“Per il resto Hasna era una normale ragazza terrorista.”

Sento un qualcosa di profondamente ingiusto/inclemente in questa tua opinione, Saverio. Da quello che si intuisce (anche) dell’identità del terrorista, (o che “intuisce” la mia sensibilità) è che queste figure (coinvolte in fatti certamente più grandi di loro) lo diventano anche perché “terrorizzati” dalla vita che li aspetta: repressiva sino alla negazione a livello religioso, e repressiva (come tutti, chi più e chi meno) perché “pesci” senza il loro “barile”, o come è ben detto nel titolo del film francese di Agnès Varda del 1985, “Senza tetto e senza legge”. Mi dirai: ma il tetto francese c’è l’avevano e la legge islamica anche. Nessuno gliela toglieva. Vero, ma era il tetto e la legge che avrebbero voluto e che nel caso del comportamento giovanile di questa ragazza aveva dimostrato di volere prima di rinunciare a sé stessa? Il barile sociale francese, gli ha dato il tempo e i modi necessari per trovare un barile più corrispondente? Mi obietterai, ma tutti abbiamo sofferto della mancanza di un più corrispondente barile. Vero, ma ci sono pesci più eguali di altri, e pesci che se non trovano il loro barile, escono dall’acqua: costi quello che costi. A queste identità, robottini a disposizione, o solamente perse che siano, auguro che gli sia leggera la terra, visto che non lo è stato questo cielo!

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Parti islamici

In effetti, l’Islam moderato non esiste. Al più esiste l’islamico che lo vive moderatamente. Per come la vedo io, quella moderazione è come un ventre: quello della vita. Per generare la sua vita, cosa manca a quel ventre moderato? Manca l’elemento fecondante. Può ancora essere il Corano? Lo potrebbe, in una versione moderata. Se c’è, non mi risulta.  La parola del Profeta è intoccabile? Se lo fosse, non ci sarebbero altre versioni, e/o interpretazioni dell’originale. Esiste l’originale? Non mi risulta, tuttavia, esiste pur sempre l’origine: dedicati a Dio. Preso atto e mantenuta l’origine, cosa impedisce la versione moderata? Fra infiniti motivi, la paura. Anche la religione cattolica ha avuto questa paura, e ha fatto di tutto e di più, per distruggere quanto e chi gliela procurava. Non c’è riuscita, anzi, ha alimentato, con il sangue che ha versato, la vita di chi la contestava. Viste così le cose, quando verrà alla vita, la neo nascita dell’Islam testualmente dichiarato moderato?  Direi, quando non avrà paura del sangue che la vita versa ad ogni parto. Chi la può aiutare? Direi, i soggetti che hanno superato gli stessi parti.
A ulteriore riflessione. Si, i soggetti citati potrebbero aiutare il parto dell’Islam moderato ma, tutto considerato, è meglio che faccia da solo!

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Nel paradiso di Allah si entra per amore dei ma non gratis.

Sia pure per altra via, cultura, e un alterno intendere i simboli e i significati, credo nell’esistenza della vita spiritica e spirituale che L’Islam chiama houri. Al proposito, il Profeta sostiene che una volta raggiunto il Paradiso, ai martiri mussulmani spettano settantadue vergini. Non entro nel merito dell’affermazione del Profeta se non per dire che il rapporto di vita fra spirito e spirito avviene per corrispondenza di forza. In ragione della corrispondenza di forza, la corrispondenza di vita è fra spiriti affini. Per quella necessaria affinità, al mussulmano di valore cinque (ad esempio) corrisponderanno houri di paritario valore. Questo, sia in crescendo che in calando. Del Profeta ho letto le sue guerre (con tutto quello che comporta nel recare dolore) ma ho letto anche della sua generosa capacità di amare anche sessualmente. Sono propenso a credere, pertanto, che sia stato il suo cuore ad affermarlo più che le sue conoscenze, quando ha detto per tutti, quello che uno stato di beatitudine sensuale (e di desiderata dominanza non solo sessuale) aveva detto, e dato, a lui. In ipotesi, vuoi come emozione della sua mente, vuoi come emozione che si attua quando vi è congiungimento di forza (sensuale + sessuale) fra spirito umano e spirito ulteriore. Per chi ha facoltà medianiche (le suppongo anche nel Profeta) il congiungimento fra i due stati di spirito è possibile ma, c’è un enorme ma! E’ comune esperienza: il male (come l’errore) sa recitare il bene, molto bene tanto quanto è male o errore. Si può dire, pertanto, che il male (come l’errore) può essere maggiore dove maggiore la rivelazione. Nessun genere di ricongiungimento con gli spiriti, quindi, è di attendibile motivazione e/o fonte. Lo è solo quello con lo spirito del Principio. Sentiamo il ricongiungimento con lo Spirito al principio, tanto quanto la vita particolare sente la vita universale. Ciò che è lodevole per l’umanità del Profeta, (l’aver detto possibile a tutti una rivelazione privata) si scontra, però, con la razionalità della vita: vuoi umana, vuoi spiritica, vuoi spirituale. La vita è un viaggio in continuo divenire (o no, secondo scelta di  stasi e/o di allontanamento) verso il comune principio che l’Islam chiama Allah. Chi aiuterà il credente in quel viaggio verso la Vita? Il viaggio islamico è già aiutato dal Profeta. Maometto ebbe a dire, infatti: chi conosce il proprio sé, conosce il proprio signore. Mezzo di conoscenza e della conseguente elevazione spirituale, allora, non può essere che il soggettivo discernimento. Nel confronto di spirito fra il credente e quello della Vita, il discernimento su di sé e sulla vita nel Tutto, farà capire al credente quale condizione di purezza ha raggiunto, e, di conseguenza, che vita spirituale si porrà a sua disposizione per servirlo, ma, anche per essere servita però, perché, vita, è corrispondenza di stati in tutti e fra tutti i suoi stati. La vita non ammette la mancanza di reciprocità perché non ammette il vuoto: è vuoto nella vita, ogni stato di non-vita. Vi è non-vita, tanto quanto vi è errore e/o dolore contro la vita, sia nella persona che nel tutto. Per ultimo ma non per ultimo: in nessuna visione umana o profetica di paradiso si entra gratis. Il Principio non ha e non fa preferenze, ma come ebbe a dire un Altro profeta: ognuno da quello che può, e come ebbe a dire il Profeta, è Clemente e Misericordioso. Lo può essere, perché il Suo spirito è mediatore. Secondo altro nome, Paracleto. Siccome l’ho già tirata troppo lunga, rimando al mio sito gli interessati a capire un mistero che abbiamo sempre avuto sotto gli occhi.
ps. Non sono in grado di appurare se l’affermazione citata è veramente del Profeta. L’accetto come tale perché la sento vera. Ho sostenuto il discorso su questa fiducia.

Antidoto per megalomani.

Cari Signori della Guerra.  Siete stati creati per servire interessi occidentali e non. Quando non servirete più, chi vi ha creato vi cancellerà. Il Potere non guarda in faccia nessuno!

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E’ possibile la scissione dell’atomo islamico?

A mio sapere e capire, no. Lodevole il tentativo occidentale di provarci, perché così scinde la responsabilità dell’Islam civile e religioso dalla responsabilità dell’Islam fanatico, ma è una recita che facciamo a nostro uso e consumo. E’ una recita che permette all’islamico che vive negli stati prevalentemente democratici, di vivere la sua fede “moderatamente” e sé stesso come tutti, ma è pur sempre una recita, soggetta a una resa dei conti (da parte di mussulmani contro mussulmani) anche violenta. Come ci sono “martiri” mussulmani a favore della fede integralista, ci saranno anche martiri mussulmani a favore di quella moderata? Non lo so. Quello che so, è che ogni libertà vuole il suo sangue.

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La banalità di essere Libero nella verità.

Libero dice: troppi mussulmani festeggiano le stragi di Parigi.

Durante il fascismo, gli italiani non fascisti erano liberi di non festeggiarlo? No. Non lo erano ma dovevano sembrarlo.  La stessa cosa succede fra i mussulmani. Come noi dovevamo appartenere visivamente alla stessa fede o allo stesso modo di intenderla, così loro. Come noi dovevamo appartenere visivamente alla stessa politica, così, loro. Come noi non potevamo essere di libero pensiero, pena l’ostracismo sociale, così loro. Come noi potevamo essere chiaramente antifascisti solo in esilio o in qualche deserta isoletta, così loro. Come noi potevamo essere chiaramente atei o variamente disinteressati alla religione d’imperio, così loro. Non esisterebbe nessuna forma di potere se non obbligasse a portare la stessa maschera.

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Domande da cento milioni.

Visto che lo Stato ha cercato di fermare la droga fermando i tossicodipendenti, perché non ferma chi fa le armi visto che non può fermare chi le vende? Perché, avendo fallito con la droga, potrebbe fallire anche con le armi, o perché comunque ci guadagna, e direttamente o indirettamente, ci guadagniamo anche noi? Ipotesi fosse, gridare basta alla guerra che senso ha? Quello di nascondere un senso di colpa? Quello di farci credere possibile la cura del frutto, mentre ci nasconde (e ci nascondiamo) l’attuale impossibilità di cura verso l’albero?

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L’attentato di Parigi è di natura religiosa afferma l’Adinolfi.

L’Adinolfi tira l’acqua al suo mulino, ovviamente. Tuttavia, un guaio c’è. Il Corano è sia guida religiosa che guida sociopolitica. L’islamico, quindi, non può non essere che uno e l’altro. Si può dire, allora, che l’Adinolfi ha torto o ragione, secondo il punto di vista che considera. Il fatto che non vi sia un Islam protestante (al più un Islam che protesta e/o non aderisce, ma che numericamente non conta, socialmente parlando) favorisce i proclami adinolfiani et similia. La tendenza a pretendere che anche il cattolico agisca da credente nella visione politica è la stessa di quella islamica. Solo che nell’Islam è ancora fondante mentre nel cattolicesimo non lo è più. A controbilanciare quella pretesa, (ed è il caso di dire per fortuna) vi è il pensiero agnostico, quello del “credente maturo”, e quello ateo. All’Islam, questo manca. Sotto l’aspetto socio politico, ciò rende l’islamico, cosiddetto moderato, un essere né carne e né pesce fuori loco, mentre in loco non può non essere o carne o pesce, perché secondo le regole di ogni genere di potere, o sei con me, o sei contro di me. In mezzo, solo carne da macello.

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Cosa mi prefiggo con questo po po’ di ambaradan?

L’ho già detto in una delle lettere ma torno a confermarlo: lo scopo “per Damasco” non è certo quello di fondare sette e/o movimenti spiritualistici o religiosi, ma solamente quello di far capire secondo spirito, cioè, secondo la forza della vita. Come non seguo il particolare di altre idee religiose, così, non seguo il particolare del cattolicesimo. Tanto meno quando quell’idea particolare vuole dirsi “universale” perché ha collocato la sua importanza nel tanto che è e vuole restare, più che nel tutto che dovrebbe com_prendere per essere. Questo non vuol dire che escludo ogni altra strada da questa. Voglio dire che di qualsiasi altra strada seguo e comprendo i concetti universali che esprimono, non, i particolari detti e/o imposti da quella data cultura. Non mi interessa la forma. Mi interessa la sostanza. Questo pensiero, pertanto, non contesta (come non intende andare in competizione) con nessun altra ideologia. Ognuno trovi il bene, il vero, e il giusto nei suoi principi (religiosi o no che siano) vuoi di nascita vuoi di scelta. Li troverà dove vi è comunione fra vita e vita. Non li troverà, dove fra vita e vita vi è dolore, perché dove vi è dolore, (male naturale e spirituale da errore culturale) non può esservi verità, tanto quanto il trinitario stato della vita non vive per il
il bene nella Natura
1atriangolo
il vero nella Cultura                                                il giusto nello Spirito.
1apunto
la sua unità.

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La sindrome Femminicidio. Etichetta di parte che ne mette troppe da parte.

Sono disposto ad accettare che sia necessario dover distinguere che uccidere un uomo o uccidere una donna non sia la stessa cosa dal punto di vista della donna. Ogni distinzione, però ha un implicito delitto capitale: nel caso in oggetto divide umanità da umanità. Non lo dividerebbe se, omicidio, (uccisione di un uomo) significasse uccisione della Persona: corpo per quello che è (maschio o femmina) per quello che sa (di quanto concerne la sua personalità) per quello che in quella vita, vive. Non è così!
Ulteriore delitto capitale della definizione “femminicidio” sta nel fatto che il giudizio sul dato delitto mette in qualche modo sotto traccia quello contro la donna. Non succederebbe questo, ovviamente, se vivessimo Femmina e Donna con la stessa importanza.
Non sono nel cuore e nella mente di chi uccide una donna. Non saprei dire, quindi, contro quale parte (la femmina? la donna?) si sia mossa la visione delirante dell’omicida. Mi si dirà: ma sono lo stesso corpo?! Si, per ma la storia, gli usi, ed i costumi, (passati da non più di tanto) hanno sempre spregiato la femmina, e solo in rari casi, apprezzato (vuoi come persona, vuoi la società, vuoi come religione ma a parole) la donna.
Contro la donna (figuriamoci poi contro la femmina) il maschio di tutti i secoli è sempre stato legittimato a sentirsi superiore; ed è questa faccia della storia, a mio vedere, che in primo, arma l’omicida, pardon, il femminicida, come sta mio malgrado prendendo piede il nome.
Femminicidio, allora, essendo uccisione di femmina, nell’immaginario della personalità comune, continua a ledere ciò che si vuole parificare, quando non maggiorare di importanza, ma solo per vanità da media. Si vogliono trovare etichette che diano stesso valore di gravità ai due diversi generi di delitto, dicendo comunque il genere di vittima? Ci si abitui a chiamarlo donnicidio!
La coscienza di chi sta uccidendo la parte più significante di una femmina, la donnità, (se non c’è passatemi il neologismo) potrebbe, infatti, contribuire ad arginare di più, la mente di chi si sente in molti modi in violento contrasto con una volontà che da millenni gli è sempre stata sottomessa: almeno ufficialmente.
Da tempo, anche nella donna più comune sta emergendo sempre di più la coscienza di essere di sé in primo, ed in successione di altro: vuoi persona, vuoi società, vuoi religione, vuoi quello che a quella si rivela. L’altra parte della mela ne sta prendendo atto e, sia pure con lesioni psichiche e culturali (purtroppo raramente visibili) si sta adeguando. I delitti contro la donna che stanno sempre di più prendendo piede, ci segnalano, però, che almeno in quei casi  è un adeguamento matriosca. Con ciò intendendo dire, che dentro l’uomo che appare adeguato c’è ancora l’uomo storico; ed è questo residuato di altri tempi (anticaglia almeno nel nostro mondo culturale) che muove la mano!
La donna che non riesce a sapere quanta anticaglia storica ci sia dentro l’uomo con cui si accompagna, è figura a rischio, almeno di lacerante divorzio, quando non di vita. Inoltre, è a rischio, (come può succedere anche all’uomo), di amara rassegnazione. L’amara rassegnazione può sembrare meno grave di un delitto ma solo perché, ad uccidere, ci mette una vita.
Non so cosa si insegni, oggi, nei corsi fra fidanzati, o se siano solamente delle lezioni paterno religiose fatte da preti e/o da buone volontà. Comunque siano fatti e/o retti, un serio Ministero delle Pari Opportunità, dovrebbe obbligatrli a frequentare degli stage dove, attraverso il teatro, far recitare (ai due fidanzati) tutti i casi possibili di unione o di separazione nella Preventiva Terapia della Relazione fra sé, l’altro/a e Insieme che ho immaginato adesso.
Non occorreva una volta, (forse) perché i fidanzati e/o gli sposi erano contenuti all’interno della matriosca maggiore che è la società, ma adesso, con matrimoni che finiscono prima delle rate della camera perché la matriosca sociale li contiene solo per forza di carte, non so. Non so se i giovani parlino di più, di tutto, e, sopratutto, in verità. Tuttavia, li preparerei lo stesso come ipotizzo necessario, che prevenire salva sempre: vuoi da disillusioni, vuoi da ben più gravi cronache.

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Questione droga. Urge un’altra voce. Lettere al Direttore

Cortese signore: della Droga si può dire che è tutto quello che fissa l’arbitrio ad una data sostanza: chimica, ma non di meno ideologica, quindi, politica, religiosa, e/o per pensieri e/o casi ora non citati. Può dirsi “tossico”, così, chi per i casi in esempio, non solo si “pera”, o “sniffa”, o “fuma” sino a perdita del giudizio, ma anche il fanatico che per ideologica presa (leggera o pesante che sia) può giungere a ferire anche la vita altra, oltre che la sua.
Né della droga come mercato, né del dipendente da tossico sostanze possiamo dire che si sono socializzati, tuttavia, si sono così socialmente mimetizzati da esserlo di fatto. L’avvenuta mimetizzazione rende scivolosa l’assistenza. Non aiuta il compito, l’attuale legislazione, generalmente basata sulla proibizione, ma la proibizione, attacca veramente, solo se il “tossico” è preso da misure restrittive, vuoi per comunità, vuoi per galera. Non attacca, però, (o se lo fa, offre punti di fuga) dove il “tossico” non si sente e/o non si vive come tale; ed è la gran parte degli odierni casi.
Non si sente e/o non si vive come tale, l’attuale dipendente da ciò che l’intossica, perché non si vede come l’imploso residuato bellico che abbiamo sempre visto nelle piazze degli ultimi esposti, ma come la giovinezza generalmente invidiabile che nei fine settimana riempie i locali con  la propria trasbordante vitalità, esagerata allegria, sicura eleganza.
Questi non sanno che la “roba” (qualsiasi “roba” nei termini sopradetti) è il tarlo che li svuoterà di vitalità e di vita sino a lasciarli nell’infelice apparenza dell’età. Prima che se ne accorgano possono passare anni, ma se ne accorgeranno. Se ne accorgeranno.
Accorgersene è un dramma! Implica coscienza della revisione di sé. Implica, amarissimi sensi di fallimento. Implica il doversi riconoscere fuori, il temersi al di là di ogni possibile aiuto, il temersi incapaci di superare la vergogna di aver buttato gran parte dell’età. Oltre alla porta aperta dell’assistenza medica e/o psicologica (quando non psichiatrica) allora, occorre aprire un’altra porta: quella della vicinanza senza aprioristico giudizio.
La visione politica e legislativa odierna è detta dal senso paterno sulla vita. Come è noto, infatti, a proibire è il padre; ed è il padre che determina le regole. Almeno lo dovrebbe. La vita, però, è anche madre; ed è della madre, l’accoglienza della vita del figlio/a regolata dal padre; ed è questa che ora manca e/o è andato via via mancando. Non che alle regole del proibizionismo manchi l’accoglienza. L’ha delegata, però, ad una aprioristica condizione: ti accolgo se metti e se me lo dimostri!
L’accoglienza come madre, dice: ti accolgo così come sei, e dammi quello che puoi. L’accoglienza come madre non pone aprioristiche barriere. Il proposito, certamente non vuol significare che deve essere a sua volta tossicodipendente dei tossicodipendenti! Deve solo significare che c’é, che è prossima ad ogni incauto/a che non si rende conto di star percorrendo dei binari morti, che è prossima per ogni possibile forma di aiuto per ogni genere di richiedente identità.
Nelle tossicodipendenze, è possibile madre la politica della Riduzione del Danno. Dove vi è legge_padre, allora, non può non riprendere voce legale e mediatica la legge_madre. Se così non fosse o non sarà, della vita individuale e sociale, il Regolatore avrà ordinato solo secondo forzatura: a fin di bene forse. A fin di vero, è tutto da vedere.
La legge e la società possono permettersi di dire: chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori? Possono permettersi di dirsi: si sono tarlata, ma sino a che non emerge la tarlatura nella persona e nella mia persona, sono normale? Dipende! Dipende da che società può volere, e/o poter essere, ma, la vita è cura di sé stessa qui ed ora, non, quello che verrà, verrà, e pace e galera (bianca o no che sia) all’anima dei Lucignoli!
La società può dirsi: metto nel cesto i pesci utili, e butto a mare quelli non così? Si, dirà la società padre! No, dirà la società madre! L’esperienza insegna che un figlio cresce, anche indipendente da ogni intossicante sostanza, se fra la regola paterna della Determinazione, e la regola materna dell’Accoglienza vi è corrispondente incontro. Nella presente legislazione sulle Tossicodipendenze vi è corrispondente incontro fra i due principi della vita? A personale avviso, no. A personale avviso vedo dei somiglianti tentativi, provati da statistiche che di attendibile perché definitive hanno la carta, l’inchiostro, e delle interessate opinioni.

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La condanna delle sacre scritture? La vita è mia e la gestisco ia

Busso, signor Direttore, su ogni porta che la vita mi pone davanti. Quando l’oltrepasso, però, non sempre mi trovo nella stanza che cercavo. Alla Biblioteca Civica, oggi, ad esempio, nelle edizioni dell’Arena di qualche giorno fa cercavo altro, invece, mi sono ritrovato in questa: Matrimoni gay: la condanna delle sacre scritture.
Presa in affitto dal signor Gianni Toffali, la stanza (coabitata da Santi e Padri della Chiesa) è ammobiliata con attestati, (Bibbia, Antico e Nuovo testamento) che, a mio vedere, di verificato hanno solamente l’età, e di sacro, nulla di credibile se non per fede: conoscenza della sola speranza. Non che a me manchi la fede. Mi manca, piuttosto, l’assoluta incapacità di volerla cieca, e meno che meno muta sulle schifezze che gli epistolatori cattolici che nei secoli si sono succeduti, non hanno mai denunciato come trave, preferendo, invece, stracciarsi le vesti per casi da pagliuzza, tipo la questione gay.
Non me ne voglia il pensiero gay ma non amo “gay”.
La pronuncio sempre con una ripulsa da senso d’ingiustizia per pochezza. Se proprio proprio devo sentirmi definito secondo natura da qualche etero_imbecille, a Gay preferisco Finocchio. Non vedo, infatti, perché, con gay, devo far dimenticare gli omicidi dell’umanità, a quella parte della società (politica e religiosa) che si purificava le nari gettando nei falò i semi dell’ortaggio mentre, in nome di Dio e della norma compiva i suoi delitti con croce, ferro e fuoco.
A fronte di queste vergogne di impossibile assoluzione storica, (diversamente dal Toffali, per la divina non sono interessato a preveder pene) che mai ti va a rilevare il suddetto signore? Il suddetto signore ti va a rilevare uno scandalo che, diversamente da quello scoppiati nella chiesa, pro causa sua, non ha mai martirizzato nessuno, cioè, una riconosciuta alleanza fra personalità naturalmente simili.
Proprio non capisco tutta questa preoccupazione per il Finocchio cattivo che vuole diventare buono a dir del Toffali. Il tono e l’insistenza dell’astio vaticano e delle sue penne, pardon, tastiere, fa proprio pensare che non sia possibile permettergli il diritto di sentirsi società, non tanto perché in ciò si potrebbe legalizzare un temuto (o invidiato?) stile di vita Sodoma&Gomorra, ma perché se lo togliamo dalla lista dei cattivi, chi e/o quale altro capro usare per impedire alla “ggente” di rendersi conto che a sottometterla, esistenzialmente quando non analmente, non sono i Finocchi come urlano gli untori a voce troppo grossa per essere vera, bensì, il Principato, (a livello sociale) la Religione, (a livello spirituale anche se sarebbe meglio dirlo spiritico) ed il Mercato a livello economico.
Devo il riconoscimento di Principato e Religione al mai dimenticato padre Aldo Bergamaschi: ex Ordinario della veronese Scienza dell’Educazione di qualche anno fa. A confronto con i burattinai testé citati, quale importanza possono avere i Finocchi. se non quella di un qualsiasi cittadino dal quale si differenzia, per un motu proprio, più che altro per un alterno ma non generale uso del sedere?
Il Mercato se ne frega degli usi impropri del sedere purché gli dia un reddito e la minor spesa. Tutto considerato, se ne frega anche il Principato, o quanto meno, il problema non gli è prioritario. Non se ne frega affatto la Religione, invece. Il sedere è mio è lo gestisco io, gli ricorda troppo la rivendicazione del femminismo; gli ricorda troppo quanto abbia cambiato il pensiero personale e quindi sociale.
Uomo o donna che sia, etero o homo che sia, chi prende coscienza della totalità di sé, potrebbe non essere più disposto a dar ad altri la vita in cambio di trenta palanche di potentata verità. Di fronte a questa temuta neo riforma del potere religioso sull’animo umano (cattolico o no che sia) banale la risposta della contro riforma. Ecco così, che si riaprono crociate, si usano crociati che si fanno usare, si grida “Dio lo vuole”, si citano Bibbie, Vangeli, Santi, Padri.
Da tanto sbandierar denunce, solo i crociati che non si fanno sottomettere sanno che un bene agito come potere ha, del male, analoga faccia! Banale sino a che si vuole ma sempre omicida.
mulier

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