Archivi categoria: la vita

Il paradiso e l’inferno

Come luogo della beatitudine, tutte le religioni hanno il proprio Paradiso.  Il Paradiso è il luogo del Padre: principio della vita perché principio del bene detto da ciò che è giusto al vero. Antitetico al Principio del bene vi è il male: dolore naturale e spirituale da errore culturale. Secondo stati di infiniti stati di dolore, il male è separazione dal paradiso naturale ( luogo del Principio del bene ) se colpisce il corpo; dal paradiso culturale ( luogo del Principio del vero ) se il dolore colpisce la verità; dal paradiso spirituale ( luogo del Principio della forza della vita ) se il dolore colpisce lo Spirito. Tanto quanto è perseguito, il dolore è cacciata dal Paradiso del Padre quando diventa principio di Spirito ( di forza ) della vita che si oppone al suo Principio: la vita. Dato ad ognuno il proprio stato e secondo stati di infiniti stati di vita, tanto quanto una vita si oppone al bene proprio, all’altrui e a quello del Principio e tanto quanto essa è inferno: stato del male avverso la vita e del Male avverso quella del Principio. Il Paradiso è il luogo del Padre: principio della vita perché principio del bene detto da ciò che è giusto al vero. Antitetico al Principio del bene vi è il male: dolore naturale e spirituale da errore culturale. Secondo stati di infiniti stati di dolore, il male è separazione dal paradiso naturale ( luogo del Principio del bene ) se colpisce il corpo; dal paradiso culturale ( luogo del Principio del vero ) se il dolore colpisce la verità; dal paradiso spirituale ( luogo del Principio della forza della vita ) se il dolore colpisce lo Spirito. Tanto quanto è perseguito, il dolore è cacciata dal Paradiso del Padre quando diventa principio di Spirito ( di forza ) della vita che si oppone al suo Principio: la vita. Dato ad ognuno il proprio stato e secondo stati di infiniti stati di vita, tanto quanto una vita si oppone al bene proprio, all’altrui e a quello del Principio e tanto quanto essa è inferno: stato del male avverso la vita e del Male avverso quella del Principio.

manofronte

Eppur si muove –  a Don Carlo V.

Il raggio di conversione delle gambe è di un metro;
di una bicicletta tre metri;
di una moto quattro metri;
di una macchina otto metri;
di un pullman quaranta metri;
di un camion sessanta metri;
di un treno chilometri;
di una nave decine di chilometri;
di una vita la sua vita;
della Vita l’Infinito;
dell’Istituzione Ecclesiastica: ” eppur si muove! “
Non sospirare ma stammi bene.

manofronte

Complesso di Edipo e Dio: Padre e Sovrano.

 

Pensandoci ancora: mi domando se anche nella cultura araba c’è il complesso di Edipo. Se non c’è, non c’è il bisogno di “uccidere” il padre. Se non c’è quel bisogno, allora, un figlio può amare un padre anche come amante, e, quindi, chiamarlo abba, anche per bisogni che non sono solo da figlio.
“Fermo qua! Nella cultura araba, data la forte dominanza maschile, il complesso di Edipo dovrebbe risultare ancora più marcato.”
Più marcato il complesso, potrebbe essere, ma anche più marcata la risposta? E se ti dicessi che molta migrazione è composta da chi ha potuto uccidere il padre solamente allontanandosi dai suoi occhi? E, se ti dicessi che molta contestazione verso il mondo occidentale attuata dalla migrazione giovane, è la risposta che non hanno saputo e/o potuto dare in loco al loro complesso di Edipo? Il guaio è questo: noi non gli siamo padre culturale, (e passi) ma non gli siamo neanche forti, cioè, padri capaci di contenere, con potenza, il loro Edipo. Per quanto ho conosciuto ed intuito, il principio della verità dell’arabo non è nella conoscenza, è nella forza. E nella forza, Allah, è il più grande! Non occorre che ti dica che le mie conclusioni sono da prendersi con molte molle.
“Molle o no, le tue conclusioni mi piacciono. E per la prima parte confermano la mia ipotesi che gli arabi abbiano un Edipo tendenzialmente più forte. Anche se poi è meno rigoroso, perché il padre a loro mica ha insegnato a rispettare la legge, ma soltanto, come giustamente dici tu, ad essere il più forte. Ed ecco l’arabo schiacciato dal suo Edipo che gli rimprovera di non esserlo!”
Direi meglio: che il padre ha insegnato a rispettare una sola legge; quella evidentemente più forte: la divina. Ed è verso quel Padre, che l’Arabo non ha superato l’Edipo. Noi l’abbiamo superato, facendo di Dio una sorta di benevolo presidente di una variegata associazione cristiana. Per l’Arabo, invece, è ancora l’invincibile sovrano!

manofronte

Umane contraddizioni

“Perché poi gli umani tendano al paradiso ma sono attratti dall’inferno è altra questione da approfondire…”

neosepara

C’è un centro di gravità permanente”, nel nostro animo. E c’è chi lo identifica nelle infinite forme del male: per me, dolore naturale e spirituale da errore culturale. Con l’affermazione, mi riallaccio all’Inferno come zona di non conoscenza. Di per sé, la non conoscenza non è un male: male, è voler restare, non conoscenti. Si può, voler restare non conoscenti? Direi di sì. Basta escludere dall’io, tutto quello che lo porta a comprendere la ragione altrui. Basta eleggerlo, cioè, a primario principio, oltre che della vita propria, anche di quella altra; egocentrica elezione, questa, tipica dello stato infantile della vita. Attratti dall’inferno, quindi, perché attratti da un “centro di gravità permanente”, quale può essere l’egocentrismo? E, perché mai sarebbe infernale, l’egocentrismo? Lo è, a mio avviso, perché, l’egocentrico, riducendo tutto a proprio servizio, riduce la ragione della vita altrui, sottomettendone la volontà. Il che, oltre che dello stato infantile della vita, è anche tipico del potere, e della manifestazione dei potenti. Se il potere e la manifestazione dei potenti è tipica dell’egocentrismo, e se l’egocentrismo è tipico dello stato infantile della vita, allora, si può dire che ogni potere, e potente, è infantile. Al punto, gli umani sono attratti dall’inferno, o attratti da quel periodo della vita, nel quale, tutto gravita attorno a noi? Guarda un po’ a dove sono andato a finire. Egocentrismo e fame di potere, motivati da una nostalgia di culla. Infernale, questa nostalgia? Direi di sì. Egocentrismo e fame di potere, infatti, fissando l’identità all’interno di quei principi, fissano anche ogni altro atto della conoscenza. Nella fissazione di ogni altro atto della conoscenza, si instaura quell’inferno che è la distanza dalla verità : propria, altra, e superiore. Dopo sta pizza da voltar via con la testa ci vuole proprio un caffé! Quanto zucchero?

manofronte

Sulla Parola non valgono parole

 

Non perché mi sono sentito offeso dalle tue parole non ho terminato di leggere il tuo provocatorio post, (come neanche quello dell’Intervenuta) ma perché, secondo me, tutti quelli che parlano di Dio, straparlano. L’unica vera opinione che i credenti dovrebbero avere di Dio, è, che è! Punto! Tutto il resto, è un castello di palle che solo el Segnor lo sa, ma che ha detto con un solo nome: Padre! Punto! Come ti dicevo nel commento che ti ho lasciato prima di pensare al Pesce, il problema è l’uomo, non, Dio. Completo il mio pensiero adesso, dicendoti che i laici, ed i credenti che sanno distinguere quello che è di Dio da quello che è di Cesare, dovrebbero opporsi, non al pensiero di Dio, ma al pensiero dell’uomo su Dio. E mica per anticlericalismo, sai, ma per disintossicare il clero dalle eccessive dosi di alcol, altro nome di Spirito, che stanno assumendo sino a delirare. Trovo più che giusta la Chiesa che non transige sui principi, ma trovo vaneggiante la chiesa, che non sa distinguere fra principi, e attuazione dei principi. La chiesa che non libera le coscienze, nega integrità, all’Uomo, e solo ne fa, un capro (quando non un capretto) da mettere sotto. Opinione che non risulta alle povere pecorelle, ovviamente, ma, non si sa mai, perché confido in Dio: chiunque e qualunque Cosa sia! Non pongo la mia fede nei dettagli!

manofronte

C’è Islam e Islam?

Trovo insufficiente e sviante la definizione di “moderato” data all’Islam che intende mettersi in corrispondenza di vita con il paese che l’ospita. Vi è il rischio, infatti, che la moderazione spirituale del credente islamico, venga intesa, (o fatta intendere), come dovuta ad una mitigazione, o peggio ancora, occidentalizzazione, della sua fede. Più che in moderato o fondamentalista, quindi, dovremmo distinguere l’Islam in “confidente”, ed in “diffidente”. E’ confidente l’Islam che accoglie la volontà della Vita: il Dio in cui crediamo, al di la del nomi che Gli diamo; è diffidente, invece, l’Islam che si arroga l’arbitrio di sovrapporre la volontà della sua vita su quella della Vita. Come distinguere la nostra volontà da quella della Vita e, quindi, distinguere l’Islam confidente da quello diffidente? In ogni cultura religiosa, il principio della vita è il Bene. Ne consegue, pertanto, che nella nostra volontà di credenti non vi può essere quella del dolore tanto quanto non perseguiamo il Suo principio, appunto, il bene. In quanto antitesi del bene, il dolore è il principio del male in tutti i generi di errore. Da ciò ne consegue, che non vi può essere bene divino o umano, dove rechiamo martirio in noi, in altro da noi, e nella vita. Dove sui sensi della vita umana e divina non vi è una comune intesa culturale fra religioni, quindi, non può non esservi spirituale intesa quando generiamo motivi d’urlo nella reciproca umanità. Essendo cristiano non dovrei permettermi di “predicare” alla fede mussulmana un ritorno alla sua origine, ma se l’accoglienza della volontà della Vita è principio fondante della fede islamica, non di meno lo è stato di quella cristiana per mezzo di una ragazza e di un pescatore di quelle parti. Ci sarebbe da dire anche sulla diffidenza del cristiano verso una volontà di vita che non conosce, o che conoscendola non accetta. La stessa dissidenza è dell’islam verso altre fedi ma Dio è il più grande per tutte e su tutte. “Diamoci una calmata.”

manofronte

 

Auschwitz

Cortese Signore: giorni fa il professor Veronesi ebbe a dire “dopo Auschwitz il cancro è la prova che Dio non esiste.”
neosepara
Se adorassimo l’acqua, potremmo ben dire che il suo principio è H2O. Chi mai si sognerebbe di imputare alla formula che ci sono le alluvioni, che c’é chi si annega, che ci sono i tsunami, tanto per citare alcuni esempi. Le alluvioni ci sono perché non curiamo il territorio; si annegano quelli che suppongono di sapersi capaci in ogni caso; i tsunami hanno tragiche conseguenze perché se potessimo edificare a dieci centimetri dall’acqua, molto probabilmente lo faremmo. Ora, il cancro è provocato da motivi che certamente non devo ricordare al professor Veronesi e neanche ai lettori del suo giornale. Per quanto concerne Auschwitz, c’è stato a causa di una nefanda e insepolta ideologia che milioni hanno servito e che, nonostante tutto, migliaia ancora servono. Che c’entra l’Acqua con l’uso che ne facciamo? Il Cristo evangelico ebbe a dire che Dio è Padre; ed è Padre chi principia la vita. Non dovremmo confondere ciò che è del Padre da ciò che è di fantasiose credenze.

manofronte

 

Il suicidio di Cristo

L’Iman che sostiene suicidaria la fine umana di Cristo non può certamente  provare la sua affermazione. Al che, la sua è un’opinione che vale tanto quanto un’altra. Al proposito, la mia, invece, sostiene che il Cristo di quei frangenti rinunciò a qualsiasi difesa perché accettò totalmente la vita. Intendendo, per vita, quell’insieme di infiniti fenomeni; (personali e/o storici), che gestiscono la personalità che li gestisce. Se vera l’ipotesi, il Figlio non fu mai così vicino alla Madre.

manofronte

Per il Gay ma non solo

Cosa distingue l’accoglienza della Chiesa da una libertà vigilata?
neosepara

 

Cortese Signore:: l’ultimo “Spazio Aperto” scritto da Don Oliosi sull’argomento Omosessualità e Chiesa è più che chiaro e, non l’avrei mai detto, svolto anche in modo generalmente pacato. Con questo non voglio dire che lo condivido, ma solo che da oggi capisco di più le ragioni del rifiuto: ragioni opinabili fin che si vuole, ma, ragioni. Adesso mi aspetto di leggere le ragioni dei rifiutati. Non tanto perché coinvolto nel problema, (l’ho risolto decine di anni fa rigettando la Chiesa che mi rigettava), ma perché desidererei ascoltare meglio anche quelle voci. Sino a questo momento, infatti, ho solamente sentito dei lamenti, o dei  richiami ad un amore che essa è ben disponibile a dare anche all’Omosessuale, ma, solo a umanità lacerata, e a moralità, (suppongo la cattolica), sotto custodia.

manofronte

Pessimismo

Amara radice che inciampa il passo alla vita.

neosepara

Allo scopo di non rendere vana l’ultima fatica, l’Enciclica Evangelium Vitae, accolgo l’invito ” di litigare e dibattere ” con il Papa che il corrispondente M.P. ha inoltrato ai lettori. Il corrispondente sostiene che ” se il titolo dell’Enciclica è pieno di speranza, il contenuto è ispirato ad un pessimismo apocalittico “. Del pessimismo si può sostenere che è lo stato naturale, culturale e spirituale della vitalità che non media il proprio spirito con ciò che è positivo. Nell’Enciclica, è segno di pessimismo il fatto che essa verta soprattutto sui temi della morte della vita: aborto, deboli e debolezze sociali, anziani ed eutanasia. Del pessimista si può dire che è colui che ha un piatto della sua bilancia più pesante dell’altro. Ciò che appesantisce di più quel piatto sono le amarezze. Ciò che pone in medio i piatti sono i piacere. Il piacere naturale alimenta la fiducia nella Cultura della Natura della vita: il bene. Il piacere culturale alimenta la fiducia nella Natura della Cultura della vita: il vero. Il piacere spirituale alimenta la fiducia nella forza del Principio della Vita: il giusto, nello (e dello) Spirito. Più le corrispondenze fra gli stati naturali, culturali e spirituali quelle sono integre e più motivano la fiducia nella vita: più la motivano e più la fiducia diventa fede. La mancanza di fede nella Vita ( nella certezza del suo Spirito ) origina paura nei confronti della vita. Secondo l’elevazione dello stato culturale di chi teme ( e/o secondo le confusioni naturali, culturali e spirituali provocate da timori ) quelle paure possono diventare anche apocalittiche. Ottimista è colui che confida nella Vita. Chi confida nella Vita ” si disseta a placide acque “. Chi si abbevera alla fonte di quella calma ha lo spirito in pace. Chi ha lo spirito in pace, estingue la violenza presso di se perché colloca la ragione della sua vita nella Ragione della Vita. Diversamente, compie un violento arbitrio chi presume la ragione della Vita presso la sua. Ogni arbitrio è violenza. Fra le violenze, è violazione di arbitrio, ogni ideologica inflessibilità. Ogni violazione motiva il corrispondente rifiuto. Segni del rigetto della vita di chi si impone su di un altra, sono: l’egoistica appropriazione dell’esistenza altra, il diritto alla ” buona morte “, alle manipolazioni della vita e tutte le sopraffazioni interiori quanto esteriori. La massima corrispondenza fra gli stato della vita ( Natura, Cultura e Spirito ) è l’amore. Esso origina la fede che origina la vita. L’amore è comunione. L’amore per il mondo, in primo è amore per la vita naturale, culturale e spirituale del proprio. Indipendentemente dallo stato di positività o negatività dei motivi ( per stati di infiniti stati e secondo infinite corrispondenze fra la Natura, la Cultura e lo Spirito della vita propria e quella altrui, ora balsami ora veleni ) colui che nel proprio mondo si separa dalla totalità del mondo, non concepisce l’amore ma solo il dolore che da l’amore quando lo si nega o ci si separa sia in se stessi che fra il proprio ed altro se. Nell’ignoranza dell’amore quando non c’é la comunione con il Tutto, frustratore nella negazione e nel condizionamento asservitore, il pessimismo è l’amara radice che inciampa il cammino della vita.

manofronte

Allo Studio Amministratore

Questa mattina, in data (02/1219) nell’appartamento n° 7 hanno iniziato un lavoro sul muro dove dalla mia parte ho il contatore del gas, la caldaia, e le tubature dell’acqua. L’hanno fatto con il martello pneumatico. Dopo più di un oretta di continuo martellamento (hanno iniziato verso le nove e hanno finito oltre le 11) sono andato a suonare il campanello di quell’abitazione. All’operaio che mi ha aperto ho detto che non era il fracasso che mi disturbava, bensì un pensiero: le ripercussioni dei colpi su muri di sasso, inevitabilmente si sarebbero ripercosse su tubature di piombo di almeno un settantennio. L’operaio non vede il problema (delle possibili microfratture su quelle del gas e dell’acqua e poco male per queste ultime) perché i muri sono larghi 50 cm. L’obiezione è inconsistente. A tutto pensavo, infatti, fuorché alla caduta del muro! L’operaio non sa (o se sa gli ha fatto comodo non sapere) che i sassi non assorbono i colpi, anzi, li amplificano. Da colpiti in quel modo, infatti, a loro volta colpiscono pressoché di netto, dal momento che una malta di più di settantanni ben poco può fare se non sgretolarsi sotto i colpi. La situazione è certamente meno conseguente se si opera con il solo scalpello e martello. Guaio è, che ciò aumenta sia la fatica dell’operaio che i tempi di lavoro. Del guaio, dovrebbe farsene carico il Condominio? A me non risulta. A lei risulta? A continuazione del martellamento, suono un’altra volta. All’operaio di prima chiedo di mettere una mano sul rubinetto del mio lavello mentre il collega dall’altra parte agisce il martello. Gli ho chiesto di farlo perché aprendo il rubinetto ho avvertito delle preoccupanti vibrazioni. Non l’ha fatto perché aveva finito il lavoro, ma posso o non posso dirmi che non l’ha fatto perché si sarebbe chiaramente reso conto che non parlo per niente? L’inquilina mi dice che deve pur mettere su la caldaia! Non mi risulta di averlo impedito come non mi risulta di aver proibito alcunché agli operai, ma, le richiedo: per quali motivi le difficoltà inerenti a un lavoro devono necessariamente ripercuotersi nella “mia” abitazione? Ora, guaio riparabile se il martellamento pneumatico giunge a procurare delle microfratture nelle canne dell’acqua: ipotesi che non direi campata per aria vista la loro età! Guaio riparabile, anche se succedesse in quelle del contatore del gas o nelle sue canne, ma non di certo immediatamente! E nel frattempo? E se nel frattempo diventasse un grosso guaio per me, chi e cosa esclude che non lo possa diventare anche per i restanti condomini? Indipendentemente se veloce, lenta o lentissima, infatti, un’espansione di gas dentro un muro va e penetra dove ci sono crepe. Gioiscano i condomini se presenti solo da me, ma quanto possono dirsi sicuri che non penetrerà anche da loro? Le richiedo infine: la salute di un condominio è legata al caso, oppure lo si può gestire? Alla vostra riflessione.  Con i miei saluti, il condomino Vitaliano.

manofronte

Pedofilia: è necessario porre distinzione

fra quello che io ho detto, e quello che, voi, avete capito!

neosepara

Io non ho giustificato un accidenti, … e altri scandalizzati, quando non inconsciamente ipocriti! Ho solo tentato di distinguere tra sentimenti pedofili, ed azioni pedofili! Tutto il resto, è “roba”, solamente vostra! Comunque sia, se è vero che si può “odiare” ciò che si ama, allora, si può anche dire che il rifiuto dei mie discorsi può essere provocato da latenti e represse pedofilie! Ho già detto da me, che non solo la ragione è carsica, ma anche la sessualità. Abbiate paura dell’incoscienza, non, delle parole; a meno che, non siano scoperchianti, e non vi piaccia quello che vedete nella vostra pentola! Sappiate infine, che per le vostre morali “indignazioni”, e per la paura che ho, di genitori resi isterici da confuse quando non fumose informazioni sulla differenza fra Omosessualità e Pedofilia negativa, sono ridotto a non poter sorridere ad un bambino che, naturalmente, sorride al mondo. Così, che per la paura di veder equivocata una spontanea affettuosità, devo subire anche il dolore di averlo dovuto ferire nei suoi sentimenti. A questo, riducono le vostre sacre indignazioni! Ad aver paura anche della pulizia dei propri sentimenti! Vergognatevi! Da te, … hanno scritto: cosa vuoi aspettarti da Blog.it?! Allora, se da un frequentato non mi aspetto niente, a che pro lo frequento?! Se non trovo pro, ma lo frequento lo stesso, allora, prostituisco me stesso. Libero ognuno di fare quello che vuole, ma, non si sputa nel piatto dove si trova di che riempire i propri vuoti! Già che ci siamo, indignatevi anche di questo! Chiudo l’argomento, ma, con un’ulteriore precisazione: per Pedofilia positiva intendo il sentimento d’amore verso un bambino, non, l’attuato sentimento sessuale verso il bambino, che è della Pedofilia negativa. Su questa, mi indigno con voi! Se volete parlarne ancora lo potete fare al mio indirizzo e_mail. Se invece volete indignarvi ancora, passate da … : sarà lieta di ospitarvi, penso. Almeno dalla sua foto, pare che il vino non manchi!
Datata Novembre 2006

manofronte

Cosa costa indignarsi?

Cosa costa indignarsi? Nulla! Anzi, si scrivono post molto lunghi! Cosa costa sentirsi belli, bravi e buoni? Nulla! Anzi, si mandano avanti i Mercati! Cosa costa sentirsi normali? Nulla! Anzi, ci sentiamo protetti! Ma, se volete percorrere la strada della conoscenza, della vostra conoscenza, dovete uscire dal Gregge! Ci vuole coraggio. Solo coraggio. Molto coraggio, qualche volta. Non sia la disperazione il vostro pastore per quella strada! L’ho conosciuto. E’ una brutta compagnia!
Datata Novembre 2006

manofronte

 

Tema in salotto: san Bortocal aiutami Tu!

Adesso ti racconto! Pedofilia (pe-do-fi-lì-a) s.f. ~ Perversione sessuale caratterizzata da attrazione erotica verso i fanciulli, indipendentemente dal loro sesso. [Comp. del gr. paîs paidós ‘fanciullo’ e -filia]. Devo dirti la verità. Istruiti questi due uomini, e celebri. Nonostante questo, sento che non me la raccontano giusta. Chi sono? Certi Devoto – Oli. Filia ~ Secondo elemento di composti, derivati dal greco, o formati modernamente, col significato di amore, simpatia, affinità. [Dal gr. philía amore]. Allora, perché la radice amore, di punto in bianco, nella Pedofilia, (amore verso il fanciullo) è diventata perversione? Se è amore, non può essere perversione! Se è perversione, è errato il significato di Pedofilia perché ha radice in amore. O, no?!
Mi dirai, perché c’è di mezzo l’eros, Perdama!!! E’ vero, come è vero che senza Eros, saremmo tutti delle foglie secche! Stracciatori di vesti, compresi! Ora, siccome dai significati si ricavano anche i giudizi a priori, (legali, morali, religiosi e quanto d’altro) anche ogni giudizio a priori sulla Pedofilia, è errato! O, no?! Morale della favola: sai perché è possibile la perversione sessuale verso i fanciulli? Perché esistono bigotti che fermano la conoscenza sulla loro sessualità!!! Questo, è pervertire!!! O, se non lo è, aiuta l’attuazione della perversione!!! Se raccontassimo agli Agnelli come sono fatti i Lupi, infatti, difenderemmo meglio i Bambini, ed i Lupi, starebbero più in campana!!! O, no?! p.s. Scusami l’epidemia dei punti esclamativi, ma sono ancora surriscaldato!
Gigio25 – E continuo a non capirti!! E su questo tema mi incazzo proprio tanto! Primo perchè bigotto non sono!! Secondo perchè ci si può contorcere quanto vuoi, ma su un argomento del genere a un padre di famiglia e per giunta educatore non si può cercare di far passare proprio nulla!! Terzo perchè la teoria del lupo e degli agnelli…. Per favore Vitaliano….

perdamasco
– Io ho parlato di bigotti, non ho detto che tu sei un bigotto. Ed in ogni caso mi riferivo chiaramente, scusami se solo per me, a quelli che sono in grado di gestire l’educazione: cioè, a rappresentanti, politici, religiosi, e quanto in campo, che antepongono i loro credo all’educazione alla sessualità anche presso i bambini.
“ma su un argomento del genere a un padre di famiglia e per giunta educatore non si può cercare di far passare proprio nulla!!”
Su questo tono e su queste certezze, rifletti! Le accolgo solo per cortesia. Non sono un argomento. Sono una presunzione. Per il resto dele mie contorsioni, pasienza. Mi dispiace solo di aver ricevuto negazioni sui miei discorsi, ma nessun accettabile discorso sui miei discorsi. A parte dal Bortocal. Ti ricordo: padre pure lui. Dimenticavo: nelle Tossicodipendenze ho avuto modo di seguire “tossici” con problemi anche di sessualità, che pure erano figli di educatori: professori e quanto d’altro nel ramo.

Bortocal
– “Quanto all’amore di amicizia (philia), esso viene ripreso e approfondito nel Vangelo di Giovanni per esprimere il rapporto tra Gesù e i suoi discepoli”. Joseph Ratzinger, Deus caritas est, Lettera enciclica Ma forse è meglio lasciare perdere la storia delle parole, perchè non ci sono più vesti da stracciare.

perdamasco
– Ti ringrazio per aver risposto nonostante i tuoi propositi di chiusura per tutti. Mi dispiace per l’amarezza che provi in questi momenti. Ciao
Datata Novembre 2006

Tema in salotto: “imbecille” non è un offesa.

Si dice di microbo che ha bisogno di un aiuto per camminare.

neosepara

Bortocal Lascia perdere, Vitaliano, questo è un covo di (bip). Ti consiglio di fare altrettanto, anzichè esortarmi a rimanere. Io me ne vado altrove.
perdamasco – Visceralmente condivido. Umanamente e culturalmente non me lo concedo. Quando stavo fra i “tossici”, questi erano convinti che lo facevo per loro in quanto si credevano Soggetti del mio desiderio, e che lo facevo per me, perché mi credevano l’Incantato da cotanto. Non hanno mai capito che stavo in mezzo a loro, non perché difendevo degli indifendibili delinquenti, ma perché, anche loro, sono stati degli innocenti. Pensa ti! In quel loro essere uomini, io difendevo il loro essere stati bambini! Questo, già da una ventina d’anni! E questi qui, vengono a farmi le pizze da prefiche dell’amore! A farsi le scandalizzate da dei concetti, non da dei fatti, che allora, avrebbero più che ragione!
Ho detto a M. che non voglio rivedere neanche di striscio, [non mi interessa una stima, se non si capiscono i motivi per cui sono da stimare] “che è legittima la sua intolleranza, ma, a ragion veduta, però, non a ragion creduta.” L’intolleranza a ragion creduta, porta alle forche, porta ai linciaggi. Credi che abbia capito? Macchè! E’ troppo presa da quello che sente, per capire quello che altri dicono! Così, questi e queste qui, hanno promosso il processo, giudicato e sentenziato, facendosela e godendosela! Mi facciano il piacere! Educatori, professori, assistenti dell’infanzia, e quanto di similia e di buone intenzioni, prima, educate voi stessi! Vivete voi stessi!
Se siete in un Blog, vuol dire che alla vostra vita manca qualcosa! E, cioè; che siete preda delle molte facce della solitudine. Non per ultimo il senso di un privato fallimento: questo senso, una vera sabbia mobile! Non ci sono belle parole che la stabilizzano. Ci vuole vita, per farlo. Bisogna farsi un culo così, per farlo! Cosa da me affermata in tempi non sospetti! Almeno io so, che alla mia manca solo un amante periodico! Il resto c’è, dove nel vostro posto non ho trovato nulla. Vi giuro, che ho cercato molto bene!
Già che ci sono: fra i “tossici” ho trovato figli di professori, di medici, di avvocati, di assistenti sociali, e poi ho perso il conto! Possibile che nessuno di questi ben pensanti si siano mai accorti che il figlio/a si faceva le pere, iniziando già sui tredici anni, e che preda della Lupa, già a quell’età si vendevano ai Lupi! E, credetemi, non ci capiva, vedendoli assieme, quale dei due era il lupo più pericoloso! Solo non ho trovato, figli di preti! Ma, essendo orfano, avrei potuto esserlo io! Ho tolto i restanti commenti perché aria fritta. Se questo è dispiaciuto a chi m’ha scritto, non gli resta che starsene a casa sua.
Bortocal – Che cosa ti salta in mente, perdamasco, di mettere un bip al posto della parola “imbecilli”? Non è mica una parolaccia e, non essendo rivolta a nessuno in particolare, neppure un’offesa, ma in questo caso una mera esclamazione! imbecillus, dal latino, è del resto colui che non cammina bene da solo, ma ha bisogno di un bastoncino (bacillus): bastoncino che può essere fornito da altri e che – guarda caso – ha lo stesso nome che si dà in latino a un microbo. il microbo del fanatismo che porta alla caccia alle streghe, dove chi scaglia con più ardore le proprie fascine nel fuoco lo fa per potersi dire di essere il più bravo.
evaporando – ecco…ogni tanto qualcosa accade nel cortile…è naturale che vada così…ma molto meglio queste prese di cuore e di posizione che il germe dell’indifferenza. Antropoligamente parlando questo cortile sa di vita, quella vera, quella fatta di equivoci, di animosità, di esseri umani fragili e giganti ma ognuno unico prodotto della sua vita. Mi spiace ma so che solo una parentesi di tempo può farci capire razionalmente torti o ragioni… ma so che che ogni causa è seguita da un effetto; l’importante è mediare… l’importante è non soffiare sul fuoco… qualunque esso sia. perchè a volte ci si può incendiare entrambi. Un caro saluto a te e Bortocal perchè so che la vita è fatta anche di ste cose… ma so che poi se si arriva sempre ad un compromesso. Una stretta di mano è sempre meglio del rancore di prendersi uno sputo in faccia. Io penso positivo..almeno su questo cortile. aloha Vitaliano
Bortocal pro Caro alfio, ti ringrazio di questo saluto indiretto e lo ricambio, apprezzando la sensibilità delle tue parole. Colgo l’occasione di un’ultima riflessione sul tema che ha agitato il cortile. Il fatto è che, come ha bene spiegato perdamasco, in italiano “pedofilia” significa “attrazione sessuale per i bambini” e non “violenza sessuale sui bambini” e neppure “attività sessuale con i bambini”. Vitaliano ha detto che non considera in se stessa negativa questa attrazione, purchè non si trasformi in un comportamento, e io ho detto di poter condividere in buona parte questo pensiero sul piano della mia morale personale, purchè la legge punisca senza eccezioni nè distinguo ogni rapporto sessuale con i minori.
Non credo infatti che la legge si debba occupare delle inclinazioni e dei desideri delle persone, ma solo dei loro comportamenti. Ora che la tempesta si sta sedando, credo di poter capire che chi si è indignata tanto per queste affermazioni per me ovvie, o conosce poco l’italiano e ha dato alla parola il significato che le viene attribuito televisivamente, secondo il quale ogni pedofilo, ogni uomo attratto dai bambini, è per ciò stesso un pericoloso criminale, come se io avessi voluto spendere una qualche parola a favore o giustificare in qualche modo comportamenti ripugnanti, oppure davvero pensa che la legge debba punire anche le inclinazioni e dunque promuovere cacce alle streghe.
Sia il primo che il secondo pensiero ci riportano a un antico onorevole Fini che forse oggi si vergognerebbe di quando diceva in televisione che una persona omosessuale non dovrebbe fare l’insegnante. Ma, come un eterosessuale non violenta di necessità le sue alunne, così un omosessuale non violenta per definizione gli alunni nè un pedofilo i bambini. Se succede, ci sono altri problemi, sia per l’eterosessuale sia per l’omosessuale, sia per il pedofilo. Concludo questa divagazione fuori tema ricordando uno dei più grandi capolavori letterari dell’umanità, Alice nel paese delle meraviglie, di Lewis Carroll: genio matematico e pedofilo convinto, per tutta la sua vita espresse la sua irresistibile pedofilia fotografando bambine adorabili e misteriose e scrivendo per quella di loro che amava di più questo libro meraviglioso. Niente altro risulta a carico di Carroll, che quindi merita intera – da pedofilo, nel senso che questa parola ha, e non in quello che vorrebbero dargli i fanatici – stima e ammirazione, e l’umanità intera non può che essergli grata della sua pedofilia.
pabloz70 – Sono stato lontano, per un po’, dal blog, per problemi personali. Al ritorno, ho trovato questo incredibile scontro su un tema delicatissimo come la pedofilia La prima cosa che mi è venuta in mente è una cosa successa ad un mio caro amico, 40 anni, 2 figli. Un sabato mattina al supermercato, trova una bambina di 4 anni che piange e cerca la mamma, la prende per mano per aiutarla, quando trova la mamma questa lo minaccia di denunciarlo, gridandogli “pedofilo” davanti a decine di persone; la seconda, sono quegli innumerevoli casi di coppie che si separano, e la moglie accusa il marito di pedofilia verso i figli per vincere la causa; la terza, un film uscito da poco in cui un pedofilo (Kevin Bacon) cerca di rifarsi una vita ma invano.. in un commento, avevo letto che nei film è lecito – e divertente – compiere qualsiasi genere di reato, tranne questo. La pedofilia è l’unico atteggiamento non ammesso nella nostra società. In carcere, i pedofili vengono tenuti separati per evitare che vengano uccisi secondo il codice d’onore dei reclusi. Selene, nel suo post, parla di principi “assiomatici e trasversali, portatori di valori portatori di valori di per sè evidenti e tali da creare uno spartiacque tra una società più evoluta e strutturata ed una meno” La pederastia nasce in Grecia.. senza andare a scomodare trattati o saggi, su wikipedia leggo: “Nella Grecia antica la pederastia consisteva in un legame tra un uomo e un adolescente (a partire da almeno dodici anni di età). Questo genere di coppia traeva la sua legittimazione da numerosi equivalenti simbolici o mitologici tra figure divine o eroiche (Zeus e Ganimede, Apollo e Giacinto o tra lo stesso Apollo e Ciparisso, come tra Eracle e Iolao ed Ila, o ancora tra Teseo e Piritoo). Alcuni indizi hanno fatto supporre che il fenomeno si sia evoluto a partire dai riti di iniziazione e di passaggio della cultura indoeuropea. Si trattava di un modo riconosciuto di formazione delle elités sociali, che traduceva la relazione maestro-allievo. I vocaboli indicanti l’uomo e il ragazzo potevano variare da una città all’altra: per esempio erastes (“amante”) e eromenos (“amato”) ad Atene, eispnelas (“ispiratore”) e aites (“auditore”) a Sparta. Anche le modalità della relazione differivano a seconda delle città e i rapporti sessuali potevano o meno essere permessi all’interno della relazione.” Durante il primo medioevo, in Europa, i bambini partecipavano all’atto sessuale dei propri genitori. La cosa veniva vista come un gioco. Non ho risposte, sull’argomento, ma solo frasi a vuoto. La prima è: indignarsi contro la pedofilia è come dire che la merda fa schifo. Nessuno dirà che non è vero, e tutti saranno d’accordo. La seconda è: sulla pedofilia non è possibile esprimere alcun parere, se non l’unico ammesso e contemplato da questa società. Già dire questa frase, è – a parere di molti – una evidente ammissione di pedofilia. La terza è: inizia ad essere più grave il problema della fobia del pedofilo (vedi episodio successo al mio amico) della pedofilia in sè. Anche in questo caso, secondo il parere di molti, questa è una evidente ammissione di pedofilia. La quarta è: il sonno della ragione genera mostri. Il tema è delicato. Ho due figli, e ci sono volte in cui ho paura – quella paura profonda che i giornali e la televisione sanno alimentare per vendere, per tenere la gente attaccata al video. Vorrei invece che si riuscisse a parlare della cosa con serenità, con la capacità di distinguere il bene dal male, abbandonando la logica manichea con la quale ora si affronta questo argomento…. Bravo, Vitaliano, che hai saputo tirare fuori un argomento tanto delicato, e bravo Bortocal, che ha saputo seguire – con coraggio ed intelligenza – la tua idea che pochissimi hanno capito.
perdamasco – Grazie, Pabloz! Il tuo equilibrio è sempre un balsamo! Fra gli esempi dei pericolosissimi equivoci che sono successi fra Adulto e Bambino, ricordo solo un Padre accusato di aver sodomizzato la Figlia di due anni. Barbarizzato da ogni consesso, ha fatto una vita d’inferno sino a che un’ulteriore accertamente clinico ha dimostrato la bambina aveva un non mi ricordo più quale anomalia al retto! Ora, a quell’uomo, chi gliela restituisce la vita che ha perso? Chi gliela restituisce la fiducia nella vita che ha perso? Come potrà vivere quell’uomo, pensando che vi saranno di quelli che dubiteranno della verità di quell’accertamento clinico, e, che, pertanto, continueranno a pensarlo, quando non a ri – dirlo: Mostro!!!
evaporando – Comprendo e intuisco … mi spiace solamente il precipitarsi di queste diatribe… senza schieramenti so che entrambi siete entrati in labirinto di parole che vi ha intrappolati: io sento che in fin dei conti siete incappati in questa ragnatela… e so che l’indignazione di catullo è giustificata dal senso non della parola in sè ( pedofilia ) ma dalla violenza di chi può nuocere al più debole, ovvero al bambino. Lì NON ESISTONO RAGIONI… Spero che nel cortile ritorni il buon veneto. Buona giornata e ritorna. Ma conosco l’indignazione verso ogni forma di ingiustizia…e così mi indigno pure io..e scrivo nel mio blog….
perdamasco – Neanche da me, bambino, non avrebbero dovuto esistere ragioni! Te ne allego di bianche e di nere. Ti spaventeranno di più le bianche. Nel tuo commento, Evaporando, c’è verità e sentimento, e per questo l’accolgo con immutata stima. Devo dirti, però, che quando questa scade verso chi è scaduta, non c’è mediazione che tenga: sarebbe ipocrita. Al che, lascio l’ultima parola a Verdone! Lo so che è viscerale più che razionale, ma, quando c’è vò, c’è vò! (Non l’avevo mai visto meglio, prima di così, Verdone!)
Bortocal – Grazie, alfio, il blog che sparpaglia i commenti, gioca con le nostre voci come foiglie secche sul selciato e alla fine le ammucchia in qualcosa che sembra un mucchio di spazzatura, ma se lo guardi meglio, ti accorgi che è un quadro senza autore. Ho respirato fondo e ho ricominciato a esporre al pubblico il mio dire: sai per chi ama scirvere, come me e te, l’essenziale non è pubblicare, e per fare questo ultimo gesto, occorre ritrovare la fiducia negli altri.
evaporando – Caro Bortocal…scrivi e scrivi e strada facendo si è meno soli se possiamo condividere pensieri e ricordi… i quadri d’autore si fanno così, così come dici meravigliosamente te …da foglie secche e spazzatura. Sono contento che sei tornato.. in effetti il cortile è abbastanza grande per tutti : strada facendo s’impara sempre tutto da tutti ma mai niente da nessuno. Ben tornato
IoBalloDaSola – So di non fare parte delle persone da te stimate culturalmente ma ci tenevo a farti sapere che il mio silenzio con fa rima con assenzo! Io sento di non condividere parte delle cose dette … credo di aver diritto a pensarla diversamente … ma so che quelle parole non erano di certo un inno alla pedofilia! Mi auguro solamente che questa caccia alle streghe…anzi agli stregoni…abbia fine al più presto… Un bacio…Elisa!
perdamasco – Hai creduto male! Il tuo stesso commento dimostra che sei stimabile: vuoi perché è indipendente, vuoi perché è equilibrato. Un abbraccio. Vitaliano. Pensierino della notte! Intelligenza, per me, è la capacità di elaborare informazioni, non accumulo di informazioni come può essere intesa una Cultura. Da ciò ne consegue, che anche un incolto può essere intelligente! Dipende dalla sua capacità…
IoBalloDaSola – Per me intelligenza è il mio vicino di casa che con la sua terza elementare sa molte più cose di me che sono arrivata alle Belle Arti! Un database di informazioni non serve a nulla se non sei capace di applicarlo! Ma in tutta coscienza so di non emanare cultura di questo blog…. forse un po’ di vitalità, un po’ di simpatia …a volte un po’ di sconforto …e tanta tanta amicizia con qualche blogger! Le mie giornate sono spesso noiose, pesanti, stancanti, chiusa tra quattro mura, in solitudine, a lavorare! Questo è il mio momento di svago… Un giro di parole per dire semplicemente che hai ragione! Va bè …un bacio… Elisa!
perdamasco – “so di non emanare cultura di questo blog… Io emano. Tu emani. Egli emana. Noi emaniamo. Voi emanate. Essi emanano. E’ un po’ come dire: io sono, tu sei, egli è, noi siamo, voi siete, essi sono. Capita l’antifona?
Datata Novembre 2006

manofronte

Educazione Responsabile è far capire a Edipo chi è Laio.

In Educazione Responsabile ho commentato così un loro evento:
“Tutto cerco fuorché colpevolizzare i genitori del loro modo di comunicare con i figli i loro insegnamenti, anche perché, da altro e/o da altri di accantonato magistero. Dovrebbero porsi, tuttavia, questa domanda: i figli non ascoltano per orecchio, o non ascoltano perchè le emozioni comunicate dal genitore non corrispondono al data base emozionale del figlio/a? Dove c’è il rischio che la parola cada nel vuoto, quindi, trovare le corrispondenti emozioni fra le due Figure è l’indispensabile ponte. Ovviamente, secondo quanto si sa e/o si può.”

neosepara

Pensavo di aver detto quanto, invece, al proposito, mi girava nella mente un che d’incompiuto. Penso sia questo: il Freud (rifacendosi alla tragedia di Edipo) dice che il figlio supera la figura del genitore se lo “uccide”. C’è del vero in quanto dice, tuttavia, è un vero fortemente superato. La società non è più il compiuto Genitore che fa compiuti genitori che fanno compiuto il Genitore. La Società, oggi, è un’Idra dalle molte steste: tutte referenti all’unica, e tutte delegate ad essere la sua, ma nessuna responsabile del Tutto. Ciò che è diventato lo Stato genitore, è diventato anche lo stato dei genitori. Anche i genitori, infatti, a livello educativo sono diventati la testa formata da tante teste. In vero è sempre stato così, ma i referenti dell’Idra dedita alla pedagogia sociale (sia pure ai tempi di Berta filava) erano numericamente inferiori. Non solo, di più ferma (certa e/o potente) identità personale e sociale. Per quanto penso, il figlio che oggi deve giungere ad uccidere il suo prevalente educatore (commistione fra padre, madre, parenti, società, norme, usi, insegnanti di tutti i generi, ecc, ecc) come fa a identificare il prevalente Laio da superare? Non potendolo fare perché non è più possibile farlo, il crescente di oggi rivolge la difesa contro sé stesso accecando la crescita.
Datata Novembre 2006

manofronte

Ho deciso di girare il materasso!

Ho già avuto modo di dire che, indipendentemente dal sesso, ognuno di noi possiede il principio accogliente (quello della Donna) e il principio determinante: quello dell’Uomo. Recenti e sconnessi commenti su di un mio scritto mi obbligano a rivedere l’uso di quei miei due punti di volontà. Sino ad ora ho accolto senza determinare se ciò che accoglievo mi corrispondeva o meno. E’ il rischio che corre la Donna, ed è il rischio che ha sempre corso la mia parte di Donna. Con altre parole, il mio sentimento per la vita. Ora, causa di quei fatti, determinerò alle mie condizioni cosa meriterà di essere accolto, perché, quei fatti, hanno posto termine alla mia gratuità. Questo non vuol dire che non sono più io, ma che userò i miei principi non più a ragion creduta, (come è sempre stato) ma solo a ragion veduta, cioè, dopo chiara verifica.
Datata Novembre 2006

manofronte

Caro Francesco: satana non è come dicono gli esorcisti.

Non volermene se entro a gamba tesa sulla questione. Lo posso proprio perché tu non puoi: pascere per altri pascoli. Di Satana bisognerebbe rivedere la biografia, rivedere i genitori, e per quale utilità hanno fecondato la vita di un così ribaldo spirito, ma se non l’ha tirata lunga il Generale figurati se lo faccio io che manco sono caporale! Se ho capito bene, sostiene che è figura simbolica e rappresenta, il principio della multiforme identità dello spirito del male di chi si oppone a quello del bene: concordo. Il male è una figura composta da principi culturali. E’ dolore naturale e spirituale da errore culturale, infatti. I principi culturali della vita, di per sé sono forze disincarnate. Incarnate lo diventano tanto quanto un influito dall’errore che porta al dolore (e quindi al male) concede ad un altro spirito (ad un’altra forza) di sovrapporsi a quella del suo. Per infiniti versi e/o condizioni, quell’incauta accoglienza può permettere la fondazione (e/o la rifondazione) di un’identità. Nei casi di identità fondate e/o rifondate (può succedere anche secondo condizioni da patologia) di quale spirito lo spirito fondante e/o rifondante? Del bene o del male? Direi del bene tanto quanto fonda e/o si rifonda della vita che porta alla verità, e del male tanto quanto fonda e/o rifonda della vita che, in presenza dell’errore porta al dolore. Ad esclusione del Principio (stato della vita sovrana e unica perché prima) nessun’altra forma di vita può dirsi tale. Ammessa (e per amor di tesi concessa) l’esistenza di Satana come persona, quindi, anche quella (non essendo un principi assoluto) non può non essere e non avere degli infiniti stati di bene e di male, e manifestarsi per quelli e secondo quelli. Si può certamente ammettere, allora, che se Satana esiste, lo può (comunque si manifesti e/o comunque sia lo stato spiritico usato per farlo) come forza identificante chi l’adotta, non come identità in vita di per sé. Direi in fine, che Satana è il soffio che gonfia la gomma del veicolo, ma non per questo ne diventa la ruota. E’ vero: si tende a crederlo. Gli esorcisti in particolare.
neosepara
Quando hai tempo vedi un po’ qua

manofronte

Sono andato a ballare.

Ve lo giuro: ho bevuto solo un paio di 45°!

neosepara

Musica decente, questa sera al Romeo! House, ma buona! Sono arrivato presto. Da casa, in bici ci impiego poco! Bevo qualcosa. Già al primo, mi sento quasi subito deragliato! L’alcool è un antidepressivo ed io non sono un depresso. Forse, è per questo che lo reggo poco! Un po’ alla volta entrano le Immagini. Sono poche. La nebbia fa vittime anche quando non uccide! Rimangono aggrappate al banco del bar: sponda sicura per tutte le ombre. Guardano, cercano, scelgono, sperano. Nessuno si muove! Tutti pronti, a dire: no! La paura di dirsi ho fame è troppa. E, l’alcol ancora poco. Vedo un ragazzo bellissimo! Sta guardandosi attorno. Noto il suo modo di guardare: sta giudicando. Gli faccio cenno di avvicinarsi. Lo esclude, seccato! Volevo solo dirgli di essere meno severo: visto così, nulla sta in piedi. Lo lascio come l’ho trovato. Giovinezza, non avere paura della vita degli altri! E’ pur sempre, umus per la tua! Qualche volta sterco, è vero, ma si può non verificare e dirsi di capire? Una checca impazzita attraversa la pista urtando. Per una volta, passi! Per due, anche! Alla terza, irrigidisco il braccio e gli faccio capire che qui non si attracca! Sono quasi le quattro. Rientro pian pianino. Non ho fretta di raccontarvi questa storia. Può aspettare il vostro risveglio. Mi sono alzato adesso: buon giorno, Blog!
Datata Novembre 2006

manofronte

La scrittura del Saba

non mi piace, ma non è questo il punto.

neosepara

Chi ama un’età più giovane non può non giungere che alle mie stesse conclusioni: la vita dell’amato ha diritti che l’amante non può negare se non sacrificando a sé, l’amato! Tutti i vecchi Finocchi lo sanno. Se diventano Adulti.
(Non ricordo più a quale libro si riferisce questo pensiero (sempre valido e sempre attuale)  o se a una critica e/o articolo sulla vita del Saba.)

manofronte

Datata Novembre 2006

Chi ci recapita i sogni?

Sono pressoché disperato. Ho perso il portafoglio. Simbolicamente parlando, la “tasca” dove poniamo i valori. Lo cerco ma non lo trovo da nessuna parte. Me lo riporta un giovane che mi par di conoscere. Dal portafoglio che mi restituisce (chiuso in una plastica) non manca nulla. Dopo averlo fatto, il giovane non mi da il tempo di riprendermi da l’ansia provata: si gira e se ne và. Resto basito, Avrei voluto almeno ringraziarlo! Mi sveglio turbato e non lucido abbastanza per analizzare “l’accaduto”. Lo faccio adesso.

neosepara

Da anni mi chiedo che ne sarà della mia opera a fine corsa. Non avendo eredi di sorta è sin troppo facile temerne una fine sparpagliata (quando non buttata) chissà dove e/o come. Quel sogno, invece, mi sta dicendo di non temere se non so più dove sono andati a finire i miei valori (quanto ho collocato in questo blog) perché li protegge (protezione indicata dall’involucro di plastica) e me li restituirà quel giovane che non sono sicuro di conoscere. Ancora nel sogno mi chiedo, perplesso, perché se ne sia andato così. Nei sogni esiste lo stato, non, il tempo. Questa conoscenza mi collega ad un “sogno” che ho vissuto per cinque anni con una giovinezza somigliante a quella del sogno. Nel sogno si è ripetuta per un fiat, appunto perché ogni vicinanza di stato dura quanto è comune la condivisione dello stesso stato o condizione: un fiat. Se nel sogno m’ha lasciato subito, allora, è perché non poteva diversamente. Perché non poteva lui ma ho potuto io? Forse perché, i amboi sogni ci sono rimasto accanto anche quando non c’era più. Come sto pensando di sapere il significato del messaggio, così si può pensare che la parte conosciuta di me se l’è detta e quella sconosciuta se l’è fatta! Non confermo l’ipotesi ma neanche l’escludo. Nei tempi antichi (più saggi a dire di una presenza in passate sedute medianiche) non c’erano dubbi del genere: messaggeri, erano gli dei! Ora che abbiamo svelato che sotto quella divinità c’era umanità chi ci recapita i messaggi del Fato? La vita della nostra mente? E se invece l’avesse sempre fatto (e lo facesse) la mente della vita che conoscevamo come dei?

neogru

Simbologia della Gru

Caro Roberto: non so cosa dirti.

Diversamente da te, io non sono un dotto, quindi, posso aggiungerti solo delle personali convinzioni.

neosepara

“una cosa però è ormai assodata e cioè che Paolo di Tarso non fu un “fondatore” ma il “diffusore” di un annuncio basato su fatti già noti e che non occorreva raccontare daccapo.”
Che sia stato un “diffusore” non si discute. Di annunci basati su fatti già noti ne dubito come parecchio si dubita sui fatti già noti. Credo invece, che, partendo dalla rivelazione spiritica che gli è capitata sulla via di Damasco, il Saulo abbia interpretato la sua idea di Cristo, secondo e per mezzo, di una personalissima “allucinazione” e per bisogni che, ovviamente, non siamo in grado di verificare. Non credo nella Bibbia. Non la credo rivelata da Dio. Credo, invece, che l’unica parola di Dio sia: vita! Non credo che ne abbia dette altre. Non lo può. Non lo può perché un Ente assolutamente sé stesso non può dire che il Suo assolutamente sé stesso, e se è vita, solamente vita può dire. Tutte le parole che hanno detto sulla sua, a mio vedere sono solo delle mistiche (?) esaltazioni da malattia! Ne prova il fatto che tutte sono state vissute da variamente “sofferenti”. Certo! Anch’io ho vissuto le mie “visioni” nel periodo di maggior sofferenza, ma oltre alle mie verità ho accostato anche i miei dubbi. Così facendo, permetto all’arbitrio altrui di credere in ciò che pensa, non, in quello che io penso.
Datata Novembre 2006 – Pressoché rifatta all’odierna data.

manofronte

Roberto mi chiede: cosa pensi ci sia dopo la morte?

E’ tutto qui? Solo questa nostra povera misera vita, così breve?
Prima che la morte del mio amato me la facesse conoscere, ne pensavo quello che generalmente pensiamo. E’ successo poi, il mio incontro con la medianità. Da quel momento, la morte è diventata passaggio fra uno stato e l’altro della vita. La prova di quel passaggio me l’ha data una mia corrispondenza con trapassati: il mio amato fra questi. In un primo momento ho accolto quella realtà come generalmente accolgo ogni vita: a cuore aperto. Un pò alla volta, però, verifico a chi lo do. Do chilometri di corda, se necessario, e per anni, se necessario, ma prima o poi, impicco; ed ho impiccato l’attendibilità di quella manifestazione. Non sai, perché non esistono gli spiriti (non è quella la voce da verificare, che tanto, ognuno crede quello che vuole, sa, o può) ma perché sono inattendibili. Perché, inattendibili? Semplice, e forse l’avrai già letto da me. Lo spiritismo è inattendibile perché il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Dal che ne consegue, che il male può essere maggiore, dove maggiore la rivelazione. Al che la collegata domanda: quale attendibilità hanno gli spiriti che hanno principiato le religioni monoteiste? Nessuna! A questa stessa mia conclusione, (l’ inattendibilità degli spiriti) credo sia giunto anche lo stesso Cristo: fu tentato ma respinse la tentazione. Mosè e Maometto, invece, ci sono cascati in pieno! Ci sono cascati anche tutti i visionari che trovi nella Bibbia. In ultima ma primo per l’importanza che ha presso di noi, c’è cascato Saulo di Tarso. Capisci adesso, perché, per me, la Bibbia è un documento senza alcuna attendibilità a livello divino? Dici che è Parola di Dio! Ammesso un Dio al principio della vita, non può essere che supremo. Per tale stato assoluto. Quale il principio di vita, di una vita che vive il suo assoluto stato? Io l’ho trovato nel Bene. Vi può essere Bene in quella vita, in assenza di altri due principi, e cioè, il Vero ed il Giusto? Chiaramente, no! Allora, di questi tre principi, assoluti perché divini, quanto ne trovi nella Bibbia? Molto pochi, direi, se la lettura di quel libro ha fatto perdere la fede a molti!
Vita, è comunione di stati fra il Bene nella Natura, il Vero nella Cultura, ed il Giusto nello Spirito. Essendo assoluto stato, in Dio, questa trinità di stati è unitaria. Per questo è anche detto, l’Uno. Nello stato divino della vita, vi può essere assoluta comunione di stati, se fra di quelli vi è anche il più infimo non – bene, non – vero, e non – giusto? Chiaramente, no. E, allora, Dio, non può assolutamente conoscere il non – bene, il non – vero, il non – giusto. Se non li può conoscere, come mai si arriva ad accreditare a Dio tutti gli sfracelli che sono scritti nella Bibbia? Ad un conoscitore come te, non occorre che li elenchi, vero? E’ comune esperienza: l’ amore è permesso dalla comunione! Dello stato divino della vita, allora, (Immagine della vita) si può dire che è la suprema espressione dell’amore data la comunione fra i suoi stati. In quanto suprema idea dell’amore, in Dio non può essere presente nessuna intenzione divisoria. Comunque lo si chiami o lo si pensi, Dio non può essere il Divisore perchè non c’è divisione in alcun stato di quella vita. Allora, giusto perché l’ho fatta anche troppo lunga: si può dire che nella Bibbia è presente influsso divino sull’Uomo, tanto quanto guida verso la comunione. E si può dire, che vi è influsso umano, (quello sì, divisorio) tanto quanto guida verso la divisione. Adesso ti dico perché sulla mia strada “per Damasco” non sono caduto da cavallo! [Cavallo è “veicolo” psicopompo. Vedi la simbologia.]
Per quanto innamorato dell’idea di aver ritrovato in vita il mio amato, non potevo non vederlo con la stessa sincerità verso me stesso, che usavo nel vederlo presso di me quando era in questa vita. Non mi piaceva niente quello che “rivedevo” perché risentivo. Non mi piaciuto al punto che ho chiuso il rapporto medianico. Il come lo tralascio perché è storia cominciata nel 91 e non ancora finita: solo calmierata. Avevo bisogno di continuar ad amare, però! Dove trovare la meta di quel mio bisogno se il mio spiritello era rimasto un birbaccione? Così, ho elevato il pensiero. Dall’amare uno spirito sono passato a cercar l’amore presso lo Spirito. Già, ma, chi è lo Spirito? Per rispondere a questa domanda ho ripercorso la strada dove Saulo di Tarso è caduto da cavallo perché ha totalmente creduto in ciò che ha amato credere. Quanto in buona fede non c’è modo di verificare. Ti dici un semplice credente, Roberto, ma dimostri una cultura sulla Bibbia, da parermi un “vescovo” dei Geova. Uno di loro, è persino arrivato a dirmi che conosce la Verità! Affermazioni di questo genere sono possibili quando, assumiamo Dio come antidepressivo, ma gli antidepressivi del genere non li spaccia Dio: solo dei ciarlatani.
Datata Novembre 2006

manofronte

Quando la puttanaggine

rende sostanza la forma.

neosepara

In una foto su la Repubblica vedo un altro esempio di puttanaggine nell’Incontro fra Religioni. Tutte le sedie erano senza braccioli: a parte quella centrale. Lascio indovinare a chi era riservata! Un altro esempio e poi finisco. Il precedente papa incontra il suo feritore. La sedia del papa aveva i braccioli quella dell’altro, no. L’ho trovato umiliante in maniera indecente! “Beati gli ultimi” diceva quell’Altro! Dopo duemila anni, ancora predica nel deserto. PoverUomo! L’ho sempre detto: c’è voglia di sovranità perché nel servire i sovrani i servi vivono l’illusione di sentirsi meno servi.
Datata Novembre 2006

manofronte

Sei ancora vivo perdama?

Io sarei morta stecchita.neosepara
Ti racconto un sogno. Strano sogno. Nel dormiveglia. Tempo prima (mi occupavo di tossicodipendenze, allora) avevo avuto a che dire con un politico veronese. Per questioni inerenti l’Omosessualità avvevo avuto a che dire con un politico veronese, a mio vedere imbecille vuoi nel senso dato dal Bortocal che in quello che comunemente diamo. Mi ritrovo all’interno di una sala. Sembra un teatro. Sono in “piccionaia”. La luce è grigia. Tutto e tutti sono grigi. Per un attimo mi vedo. Anch’io sono grigio. Procedo in “piccionaia”, camminando fra persone. Riconosco la faccia di qualche assessore. Dell’imbecille in particolare. Traggo la conclusione di essere nella sala conciliare. Passando, i presenti mi mettono in mano dei pezzi di stoffa. Li guardo. Sono cravatte. Sono annodate. Le riguardo. Si stanno sciogliendo da sole. Le restituisco. Mi sveglio. Ora, vediamo di mettere ordine. Il collegamento con la frase che hai lasciato, era complicato anche per me. E’ un’esclamazione, infatti, che ha più di un significato. Ho creduto di trovarlo in questo: – Cacchio, perdamasco, con tutto quello che ti è successo, non ti hanno fermato: discorsi, persone o altro che sia. – Per quel pensiero, il sogno che ti ho raccontato dice che non mi si ferma perché i nodi che mi si porge, si sciolgono da sé. Dici: cosa c’entra questo sogno con la tua esperienza terribile del letto che si muoveva? Non centra niente. Sei tu che stai accostando delle esperienze dette in post diversi. Terribile quella del letto, dici? Sinceramente no! Passata la prima sorpresa, a me veniva da ridere. Mi dicevo: speremo che quei da basso no i senta sto casin?! Immaginali, quelli di sotto, mentre pensano che di sopra si sta facendo sesso tanto da far vibrare il letto! Robe da monta taurina! Invece, c’ero solo io e chissà chi. Forse un certo birbantello ma nella medianità non c’è possibilità di verifica; ed è meglio non cercarla! Quando il letto si muoveva ero sveglio. Ciao
Datata Novembre 2006

manofronte

Dove l’amore per la vita

Dove l’amore per la vita mi diventa principio, penso secondo il Padre; dove mi diventa Maestro, penso secondo Cristo; dove mi diventa abbandono nel Padre, penso secondo Maometto; dove mi diventa percorso, penso secondo Budda; dove diventa vita, penso oltre me; dove mi diventa vita, penso secondo me, ma, vita, è lo stato di infiniti stati della corrispondenza fra i suoi stati, quindi, non posso non essere, anche stato degli stati, di tutti quelli, che dalla personale via, mi hanno indicato la verità.
Datata Novembre 2006

manofronte

Mentre stavo rileggendo la “Confronti”

Qualche giorno fa, mentre, per l’ennesima volta stavo rileggendo la verifica della lettera che ti ho “mandato”  il 28 Settembre, un forte schiocco m’ha fatto sussultare. Aveva tono deciso, secco, senza echi. Non aveva suono da sasso, da muro, metallo o legno. Mi sembrò arrivato dalla mia sinistra: notorio luogo dello Spirito quando ci facciamo il segno delle Croce. Per quanto penso, è luogo anche degli spiriti che ancora non se la sono tolta dalle spalle. La croce, infatti, simbolizza il peso della Natura sulla vita della Cultura: peso, che può far cadere sulle ginocchia come anche schiantare in ragione dello stato dell’errore. E’ l’Amato mi sono detto; ed è pure incazzato perché ho dubitato di lui e delle possibilità ulteriori della vita. Perché so che è lui e perché so che è incazzato? Lo so perché la parola è l’emozione della vita che dice sé stessa in ogni stato o condizione della vita. Anche la spiritica, dunque, comunica parole comunicando emozioni. Si possono sentire ed interpetare in ragione della reciproca corrispondenza di spirito, ma poiché nulla sappiamo di certo sulla reciproca corrispondenza, è chiaro che ogni emotiva relazione fra quella vita e la nostra è da prendersi con le molle.  Per quanto riguarda la corrispondenza di spirito fra quella vita e la mia, mi posso dire possibilista perché vi è stata reciproca amorevolezza.
neosepara
Ho usato “possibilista” ancora anni fa e parlando di Droga alternativa. Si, quando si ama, le parole dell’emozione si sentono eccome: anche come botti! A dirla tutta, succede anche quanto non si ama a causa di infinite ostilità contro la vita, ma allora, ascoltiamo quelle del dissidio: infinita biblioteca dell’errore. Non mi piace ammetterlo ma lo devo: quanto affermo è provato solo da quello che penso, e questo penso: checchè abbia detto il perseguitore Saulo sul suo incontro, è interpretabile esattamente come il mio: alla cieca. Secondo quanto penso di sapere, dalla sua cecità fisica il Saulo non ha tratto la spiritica indicata: non posso dir di sapere (e quindi affermare) perché sono cieco. Ovvia lezione se la si interpreta una cecità secondo Natura e Cultura. Non ovvia se interpretiamo una cecità anche simbolicamente. Simbolicamente parlando, una cecità dice i limiti culturali e spirituali che possiamo vedere e agire in questo stato della vita. In questo stato della vita, quando non si può dire perché non possiamo “vedere”, tacere è dovere. In alternativa, dire ma dubitare. Non per ultimo, ricordare che ogni corrispondenza fra spiriti avviene per corrispondenza di spirito e che per questo ogni relazione è personale e quindi privata. Comunicare e rendere note quelle rivelazioni, quindi, è utile come dar delle medicine ai sani. E’ chiaro che sullo spirito che si è rivelato al Saulo non posso dire nulla, tuttavia, non lo penso Basso, pur avendo dimostrato la possibilità di agire nella materia. Nulla prova, però, che fu quello spirito l’operatore di cecità nel Saulo. E se, invece, fosse stata provocata da l’epilessia patita dal Saulo?
neosepara
Ammessa l’ipotesi, è possibile pensare che quello spirito si servì della cecità a causa dell’epilessia, per far capire al Saulo (o a noi interpretare) che lo era (cieco) anche culturalmente? Non escluderei del tutto l’ipotesi. Vi sono spiriti, infatti, che entrano nella nostra vita per mezzo del nostro dolore. Se tanto mi da tanto, è anche possibile pensare che quello spirito entrò nella vita del Saulo usando a sua fine quello che già c’era. La non interferenza sulla Cultura della nostra vita è degli spiriti Alti: indipendentemente dal nome che hanno avuto, o per il titolo che ora agiscono.
(Ho rivisto e modificato questa parte della lettera in data 06/10 c.a.)
manofronte

A proposito della rilettura…

… del 28 Settembre 2019… che ho editato anche per “Caro Francesco ti scrivo” (in FaceBook) non pochi pensieri mi sono rimasti nella tastiera. Qui li riprendo.

neosepara

Caro Francesco:  sto verificando la lettera “Confronti”. La prima stesura risale a 25 anni fa. Nella lettera metto confronti fra l’esperienza medianica vissuta dal Saulo di Tarso con quella mia. Direi interessanti le conclusioni che ne ricavo. In particolar modo per i casi di medianità, a storto collo subiti dalla chiesa giusto per poterli verificare quando non variamente gestire. Anche nella tua Danimarca c’è del marcio ma il tuo Stato l’affronta solo se proprio_proprio costretto. Almeno sinora, non può diversamente. Infatti, quando (sia pure con chiara ragione) minaccia di taglio del vello le pecorelle che seguono delle spiritiche fonti, altro non ottiene che trasformarle in fideistiche tigri. La storia le dice anche scannanti quelle che, a favore del tuo stato, il tuo Stato ha irretito ed usato. Dice scannate come scannanti anche quelle che l’hanno subito. Nel proseguo della lettura, più volte mi sorprendo a dire: un momento! Durante le sedute medianiche L’Amato non mi ha mai confermato di essere lui! Ho sempre creduto che quella presenza fosse la sua, perché chiamando un nome, mica ci si aspetta che ne venga un altro! Siccome nello spiritismo è impossibile verificare se un nome è quel nome, tre le decisioni: o si interrompe il caso, o si rinuncia a quell’esperienza, oppure, avendone bisogno, si finisce con credere quello che si ama pensare. Certo! Ho avuto delle conferme per fatti che solo quello spirito poteva conoscere: pensavo. Non lo penso più, perché se è vero che lo Spirito è l’universale H20, è anche vero che non esiste separazione di forza fra H20 e h2o, come non esiste separazione di goccia fra acqua e acqua. Se mai, separazione esiste per il diverso stato della condizione della rispettiva forza.
neosepara
Non essendovi separazione fra forza e forza, ne consegue che la conoscenza di uno spirito (conoscenza data dal sentire lo stato della sua forza) può essere sentita (e quindi usata) anche da un altro spirito, sia per desiderii da parallela eguaglianza (come qualche volta è stato nel mio caso) sia per spiritica dominanza: come il più delle volte è stato sino a che ho cominciato a fermarla. Morale della fava: prima che mi liberassi da ogni genere di influsso (almeno dai coscienti, che dalla conoscenza di quella realtà è impossibile) con chi sono stato in contatto? Non lo so più. Se tanto mi da tanto, neanche il Saulo può dire di sapere il suo!
manofronte

Spirito saulino e spirito vitaliano

Tenuto conto delle differenze personali e di conoscenza, una parte dell’esperienza di vita dell’autore di quest’opera, può dirsi parallela a quella di Saulo di Tarso, poi s. Paolo. Mi riferisco all’incontro con uno spirito. Quello che si rivelò a Saulo disse di essere quello di Cristo. Quello che si rivelò allo scrivente si manifestò per quello che era.
neosepara
Secondo Teresa d’Avila, “è maledetto chi crede nell’uomo”. Se ciò vale per la vita naturale, non di meno vale per la vita soprannaturale. Non solo perché è umanità che fu, ma anche perché il male può fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Sia che riguardi una affermazione di identità, sia che riguardi una qualsiasi altra affermazione, questa possibilità, pertanto, pone dubbio, non sulla rivelazione soprannaturale in sé, ma, oltreché sugli effettivi perché si è manifestata, anche sull’identità di qualsiasi spirito. La potenza dello spirito che si rivela nelle manifestazioni spiritiche, (basse o elevate che sia, o che tali ci appaiano), non necessariamente prova che il suo stato spirituale corrisponde con il Bene. Ben vero che non prova neanche il contrario. L’impossibilità di ogni accertamento, allora, non può non essere ulteriore fonte di riserva verso ogni rivelazione e/o manifestazione di origine spiritica. Non solo Cristo, ma ognuno di noi, può dirsi Via, (Natura della vita), Verità, (Cultura della vita), e, per forza dello Spirito: Vita. La storia personale, pertanto, non può non essere che propria strada. Una strada di vita è propria, tanto quanto non è condizionata da altra vita: umana o spiritica che sia. In modo proporzionale alla rilevanza della rivelazione spiritica, ne consegue che ogni ingerenza soprannaturale nella vita naturale, non può non far deviare, o quanto meno scombussolare un soggettivo percorso. Vuoi in virtù dell’affermazione di Teresa D’Avila, vuoi per la conoscenza delle possibilità dell’Errore quando non del Male, lo scrivente crede solamente nel Principio della vita. Il porre la sua fede nella sola vita del Principio, gli ha impedito:
* di essere culturalmente cieco nei confronti degli spiriti;
* di restare suddito dalla vita spiritica che gli si è manifestata;
* di originare e/o motivare qualsiasi forma di sudditanza nei confronti della vita spiritica.
Altresì, gli ha concesso:
* di mantenere in sella la mente, che l’esperienza nello spiritismo aveva fatto vacillare;
* nel recuperato equilibrio, di tornare alla sua realtà;
* di proseguire oltre quella conoscenza.
neosepara
Come attraverso una conseguenza si giunge alla causa, chi scrive, infatti, è passato dalla conoscenza del particolare, (emozionale incontro con uno spirito), all’universale: emozionale incontro con lo Spirito. Lo stato emozionale dell’incontro con lo Spirito è proporzionale alla percezione dell’universalità della vita. Tanto più si è capaci di questo stato di percezione e, tanto più, nella nostra strada ” per Damasco “, il nostro spirito, (la forza della nostra vita), incontra lo Spirito: la forza della Vita. Questo stato di conoscenza è Spiritualità. Della causa della vita sino dal principio, (e, dello stesso Principio), lo scrivente, certamente non sostiene di saperne la Persona e, tanto meno, di averLa incontrata di persona, ma, in ragione del principio dell’uguaglianza che è fra una Somiglianza, (uno spirito), e l’Immagine, (lo Spirito), di averne solamente riconosciuto gli stati di principio: la Forza come sua Natura, la Conoscenza sulla propria forza come sua Cultura e, come Sua vita, la relazione di corrispondenza fra forza e conoscenza. Per quanto risulta allo scrivente, questa conoscenza diverge da quella di Saulo e anche da quella di s. Paolo. Solo con difficoltà, lo scrivente sa cosa sia giusto o sbagliato della propria vita, figuriamoci se può dire sulla vita altrui, però, sa che la pace è segno di verità, in quanto indica la cessazione del dissidio. Nella via ” per Damasco ” di Saulo e di s. Paolo, quindi, si può dire che sono stati nella Verità tanto quanto non hanno originato e/o mantenuto dissidi e, nell’Errore tanto quanto e dove li hanno originati e/o mantenuti. Questo vale anche per lo scrivente.
neosepara
Rileggendo la Confronti
A proposito della precedente
manofronte

Verso lo Spirito

Spirito è ciò che anima. Anima è ciò che si anima. Ciò che si anima è vita. Lo Spirito è l’anima della vita. Nella Natura, la Cultura anima la vita, animata dalla forza dello Spirito.

La forza dello Spirito è vita della Natura. La vita dello Spirito è forza della Cultura. Lo Spirito è la forza della vitalità della Natura che corrisponde con la vita della sua Cultura.

Lo Spirito essendo forza è condizione di vita ma non pone condizioni alla sua forza per non condizionare la vita.

pagine

Spirito della vita, o spirito della mente?

Per Spirito, intendo sia la forza della vita sino dal principio che la forza della vita dello stesso Principio. Lo Spirito del Principio non è tanto né poco: lo Spirito è vita, e il suo spirito (la sua potenza) vitalità. Questo scritto è il cappello di decine di stesure sullo Spirito e su quanto correlato, nel tempo viste e riviste non so più quante volte. La percezione dello Spirito è della coscienza che la recepisce come forza. A maggior percezione, maggior forza, maggior coscienza e maggior conoscenza. La conoscenza sullo Spirito è data dal sentire le emozioni della vita: il Tutto dal principio. A maggiorato sentire, maggiorata conoscenza per la maggiorata emozione. Ciò vale anche per il nostro spirito. La Prima e la Seconda stesura su lo Spirito in particolare (non di meno le seguenti di questa parte dell’ Indice) sono particolarmente corpose. L’emozione dell’epoca era irrefrenabile quando scrivevo. Le lascio perché contengono quanto ho travasato in tutti gli altri scritti.

Introduzione      Immagina     Prima stesura     Seconda stesura

Lo Spirito è giusto se vola nel cielo del giusto

manofronte

Le domande della vita

A P. ho detto che la vita, è solo Bene. Mi dirai, allora,  perché ne troviamo gran poco, o quanto meno, da non bastarci mai? Per vita, intendo, il Bene della Natura, il Vero della Cultura, il Giusto dello Spirito. Questi, i principi del Principio. Da questi principi del Principio, si è originato, il vivere. Come dire che la Potenza, (la Vita), ha originato l’Atto, che è la nostra vita. Il vivere, è stato di infiniti stati della corrispondenza fra i nostri stati. Gli stessi del Principio. Ciò che differenzia gli stati del Principio, dai nostri, non è una diversa quantità di stati, ma la diversità dello stato: supremo nel Principio; quello che è, nel nostro principio. Il Principio della vita, (la vita che in molti modi chiamiamo), non può contenere che sé stesso. Se contenesse altro da sé, non sarebbe Assoluto, in quanto conterrebbe due principi. Se il Principio contiene la vita; e se, in quello, la vita è assoluta corrispondenza di stati; e se il Bene è il suo stato di principio, ne consegue, che non può contenere il male. Per “male”, intendo, dolore naturale e spirituale, da errore culturale. Può, un principio assoluto, contenere uno stato di vita a sé opposto? Non so voi, ma io non c’è lo vedo proprio! Può un principio conseguente all’Assoluto, contenere degli opposti principi, cioè, il male opposto al bene? Direi di sì! Perché? Perché la vita attuata ha due principi: quello del Principio, (la vita come potenza), e quello del proprio principio, appunto, la vita, come atto in atto. Allora, per favore, Palarosa, quando parliamo di dolore nella vita, facciamo a meno di alzare gli occhi al cielo. Guardiamoci dentro! A me non risulta, “che la vita ci chiede di soffrire”. A me risulta, che ci chieda di vivere! E, se il nostro vivere ha della sofferenza, che centra, la vita, che di per sé, è solo Bene! Se è, solo Bene, (smentiscimi l’affermazione, per favore), posso non pensare che l’implichiamo nella nostra sofferenza, perché la posizione del giudice, è certamente più comoda, di quella dell’imputato?

manofronte

A proposito di Credo e di Verità, ti mando alcune considerazioni.

A proposito di Credo e Verità: come capire (e distinguere) lo stato divino da quello umano in tutti quelli che si nomino variamente delegati ad interpretare la parola divina? Se solo torniamo daccapo, (al Principio di ogni principio), la risposta viene quasi da sé. Il Principio (Dio, comunque lo si nomini o lo si conosca) è il massimo stato della comunione fra i suoi stati. Se unità prima è l’Uno. Chi ha raggiunto il massimo stato della comunione fra i suoi stati, non può avere in sé nessun dissidio. L’assenza di ogni dissidio permette quella massima comunione di sé, (e di sé con altro da sé), che chiamiamo amore. Il Principio della vita, pertanto, essendo lo stato della massima comunione fra i suoi stati, è la massima immagine dell’amore. In quanto tale divina, dal momento che nell’umana non è possibile annullare (in assoluto) la presenza del dissidio. Se lo stato della comunione detta dall’amore, è il segno della presenza divina in quella umana, ne consegue, che tutto quello che unisce è proprio dello spirito divino, e tutto quello che separa è proprio dello spirito umano. Lo Spirito divino è la forza, (fiato, soffio, o parola che si voglia dire), che ha originato la vita. Vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra i suoi stati. Infinite le corrispondenze fra gli stati della vita, ed infinite le forme di vita. Ad ogni forma di vita, la sua conoscenza del Principio che l’ha originata. La massima conoscenza non può non portare al massimo principio, quindi, direi necessariamente, tutte le vie della vita non possono non convergere che verso l’Unico principio. Se l’Amore è Maestro di Comunione fra vita e vita, allora, l’amore che unisce ogni Via con la Verità della Vita, è il revisore di ogni scritto sinora composto su L’Amore, cioè, sul Padre. Mi si dirà: come porre in comunione le più diverse culture della vita? Il come non lo so, ma se da quell’impresa di comunione è assente il dolore, quel come, non potrà non essere vero. Perché a segnare una verità deve proprio essere il dolore, e non un superiore pensiero? Semplice! Perché il Principio della vita è il Bene: ed il bene sente il vero, anche quando il vero non sempre sa.

manofronte

Hai presente il mercurio…

… che più tenti di fermarlo e più si divide? Vedo così anche l’impulso pedofilo che sta facendo beccheggiare la tua barca anche pericolosamente. Vedo anche che stai tentando di salvare capra e cavoli ma senza riuscirci quanto vorresti. Diversamente da te, posso dire quello che voglio e fare quello che credo per un solo fondamentale motivo: ho le mani assolutamente vuote da ogni condizionante potere. In questa felice situazione posso dire quello che credo verità, perché urbi et orbi (lasciamelo dire) lo credo veramente, non perché è veramente così se trovo opportuno dirla o non dirla. Da un bel po’ la tua chiesa è solo marginalmente mia. Pertanto, non dovrei impicciarmi delle sacre cose. Metti che lo faccio perché sono un romantico, e che questo basti per darti un consiglio non richiesto: vuoi togliere dalla tua chiesa gli abiti infetti? Semplice! Devi solo trovare l’eroico coraggio di non spogliarla dietro paraventi. Unico paravento deve essere la sincerità che riporta il sacerdozio alla sua naturale umanità, Restituendogli gli attributi che le verità della chiesa hanno trovato opportuno castrare. Confida nelle pecore, Francesco: capiranno! E’ ben vero che gli avete tagliato la gola per secoli, ma, anche se non lo diresti proprio, non del tutto, la capacità di discernere secondo equità; non del tutto il giudizio che le conduce per “verdissimi prati”; ad abbeverarsi solo “nelle placide acque”. Si è vero: hanno pur sempre bisogno di nuovi pastori. Nuovi, spero, innanzi tutto perchè senza bastone! Con i bastoni sulla schiena delle pecore, basta!

manofronte

Caro Francesco: a proposito di Medjugorje…

… sede di medianità, spiritismo, presunti carismi e idolatria, senti un po’ questa.

neosepara

L’esistenza della Divinità e del suo Spirito (la forza della sua vita) si basa su un atto di fede, quindi, ad ognuno la sua, o la sua opinione. L’esistenza dello spirito umano, invece, è provato (come forza della vita) dal sentire la nostra vitalità. Sulla Metempsicosi, molto si può dire, o tanto, poco, o per nulla credere. Come anche sull’esistenza degli spiriti, e sui cosiddetti doni dello Spirito che ho trattato da me. Non è possibile accertare, infatti, se provenienti da un’altro stato della vita, o se provenienti da un altro stato della mente: stato raggiunto (il mentale ignoto) vuoi per malattia, vuoi per “mistica” o vanesia ricerca di potere. Per quanto riguarda il mio pensiero e per i credenti, l’unico dono dello Spirito chiaramente verificabile è la vita. Per quanto riguarda i non credenti, è lo spirito della nostra. D’inattendibile fonte di vita ogni altro dono che non sia d’umana provenienza; sono d’inattendibile fonte, perché il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Il che vuol dire, che il male può essere maggiore dove maggiore la rivelazione.

neosepara

Mi si dirà: ma ci sono manifestazioni, che pur provenienti da inattendibile fonte, comunque recano soccorso e quindi sono un bene! E’ vero, tuttavia, per quale fine? Quello fine a sé stesso, (recare gratuito bene) o un fine nascosto, quale, ad esempio, far dipendere lo spirito umano, da uno spirito “donante” che non si sa più quanto abbia conservato di umano nell’ex umano che è diventato nel cielo che dice ma che non si sa? Ogni potere di qualsiasi genere usa il dono come rete. Lo sappiamo da sempre, tuttavia, ci cadono gli stessi adulti (quando non i tuoi) che ai bambini raccomandano di non accettare caramelle dagli sconosciuti. Dimenticano il loro stesso adulto avvertimento (quegli adulti e i tuoi che accolgono quelle manifestazioni dell’Oltre) non appena un dolore o un errore li fa tornare (incauti Pollicino) alla ricerca della strada che hanno perso nella loro Notte. C’è una sola attendibile guida! Il Padre del Bene nella Natura, per quanto è Vero alla sua Cultura, perché Giusto al suo Spirito per i credenti, e il bene nella Natura per quanto è vero alla propria Cultura e Giusto al proprio Spirito, per i non credenti. Si, hai inteso bene, Francesco. Sono vie parallele! Tutto si dovrebbe fare (o fare i tuoi) fuorché allontanare strada da strada.
manofronte

Caro Francesco: per quanto ancora il potere sulla vita sceglierà Barabba?

Tutti i credenti sono giunti ad accettare l’idea dell’unico Padre. Diverse solo le nostre interpretazioni. Fra le tante, quale la più grande perché la più vera? Quella biblica che lo narra simile al dispotico sovrano che fa e disfa la vita incurante della carne, sia dei sottomessi, sia di chi intendeva far sottomettere? Non so quando il Cristo evangelico smise di accettarlo così. Per quanto raccontano, quello che so, è che smise. Non per perdita di fede, smise, ma, evidente ipotesi, perché quel Padre non corrispondeva ai suo bisogni di figlio. Del Padre riesco a immaginare solo i principi della sua vita: Natura per quello che è; Cultura per quello che sa; Spirito per quello che sente. Naturalmente, lo posso perché ho elevato al Principio i nostri principi: Natura per quello che siamo; Cultura per quello che sappiamo, Spirito per quello che sentiamo. I principi del Padre sono assoluti. I nostri, a quell’Assoluto somiglianti. Passami la ripetizione dei pensieri che seguono. Sono come le travi che reggono un soffitto: necessariamente ripetute. Poiché corrispondenza di stati fra Natura, Cultura e Spirito, la vita originata dal Padre è trinitario_unitaria. Il Padre, invece, è l’Uno; lo è perché gli stati al principio sono unitari in assoluto. Se così non fosse, avremmo più principi, in conflitto per bisogni di supremazia. Non risulta da nessuna parte che i bisogni di supremazia siano tipici del Padre. Ben diversamente risulta dalle idee dei figli sul Padre. Il Padre, in quanto vita in assoluto, è identità, in alcun modo scissa. Se in alcun modo scissa, non può originare che un’unica volontà di vita; dare vita a sua immagine: perfetta! Certamente non sono io quello che sa cosa possa o non possa il Padre. Mi domando solamente: può fare qualcosa di illogico, con ciò intendendo dire un qualcosa che contraddica i suoi principi?

neosepara

Sia per fede che per ragione, secondo me, assolutamente no. Un Assoluto non può proiettare che il suo assoluto, e se assoluto Bene del Padre è ciò che proviene dal suo assoluto Vero perché assolutamente Giusto, assolutamente può operare solamente concedendo il suo assoluto principio: la vita. Può una potenza (quella che origina la vita) contenere ciò che toglie potenza? Se deriva da un assoluto principio, no. Nell’assoluto principio concesso dal Padre, quindi, non ci può essere nessun errore, nessun dolore, nessun male. Se per molti motivi e/o modi la vita a sua Somiglianza viene scissa (lacerata e sinonimi) fra i suoi principi trova posto l’errore che porta al dolore che porta al Male. Il dolore è il male naturale e spirituale da errore culturale. E’ sommamente importante, quindi, che nulla di esterno alla data vita la separi da sé stessa. Tanto quanto non vi è separazione fra stato e stato, e tanto quanto vi è comunione fra stato e stato. Non vi può essere comunione fra stato e stato, dove non vi è amore fra stato e stato. Essendo un principio assoluto, il Padre non può non essere che l’assoluta comunione fra i suoi stati. Per questo, è la massima immagine dell’Amore. La storia di Cristo mi fa pensare che nel genitore che ama trovò l’idea di Padre che corrispondeva ai suoi bisogni. Dicendolo d’Amore (il Padre promosso dai suoi bisogni) gli diede nuova immagine. L’amore permette la comunione che permette la vita. Guaio è, però, che pur permettendo la trasmissione del potere della vita, (e, quindi, del Padre) l’amore non permette la trasmissione del potere di vita su vita.  Guaio è, ovviamente, per quelli tentati da quell’imperio, come per quelli che lo attuano e/o lo perseguono: penso al Principato e alla Religione. Vero è, che senza il Principato e Religione come li conosciamo non si costituirebbe nessuna Società come la conosciamo.  Si può dire anche vero, però, che una società è legittima tanto quanto da ai suoi cittadini quanto è giusto perché bene al vero, e che è malsana tanto quanto non rispetta quella verità. Ciò vale anche per la Religione quando si fa politica. In vero, per tutte le religioni quando si fanno politicanti per questioni che nulla hanno a che fare con il Padre.

neosepara

Per quanto mi riguarda non ho perplessità nei confronti del Padre secondo Cristo. Sono più che perplesso, invece, nei confronti di quelli che si dicono Vicari di Cristo (e, quindi, del Padre) mentre, più che altro, dimostrano di essere gli interessati esecutori testamentari di un’idea che seguono secondo opportunità, più che secondo verità. Non sto parlando di te, Francesco: dai discorsi, i presenti sono sempre esclusi. Giunti al punto, che fare, Francesco? Visto che la Barca comunque va, continuare così? Visto che la Barca comunque non potrà andare più di così prima di arenarsi in qualche lido, fare quello che fece Cristo, e cioè, pensare una nuova idea di Padre? E secondo quale verità? Quella indicata dal Bene che è Giusto tanto quanto è Vero mi viene da dire. Guaio è, che del Bene, che è Giusto tanto quanto è Vero, non tutti hanno la stessa idea. Quale, l’universalizzante non solo a parole? Quello che non ho trovato nella Cultura l’ho trovato nella Natura: il corpo della vita. Nella Natura, vi è verità tanto quanto non vi è dolore. Tanto quanto non vi è dolore, e tanto quanto la Cultura della Natura permette la comunione che porta all’amore che porta all’Amore. Lo so: il guaio maggiore di un’idea che trovo persino ovvia sta nei pastori. Nella ricerca di pascoli per le pecore così abitudinari quando non aggrappati a cattedre e/o a bastoni. Anni che furono mi sono ritrovato in una situazione particolarmente complicata. Mi rivolsi al Don Ottorino: prete dei Filippini in Verona. Me la risolse. Non risolse quella legata alla mia identità sessuale, ovviamente. Nella mia gabbia, però, apri un piccolo sportello: lassa fare a Lù! (Lascia fare a Lui!) Mentre lo diceva ho pensato: sto qua l’è mato! E se i pazzi avessero ragione, quanto i sani sono in grado di capire (ed accogliere) il Suo intervento? E se per molti motivi spaventati non l’accettassero, sceglieranno Barabba? Ancora?!

manofronte

Ti racconto un sogno di qualche tempo fa

Avevo l’intenzione di farlo già al risveglio, ma non mi era sufficientemente chiaro. Non che adesso lo sia del tutto. A braccia aperte, gioioso e con un gran sorriso mi sto avvicinando ad un giovane arabo. Sulla trentina. Magro ma non scarno. Bello perché maschio più che per i tratti. Non particolarmente alto. Rada la barba. Indossa jeans, ciabatte, e una camicia con dei disegni. Li direi arabeschi. Sul tessuto non sono particolarmente evidenti. Anche il giovane mi sta accogliendo a braccia aperte e con analogo sorriso. Un attimo prima di farsi abbracciare e di abbracciarmi, sempre sorridendo ma con fermezza mi dice: qua, non si bacia nessuno! Non capisco perché me lo dice e rimango disorientato, anche perché al suo posto sto abbracciando una barriera rettangolare. Sembra una porta, ma è leggermente più piccola. Non mostra maniglia e neanche serratura. E’ di color ruggine, quindi, la penso di ferro. Il giovane che non vedo più, lo suppongo dietro. Neanche io mi vedo più, tuttavia, sono ancora presente sulla parte destra della scena. Nel tentativo di capire cosa è e che senso ha, la sto guardando da qualche metro di distanza. La parte destra della scena del segno della Croce, è il luogo che dice la santità dello Spirito alla sinistra del Padre. Per quanto mi conosco dubito molto di stare nel luogo della santità dello Spirito. Il sogno me lo conferma, vuoi perché sono uscito di scena (pertanto non sono nel luogo) vuoi perché non sono vicino alla “porta”. Continuo a non vedermi, ma ora sento che gli sono davanti. Davanti, sento le emozioni sessuali di chi sta penetrando un corpo. In una barriera di ferro?! Sento che quella penetrazione è insoddisfacente, non potente. Da giovane non ho mai penetrato niente e nessuno. Se l’avessi fatto, però, sento che sarebbe stato così: titubante, oltre che virilmente poco dotata.

neosepara

Perplesso, disorientato mi sveglio con un pensiero: “così non si fa”. Non so se conseguente a quello, ma provo un vago senso di colpa: un misto fra malinconia e un emotivo malessere. Si dice che i sogni siano messaggi degli spiriti. Ammessa l’ipotesi, chi era e/o di chi era quello spirito arabo? Penso di saperlo ma pensare non è sapere, quindi, tengo per me quell’intuizione. Cos’è un bacio, e cosa può significare “qui non si bacia nessuno?” Penso che il bacio sia ciò che è rimasto del cannibalismo. Il cannibalismo è bisogno di carne simile: rituale o solo alimentare che sia quel bisogno. L’evoluzione sociale e storica ci dimostra che dal bisogno di carne simile siamo passati al bisogno di valori simili: anche questi alimenti carnali perché provenienti dalla vita della carne. I valori non si devono “consumare”, così, per farli durare come alterno cibo culturale e/o proprietà (sentimentale e/o no che sia) con il bacio ne recitiamo la cena. Ammessa l’ipotesi, direi, allora, che quel giovane mi stava dicendo che non lo devo baciare (e che non mi avrebbe baciato) perché ciò avrebbe permesso il proseguo di una cena cannibalizzante. Visto che eravamo immagini disincarnate (il giovane ed io) di quale altra carne eravamo vestiti? Non mi resta che un’ipotesi: visto che eravamo vivi, eravamo vestiti di ciò che, dandoci vita ci faceva vivere. Siccome quello che ci fa vivere è lo Spirito, eravamo incarnati dalla sua forza. Il rifiuto del bacio, quindi, mi dice il rifiuto della cannibalizzazione fra spiriti. Lo stato di spirito di uno spirito trova vita e vitalità nei valori che persegue. Mi sono valori i discorsi sullo Spirito e sul Padre.

neosepara

La corrispondenza fra spiriti (onirica o no che sia) avviene fra spiriti affini. Si può pensare, quindi, che fra lo spirito di quel giovane e il mio vi è (o vi è stata) dell’affinità sugli stessi temi? Per la stessa strada? Per gli stessi valori? Non lo so. Il sogno non lo dice. Quello che so, è che fra i rispettivi valori è stata posta una porta ferrea. Implicito lo scopo, direi: impedire che i valori di quel giovane finiscano cannibalizzati dai miei. Il divieto potrebbe avere un ulteriore scopo: impedire, tenendole separate, la sovrapposizione di identità su identità. La barriera che divide quello che è di uno da quello che è all’altro c’è sempre stata, oppure, l’autore del sogno (non ho idea chi) l’ha collocata in occasione del messaggio? Direi che c’è sempre stata. Non solo perché la ruggine ne diceva l’antichità, ma anche perché già la troviamo nelle parole di Cristo quando invita a dare alla terra quello che è della terra e al Padre quello che è suo. Beh: non con le stesse parole. Considera le mie, una sorta di licenza poetica. Tutti i sogni finiscono. Nel finire dei sogni finiscono anche i messaggeri? No, direi di no. Il sogno m’ha fatto vedere che si collocano (e/o la vita li colloca) oltre la porta dei valori; porta, che non avendo chiave e serratura, si può oltrepassare solo accettando l’abbraccio fra reciproci valori, e rifiutando ogni genere di cannibalizzante bacio fra valori. Vuoi vedere che il sogno mi sta anche dicendo quello che si dovrebbe fare nella ricerca di Comunione fra Religioni? Ti passo l’idea. Vedi tu. Concludendo: ammesso di aver capito il sogno e il suo messaggio, quale parte della favola mi riguarda? Mah! Una sola, direi, e cioè, devo proseguire da solo e da sveglio. Verso dove? Non lo so. Non sono ancora così sveglio.

manofronte

Caro Francesco: lungo la mia strada “per Damasco” ho incontrato questo Spirito.

Spirito è ciò che anima.
atrinita
Anima è ciò che si anima.                                         Ciò che si anima è vita.
Lo Spirito è l’anima della vita. 
Nella Natura, la Cultura anima la vita, animata dalla forza dello Spirito.
La forza dello Spirito è vita della Natura. La vita dello Spirito è forza della Cultura. Lo Spirito è la forza della vitalità della Natura che corrisponde con la vita della sua Cultura.Lo Spirito essendo forza è condizione di vita, ma non pone condizioni alla sua forza per non condizionare la vita.
Essendo Spirito della vita sino dal principio, è lo Spirito della vita dello stesso Principio.
Risulta anche a te?

manofronte

A che gender è appartenuta la spiritualità di Cristo?

Etero o Omo spirituale? Voglio dire, spiritualmente parlando, amò i diversi, o amò i simili? E chi l’uccise? La cultura divisiva perché condizionante (quella spiritualmente Etero) o la spiritualità Omo, che nel suo principio pone l’eguaglianza di spirito come alleante condizione?Per quanto è fondato sostenerlo, certamente amò la vita: crapulona o no che sia stata e/o che abbia trovato. Nella vita che amò, certamente ci sono stati quelli prevalentemente etero spirituali come anche quelli prevalentemente omo spirituali.Al proposito, sento il bisogno di vedere da vicino, se il suo amore per i simili abbia cambiato in simili anche i diversi. Basta un breve giro di Storia per vedere che in genere gli è andata buca. Dopo di lui, altri hanno colto il testimone, (il Principato e la Religione, indipendentemente dai tempi e dalle forme) ma come nel caso del Testimone del Padre, più di tanto non hanno potuto, o saputo. Bisogna ammettere, però, che più di tanto non hanno neanche voluto. Si sono immediatamente resi conto, infatti, che nella separazione impera la vita del Separante, (indipendentemente dalla forma e/o dall’identità) mentre nella spirituale conciliazione fra le parti, impera la vita, e nella vita (il tutto dal Principio) la soggettività spiritualità si abnega. Ammesso che di quella Figura sappiamo ciò che ci hanno detto di sapere, non prendo in ipotesi né la versione eventualmente sessuale immaginata dal credente, né quella omosessuale immaginata da un alterno pensiero. A tutto sono interessato, fuorché sapere il prevalente carattere sessuale della vitalità e della vita di Cristo!  Mi interessa, invece, capire il carattere spirituale di quello Spirito. Fu prevalentemente determinante? Con altre parole, fu il classico maschiaccio arabo che tutt’ora ritroviamo nei suoi conterranei nel nostro tempo? O fu prevalentemente accogliente come in genere non è l’arabo di oggi, e Bibbia testimone, neanche l’arabo di ieri?

neosepara

Non sono uno studioso e neanche uno che ha studiato. La mia Cultura, quindi, è come un Emmental: piena di buchi! Fra buco è buco del mio formaggio, però, ricordo bene un pieno: chi è senza peccato scagli la prima pietra! Il Cristo evangelico l’avrebbe detto se non fosse stato un accogliente Omo spirituale? Direi proprio di no. Un carattere spiritualmente Etero (determinante) avrebbe lapidato quella donna, e poi sarebbe andato a lavorare, o in Sinagoga, o a sgridare i bambini, o nei casi peggiori a picchiare e/o usare la moglie! Ben vengano altre ipotesi.Confermato il tenore del carattere Omo spirituale del Cristo,  fu simile a quelli del suo tempo o fu un diverso? E se diverso, come si visse e visse, se fra i suoi rischiava di venir prevalentemente giudicato come un estraneo (non dalle Donne, ci dicono) quando non, nel proseguo del suo pensiero, come un eretico bestemmiatore?Non serenamente, pare, se giunse a porre agli apostoli delle domande su di sé. Cosa mai potevano dirgli quegli affascinati dalla sua diversità, se non che gli volevano bene. Anche molto bene come, dicono, gli confermò il Cefa. Sono convinto che il Cristo conobbe molto bene la solitudine degli unici; unici, non tanto perché diversi, ma perché sconosciuti a sé stessi sia per un vago passato, sia perché di un vago futuro. A quella solitudine, il Cristo sfuggì perché trovò, identità e nome nello stessa identità del Padre: io sono quello che sono.Lo poté (sto fantasticando, ovviamente) nel momento stesso che si riconobbe pieno della stessa sostanza (spirito) dello Spirito apparso sul Sinai. Ecco perché si disse figlio del Padre: perché riconobbe di essere mosso dalla stessa forza che muove Iavè. Per Spirito intendo la forza della vita sia al principio che dello stesso Principio. Non me ne vogliano i non credenti del mio discorso. Non li sto convincendo a cambiare sponda: sto solo seguendo il mio pensiero. Per lo stesso motivo, non me ne vogliano neanche i credenti in disaccordo con le mie fantasie.Nella Cultura spirituale di rinascita, il Cristo evangelico scoprì un altro nome del Padre: lo disse Amore. Si può amare in toto una tale identità senza farsi totalmente accoglienti come bambini? Direi di no. Se da un lato il Cristo della nascita mi è pressoché ignoto (quello che raccontano si sta rivelando attendibile solo per una fede che esclude la ragionata conoscenza) quello della rinascita, invece, comincia ad “apparirmi” delineato.

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Dalla sua totale accoglienza del Padre – Amore, immagino anche l’accoglienza di quanto attuato dal Padre. Ammessa l’ipotesi, quella condizione del suo Spirito mi mostra l’aspetto materno del suo carattere spirituale. Non rivela l’aspetto umanamente paterno perché non ebbe genitore se non in una figura sostitutiva. Volenti o nolenti, le figure sostitutive non imprimono il loro carattere sul figlio adottivo. Si può pensare, allora, che fu quello della madre: a sua volta accogliente per il noto episodio: vero o non vero che sia, il punto non è questo. Altre ipotetiche forme di accoglienza della madre non sono in discorso e non m’interessano.Quello che immagino di un Cristo secondo il principio dell’Accoglienza anche spiritualmente materna nei confronti della vita, non lo penso del Mosè, ad esempio. In quanto guida e giudice di un popolo non poteva non essere che prevalentemente determinante, e quindi, gli sia piaciuto o meno, spiritualmente Etero. Certo, anche lo spirito etero sa farsi accogliente ma a delle condizioni che possono diventare anche inderogabili. Certo, anche Cristo dovette porre delle condizioni alla a sua accoglienza: mica viveva sul “Monte del sapone” a dirla con il Guzzanti. Ne ha poste, però, solamente di basilari. Non so se ne avesse avute anche di non basilari, visto che gli hanno tolto la parola molto in fretta.Quando tentarono di coinvolgerlo in una grossa questione (cos’è la Verità) ha risposto con il Silenzio. Vaglielo dire alla spiritualità dei suoi eredi che la Verità risponde solo nel Silenzio, e che è stato l’unico a sentirla! Vaglielo a dire alla spiritualità dei suoi eredi, così occupati a cercare la Verità che non si rendono conto che non è il luogo della Verità detto dal Cristo quello che stanno ascoltando, bensì, il luogo delle loro verità. Va bèh!

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Errare è umano, ma, diabolico secondo proverbio lo diventa quando (incuranti dei vespai che direttamente e/o indirettamente hanno provocato per secoli e che ancora provocano) affermano che la loro verità è più vera e più grande di un’altra.Abbiamo sempre pensato che prima maestra di vita sia la Cultura, sì, ma quale Cultura? Quella etero spirituale che ha riempito e riempie il mondo di Dolore?  Sostengo invece, che sia la Natura. Per Natura intendo il Corpo della vita comunque formato. Dove la ricerca del Bene che porta al Giusto perché Vero è attuata dalla corrente Cultura, inevitabilmente si mostra incapace di trovarla, anche  perché presa e condizionata da secolari vincoli. Così, finisce con il perdersi  per infinite strade. La Natura, invece, non si perde mai! La Natura capisce subito se in essa vi è menzogna. Lo capisce perché immediatamente ed inequivocabilmente lo sente per mezzo del dolore.Il Dolore è il male naturale e spirituale da errore culturale. Tanto è maggiore il dolore, e tanto è maggiore l’errore che porta al maggior Male. Se il Bene naturale ci dice la presenza della Verità tanto quanto cassiamo il Dolore che porta all’Errore, ci dice anche che per giungere al Vero di ciò che è Giusto allo Spirito, dobbiamo cassare il Dissidio.Si cassa il Dissidio, tanto quanto, fra vita e vita si diventa Omo spirituali. Con altro dire, di forza (vitalità e vita) simile. La spiritualità etero non può essere tramite di quel carattere dello Spirito. E’ vero: a suo modo anche la Cultura etero spirituale rincorre la Verità, ma sino a che resta strumento di Potere, è destinata a dividere le parti soggette sia in loro che fra di loro.

neosepara

Non può non farlo, vuoi perché le verità umane sono innumerevoli, e quindi, ingestibili da qualsiasi forma di centralizzante potere; vuoi perché tutti pretendiamo di agirle secondo verità pur non sapendo l’Assoluta; vuoi evitando che gli spiriti sottomessi, (gli incarnati, e /o cittadini che dir si voglia) si rendano spiritualmente conto che lo stesso Spirito, tanto è nel loro particolare, e tanto è nell’Universale. Fra Particolare e Universale, differenza vi è, non perché altro spirito, ma perché diverso lo stato dello stesso Spirito. Nel principio, infatti, è Assoluto, mentre il nostro corrisponde al nostro stato di vita: l’opinione è provata dal rapporto fra Immagine e Somiglianza.Ogni accentrante potere chiama unione fra soggetti, quello che di fatto è un contenimento_appiattimento di pensieri resi artificialmente ipocriti, cioè, omo spirituali nella forma. L’educazione spiritualmente etero, se da un lato contiene il Dissidio sociale (per il morale e lo spirituale non ci riesce neanche la sussidiaria Religione, se non continuando a dividere i suoi dagli altri) dall’altro non lo annulla. Al più, gli impedisce di esplodere ma, l’impedimento non disinnesca l’implosione interiore che si origina dai dissidi fra inverificabili  verità. Per i motivi detti, la possibile implosione interiore ci dice la continuità del Dissidio.Ora, Caro Francesco,  alla fine di questa pizza ti chiedo: ti preoccupa di più l’idea di amare la vita per cristiana Omo spiritualità in quanto ti ricorda l’omosessuale spauracchio, o ti preoccupa constatare che la farina macinata dalla Religione finisce sempre in crusca? Se ti può consolare, non solo la tua.

manofronte
 

Non si può servire Dio e Mammona

Caro Francesco: obiezione massima a proposito della negata possibilità sponsale dei preti è sempre stata questa: “non si può servire Dio e Mammona.”

neosepara

Come ben sai, la vita è animata dalla forza dello Spirito. Succede sia in quella del Principio, sia in quella principiata da quel Principio. Lo Spirito è il terzo stato della vita. Lo dico terzo presso il nostro principio per mera convenzione. Al Principio (il principio è la vita che ha attuato il suo principio: la vita) è un assoluto, quindi, inscindibile Uno. Ammesso lo Spirito del Principio (quello divino, comunque detto) la nostra vita, per quella forza, procede secondo gli stati di corrispondenza fra gli altri due stati: Natura e Cultura. Per Natura intendo la vita comunque effigiata, e per Cultura, la vita comunque pensata. Nel nostro stato della vita, per Spirito la forza comunque agita. Magistrale secondo Immagine, la nostra vita è stato trinitario_unitario tendente all’Unità; unità che si raggiunge in ragione della capacità di corrispondenza fra gli stati. Una visione della vita può essere mossa dall’ideale come dal reale, o come dalla mediazione fra ideale e reale. Mossa dal solo ideale, può originare un santo come un fanatico. Mossa dal solo reale, un razionale e/o un materialista. Mossa dalla mediazione, invece, l’umanità (anche sacerdotale) quando è pienamente cosciente di sé, sia nel servire Dio, che nel servire la vita, sia pure con il rischio di servire Mammona; rischio che di fatto esiste, però, tanto quanto si intende farlo, non perché lo si può anche fare a causa della nostra possibilità di errore. E’ ben vero una cosa: per dare vita lo Spirito concede il suo assoluto. Ragionando per assoluto, quindi, logica diventa l’impossibilità a servire Dio e Mammona con la stessa forza di Spirito. Ora, non intendo star lì a disquisire sui principi della Chiesa, tuttavia, anche tu non puoi non convenire sul fatto che stanno lacerando, sempre più chiaramente, l’umanità dei tuoi dipendenti. Per quella secolare causa, inoltre, sempre di più notoriamente sta emergendo l’ipocrisia (nel senso di recita) che per secoli li ha difesi (anche nel senso di curati) come per secoli ha difeso (anche nel senso di curata) la Barca che ti ritrovi a guidare fra non pochi marosi. Ammessi i precedenti discorsi, che preti vuoi, Francesco, per questo A.D. e per i successivi? Di quelli con l’umanità vera a sé stessi quando (per quanto sanno e/o possono) servono Dio e la vita propria e altra, o di quelli con l’umanità necessariamente ipocrita, sia quando servono Dio, sia quando servono la vita, sia quando servono la propria come l’altra? Questo è il vero problema, Francesco, non, il matrimonio dei preti!

neosepara

ps. Perché la dico necessariamente ipocrita? Perché solo il Paraclito sa quale la vera, e se è vero (come so vero) che lo Spirito libera, che altro ti resta se non liberare?

manofronte

Caro Francesco ti domando: cos’è la verità?

Secondo i Vangeli il Cristo non rispose. Perché non conosceva la risposta, o perché pensava (ipotizzo) che rispondere a chi “non ha orecchio” è “soffio” sprecato? La questione mi è tornata fra i pensieri durante una breve pausa dal lavoro di ristrutturazione del mio Blog. Colgo l’occasione per scrivertela. Sarò brevissimo. Te la scivo, non tanto perché penso sapere quello che presumibilmente sapeva Cristo, ma perché io non sto zitto neanche se mi pagano!Comincerò, allora, con il dirti il luogo: il luogo della verità è nella cessazione del dissidio, vuoi fra vita e vita, vuoi fra vita e Vita. Perché? Lapalissiano, direi. Perché nella cessazione del dissidio subentra il silenzio, vuoi fra vita e vita, vuoi fra vita e Vita.Dove subentra il silenzio non può esservi l’errore. Dove non può esservi l’errore, la vita tace. Dove tace già dal principio, la verità detta dal silenzio è vita al principio. Dove la vita è al principio del silenzio, il Principio è il Silenzio della Vita, che nella Verità e per la Verità, non può che tacere.Poiché il Principio della vita è stato di vita Assoluto, non può non essere che Primo, Uno, e Sovrano. Ne consegue, che Prima, Unica, Assoluta e Sovrana, non può non essere la Verità del Principio.Poiché al principio vi è la vita del Principio, e poiché in quanto Assoluto perché Primo e Sovrano, non può non essere l’Uno, per quell’unità ne consegue che, al principio di ogni principio, la somma risposta sulla verità è vita.Se ciò vale per la vita a somiglianza del nostro principio, ciò non può non valere per l’Immagine del Principio della Vita?
manofronte

Caro Francesco fai parlare la Parola con nuovo Verbo…

… oppure morto un papa l’altro ti seguirà. Intanto che ci pensi su, senti un po’ questa:
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Spirito è ciò che anima.
Anima è ciò che si anima.
Ciò che si anima è vita.
Lo Spirito è l’anima della vita.
Nella Natura, la Cultura anima la vita, animata dalla forza dello Spirito.
La forza dello Spirito è vita della Natura.La vita dello Spirito è forza della Cultura.Lo Spirito è la forza della vitalità della Natura che corrisponde con la vita della sua Cultura.Lo Spirito essendo forza è condizione di vita ma non pone condizioni alla sua forza per non condizionare la vita.
Per Spirito, intendo sia la forza della vita sino dal principio che la forza della vita dello stesso Principio. Lo Spirito del Principio non è tanto né poco: lo Spirito è vita, e il suo spirito (la sua potenza) vitalità. Questo scritto è il cappello di decine di stesure sullo Spirito e su quanto correlato, nel tempo viste e riviste non so più quante volte. E’ la base (la stesura sullo Spirito) di tutti i discorsi che ne ho ricavato. Mi vedo ancora mentre sto scrivendo un’idea della quale non avevo alcuna idea. E’ come se avessi dovuto disegnare un cerchio, senza assolutamente sapere com’è fatto, ma punto dopo punto, alla fine l’ho visto. Non sempre quando stavo scrivendo a casa. Qualche volta in giro, e non poche volte sul lavoro. Giusto per dire un caso, il pensiero introduttivo ai discorsi sullo Spirito e agli annessi e connessi, l’ho pensato mentre stavo al secchiaio delle trattoria dove all’epoca lavoravo. Ridevano e scuotevano la testa i colleghi quando mi vedevano partire in tromba alla ricerca di carta e penna. Avevano capito, però, (e accettato) che in quei casi dovevo scrivere, e che niente mi avrebbe fermato!
manofronte

2a parte della 25a lettera “Caro Francesco ti scrivo”

Caro Francesco: te la mando per conoscenza. A destinare la competenza ci penserà la vita.
Dio non parla, è vero, ma la suo posto lo fa la vita. La teologia cattolica (qualsiasi teologia, in vero) mi ricorda la fasciatura che deformava i piedi delle cinesi di una volta. Il piede simbolizza il passo (lo si intende in senso esistenziale) che così de_formato, addolorava il soggettivo cammino verso la meta: vuoi di fede, vuoi storico – personale, vuoi, per il credente, verso Dio.
Su Dio, Vicari e mistici di tutti i generi, incarichi, titoli, ecc, ecc, ci hanno detto di tutto e di più. Come tutti i cristiani, per decenni ho camminato anch’io con i piedi imprigionati in quel supplizio. Ora, però, che li ho liberati, sto decisamente meglio! Aver liberato i piedi da quelle costrittive fasciature, però, non m’ha fatto cambiare strada. Da quella ho allontanato, però, da tutte le compagnie che questa visione di Dio ha reso estranee. Terminata la premessa vengo al dunque: anche nella mia “teologia” Dio non parla. Per la mia, però, lo fa attraverso lo Spirito: potenza che lo fa e ci fa vivere. Lo Spirito è la forza della vita che si origina dalla corrispondenza di stati fra Natura (il corpo della vita comunque formato) e Cultura: il pensiero della vita comunque concepito. La parola è l’emozione della vita che dice sé stessa. La vita parla, quindi, o per mezzo del verbo (dato il Verbo) o per mezzo dello spirito dato lo Spirito. Neanche lo Spirito divino può crearsi corde vocali. Se proprio poteva e/doveva farlo, non è certo il tempo che gli è mancato. Ho pensato, allora, che abbia scelto ben altra corda: l’emozione della sua Forza. L’emozione dello Spirito è data dagli stati della sua potenza. Essendo assoluta, Uno lo Spirito (la sua potenza); Uno il Verbo: io sono; Una la Parola: vita. L’emozione del nostro spirito, è data dagli stati della nostra potenza: non assoluti, ma a Somiglianza dell’Immagine. La comunicazione fra l’emozione della Vita e l’emozione della nostra avviene fra potenze affini. La comunicazione per affinità di potenza, tuttavia, non esclude i non corrispondenti con l’Assoluto. Al più, i non comunicanti per mancante affinità fra Potenza e potenza, sono (per dirette e/o indirette cause) da sè stessi difficoltati. Anche se di prevalenza lo sentono “chi ha orecchio”, comunque lo Spirito parla al nostro spirito per mezzo di tre voci:
Depressione quando vi è difetto di forza nella vitalità;
Esaltazione quando vi è eccesso di forza nella vitalità;
Pace quando vi è corrispondente incontro fra vitalità e conoscenza.
Del nostro stato di pace si può dire che è l’omeostasi spirituale della vita.
Come la vita è stato di infiniti stati, anche queste corde emotive hanno infinito stato e/o condizione. Così, per lo Spirito della vita, nessuno può dirsi depresso in assoluto, esaltato in assoluto, pacifico in assoluto. Come portatori della Potenza, infatti, tutti, per principio, siamo egualmente potenti, ma, ovviamente, non in grado di esprimerla come il Principio. Nell’espressione del nostro, la persona è, quello che di prevalenza è. Nella corrispondenza di vita fra la nostra potenza e la Potenza, lo Spirito non fissa nessun stato del nostro stato. Fissa il nostro spirito, invece, ogni estranea invasione di forza (vuoi fisica, vuoi culturale, vuoi spirituale, vuoi spiritica) ma questo tarantolamento, cosa nostra è! Lo Spirito non può concedere che il suo assoluto spirito. Chi è Principio, infatti, non può concepire minor principi, così, il Principio può concedere solo il Bene, il Vero, il Giusto, non, il così – così a una vita, o il peggio a un’altra se non sta buona! Il Principio della vita non è un mercante in fiera! Visto che la voce dello Spirito è chiarissima, perché mai soffriamo ancora del mancato ascolto che porta alla depressione e/o all’esaltazione? Alla domanda ho una sola risposta: perché le teologiche fasciature ci addolorano il cammino al punto da sbarrare ogni apertura all’orecchio deputato al sentire. Meglio sarebbe farlo con quello deputato all’udire. Gesù che sermone! Non avevo mica l’intenzione di scrivere na’ roba del genere! Neanche, però, sono riuscito a impedirmelo! Cosa fatta, capo avrà!
manofronte

2a parte della 20a Lettera a Caro Francesco ti scrivo

Non sono mai stato così impreparato da non rendermi conto che il mio pensiero sul Principio e sui principi della vita, è (ebbene, sì!) un tonnellante mattone. Per anni mi sono chiesto come alleggerirlo. Pensa che ti ripensa, in soccorso m’è venuto un ricordo che da bambino mi preoccupava non poco: quello dell’occhio di Dio all’interno di un triangolo equilatero. La mia versione è questa
atrinita
L’immagine m’ha convinto sino a che ho ragionato secondo cultura cristiana, o meglio, cattolica. Non più (nella cattolica) mano a mano ragionavo per la cristiana secondo me. Secondo me, non vedevo corrispondente contenitore dei principi della vita su questo piano dell’esistenza, così, elevando il pensiero al principio (ne avevo assoluto bisogno) ho “reso” contenitori del Principio, il loro stato di principi sino dal al principio:
Natura
atrinita
Cultura                                                                     Spirito.
Per Natura intendendo il Corpo della vita comunque formato. Per Cultura, il pensiero sulla vita comunque concepito; Per Spirito, l’agita forza della vita comunque agita.
Del famoso triangolo (lo penso equilatero) immagina la Natura al vertice, la Cultura in basso a sinistra, e lo Spirito a destra. Siccome nell’Uno la collocazione dei tre stati si con_fonde al centro, la posizione di destra e di sinistra degli stati alla base può essere invertita. Di posto non modificabile, però, la Natura: al vertice perché non vi può essere contenuto di alcun genere se prima non vi è il debito contenitore. Comuque stiano le cose, nell’assoluta unità, gli stati, oltre che inscindibili diventano indistinguibili. Del Principio, (tu lo chiami diversamente mentre io non lo chiamo invano come neanche in modo vano) è possibile immaginarne la trinitario unitaria Figura senza ricorrere a deliranti teologie? Si, mi sono detto, purché ci si limiti ad immaginarne i soli principi che vedo possibili. Questi: la Natura del Principio come Corpo della vita comunque formato. Lo Spirito come assuluta forza della vita. La Vita come Cultura della Trinità per l’Unità. Come vedi, in ragione dello stato del nostro stato, anche la vita di questo stato di vita si basa su gli stessi principi del Principio: stessi come principi, non, ovviamente, come stato dei principi. Al principio e nel Principio, inscindibili, assoluti, sovrani, e nei nostri, a quelli somiglianti. Un Principio assoluto non può generare nulla che sia altro da sé; e siccome il suo assoluto Sé è la vita, può essergli Figlio solo quanto ha direttamente generato: la vita. E’ certamente vero: tanto quanto siamo fratelli di quel Figlio (la vita) perché ne adottiamo i principi, e tanto quanto siamo adottati dalla vita: sino dal principio, Padre. Tanto quanto siamo coscienti dell’esistenza del Padre (la Vita) perché siamo coscienti dell’esistenza del figlio (la vita) e tanto quanto siamo eletti figli del figlio del Padre: è il caso del massimo eletto che può esser detto del Cristo, come dei minimi che più o meno siamo tutti.  Con buona pace sulle millenarie travegole su Dio, ti saluto e ti chiedo di continuare a non volermene.
manofronte

2a parte della 19a Lettera a Caro Francesco ti scrivo.

Se fossi prete della tua parrocchia, all’insediamento razzolerei così.
Cari miei: tutti siamo qui per capire quanta Immagine della Vita (il Tutto dal principio) vi è nella vita del nostro essere di Somiglianza: il tutto dal nostro principio. Tutti, quindi, possiamo dirci vie della verità che si rifletteranno nella Verità. Forse sinora non ci avete badato, ma tutto provvede (mentre provvediamo) al raggiungimento dello scopo. Nel tutto provvede e nel tutti provvediamo, c’è il senso originale della più eletta provvidenza: quella, appunto, che diciamo divina perché dandoci vita già da subito, possiamo ben dirla generosità suprema. A proposito di meta per lo scopo, non esiste percorso che abbia prefissato punto culturale e spirituale, come non esiste viandante che possa dirsi e/o esser detto miglior viaggiatore. Tutti facciamo quello che possiamo; i border, quindi, si mettano l’animo in pace: i non border pure. Agitarsi a favore della vita, come contro, è solo un ingolfare il motore per averci messo più vitalità e vita del necessario. Conscio di non essere il vostro tribunale, nei vostri confronti mi ritrovo libero da qualsiasi giudizio. Le porte della mia vita, quindi, sono aperte a tutti: figli prodighi o di mignatta che sia. Rifiutandomi ogni facoltà di giudizio, ne consegue che mi rifiuto di essere il vostro confessionale. Se mi fosse compito divino, Dio mi avrebbe fatto a casetta, non solo con le orecchie, e secondo caso, capacità di mesto atteggiamento. Mio compito, invece, è quello di essere lo spirito compagno che vi sta a fianco, non quello che vi sta sopra, sia pure, a diverso pensiero, per pastorali motivi. Sopra la vostra vita ci deve essere la vostra vita, e, se ne siete coscienti, la Vita. Sbaglierete con la vostra e con Quella? Farete i vostri conti. Alla stregua se non la sbaglierete. Comunque sia il caso, a me non dovete proprio nulla. Mi si dirà: se i pedagoghi del Magistero della Vita siamo noi stessi, che senso ha la tua funzione di prete? In questa scuola, solo quello di essere il bidello che al caso vi ricorda le materie, le lezioni, gli orari, e che, se occorre, vi aiuta ad aprire il discernimento, in modo che possiate godere di un più libero Pneuma. Che ne dici, Francesco: ci metto l’Amen dopo i saluti?
manofronte

2a parte della 18a lettera a Caro Francesco ti scrivo.

Tanto o poco, tutti noi agiamo (e siamo agiti) da due tensioni: l’ideale e la reale. La prevalenza dell’ideale su il reale può originare un santo come un fanatico. La prevalenza del reale, un razionale quanto un cinico. E’ equilibrata la personalità che agisce i piatti mantenendoli allo stesso livello. Ciò vale anche nella sessualità. Tornando a quanto più ti interessa, constato che nel sacerdozio odierno pesano di più i piatti del reale, con ciò intendendo della sua umanità. Perché succede? Mi sono risposto: succede ogni qual volta una missione si fa professione. Nella professione, l’ideale è un ricordo che fa da sfondo alla recita sacerdotale, ma non da sfondo al sacerdote quando scende dal palco. Da sfondo al sacerdote che scende dal palco, c’è una fame di vita (anche sessuale) tanto maggiore quanto l’ideale l’aveva contenuta. Se vere le ipotesi, ti ritrovi, allora, a dover operare per la ricostituzione di due inseparabili fronti: rinnovare l’ideale per fermare la sessualità che tracima. Per fermare la sessualità che tracima, però, è necessario che tu non faccia la parte del medico pietoso che ti vediamo fare. Dove c’è affermata cancrena, inutili i cerotti. Sopratutto quelli che la chiesa (ogni chiesa) crede di poterci mettere sugli occhi. Caro Francesco: dove in una sessualità idealizzata c’è cancrena perché l’anticorpo che è l’ideale ha perso la sua facoltà, devi (perdonami l’imperativo) avere il coraggio di separare l’arto dal restante corpo. I se, i ma, i distinguo, i perdoni che lasciano il tempo che trovano, altro non fanno che favorire lo sviluppo dell’infezione. Separare non per giudizio, però, ma per riportare la capra al suo prato. Vediamo, invece, che sinora la sposti di ovile: aperti o chiusi secondo i casi. Se in quelli chiusi, la disattivi, ma muri anche un percorso di vita, che, come ha detto bene il Maestro dei cristiani (lo sono ma non secondo chiesa) dobbiamo bere sino alla feccia. Non ha detto per conoscere noi stessi e la vita. Penso, che l’avrebbe detto se solo gliene avessero lasciato il tempo. Penso, inoltre, che per rinnovare un ideale che sta scadendo, sia indicazione per niente male.
manofronte

2a parte della 17a lettera a Caro Francesco ti scrivo.

Può esser stato perché la gestione del potere l’aveva costretto nei piani bassi della vita? Può essere perché quei piani gli avevano carcerato la capacità di salire dall’Io a Dio? Tutto può essere come anche no, ma a mio immodesto parere, Dio si sente solamente attraverso la voce del suo unico e primogenito profeta: la creatura che abbiamo nominato vita. Non si può dire che non l’abbia ascoltata chi, elevando il proprio sé al Sé, ho potuto affermare: in principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.Vero è che ci ha lasciato nelle peste. Infatti (e forse perché abbacinati da tanta intuizione) non ne abbiamo mai capito il significato. Eppure, l’abbiamo sempre avuto sotto gli occhi!Non l’abbiamo mai visto prima, forse perché i Teologi (e quanto altro nel genere) ci hanno detto che essendo frutto di divina ispirazione, altro non ci restava altro che capirla per fede.Io non sono certo un teologo, e per via di fede, tutto sono fuorché uno scolastico, però sono un Ariete, e quando gli Arieti si puntano, prima o poi ci arrivano; ed io sono arrivato a questo.In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio, perché il Verbo IO SONO non può essere scisso dalla PAROLA, e la parola VITA non può essere scissa dal VERBO, se non tagliando la gola a chi afferma il suo indiscutibile Essere: IO e/o DIO che sia.Nell’aver svelato l’arcano secondo me, spero di non avervi rovinato la giornata. Ne sia assolvibile causa, l’influsso dell’emozione della mia vita: anch’essa (e d’altra parte come tutte) indiscutibilmente, Verbo e Parola.
manofronte

2a parte della 12a Lettera a Francesco

Posso anche capire che non hanno in te la fede che dicono di avere in Dio, ma, a che serve, incrinare la fede di quelli che, pur avendola in Dio, l’hanno anche in te? Per salvare la fede, dicono! Mi facciano il piacere! Riflettano piuttosto se è la loro anima in gioco, o se è con il potere della fede che giocano! Ti dirò, ora, quanto sai anche tu, ma che forse non altrettanto sanno quelli che leggeranno questo papiro! La vita al principio che nominiamo Dio è uno stato sovrano perché assoluto. Sovrano ed assoluto perché i suoi stati di vita hanno raggiunto il massimo stato della corrispondenza fra tutti e in tutti i suoi stati, cioè, l’Uno! Quali siano gli stati di Dio lo credo ma non lo so. Al che, glisso la questione. Ora, se noi siamo a Sua immagine, anche in noi non può non esserci la tendenza all’unità che si origina dalla corrispondenza di vita fra gli stati della vita, vuoi l’umana, come vuoi per l’umana che si eleva alla superiore. Negare, ridurre, falsificare, osteggiare e via elencando, altro non significa che l’impedire alla vita di ricongiungersi nella sua ricerca di unità, e, quindi, di essere, per quanto sa, può, o vuole, a Sua immagine. I libri raccontano che Dio ha Dato vita alla vita (inizialmente, materia) insufflando la forza del Suo spirito. Negare, ridurre, falsificare, osteggiare e via elencando, allora, è, a mio credere, un errore verso la forza del Creatore: errore, che in tutti i casi è capitale quando non mortale. Mi dirai: caro Vitaliano, una qualche regola la dobbiamo pur mettere! Vero, ma se non può essere contro lo Spirito della vita, su quale altra complementare verità? Mi rifiuto anche qui di essere più papa di te. Al più, ti ricordo che dove c’è dolore non può esserci verità. Il dolore, infatti, è il male naturale e spirituale da errore culturale. Contro il male, c’è un solo antidoto: l’amore. E l’amore è comunione. Se al principio, il Principio ha potuto diventare l’Uno, è perché ha amato ogni stato dei suoi stati. Secondo te, stiamo facendo la stessa cosa? Al momento, direi che ci stiamo provando, ma un po’ istericamente, perché lo concepiamo come un lenzuolo ad una piazza, per un letto che la vita ha fatto ad infinite piazze. Al che, o universalizziamo il lenzuolo in modo che copra tutte le piazze, o siamo destinati a combattere per il letto. Terza via non vedo, se non quella dello Spirito Paraclito, generalmente noto (almeno spero) come mediatore.
manofronte