Il Profeta e l’eredità di Fatima

Tutto è dato dal Clemente e dal Misericordioso, quindi, sia l’atto felice, che il non felice ai nostro occhi, ma non ai Suoi, in quanto, essendo il Luogo di ogni verità, è anche il Luogo di ogni necessità della vita. Atto non felice agli occhi del Profeta, fu il decesso dei suoi figli maschi. Atto felice presso il Profeta, fu la presenza di Fatima. Se tutto è dato dal Clemente e dal Misericordioso, mi chiedo, perché l’Islam degli inizi non confermò la voce di Fatima come secondo Messaggero?

Perché scelse di abbandonarsi nella volontà dell’IO, pensando, nel caso, impossibile accettare la volontà di Dio? Ipotesi fosse, si può dire che l’Islam dell’inizio mancò di fede?

luceinfine

La profezia è una vista che non necessita di particolari doti in Dio…tria.

Vi è stato chi non ha creduto al mio profilo di persona come tante, così, c’è stato chi m’ha preso per illuminato, profeta, guru, e via similando. A questi, ho dato un’unica risposta: macchè, macchè, macchè! In me, non c’è nulla di diverso da altri. Neanche la mia sessualità, tutto considerato non è diversa da quella etero. Ho amato l’uomo, infatti, come uomo che ama una donna, e/o, come donna che ama uomo. Di diverso, forse, ho un superato uso degli attributi, o degli orifizi, ma è una diversità che ha fatto scuola anche agli etero, quindi, è andata a ramengo anche quella mia specificità in amare. Allora, tolto di mezzo le quisquilie, io sono quello che sono, non quello che sembro, Ma, perché, posso sembrare un illuminato, o profeta, o guru, e via similando? A mio avviso, (e forse, forse, e ancora forse), perché dico cose vecchie, in modo non vecchio; forse, perché non dico, sulla vita, ciò che è delle minestre riscaldate. [Almeno, non mi pare.]

luceinfine

Profeti e Profezia

La capacità di profezia è di chi proietta la sua conoscenza ben oltre il suo momento soggettivo e storico. Così, il profeta è come colui che dalla cima di un monte vede avvicinarsi una figura. Se quel profeta è prevalentemente portato ad amare la vita, non interpreterà quella figura come una minaccia. Diversamente, se è prevalentemente portato a temerla, ed in ciò ad essere di piegato spirito, l’interpreterà come nemica. E’ chiaro che ambo le interpretazioni possono essere fallaci. Sino a che non succede l’una o l’altra delle due situazioni, ogni profezia può anche essere la visione di una mente che ha delirato per eccesso di visione, e/o di interpretazione. Se è la prova contraria, ciò che distingue una profezia da un delirio della mente, siano cauti con le affermazioni i ” profeti ” e, per non essere travolti da quelle visioni in quanto creduli, cauti noi. Per vederle con chiarezza, infatti, è necessario che quella figura si avvicini ai tempi del profeta, oppure, si avvicini ai tempi profetizzati dal profeta. Anche per aver solo passeggiato fra le tue idee, quindi, sento di poterle condividere. Non condivido, però, la generale amarezza che le pervade. [ Questo non vuol dire che non condivido le dolorose verità che contiene, sia chiaro! ] Non vorrei che questa amarezza, dipenda dal fatto che guardi il mondo, da vicino. E, tu sai bene, che, “visto da vicino, nulla è normale”.

luceinfine

Ascolta Israele.

Lungi da me l’idea di dubitare sulla tua elezione, al più, ricordarti che “eletto” è aggettivo che definisce uno stato di vita assoluto e che vi è un solo Assoluto. Noi, invece, nell’Assoluto, siamo stati di infiniti stati, quindi, eletti tanto quanto gli siamo prossimi e non eletti tanto quanto non prossimi. Ci rende prossimi tanto quanto aderenti ai suoi principi, e non prossimi tanto quanto non aderenti. Della vita, sia come Immagine che come Somiglianza, assoluti principi sono il Bene per la Natura (corpo della vita comunque effigiata) il Vero per la Cultura (pensiero della vita comunque raggiunto) e il Giusto per lo Spirito: forza della vita comunque agita. Visto così le cose, e vista così la tua vita, quanto può dirsi oggettivamente eletta la tua condizione, o quanto formalmente fissata dal tuo crederlo? Certo: è domanda da rivolgere anche al restante mondo, ma da qualche porta bisogna pure ritrovare il bandolo della matassa, e se a domandarsi dove sia non cominciano gli Eletti, chi mai dovrebbe farlo? Quelli che “non sanno quello che fanno”?

luceinfine

La scelta etero culturale è un karachiri

separa

Nel negare come nell’educare il pensiero etero culturale è potenzialmente suicidario perché nega la diversità. Come allontanare quel cappio? Direi adottando il pensiero homo culturale. “abito” psicologico e morale di chi accetta la diversità (sia in sé che in altro da sé) perché accetta la vita. Guaio è, che l’accettazione della vita da parte del Principato e della Religione, obbliga quei poteri a un diverso intendere la Società; ed è questa evoluzione (inevitabile) ciò che temono nello sviluppo dello spauracchio per infanti (il Gender) che dicono pericoloso quando non cattivo. Guaio è (dal loro punto di vista) che l’affermazione del Gender personale influisce sul collettivo. L’influsso sul collettivo, permette la liberalizzazione di quello della vita: primo Principato e prima Religione. Guaio è, che nella vita come primo Principato e prima Religione, i resi convenzionati (Persone e/o Norme) cessano di essere la parte formata dei (e dai) loro scopi, e che ciò può portare (temono) ad un ulteriore sfilacciamento del tessuto sociale e religioso. Questo timore è vero per i Tessitori che all’Arcolaio non sostituiiscono i fili della loro vita con i fili della vita. Finiranno licenziati: è solo questione di tempo.

Verrà.

infine

 

Quando la Donna è Regina

separaTutto mi sognerò di dirla fuorché non donna e non femmina, la Carlà, ma perché, affascina anche me, notoriamente esente da etero lusinghe?
Nel mondo gay, donne di questo carisma le si dice Regine. Perché?
A mio parere, sono regine le Donne che possiedono la virtù di essere sovrane, nel senso di esemplari primi. Cosa, le fa esemplari primi? A mio sentire, le fa primi la naturale capacità di far emergere delle fantasie sesso – emotive, che, rubando il termine a certi antibiotici, mi vien da dire “ad ampio spetro”.
Per questo senso e funzione, le direi vie maestre di una sessualità transculturale.

infine

Solo il Signore sa quanto mi sono sentito vero e nel contempo falso…

separa… quando, all’Arabo dalla guancia con un taglio che gli donava non poco, ho detto che preferivo fargli crescere la vita anziché l’uccello!
Uscendo dal giardino non ho potuto non rammentare il detto, ogni lasciata è persa, invece, ho ricevuto un suo messaggio: buona notte angelo. ciao.
Va bèh! E’ anche vero che gli ho promesso un telefonino.

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infine

Confessioni vitaliane

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Delle mie confessioni ho ricordi vaghi nei fatti (un caso a parte ma devo averne già parlato) ma chiaramente ipocriti nella sostanza. L’ultima mia confessione di ere fa, la feci con un prete che mi volle più accanto. Così accanto che il mio gomito finì sul suo inguine. Non lo feci, volendolo. C’è lo lascio volendolo? 

Non saprei rispondere a questa domanda.

Non si confessò da me.

infine

Gaffe su Ricki Martin: “Peccato che sia frocio”?

separaE’ una vita che si canta “l’è un bravo ragasso peccato che sia culaton” come se fosse un diploma di idoneità a una sospirata normalizzzazione. Lo cantano anche gli stessi interessati, quando vogliono assolversi dal disprezzo con una risata. Gli stessi che danno della “passiva” allo sconosciuto gay che volente o nolente esprime della femminilizzazione. Mi domando: chi è più imbecille? Il simile che deride un simile, e/o chi non si rende conto di fornire un alibi alla violenza dei diversi?

infine

Gentlemen Grindr, c’è un problema. Oggi, cosa significa dirci sessualmente attivi?

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Se un problema è come un arancia, è chiaro che di quella vedo gli spicchi che ho davanti gli occhi. In particolare, gli spicchi post del Culo e i relativi commenti. Resto non poco perplesso per le notevoli confusioni che ci sono nelle storie pubblicate circa le figure e i ruoli esistenziali e sessuali detti.
Portati ai minimi termini i principi della sessualità homo, ai miei tempi stavano prevalentemente così: prima me lo dai (o me la dai) e se vai bene dopo ci pensiamo; atteggiamento, certamente maschilista, non ché simil etero.
Ora succede, invece, che si stia assumendo il principio (non solo sessuale) della Donna: prima vedo se ti posso amare e se va bene dopo te lo do. Anche per il caso della Donna mi riferisco sempre a quella dei miei tempi.
Ovvio che i tempi cambiano e (con le parole per dirli) anche i principi, ma se adottiamo (come si sta via più facendo) il principio di vita della Donna, ne consegue che ci stiamo femminilizzando? Non sarebbe una scoperta. Sia pure nicchiando, lo sta diventando anche il mondo etero.
Ma se ci stiamo femminilizzando, quale è adesso il vero senso dell’affermazione “sono attivo”?

Io non lo trovo. E, voi?

infine

Sessualità conforme? Un, due, tre, fante, cavallo, re.

separaC’è chi si pensa di non essere omosessuale perché non desidera il simile, e c’è chi dice di non essere gay ma uomo perché sta rifiutando l’idea di essere visto (e di vedersi) come femmina. Domando: è stata l’Omofobia a scrivere “checca” nella parte della lavagna riservata ai cattivi, o siamo stati noi? E’ così difficile capire che nell’uso del sesso, la passività esiste solo negli stupri? E’ così difficile capire che la sessualità è AlternAttiva, e che bloccare ogni stimolo erotico culturalmente non convenuto rende uomini e maschi a scartamento ridotto? “Beati i diversi, essendo loro diversi…” Mi domando: a quale prezzo e a quale norma stiamo cedendo il diritto di non essere tutti uguali?

infine

La Soglia fra verità

La Soglia fra verità è il luogo esistenziale, (umano come sovrumano), nel quale, (in vario grado e stato), si passa dall’identità precedente, (coscienza di ciò che era e/o si era), a quella seguente: coscienza di ciò che è e/o si è. La Soglia fra verità, quindi, è il luogo della comprensione. 

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In ragione dello stato della comprensione ne consegue

1atriangolo

maggior passo                                                                      maggior luce

maggior verità

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E’ vero che il processo di comprensione è pena: tanta o poca che sia. E’ anche vero, però, che quella sofferenza, (tanta o poca che sia), è compensata dallo sgravio che avviene già mentre capiamo. Come la vita è stato di infiniti stati di vita, così, fra noi e la Verità vi sono stati di infiniti stati di soglia. Questo viaggio non è estenuante che può sembrare, (caso mai eterno), perché, in ogni stato della soglia che raggiungeremo, non potremo non essere illuminati, (per la comprensione che ci corrisponde), dalla Verità. La Soglia fra verità, pertanto, è anche luogo dell’estasi che si prova quando godiamo il giusto perché abbiamo messo in corrispondenza il bene con il vero.

luceinfine

 

Genitori adottivi e margherite.

separa
Ho letto della questione “Fallimenti Adottivi” ancora tempo fa, ma tutt’ora mi gira per lo “stomaco” come alimento non digerito. Dettaglio a parte, mi reputo un buon ignorante perché non mi curo di quanto già detto in congressi e/o in varie tesi, e quando sono grovigli complessi quando non complicati, taglio! Ora, perché mai uno/a o ambedue genitore adottivi dovrebbero sentirsi falliti? Del fatto, poi, non mi risulta analogo senso di fallimento da parte di genitori socialmente omogenei, eppure, ne avrebbero ben donde! Perché mancanti come nutritori? Qualche psichiatrico caso a parte, non direi proprio! Mancanti come delegati a porre educazioni e norme? Qualche psichiatrico caso a parte, non direi proprio! Naturale o no che sia il figlio/a, tutti i genitori fanno del loro meglio per farlo crescere al meglio. Qualche psichiatrico caso a parte, non vedo proprio chi non lo fa! E, allora? Nel giardino della vita ci sono infiniti fiori, infiniti colori, e infiniti giardinieri. Ha motivo di dirsi fallito compito il giardiniere che pianta margherite e quelle ottiene? Direi proprio di no! Ammettiamo, ora, che il giardiniere che ha piantato le classiche margherite, se ne veda spuntare di non classiche. Di fallito “mestiere”? Non direi proprio. E’ pur sempre nata una margherita! La voleva solo col gambo verde, i petali bianchi, e gialla dove non mi ricordo come si chiama? Si, un qualche senso di fallimento “professionale”, qui, comincia ad emergere, ma, se ha fatto del suo meglio, e quel senso persiste, perché? Certamente leciti i sensi di fallimento “professionale di genitore (adottivo o no) ma se mi giungono a rifiutare quando cresciuto nella sua aiola, in ballo c’è la capacità di “mestiere”, e/o l’intima identità del giardiniere? Con altre parole: in ballo c’è la margherita, o quanto di sé ha proiettato e proietta sulla margherita?

Ridi pagliaccio: sei un genitore!

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Da Valentina Lunghi di “Genitori Adottivi” leggo: sono racconti tristissimi. Sicuramente dovrà lavorare su questi punti … se si pensa che nei primi tre anni si forma la maggior parte di quello che siamo e le basi della personalità … quanta strada dobbiamo essere pronti a percorrere con e per i nostri figli.”

separabianca

 

Come sempre mi capita, qui o altrove, vi sono commenti che innescano l’effetto Star Trek, così, mi ritrovo nell’altrove che pure ho lasciato da mo’: il passato. Certamente non vivevo epoche da bombardamenti bellici, né da stupri, né da bestiale violenza. Naturalmente, tutto sta a vedere cosa si può anche intendere per bombardamenti, stupri, bestiale violenza. Per quanto mi riguarda non mi sono fatto mancare niente, e se in un mio post qualcuno ha scritto “tristezza”, vuol dire che me la sto portando ancora sulle spalle.

Si, di prevalenza il mondo è una fogna! I bambini e/o i ragazzi che fuggono da guerre, come altri da guerre analoghe alle mie, ancora non lo sanno, o meglio, lo sanno, ma per il sentire, più che per il sapere. Devo aver avuto (e devono avere) una capacità di resistenza che solo il cielo lo sa, perché, se è vero che sono stato lesionato dai bombardamenti (come tutti d’altra parte) non sono crollato!

 A distanza di decenni mi sono reso conto che mi ero rifugiato in me stesso. Lo chiamano autismo, adesso, ma mica lo sapevo sotto i bombardamenti. Non per questo sono diventato autistico. Forse perché, buio il rifugio, sono rimasto vicino alla porta. Ci sono rimasto decenni, vicino a quella porta! L’ho lasciata, piano, un po’ alla volta, da ieri, mi dico.

Guerre e bombardamenti su di me, tutto hanno fatto fuorché trasformarmi in un allegrone. Tanto più, che non mi era mancato l’indubbio contributo di tempi, cause, povertà, non solo materiali. La domanda lascia il tempo che trova, ovviamente, ma me la sono posta lo stesso: sarei uscito prima dai miei scuri rifugi se attorno a me avessi trovato, non dico dell’allegria ma almeno delle belle giornate? Molto lo fa pensare. Chi avrebbe dovuto darmi delle belle giornate? Chi, dentro, (e non di certo per sua causa) non ne aveva proprio? Il mondo, nelle stesse condizioni? Ecco! I bambini che non trovano genitori e mondi con belle giornate dentro, sono destinati a rifugiarsi negli antri che si fanno a loro uso, consumo, e difesa.

Vengono da storie tristi? E’ chiaro che intristiscono, ma altrettanto sia chiaro, che la tristezza che ci comunicano la dobbiamo assorbire, e dopo avergliela cambiata in cielo sereno, restituire. Intanto vi piange il cuore? Ridi, pagliaccio: sei un genitore! Consiglio un po’ estremo, mi direte! Vero, ma non è anche vero che in guerra e in amore tutto vale? Allora, buon canto!

 

ps. Non se ne abbiano dei miei scritti i genitori che sanno.

Non è per loro che scrivo!

Tradimento: quali, le parti in causa?

separa

Nella scissione che diciamo tradimento, ciò che viene ferita è la vanità, il possesso, o l’unione di un’alleanza? Tutte e tre in alcuni casi, o uno o l’altro caso in altri.

Certo è, che non solo “la donna e mobile” ma anche la vita. Quello che separa in certi casi, quindi, unisce e/o rinsalda in altri. Vi è vero tradimento, a mio tardo vedere, quando una parte tradisce la vita dell’altra perché ne “uccide” la fiducia, ma anche lì, su quali verità era basata? Su delle reali? Su delle ideali? Su delle illusioni?

Per quanto riguarda il resto della carne, in veneto si dice ” na’ lavada e na sugada’ e l’è come mai usada.” All’interno di questo non vedo tradimento.

Vedo, invece, motivo di riflessione sul fatto che in genere, nessuno è sufficente all’altro/a al 100% e che dovremmo farcene una ragione quando una o l’altra parte sente un compensativo bisogno.

Preoccupazione o pubblicità?

separaLo psicologo dice:
ci sono frasi che, a breve termine, ci aiutano a farci ubbidire dai nostri figli. Per questo motivo, probabilmente, alcuni genitori sono tentati di utilizzarle. Tuttavia dobbiamo imparare a considerare anche gli effetti negativi che, nel tempo, certe parole lasciano loro in eredità.

separabianca

Qualsiasi frustrazione, lascia, nell’immediato, degli effetti negativi, tuttavia, non è detto che rimangano tali anche in età adulta. Se no, perché non pochi cresciuti, in età matura ringrazziano i genitori per le sberle ricevute da piccoli?

E se una volta bastava una occhiata del padre per fermare una intemperanza, perché, ora non basta più?

Mi rispondo, perché il crescente, riconoscendolo come autorità sovrano, lo temeva.

Perché il crescente di ora, non teme più la sovranità paterna?

Mi rispondo: perché la regina non opera più secondo il suo trono. Per altro dire, perché la regina si serve dell’accoglienza, non più per dare giustizia al suo scopo (perpetuare vita nella vita perpetuata) ma, se ne renda conto a no, per darla a sé come potere da contrapporre al re.

Fra i due contendenti, così, il Delfino cresce secondo caso, ma in genere, con_fuso perché con_nteso.

 

Licenziate le prefiche.

separaMah! E’ vero quello che dice Angela, ma non sono vere le cause della perdita. Secondo me, la perdita non è derivata dal calo dei valori (in quanto principi non possono modificarsi) bensì, dal calo dei timori verso i maestri dei valori: società e/o delegati che sia. Non per ultimo, il calo del timore dell’opinione altrui.

Gli steccati che ti sto dicendo sono generalmente spinosi quando non liberticidi. Liberarsene, quindi, per la gran parte delle persone può diventare una questione di sopravvivenza; sopravvivenza che esprimiamo, non mettendo in dubbio i valori, ma ponendo i nostri prima dei collettivi.

Come porre freno e/o limiti alla negazione del valore sociale sul valore individuale?

Secondo me, con i valori che ci rendono veri a noi stessi e alla Società, non con quelli che pretendono di renderci normali, e pazienza se da soggetti psichiatrici tanto quanto siamo falsi!

La pazienza è finita. L’Angela (che pure stimo) non se n’è ancora accorto.

 

Quando l’arte è vista secondo norma, normale la critica.

Il “critico d’arte” che ha scritto a proposito dell’immagine che allego, dice che Ganimede sta allontanado da sè la borsa con il guadagno di un mercimonio.

Ben diversamente, il Ganimede sta allontanando da sé ben altra borsa dei valori: quelli della sua virilità. Non prostituzione, quindi, ma atto d’amore per volontaria castrazione.

Non mi resta che chiedermi con quali diotrie l’abbia vista, quel “critico”, o con quali preconcetti!

ps. Ho letto la “critica” del “critico” sulla Wiki. Non saprei come recuperare quella pagina. Ci sono capitato per caso.

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polidoro

luceinfine

Amare un uomo è come amare una donna? E adottare un figlio è come avere un figlio? Le risposte stanno nell’amare la vita.

separa

Nelle dinamiche sentimentali e di vita, non c’è alcuna differenza, a mio avviso fra l’amare un uomo e l’amare una donna. Sono sempre stato estremamente normale, in queste regole.

Amore, è comunione. Comunione di corpi, di menti, di vita, e di comunione di quei corpi, di quelle menti e di quella vita, con la vita. Nella ricerca della comunione con la vita, valore aggiunto può essere un figlio come opera; valore aggiunto può essere un’opera come figlio. Per essere in essere, la vita ha bisogno del concorso di tutto e di tutti.

Non tutti i figli sono delle buone opere. Non tutte le buone opere sono dei buoni figli. Se non altro in questo, i Gay che figliano opere, navigano nella stessa barca degli Etero. In linea di principio sono favorevole ad ogni veicolo di vita, quindi, anche al permettere l’adozione, anche alla personalità Gay.

Vi sono donne dal forte carattere. Sono adatte al matrimonio? E’ chiaro che non parlo di tutte le donne con quel carattere, ma, a mio avviso, no. Non lo sono, non tanto culturalmente, quanto perché, (a livello manifestazioni della sessualità) sono emozionalmente contraddittorie. Per quanto ho conosciuto, infatti, la donna del forte carattere tende a scegliere un amato accogliente, ed un amato accogliente è sempre un amato dallo spirito generalmente affine a quello della donna. Applicando un sesso al pensiero, le direi scelte omoculturali. La scelta, se da un lato compensa loro gli affetti e la vita, non sempre compensa quanto basta la loro vitalità sessuale.

Capita così, soprattutto quando urla la… diavoletta, che si ritrovino a spasimare per ben altro carattere di… diavoletto. Non trovandolo, capita che si rivoltino, (capita anche rabbiosamente) verso la scelta umana, sposata perché più duttile per il loro temperamento. Quando succedono quelle rivolte, sono sfracelli! E se vi sono figli, è ancora più sfracello.

A quel genere di donna (speculare vi è anche quel genere di uomo) consiglierei di non sposarsi. Consiglierei loro, invece, di vivere in pieno quanto sono, ma liberamente. Non è scritto da nessuna parte, infatti, che abbiamo da risolvere tutti lo stesso problemino social – ecclesiastico.

E non è scritto da nessuna parte, che siamo tutti la stessa strada. Solo è scritto, che dobbiamo percorrere la nostra strada: la nostra vita, quindi, giù le mani dalla vita, per favore! Tornando all’adozione Gay, io li credo padri stupendi per figli di conformata identità: ivi compreso, quella sessuale. Non tanto per qualche pericolo di confusione sessuale, (quando non di tentazione, e/o procurato uso) quanto perché, in fondo in fondo, siamo, anche se non pare proprio, dei caratteri molto forti, e come quelle donne, anche contraddittori nelle emozioni sessuali. Quindi, buoni amanti, si, ma come buoni sposi, siamo a rischio di… trasgressione.

E’ chiaro che questo genere di trasgressione, è presente in tutti i generi di matrimoni, dove, in primo, è implicita la necessità della piena soddisfazione sessuale. Certamente vi sono alleanze fra uomini che durano decenni e/o tutta la loro vita, ma, possiamo far regola di qualche 13? E’ anche vero, però, che non lo possiamo, perché non ci hanno mai permesso di giocare la nostra schedina, come hanno permesso ai ricostruiti che la società dice normali.

La manifestazione della forza del nostro carattere, (anche di quello sessuale) forse si vede poco (a parte che nei Pride ) ma, credi, intimamente, anche la più persa libellula sa cos’è e cosa vuole! Ma, forti caratteri, lo siamo, soprattutto quando siamo sereni con noi stessi. E, noi lo saremmo, in genere, se solo ci lasciassero stare; se solo non ci usassero, o come babau, o come trippe per cani: vuoi di quelli politici, vuoi di quelli religiosi, vuoi di quelli da manicomio.

Già, per di noi stessi, direi, che grazie alla nostra doppia anima, tutto considerato, siamo un bel “matrimonio” fra maschile e femminile. Direi di conseguenza, che il Dico esiste, già nel momento che diciamo: io sono. E’ vero che non tutti sanno dirlo, (e non solo fra i Gay, giusto per dirla tutta!) ma, questi, direi che già di per sé si escludono dalla possibilità di adottare. E, quindi?

Per la duplice anima che abbiamo, possiamo amare, sia come padri che come madri. Non solo, non essendo padre e madre naturali, non incorriamo nell’errore di condizionare i figli con possibili doveri che non sentono di dovere. Il che, non è detto che sia motivo di allontanamento dagli adottivi. E neanche di anarcoide disordine nella formazione della loro identità, direi, dal momento che ci stiamo rendendo conto tutti, genitori reali o ideali, che su quella formazione, la società, i media, ed il mercato, ci hanno già tagliato la gola.

Una blogger si chiede: gay è razzista?

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Carissima: non siamo diversi (in quanto Finocchi) perché alcuni hanno l’indole verso un non comune uso del sedere, ma siamo diversi perché noi stessi o perché no; e tale diversità, volenti o nolenti, ci accumunerebbe agli etero, se solo sapessero essere diversi perché sé stessi.

Rileggi a mente fredda il mio post, (se è quello che ha motivato il tuo commento) e vedrai che non è il razzismo, il soggetto del discorso. Nessuno, (almeno nessuno che conosco) è, di per sé, contro un altra razza. Al più, è contro forme di non corrispondente civiltà, usi, o costumi. O per altro dire, contro forme di civiltà di barbara provenienza.

E’ anche vero, però, che anche a noi capita di essere barbari a noi stessi. Capita anche, però, che non siamo abbastanza razzisti verso la nostra barbarità. Saremmo probabilmente migliori, se lo fossimo. Saremmo in Paradiso, se lo fossimo. Invece, siamo in Adamo: nel nato dalla terra. Porta pazienza, allora, se qualche volta ti diamo (gay e no) dei motivi di sconcerto.

Lettera aperta ai Gentlemen-Di-Grindr

separaCarissimi: vi scrivo per la posta del culo una questione non da culo. Non preoccupatevi se non in anonimato, perché ho smesso quella preoccupazione da mo’. Avendo sempre preferito i variamente etero omo_sensibili, non ho mai potuto pretendere un’uguaglianza di comportamento, in qualche modo confortato anche dall’esempio etero, che per via di paritario stile sponsale, non esisterebbe se non fosse stato reso obbligatorio da Principato e Religione.

Così, rimango disorientato dal vedere la generalità del mondo in Lgbt, alle prese con la ricerca di formali unioni para etero, se no, ciccia! Ora, mica mi aspetto che le nostre accoppiate siano aperte sino al troiaio, ma che chiedano di essere più lealiste dell’etero re mi pare quantomeno eccessivo!

E’ ben difficile che un sentimento possa contenere una vitalità sessuale, tanto più se giovane, tanto più se non sperimentata, direi quasi sino all’indifferenza verso un corpo altro. Cacchio! Io ci sto riuscendo, solo adesso! Ma anche adesso che non tira più l’affare, tirano sempre le emozioni; solo che tirano ma non durano, perché so e sento, adesso, che sono dei fuochi fatui. Leggo di gente, invece, che spera sul tredici già alla prima schedina!

No, per evitare delusioni da mancata schedina, bisogna eliminare le illusioni sul gioco! La prima di tutte, è pensare (quando non pretendere) che una controparte possa dare ed essere tutto quello che l’altra sogna. Questo non è amarla per quello che è: è amare sé stessi, per quello che pensiamo di noi stessi.

Naturalmente ci sono le eccezioni ma quelle non fanno testo. Al più, felici eccezioni.

Qui si narra la strana via del passato della zia.

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Non sapevo perché, ma già all’orfanotrofio sentivo che in me c’era un qualcosa non andava; non ero un eguale agli altri, infatti, perché (capitava) non mi svegliavo nel mio letto. L’assistente mi strattonava le braccia con spazientita cattiveria, quando succedeva. Neanche avessi fatto questo granché, oltre (e non sempre) a non pisciare sul mio materasso. Non so se in quelle occasioni diventavo l’oggetto di qualcuno. Se lo ero, dormivo, anche se in fondo, ma non così in fondo, già allora desideravo.

Neanche in collegio capivo e mi capivo. Continuavo solo a sentirmi sbagliato, non perché, emozionalmente parlando non ricambiassi come giusto il desiderio verso il prete che mi desiderava, probabilmente, come oggetto.

Che ne sapevo all’epoca, di oggetto e di soggetto, o di giusto o no? Capivo solo che ero pieno di vita. Uscito dal collegio, non per questo uscii da emozioni che vissi come represso vapore. A chi dire il genere di vapore (a quell’epoca!) se neanch’io sapevo cosa ero, al più, solo cosa continuavo a sentire? E a chi dirlo, se non sapevo che anche altri erano più o meno nella mia stessa condizione? Mica c’era l’Arci Gay!

In quello stato d’inconsapevole vapore (sempre più bollente) passai anni da mona: in veneto ingenuo quando non sciocco. Non ricordo per quale via conobbi il mio nome sessuale, ma un conto è stato il capirlo più o meno, e un conto il viverlo: sia pure meno.

Non sapendo da che parte girarmi (la battuta è scontata) per anni mi resi autistico. Più facile a dirsi che a farsi, perché se è possibile scollegarsi da altre menti, è tutto fuorché facile scollegarsi dalle emozioni che, volenti o nolenti, comunque ti impalano il cuore!

A Verona, verso i 26 anni, mi dissi: basta! Così, più che altro spinto da una disperante solitudine, mi buttai in Arno; e a quell’acqua feci Coming out.

Per Laio e Giocasta, Edipo è trans?

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Per anni mi sono chiesto perché ho sempre desiderato, quando non amato, i “senza tetto e ne legge”, che pur avendo genitori, lo stesso sono orfani di abbandonati principi, come dai principi abbandonati.

Solo recentemente ho capito che l’ho fatto perché in loro rivedevo il mio basilare gender di orfano (nella mia storia) e di adottato nei miei sentimenti.

Non ho appreso la versione paterna che si insegna al maschio (secondo volontà di vita, determinare i principi sulla vita altra) perché l’adottante mi è mancato da bambino.

Con l’accoglienza propria del suo essere femmina e donna, (secondo volontà di vita, accogliere i principi della vita altra) l’ho appresa, così, dalla fonte rimasta: la materna adottiva nel duplice ruolo di padre determinante oltre che di madre accogliente.

Per quella scuola, a mia volta ho vissuto e agito quel duplice magistero: nell’essere materno (amoroso) anche paterno (normativo) e nell’essere paterno (normativo) anche amoroso perché materno. Naturalmente, agivo il duplice sentire secondo il carattere del “figlio adottato” e secondo il caso: se normativo ero amoroso, se accogliente ero normativo. Il tutto (nelle figure, nei ruoli, e nei motivi d’azione) secondo stati di infiniti stati di prevalente vita.

Se a veneranda età sono ancora l’identità che funziona nella veste femminile nel maschile come maschile nel femminile direi (psicologicamente parlando) di non aver ancora superato i principi che convenzionalmente si intendono per maschio e uomo e femmina e donna. Al più, di essere diventato un non convenzionale Laio, in una non convenzionale Giocasta; come l’opposto.

Per trovare la prevalente identità di sé, (la norma) è proprio necessario uccidere il Laio o la Giocasta? Dicono che lo sia, per poter diventare il nostro prevalente principio di maschio e/o di femmina, e che se non li uccidiamo, ci coglie pestifero gender: secondo infinite variabili, maschio e uomo in femmina, o femmina e donna in maschio.

Visceralmente contrario a ogni genere di delitto, ho scelto (incosciente prima e cosciente man mano) di non agire per principi di morte, così, li ho lasciati vivere tutti e due. Per quella scelta, dal gender particolare che avrei ottenuto uccidendoli, (gender etero e/o psicotico se uccisi anche con spargimento di sangue) mi sono felicemente ritrovato nel gender vita: maschio (psicologicamente) e uomo (culturalmente) quando mi determina (e che tale mi fa diventare quando la determino) e femmina (psicologicamente) e donna (culturalmente) quando l’accolgo perché così ha determinato.

L’idea di Madre in aristotelico fuso

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http://www.beppegrillo.it/diego-fusaro-la-madre/

separabiancaDirei che il Fusaro si sta servendo di Aristotile per lo scopo di normalizzare la Donna che si sta rifiutando di bere al calice di mariani intrugli. Quasi mai consenziente e appagata, la Madre storica è sempre stata un utero in affitto.

Il Fusaro non può non sapere, infatti, che per secoli la Donna è stata resa madre per gli scopi utilitaristici dell’ambito famigliare di provenienza come di destinazione. Direi, quindi, resa Madre dagli scopi, prima ancora che dall’Uomo. Sino a che è durato l’andazzo, (ed è possibile che duri ancora dove il vero fecondante è l’interesse economico) più che di libero dono (l’amore per il figlio) si dovrebbe parlare di scambio fra i poteri che, necessitando di eredi, necessariamente si servono della Donna, anche quando alla Donna non servono.

Direi che la maternità è liberamente donativa (e tanto quanto) quando ama chi l’ama, e che per quell’amore, ama quanto ne consegue. Nel caso, non di affitto parlerei ma di paritario scambio fra libere proprietà. Dove (da una parte o dall’altra) vi cessazione del sentimento di vita fra libere proprietà, la maternità torna ad essere un reciproco scambio fra tormentate e tormentose utilità. 

Il Fusaro è contrario agli scambi di vita fra generanti non canonici. Sbaglierò anche, ma ciò lo fa sembrare un filosofo di orti già zappati. Nell’odierno vissuto fra uteri in affitto e amori che affittano, certamente vi è scambio di reciproca utilità. Indipendentemente da soggettivi interessi ci vedo scandalo, però, solo se neghiamo alla vita la possibilità di perpetuare sé stessa, perché non avviene con e nei prefissati modi.

La vita è ed ha stato di infiniti stati. Ne consegue, che si può essere tramiti del dono della vita per infiniti modi.

Quello citato dall’aristotelico fuso, oggi come oggi, è solo il più stucchevole.

Non può meravigliare, quindi, se la donativa Femmina, in potenza Donna e Madre, si sia scocciata della maternità!

Omofobia dentro e fuori

separaLa metterei così: visto che viviamo in “una valle di lacrime” (infinite, tanto da non poterle elencare tutte) come pensare di non averne gli abiti impregnati del loro sale? Certo! Capiamo bene che omofobia di gay verso gay è un errore schifoso, ma intanto ci ha deformato. Non c’è ne accorgiamo in tempo perché quella formante deformazione cominciamo ad assorbirla in famiglia (se non prima) e/o in altro ambito: amicale o collettivo, ecc. Si, l’omofobia di gay verso gay è la nostra gobba. Non ci accorgiamo di averla (tanto o poco, tutti) perché non sempre è grossa dal punto da sformare, tuttavia, c’è. Nei casi di fobia generalmente contenibile (colpisce sia i diversi verso diversi, e non diversamente noi) si chiama antipatia. Rendersi conto che tutti (homo o no) stiamo equivocando sui nomi e sui significati, è già un aggiustare la giacca.

Prostituzione e ambito Gay: mio commento fra i Gentlemen di Grind

separaDiscorso molto interessante ma estremamente complesso. Sintetizzando, sull’argomento, tutto è come appare, e nulla è come si vede. Per quanto mi riguarda, pensa che solo recentemente ho capito (nota l’età che mi ritrovo!) che ho sempre desiderato, e al caso amato i non simili, perché sono stato un abbandonato, e perché curando i loro abbandoni di senza e/o di relativi, e/o di vaghi principi di vita (esistenziale, sentimentale e/o mettici tutto quello che vuoi che tutto ci sta) curavo il mio e/o i miei. Deve essere per questo che ho sempre considerato la prostituzione un mutuo soccorso, dove la mercede diventa ciò che reciprocamente permette ai sofferenti di quel genere di dolore (come di altri) di sentirsi reciprocamente medici. Naturalmente, ci sono medici specialistici, medici di base, e arruffoni, ma ognuno è, e fa, quello che può.

La riconversione della sessualità? Neanche a Lourdes!

separaMah! Crederò veramente possibile la totale e stabile riconversioni di una identità (pedofila in non pedofila, eterosessuale in non eterosessuale, omosessuale in non omosessuale) quando la Psicologia e/o la Prichiatria, potranno pienamente dimostrare che un dritto di qualsiasi sessualità può diventare uno stabile rovescio. Se no, valgono un tanto al sacco, per quanto siano i sacchi non mancanti di dottorali fiocchi.

Quello che più traspare, invece, è il bisogno della Psicologia e/o della Psichaitria di confermare la sua utilità “scentifica” e sociale. Sono utili, (anche se non è detto, risolutive) quando si propongono di disinnescare con opportune terapia della conoscenza, i soggetti che manifestano (contro qualsiasi identità) dei comportamenti inaccettabili a qualsiasi livello e/o caso.

Le “mogli” badino ai “buoi”. La sessualità è da aggiornare.

separaSono al bar. Il caffè è un sabba di carbone, ed il crafen un gommone. Lo affermo con obiettività: non mi sono alzato male. Ho deciso da tempo di non leggere più i giornali, ma su di uno aperto vedo: donna imprenditrice, sgozzata da un senegalese. Non ho letto il resto, per cui non saprei dirvi se il delitto è stato casuale, oppure, il sipario su di una storia mal recitata. Prendo spunto lo stesso da questo fatto perché le donne di ora (o è meglio dire le femmine di ora?) sanno quello che vogliono, ma il come, non sempre in modo felice. Succede anche nell’Omosessualità.

Nella ricerca delle figura corrispondente, illuso, l’uomo, che pensa di essere ancora il prevalente decisore. Evoluzione culturale vuole, però, che lo stesso errore (la prevalente decisione) lo stia facendo anche la Donna.

Certo: può andare bene per uomini che amano essere “presi” (i cosiddetti passivi) ma per niente per quelli che amano “prendere”: i cosiddetti attivi.

La donna culturalmente mascolinizzata, nel maschio apprezza l’aspetto accogliente; aspetto che, culturalmente parlando, è sempre stato suo. L’accoglienza, direi necessariamente comporta la remissione della forza: vuoi naturale, vuoi culturale, vuoi spirituale, vuoi l’insieme. La remissione, direi necessariamente, configura una femminilizzazione dell’identità prevalentemente determinante: l’attiva.

Se è già parecchio difficile distinguere quanto sia attico e/o remissivo il maschio occidentale, figuriamoci se lo è di meno nel maschio tribale. Per tribale, intendo il maschio che basa la sua identità sessuale sul piacere dato dal suo sentire, più che sul piacere dato dal suo sapere.

Ci sono maschi, che in virtù di un fine, (il farsi prendere per prendere) decidono di giocare il ruolo passivo. Non fatevi illusioni, Donne o Omosessuali. Lo fanno sino al raggiungimento dello scopo. Non rendersi conto della differenza fra vero e verosimile, può rivelarsi anche pericolosissimo: vuoi per relazioni che hanno la durata della funzione sessuale, vuoi per relazioni che, almeno per intenti, dovrebbero avere la durata della vita.

Riconoscerei in questi capovolgimenti di ruolo, le basi non dette di molti delitti (per non dire in quasi tutti) verso la Donna come verso l’Omosessuale.

Quel senegalese ha ucciso la donna sgozzandola. A suo modo, lo sgozzamento è il rito che esorcizza l’invasione della “voce” che disorienta la mente dello sgozzatore. Lo sgozzamento può arrivare sino al totale decollamento. In quel caso, il decollamento è il rito che scaccia la “voce” del potere di un “capo” (quella della femmina o dell’Omosessuale che dopo aver preso il comando sessuale e culturale lo vuol mantenere) su di un altro “capo”: quello di chi, dopo essersi fatto prendere, intende liberare la mente dalla presa passiva che ha subito sia pure per voluta recitazione.

Si può anche dire: tanto più la recita gli è diventata culturalmente modificante  e tanto più sarà marcata la ripresa della precedente.

Popolare saggezza consiglia: mogli e buoi dei paesi tuoi. La liberazione delle identità sessuali ha ampliato sia il concetto di “mogli” che di “buoi”, ma non ha eliminato gli steccati ai pascoli.

Non tenerne conto può risultare fatale.

Lettera completamente rifatta nell’Agosto 2018

Quale chiamata campa sotto la tonaca? Quella di Dio? Sarà!

separaNon vi è carisma sessuale che abbia la stessa forza, neanche la stessa impronta, diciamo così, caratteriale, e neanche lo stesso periodo biologico di rivelazione e riconoscimento.

In una sessualità primitiva (primitiva nel senso che è il piacere a formare il sapere) il fatto non avrebbe alcuna importanza. Non pochi guai, ci sono, invece, in una sessualità non primitiva, cioè, in una sessualità in cui è il sapere che forma il piacere.

Il sapere forma il piacere quando la sessualità è anche una questione sociale. In quanto questione sociale, la primitiva sessualità è formata e gestita da regole ed informazioni consce, e da regole ed informazioni non consce.

Sono normali le regole e le informazioni che conformano il Soggetto sociale. Non sempre e/o comunque sono non – normali, le regole e le informazione che nel Soggetto sociale conformano la data individualità.

Solo nei casi di una sofferenza mentale costituita vi è separazione di vita fra quanto è del Soggetto sociale e quanto è della sua Individualità. Non per questo non vi è sofferenza mano a mano un crescente sviluppa la conoscenza della sua identità. Già, ma, quale identità?

Non ho mai creduto alla cosiddetta “chiamata” verso il sacerdozio, anche se sono disposto a crederci, quando, chi la sente, e di costituita e serena umanità.

Non sono disposto a crederci, alla chiamata sacerdotale, tanto più, quando lo sviluppo dell’identità è ancora giovane, tanto più, quando, di fronte all’Infinito, il cuore, ancora “si spaura”.

Credo, piuttosto, nella chiamata della vita. Quella che avviene nella personale che sta cominciando a rendersi conto, che al di fuori del suo mondo, vi è da affrontare il Mondo.

Voce stupenda, quella della vita. Non altrettanto, o non sempre, quella del Mondo. Nella prima chiamata, l’Io canta sé stesso. Nella seconda, non sempre lo può, quell’Io.

C’è chi è, e/o si sente compiuto al punto da saper unire la sua voce a quella del Mondo. C’è chi non si sente e/o teme di non sentirsi pronto a far parte del coro. Ma pronta o non pronta che sia una data individualità, la vita del mondo chiama lo stesso.

Che fare? Per i non pronti, coscienti o non coscienti che sia, (e/o per quelli che temono di non esserlo) due le ipotesi di cura per le sofferenze da titubanza verso i richiami della vita: o edificarsi un mondo, o entrare in un altro mondo.

La vita non accetta silenzi. Al più, può attendere.

La sessualità è l’Albero della vita.

Il tronco della Sessualità, è dato dalla personale genitalità. I suoi rami sono dati dalle emozioni sessuali di prevalenza, quelle, cioè, che formeranno la costituita identità sessuale. Le sue foglie, da emozioni sessuali non prevalenti ma indicatrici di valenza sessuale sia per il tono, (piacere – non piacere), che per la condizione del loro stato.

Le emozioni sessuali non prevalenti ma indicatrici di valenza sessuale, conformano e confermano la molteplice varietà delle pulsioni. In ragione di un cosciente vissuto sessuale, la molteplice varietà delle pulsioni è fattore di ricchezza.

Se la sessualità fosse una macchina, dell’identità sessuale di prevalenza si potrebbe dire che è il modello base, mentre, delle emozioni sessuali non prevalenti ma indicatrici di valenza sessuale, si potrebbe dire che sono gli optional che, personalizzando la sessualità base, la rendono propriamente individuale.

Il tronco dell’Albero è retto e forte in ragione dello stato della relazione di vita fra i suoi rami e le sue foglie. Di per sé, nessun ramo e nessuna foglia sono anormali alla vita dell’Albero. Anormali lo diventano se, (e, tanto quanto), recano del male presso la vita altra: individuo e/o società che sia.

Da ciò ne consegue che, a priori, nessuna vita (così come nessun suo stato) ha o è “intrinseco male ” morale. Al più, ha intrinseco dolore, un suo peso, e/o condizione.

Se il dolore è lo stato che divide ciò che è normale alla vita da ciò che non lo è, dalla precedente affermazione ne consegue che è sufficiente l’analisi storica del benessere data dalla comparazione delle corrispondenze di vita fra amante e amato/a, per sapere, (al di là di ogni esterno giudizio), quanto sia normale, il modo di manifestare la propria sessualità.

luceinfine

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Alfa o Beta il maschio gay?

separaPremessa necessaria. Paragono la verità ad un arancio. Come dell’arancio vediamo gli spicchi che abbiamo messo davanti gli occhi, così, è della verità, e così, la scelta, necessariamente contenuta delle mie opinioni su Contro Natura?

Qualsiasi genere di potere si costituisce e si mantiene per mezzo di regole divisorie: giusto o ingiusto, vero o falso, bene o male. Di queste regole pretende di essere il maestro di significati, vuoi per la natura della vita (il sentire) vuoi per la sua cultura: il sapere.

Per il potere sociale la fissazione delle regole si pone lo scopo di formare il cittadino. Per il potere religioso di formare il credente. Il concorso fra poteri si prefigge lo scopo di formare la città di Dio nella città dell’Io. Chi aderisce alle regole di quei poteri è secondo norma tanto quanto è in grado di aderire: vuoi sinceramente, vuoi ipocritamente. Chi non aderisce non è secondo norma (vuoi per scelta, vuoi per limiti) tanto quanto non vuole o non sa aderire.

La norma, certamente pone separazione fra cittadini, ma non deve essere l’essere, il soggetto coinvolto nella separazione, bensì, il fare. A priori del fare, quindi, siamo tutti normali, perché, né contro la natura della vita (il sentire, appunto) né contro la sua cultura: il sapere. Su una qualsiasi identità, quindi, ogni giudizio deve essere a posteriori, e, già che ci siamo, (visto che è tipico) non sui posteriori!

Se a priori del giudicabile fare, né l’eterosessualità e neanche la sessualità in Lgbt sono contro la natura della vita, come mai viene presa di mira la sola realtà in Lgbt? Semplice, direi! Perché ogni genere di potere fortifica le sue fondamenta gettandovi (e/o non impedendo che si getti) delle vittime create ad arte; ed è appunto per questo bisogno di vittime che il Gatto sociale e la Volpe religiosa impediscono al Pinocchio in Lgbt, di possedere, paritariamente, i diritti dei Pinocchi in Etero.

Chiederci se siamo o non siamo contro Natura, a mio capire è sterile, non tanto perché lo sia, ma perché è domanda rivolta a ragioni che della sordità verso una via della vita hanno tratto di che sussistere. Attuale tragedia vuole che i detentori dei poteri non possano diversamente, perché ogni potere sottomette chi lo serve.

Anagraficamente parlando sono nato nel 44, ma a me stesso, a Verona nel 71. Avevo 26 anni e non poca conoscenza come non poca deficienza, ma lo stesso, tutto ero fuorché (fondamentalmente parlando) una bella addormentata!

Così, non ci ho messo molto per capire il genere di cella che mi aspettava se solo avessi cercato di praticare la regola (sociale e religiosa) che pretendeva la rinuncia della mia umanità: a quarti quando non in toto.

All’epoca, sentivo chi ero ma ancora non lo sapevo bene cosa ero, tuttavia, sia pure nella generale incertezza, sapevo di non essere di Monza e men che meno monaca. Sapevo altresì di non voler diventare un’altra sepolta viva! Non lo sono diventato, perché, fra la mia realtà e la realtà ho messo mediazione.

Proseguendola e sempre di più affinandola, sono giunto a costituire me stesso con quanto mi era prossimo, e a difendermi da ciò che non mi era prossimo rifiutandomi di subire i patimenti da erroneo influsso. Fra i maggiori quelli a me non corrispondenti del Principato. Fra i maggiori, quelli a me non corrispondenti della Religione.

Devo “Principato e Religione” al mai dimenticato Ordinario di Scienza dell’Educazione dell’Università di Verona: l’esodato padre Aldo Bergamaschi. Per mia difesa da erronee corrispondenze ho messo il Principato fuori dalla porta di casa. L’ha raggiunto anche la Religione! Non per questo li ho esclusi dalla mia vita, ma per questo li faccio entrare caso per caso e solo per il tempo dovuto a un dato caso. Dopodichè, Fuori!

Saremo meno esiliati dal sociale e dalla religione tanto quanto ci rifiuteremo di essere capri da esposizione su banchi da macellai. Dobbiamo farlo, non come la volpe che dice non buona l’uva solo perché non ci arriva. Dobbiamo farlo (caso per caso) perché non è buona la vigna! Punto!

Vuoi per forza, vuoi per necessità, vuoi per acritica abitudine ma in Omosessuale e Gay non mi sono mai riconosciuto. Non per rifiuto di me come si può intendere, ma proprio perché accetto le etichette solo se appartengono al mio esistenziale bagaglio. Rifiuto quelle definizioni, anche per un ulteriore ed importante motivo. Le vedo, infatti, come tizzoni per falò! Liberi di opinare sulla quantità e qualità del genere, tuttavia, io sono un maschio. Se proprio devo riconoscermi in una etichetta, quindi, mi direi che sono un Beta. Non Alfa, è vero, tuttavia, caso volendo, nella possibilità di esserlo.

So bene che è difficile cambiare strada. Per più di un motivo, ma se da froci, culattoni e busoni siamo passati a gay, da gay possiamo anche proseguire verso nomi che disattivino la violenza contro la Persona, evitandone la superficiale ed inutile emersione del genere.

I principi sono morti? Balle!

separaA mio conoscere, i principi universali della vita sono il Bene per la Natura (il corpo della vita comunque effigiata) il vero per la cultura (il pensiero dlla vita comunque concepito) e il Giusto che corrisponde dalla relazione fra il bene e il vero. I principi sono maestri tanto quanto indirizzano la vita verso i loro principi. Dei principi si può dire che sono la basilare fonte del discernimento nella capacità di scelta personale, sociale e, elevando gli intenti, spirituale. Tanto quanto rigidi, i principi galerano la vita, vuoi della persona (quanto nella persona) che nei casi sociali e spirituali. Tanto quanto magistrali, e tanto quanto formano e conformano verso i loro principi. Vuoi rilassamento morale da assuefazione per molti versi motivata, vuoi per infiniti altri fattori, vi sono prefiche che lamentano la loro morte. Balle! Sta succedendo, invece, che vi sia la nostra riappropriazione della chiave dell’aula dove insegnano, o della chiave della cella dove galerano.

Caro Mattia: non escludere le verità della favola.

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Tutti quelli/e che hanno degli scarsi rapporti con la vita propria, altra e/o con il mondo, pensano di essere gli unici a soffrire: vuoi per infiniti accadimenti, vuoi per il rifiuto di sé e la conseguente non accettazione della realtà personale e dell’ambito in cui ci ritroviamo a vivere, vuoi per delle complessive quando generalizzate insoddisfazioni.

Queste nuvole nei nostri cieli originano molte forme e casi di invalidante disistima.

Per decenni ho patito anch’io di quel egocentrico masochismo. Avrei dovuto confidare meglio nell’insegnamento detto dalla favola del Brutto Anatroccolo! Con queste breve escursioni fra le mie non semplici realtà di orfano e di adottato, intendo confermarti che, in quanto a Brutti Anatroccoli, sei (ironizzando) in buona compagnia da tanto è composta da tanti.

Vero è che quell’intruppamento mica l’abbiamo voluto. Vero è, pero, che dobbiamo fare in modo di uscirne, se vogliamo diventare i Cigni che, tutti, in potenza siamo. Come?

Affrontando e provando quello che siamo da bambini_ragazzi, cioè, Anatroccoli, il più delle volte caduti e/o buttati fuori dal nido.

Nella tua situazione come a suo modo è stato per la mia, tutto pensiamo fuorché di poter diventare bianchi, e di riuscir a coprirci di belle piume. La pensiamo così (lasciatelo dire) solo per il pessimistico giudizio che ci diamo anzitempo! E che cavolo! E’ come dire che è brutto un libro che stiamo leggendo da poche pagine. Confermerai poco intelligente una affermazione del genere, eppure, è la stessa, che fanno (rendendosene conto o no) le personalità che non si amano. Ne so qualcosa. L’ho fatto anch’io!

L’amore, Mattia, è comunione. Di sé è con sé, in primo luogo. Ogni pessimismo su di noi, origina una corrispondente disistima; è quella che ci mostra, pur dicendoti che è oro, dell’insoddifacente ottone! Lo può, (la disistima) perché diamo ascolto alle nostre paure, alle nostre presunte pochezze; lo può, perché la vita ci è matrigna, ebbe a dire il Leopardi anatroccolo. Il Leopardi del dopo, invece, solo il piacere dei gelati gli ricordava di essere stato figlio di cotanta madre. Poesia e grande pensiero, invece, mostrarono, in Cigno, l’avvenuta metamorfosi.

Non dubitare mai della tua possibilità de tuo mutamento, perché se è vero che la favola che ti ricordo è stata scritta da un uomo, è anche vero che, a quell’uomo, gliel’ha detta la vita. Si, è anche Madre. Quale la differenza fra Matrigna e Madre? La differenza sta nella parte che decidi di abbracciare!

Donne, madri, nutrici: l’urlo e la paura.

separaHai la strana caratteristica, mia cara, di darmi delle risposte prima che io ti faccia le domande, ma prima una precisazione su “educatore”. In ragione delle informazioni che comunichiamo, tutti siamo educatori. Pessimi quelli che si dimenticano di essere contemporaneamente alunni.

Certamente sono un educatore non titolato, ma grazie al cielo, neanche stipendiato, quindi, sono un libero! Torno al mio bisogno di precisazione che avevo inizialmente accantonato.

Riguarda l’abitudine di dire a voce alta quello che si pensa, e che è meglio essere sinceri anziché viscidi.

Nessun argomento precedente aveva portato a questa affermazione. Siccome il soggetto dei tuoi messaggi sono io, mi è lecito pensare, allora, che quel modo di agire avesse me come argomento. A che proposito? Come educatore o come identità sessuale?

Ho affermato in un precedente messaggio, che il bisogno di un maggior tono vocale rivela volontà di dominio. Mi sono occupato di tossicodipendenze per più di una quindicina d’anni! Dei “tossici” ho conosciuto anche parecchie madri: tutte predominanti! Con predominanti intendo dire che la loro femminilità psicologica era coperta dalla loro psicologica mascolinità.

Certamente sono delle eroiche nutrici, tuttavia, pessime madri! Il carattere maschile in loro predominante, infatti, impedisce ai figli di sentirsi accolti_accettati, e quindi, non amati (l’amore è comunione) per quanto nutriti.

Dove una madre rifiuta l’abbraccio, vi è sempre una matrigna che accoglie i bisognosi di abbraccio.

Ora, non voglio dire che tutte le donne che sentono il bisogno di dire a voce alta siano destinate ad avere figli “tossici” in famiglia! Voglio dire, bensì, che la volontà di predominio sulla vita altra, sottotraccia rivela delle insicurezze_paure, e che le insicurezze_paure di una madre che si cura con il predominio, rendono i figli altrettanto insicuri_spaventati.

Brutti anatroccoli comunque spaventati, comunque diventeranno Cigni, ma, non tutti i Cigni, fanno le stesse piume e/o nuotano nelle stesse acque: sociali o sessuali che sia.

Ora, quanto è pronta_capace una donna determinante, ad accudire anche quel genere di cigni? O è anche questo possibile dubbio, ciò che gli alimenta l’urlo?

Ad esempio, giusto per tacitare l’incapacità di darsi risposte su di sé, oltre che per il suo ruolo: naturale o adottivo che sia?

Transessuale è la vita.

separaL’evoluzione culturale dell’Omosessualità, ben segnata dalla richiesta di pari diritti, dimostra che il mondo in Lgbt sta modificando il suo esistere. Infatti, dalla storica venerazione per il corpo simile, sta passando alla venerazione della vita simile, e ciò nonostante le voci idrofobe contrarie.

Ciò prova, che la vita ride degli omofobi_idrofobi. E’ vero che lo fa così piano che quasi non la si sente. Non di certo perchè manca di rispetto a quel mondo, ma perché, nel vostro, gli fate pena.

La vita non é maramalda!

Sinistra e Destra: fantasmi.

separaLa Sinistra è stata portata via dalle maree di una povertà che non è più povera ma neanche ricca. La Destra, invece, è affogata nelle frattaglie dell’ideologia conservatrice che è stata. Oggi, solo la paura usata per tenere buone le pecore, può dirsi di Destra; è una Destra però, per i fianchi unita alla Sinistra che nel tener buone le pecore, ha stessa necessità.

Invero c’è del nuovo sul bagnasciuga, ma lo vedono solo quelli che non hanno la testa girata verso i tempi dell’Eulalia Torricelli da Forlì. Non perché non siano preparate quelle teste, ma perché non si rassegnano all’idea che il tempo storico ed economico odierno ha fatto evaporare i brodi che le hanno nutrite.

Non è vero, ancora, che a lato delle malunite Destra&Sinistra non ci sia nulla. Vero è, invece, che ci sono dei nuovi ossi, ma per dar polpa a quegli ossi bisogna osare il nuovo: è così che non si muore per rassegnazione!

Si, sono un osso grillino, però, come per altro caso ebbe a dire il Prodi, in fede, adulto.

Caro Francesco: scienza e fede possono concordare solo se ragioniamo per assoluti.

Non sono mai stato così impreparato da non rendermi conto che il mio pensiero sul Principio e sui principi della vita, è (ebbene, sì!) un tonnellante mattone. Per anni mi sono chiesto come alleggerirlo. Pensa che ti ripensa, in soccorso m’è venuto un ricordo che da bambino mi preoccupava non poco: quello dell’occhio di Dio all’interno di un triangolo equilatero. L’immagine m’ha convinto sino a che ho ragionato secondo cultura cristiana, o meglio, cattolica. Non più (nella cattolica) mano a mano ragionavo per la cristiana secondo me.

Secondo me, non vedevo corrispondente contenitore dei principi della vita su questo piano dell’esistenza, così, elevando il pensiero al principio (ne avevo assoluto bisogno) ho “reso” contenitori del Principio, il loro stato di principi sino dal al principio: Natura, Cultura, Spirito.

Per Natura intendendo il Corpo della vita comunque formato;

Per Cultura, il pensiero sulla vita comunque concepito;

Per Spirito, la forza della vita comunque agita.

Del famoso triangolo (lo penso equilatero) immagina la Natura al vertice, la Cultura in basso a sinistra, e lo Spirito a destra. Siccome nell’Uno la collocazione dei tre stati si con_fonde al centro, la posizione di destra e di sinistra degli stati alla base può essere invertita. Di posto non modificabile, però, la Natura: al vertice perché non vi può essere contenuto di alcun genere se prima non vi è il debito contenitore. Comuque stiano le cose, nell’assoluta unità, gli stati, oltre che inscindibili diventano indistinguibili. Del Principio, (tu lo chiami diversamente mentre io non lo chiamo invano come neanche in modo vano) è possibile immaginarne la trinitario unitaria Figura senza ricorrere a deliranti teologie? Si, mi sono detto, purché ci si limiti ad immaginarne i soli principi che vedo possibili. Questi:

la Natura del Principio come Corpo della vita comunque formato;

lo Spirito come agita forza della vita;

la Vita come Cultura della Trinità per l’Unità.

Come vedi, in ragione dello stato del nostro stato, anche la vita di questo stato di vita si basa su gli stessi principi del Principio: stessi come principi, non, ovviamente, come stato dei principi. Al principio e nel Principio, inscindibili, assoluti, sovrani, e nei nostri, a quelli somiglianti.

Un Principio assoluto non può generare nulla che sia altro da sé; e siccome il suo assoluto Sé è la vita, può essergli Figlio solo quanto ha direttamente generato: la vita.

E’ certamente vero: tanto quanto siamo fratelli di quel Figlio (la vita) perché ne adottiamo i principi, e tanto quanto siamo adottati dalla vita: sino dal principio, Padre.

Tanto quanto siamo coscienti dell’esistenza del Padre (la Vita) perché siamo coscienti dell’esistenza del figlio (la vita) e tanto quanto siamo eletti figli del figlio del Padre: è il caso del massimo eletto che può esser detto del Cristo, come dei minimi che più o meno siamo tutti. 

Con buona pace sulle millenarie traveggole su Dio, ti saluto e ti chiedo di continuare a non volermene.

nord

Caro Francesco: mi rendo ben conto di star predicando in Canonica

quando, discutendo i tuoi argomenti, ti propongo i miei. Il fatto è, che per conservare la mia identificante totalità ho dovuto separarmi da quanto dici, e/o fai dire, e/o salta il ghiribizzo di dire a disobbedienti preti di tutti i tuoi ecclesiastici livelli. Ne andava della mia mente e ne andava della mia vita.

Non per ultimo del mio spirito ma non vorrei fartela troppo pesante, come spero di non fartela troppo pesante se nell’occasione ti confermo che per me il Cristianesimo è una Pedagogia, eletta tanto quanto è Magistrale nella semina, e non eletta, tanto quanto il Magistero diventa l’irrispettoso usufruttuario di ciò che semina e in chi semina: vuoi nella Persona, vuoi nella sua vita.

Si, Caro Francesco: se vi sono anime che si separano dalla tua che rappresenti, è perché alla parabola del Buon Seminatore, state rendendo più importante quella del Buon Capitalista: per Capitalista intendendo chi bada a capitalizzare il raccolto, seminando con più corto braccio.

nord

Caro Francesco: da quello che si racconta

Dio ha messo Giobbe in tentazione, ma l’ha fatto per vedere se superava una prova.

Per come la vedo, il “non ci mettere in tentazione” detto nel Padre Nostro, più che della presenza di Satana, dimostra che i cristiani temono di non avere la pazienza di Giobbe.

Fra i credenti, l’Islam dimostra di averne di più.

Non quando usa i matiri.

nord

Caro Francesco: lungo la mia strada “per Damasco” ho incontrato questo Spirito.

separaSpirito è ciò che anima.

1atriangolo

Anima è ciò che si anima.                                         Ciò che si anima è vita.

Lo Spirito è l’anima della vita. separabianca

Nella Natura, la Cultura anima la vita, animata dalla forza dello Spirito.

La forza dello Spirito è vita della Natura. La vita dello Spirito è forza della Cultura. Lo Spirito è la forza della vitalità della Natura che corrisponde con la vita della sua Cultura.

Lo Spirito essendo forza è condizione di vita, ma non pone condizioni alla sua forza per non condizionare la vita.

Essendo Spirito della vita sino dal principio, è lo Spirito della vita dello stesso Principio.

Risulta anche a te?

infine

 

Accidenti! Non mi ricordo più in quale cassetto ho messo la verità.

Ho iniziato i miei scritti nella Primavera del 1991. Ero sulle 800 pagine quando le ho contate anni fa. Saranno almeno un centinaio di più, adesso. Giusto per fare un CD, le ho convertite in HTML Di media, ogni conversione necessita di 7/8 operazioni, se tutto va bene. Naturalmente, non tutto va bene perché, sbagliare delle operazioni è fisiologico! Consideriamo, allora, la media di dieci operazioni per pagina. 800×10= 8000 operazioni. Un napoletano fra di voi, certamente starà pensando: che cagamiento e….! E con ragione. Non è mica finita qui, però. Il fatto è che le devo organizzare secondo attinenza fra argomenti. Immaginate che in tutti questi anni, le abbia collocate in una ventina di cassetti. Per qualche anno più o meno come mi sembrava, ma poi, come mi sembrava meglio, quindi, meglio su questo: si prima e no dopo anche decine di volte. Su quell’altro cassetto forse ma vediamo. Su questo senza dubbio oggi, ma con più di qualche dubbio domani, ecc, ecc.

Naturalmente, devo ricordare sia le pagine che le collocazioni precedenti se voglio poi ritrovarle per spostarle! Vi sta venendo una qualche idea sul quel po po’ di casino?! L’Arbasino ci direbbe: è la vita, Madama la Marchesa! Come se non lo sapessimo! Cosa mi fa sapere che ho risolto il casino? L’ho risolto, quando, guardando sia le pagine che i cassetti, non sento alcun dissidio! Ecco! Questo vale anche per le nostre pagine, argomenti, conversioni, mariti, figli, amicizie, e non per ultimo noi. Dove non sentiamo più il dissidio, abbiamo raggiunto la nostra verità. Se non lo sentiamo più in noi e con chi ci corrisponde, abbiamo raggiunto la vita nella verità; e a proposito di verità, proprio accendermi una sigaretta!

nord

Il Principio in Cristo e il Principio in Maometto

Per come la vedo, la differenza fra il concetto di Padre e di Allah sta nel fatto che uno è Signore (a dir di Cristo) e l’altro Padrone a dir di Maometto. Ci vedo anche un’altra “differenza”, e cioè, che l’idea di Cristo su Dio è prevalentemente materna (accogliente) mentre quella di Maometto è prevalentemente paterna, cioè, determinante, direi a livello feudale.

Si può anche pensare che l’idea di Dio dei due tramiti sia nata dal bisogno personale (elevato poi al divino) di trovare un nuovo principio della vita: amante in Cristo, ordinatore in Maometto. Viste le odierne cose, c’è di che pensare (e sperare) nella visione del Profeta che ho letto da qualche parte: Cristo verrà dopo di me.

Non di certo la persona di Cristo, ma il principio spirituale (l’amore per la vita) che ha seminato. Mi rendo ben conto che non siamo in grado di conoscere l’originale pensiero di Cristo, e che ciò che diciamo suo, è grano mescolato a molta pula.

Cosa fatta, capo Principio avrà!

nord

Questa non è un lettera sulla Tossicodipendenza: è una conferenza spacciata per lettera!

Peggio ancora, ma, purtroppo, è un soliloquio. Avete presente quando si pianta una sonda per cercare l’acqua? Magari venisse subito limpida! Invece, prima viene il fango. Da me, sonda, è venuto fuori del fango per anni. Solo adesso sta venendo fuori dell’acqua. Non sempre potabile, per carità, ma, almeno, chiara. Ora, però, mi manca la forza che avevo quando davo fango pensando fosse acqua. Ci sarà ben della giustizia in tutto questo, ma, mi venga un accidenti, se capisco dov’è! Pubblico delle gocce pulite. Come Associazione e persona sono vicino a Dipendenti da tossico sostanze, in età variante dai 30 ai 40 anni. Sono età, nella quale il sapere e la vitalità si temperano nella riflessione personale. Tuttavia, su di loro imperano ancora le sostanze legale ed illegali. Sono imperi che mostrano la corda ai tossicodipendenti che le dico. Nel riconoscerne tutti i fili, (anche se nel non contrapporre azione di rigetto), sta, la loro maturità.

“Nella contrapposizione fra ciò e chi opera per il loro recupero, e ciò è chi opera per mantenere lo stato quo del tossico dipendere. la persona td. sta, come la corda del gioco. L’opera di trazione cui è sottoposta la personalità tossicodipendente, è sfibrante, logorante, angosciante. Se la “pera” ha tanta presa, è anche perché cura quegli stress.”

“Non da meno stress, sono soggetti anche quelli che operano contro la Tossicodipendenza. Questi, si devono difendere da quello che il Tossicodipendente butta loro addosso.”

” Vi sono di quelli che si difendono, essendoci solamente con la professione. Incauti quelli che credono di essere difesi perché ci hanno messo la vita. Comunque sia, vuoi prima o vuoi dopo, ambedue i generi di comportamento vengono lesi dalla costante frustrazione, che, per servitù alla droga, il Tossicodipendente non può non provocare. Così, fra “tossici” e anti tossicità, la droga inietta un’altra faccia del suo veleno: l’inimicizia. Sarà anche una inimicizia educata, amorosa, ma sempre velenosa, ed avvelenante, è.”

“Volentemente nolente, il Tossicodipendente in questa situazione sente che tutto gli è nemico. Sia l’antisociale, (per quanto sia passivo – attivo complice), sia un Sociale, che non riesce ad essere sufficiente amico perché non sufficiente “pera”.

“Non c’è pippa di ragione, che sappia dire la solitudine che è in questi casi. Solo il cuore lo potrebbe, ma, lo vendono a poco. Forse perché è considerato a livello frattaglia”.

“Quindi, non rimane che la “roba”. Il senso placenta che da, rimane un amico anche se sanno che li isola da qualsiasi alternativa. Se ne rammaricano ma finiscono per coprirsi, perché fuori, fa freddo.”

“In attesa di capire che non si può osteggiare una intossicazione di quel genere, , o rimanendo da parte, o sostenendo una parte, o rinchiudendola in vari modi dentro una parte, il Tossicodipendente sta, senza arte e ne’ parte, o si fa per continuare la sua parte, se non proprio l’arte.”

“E’ vero che il “farsi” è sod – disfarsi, ma è anche vero che è medicarsi, oltre che, identificarsi.”

“I tempi e i respiri della vita non hanno nulla a che spartire con ideologie legali e/o terapeutiche. Ma le terapie sono costi e, i costi, rendono merce la vita. La vita trattata come merce, ci condanna a riprendere in carico, la vita che trattiamo come merce.”

“L’unica virtù che non rende merce la vita, è la gratuità. Sarebbe una grandissima gratuità, già il capire, che se la droga è il piacere che fa male, in successione, è il male che solleva dal piacere che fa male.”

nord

La mia strada “per Damasco” all’inizio

A causa della fine dell’Amato (destino che ho iniziato a conoscere la notte di Capodanno del 1985) nel febbraio del 1991 mi sono ritrovato come si ritrovò l’Aretino Pietro: con una mano davanti e una di dietro. Solo ora, di qualche caso, un qualche volta ne sorrido, ma, all’epoca non c’era proprio nulla di che farlo. All’epoca, non avevo proprio idea di dove sarei andato a finire percorrendo la mia strada “per Damasco”. Allora, ero solo un bendato dal pensiero convenzionale; bendato, vuoi dalla vita personale, vuoi dalla sociale, vuoi dalla canonica interpretazione del Cristo e del Padre.

All’epoca avevo un furgoncino senza riscaldamento (giusto per non far mancare nulla al caso) ma lo stesso avevo deciso di festeggiare la notte andando in stazione a leggere un libro. C’era freddo, neve per terra, e nessuno a parte me e l’Amato sotto un albero davanti la chiesa della stazione. Era il suo compleanno; e se io non avevo voglia di festeggiare con amici e varie canonicità, lui altrettanto.

Mancandomi l’Amato, mi mancò tutto, ma l’assenza del tutto che si ama (faccio ancora fatica a dire morte) non è assenza di vita; e per quanto ferita, la vita ti obbliga a guarire, ameno che, non ci diventi vivere, la conservazione del dolore che c’è, come sostituto della conservazione dell’amore che non c’è. Non mi è mancata neanche questa fase, ma prima o poi si attenua se, è alla vita e non al dolore che rivolgiamo lo sguardo e gli intenti.

Alla guarigione ha certamente contribuito il bisogno di raccontare una storia che ho chiamato “per Damasco” per similitudine di incontro (indipendentemente dall’identità che si è dichiarata, che comunque è inverificabile) con uno spirito della vita: quello dell’Amato nel mio caso; l’incontro fu medianico.

Proseguendo la mia strada e l’amorosa corrispondenza, però, ho sentito che il mio fato (l’Amato) non aveva per niente cambiato il suo intendere la vita; a questo ci è giunto con gli anni, e anche con i litigi (la sua forza sulla mia e il mio rifiuto di accettarla) che non sono mancati. Il mio procedere il percorso in compagnia dello spiritello ancora birbantello ma non più accettato come tale, m’ha portato ad incontrare lo Spirito della vita.

E’ accaduto, come accade quando, delusi da un amore, se ne cerca un altro, o non avendo un padre se ne cerca uno. L’incontro è stato culturale, ovviamente. Quindi, niente tuoni, niente lampi, niente magie e alberelli che prendono fuoco; è stato tutto un discorso (e qualche volta un pianto) fra la mia vita e la vita. L’incontro è stato anche spirituale, ma per quanto è possibile al mio spirito: ora tot, ora meno tot, ora più tot, ora niente tot. 

Adesso, sento il birbantello molto meno di prima e solo in certi casi. Avrà iniziato anche lui la sua strada, e visto che di litigi è da parecchio che non ne facciamo, suppongo che la stia percorrendo con la pace che in vita non aveva mai avuto se non da preso dal suo amore: l’eroina.

nord

Nel campo di Pinocchio trebbia riso amaro Equitalia

Oggi ho ricevuto una raccomandata. Non ho zii d’America, quindi, il soggetto di quella missiva non sarà certo un’eredità. Sospetto, piuttosto, che sia la raccomandata di una Equitalia che, nonostante le sue pur legittime istanze, viene percepita sempre di più come la Magrecita con falce di messicana cultura.

Sbaglia Equitalia a chiedermi quanto non ho dato allo Stato in tasse non pagate ed in I.V.A. non versata? Sbaglia, Equitalia, a chiedere degli interessi, a mio sentire, da Mercante di Venezia? Chiaro che no. Gli errori sono stati miei, mica di Equitalia! Mi si dirà, o quanto meno lo dirà chi mi conosce: strano, Vitaliano, non ci sei mai parso dedito al delinquere in varia forma e/o quantità! Vero, non l’ho fatto perché delinquente in varia forma e/o quantità, ma “per amore, solo per amore” come si grida nel titolo di un commovente film di qualche anno fa.

Magari, l’avessi fatto per delinquenziale tendenza! Dell’opinione altrui, di quella dello Stato me ne sarei altamente sbattuto! Diversamente, mi sono vergognato tutti i giorni, per tutti non pochi anni, e per più di due ventiquattrore piene di inviti a pagamenti che non potevo e tutt’ora non posso soddisfare.

Per anni Equitalia m’ha fatto sentire un ladro. Solo per aver vissuto! Oltre ragione, è vero! Le sue raccomandate dentro la cassetta erano diventate il Prete che non poteva assolvermi; erano diventate il Carabiniere che non mi ammanettava solo perché lo ero già: nell’animo.

Delle assoluzioni ecclesiastiche se ne può anche fare a meno. Ai Carabinieri si può anche scappare. Dalle manette, anche liberarsi. Dell’animo messo in una cella di sicurezza (la sicurezza del “secondino”, ovviamente) non c’è “ergastolano” che fugga, se non per sopraggiunto callo nei rassegnati al destino di galerati da inadempienze per cause non volutamente morose, oppure, come estrema scelta per chi non accetta calli nell’animo, per acqua, corda, o pistola.

Possiamo affermare che vi è una certa correità morale da parte di Equitalia nei suicidi per debiti di operatori non delinquenziali, e magari falliti perché non pagati? Di Equitalia non vedo possibilità di vera chiamata al reato di indiretto omicidio. La vedo, invece, sia verso lo Stato che tramite Equitalia reclama subito quello che non si sa quando verserà!

La vedo invece, verso clienti che, se volenti, non hanno pagato quando dovevano! Mi si dirà: come mai, tu, Vitaliano, per quanto pressato con la pesantezza che dici, non ti sei ucciso? Forse perché, tutto considerato, non era così pesante il tuo debito con Equitalia, oppure perché ti è facile far il callo ad avverso destino?

Mettiamola così: rifatemi la domanda dopo che avrete pianto su un amore che era tutta la vostra vita, (e sul nulla che era diventata a causa della morte di quello) e su dei mobili che non avete più perché Equitalia se li è portati via! 

Mi si dirà: in vero non ci pare il caso di suicidarsi per quattro legni! Vero, ma, se quei quattro legni fanno parte dell’identitaria immagine che avete di voi stessi, cosa, in effetti, ha portato via Equitalia? Solo cose, o solo voi?

Tutto molto vero, Vitaliano, ma cosa cavolo vuoi che ci faccia, Equitalia, se suo malgrado travolge delle identità indebolite da più forti contesti? Troverei risposta nella parafrasi di un celebre proverbio siciliano: sia piena che piega.

I suicidi sinora accaduti, dimostrano, invece, che le sue piene travolgono. Il che prova, a mio vedere, che se il punto dolente in Equitalia non può essere la sua legittimata azione, lo può essere invece, nella misura della sua azione: in chiara over – dose, ogni qual volta una richiesta è “bustina” in cui il taglio prevale fortemente sulla qualità della “roba”.

Le cito il paralleo fra debiti e droga, perché, droga, è tutto ciò che fissa l’arbitrio, e un arbitrio fissato da irrecuperabili debiti, è fissato nella sua impossibilità di risolverli, così come un drogato è fissato dalla sostanza, non tanto nel suo capire, quanto nel suo volere, e, di conseguenza, nel suo potere.

Un arbitrio fissato (da droga o da debiti che sia) è suicidario esattamente come lo è, chi, preso da tagliola, sceglie di dividere da sé la parte presa; e se la parte presa è tutta, tutta la divide da tutti.

nord

Quanta acqua non è passata sotto il Piave da quando sono uscito, vestito da chierichetto dalla chiesa di Vellai di Feltre!

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Mi chiamavano sempre quando c’erano le messe in terza o in più come allora si diceva delle solenni. Non che convincessi tanto come chierichetto, però, vestito così gli facevo fare una bella figura quando veniva il Vescovo! Deve essere così perché nelle messe ordinarie non mi hanno mai chiamato! Il collegio – orfanotrofio era dell’opera Don Guanella che ora è scuola di agricoltura. Molto probabilmente, l’hanno convertito a nuova funzione perché hanno cominciato a scarseggiare le braccia per messali, ma non diminuire quelle per i campi! Una ricerca rapida su Google e qui http://www.lucianocassol.it/Vellai/sf3_thumbs0.htm ho trovato le foto in vari tempi del Collegio. C’è anche la foto del Don Primo. Bonaccione! Si occupava della raccolta fondi attraverso la stampa di lettere destinate ai benefattori. Lo chiamavano “pia opera” quel lavoro. Solo il signore sa, quante lettere ho imbustato! Gli originali delle lettere erano scritte a mano; avendo calligrafia decente a giudizio del Don Primo. E’ capitato di farlo anche a me. Caso non ripetuto!

nord

Devo la foto a http://www.panoramio.com/photo/6620590

A Capodanno, un asteroide…

Sentimentalmente, e sessualmente parlando, bene o male, tanto o poco, sono sempre stato un gravitante. La notte dello scorso Capodanno, però, uno scontro con un asteroide m’ha divelto da l’orbita; e non riesco più a tornarci. O, meglio, lo potrei per ragione, ma, anche a botto passato, non lo posso per emozione. In attesa di sentire, e, quindi capire, in quale orbita ritrovar parcheggio (se nella passato, o in una futura, o in un diverso modo d’agire della passata) sto girando attorno a me stesso.

nord

che scrivo secondo emozione

e che nella gran parte dei casi, capisco solamente dopo, quello che ho scritto prima.

Perché mai, un “imbecille” si ritrovi nella situazione di parlare di cose più grandi di lui, me lo spiego solamente così: è la vita! Certamente avrebbe potuto scegliere meglio. E, che cacchio! E’ andata a scegliere un tizio che non sa distinguere un congiuntivo da un trattore! Non hai idea di quante volte mi è venuto l’istinto di buttare via tutto! Non ne ho avuto la forza finale. Vanità? Amor proprio? Speranza di ragione? Fede? Ecc, ecc? Mettici quello che vuoi, che non sbagli! Ci sta di tutto. Che faccio, ora? Non lo so. Procedo, suppongo. Alternative? Non ne vedo. Ovvero, ne vedo una: io faccio quello che posso.

La vita farà quello che deve.

luceinfine

Verona: via XX Settembre – Pedalando ed esplorando.

Dovrebbero chiamarla via delle Nazioni. Ci sono, pressoché tutte le africane, e diverse Indiane e dell’Est. Gli abitanti di quella strada, sono disordinatissimi, coloratissimi, vocianti. Sono, fòra come i balconi: balconi nel senso di luoghi dell’affaccio sulla strada_vita. Sono, degli descamisadi: nel senso di privi di quell’abito che si chiama comune educazione. Sono, degli scuerciadi: nel senso di senza il coperchio delle nostre sovrastrutture; di una naturalità primitiva per quello e per come li vedo agire. Ci vado, quando ho bisogno di ricaricare la batteria delle emozioni. Ne sono affascinato. E’ indubbio che lo sono per le tensioni, e tentazioni erotiche che mi comunicano, ma, anche perché, sia pure di striscio, (e per lo struscio ) mi raccontano altre storie; mi mostrano, dell’altra vita. Per vedere altra vita, per sentir raccontare altre storie, c’è chi ha fatto il giro del mondo in mongolfiera. Io, lo faccio in bicicletta.

[Per naturalità primitiva intendo la potenza psichica, che trova la sua ragione nella forza fisica.]

nord

Sedotti e abbandonati nei bidoni dell’amore.

A proposito di abbandonati e sedotti da preti riporto una lettera (pubblicata come intervista) che avevo mandato al giornale di Verona, a proposito dei bambini sedotti all’Istituto Provolo di Verona.

separabianca

Vitaliano Gazzabin, 65 anni, si è rivolto direttamente al nostro giornale. La sua sembra una storia di «mala educacion» uscita dalla sceneggiatura di un film di Almodovar. Operaio in pensione e con un passato di impegno sociale in una comunità per tossicodipendenti (errore del giornalista) l’uomo, che risiede a Verona da circa quarant’anni narra un’infanzia vissuta tra orfanatrofi e istituti religiosi.

«Da bambino venni abbandonato due volte: prima dai miei genitori naturali e poi dai responsabili del collegio che riversarono su di me la colpa per le attenzioni pedofile di un sacerdote. Lo ricordo bene ma nei suoi confronti», sottolinea, «non coltivo rancore perché la vera violenza l’ho subita dai superiori». Vitaliano trattiene l’emozione a fatica. «Mi sentii un reietto… mi sembra ancora di vedere l’espressione impietrita della mia mamma adottiva quando le dissero di riportarmi a casa».

La sua storia sconfina nella zona grigia in cui violenza e complicità si confondono. «Frequentavo la terza elementare», racconta, «e dopo l’orfanotrofio agli Esposti di Padova. Gli esposti mi scaricarono in un istituto religioso, non di Verona, dove divenni oggetto del piacere pedofilo di un sacerdote.

Dico oggetto», sottolinea, «perché non ero consapevole del significato di quel piacere, ma ne fui anche soggetto, perché, sia pure nella mia coscienza di minore, cercai e condivisi quel piacere. Noi per quanto ragazzini conoscevamo le preferenze di quel prete, e fra di noi sapevamo chi era l’amante in carica e quello che non era più nella sue grazie». Il passato riaffiora, i volti, dopo oltre cinquant’anni, sembrano materializzarsi: «Ricordo un biondino del mio stesso paese, ricordo un chioggiotto dalla forte vitalità. Devo ammetterlo: ad essere scelti, era anche motivo di vanto, perché, per quella scelta, ottenevamo regali che altri non avevano speranza di avere.

Le attenzioni particolari di quel prete, che per quanto mi riguarda aprì forse una porta non chiusa, erano stemperate dai privilegi». L’uomo fa una pausa, come per rimettere ordine nei pensieri. «Non si deve pensare al sessantacinquenne di oggi ma all’orfano di allora, anche di ogni concreto affetto».

Ma è sull’istituzione che l’ex allievo del collegio religioso veneto intende puntare il dito. «Anche nel mio caso», esclama, «si preferì usare la politica del mettiamo tutto a tacere poiché una volta scoperto il fattaccio, il prete ricevette una lettera del superiore generale in cui, notificandogli il trasferimento ad altro collegio, gli si disse di badare meglio ai suoi atti verso i collegiali. Ricordo bene quella lettera scritta a penna in corsivo con inchiostro nero e ne ricordo il contenuto perché quel prete me la fece leggere».

I fatti scorrono nella memoria come fotogrammi di un film. «Il collegio era immerso in un parco, sembrava un angolo di paradiso, mi vedo seduto su una panchina, in lacrime, e di fronte a me il religioso che in tono accusatorio mi rinfaccia di essere la causa dei suoi guai. E dal collegio io fui cacciato, non trasferito.

Tutto considerato, al corruttore andò meglio che al corrotto». Al dolore si somma l’amarezza. «Sono passati più di 50 anni e ho un ricordo nitido dei miei pianti, della mia solitudine di bambino abbandonato, ma non per questo», concude, «è mai venuta meno la mia stima nella chiesa dell’amore, nel suo sacro come nel suo profano. Da allora, però, ho in profondo astio la chiesa del potere: vuoi quando si serve del sacro, vuoi quando si serve del profano».

nord

L’amore è ricerca di comunione. Tanto quanto l’abbiamo raggiunta, e tanto quanto amiamo.

Può essere ricerca naturale (comunione fisica) culturale (comunione di pensiero) spirituale (comunione di elevati principi) e di vita per l’insieme dei principi raggiunti e reciprocamente adottati. Dopo di che, non dimentichiamo che alla scuola dell’amore si può essere bocciati, ripetenti o promossi. I promossi hanno bisogno solo del proprio e reciproco sentimento, mentre gli altri, ci riprovano come prima cercando con altra/o le stesse compensative ragioni, oppure, le diversificano inglobando anche altre ragioni e/o soggetti.

Nel dire cos’è l’amore dovremmo ben dire anche che cos’è la passione, e nel tentar di capire, tenere separati i due significati. Ora, per quanto riguarda l’amore che ho già detto è comunione nel termini espressi sopra. Per quanto riguarda la passione, invece, è diversa dall’amore in quanto, mentre l’amore ascolta la vita, la passione ascolta solo sé stessa.

In quanto ascolto della vita, l’amore dura sino a che si sa e/o si vuole ascoltarla: vuoi quella di sé e dell’altro/a, vuoi la complessiva. Della passione, invece, sappiamo tutti che è una emozione a termine perché, dando risposte emozionali quasi sempre simili si consuma; ed è appunto per questo che ne cerchiamo di nuove. Lo facciamo perché finisce l’amore, diciamo, equivocando. Non è così! Lo facciamo, perché, a finire, è l’amore per il corpo amato, appunto, a causa dell’emozionale consunzione.

La dove finisce l’amore per il corpo amato, ma non finisce la comunione per e con la vita amata, allora, l’amore compensa ciò che si perde nell’esaurimento della passione. Quanti “femminicidi” in meno, come quanti “maschicidi” in meno se vivessimo queste parti di cuore e di vita.

ps. Vi chiedo di non accogliere questo scritto come fosse la supponente lezioncina del maestro! Non avete idea che culo m’ha fatto la vita per farmela capire!

nord

Perché gli uomini uccidono le donne?

Principalmente, perché la Donna è quel complemento personale e storico che permette all’Uomo di fondare sia la sua identità personale e di vita, che la sua fede nella sua potenza.

Se ne renda conto o meno, ma la Donna che rifiuta questo percorso, e/o lo interrompe, altera anche gravemente quel progetto. Il che vuol dire che la Donna deve irrimediabilmente sottostare al principio maschile della vita? No. La Donna (come d’altra parte l’Uomo) è esclusivamente sottoposta al principio della vita: vivere. Come? Secondo sé! E qui casca l’asino, purtroppo. Quanto è libera l’identità maschile e femminile di vivere e di unirsi ad altra vita secondo sé?

La personalità non libera, è uccisa molto prima che venga uccisa. In questa situazione, il tentar altre scelte di vita da parte della donna, rischia di essere uno scomposto tentativo: quello di uscire dalla cassa in cui l’ha rinchiusa una disumana normalizzazione.

nord

“Badino le donne che intendono diventare madri in età non comune: agli occhi dei figli saranno a scadenza. “

Questa è l’implicita opinione che se ne ricava dalla lettera del signor Giorgio Vinco, la dove dice (a proposito della maternità della signora Giannini) che il bimbo avrà dell’amaro in bocca quando vedrà che le mamme dei suoi compagni (diversamente dalla propria) saranno molto più giovani e carine. E se, invece, l’amaro in bocca l’avesse il figlio trascurato di una madre molto più giovane e carina di una che cura il figlio con una maggior coscienza di sé come donna e come madre, appunto per avere una maggiore età, e quindi, una maggior esperienza di vita?

Direi proprio che il Vinco si è fissato in una idea di madre e che quetsa dovrebbe essere la meta di ogni madre. Niente di più ignorante e niente di più fallace.

Dove non vi è chiaro e continuo maltrattamento, ogni bambino valuta la madre in ragione degli schemi di appartenenza e di conseguente crescita. Al più, e ciò vale per tutti i casi, dalla valutazione ideale il non più bambino passerà a valuterà la madre in ragione del reale.

Dove si presenta questo passaggio, tutti i generi di madri sono a culturale scadenza, usino o no degli abbellenti artifici. A questo punto, però, a scadenza è la stessa vita, indipendentemente da come si presenta.

Per quanto mi è dato di conoscere, solo le madri dei preti sono a scandenza. Scadono, quando il figlio diventato prete sceglie un’altra madre: la chiesa.

Ci vorrà del tempo, ma anche di questa vedrà che usa abbellenti artifici. Al che, due le possibilità: o usa gli stessi artifici per non scadere come figlio, oppure, gli apparirà scaduta anche quella madre.

nord

Pressoché rifatta in data Luglio 2018

Si, l’amore è comunione ma cosa fare quando è rivoluzione?

Domani mattina viene a trovarmi un toso di Vicenza. Sulla trentina.
Non so quanto m’abbia conosciuto via trancio di blog che ho in Libero, ma per la foto che ha visto (la stessa di qua) dice che sono da coccolare.
Da coc – co – lare… Direi evidente che mi guarda con i suoi occhi. Direi evidente che io non mi guardo con i suoi.
Da coc – co – lare… Il Signore sa quanta cioccolata ho dato nella vita dei miei amanti/amori. E sempre Lui sa, che il più delle volte mi sono solamente impiastricicato le dita che mi sono dovuto leccare da me, per potermi dire: amo.
E arriva lui.
Ed io?
Che me ne faccio di tutti i vivi e di tutti i morti che ho nella mente?
Li metto in cantina?
Che me ne faccio dell’Arabo che viene a cuccia come gatti che non trovano lisca, e che sino alla settimana scorsa aveva due amici, ma passata quella gli è rimasto solamente Vita?
Che m’aspetta un’altra speranza?
Ancora!
Chissà se quel toso si rende conto di quanti cimiteri deve attraversare per raggiungermi.
Non può rendersene conto.
Ed io che me ne rendo conto, che faccio?
Gli preparo un alveare?
Per una vita a venire?

 

nord

Trova amore e vero amore polacco dice Google.

Passi per il trovare l’amore, ma chissà com’è il vero amore polacco!

A mio vedere, amore è la capacità di storicizzare un sentimento. Dove non sappiamo renderla storia (o quanto meno la nostra storia) e dove non sappiamo reggerla (e/o malgrado noi non possiamo almeno sino a che non possa scriversi da sola, e/o non fare in modo che altri e/o altro la scrivano per noi quando non assieme a noi) di molto possiamo parlare, ma non d’amore. Certamente ci restano da scrivere (e da vivere) i racconti brevi.

E’ chiaro: sono ben altra cosa, ma mica per questo sono da buttare!

nord

Vi sarà ancora il rosa in lgbt dal mezzo del cammin di nostra vita? A mio conoscere, no.

In particolare dall’età in discorso, e mano a mano le ragioni del piacere lasceranno spazio a quelle del sapere, comincerà a cessare la passione per il corpo simile, ma non per questo l’amore per la mente simile, e neanche per la simile vita. L’amare di quell’età, solo si eleverà dalla base genitale, per posizionarsi principalmente presso la mentale e l’esistenziale. Alla spirituale, per chi si sentirà coinvolto con i principi che formano la spiritualità: il Bene per la Natura, il Vero per la Cultura, ed il Giusto per lo Spirito.

Per chi è sedotti dai portatori (persone e/o simboli di forza) dei principi della vita, invece, non di spiritualità si tratta, bensì di Spiritismo; rapporti con forze della vita di questo piano dell’esistenza, quanto, per chi ci crede, dell’inattendibile piano ulteriore.

In questa fase del vissuto che dico (e perché non si può non continuare amare, pena un anticipato morire) ci si ritroverà ad essere amanti della vita, (il tutto dal principio) indipendentemente, se compagna prossima (una vita) o se dell’altra non prossima. Sarà così, almeno per i non i finiti che pensano di essere (o che gli fanno credere di essere) i normali giunti alla penultima stazione della loro via crucis.

Ci si scoprirà, allora, noi, tutti maschi, se a determinare della vita (vuoi in un particolare vuoi nell’universale) sarà la nostra volontà, come ci si sentirà tutti femmina, (mentalmente donne) tanto quanto lasceremo che un particolare (quanto l’universale) determini la nostra.

Nel Tutto abbandonata la nostra (uso abbandono in senso islamico perché trovo che sia un principio divino) sarà la vita universale ad essere il nostro Uomo e la nostra Donna.

Dalla soggettiva Omosessualità su base genitale, così, ci ritroveremo a vivere la sessualità della vita: spirito Determinante se maschile e Accogliente se femminile. Ivi giunti, la nostra sessualità particolare cadrà “così come corpo morto cade”!

Non si illudano di sfuggire a questo destino gli etero prefabbricati e non. Succederà anche a loro! Purché non vogliano restare i sofferenti da norma che ancora non si rendono conto di essere; a meno che non sia questo quello che vogliono restare, ma, se è successo anche ai cosiddetti angeli, temo che non abbiano via alterna i cosiddetti normali per diritto di base.

Alla luce dell’evoluzione che affermo, solo la vita può dirsi l’unico medico che può curare la sessualità per la forma genitale simile. Se l’unico medico del nostro e dell’altrui sessualità è la vita, e se la vita è il percorso che dobbiamo fare per capirci e capirla, che senso hanno tutti i generi di barriere che impediscono il naturale raggiungimento della meta che ci sposerà con la Vita facendoci diventare l’unica carne che ci hanno sempre impedito di essere?

Li trovo solo nei sensi del potere. In quello psicologico – psichiatrico perché ha bisogno di malati. In quello sociale perché ha bisogno di sudditi. In quello religioso perché, oltre per il senso detto dal sociale (la sudditanza) ha bisogno di essere il consolatore delle vittime che contribuisce a creare per poterle, poi, “amorevolmente” possedere.

nord

Ho fatto rientrare il principe. Direi che è stato al freddo quanto basta.

M’ha telefonato il Piccolino. Stessa voce, ma altri toni. C’è freddo, fuori. Gli ho detto: vieni quando vuoi, ma sappi che ti devo parlare. Gli parlerò delle caratteristiche del vetro. Gli dirò che può anche batterlo, ma, occhio ai colpi! Potrebbero scheggiarlo ai bordi. Potrebbero incrinarlo al centro. Potrebbero romperlo. Se scheggiato ai bordi, l’intelaiatura potrebbe non reggerlo più. Se incrinato al centro, comunque permette il vedere, ma si vede anche l’incrinatura. Se rotto, non c’è niente da fare. Bisogna cambiarlo.

I sentimenti sono vetri.

nord

Non esiste il diritto all’amplesso…

ma, quanto possono sussistere due amori (e/o due amanti) se fra di loro è venuta meno la capacità di donare l’amplesso? Mi obiettano: bisogna vedere cosa intendi per sussistere. La intendo così. Fra i significati detti dai miei due spiriti guida (Devoto e Oli) ho scelto “sussistere = esser posto”.

Ebbene, se non ricevo e non concedo il dono dell’amplesso, o non sono posto nell’amore che l’altro m’ha concesso, o escludo l’amore dell’altro dal posto che gli ho concesso.

La chiesa parla di diritto – dovere. Non condivido gli amplessi comunque obbligati. C’è regola ma non vedo cuore.

Nel dono, invece, è il cuore che si mette a posto.

nord

Tutti miserelle le mie festività: una a parte.

Assieme ad una banda di amici siamo ospiti, l’Amato ed io, di un amico di Merano. L’amico aveva prenotato il Cenone in un ristorante quasi in montagna. Saliti per non si sa quanta strada siamo giunti a un incrocio posto in cima a un non so dove. Sui clivi della sottostante vallata, una marea di luci: così in cielo, di un indaco così consistente da parer materia, e così basso (pareva) da farci piegare il collo per non batterci la testa. Incantati, saremmo rimasti lì non si sa per quanto, ma non potevamo tardare oltre. Come serata volle giungemmo al ristorante. Nella sala, clientela numerosa e chiaramente alticcia. Siamo stati dirottati in una sala a parte. Non credo per malizia. Nessuna di noi era scandalosa, né in qualsiasi maniera fatta di qualsiasi cosa. Non sino all’aperitivo, perlomeno. Molto birrato e non poco cannato ho doverosamente recitato un divertimento che proprio non sentivo, ma che all’Amato dovevo far sentire. L’ho fatto anche ridere quando m’ha visto ballare, non meno elegante di un orso al risveglio dal letargo. Siamo tornati a casa, venati di malinconia, ricordo. La stessa che colpisce gli angeli quando toccano il suolo con le ali.

nord

In amare c’è chi vede e chi stravede.

Non hai idea di quanti immaturi ho visto innamorarsi della barista (o del barista) perché non sapevano distinguere sorriso professionale da sorriso personale. Non hai idea di quanti clienti imbecilli, ho visto osar di pensarsi speciali, approfittando del fatto che non tutte (o tutti) si possono permettersi di pagare la soddisfazione di mandarli a fanculo con la perdita del lavoro! Il desiderio di potere è componente non trascurabile in amare. Vuoi per chi lo impone. Vuoi per chi lo cerca. Dico desiderio in amare e non in amore, perché l’amore, in quanto virtù, è il mezzo che sta in mezzo.

Solo la passione sta dove gli pare.

nord

I desideri del piacere, non necessariamente sono i desideri dell’identità.

Vi sono identità, che sotto la spinta del desiderio, si spogliano della personalità sessuale di prevalenza, e si vestono con un altra. Così, vi è la personalità etero che si veste di omosessualità, come l’opposto. Nella personalità cosciente di questa dinamica non vi è problema. Il problema invece, accade nelle personalità scardinate dalla propria sessualità, a causa della forza data dalla somma di desideri: somma tanto più forte, quanto più non vissuta, e/o, peggio ancora, negata. Se il desiderio permette la spoliazione della personale norma, cosa permette il rivestirsi? Ovviamente, la realizzazione di quanto desiderato. Ora, ammettiamo il caso di un rapporto fra una identità chiaramente omosessuale, e una identità omosessuale perché spinta da un possibile desiderio di simile. Dopo l’orgasmo, come si rivestiranno? Da simili, certamente no. Si rivestiranno, quindi, con i propri abiti: l’omosessuale con i suoi, e l’etero con i propri. Rivestiti, non è più un eguale, quello che l’omosessuale si trova di fronte: è un diverso. Nei casi di ristretta e/o condizionata visione della propria sessualità, (magari condizionata sino al dissidio psicologico) come reagirà, quel diverso travestito da eguale, nei confronti di chi l’ha fatto sentire simile all’amante, e quindi, para omosessuale? Per evitare spiacevoli guai, (guai anche pesanti, guai anche mortali) sarà meglio mettere in conto anche la risposta a questa domanda. L’invito non è diretto solo ai Finocchi. Anche le donne possono essere vittime di una omosessualità che si traveste da eterosessualità. Giungo a pensare, che anche le madri ed anche i padri, possono essere le vittime di un costretto travestimento, quando “chiedono” ad un figlio, di vestirsi di quello che non è.

ps. Per “abito”, intendo una forma mentale.

nord

Determinazione, o Accoglienza? Questo è il problema!

La Donna che si fa, prevalentemente determinante, “spaventa! l’Uomo. Perché lo “spaventa”? A mio avviso, perché, trovandosi di fronte un eguale carattere, non può non sentire, forma d’Uomo, in Forma di Donna. L’uomo che sente di fronte a sé, una Figura di analogo principio, si trova di fronte ad una sua somiglianza. In tale situazione, ovvia la domanda: quale, la mia culturale sessualità? A questa domanda, gli si può rispondere: semplice! Fermo restando il principio naturale, (la genitalità), la tua sessualità, è omo – culturale, ma, chi mai oserà, parlare “de robe Omo”, agli Etero?! Tuttavia…Giunto al punto: l’Uomo ha “paura” oppure, è solo psicologicamente, (e sessualmente), disorientato, dalla Donna, o meglio, dall’odierna, Donna? Mi si dirà: ma, la Donna è sempre stata così! Concordo. Tuttavia, il Così, della Donna, era contenuto da forti muri socio – culturali. Ora che questi muri, hanno fatto la fine di quelli di Gerico, chi o cosa, “contiene”, l’espansione di vita, del carattere culturale, e, sessuale, femminile? Non di certo, altri, e stramaledetti muri, ma, certamente, delle rinnovate ragioni! Quali, le rinnovate ragioni? Che, ve devo dì! Ad ognuno, la cottura del suo piatto!

Questo scritto, è solo una padella!

nord

Quale futuro ti aspetta mio caro Al Haiat?

Sono uscito con un amico ieri sera. Sapevo di fare un po’ tardi, ma sapevo anche che hai il mio numero cell. Non hai chiamato. Non sei venuto.

Pioveva.

Parecchio.

Avrei potuto chiamarti io.

Non l’ho fatto perché poteva sembrarti un’insistenza. Fatto sta, che ti hanno trovato sotto un ponte. Il che sarebbe niente, se con te non avessero trovato il tuo decreto d’espulsione.

Ti fermeranno una notte da qualche parte ma poi ti lasceranno andare. Cosa vuoi che facciano! Le galere sono piene, e per di più costose. A Verona non mi risulta che ci siano campi di contenimento per immigrati. Non ancora, almeno. D’altra parte, non sei un delinquente d’ufficio come lo diventerai non appena andrà in vigore il reato di immigrazione clandestina. Non so se ti reputeranno così pericoloso per l’Italia da meritare l’espulsione forzata, ma se dipendesse da me, te la darei se non altro perché stai diventando pericoloso per te stesso. Non si sa in quanti modo te l’ho fatto capire: e tu li hai capiti tutti, o meglio, li ha capiti la tua ragione, ma la tua ragione non è ancora stata capace di farli sentire alla tua emozione.

Insciallah?

“Non ho niente. Sono senza lavoro, Vitaliano! Sono stanco di questa vita.”

E, te credo, ma se non hai uno straccio di documento non puoi trovare lavoro. Lo stentato italiano che parli, non può farti trovare un lavoro.”

“Sono un elettricista capace, Vitaliano.”

E te credo, ma, quanto tecnicamente aggiornato? Quanto, puoi documentarlo? Con che scuole professionali? Con che referenze? Se non hai risposte per queste domande, altro non ti resta che dell’attività generica, e genericamente pagata: se pagata.

Hai 28 anni. Non lo si direbbe quanto sorridi, ma un bel sorriso non fa stipendi. Non di sicuri, almeno. Non di quelli da sudore, almeno.

Che ci fai, ancora qui, mio caro Al Haiat?

“Mio padre m’ha dato 5000 mila euro per venire in Italia. Come faccio a tornare senza niente?”

Capisco, ma, e qui, come farai ad andare avanti senza niente?

Insciallah?

Penso di rivederti questa sera, o al massimo domani sera. Tornerai senza soldi, senza sigarette, senza aver mangiato, e con il bisogno di lavarti. Non perché sei sporco. Perché non sopporti di pensarti sporco. O perché non sopporti di pensare che lo sia la vita.

Da me ti laverai, fumerai, mangerai, e, forse, ti rifugerai in quell’anfratto che diciamo far l’amore. E dopo?

Insciallah?

nord

Anche l’Amato andava a picchiar froci da giovane

ma quando è mancato, con lui c’era un Frocio. Non c’ero, sai, perché era finalmente diventato cosciente di una possibile frociaggine, ma perché cosciente di esser stato amato, sia pure da un Frocio.

No, per me, gli anti frocio non sono dei froci mancati. Sono dei maschi, a cui manca un maschio per sentirsi amati come maschi. Tutto considerato, sono degli orfani.

Essere Froci, invece, significa amare uomini ed essere amati da uomini.

Non ti sfugga la differenza.

nord

Come le stelle non più figli. Lettera aperta ai figli delle stelle.

Mi capitano solo brutte avventure, diceva un figlio delle stelle alla vicina sorella. Mia cara, gli rispose quella. Neanche i firmamenti che sinora hai illuminato sia pure con luce riflessa, sono come quelli di una volta! C’era la costellazione della speranza, una volta, e sia pure distante anni luce, il pianeta futuro. Ora, l’atmosfera si è rarefatta. Questo ci affatica il respiro. Appesantisce il passo del nostro gravitare attorno ad asteroidi che dicevamo astri, non tanto perché brillanti loro, ma perché incantati dalla nostra voglia di brillare su di loro. Appena sotto la chimica del nome di quegli astri, ora c’è solamente del sasso coperto da una polvere che li rende friabili come meringhe. Sino a che la polvere staalmeno, ma sino a che sta, pare pregiato marmo, a noi, stelle non cretine se non per parte presa in quella parte che diciamo nelle nostre storie, o che raccontano le nostre tragedie. No, figlio delle stelle. La notte no.

Non più.

nord

Diventiamo possessivi…

quando siamo insicuri del bene dell’altro, o non sicuri di essere il bene dell’altro. Diventiamo gelosi, quando non siamo sicuri della verità dell’altro, o non sicuri di essere il vero dell’altro.

In questi casi, dovremmo sempre chiederci: cosa amiamo di più? Le emozioni dell’amore, o quelle del dolore?

E se si sovrappongono (come generalmente succede) quale sovrano adoriamo?

L’amante altro, o l’amante che siamo?

nord

Nella scissione che diciamo tradimento, ciò che viene ferita è la vanità, il possesso, o l’unione di un’alleanza?

Tutte e tre in alcuni casi, o uno o l’altro caso in altri. Certo è, che non solo “la donna e mobile” ma anche la vita. Quello che separa in certi casi, quindi, unisce e/o rinsalda in altri. Vi è vero tradimento, a mio tardo vedere, quando una parte tradisce la vita dell’altra perché ne “uccide” la fiducia, ma anche lì, su quali verità era basata? Su delle reali? Su delle ideali? Su delle illusioni? Ecc, ecc? Per quanto riguarda il resto della carne, una mia amica sosteneva: na’ lavada e na sugada’ e l’è come mai usada. All’interno di questo non vedo tradimento. Vedo, invece, motivo di riflessione sul fatto che in genere, nessuno è sufficiente all’altro/a al 100% e che dovremmo farcene una ragione quando una o l’altra parte sente un compensativo bisogno. Non è scritto da nessuna parte che il sacrificio della vitalità deve diventare il coperchio della vita resa anzitempo cadavere.

luceinfine

Quale pedagogia adottare nel periodo prevalentemente naturale del bambino?

Non so se nella mente o se nel gozzo, ma da tempo per la vita mi gira una questione: quale pedagogia adottare nel periodo prevalentemente naturale del bambino?

Per prevalentemente naturale intendo la fase in cui il bambino capisce secondo il sentire. Ancora non sa, infatti, circa quello che sente; è il periodo che precede la parola. A favore di un miglior agire in questo momento dell’età, non ricordo d’aver letto niente, e neanche sono preparato. Oso sostenere le mie opinioni qui ed ora, solo perché, pur non essendo padre ho istinto paternale, e pur non essendo madre, (ovviamente) ho quello maternale. Adottivi o no che si sia, dove non si è naturalmente genitori, può farlo diventare un modo di concepire la vita.

Dicevo che il bambino di quel periodo impara a conoscere attraverso quello che sente. Cosa, sente delle figure genitoriali? Nel suo principio, i suoni. Di base e di prevalenza, due: il suono alto (variabilmente acuto) e il suono basso: variabilmente grave. Generalizzando e sempificando, direi che il suono alto e variabilmente acuto appartiene alla femmina. Generalizzando e sempificando, direi che il suono basso (variabilmente grave) appartiene al maschio.

Si potrebbe sostenere, che il primo è via del sì, mentre l’altro è via del no. E’ via del sì, quello della femmina perché al tono variabilmente acuto si accompagna la cura; cura che il bambino potrebbe sentire (poiché lo fa stare bene) come proseguo del ventre naturale dove SI stava bene.

Si potrebbe dire che il tono basso è via del no, perché, o non l’avverte come “ventre” (quella voce) o l’avverte come ventre dal quale sente, o di non essere uscito (da quel bene) o di non esserci stato. Lo sente, quindi, come separato da sè, quindi, come un NO.

Ciò che sostengo non è da considerarsi assoluto, naturalmente, perché la vita, nella relazione di corrispondenza fra lo stato mascile (il determinante in prevalenza) e quello femminile, (in prevalenza l’accogliente) è stato di infiniti stati di vita, e quindi, di emozioni che il bambino tradurrà in vocali “concetti” prima e in parole dopo.

APRO UNA PARENTESI: In ogni genere di coppia vi è il carattere accogliente e quello determinante, quindi, in ogni genere di coppia vi l’emozione prevalentemente maschile (quella bassa) anche se formata da donne, o prevalentemente femminile (quella alta) anche se formata da maschi. Così l’opposto, e così in ogni genere di corrispondenza di vita fra identità. Non per ultimo, non è alto o basso ciò che noi sentiamo alto o basso, ma quello che sente il bambino come alto o basso. Si potrebbe dire, allora, che (indipendentemente dal sesso) è il bambino che dice (in ragione dell’impronta tonale che l’ha prevalentemente cresciuto) chi (a livello culturale e/o psicologico) gli è padre o madre. CHIUDO LA PARENTESI.

Secondo quanto ipotizzo (dico ipotizzo perché non so se sto scoprendo l’ombrello) si potrebbe dire che la pedagogia di quel periodo non può non essere che magistralmente binaria: SI o NO. E’ vero che anche il tono variabilmente acuto può essere sentito come NO, ma è un tono che, come dicevo, ha la cura come immediata conseguenza. Potrebbe diventare, quindi, un SO, cioè, un NO emozionalmente interpretabile.

Lo stesso potrebbe valere per il tono basso, e diventare un interpretabile NI, ogni qual volta quel suono non ha, come conseguenza, una ferma cura e/o reazione. Una cura è ferma quando non soggiace a psicologici e/o emotivi “ricatti” e/o concessioni. A proposito di emotivi ricatti, il bambino è un indubbio bandito. Che non sappia quanto lo è, per i genitori prima e per gli insegnanti poi, è una grande fortuna! Come tutte le fortune, non dura.

Tutto considerato, la basica pedagogia che esprimo non è molto diversa da quella che si usa nell’addestramento degli animali. Come i bambini, infatti, sentono suoni ed emozioni, non, parole dalle quali tirar fuori concetti. Al più, e necessariamente, tirar fuori, azioni di risposta; che è esattamente quello che si vuol imprimere in un infante, e cioè, la capacità di agire e perseguire certi comportamenti a comando, non ancora potendo riuscirci noi, secondo il suo discernimento.

Una sovrapposizione di comando fra le due voci, da un lato, alimenta la capacità interpretativa delle emozioni che gli si comunica, (ed è o potrebbe essere una futura richezza a livello identitario) ma, dall’altro, rischia di metterlo in confusione; ed è o potrebbe essere un futuro guaio. Come se ne viene fuori? Direi, facendo in modo che la figura che di volta in volta cura l’infante non debba uscire dai binari culturali, naturalmente imposti dal tono.

E’ vero che il bambino sente alto o basso ciò che per lui è alto o basso; e’ vero che per questo farà propri i binari con cui lo introduciamo alla vita; è vero che potrebbe procedere per stazioni non previste dai genitori, ma è per questo che ogni vita ha, (ed è) di che non essere una eguale all’altra.

Si tratta quindi di decidere a cosa si vuole dare vita e per chi. Come premesso all’inizio non ho debite conoscenze, al più, cuore. Quando mai il cuore è riuscito a separare il grano dall’oglio! Non mi resta quindi, che postare sta’ roba così come sta, perché, dice il detto, cosa fatta, capo avrà!

nord

Le ragioni della vita e quelle dei mummificatori.

Perché l’Omosessualità femminile suscita meno contrasto della maschile nei casi di adozione? Mi rispondo: perché, è personalità materna più mimetizzabile negli odierni schemi in quanto donna.

Anche nella coppia lesbica vi è la figura più determinante, e in questo senso, maschile, e quindi, psicologicamente “papà “. Lo stesso nella coppia Gay: vi è la figura più accogliente dell’altra, e in questo senso, più femminile e quindi psicologicamente “mamma”. Non per questo, però, “mimetizzabile” negli schemi, perché nell’apparenza fisica rimane pur sempre un maschio uomo, e quindi, di predestinata figura paterna.

Anche nella coppia etero, non sempre la figura maschile (la determinante) è quella dell’uomo, quindi, lo dovremmo dire e riconoscere come psicologicamente mamma perché accogliente. Invece no, perché gli schemi odierni ci sono socialmente sovrani.

Certamente sovrani secondo Natura, ma, che senso ha sostenere il predominio secondo Natura, quando la Cultura testimonia maggiormente l’evoluzone e la ragione della vita?

Indubitabile il senso biologico, ma la Natura rimane pur sempre l’invaso di ciò che pensa la Cultura. Allora, in quale parte della vita ritrovare dei principi che la vita stessa rende così caleidoscopici? A mio pensare, nella sua forza.

La conosciamo come Spirito.

nord

Caro amico, ci sono “pere” e “pere”.

Amico mio, dopo la morte dell’Amato mi sono reso conto di essere diventato schizofrenico. Forse lo ero anche prima ma non me ero mai reso conto. Certamente non lo sono in senso patologico (almeno penso) ma (sia pure per inscindibili intenti, modi, emozioni, azioni) certamente per il mio essere unito e nel contempo scisso dalla vita altra.

Gli psichiatri del Sert dove seguivo un gruppo di ragazzacci con identità talmente confermata da offrire ben poco fianco a salvifiche conversioni, sostenevano che stavo cercando un amante. Capirai! Erano quasi tutti sieropositivi, di ben poca presa erotica, e presi da ben altre storie. Non sono mai stato così cretino da non vedere e capire che se anche ne avessi avuto il più segreto intento, nulle le speranze. Tuttavia, sia pure a loro insaputa, non avevano del tutto torto. Non era una personalità amante che cercavo infatti; cercavo la personalità amore. Se in loro no, dove? Se nella loro vita, no, in quella della vita che era nella loro.

Per tale scelta (vista non certo dalla sera alla mattina e neanche aprioristicamente concepita) ero nel loro vissuto (emozionalmente parlando) e nel contempo diviso. La scissione, mi permetteva di essere indipendente dalla loro soggettiva identità, e nel contempo dipendente dalla loro soggettiva e/o complessiva vita, secondo il caso e/o la necessità ausiliare.

Considererai dunque, che ci sono “pere” e “pere” da cui dipendere e che ogni “pera” non è esente da “tagli” (passive schifezze nelle loro bustine come sai bene) ma anche attive portatrici di vita nella mia come in altre simili alla mia; ma vaglielo a dire agli psichiatri in convenzione con i libri studiati, e a mio sapere, anche loro dissociati da una realtà che è come un caleidoscopio.

Da bambini dei tempi di Berta filava, li facevamo rendendo tubo un cartone. Da una parte ci mettevamo due vetri e fra i due vetri dei pezzettini di stagnola di vari colori. Ruotando il tubo, i pezzettini formavano delle figure sempre nuove: astratte, naturalmente. Sai che ti dico? Gli psichiatri dei Sert (almeno di quelli di Verona) non fanno girare il tubo/realtà, così, vedono sempre la stessa immagine del “tossico”.

Vero è che ci sono di quelli che ci provano a far girare il tubo. Vero è, che le immagini sempre diverse che scoprono (per quanto comprese e giustamente interpretate) non ci stanno nelle cornici pattuite dai convenzionali progetti sociali. Si, lo devo ammettere. Gli psichiatri, vinti da canoni non “professionali”, per via di schizofrenia sono certamente messi peggio di me, e non è detto, che lo stipendio che comunque ne ricavano, sia sufficiente antidepressivo.

Cosa ha permesso a me di non diventare uno stabilmente depresso viste le inevitabili frustrazioni che infettano l’animo di chi percorre la strada dell’anti tossicodipendenza?

Direi la possibilità di evadere dalla situazione quando si appesantiva oltre misura, rifugiandomi nella volontà della vita, bel detta dal proverbio: cosa fatta, capo ha!

Il proverbio sembra essere la morale che consola i fallimenti e/o i falliti. A mio vedere, invece, la morale dice che la dove non comprendiamo, è la vita a com_prendere. Fallire, quindi, è ostinarsi a non passargli il testimone.

nord

“Ognuno uccide quello che ama” dice la canzone.

Direi, invece, che si uccide quando l’amore (o meglio, una passione) diventa l’intossicante droga che fissa l’arbitrio.

Quando intossicano un arbitrio di fissazione, tutte le passioni diventano droghe. Con le sentimentali, anche le politiche, e anche le religiose: giusto per citare le maggiori “bustine”: in genere, sconsideratamente “tagliate”.

Nessuna onesta passione si propone lo scopo di fissare l’arbitrio di chi conquista. Allora, perché succede? Direi, perché vi sono dei sedotti che esistono a sé stessi, solo se si sentono dipendenti in toto da chi (persona e/o pensiero) hanno eletto a fondante ragione.

Una qualsiasi fondante ragione è un amore solo se coscientemente condivisa, e tanto quanto è condivisa. In assenza della volontà di paritaria condivisione, e nella volontà di perseguire comunque la passione sentita dal solo sedotto, si origina lo stupro della volontà altra quando non lo stupro della vita altra.

Chi uccide la causa accidentale di una intossicata e intossicante passione, altro non fa che sostituire la causa di tossicodipendenza da fissata passione con un’altra fissante passione: l’accecamento del fallimento.

Chi uccide chi ama non esce più da quell’ergastolo. 

nord

Completamente rifatta in data Luglio 2018

Antonio mi chiede: è nata prima la gallina sessuale, o l’uovo omosessuale?

Direi che prima è nata la vita, e che la vita ha covato sé stessa.

La dico Vita in maiuscolo perché la considero esistenza al principio. Questa vita ha ed è la sua potenza. La chiamo Spirito. Lo Spirito è la forza della vita che si origina dalla corrispondenza di vita fra tutti e in tutti i suoi stati: Natura comunque raffigurata, Cultura comunque concepita, e Spirito comunque agito.

La forza dello Spirito ha carattere Determinante e Accogliente. Lo Spirito che non accoglie ciò che determina, è forza destinata alla mera espansione della sua forza; è nell’accogliere e verificare gli atti della sua espansione, infatti, che può valutare se “cosa buona è giusta”.

Nel considerare ciò che è cosa buona e giusta, al principio, della vita vi è stato il primo atto del discernimento, la prima forma di coscienza, la prima forma magistrale.

Vita, oltre che fra stati, è stato di infiniti stati anche nella nella corrispondenza di forza fra le due volontà, così, anche il Determinante non può non avere, essere, e vivere gli stati dell’Accogliente, come per opposto caso, l’Accogliente non può non avere, essere e vivere gli stati del Determinante.

In ragione dello stato e condizione della corrispondenza di forza fra gli stati, la vita origina infinite forme e figure. Ognuna ha ed è la sua forza e la sua vita, in ragione dello stato di prevalenza del soggettivo carattere della sua forza. Se ha prevalere è il Determinante avremo la naturale figura maschile. Se ha prevalere è l’Accogliente, avremo la naturale figura femminile.

Non ponendogli limiti e fine, della vita possiamo dire che è il contenitore che forma i suoi contenuti che formano il suo contenitore, che, ad libitum, forma. Ciò che forma la Natura della vita, allora, non può non formare la sua Cultura; Cultura, soggetta anch’essa alla condizione di essere stato (della conoscenza e della coscienza) di infiniti stati.

Gli infiniti stati di conoscenza e coscienza formeranno infiniti stati di Uomo e di Donna. Dico infiniti stati, perché solo al principio della vita vi è l’assoluto principio della vita. In quanto assoluto, ha ed è Spirito maschile e femminile in inscindibile e inconoscibile stato. Delira per vanità chi ci prova a conoscerlo, e l’offende quando prova a dirlo.

Nella Parola, le parole non ci stanno! Solo la prima forma di vita principiata dalla Vita, possiede il suo primo (e relativamente al suo stato) fissato carattere: al principio e per principio, vuoi Determinate, vuoi Accogliente. Ogni altra forma conseguita dalla forma originale, ha principi, prevalentemente maschili e femminili, come prevalentemente maschili nel femminile, o per opposto caso, prevalentemente femminili nel maschile.

Della Vita al principio possiamo dire che è la norma che concepisce ogni vita, e quindi, per principio, ogni normale sessualità; normale se opera secondo vita (vuoi per Natura, vuoi per Cultura, vuoi per Spirito) o anormale alla vita se nega la sua opera o per Natura, o per Cultura, o per Spirito.

Anche la normalità come la non normalità sottostanno alla condizione di essere stato di infiniti stati di normalità o non. Così, sottostanno alla regola anche gli onori quando diamo vita (in noi, o in altro e/o in altri da noi) sia gli oneri quando la neghiamo: vuoi in noi, vuoi in altro e/o in altri da noi.

luceinfine

Caro Francesco: ti racconto un sogno di qualche tempo fa.

Avevo l’intenzione di farlo già al risveglio, ma non mi era sufficientemente chiaro. Non che adesso lo sia del tutto.
 
A braccia aperte, gioioso e con un gran sorriso mi sto avvicinando ad un giovane arabo. Sulla trentina. Magro ma non scarno. Bello perché maschio più che per i tratti. Non particolarmente alto. Rada la barba. Indossa jeans, ciabatte, e una camicia con dei disegni. Li direi arabeschi. Sul tessuto non sono particolarmente evidenti. Anche il giovane mi sta accogliendo a braccia aperte e con analogo sorriso.
 
Un attimo prima di farsi abbracciare e di abbracciarmi, sempre sorridendo ma con fermezza mi dice: qua, non si bacia nessuno!
 
Non capisco perché me lo dice e rimango disorientato, anche perché al suo posto sto abbracciando una barriera rettangolare. Sembra una porta, ma è leggermente più piccola. Non mostra maniglia e neanche serratura. E’ di color ruggine, quindi, la penso di ferro. Il giovane che non vedo più, lo suppongo dietro. Neanche io mi vedo più, tuttavia, sono ancora presente sulla parte destra della scena. Nel tentativo di capire cosa è e che senso ha, la sto guardando da qualche metro di distanza.
 
La parte destra della scena del segno della Croce, è il luogo che dice la santità dello Spirito alla sinistra del Padre. Per quanto mi conosco dubito molto di stare nel luogo della santità dello Spirito. Il sogno me lo conferma, vuoi perché sono uscito di scena (pertanto non sono nel luogo) vuoi perché non sono vicino alla “porta”.
 
Continuo a non vedermi, ma ora sento che gli sono davanti. Davanti, sento le emozioni sessuali di chi sta penetrando un corpo. In una barriera di ferro?! Sento che quella penetrazione è insoddisfacente, non potente. Da giovane non ho mai penetrato niente e nessuno. Se l’avessi fatto, però, sento che sarebbe stato così: titubante, oltre che virilmente poco dotata.
 
Perplesso, disorientato mi sveglio con un pensiero: “così non si fa”. Non so se conseguente a quello, ma provo un vago senso di colpa: un misto fra malinconia e un emotivo malessere.
 
Si dice che i sogni siano messaggi degli spiriti. Ammessa l’ipotesi, chi era e/o di chi era quello spirito arabo? Penso di saperlo ma pensare non è sapere, quindi, tengo per me quell’intuizione.
 
Cos’è un bacio, e cosa può significare “qui non si bacia nessuno?”
 
Penso che il bacio sia ciò che è rimasto del cannibalismo. Il cannibalismo è bisogno di carne simile: rituale o solo alimentare che sia quel bisogno. L’evoluzione sociale e storica ci dimostra che dal bisogno di carne simile siamo passati al bisogno di valori simili: anche questi alimenti carnali perché provenienti dalla vita della carne.
 
I valori non si devono “consumare”, così, per farli durare come alterno cibo culturale e/o proprietà (sentimentale e/o no che sia) con il bacio ne recitiamo la cena. Ammessa l’ipotesi, direi, allora, che quel giovane mi stava dicendo che non lo devo baciare (e che non mi avrebbe baciato) perché ciò avrebbe permesso il proseguo di una cena cannibalizzante.
 
Visto che eravamo immagini disincarnate (il giovane ed io) di quale altra carne eravamo vestiti? Non mi resta che un’ipotesi: visto che eravamo vivi, eravamo vestiti di ciò che, dandoci vita ci faceva vivere. Siccome quello che ci fa vivere è lo Spirito, eravamo incarnati dalla sua forza. Il rifiuto del bacio, quindi, mi dice il rifiuto della cannibalizzazione fra spiriti.
 
Lo stato di spirito di uno spirito trova vita e vitalità nei valori che persegue. Mi sono valori i discorsi sullo Spirito e sul Padre.
 
La corrispondenza fra spiriti (onirica o no che sia) avviene fra spiriti affini. Si può pensare, quindi, che fra lo spirito di quel giovane e il mio vi è (o vi è stata) dell’affinità sugli stessi temi? Per la stessa strada? Per gli stessi valori? Non lo so. Il sogno non lo dice. Quello che so, è che fra i rispettivi valori è stata posta una porta ferrea. Implicito lo scopo, direi: impedire che i valori di quel giovane finiscano cannibalizzati dai miei. Il divieto potrebbe avere un ulteriore scopo: impedire, tenendole separate, la sovrapposizione di identità su identità.
 
La barriera che divide quello che è di uno da quello che è all’altro c’è sempre stata, oppure, l’autore del sogno (non ho idea chi) l’ha collocata in occasione del messaggio?
 
Direi che c’è sempre stata. Non solo perché la ruggine ne diceva l’antichità, ma anche perché già la troviamo nelle parole di Cristo quando invita a dare alla terra quello che è della terra e al Padre quello che è suo. Beh: non con le stesse parole. Considera le mie, una sorta di licenza poetica.
 
Tutti i sogni finiscono. Nel finire dei sogni finiscono anche i messaggeri? No, direi di no. Il sogno m’ha fatto vedere che si collocano (e/o la vita li colloca) oltre la porta dei valori; porta, che non avendo chiave e serratura, si può oltrepassare solo accettando l’abbraccio fra reciproci valori, e rifiutando ogni genere di cannibalizzante bacio fra valori.
 
Vuoi vedere che il sogno mi sta anche dicendo quello che si dovrebbe fare nella ricerca di Comunione fra Religioni? Ti passo l’idea. Vedi tu.
 
Concludendo: ammesso di aver capito il sogno e il suo messaggio, quale parte della favola mi riguarda? Mah! Una sola, direi, e cioè, devo proseguire da solo e da sveglio. Verso dove? Non lo so.
 
Non sono ancora così sveglio.
nord

Le invasioni “sataniche” sono fughe da castranti realtà.

Difficile capire se una mente è invasa da un’altra forza, o se (stabilmente o no) per un’insieme di cause si è scissa in due conflittuali forze.

Comunque stiano le cose, dove non risove la psichiatria ci prova l’esorcista.

Attraverso il rito, (comunque attuato) l’esorcista usa le emozioni che la sua azione procura per chiudere la porta della coscienza dell’invasato alla parte inconscia della mente.

Tanto più la forza emozionale dell’esorcista è maggiore della forza invasiva, e tanto più riesce a far emergere, riportandola a coscienza, l’identità originale: originale, almeno per quanto mostrava di essere prima della crisi. 

Cosa permette la possessione?

Direi la volontà di celarsi in altro “mondo” e/o “realtà”; volontà che, a mio vedere, è estrema difesa da estremo rifiuto di estranei condizionamenti. Ad esempio: i “magistrali” imposti da norme storiche, e/o sociali/ e/o religiose.

Non per ultima importanza, l’invasione può esser mossa dai sensi di colpa che il “fuorviante” prova per essere e/o sentirsi estraneo alle suddette norme. Per questa ipotesi, un’invasione potrebbe essere la recita che cela un alibi.  Della serie: sono così perché posseduto non perché mi rifiuto di diventare quello che si vuole che diventi.

Della possessione si può anche dire che è una estrema richiesta di aiuto.

Momentanea e/o fallace, la risposta, se non si libera la mente del posseduto dalle cause umane e/o sociali, e/o religiose, che l’hanno ridotto in quell’angolo.

Se non gliela liberiamo ci ritornerà.

Magari senza darlo a vedere.

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Rifatta in data Luglio 2018

Le religioni sono come dei supermercati.

Indipendentemente dal fatto che si comperi o meno, una volta entrati, i supermercati ci considerano clienti. Ora, non dubito sul fatto che i soggetti che citi non siano islamici (a livello culturale e/o spirituale, almeno) tuttavia, piaccia o non piaccia, lo “sono” per infinite forme e/o stati di aderenza. Esemplificando: come cristiano, lo sono diventato (mio malgrado) già alla nascita per battesimo. Nell’Islam non c’è lo stesso battesimo. Al suo posto, però, si può dire, come battesimo, l’ingresso alla Umma, che avviene, ipso fatto, direi, con la prima partecipazione alla preghiera in Moschea, quando non per nascita in famiglia islamica, quando non in un paese islamico. Con ingresso, intendo il primo atto di coscienza, circa quel pensiero religioso e la conseguente adesione.

Ora, posso dirmi non cristiano perché non condivido la gran parte del cristianesimo? Direi di no, perché dove ho lasciato i riti e le favole, non per questo sono in grado di lasciare quel mio essere. Certamente lo potrei, aderendo più o meno totalmente a una visione atea della vita. L’islamico, è libero di farlo? In casa ne dubito più che fortemente, mentre fuori casa gli è certamente più possibile, tuttavia, quando fuori casa si trova a vivere vari generi di povertà, a quale bisogno di una superiore giustizia si rivolgerà quel dato islamico? A quella cristiana ne dubito più che alquanto. Si rivolgerà allora, a quella d’origine, e lo farà, con tutte le con_fusioni del caso. Tanto più se contestualmente povero o incolto.

Trovo erroneo, quindi, imputare i suoi atti contro la vita al singolo fuori di testa. Errore, invece, trovo nel silenzio di chi, pur potendolo per figura e ruolo, non separa dalle sue acque con la dovura fermezza e chiarezza, ciò che è giusto alla vita in ogni sua forma e sostanza, da ciò che non lo è. Lo possono veramente? Raro caso a parte e da soggetti non particolarmente significanti a livello religioso e sociale, non ho ancora visto nulla del genere.

Sino a che le religioni si manterranno a livello dei supermercati, mai lo vedrò, tuttavia, mai dire mai.

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L’ansia? Un’arrestabile invasione.

La parola è l’emozione della vita che dice sé stessa.

La vita, accoglie le parole e le corrispondenti emozioni con orecchio se esterne l’ascoltatore, o con il sentirle se interne all’ascoltatore. Un ascolto, non necessariamente esclude l’altro.

Vi sono casi in cui un ascoltatore si ritrova in mezzo ad un gruppo di persone. Tutte gli parlano contemporaneamente. L’identità dell’ascoltatore che vuol capirle, se ci riesce non è in alcun modo turbata. Turbata lo diventa, chi, pur volendolo, non ci riesce; turbata in modo minore se l’interesse per quelle voci è minore. In modo maggiore se l’interesse per quelle voci è maggiore.

Quel turbamento si somatizza come ansia. L’ansia incide sul senso di sicurezza, sul discernimento, e sulla stima di sé.

Dell’ansioso si può dire che è mentalmente un invaso da “corpi” estranei, e che non sa come liberarsene. Non è particolarmente difficile. Basta trattarle come fossero persone.

Sono nemiche se portano confusione. Sono amiche se la eliminano.

Ora, come apriamo la porta di casa agli amici e la lasciamo chiusa per i nemici, così, dovremmo agire nella nostra mente.

Questa cura dell’ansia non prevede l’uso di pastiglie. Prevede l’uso del discernimento e delle operazioni più basilari.

Il + dove sommare quelle valide: il meno dove togliere le non valide; il diviso fra le valide e non valide; il X dove moltiplicare i valori ottenuti.

Si, è tutto qui.

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Completamente rifatta in data 23 Luglio 2018

Essere e vivere.

Certamente si può considerare sacra la vita sotto l’aspetto di principio unico, supremo, insicindibile e immutabile, ma quel principio nel nostro, deve essere vissuto secondo quello che siamo: principi in vita.

Con altro dire, è sacro l’Essere ma umano il Vivere.

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Edipo, oggi, ha molti padri.

Il Freud (rifacendosi alla tragedia di Edipo) dice che il figlio supera la figura del genitore se lo “uccide”. C’è del vero in quanto dice, tuttavia, è un vero fortemente superato.

La società non è più il compiuto Genitore che fa compiuti genitori che fanno compiuto il Genitore. La Società, oggi, è un’Idra dalle molte steste: tutte referenti all’unica, e tutte delegate ad essere la sua, ma nessuna responsabile del Tutto.

Ciò che è diventato lo Stato genitore, è diventato anche lo stato dei genitori. Anche i genitori, infatti, a livello educativo sono diventati la testa formata da tante teste. In vero è sempre stato così, ma i referenti dell’Idra dedita alla pedagogia sociale (sia pure ai tempi di Berta filava) erano numericamente inferiori. Non solo, di più ferma (certa e/o potente) identità personale e sociale.

Per quanto penso, il figlio che oggi deve giungere ad uccidere il suo prevalente educatore (commistione fra padre, madre, parenti, società, norme, usi, insegnanti di tutti i generi, ecc, ecc) come fa a identificare il prevalente Laio da superare?

Non potendolo fare perché non è più possibile farlo, il crescente di oggi rivolge la difesa contro sé stesso accecando la crescita.

nord

 

 

Spiriti e spiritismo: ipotesi e considerazioni.

Il Principio interagisce nella Natura della vita originata (il corpo comunque effigiato) dando la sua forza: lo Spirito. Originati dallo Spirito della vita, vi è vita in spirito. Gli spiriti sono vita che è stata su questo piano della vita.

In ragione della corrispondenza fra stati in tutti e fra tutti gli stati, ci sono spiriti prossimi o non prossimi al Principio. Perché corrispondenti con lo Spirito del Principio, ci sono spiriti elevati, tanto quanto gli sono prossimi. Perché contrari e/o non pienamente coscienti del Principio, ci sono spiriti bassi tanto quanto non gli sono prossimi.

In ragione dello stato di coscienza sulla lontananza dal Principio (e/o dell’avversione) gli spiriti bassi hanno forza specularmente opposta agli elevati, così, allo spirito con forza di valore 4 + corrisponderà uno spirito con forza di valore 4 -. Tanto è potente uno spirito di valore + e tanto quanto è inversamente potente uno spirito di valore – Lo Spirito, essendo forza che da la vita è il + con valore assoluto.

Perché vita in stato d’assoluto, il Principio è Motore Immobile. Ogni altro stato della vita è mobile per infiniti stati di vita. La capacità di mobilità negli spiriti di qualsiasi stato corrisponde all’elevazione spirituale del loro spirito: così per la degradazione.

Lo stato dell’elevazione spirituale di un dato spirito (come la degradazione) dice la condizione della forma della sua forza e della sua identità.

Indipendentemente dallo stato del loro spirito, tutti gli immateriali interagiscono nella vita perché la vita non concepisce il vuoto (stato di non vita) e neanche a vuoto: stati senza senso di vita. Non può concepire il vuoto perché è corrispondenza di stati in tutti e fra tutti gli stati. Non può concepire a vuoto perché ciò ammetterebbe fallacia presso il Principio. Vi sono stati di vuoto tanto quanto è mancante la corrispondenza di stati in una vita, come fra vita e vita, e/o fra una vita e quella del Principio.

Come lo Spirito, gli spiriti elevati interloquiscono con la vita dandogli forza, ma non pongono condizioni alla loro forza per non condizionare la vita cui danno forza.

Secondo stati d’infiniti stati, non coscienti e/o avversi al Principio che sia, gli spiriti bassi condizionano la vita tanto quanto interloquiscono con la loro Cultura nella nostra. In ragione dello stato del proprio stato, nessuno spirito è esente dall’interazione. Esente deve essere dal condizionamento.

Gli spiriti non interloquiscono con la loro cultura per mezzo della parola ma per corrispondenza di emozioni fra le loro e le nostre; è, necessariamente, un dialogo privato.

Quando il destinatario della visione vede ma non sente, vuol dire che lo spirito che si rivela gli emoziona la mente. Quando sente ma non vede, vuol dire che lo spirito gli emoziona il corpo. Per occasionale corrispondenza di emozioni con il soggetto che sente e vede e quello che appare, (come per volontà di chi appare) anche altri possono vedere la visione, ma non sentire un eventuale dialogo, appunto perché il “canale” che permette la “voce” è solamente l’emozione fra lo spirito che si rivela e quello del destinatario della visione. 

Negli stati di meno vita (come nei casi di avversione) c’è il dolore naturale e spirituale per l’errore culturale che provoca il male. Oltre che nel nostro, non può esserci verifica spirituale dell’ultra mondo, appunto perché il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Ne consegue, che il male può essere maggiore dove maggiore la rivelazione. Se vera l’ipotesi, (e la credo vera) che spirito c’era sul Sinai con Mosè? Nella grotta con il Profeta? Nella rivelazione a Saulo e in tutti gli altri casi, cronologicamente prossimi o no? C’erano quelli che hanno detto di essere. A causa della capacità di finzione del male e/o dell’errore (volente o no, cosciente o no che sia), l’affermazione non è attendibile. Come non sono di attendibile motivazione le dimostrazioni eventualmente rivelate. Non siamo in grado di verificare, infatti, se i motivi (come i soggetti) che hanno mosso le rivelazioni siano gli effettivamente detti e/o dei fatti intendere. Per questa equivocità, un credo che si basi anche sullo spiritismo è destinato ad essere deviante, tanto quanto fa passare l’animo dalla fede sul Principio, alla fede su dei principiati, santificando e/o beatificando delle figure, il cui attendibile Fare, non necessariamente corrisponde con il loro Essere, né per quanto riguarda la vita passata, né per quanto riguarda quella disincarnata.

Lo spirito che per le sue azioni riconosciamo santo e/o beato, infatti, di attendibile perché accertabile ha solo il servizio. Per questa mia sensibilità, un Servo del Principio, dovrebbe stare al primo posto, no, non, al terzo.

Comunque motivato, l’aspetto prodigioso di qualsiasi manifestazione spiritica è dimostrazione di potenza, ma non necessariamente di verità. Il Principio concede solamente il suo Verbo e la sua Parola, cioè, la vita. Non altro perché Primo concetto, e Unico perché assoluto.

Oltre a non compiere e/o autorizzare metamorfosi sulla vita, il Principio non può originare nessun mistero. Ha originato, invece, quello che non siamo totalmente in credo di capire. Quello che diciamo mistero, allora, è ignoranza con diversa etichetta. A pro di chi, quindi, i misteri? Agli spiriti dello stato ulteriore? A quelli del nostro stato? Per l’insieme dei poteri che li usano?

Il mistero è buio (simbolo dell’ignoranza) perché è assenza di luce (simbolo di conoscenza nella verità) e quindi, inevitabilmente, offuscatore. In quanto offuscatore, non è possibile che i misteri siano parte della volontà del Principio, come neanche di delegata volontà. Pensarlo, vuol dire non conoscere (o nei casi peggiori, ignorare) che nella corrispondenza fra Immagine e Somiglianza, nulla e nessuno può interferire se non interferendo fra Vita e vita; e se non lo fa lo Spirito del Principio…

Della fede si può dire che è la capacità di accogliere la vita oltre conoscenza. Nella religione cristiana, il Cefa è considerato il massimo esempio di fede in un’umanità. Massimo esempio di fede in una divinità fu quella del Cristo perché la collocò nel Principio di ogni principio, e lo chiamò Padre. In tutti gli altri casi, non di fede si tratta, bensì di una fiducia che se collocata a ragione non veduta, può diventare quell’improvvida disposizione d’animo che conosciamo come credulità. Al proposito, Teresa d’Avila, Dottore della Chiesa, ebbe a dire: è maledetto chi crede nell’uomo.

Nei casi di spiritismo vi è possibile corrispondenza fra un’identità ulteriore e una presente, solo in ragione della vita nella corrispondente forza. Se, l’invocante come l’invocato non conoscono il loro reale stato di spirito (lo sa solo chi ha raggiunto la massima coscienza della sua conoscenza) chi chiama l’invocante e chi risponde?

Per momenti della reciproca forza, certamente può rispondere l’identità spiritica invocata ma, vita è infiniti stati di forza in continua corrispondenza, pertanto, in continua mutazione di vita. In ragione dello stato della sopraggiunta mutazione, lo spirito invocato si separa dall’invocante (lo deve) tanto quanto l’appellante ha mutato lo stato del suo spirito. Solo gli spiriti elevati vivono nella costanza di stato, tuttavia, mai assoluta.

Siccome la vita non ammette il vuoto, lo spirito che si è allontanato per la mutata corrispondenza di forza è sostituito da uno spirito corrispondente al nuovo stato di spirito dell’invocante. Anche in questo caso, nessuno può affermare di sapere effettivamente chi è l’identità spiritica che ha sostituito la prima, perché nessuno, sul suo vissuto, possiede piena coscienza.

E’ esente da colpa lo spirito non cosciente dell’errore, ma non è esente dalla responsabilità per il dolo provocato.

separabianca

ps. Questione complessa quella di Dio visto come Motore immobile. Immobile perché non interferisce nella vita che origina? Immobile perché avendo raggiunto l’assoluto sé stesso altro non ha da raggiungere? Anche chi ha raggiunto sé stesso, però, deve mantenere quello che ha raggiunto, e quindi, direi necessariamente, deve essere mobile. Lo si può dire Mobile o Immobile per quanto riusciamo a concepire quei due stati? Dell’Assoluto, però, non è possibile concepire nulla di quello che gli appartiene se non l’assoluto che gli appartiene. E allora? Direi, allora, di collocare “Motore Immobile” fra le vane parole della teologia.

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ps. in data 23 Luglio 2018