite di doverle capire (non di meno ordinare, trovarvi senso, causa, motivo, finalità) perché quello che sentite e sapete della vita vostra e altra non vi sconfinfera più. Non per questo già sapete cosa aggiungere, togliere, modificare, tagliare, lasciare: così, per anni. Senza averne conoscenza (figuriamoci coscienza) ho iniziato questo viaggio la notte di Capodanno del 1985 con una storia privata. Nel proseguo delle faccende si è rivelata di fondamentale importanza. Terminato quella storia nel Febbraio del 1991, nella primavera dell’anno sono andato avanti con questa, pensandola e vivendola “a palpeto”, come si dice in veneto quando si caccia rane negli stagni, e che è un modo altro per dire a caso. A storie scritte, però, tutto si è rivelato necessario.  E’ vero: oltre alle mie peste racconto anche le mie corna. Non ho potuto non farlo perché in una seduta medianica (ci si creda o no, non è questo il punto) una presenza mi raccomandò di dire sempre la verità. Si riferiva ad una verità superiore? All’epoca non era fra i miei pensieri. Al più, e meglio adesso, conosco le mie verità. Si riferiva a quelle? Intimidito non l’ho chiesto, ma con il tempo ho imparato che la verità è una spada a doppio taglio, e che nessuno possiede la facoltà d’impugnarla per tagliare&separare il male dal bene (o il vero dal falso, come il giusto dall’ingiusto) senza ferirsi di verità, mentre ferisce di verità. Considerato questo, proseguo, pur temendo di risultare pesante e qualche volta ripetitivo, non tanto per ragionata necessità,  ma perché, in questa caterva di emozioni non ricordo dove ho collocato la già detta.

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Non credo di essere pericoloso

… tuttavia sono pazzo : ) perché credo di sapere chi è lo Spirito.

paginemini

Lo Spirito è la forza della vita che corrisponde dalla relazione fra una Natura e la sua Cultura. Mi dirà: vedo una Natura, conosco la sua Cultura, ma, non vedo proprio nessun Spirito! Mettiamola così! Nessuno ha mai visto l’aria dentro una camera di gomma, pure, per suo mezzo, essa acquista la vita che ha. Si può dire, pertanto, che l’identità dell’aria, è la forma che essa da alla camera di gomma. Se l’identità dello Spirito è data dalla forma che fa assumere al corpo, e se un corpo è pieno di violenza, va da sé che è violento anche lo spirito che da vita a quel corpo. Dal momento che lo Spirito divino è tutto fuorché violento, (se lo fosse, avrebbe principiato il dissidio, non, la vita), di quale altro spirito è la forza che agisce il prevalente animo di Israele? Da buon razionalista mi dirà: di spirito umano, ovviamente! Ben vero, ma, Israele sa bene che non è lo spirito umano il Principio che ha eletto la sua vita, quindi, Israele, di chi è lo spirito che anche odiernamente emoziona il tuo spirito?

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I sensi che l’amare

 dovrebbe conoscere o evitare

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Ero di chiara ignoranza ma di istinto altrettanto chiaro, così, non subii alcun genere di trauma quando fui desiderato da un prete. I traumi iniziarono quando la cosa venne a conoscenza degli altri preti del collegio. Il prete amante fu avvertito di star più attento, ed io, fui isolato: visto con astio. Avevo l’età della terza elementare. Se proprio dovessi denunciare qualcuno, non il prete amante denuncerei, ma quelli che violarono la mia coscienza, penetrandola con il senso del peccato quando era ancora vergine del senso dell’amore.

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L’idea che seguo

Come perdamasco e come persona, seguo l’idea cristiana del Padre (il Principio della vita sino dal suo principio) e l’idea del Principio della vita è la vita: il Bene per la Natura, il Vero per la Cultura, il  Giusto per lo Spirito. Se lo stato che segna la verità della vita è lo Spirito, e lo Spirito è la forza della vita sino dal principio e, pertanto, del Principio, allora, procedendo oltre l’idea cristiana, perseguo il principio dell’idea del Principio: lo Spirito che ha dato forza all’idea.

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La ragione del silenzio

Nessun potere durerà più di me

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Fra me e la faccenda sotto, sotto, c’è qualcosa che non afferro. La riabilitazione di una vanità, e/o di una mia verità, e/o di un amor proprio offesi? Ho superato di peggio!  Se, “per Damasco” è via della coscienza di sé stessi, potrebbe essere che sia giusto pubblicarla, allo scopo di riabilitare la necessità della provocazione, come mezzo di rottura di un Costituito, (legale e/o politico, e/o quanto d’altro), che ferma il futuro? Questo, mi convince già di più. A proposito di coscienza! Che sia giusto pubblicarla per far capire, che non solo un potere può fermare il futuro, ma anche una figura, fissata in un tal amore di sé, da non tollerare alcun tipo di tocco? Se tutto quello che fissa la ragione è droga, allora, a maggior ragione la devo pubblicare: sono o non sono, contro ogni forma di intossicante dipendenza? La ragione è buona, tuttavia, non smuove alcuna emozione. A questo punto, decido di ascoltare la ragione del silenzio: nessun potere durerà più di me.

paginemini

Di che faccenda si tratti non lo ricordo più. Fra le righe emerge un qualcosa di quello che è stato, ma non quanto basta per capire la faccenda. Pensandoci ora, sospetto un qualche genere di divergenza fra me e un referente del Sert dove all’epoca agivo a favore di cause dalle rare speranze di riuscita.

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I miei studi

Dopo le elementari in collegio, studiando alle serali, verso i trentacinque, (anno più anno meno), ho conseguito la licenza media e la prima superiore. Siccome errare è umano e ariete perseverare, in una scuola pubblica, in mezzo a ragazzi che gridavano alle ragazze ” col c…., col c…., è tutto un altro andazzo ” e alle ragazze che gridavano ai ragazzi ” col dito, col dito, orgasmo garantito “, iniziai a perdere i capelli e cominciai il biennio. Mi distinsi in religione, in un test dell’insegnante di Pedagogia nel quale risposi: ” quasi sempre ” o ” quasi mai ” alle domande e, perché mi si chiamava papà. Molto francamente, se i miei studi sono proseguiti, più che alle mie capacità lo devo alla carità degli insegnanti. Quando non ho potuto non ammettere che la vergogna di accettarla era maggiore del fine per cui l’accettavo, (capire e capirmi), ho lasciato la scuola. Da qualche parte dell’Emilia devo avere una abilitazione ad una terza superiore.

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La mia strada all’inizio

A causa della fine dell’Amato (destino che ho iniziato a conoscere la notte di Capodanno del 1985)  nel febbraio del 1991 mi sono ritrovato come si ritrovò l’Aretino Pietro: con una mano davanti e una di dietro. Solo ora, di qualche caso, un qualche volta ne sorrido, ma, all’epoca non c’era proprio nulla di che farlo. All’epoca, non avevo proprio idea di dove sarei andato a finire percorrendo la mia strada “per Damasco”. Allora, ero solo un bendato dal pensiero convenzionale; bendato, vuoi dalla vita personale, vuoi dalla sociale, vuoi dalla canonica interpretazione del Cristo e del Padre.

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Il peccato non è in chi

o cosa si ama ma in come si ama.

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Ho passato la mia fanciullezza, prima agli “Esposti” è poi in un collegio retto da ecclesiastici. Con uno di loro (stavo facendo la terza elementare) vi è stato un sentimento anche sessuale. E’ ben vero che a quell’età non si sa, però già all’ora mi sentivo con istintiva chiarezza. Per quella lucidità non subii nessuna violenza psichica e ne fisica: tanto più, che, al proposito, non vi fu alcun tentativo. Nonostante i sentimenti che provavo e vivevo fossero informazioni, comunque nessuno me le spiegò, così, se proprio si vuole riscontrare violenza, certamente, la più deleteria fu l’ignoranza nella quale mi si lasciò. E’ vero, in quella corrispondenza di sentimenti sia pure impari ci fu anche del dolore. Fu doloroso nascondersi perché si nasconde ciò di cui ci si vergogna. Ben diversamente, avrei dovuto vergognarmi di vergognarmene, ma, ero un bambino! Invece, quelli che avrebbero dovuto vergognarsi di farmi vergognare, erano grandi.

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Sono partito dal mio bianco

 per conoscere il mio giallo

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Dal giallo che ho conosciuto mano a mano verificavo il mio bianco, sono andato alla ricerca del Bianco che ha originato ogni giallo. Il bianco simbolizza la verità. Il giallo simbolizza l’amore.

Con la fascia bianca, gialla e bianca, intendo rappresentare il viaggio della conoscenza della vita. Non ho posto inizio e fine a questa strada, perché, vita, è ricerca della verità che porta all’amore, che porta alla verità, che porta all’amore, e l’amore è comunione. Del tono dell’amore, (detto dal giallo) e della verità, (detto dal bianco), ho raggiunto la conoscenza che ho potuto. Avrei potuto di più?  Secondo la verità del mio spirito, no. Infatti, perdo la pace, se in quello che sono

Natura

atrinita

voglio sapere di più (Cultura)                                della forza che posso: Spirito.

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I sensi iniziali

G,  è l’iniziale del cognome della famiglia adottante; sta anche per il nome scelto dalla famiglia che mi ha adottato.

O,  è l’iniziale del cognome di chi mi ha messo in adozione.

V,  è l’iniziale del nome che mi ha posto chi  mi ha messo in adozione.

Perché ho ritenuto necessario dire sui nomi? Mah! Forse per confermare che ogni destino ha più di una radice.

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Mi hanno detto:

sei un pazzo o sei un genio.

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Dopo aver visto la stesura delle prime immagini dei concetti che dico in quest’opera (preso dalla rivelazione le mostravo a destra e a manca) me lo disse un angelico biondino dall’aria simil prete. Mi capitò nella trattoria dove lavoravo. Fu per caso? Non so, ma ho sempre avuto il sospetto che venne per… annusarmi. La stessa curiosità (sempre anonima) si manifestò (dal Vescovado) al Referente del Sert veronese. La fecero qualche giorno dopo la pubblicazione (nel Giornale locale) della richiesta di una annuale messa solenne per i tossici morti per over dose. A parte la talefonata del prete al Sert (chiesero chi fossi) e una messa comune solo per quell’anno, altro seguito non ci fu: neanche dal biondino che già alla prima occhiata mi parve soggetto_oggetto da preti: se non di fatto, in potenza. Una cliente della Tratoria aveva il fratello prete. Di quell’uomo (nulla di che per via di virilità) mi risultò sedotta sino alla sessuale infatuazione quando vennere tutti e due in trattoria. Figuratevi se mi facevo scappare l’occasione, così, mostrai il malloppo anche a quel prete. Ebbene, le disse perfettamente cristiane. Non me n’ero proprio accorto! Comunque sia, da cotanta sacerdotale affermazione altro non sorse. Almeno che io sappia!

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Sarà anche

 perché si conosce meglio il proprio simile

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Sarà anche perché si conosce meglio il proprio simile, ma anche uno psichiatra ebbe a dirmi: sei pazzo! La definizione era detta con simpatia e l’intenzione non offensiva; è che cercando di definire una personalità estranea ai suoi schemi esistenziali e alla sua conoscenza, non gli era rimasto che il mestiere. La definizione del medico, (avevo conosciuto il dottor G. P. nell’ambito delle tossicodipendenze dove ho operato come associazione) mi sfagiola per più di in motivo. Ad esempio: mi libera dalle conseguenze del non dire in convenzione con altra norma o conoscenza. Siccome per essere legati o influenzati da un folle bisogna essere altrettanto pazzi, libera l’arbitrio altrui. Mi libera, inoltre, dal peso di dovermi dimostrare diverso da quello che sono. Frena chi potrebbe pensarmi, diverso da quello che sono. Chi sono? Semplice! Per quello che la mia Natura è, la mia Cultura sa, ed il mio Spirito sente, sono quello che sono, però, gli amici mi chiamano Vita.

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In amore, la mente parla anche quando nega

Ieri c’era il Mercatino dell’Antiquariato, qui in s.Zeno. E’ un antiquariato del pressappoco ma lo stesso attira un futtìo di persone. In quell’occasione vengono transennate le strade. Giusto, però, il Pccolo che non ha la residenza a casa mia, è rimasto bloccato. Mi telefona, mette il vivavoce, così la vigilessa sente quando gli dico il nome della via dove deve venire; e la vigilessa lo fa passare. Giunto a casa me la racconta ghignando e mi dice: non so come farò quando non ci sei più! Sempre ghignando gli rispondo: quando non ci sarò più neanche tu ci sarai più! Rimane un attimo lì! Pensavo alla casa, mi dice. Il che mi conferma che è diventata come casa sua. Pensava alla casa ma ha pensato anche a me? Se sono diventato la sua casa, si.

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Sei come un gattino

mi scrive e mi dice una firma nota. Al risveglio, non ricordo più di chi la firma.

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Oltre che avermelo scritto me lo legge: maschile la voce. Mi dice: sei come un gattino che non sa come scendere dall’albero. Sorrido all’immagine e mi sveglio. L’immagine gattino mi dice che nei miei confronti il commentatore ha i sentimenti affettivi che si prova verso soggetti in tenera età. Simbolicamente parlando, la tenerezza data dall’età minore ha diversi significati: vuoi degli stati mentali (tenerezza come sottintesa immaturità) vuoi di quelli culturali (tenerezza come sottintesa ignoranza) vuoi di quelli spirituali: tenerezza come sottintesa debolezza della vitalità dello spirito. Per quanto riguarda l’albero, per me c’è un solo Albero: ed è quello della vita. Il commentatore non me l’ha detto ma se mi conosce, cioè, se mi sente, non può non condividere l’idea. Ne consegue che mi vede in cima alla vita: cima che si può intendere anche come fine. Non mi dice se sono spaventato, preoccupato (ecc. ecc) di stare lì. Neanche mi dice come ci sono salito: solo constata che l’ho fatto. Dice, però, che se non so come scendere, e neanche perché lo devo. E se non volessi? Recenti analisi hanno rivelato che ho due rogne ai lati dell’encefalo (ancora benigne); che il diabete (con tutte le sue altrettanto rogne) è passalo da 1 a 2. C’è ben poco da fare per un cuore con battito atriale; che senza Coumadin (come anche malgrado il Coumadin) sono soggetto a ictus oppure a infarto: mortali o parziali lo si sa solo dopo. Senza alcun genere di timore, prendo atto della mortalità in sospeso. Certo! Tutti viviamo in sospeso. In ragione, però, (chi più e chi meno) di infiniti stati di conoscenza e di accettazione. Almeno statisticamente parlando, un giovane meno, un anziano di più. Nella realtà, quando capita capita. Se l’accettassimo come il sereno destino di tutte le età più o meno coscienti, vivremmo meglio sia il nostro esserci che il nostro dipartire. Considerazioni sulla morte a parte, torno a quelle su di me. Come scritto prima, della mortalità non temo il finire, temo, tuttavia, il come. A maggior ragione perché dovrò essere assistito da mestierati. Questo mi preoccupa, appunto perché prima o poi a terra dovrò pur scendere. Spaventato come un gattino? Per quanto mi conosco, no.

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Analisi della pace

La Natura è il luogo del Bene. La Cultura è il luogo della Verità. Lo Spirito, è il luogo del Giusto che corrisponde dalla Natura nel Bene per la Cultura nel Vero. Giustizia è assenza di ogni dissidio. L’assenza di ogni dissidio è pace. In una Natura in pace vi è giustizia. Essendo cessazione di ogni dissidio (la giustizia) dove vi è giustizia data dalla pace perché è cessato ogni dissidio, non può non esservi che verità: se non raggiunta fra vita e vita è raggiunta fra vita e Vita. Sia nella Natura della vita della propria Cultura, che fra la propria ed altra, quando non vi è dissidio fra il bene della Natura ed il vero della Cultura perché vi è pace, la vita, non può non essere che nella verità di ciò che è giusto: lo Spirito. Poiché pace è tacitazione di ogni dissidio e alla tacitazione di ogni dissidio segue il silenzio, nel silenzio della pace dato dalla verità che ha tacitato i dissidi, vi è il principio della ricerca dell’origine di ogni verità. Nessuno sa cosa è bene dato il vero che è nel giusto, ma, ciò che non lo sa la Cultura lo sente la Natura. Nella vita della Cultura della Natura ( lo stato di ciò che sa perché sente ) che non corrisponde al bene per ciò che è giusto dato il vero, lo spirito è depresso. Nella vita della Natura della Cultura ( lo stato di ciò che sente perché sa ) che non corrisponde al vero per ciò che è bene dato il giusto, lo spirito è eccitato. Poiché ciò che è depresso o eccitato non è in pace, ne consegue, che lo stato di pace in una Natura è ciò che afferma il bene di ciò che è nel giusto, perché, alla sua Cultura, vero.

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Analisi del discernimento

Il discernimento è il più corrispondente strumento di cura: esso è il mezzo che pone nella giusta corrispondenza ciò che è sano con ciò che è da sanare. Il discernimento su sé o su altro da sé, è attiva transazione culturale ogni qualvolta permette il proseguo della vita propria, sociale e spirituale. E’ passiva transazione di vita, il discernimento che principalmente attua la mera esistenza. Il discernimento è il medico che cura se stesso. Le l’individualità separate da sé stesse, soffrono della mancanza di vita nella parte che il loro sé non vive. Gli elementi di compensazione cui ricorre una individualità sofferente per carenza di spirito (forza della vita ) possono anche diventare particolarmente complessi, quando: è inappagata da se stessa e dal sociale; inappagata di sé per quanto variamente appagata nel sociale; inappagata nel sociale per quanto variamente appagata di sé. Per giungere al proprio completamento attraverso l’appagamento, le individualità totalmente o parzialmente inappagate perché personalmente, socialmente e spiritualmente non comprese dallo stato proprio e/o sociale e/o spirituale, possono anche diventare dipendenti (quanto tossicodipendenti) di elementi compensativi ( ” leggeri ” e/o ” pesanti ” ) sia naturali che ideologici e/o chimici. Tanto più la forza della vita (lo Spirito) è depressa per la mancanza di risposte alla domanda di equilibrio posta dalla vitalità in sofferenza (o esaltata per eccesso di risposte) e tanto più complessi sono gli elementi di compensazione cui ricorre la data individualità. La parte dell’individualità depressa o eccitata perché non vive ciò che sa per quello che è, può principalmente essere quella naturale (la vitalità) o quella culturale (la conoscenza) o quella spirituale: elevazione verso il Principio dei significati esistenziali.

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Analisi del male

Lo stato nel quale non vi è alcun male è il Bene: Principio del bene naturale quanto del culturale e dello spirituale in ogni stato di vita. In ragione della condizione dello stato della mancata comunione di una Natura, o di una Cultura, o di una vita con il Principio del Bene, non vi è comunione col Bene, tanto quanto vi è insoddisfatto desiderio di unione verso l’Origine. Qualsiasi desiderio di bene che non corrisponde al vero è arbitrio su di sé o su altro sé perché non è corrispondente vita: forza di ciò che allo Spirito è giusto. L’arbitrario desiderio di una Natura che non corrisponde secondo quanto è bene per ciò che è vero di quanto è giusto sia alla propria che ad altra vita, si pone contro sia la Natura propria che altra. L’arbitrario desiderio di una Cultura che non corrisponde secondo quanto è vero per ciò che è bene di quanto è giusto sia alla propria che ad altra vita, si pone contro sia la Cultura propria che altra. L’arbitrario desiderio di una vita (forza del suo Spirito) che dato il bene che è nel vero non corrisponde secondo quanto è giusto sia alla vita propria che ad altra, si pone contro sia la vita propria che altra. Ogni arbitrio è una violenza: sia sugli stati propri che sugli stati altri. Violenza (contro sé e/o contro altro da sé) è la forza della vita che non vuole sentire e, dunque intendere, la ragione del suo Spirito. La ragione dello Spirito si intende nello stato di pace, perché, nella pace vi è quiete fra i dissidi e, dunque, verità. La forza della violenza da arbitrio contro se e/o altro da se è corrispondente alla forza dello stato di ciò che non si vuole sentire, sapere e capire. Una individualità non vive la sua vita con giusto Spirito (cioè, con la giusta forza) tanto quanto il sapere dato dalla sua Cultura non corrisponde al sentire dato dalla sua Natura (come di converso) tanto quanto il sentire dato dalla sua Natura non corrisponde al sapere dato dalla sua Cultura.

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Analisi dell’Individualità

Una individualità che in primo non corrisponde a sé stessa, cioè, con gli stati di Natura, Cultura e Spirito propri, necessariamente, è separata da sé stessa tanto quanto non si corrisponde. Una individualità che non è in comunione con sé stessa perché in vario grado separata, è, perché esiste, ma, non vive tanto quanto non attua (o vive tanto quanto attua) in primo ciò che lo accomuna a sé e, corrispondendo, ciò che lo accomuna ad altro da se. La vitalità è la forza di spirito della Natura. La vita è la forza dello Spirito della Cultura. Lo Spirito è il Principio della forza della Natura della Cultura della vita. La vitalità dello spirito delle individualità che corrispondono al sé proprio, al sociale e allo spirituale comprende la vita e ne è compresa. La vitalità dello spirito delle individualità che, pur corrispondendo con il sociale non corrispondono a se, comprendono la vita sociale e ne sono comprese ma non comprendono la propria, che non le comprende tanto quanto non si corrispondono. La vitalità dello spirito delle individualità che corrispondono a sè ma non con il sociale, comprendono la propria vita (che le comprende) ma non comprendono quella sociale che non le comprende tanto quanto non si corrispondono. La vitalità dello spirito delle individualità che non corrispondono a sè, né al sociale e né allo spirituale, non comprende la vita propria, sociale e spirituale, che non la comprende tanto quanto non si corrispondono. La relazione di corrispondenza fra gli stati naturali, culturali e spirituali propri costituisce la personale identità. La relazione di corrispondenza fra i propri stati e quelli della Natura della Cultura della vita sociale costituisce l’identità personale – sociale. La relazione di corrispondenza fra i propri stati e quelli della Natura personale e sociale della Cultura della vita secondo lo Spirito, costituisce l’identità personale – sociale – spirituale.

Una individualità non vive (naturalmente, culturalmente, spiritualmente) la vita di ciò che è per quanto sente di ciò che sa, tanto quanto non corrisponde con lo stato (naturale, culturale e spirituale) identificante. Quando una individualità in identificazione (moto della ricerca di sé) non corrisponde con lo stato naturale, culturale, spirituale referente di identificazione (Principio del moto della ricerca di se), vi è separazione fra il soggetto identificante e quello in identificazione tanto quanto fra i due stati non vi è corrispondenza. Quando fra lo stato identificante e quello in identificazione non vi è corrispondenza di stati, l’individualità in identificazione, è confusa tanto quanto la corrispondenza è mancante.

Di converso: quando fra lo stato identificante e quello in identificazione vi è corrispondenza di stati, l’individualità in identificazione è certa di sé tanto quanto, è, lo stato di vita dato dalla comparazione fra il sé proprio e quello identificante. La personalità divisa da se stessa perché non sente quanto sa o non sa quanto sente (e, dunque non vive ciò che sente per quanto sa) subisce (e provoca) i danni originati dalla separazione, tanto quanto è separata da se stessa. L’io che si conosce è come una casa ( Natura ) che poggia su un terreno ( Cultura ) idoneo a reggerne la costituzione ( la vita ) in tutte le sue parti. L’io che non si conosce, è come una casa (Natura) che non sa quale è la parte (Cultura) più idonea a reggere la vita della sua costituzione. L’Io, che non costituisce la sua vita secondo il proprio sé ma secondo altro da sé, è come una casa (Natura) abitata da un inquilino (Cultura) alieno al suo Spirito. Una individualità che si costituisce incosciente della parte di sé (la naturale, la culturale o la spirituale) più idonea a reggere il peso dell’edificio (la sua vita) è soggetta a crepe: le crisi di identità. La crisi di identità, o denuncia che un Io si è estraniato da una parte naturale, culturale o spirituale di sé, o che è stato espropriato di una parte naturale, culturale, o spirituale di sé, o che si è estraniato da sé perché espropriato di sé e/o invaso di altro da se. Una identità è in crisi quando non è ultimata dai suoi principi. Ad una identità non ultimata dai suoi principi necessitano continui sostegni. Sostiene la personalità in crisi di sé, ciò che di naturale, culturale, o spirituale, di volta in volta occorre allo stato naturale, culturale e spirituale. Ogni separazione da sé di una parte di sé è una ferita: come tale è un male. Poiché, per essere vita, ciò che è della Natura non può non essere della Cultura, allora, il male naturale è anche male culturale. Un male nella Natura che diventa male anche della sua Cultura è male anche nello Spirito, cioè, nella forza della vita. Il male (naturale tanto quanto culturale e spirituale) deforma la vitalità e, conseguentemente, deforma la vita. Ogni male richiama la corrispondente cura: naturale se ad esserne colpita è la Natura; culturale se ad esserne colpita è la Cultura, spirituale se ad esserne colpita è la forza della Natura della Cultura della vita. Una individualità diretta verso la Vita cura il suo male con atti di vita sia verso sé che verso altro da sé. Tanto quanto non è diretta verso la Vita, una individualità si cura con atti di morte o contro sé o contro altro da sé.

Se ciò che principalmente manca riguarda la vita naturale o culturale, una individualità si compensa (semplicemente o complessamente) o con della vita naturale o con della vita culturale. Se ciò che principalmente manca riguarda la Natura della Cultura della Vita (ricerca delle origini e degli scopi di vita) una individualità si compensa (semplicemente o complessamente) elevando i principi della propria. Se ciò che manca è rilevante al punto che ne ciò che è (Natura) e ne ciò che sa (Cultura) e ne la forza (lo Spirito) data da ciò che è di quanto sa di ciò che sente sono l’un l’altro sufficientemente compensativi, allora, una data individualità, la dove non sa o non può rivedere il suo vissuto, può avvertire la necessità di compensarsi più fondamentalmente. Nei casi di più fondamentale compensazione se una individualità giunge sino a compensare la totalità dell’essere, certamente non si può dire che è ciò che sa per quello che sente, ma, che è ciò che sa per quello che gli fa sentire la totale compensazione adottata. Tanto più quella individualità è ciò che sa per quello che la più fondamentale compensazione adottata gli fa sentire e, tanto più assume la personale identità data dalla compensazione complessivamente adottata a sua integrazione. Se la compensazione adottata è alcolica, tanto più una individualità sofferente compenserà la sua Natura con quell’elemento e, tanto più la sua Cultura sarà la vita di quello che è per ciò che saprà di ciò che l’alcool gli farà sentire. Nel caso in esempio, l’identità conseguente sarà quella dell’alcolista. Nel massimo processo di identificazione dato dall’essere l’identità della sostanza naturale, chimica, quanto ideologica, che si raggiunge quando una vita ” si fa ” con la vitalità che genera una sostanza totalizzante, quello che vale per le droghe che diventano la forza della Natura della Cultura nella droga, vale anche per le ideologie e/o gli edonismi se diventano droghe (fissatrici d’arbitrio) per la Cultura della Natura della vita che necessita di forza.

Se nel caso dell’overcompensazione da alcool l’identità globale che ne consegue sarà quella dell’alcolista, nell’overcompensazione culturale e/o spirituale (o in altri casi con cui si compensi la Cultura della Natura) la personalità risultante rischia di essere naturalmente o culturalmente, o spiritualmente fanatica E’ fanatica, l’individualità che ha delegato la totalità del proprio arbitrio alla realtà che ha invaso di se o la forza della sua Natura, o di quella della sua Cultura o la forza (lo Spirito) della sua vita. Tanto più il fanatico è forte d’altro e tanto più è debole di sé. Quando una identità assume quella dei totalizzanti artifici che usa per essere, non è mai ciò che è per quello che vive per quanto sa di ciò che sente, cioè, se stessa. Non è mai se stessa, perché quando è totalmente compensata, è sua identità la totale compensazione e, non è mai se stessa quando non è compensata perché la sua identità, in assenza di compensazione, è vita che non si sente perché non si sa (se il suo principio di vita è la vita della sua Cultura) o non si sa perché non si sente se il suo principio di vita è la vita della sua Natura. Una individualità asservita ad un artificio perché carente nella forza della propria vita (nel suo Spirito) in quanto la sua Natura non vive ciò che sa la sua Cultura (o la sua Cultura non vive ciò che sente la sua Natura) è fuori di sé già prima che compensi quel fuori con altri buttafuori. Una individualità che vive quello che è per quello che sa in ciò che sente, non necessita di artifici, perché, tanto quanto è indipendente, è sovrana. Vi è potere della Natura sulla Cultura quando una Natura ama ciò che sente più di ciò che sà. Vi è potere della Cultura sulla Natura, quando una Cultura ama ciò che sa più di ciò che sente. Sulla Natura di una Cultura vi è il potere della forza quando ama la sua emozione (il suo Spirito) più di quanto sa per ciò che sente. Poiché, il potere, per sua Natura non può ammettere la mediazione, non l’amore (che essendo comunione per sua Natura l’ammette) è fonte di potere, ma, solamente il desiderio dato dal piacere. Il desiderio dato dal piacere (ambedue gli stati non ammettono che se stessi) è una volontà di potere e, una volontà di potere che non ammette che se stessa, è sempre un sopruso: verso se stessi non meno che verso altri.

Quando, a causa di norme estranee allo spirito dell’amore (ciò che permette la comunione sia in se che con altro/i da se) la volontà data dal desiderio di un piacere diventa il prevaricante potere naturale, e/o culturale e/o spirituale di uno stato (anche se amoroso) su un altro, nell’anima, sottomessa alla volontà del desiderio (come imposto ad altro anche imposto al proprio sé) si generano delle ” tossine ” naturali, culturali e spirituali, che ammalano ora di depressione e/o ora di esaltazione sia la vita che pratica la volontà del potere che la vita che lo subisce: la ammalano, tanto da mandarla anche anche oltre arbitrio. La dove non vi è comunione di vita nella persona o fra persone ( e/o una corrispondenza da compassione per il reciproco spirito ) non vi è amore sia nella persona che fra persone tanto quanto la nostra vita è inadempiente verso il suo principio: la Vita. La dove verso la vita (nostra, altra e del Principio) non vi è amore, o vi è indifferenza da mancata condivisione di spirito, vi è inimicizia tanto quanto non vi è amore e/o non vi è compassione da condivisione verso la nostra ed altra vita. La dove vi è inimicizia, tanto quanto non vi è amore e/o compassione, vi è ignoranza (sia contro sé che contro altro da se) verso tutto ciò che non si ama perché non lo si conosce a causa della mancata comunione sia di se con se, come di se con altro da se. L’ignoranza, quando è rifiuto di confronto, o è Natura della paura, o è Cultura dell’arroganza (overdose di difesa da paura) o piacere del sopruso. Come l’intolleranza, l’ignoranza separa vita da vita. L’ignoranza verso se separa da se ciò che è proprio prossimo. L’ignoranza verso l’altro separa ciò che è prossimo a se del se altrui. L’ignoranza verso se uccide l’amore di se. L’ignoranza verso l’altro uccide l’amore dell’altro. L’ignoranza uccide l’amore. L’ignoranza uccide l’amore perché separa la comunione. Ogni volta si impedisce la vita data dalle corrispondenze fra Natura, Cultura e Spirito (impedire la corrispondenza è separare la vita sia in se che la propria da altri) si pone inimicizia sia fra gli stati propri che, indipendentemente dagli stati, fra altri stati. Poiché l’inimicizia non permette la conoscenza e poiché l’ignoranza non permette la comunione e la mancata comunione non permette l’amore, ecco che non potendo conoscere (o per Natura, o per Cultura, o per lo Spirito) non si può amare ciò che ci è stato diviso, tanto quanto siamo separati da ciò che ci è stato diviso. L’inimicizia principia l’odio. L’odio è uno spirito che può alimentare contro la vita (e la Vita) delle reazioni sia implosive che esplosive. E’ reazione implosiva l’odio contro se. E’ reazione esplosiva l’odio contro altro da se. L’odio contro la vita ( e la Vita ) ammala di sé il sé che lo contiene.

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Analisi delle Emozioni

Le emozioni sono informazioni che una Natura da alla sua Cultura. Tanto più una Natura sente quelle informazioni e tanto più la sua Cultura le sa. Tanto più una Cultura le sa e tanto più la sua Natura le sente.

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Tanto più una individualità le sente perché le sa (come tanto più le sa perché le sente ) e tanto più le vive. Per sentire, sapere e dunque vivere secondo le emozioni date dalla forza del proprio Spirito, ciò che è della Cultura non può non essere della Natura come ciò che è della Natura non può non essere della Cultura. Secondo la forza del proprio Spirito chi non sente ciò che la sua Cultura sa, o non sa ciò che la sua Natura sente (cioè, non corrisponde a se stesso) non è la vita di sé tanto quanto non sa ciò che sente o non sente ciò che sa. Tanto più una Natura personale, sociale e spirituale, sente ciò che la sua Cultura sa, o sa ciò che la sua Natura sente, tanto più è vita, cioè, forza dello Spirito. Nella corrispondenza con altre individualità, in ragione di quello che si è, per quello che si saprà dato quello che si sentirà, esprimendo la forza della vita data dalla propria realizzazione, si attuerà la Natura della Cultura della vita propria ed altra perché con l’altra. Tanto più una vita corrisponde a sé e con il sociale e spirituale che gli è proprio e tanto più la forza di quella identità è personale, sociale e spirituale. Una individualità che sente ciò che non sa conosce a metà. Una individualità che sa ciò che non sente conosce a metà. Una individualità che conosce a metà, vive a metà. Una individualità che vive a metà (cioè, che non sa ciò che sente, o non sente ciò che sa) è separata da se stessa o per quanto non sa, o per quanto non sente, o per quanto non vive ciò che sa per quello che sente. L’individualità che non vive secondo la Natura della sua Cultura manca di una parte di sé. Ciò che gli manca può essere la vita nella sua Natura o quella nella sua Cultura. Secondo lo stato della mancanza negli stati di Natura e Cultura, l’individualità che manca di una parte di se, manca nella forza della vita: lo Spirito.

La Natura che non sente la sua emozione compensa la sua forza (il suo spirito) con quello che la sua Cultura sa. La Cultura che non sa la sua emozione, compensa la sua forza con quello che la sua Natura sente. La vita che non vive la sua emozione secondo la Natura della Cultura del suo Spirito, compensa la carenza della sua forza gratificandola o per mezzo della Natura o per mezzo della Cultura. L’individualità è spiritualmente attrice quando supplisce la parte che gli manca (o quella naturale, o quella culturale, o quella spirituale) con ciò che non è della Natura della Cultura della sua vita. L’individualità spiritualmente attrice, è quella che recita la vita della parte che non sa, o non sente, o non vive per ciò che sa e sente. E’ autrice, l’individualità spirituale che vive ciò che è per quanto sa per quello che sente. La Persona è portatrice di valori spirituali propri, del sociale e dello spirituale cui corrisponde, tanto quanto in ragione di ciò che è per quanto sente di ciò che sa, è in comunione sia con il sé personale con il sociale e lo spirituale. La comunione di sé permette l’amore di sé. La comunione fra il proprio sé, quello sociale e lo spirituale, permette l’amore per la vita. Se vi è (o non vi è) corrispondenza di spirito fra gli stati di Natura e Cultura propri e fra i propri e quelli sociali e spirituali, vi è o non vi è vita tanto quanto vi è (o non vi è) comunione di vita. Dove non vi è comunione di vita, vi è separazione di vita. Secondo lo stato della separazione, ogni separazione è divisione dal bene: vero per quanto è giusto. Secondo il proprio stato (ciò che si è) e dato ad ognuno il proprio stato (ciò che si sa in ciò che si è per ciò che si sente) allo Spirito il bene è giusto quando fra Natura e Cultura vi è comunione di verità. Dove la separazione dal bene, lede la comunione di verità, vi è dolore tanto quanto vi è separazione. Poiché, il bene, è il vero da ciò che è giusto, lo stato che è separato dal Bene (o nella sua Natura, o nella sua Cultura, o nella sua vita) non è nel giusto dello spirito proprio e della Vita, tanto quanto non è nel vero. Lo stato della vita che è separato dal bene (e dunque nel dolore dato da ciò che non è giusto perché non è vero) brama il ritorno allo stato nel quale non vi è alcun male.

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Le strade del dolore

 Dal Dolore nella Natura si origina l’urlo

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Dall’Errore nella Cultura                          Dal dolore nello Spirito

              si origina il pianto                                 della vita si origina il lutto.

Il Lutto è afflizione naturale, culturale e spirituale, della Natura della Cultura della vita mortificata nel Corpo, nella Mente e nello Spirito: forza della vitalità della Natura e vita della sua Cultura. Come la vita è stato di infiniti stati di forza, così il Lutto è stato di infiniti stati di sofferenza.

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Le strade della verità

Via della verità è la forza del corpo

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via della verità                                         via della verità

è la forza della mente                               è la forza della vita

lo Spirito

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 In tutti e fra tutti gli stati e secondo stati di infiniti stati

il processo della verità si completa nella trinitario – unitaria corrispondenza fra

ciò che si è come Natura

 atrinita

si sa come Cultura                                si vive come Spirito

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 Poiché la Natura sente quello che la Cultura sa

la Natura è via della Cultura

atrinita

Poiché la Cultura sa ciò che la Natura sente, la cultura è via della Natura

Poiché forza della Natura che corrisponde con la sua Cultura, lo Spirito è via della vita.

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L’Albero del Bene e del Male

La vita ha radice: la forza dello Spirito; ha tronco: la sua Natura; ha rami: vita naturale e culturale che si principia dal tronco; ha foglie: Natura della Cultura dei primi atti naturali e dei corrispondenti principi culturali; ha gemme: progetti della Cultura della Natura della vita dell’albero; ha frutti: per la sua forza, la vita data dalla corrispondenza fra la Natura e la Cultura dell’albero. La similitudine fra la vita di un albero (radice, tronco, rami, foglie, gemme e frutti) e la vita come un albero, fa dell’Albero del Bene e del Male il simbolo della vita: coscienza di tutto ciò che è alla conoscenza sia dello stato supremo della vita (quello del Principio) che dell’ultimo principiato a Sua somiglianza.

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La Soglia fra verità

La Soglia fra verità è il luogo esistenziale (umano come sovrumano) nel quale (in vario grado e stato) si passa dall’identità precedente (coscienza di ciò che era e/o si era) a quella seguente: coscienza di ciò che è e/o si è. E’ vero che il processo di comprensione è pena: tanta o poca che sia. La chiesa lo dice Purgatorio. E’ anche vero, però, che quella sofferenza (tanta o poca che sia) è compensata dallo sgravio (della sofferenza) che avviene mentre capiamo. Come la vita è stato di infiniti stati di vita, così, fra noi e la Verità vi sono stati di infiniti stati di soglia fra verità e Verità. La Soglia fra verità, pertanto, è anche luogo dell’estasi che si prova quando godiamo il giusto perché abbiamo messo in corrispondenza il bene con il vero.

In ragione dello stato della comprensione ne consegue

atrinita

 

maggior coscienza

maggior verità                                             maggior vita

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Alla ricerca dell’Albero della Vita

Il tronco della Sessualità, è dato dalla personale genitalità. I suoi rami sono dati dalle emozioni sessuali di prevalenza, quelle, cioè, che formeranno la costituita identità sessuale. Le sue foglie, da emozioni sessuali non prevalenti ma indicatrici di valenza sessuale sia per il tono, (piacere – non piacere), che per la condizione del loro stato. Le emozioni sessuali non prevalenti ma indicatrici di valenza sessuale, conformano e confermano la molteplice varietà delle pulsioni. In ragione di un cosciente vissuto sessuale, la molteplice varietà delle pulsioni è fattore di ricchezza. Se la sessualità fosse una macchina, dell’identità sessuale di prevalenza si potrebbe dire che è il modello base, mentre, delle emozioni sessuali non prevalenti ma indicatrici di valenza sessuale, si potrebbe dire che sono gli optional che, personalizzando la sessualità base, la rendono propriamente individuale. Il tronco dell’Albero è retto e forte in ragione dello stato della relazione di vita fra i suoi rami e le sue foglie. Di per sé, nessun ramo e nessuna foglia sono anormali alla vita dell’Albero. Anormali lo diventano se, (e, tanto quanto), recano del male presso la vita altra: individuo e/o società che sia. Da ciò ne consegue che, a priori, nessuna vita (così come nessun suo stato) ha o è “intrinseco male ” morale. Al più, ha intrinseco dolore, un suo peso, e/o condizione. Se il dolore è lo stato che divide ciò che è normale alla vita da ciò che non lo è, dalla precedente affermazione ne consegue che è sufficiente l’analisi storica del benessere data dalla comparazione delle corrispondenze di vita fra amante e amato/a, per sapere (al di là di ogni esterno giudizio) quanto sia normale, il modo di manifestare la propria sessualità.

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Questo è il problema

La Donna che si fa prevalentemente determinante “spaventa” l’Uomo. Perché lo spaventa? A mio avviso, perché trovandosi di fronte un eguale psiche non può non sentire forma d’Uomo in forma di Donna. L’uomo che sente di fronte a sé una figura di analogo principio si trova di fronte a ciò che gli somiglia vuoi come cultura vuoi come spirituale virilitas. Giunto al punto si può dire, allora, che la paura dell’Uomo è provocata da forme di disorientamento che non sa porre (e/o non può, e/o non vuole) in equilibrata vivenza. Mi si dirà: ma, la Donna è sempre stata così! Concordo, tuttavia, la capacità di determinazione della donna era contenuta (filtrata, repressa, condizionata) da forti muri socio – culturali. Ora che questi muri hanno fatto la fine di quelli di Gerico, chi o cosa conterrà l’espansione di vita del carattere culturale femminile? Non di certo degli altri e stramaledetti muri, ma, certamente, delle rinnovate ragioni! Quali, le rinnovate ragioni? Quella, ad esempio, di riconoscerla e di accettarla come culturalmente simile. Accettandola come culturalmente simile, cosa diventerà l’odierna Eterocultura maschile? Direi che, per trancultura,  diventerà Omoculturale. Ossignur! Si dirà l’Uomo ulteriormente spaventato: ciò significa che diventerò Omoculturale anche sessualmente? Ad ognuno la cottura del suo piatto! Questo scritto è solo una padella.

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n.d.a. Questa lettera è del Giugno 2006. Corretta e meglio mirata nel Novembre 2019

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Sessualità della Natura

nella corrispondente Cultura secondo Spirito.

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Eterosessuale:

è la Personalità naturale – culturale – spirituale, che si allea con corrispondenti umanità, onde, nella propria, perseguire il Principio della vita: vita, in tutti gli stati per quanto sa, vuole, e/o può.

Omosessuale:

è la Personalità naturale – culturale – spirituale, che indipendentemente dalla genialità della Personalità sessuale scelta per il proprio completamento (purché cosciente di sé, dei suoi dsideri, e delle conseguenze espliciti come inplicite)  si allea con corrispondenti umanità onde perseguire la propria, e per quanto sa, (vuole e/o può) perseguire il Principio della vita: la vita.

Per altro:

chi nega e/o abnega la personale l’identità sessuale, sta nello Spirito della Vita secondo lo stato di spirito dato dalla vita propria in quella sociale.

Dalla nascita all’adolescenza:

nello stato famigliare per la conoscenza sensuale e sessuale dell’individuale Natura.

Dall’adolescenza alla giovinezza:

dal gruppo famigliare al gruppo di corrispondente relazione, per lo stato della conferma dell’originale Natura sessuale, data dalla rivelazione dell’individuale Cultura, in forza della vita data dallo Spirito.

Nello stato della Maturità dato dalla conoscenza dell’Io sensuale e sessuale:

dal gruppo di relazione corrispondente al Crescente, all’adesione del corrispondente gruppo di acquisita identità sessuale.

In ogni stato di età:

l’Amore e la Comunione quale alvei incanalanti la vita sessuale dell’Individuale e Sociale personalità.

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Per ciò che è il Bene della Natura, il Vero della Cultura ed il Giusto della vita, lo Spirito, essendo calibro della Natura che forma, arbitro della forza che concede e giudice della vita che ha dato, è maestro. Lo stato Umano per lo stato Sociale nello stato Spirituale, allora, non può essere educato che da canoni che rispettino la trinitaria – unità della Persona. In ragione della trinitaria unità della persona e secondo la guida del suo Spirito di vita si evidenzia che la sessualità della Personalità umana, sociale e spirituale è data dai principi di vita cui si corrisponde sia in se che con altre Personalità a se corrispondenti. Da ciò ne proviene che la distinzione sessuale della Natura non è data in ragione del soggetto Etero o Omo genitalmente scelto per la vitale corrispondenza ma secondo principi che sono eterosessuali se si corrisponde secondo finalità di comunione per la vita e con la Vita e sono 0mosessuali se si corrisponde secondo finalità della sola perpetuazione dell’individuale sè.

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Pedagogia dell’Amore e della Comunione

Comunione, è l’unitaria corrispondenza fra i trinitari stati di: Natura_Cultura_Spirito personali, sociali e, per elevazione culturale, spirituali. L’Amore, è il principio (naturale quanto soprannaturale) dell’alleanza che la permette. La Pedagogia dell’Amore e della Comunione, quindi, intende ausiliare la conformazione dell’essere e la conferma dell’esistere secondo il personale spirito. Indicando ciò che deve essere posto in comunione per poter essere amore, nel contempo indica che cos’è l’amare, allora,

Pedagogia dell’Amore perché l’Amore permette la Comunione

e Pedagogia della Comunione perché la Comunione permette l’Amore.

L’amore è via della comunione e la comunione è via dell’amore. Uno stato che corrisponde all’altro è uno stato che ama l’altro perché in comunione con l’altro. L’amore origina la vita data dalla corrispondenza fra ciò che è in comunione. Le corrispondenze sono le vie che permettono la comunione che permette l’amore. Nello Spirito, “andate e moltiplicatevi” è un vincolo di vita, non, di fede. Men che meno una crociata. Nello Spirito, i modi di andare e di moltiplicarsi sono infiniti, pertanto, infiniti i sensi, i significati, gli scopi. Ogni genere di vissuto, però, deve corrispondere con una fondamentale regola: la cessazione del dissidio. Per quanto mi riguarda e per quanto mi risulti ovvio, andate a vivere è maggiormente spirituale. Non me ne voglia il Cristo se la penso diversamente.

Immagina     Lettera

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I principi della vita

Volute dai poteri del “Principato e della Religione” di ogni genere società, sulla vita si è sovrapposta una babele di laceranti versioni. Quale la vera? Non lo so, ma se ammettiamo che i principi del Principio siano il Bene, il Vero, il Giusto, allora, dove c’è il Dolore (male naturale e spirituale da errore culturale) non può esserci verità tanto quanto vi è dolore. Al dolore causato dall’errore oppongo e propongo questi principi.

Al principio di ogni principio, la vita ha tre stati di vita:

Natura

atrinita

Cultura                                                                       Spirito

Per – stato – intendo la condizione naturale, culturale e spirituale

della personale identità.

 

Vuoi nella vita individuale, vuoi nella globale, o elevando il pensiero fra la vita e la Vita, le corrispondenze fra gli stati naturali, culturali e spirituali attuano la relazione di vita fra gli stati.

La vita ha stato trinitario_unitario. E’ assoluta unità fra i suoi stati solo al principio di ogni principio. Nel nostro principio è unitaria in ragione della misura di ricongiungimento fra i suoi stati.

La Natura è quello che è. La Cultura è quello che sa la vita che è. Lo Spirito è la forza della vita che sente chi è per quello che sa.

La Natura è il corpo della vita comunque formato. La Cultura è il pensiero della vita comunque concepito. Lo Spirito è la forza della vita comunque agita.

La Natura è il luogo del Bene. La Cultura è il luogo del Vero. Lo Spirito è il luogo del Giusto che corrisponde dalla relazione di vita fra il Bene ed il Vero.

Vita è stato di infiniti stati di Spirito. In tutti e fra tutti gli stati si origina e si perpetua per l’emanazione di quella potenza.

L’immagine della vita (la particolare) somiglia all’Immagine della Vita: l’Universale. La differenza fra la Particolare e l’Universale è detta dallo stato del rispettivo stato: assoluto al principio e dello stesso Principio. Relativa al nostro stato nel nostro principio.

Il Principio assoluto della vita è inimmaginabile. L’affermazione non ferma il Credo. Fa riconoscere, però, che fra il credere e il sapere vi è infinito divario.

Su quel divario, solo la speranza può porsi come ponte, ma la speranza, è ragione della fede, non, ragione della conoscenza. Ad ognuno i suoi bisogni.

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Senti, senti, cosa mi tocca leggere!

Ebbene, si, lo confesso! Sono un appassionato lettore della pubblicità delle agenzie immobiliari. Non so per quale sadismo, ma mi piace intrufolarmi nelle case in vendita. Verificare la situazione, il prezzo, l’arredamento, e poi uscire dalle fotografie a naso alto, dicendomi: oddio, che roba che ghè in giro! Neanche la contessa Sboronova, ha un naso come il mio quando butto la rivista. C’è una cittadina vicino a Verona che si chiama Villafranca. L’origine è antica. C’è un Castello. Quello che rimane, a dir la verità. C’è l’aeroporto. Ex paese di campagna, si sta sviluppando bene anche come zona piccolo industriale. Il che, può voler dire che si sta rovinando, ma così è la vita! Una locale agenzia pone in vendita un appartamento. Lo dice: VICINANZE CENTRO, CONTESTO NAZIONAL_POPOLARE. Mi par di vedere la titolare dell’agenzia, (se donna si tratta ) mentre valuta il famigerato contesto tenendosi una mano sulle perle, (che non si sa mai!) opinando un mamma che grezzi, per il tono nazional_popolare dei residenti.

Datata Aprile 2007

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Fattucello con morale.

Dopo uno sciampagnino con un amico, in bicicletta tornavo dalla Bra. Pian, pianino. A s. Zeno avevo un tram in sosta davanti a me. Portava la scritta: Dio ti ama. Non bestemmiare. Sapete perché hanno scritto Dio ti ama. Non bestemmiare, e non, Dio ti ama: perché bestemmiare? Perché, ormai, neanche le buone intenzioni seguono il comandamento che dice: non rompere i coglioni! Per gli interessati, è l’undicesimo!

Datata Aprile 2007

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I Puloti a scuola? Ma, per favore!

Il fatto che qualsiasi droga faccia male (tanto o poco la si assuma, e leggera o pesante che la si voglia dire) direi che è universalmente scontato. E quando subiamo del dolore, dove andiamo, dai Puloti, o dal medico? Ebbene, siccome è altrettanto noto che è meglio prevenire che curare, nelle scuole vi sia prevenzione medica, non, carabbinieristica! Come, la prevenzione? Semplice! Con i metodi usati per l’antidoping: accertamento a campione! Chi non risulta colpito da quel male non paga l’accertamento. Chi risulta colpito da quel male, lo paga. Se altro avrà da pagare il positivo all’accertamento, decida la stessa scuola dell’accertato, in concorso con i Consigli d’Istituto o analoghe forme: e che c’è vo’?!

Maggio 20008

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Un giovane uomo di Destra

Un giovane uomo di Destra, (non andava a donne, non andava a uomini, e che ha finito col mettersi insieme ad una donna che ha poi preferito mettersi con una donna) ci frequentava, noi, gruppo di Finocchi con infinite sfumature di femmininità come di virilità. Non era di animo cattivo, così l’abbiamo accolto nel gruppo come un amico.

Non ricordo per quale discorso, ma una volta, imperativo, ebbe a dire: si deve fare così!!! Come? Tu, umanamente nullo (benché fascista) ti permetti di imporre un qualcosa a qualcuno?! Via, via! Non per le sue idee politiche, sia chiaro, ma per la sua volontà di imposizione! Fascismo, per me, è questo, non, essere conservatori. Devo amaramente riconoscere che “fascista” è uno spirito molto trasversale. Tanto è vero che indossa cravatte non solo nere. Tanto è vero che indossa anche dei bianchi collarini di plastica.

Aprile 20008

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Di là il mondo gira.

Esco dal supermercato. Nessun casinista nel giardino. La panchina è libera. Mi siedo. Mi descamiso. Tolgo le calze. Muovo le dita nelle ciabatte. Ho i pantaloni completamente punteggiati di cera nera. Rovisto nel sacchetto. Tramezzini al salmone come antipasto. Tramezzini al tonno e insalata russa come piatto. Ananas a pezzetti e per finire un cestino di fragole rigorosamente non lavate! Leggero ruttino. Sigaretta. Leggo il giornale a grandi falcate. Non ho voglia di rumori. Lo chiudo. Altra sigaretta. Mi guardo attorno. Di là il mondo gira.

Datata Maggio 2007

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Un blogger deluso mi scrive

Mi sarei aspettato una considerazione più profonda, da uno che sul suo blog scrive tante saggezze”, mi dice, temo deluso, Ispanicoroma.

paginemini

Vediamo un po’, ora, se riesco ad essere più profondo. Ognuno di noi, a mio avviso, è via (Natura) della verità (Cultura) della propria vita. Questa strada è soggettiva. Questo non esclude delle corrispondenze fra vita e vita, ma questo esclude che una data vita possa inserirsi in un altra al punto da deviare un soggettivo percorso. Credo, inoltre, che, vita, sia una infinita serie di domande alle quali dobbiamo dare le nostre soggettive, risposte. Allora, se per capire che cos’è “vita”, si sceglie di percorrere una data strada, chi sono io (o cosa ne so, io) per disquisire se giusta o sbagliata quella scelta, o addirittura per fermarla? Credimi, almeno per quanto mi riguarda, non è un girarsi dall’altra parte, è un guardare, accompagnato da un doloroso dover tacere per quanto detto sopra. Il non condividere, per me, si dovrebbe limitare a non percorrere quella strada se non la si sente come corrispondente al proprio momento esistenziale. Ti faccio un altro esempio sul mio modo di pensare. Io sono contrario all’aborto, tuttavia, ho votato a favore. Allora, vi è maggior saggezza nell’opporsi all’aborto, o vi è maggior saggezza nel non opporsi all’altrui diritto di scelta? Altro esempio: se io compio un errore che coinvolge solo me le paghi tu le mie “spese”? Se tu fai una cosa giusta li godo io i tuoi guadagni? No, li perde o li guadagna la vita. E’ chiaro che quanto sostengo ha infinite implicazioni e sfumature, ma è altrettanto chiaro che che questo commento è una risposta al tuo, non, una tesi di laurea. Ciao.

Datata Maggio 2007

manofronte

Non sempre ballo da solo

Ho iniziato a spogliarmi nel 71. Non ricordo più bene se mi sia stato più semplice togliermi gli abiti o togliermi i precedenti pensieri. Certamente sono stato aiutato dall’abitudine di abbassare la luce nella stanza, e la luce della verità nella mente. Sai bene, che troppa luce offende gli occhi e troppa verità allontana la capacità di accoglierla senza traumi. Spogliati oggi e spogliati domani, un po’ alla volta ho iniziato ad accettare la mia verità fisica, e la mia verità mentale. Oggi, posso girare per la stanza come mamma m’ha fatto, e girar per la mente, proprio come la verità m’ha voluto. Per la mia stanza, però, non sempre giro da solo come non sempre trovo, (per non dire quasi mai) chi, come me, ha attraversato le mie stesse stazioni (e stagioni) di conoscenza. Torno allora, ad abbassare ambedue le luci, onde permettere all’occasionale fortunato di vedermi e di vedersi come è in grado di fare o di accettare.

Datata Aprile 2008

manofronte

Cardinali sotto scorta

Sul portone del Duomo di Genova, hanno scritto: Bagnasco, vergogna. Intesa come una minaccia, il presidente della Cei è stato messo sotto scorta. A mio vedere, non c’è alcuna minaccia in quella scritta. Al più, un memento: ad ogni azione, corrisponde una reazione eguale e contraria. Temperi le parole che dice, il don Bagnasco, e vedrà temperate le “pallotole” che riceve. Non per ultimo, la chiesa che si fa carabiniere di quanto insegna sortisce il solo effetto di aumentare la fuga dei così galerati. A proposito di scorte! Ricordo ai dediti alle santificazioni che al Vescovo Romero, il precedente papa non ha dato alcun genere di scorta! Quelle date post mortem non sono difese: sono sensi da opportunistica colpa.

Datata Aprile 2008

manofronte

Non ci sono più uomini.

Non ci resta che confidare nei tentativi!

paginemini

Non avevo voglia di farmi da mangiare, oggi. Così, mi sono fatto 4 panini con la mortadella ed una bottiglia di brut, quindi, sapete con chi prendervela!

Un ragazzo di 16 anni, si butta dal balcone perché non regge le battute dei compagni di scuola su di una sua presunta omosessualità. Uno si butta, ed i compagni commentano: scherzavamo! Grazie per i fior!

La preside dice, forse quel ragazzo aveva altri problemi. Certo che aveva altri problemi! Era meno duro del cemento, ad esempio! Lo dicevano più intelligente della media, ad esempio! Non era un burino, ad esempio! Sorrideva, ad esempio! Quando glielo permettevano, ad esempio!

Solo il Signore sa quale pesante trucco sia il sorriso per chi, al caso, non ha proprio nulla da sorridere! Visceralmente, sarei portato a dare dei vigliacchi, a quegli avversari dell’intelletto! Sarei portato a dar loro delle jene! Poi, mi dico, che ne sanno questi, del dolore e della fatica che si prova quando si vuol crescere a propria immagine! Per saperlo, bisogna non essere dei prestampati, ad esempio.  Ma per non essere dei prestampati, bisogna non nascere da fotocopiatrici, ad esempio!

Datata Aprile 2008

manofronte

Vivere? Morire? Salti nel buio.

In collegio ero conosciuto come giraffa. Un prete mi ha fatto conoscere come signorina. Il mio rendimento scolastico era da sei – – -.  Avevo reso carsico non meno dell’80% di me. Non avevo padre e neanche madre. Non sapevo stare in porta. Parlavo poco. Leggevo sempre. Non avevo cugine da spacciare come ragazze. In pratica, non avevo niente, rispetto al ragazzo che si è suicidato perché lo chiamavano “jonathan”. Decidere di vivere lo stesso, o di morire lo stesso, molte volte è fuor di coscienza.

Datata Aprile 2008

manofronte

Verso le due. Via Mazzini.

Cianfrusaglie di lusso, e no.

paginemini

Un giovane dell’Est sta mangiando la cialda di un gelato. L’ha colta dal cestino dell’immondizia. Di notte giro con pochi euro in tasca. Ne avevo cinque. Mi è venuto il pensiero di darglieli ma a fronte di una possibile domanda ho fermato l’impulso. Cosa gli avrei risposto se m’avesse detto: chi t’ha chiesto qualcosa?!

Datata Aprile 2008

manofronte