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Accidenti a me!

Dopo averla goduta in pieno non c’è artistica meraviglia che non senta emozionalmente finita (consumata, ovvia, banale, trita, da cambiare, da buttare) anche dopo averla vista solo qualche volta. Tant’è, che su nessuna immagine riesco a fermare la scelta per la testata del Blog! Sindrome “da Vinci”? Amore per l’Arte incompiuta? Quella che mi permette di sentirmi coautore quando aggiungo del mio? Rifiuto di accettare che la perfezione sia irragiungibile? Ho provato a lasciar vuota la testata, ma tanto amo la pagina bianca e tanto mi stufa anche quella scelta! Con la bianca mi stufa anche una versione nera. Ambo le scelte mi ricordano la panna in cucina: serve a valorizzare quelle senza fantasia. Adesso ho messo questa, non tanto perché si offre alla lettura di magistrali simbologie, ma proprio perché non ne ha nessuna! Quanto durerà? Già temo da Natale a s. Stefano!
manofronte

Amicizia e virus

L’Amicizia nei Social (come nella vita) m’insinua un senso di capitalizzazione – possesso – vanità, che finisce con l’ossidare il dovere di una sincerità, che deve restare primaria. Onde  evitarmi questo pericolosissimo “virus” (l’opportunismo nella giustizia) ho deciso di attenermi ad una norma, tutto considerato ovvia:
io dico quello che penso e voi fate quello che volete.
Dove vi è unilaterale o reciproca sovrapposizione d’intenti, vi è separazione di rapporto: rapporto che proseguirà dove troverò permessa (e  permetterò) la reciproca sincerità: costi quello che deve costare.
manofronte

Eppure la vita ci parla!

Può essere come dici, ma, potrebbe anche non essere così. Potrebbe anche essere che non sai ascoltare, quando la vita ti “parla”. Non ricordo se ti sei detta una credente, ma giusto per amor di tesi, ti reputerò tale. Come credente sai che la vita, ha due piani di vita. Nel piano superiore, è collocata, (o meglio, abbiamo collocato) l’Entità creante. Se ammettiamo che quest’Entità creante sia vita, necessariamente ha “parola”. La parola, è l’emozione della vita che dice sé stessa. Siccome è il Principio che ha originato il suo principio, quale parola può dire quest’Entità? Direi che può dire se stessa. Quindi, essendo vita, la sua parola è: vita! E la vita è! [Detta e finita, questa è la Genesi “per Damasco”] In quanto prima vita, è un principio assoluto. Chi è principio assoluto, non può dire nulla di non assoluto. Pertanto, vita, è l’unica Parola di quel Principio. Scendiamo adesso su questo piano di vita. Anche qui, tu dici, la vita è quello che sopra affermi. Potrebbe essere, ma a mio avviso così non è. Su questo piano di vita le emozioni sono molte, pertanto, sono anche molte le parole che ci fa dire. Fra tante parole, quali, quelle del nostro principio di vita? Fondamentalmente, sono tre: depressione, esaltazione, pace! Depressione, quando, per eccesso o difetto di informazioni sbagliamo contro il Corpo. Esaltazione, quando per eccesso di informazioni sbagliamo contro la Mente. Pace, quando vi è corrispondente incontro fra le emozioni del Corpo e quelle della Mente.
neosepara
Vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra Corpo, Mente e Spirito. Lo Spirito, è la forza della vita, che si origina in ragione del Bene nel Corpo, e del Vero nella Mente. In ragione dell’infinita dinamicità dei rapporti emozionali nel mondo personale che si pone in relazione con le infinite dinamicità del mondo esteriore, direi che le parole che ci dice la vita sono infinite, altro, che la “muta” che dici! Mi piace, l’idea di vederti come una badante che assiste la vita ormai vecchierella. Mi fa tenerezza, ma per i modi sopra esposti mi risulta che sia la vita ad assistere te, non, il contrario. Siccome ha non poco e non pochi da assistere, delega il compito ad un’altra badante: il discernimento! Non dirmi che non l’hai mai ascoltato, vero?! E, se l’hai ascoltato come fai a dire che la vita è muta? Infine, solo gli animali sono solamente vivi. Se ne accompagni al macello, però, potrebbe venirti l’idea che sappiano di esserlo! Come l’umanità certamente no, ma cosa esclude che lo sappiano perché, pur sentendolo non c’è lo possono dire a causa della differenza fra il nostro linguaggio e il loro? Ciò fa pensare che, almeno in potenza, neanche loro sono solamente vivi.
manofronte

C’è stato chi non ha creduto …

C’è stato chi non ha creduto al mio profilo di persona come tante, così, ha preferito credermi un illuminato, profeta, guru, e via similando. A questi, ho dato un’unica risposta: macché, macché, macché! In me, non c’è nulla di diverso da altri. Neanche la mia sessualità, tutto considerato, non è diversa da quella etero. Ho amato l’uomo, infatti, come uomo che ama una donna, e/o, come donna ama l’uomo. Di diverso, forse, ho un superato uso degli attributi o degli orifizi, ma è una diversità che ha fatto scuola anche presso gli etero, quindi, è andata a ramengo anche quella mia specificità in amare. Allora, tolto di mezzo le quisquilie, io sono quello che sono, non quello che posso sembrar. Perché posso sembrare un illuminato, o profeta, o guru, e via similando? A mio avviso, (e forse, forse, e ancora forse) perché dico cose vecchie in modo non vecchio. Forse, perché non dico sulla vita le solite minestre riscaldate: almeno, non mi pare.
manofronte

 

Le domande della vita

A P. ho detto che la vita, è solo Bene. Mi dirai, allora,  perché ne troviamo gran poco, o quanto meno, da non bastarci mai? Per vita, intendo, il Bene della Natura, il Vero della Cultura, il Giusto dello Spirito. Questi, i principi del Principio. Da questi principi del Principio, si è originato, il vivere. Come dire che la Potenza, (la Vita), ha originato l’Atto, che è la nostra vita. Il vivere, è stato di infiniti stati della corrispondenza fra i nostri stati. Gli stessi del Principio. Ciò che differenzia gli stati del Principio, dai nostri, non è una diversa quantità di stati, ma la diversità dello stato: supremo nel Principio; quello che è, nel nostro principio. Il Principio della vita, (la vita che in molti modi chiamiamo), non può contenere che sé stesso. Se contenesse altro da sé, non sarebbe Assoluto, in quanto conterrebbe due principi. Se il Principio contiene la vita; e se, in quello, la vita è assoluta corrispondenza di stati; e se il Bene è il suo stato di principio, ne consegue, che non può contenere il male. Per “male”, intendo, dolore naturale e spirituale, da errore culturale. Può, un principio assoluto, contenere uno stato di vita a sé opposto? Non so voi, ma io non c’è lo vedo proprio! Può un principio conseguente all’Assoluto, contenere degli opposti principi, cioè, il male opposto al bene? Direi di sì! Perché? Perché la vita attuata ha due principi: quello del Principio, (la vita come potenza), e quello del proprio principio, appunto, la vita, come atto in atto. Allora, per favore, Palarosa, quando parliamo di dolore nella vita, facciamo a meno di alzare gli occhi al cielo. Guardiamoci dentro! A me non risulta, “che la vita ci chiede di soffrire”. A me risulta, che ci chieda di vivere! E, se il nostro vivere ha della sofferenza, che centra, la vita, che di per sé, è solo Bene! Se è, solo Bene, (smentiscimi l’affermazione, per favore), posso non pensare che l’implichiamo nella nostra sofferenza, perché la posizione del giudice, è certamente più comoda, di quella dell’imputato?
manofronte

A proposito di Credo e di Verità, ti mando alcune considerazioni.

A proposito di Credo e Verità: come capire (e distinguere) lo stato divino da quello umano in tutti quelli che si nomino variamente delegati ad interpretare la parola divina? Se solo torniamo daccapo, (al Principio di ogni principio), la risposta viene quasi da sé. Il Principio (Dio, comunque lo si nomini o lo si conosca) è il massimo stato della comunione fra i suoi stati. Se unità prima è l’Uno. Chi ha raggiunto il massimo stato della comunione fra i suoi stati, non può avere in sé nessun dissidio. L’assenza di ogni dissidio permette quella massima comunione di sé, (e di sé con altro da sé), che chiamiamo amore. Il Principio della vita, pertanto, essendo lo stato della massima comunione fra i suoi stati, è la massima immagine dell’amore. In quanto tale divina, dal momento che nell’umana non è possibile annullare (in assoluto) la presenza del dissidio. Se lo stato della comunione detta dall’amore, è il segno della presenza divina in quella umana, ne consegue, che tutto quello che unisce è proprio dello spirito divino, e tutto quello che separa è proprio dello spirito umano. Lo Spirito divino è la forza, (fiato, soffio, o parola che si voglia dire), che ha originato la vita. Vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra i suoi stati. Infinite le corrispondenze fra gli stati della vita, ed infinite le forme di vita. Ad ogni forma di vita, la sua conoscenza del Principio che l’ha originata. La massima conoscenza non può non portare al massimo principio, quindi, direi necessariamente, tutte le vie della vita non possono non convergere che verso l’Unico principio. Se l’Amore è Maestro di Comunione fra vita e vita, allora, l’amore che unisce ogni Via con la Verità della Vita, è il revisore di ogni scritto sinora composto su L’Amore, cioè, sul Padre. Mi si dirà: come porre in comunione le più diverse culture della vita? Il come non lo so, ma se da quell’impresa di comunione è assente il dolore, quel come, non potrà non essere vero. Perché a segnare una verità deve proprio essere il dolore, e non un superiore pensiero? Semplice! Perché il Principio della vita è il Bene: ed il bene sente il vero, anche quando il vero non sempre sa.

manofronte

Il principio spirituale

coldorNella fonte spirituale, la corona è simbolo di sovranità. La colomba è simbolo dello Spirito.  Lo Spirito, è la forza della vita che corrisponde dalla relazione fra una Natura e la sua Cultura. Poiché forza che principia la vita, lo Spirito è principio sovrano. Perché sovrano principio della vita a cui da la sua forza, non può essere spodestato da nessun altro spirito. La sottomissione dello Spirito, quindi, indipendentemente da chi o cosa la procura, è errore contro la vita, contro il Principio, contro il suo principio, lo Spirito. Tanto quanto la sottomissione dello spirito è perseguita, (vuoi in se che in altra vita da sé) è tanto quanto è male se diventa errore coscientemente perseguito.
 Storia e considerazioni sull’immagine
Ho trovato l’immagine originale (più di venticinque anni fa) in un mercatino di oggettistica: a Bolzano. Aveva uno sfondo a goccia: di plastica nera. Sordo a chi mi diceva che era un gabbiano (o un uccello simile) per decenni l’ho sempre intesa come l’interpretazione di una colomba da parte dell’autore; da quell’intendere, le conclusioni che ne ho tratto. Va beh! Vuol dire che è un O.S.M = Oggetto Spiritualmente Modificato; che è quello che da allora ho iniziato a diventare. Sopra la corona ho fatto aggiungere un brillantino. In quanto bianco, puro, e brillante, di quel diamantino si può dire che simbolizza la luce. La luce, simbolizza la verità. Elevando il pensiero, si può dire, allora, che sulla cima della corona che segna la sovranità, (dello Spirito, in questo caso) c’è il brillio della verità.
manofronte

separadue

Il principio culturale

sculturaleL’Immagine del segno culturale è composta da tre simboli: un cerchio, tre orbite, una croce. Il cerchio è formato da infiniti punti. Poiché si principia da ogni suo punto, è simbolo di principio infinito. Poiché in un cerchio tutto sta e il cerchio tutto contiene, è simbolo di universalità. Le orbite rappresentano il trinitario stato della vita: Natura, Cultura, Spirito. Le orbite sono intersecate. L’intersecazione segna l’unitaria corrispondenza fra gli stati. La Croce simbolizza il peso della Natura sulla Cultura, e sulla forza della vita: lo Spirito.
Storia e considerazioni sull’immagine
Ammessa ma non necessariamente concessa l’inesistenza degli spiriti, e ammesso ma non necessariamente concesso che la medianità sia solamente il frutto di un’altra parte della mente, ci sarà da capire come il medium sia riuscito (nel giro di un paio di minuti, forse neanche) a comporre quest’immagine senza mai staccare la penna dal foglio e senza fermarsi un attimo. Se accettiamo invece che l’autore sia uno spirito, con quell’immagine si è manifestato durante un incontro. Dopo la composizione dell’immagine scrisse che era un segno universale. Raccomandò di non fotocopiarla. (?) Non aggiunse altro. Sull’immagine (in b/n) non osai chiedere spiegazioni ma sentivo di doverle dare. A quale altro pro, infatti, quel messaggio? Ci impiegai non poco tempo. Non pochi pensieri, ripetizioni, correzioni. Non poca fatica: di anni.
manofronte

Cosa?

Nella gran parte dei casi, capisco solamente dopo, quello che ho scritto prima. Perché mai, un “imbecille” si ritrovi nella situazione di parlare di cose più grandi di lui, me lo spiego solamente così: è la vita! Certamente avrebbe potuto scegliere meglio. E, che cacchio! E’ andata a scegliere un tizio che non sa distinguere un congiuntivo da un trattore! Non hai idea di quante volte mi è venuto l’istinto di buttare via tutto! Non ne ho avuto la forza finale. Vanità? Amor proprio? Speranza di ragione? Fiducia nella vita? Mettici quello che vuoi: ci sta di tutto! Che faccio, ora? Non lo so. Procedo, suppongo. Alternative non ne vedo. Ovvero, ne vedo una: io faccio quello che posso e la vita farà quello che vuole.
manofronte

Hai presente il mercurio…

… che più tenti di fermarlo e più si divide? Vedo così anche l’impulso pedofilo che sta facendo beccheggiare la tua barca anche pericolosamente. Vedo anche che stai tentando di salvare capra e cavoli ma senza riuscirci quanto vorresti. Diversamente da te, posso dire quello che voglio e fare quello che credo per un solo fondamentale motivo: ho le mani assolutamente vuote da ogni condizionante potere. In questa felice situazione posso dire quello che credo verità, perché urbi et orbi (lasciamelo dire) lo credo veramente, non perché è veramente così se trovo opportuno dirla o non dirla. Da un bel po’ la tua chiesa è solo marginalmente mia. Pertanto, non dovrei impicciarmi delle sacre cose. Metti che lo faccio perché sono un romantico, e che questo basti per darti un consiglio non richiesto: vuoi togliere dalla tua chiesa gli abiti infetti? Semplice! Devi solo trovare l’eroico coraggio di non spogliarla dietro paraventi. Unico paravento deve essere la sincerità che riporta il sacerdozio alla sua naturale umanità, Restituendogli gli attributi che le verità della chiesa hanno trovato opportuno castrare. Confida nelle pecore, Francesco: capiranno! E’ ben vero che gli avete tagliato la gola per secoli, ma, anche se non lo diresti proprio, non del tutto, la capacità di discernere secondo equità; non del tutto il giudizio che le conduce per “verdissimi prati”; ad abbeverarsi solo “nelle placide acque”. Si è vero: hanno pur sempre bisogno di nuovi pastori. Nuovi, spero, innanzi tutto perchè senza bastone! Con i bastoni sulla schiena delle pecore, basta!

manofronte

Caro Francesco: a proposito di Medjugorje…

… sede di medianità, spiritismo, presunti carismi e idolatria, senti un po’ questa.

neosepara

L’esistenza della Divinità e del suo Spirito (la forza della sua vita) si basa su un atto di fede, quindi, ad ognuno la sua, o la sua opinione. L’esistenza dello spirito umano, invece, è provato (come forza della vita) dal sentire la nostra vitalità. Sulla Metempsicosi, molto si può dire, o tanto, poco, o per nulla credere. Come anche sull’esistenza degli spiriti, e sui cosiddetti doni dello Spirito che ho trattato da me. Non è possibile accertare, infatti, se provenienti da un’altro stato della vita, o se provenienti da un altro stato della mente: stato raggiunto (il mentale ignoto) vuoi per malattia, vuoi per “mistica” o vanesia ricerca di potere. Per quanto riguarda il mio pensiero e per i credenti, l’unico dono dello Spirito chiaramente verificabile è la vita. Per quanto riguarda i non credenti, è lo spirito della nostra. D’inattendibile fonte di vita ogni altro dono che non sia d’umana provenienza; sono d’inattendibile fonte, perché il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Il che vuol dire, che il male può essere maggiore dove maggiore la rivelazione.

neosepara

Mi si dirà: ma ci sono manifestazioni, che pur provenienti da inattendibile fonte, comunque recano soccorso e quindi sono un bene! E’ vero, tuttavia, per quale fine? Quello fine a sé stesso, (recare gratuito bene) o un fine nascosto, quale, ad esempio, far dipendere lo spirito umano, da uno spirito “donante” che non si sa più quanto abbia conservato di umano nell’ex umano che è diventato nel cielo che dice ma che non si sa? Ogni potere di qualsiasi genere usa il dono come rete. Lo sappiamo da sempre, tuttavia, ci cadono gli stessi adulti (quando non i tuoi) che ai bambini raccomandano di non accettare caramelle dagli sconosciuti. Dimenticano il loro stesso adulto avvertimento (quegli adulti e i tuoi che accolgono quelle manifestazioni dell’Oltre) non appena un dolore o un errore li fa tornare (incauti Pollicino) alla ricerca della strada che hanno perso nella loro Notte. C’è una sola attendibile guida! Il Padre del Bene nella Natura, per quanto è Vero alla sua Cultura, perché Giusto al suo Spirito per i credenti, e il bene nella Natura per quanto è vero alla propria Cultura e Giusto al proprio Spirito, per i non credenti. Si, hai inteso bene, Francesco. Sono vie parallele! Tutto si dovrebbe fare (o fare i tuoi) fuorché allontanare strada da strada.
manofronte

Caro Francesco: per quanto ancora il potere sulla vita sceglierà Barabba?

Tutti i credenti sono giunti ad accettare l’idea dell’unico Padre. Diverse solo le nostre interpretazioni. Fra le tante, quale la più grande perché la più vera? Quella biblica che lo narra simile al dispotico sovrano che fa e disfa la vita incurante della carne, sia dei sottomessi, sia di chi intendeva far sottomettere? Non so quando il Cristo evangelico smise di accettarlo così. Per quanto raccontano, quello che so, è che smise. Non per perdita di fede, smise, ma, evidente ipotesi, perché quel Padre non corrispondeva ai suo bisogni di figlio. Del Padre riesco a immaginare solo i principi della sua vita: Natura per quello che è; Cultura per quello che sa; Spirito per quello che sente. Naturalmente, lo posso perché ho elevato al Principio i nostri principi: Natura per quello che siamo; Cultura per quello che sappiamo, Spirito per quello che sentiamo. I principi del Padre sono assoluti. I nostri, a quell’Assoluto somiglianti. Passami la ripetizione dei pensieri che seguono. Sono come le travi che reggono un soffitto: necessariamente ripetute. Poiché corrispondenza di stati fra Natura, Cultura e Spirito, la vita originata dal Padre è trinitario_unitaria. Il Padre, invece, è l’Uno; lo è perché gli stati al principio sono unitari in assoluto. Se così non fosse, avremmo più principi, in conflitto per bisogni di supremazia. Non risulta da nessuna parte che i bisogni di supremazia siano tipici del Padre. Ben diversamente risulta dalle idee dei figli sul Padre. Il Padre, in quanto vita in assoluto, è identità, in alcun modo scissa. Se in alcun modo scissa, non può originare che un’unica volontà di vita; dare vita a sua immagine: perfetta! Certamente non sono io quello che sa cosa possa o non possa il Padre. Mi domando solamente: può fare qualcosa di illogico, con ciò intendendo dire un qualcosa che contraddica i suoi principi?

neosepara

Sia per fede che per ragione, secondo me, assolutamente no. Un Assoluto non può proiettare che il suo assoluto, e se assoluto Bene del Padre è ciò che proviene dal suo assoluto Vero perché assolutamente Giusto, assolutamente può operare solamente concedendo il suo assoluto principio: la vita. Può una potenza (quella che origina la vita) contenere ciò che toglie potenza? Se deriva da un assoluto principio, no. Nell’assoluto principio concesso dal Padre, quindi, non ci può essere nessun errore, nessun dolore, nessun male. Se per molti motivi e/o modi la vita a sua Somiglianza viene scissa (lacerata e sinonimi) fra i suoi principi trova posto l’errore che porta al dolore che porta al Male. Il dolore è il male naturale e spirituale da errore culturale. E’ sommamente importante, quindi, che nulla di esterno alla data vita la separi da sé stessa. Tanto quanto non vi è separazione fra stato e stato, e tanto quanto vi è comunione fra stato e stato. Non vi può essere comunione fra stato e stato, dove non vi è amore fra stato e stato. Essendo un principio assoluto, il Padre non può non essere che l’assoluta comunione fra i suoi stati. Per questo, è la massima immagine dell’Amore. La storia di Cristo mi fa pensare che nel genitore che ama trovò l’idea di Padre che corrispondeva ai suoi bisogni. Dicendolo d’Amore (il Padre promosso dai suoi bisogni) gli diede nuova immagine. L’amore permette la comunione che permette la vita. Guaio è, però, che pur permettendo la trasmissione del potere della vita, (e, quindi, del Padre) l’amore non permette la trasmissione del potere di vita su vita.  Guaio è, ovviamente, per quelli tentati da quell’imperio, come per quelli che lo attuano e/o lo perseguono: penso al Principato e alla Religione. Vero è, che senza il Principato e Religione come li conosciamo non si costituirebbe nessuna Società come la conosciamo.  Si può dire anche vero, però, che una società è legittima tanto quanto da ai suoi cittadini quanto è giusto perché bene al vero, e che è malsana tanto quanto non rispetta quella verità. Ciò vale anche per la Religione quando si fa politica. In vero, per tutte le religioni quando si fanno politicanti per questioni che nulla hanno a che fare con il Padre.

neosepara

Per quanto mi riguarda non ho perplessità nei confronti del Padre secondo Cristo. Sono più che perplesso, invece, nei confronti di quelli che si dicono Vicari di Cristo (e, quindi, del Padre) mentre, più che altro, dimostrano di essere gli interessati esecutori testamentari di un’idea che seguono secondo opportunità, più che secondo verità. Non sto parlando di te, Francesco: dai discorsi, i presenti sono sempre esclusi. Giunti al punto, che fare, Francesco? Visto che la Barca comunque va, continuare così? Visto che la Barca comunque non potrà andare più di così prima di arenarsi in qualche lido, fare quello che fece Cristo, e cioè, pensare una nuova idea di Padre? E secondo quale verità? Quella indicata dal Bene che è Giusto tanto quanto è Vero mi viene da dire. Guaio è, che del Bene, che è Giusto tanto quanto è Vero, non tutti hanno la stessa idea. Quale, l’universalizzante non solo a parole? Quello che non ho trovato nella Cultura l’ho trovato nella Natura: il corpo della vita. Nella Natura, vi è verità tanto quanto non vi è dolore. Tanto quanto non vi è dolore, e tanto quanto la Cultura della Natura permette la comunione che porta all’amore che porta all’Amore. Lo so: il guaio maggiore di un’idea che trovo persino ovvia sta nei pastori. Nella ricerca di pascoli per le pecore così abitudinari quando non aggrappati a cattedre e/o a bastoni. Anni che furono mi sono ritrovato in una situazione particolarmente complicata. Mi rivolsi al Don Ottorino: prete dei Filippini in Verona. Me la risolse. Non risolse quella legata alla mia identità sessuale, ovviamente. Nella mia gabbia, però, apri un piccolo sportello: lassa fare a Lù! (Lascia fare a Lui!) Mentre lo diceva ho pensato: sto qua l’è mato! E se i pazzi avessero ragione, quanto i sani sono in grado di capire (ed accogliere) il Suo intervento? E se per molti motivi spaventati non l’accettassero, sceglieranno Barabba? Ancora?!

manofronte

Ti racconto un sogno di qualche tempo fa

Avevo l’intenzione di farlo già al risveglio, ma non mi era sufficientemente chiaro. Non che adesso lo sia del tutto. A braccia aperte, gioioso e con un gran sorriso mi sto avvicinando ad un giovane arabo. Sulla trentina. Magro ma non scarno. Bello perché maschio più che per i tratti. Non particolarmente alto. Rada la barba. Indossa jeans, ciabatte, e una camicia con dei disegni. Li direi arabeschi. Sul tessuto non sono particolarmente evidenti. Anche il giovane mi sta accogliendo a braccia aperte e con analogo sorriso. Un attimo prima di farsi abbracciare e di abbracciarmi, sempre sorridendo ma con fermezza mi dice: qua, non si bacia nessuno! Non capisco perché me lo dice e rimango disorientato, anche perché al suo posto sto abbracciando una barriera rettangolare. Sembra una porta, ma è leggermente più piccola. Non mostra maniglia e neanche serratura. E’ di color ruggine, quindi, la penso di ferro. Il giovane che non vedo più, lo suppongo dietro. Neanche io mi vedo più, tuttavia, sono ancora presente sulla parte destra della scena. Nel tentativo di capire cosa è e che senso ha, la sto guardando da qualche metro di distanza. La parte destra della scena del segno della Croce, è il luogo che dice la santità dello Spirito alla sinistra del Padre. Per quanto mi conosco dubito molto di stare nel luogo della santità dello Spirito. Il sogno me lo conferma, vuoi perché sono uscito di scena (pertanto non sono nel luogo) vuoi perché non sono vicino alla “porta”. Continuo a non vedermi, ma ora sento che gli sono davanti. Davanti, sento le emozioni sessuali di chi sta penetrando un corpo. In una barriera di ferro?! Sento che quella penetrazione è insoddisfacente, non potente. Da giovane non ho mai penetrato niente e nessuno. Se l’avessi fatto, però, sento che sarebbe stato così: titubante, oltre che virilmente poco dotata.

neosepara

Perplesso, disorientato mi sveglio con un pensiero: “così non si fa”. Non so se conseguente a quello, ma provo un vago senso di colpa: un misto fra malinconia e un emotivo malessere. Si dice che i sogni siano messaggi degli spiriti. Ammessa l’ipotesi, chi era e/o di chi era quello spirito arabo? Penso di saperlo ma pensare non è sapere, quindi, tengo per me quell’intuizione. Cos’è un bacio, e cosa può significare “qui non si bacia nessuno?” Penso che il bacio sia ciò che è rimasto del cannibalismo. Il cannibalismo è bisogno di carne simile: rituale o solo alimentare che sia quel bisogno. L’evoluzione sociale e storica ci dimostra che dal bisogno di carne simile siamo passati al bisogno di valori simili: anche questi alimenti carnali perché provenienti dalla vita della carne. I valori non si devono “consumare”, così, per farli durare come alterno cibo culturale e/o proprietà (sentimentale e/o no che sia) con il bacio ne recitiamo la cena. Ammessa l’ipotesi, direi, allora, che quel giovane mi stava dicendo che non lo devo baciare (e che non mi avrebbe baciato) perché ciò avrebbe permesso il proseguo di una cena cannibalizzante. Visto che eravamo immagini disincarnate (il giovane ed io) di quale altra carne eravamo vestiti? Non mi resta che un’ipotesi: visto che eravamo vivi, eravamo vestiti di ciò che, dandoci vita ci faceva vivere. Siccome quello che ci fa vivere è lo Spirito, eravamo incarnati dalla sua forza. Il rifiuto del bacio, quindi, mi dice il rifiuto della cannibalizzazione fra spiriti. Lo stato di spirito di uno spirito trova vita e vitalità nei valori che persegue. Mi sono valori i discorsi sullo Spirito e sul Padre.

neosepara

La corrispondenza fra spiriti (onirica o no che sia) avviene fra spiriti affini. Si può pensare, quindi, che fra lo spirito di quel giovane e il mio vi è (o vi è stata) dell’affinità sugli stessi temi? Per la stessa strada? Per gli stessi valori? Non lo so. Il sogno non lo dice. Quello che so, è che fra i rispettivi valori è stata posta una porta ferrea. Implicito lo scopo, direi: impedire che i valori di quel giovane finiscano cannibalizzati dai miei. Il divieto potrebbe avere un ulteriore scopo: impedire, tenendole separate, la sovrapposizione di identità su identità. La barriera che divide quello che è di uno da quello che è all’altro c’è sempre stata, oppure, l’autore del sogno (non ho idea chi) l’ha collocata in occasione del messaggio? Direi che c’è sempre stata. Non solo perché la ruggine ne diceva l’antichità, ma anche perché già la troviamo nelle parole di Cristo quando invita a dare alla terra quello che è della terra e al Padre quello che è suo. Beh: non con le stesse parole. Considera le mie, una sorta di licenza poetica. Tutti i sogni finiscono. Nel finire dei sogni finiscono anche i messaggeri? No, direi di no. Il sogno m’ha fatto vedere che si collocano (e/o la vita li colloca) oltre la porta dei valori; porta, che non avendo chiave e serratura, si può oltrepassare solo accettando l’abbraccio fra reciproci valori, e rifiutando ogni genere di cannibalizzante bacio fra valori. Vuoi vedere che il sogno mi sta anche dicendo quello che si dovrebbe fare nella ricerca di Comunione fra Religioni? Ti passo l’idea. Vedi tu. Concludendo: ammesso di aver capito il sogno e il suo messaggio, quale parte della favola mi riguarda? Mah! Una sola, direi, e cioè, devo proseguire da solo e da sveglio. Verso dove? Non lo so. Non sono ancora così sveglio.

manofronte

Caro Francesco: lungo la mia strada “per Damasco” ho incontrato questo Spirito.

Spirito è ciò che anima.
atrinita
Anima è ciò che si anima.                                         Ciò che si anima è vita.
Lo Spirito è l’anima della vita. 
Nella Natura, la Cultura anima la vita, animata dalla forza dello Spirito.
La forza dello Spirito è vita della Natura. La vita dello Spirito è forza della Cultura. Lo Spirito è la forza della vitalità della Natura che corrisponde con la vita della sua Cultura.Lo Spirito essendo forza è condizione di vita, ma non pone condizioni alla sua forza per non condizionare la vita.
Essendo Spirito della vita sino dal principio, è lo Spirito della vita dello stesso Principio.
Risulta anche a te?

manofronte

A che gender è appartenuta la spiritualità di Cristo?

Etero o Omo spirituale? Voglio dire, spiritualmente parlando, amò i diversi, o amò i simili? E chi l’uccise? La cultura divisiva perché condizionante (quella spiritualmente Etero) o la spiritualità Omo, che nel suo principio pone l’eguaglianza di spirito come alleante condizione?Per quanto è fondato sostenerlo, certamente amò la vita: crapulona o no che sia stata e/o che abbia trovato. Nella vita che amò, certamente ci sono stati quelli prevalentemente etero spirituali come anche quelli prevalentemente omo spirituali.Al proposito, sento il bisogno di vedere da vicino, se il suo amore per i simili abbia cambiato in simili anche i diversi. Basta un breve giro di Storia per vedere che in genere gli è andata buca. Dopo di lui, altri hanno colto il testimone, (il Principato e la Religione, indipendentemente dai tempi e dalle forme) ma come nel caso del Testimone del Padre, più di tanto non hanno potuto, o saputo. Bisogna ammettere, però, che più di tanto non hanno neanche voluto. Si sono immediatamente resi conto, infatti, che nella separazione impera la vita del Separante, (indipendentemente dalla forma e/o dall’identità) mentre nella spirituale conciliazione fra le parti, impera la vita, e nella vita (il tutto dal Principio) la soggettività spiritualità si abnega. Ammesso che di quella Figura sappiamo ciò che ci hanno detto di sapere, non prendo in ipotesi né la versione eventualmente sessuale immaginata dal credente, né quella omosessuale immaginata da un alterno pensiero. A tutto sono interessato, fuorché sapere il prevalente carattere sessuale della vitalità e della vita di Cristo!  Mi interessa, invece, capire il carattere spirituale di quello Spirito. Fu prevalentemente determinante? Con altre parole, fu il classico maschiaccio arabo che tutt’ora ritroviamo nei suoi conterranei nel nostro tempo? O fu prevalentemente accogliente come in genere non è l’arabo di oggi, e Bibbia testimone, neanche l’arabo di ieri?

neosepara

Non sono uno studioso e neanche uno che ha studiato. La mia Cultura, quindi, è come un Emmental: piena di buchi! Fra buco è buco del mio formaggio, però, ricordo bene un pieno: chi è senza peccato scagli la prima pietra! Il Cristo evangelico l’avrebbe detto se non fosse stato un accogliente Omo spirituale? Direi proprio di no. Un carattere spiritualmente Etero (determinante) avrebbe lapidato quella donna, e poi sarebbe andato a lavorare, o in Sinagoga, o a sgridare i bambini, o nei casi peggiori a picchiare e/o usare la moglie! Ben vengano altre ipotesi.Confermato il tenore del carattere Omo spirituale del Cristo,  fu simile a quelli del suo tempo o fu un diverso? E se diverso, come si visse e visse, se fra i suoi rischiava di venir prevalentemente giudicato come un estraneo (non dalle Donne, ci dicono) quando non, nel proseguo del suo pensiero, come un eretico bestemmiatore?Non serenamente, pare, se giunse a porre agli apostoli delle domande su di sé. Cosa mai potevano dirgli quegli affascinati dalla sua diversità, se non che gli volevano bene. Anche molto bene come, dicono, gli confermò il Cefa. Sono convinto che il Cristo conobbe molto bene la solitudine degli unici; unici, non tanto perché diversi, ma perché sconosciuti a sé stessi sia per un vago passato, sia perché di un vago futuro. A quella solitudine, il Cristo sfuggì perché trovò, identità e nome nello stessa identità del Padre: io sono quello che sono.Lo poté (sto fantasticando, ovviamente) nel momento stesso che si riconobbe pieno della stessa sostanza (spirito) dello Spirito apparso sul Sinai. Ecco perché si disse figlio del Padre: perché riconobbe di essere mosso dalla stessa forza che muove Iavè. Per Spirito intendo la forza della vita sia al principio che dello stesso Principio. Non me ne vogliano i non credenti del mio discorso. Non li sto convincendo a cambiare sponda: sto solo seguendo il mio pensiero. Per lo stesso motivo, non me ne vogliano neanche i credenti in disaccordo con le mie fantasie.Nella Cultura spirituale di rinascita, il Cristo evangelico scoprì un altro nome del Padre: lo disse Amore. Si può amare in toto una tale identità senza farsi totalmente accoglienti come bambini? Direi di no. Se da un lato il Cristo della nascita mi è pressoché ignoto (quello che raccontano si sta rivelando attendibile solo per una fede che esclude la ragionata conoscenza) quello della rinascita, invece, comincia ad “apparirmi” delineato.

neosepara

Dalla sua totale accoglienza del Padre – Amore, immagino anche l’accoglienza di quanto attuato dal Padre. Ammessa l’ipotesi, quella condizione del suo Spirito mi mostra l’aspetto materno del suo carattere spirituale. Non rivela l’aspetto umanamente paterno perché non ebbe genitore se non in una figura sostitutiva. Volenti o nolenti, le figure sostitutive non imprimono il loro carattere sul figlio adottivo. Si può pensare, allora, che fu quello della madre: a sua volta accogliente per il noto episodio: vero o non vero che sia, il punto non è questo. Altre ipotetiche forme di accoglienza della madre non sono in discorso e non m’interessano.Quello che immagino di un Cristo secondo il principio dell’Accoglienza anche spiritualmente materna nei confronti della vita, non lo penso del Mosè, ad esempio. In quanto guida e giudice di un popolo non poteva non essere che prevalentemente determinante, e quindi, gli sia piaciuto o meno, spiritualmente Etero. Certo, anche lo spirito etero sa farsi accogliente ma a delle condizioni che possono diventare anche inderogabili. Certo, anche Cristo dovette porre delle condizioni alla a sua accoglienza: mica viveva sul “Monte del sapone” a dirla con il Guzzanti. Ne ha poste, però, solamente di basilari. Non so se ne avesse avute anche di non basilari, visto che gli hanno tolto la parola molto in fretta.Quando tentarono di coinvolgerlo in una grossa questione (cos’è la Verità) ha risposto con il Silenzio. Vaglielo dire alla spiritualità dei suoi eredi che la Verità risponde solo nel Silenzio, e che è stato l’unico a sentirla! Vaglielo a dire alla spiritualità dei suoi eredi, così occupati a cercare la Verità che non si rendono conto che non è il luogo della Verità detto dal Cristo quello che stanno ascoltando, bensì, il luogo delle loro verità. Va bèh!

neosepara

Errare è umano, ma, diabolico secondo proverbio lo diventa quando (incuranti dei vespai che direttamente e/o indirettamente hanno provocato per secoli e che ancora provocano) affermano che la loro verità è più vera e più grande di un’altra.Abbiamo sempre pensato che prima maestra di vita sia la Cultura, sì, ma quale Cultura? Quella etero spirituale che ha riempito e riempie il mondo di Dolore?  Sostengo invece, che sia la Natura. Per Natura intendo il Corpo della vita comunque formato. Dove la ricerca del Bene che porta al Giusto perché Vero è attuata dalla corrente Cultura, inevitabilmente si mostra incapace di trovarla, anche  perché presa e condizionata da secolari vincoli. Così, finisce con il perdersi  per infinite strade. La Natura, invece, non si perde mai! La Natura capisce subito se in essa vi è menzogna. Lo capisce perché immediatamente ed inequivocabilmente lo sente per mezzo del dolore.Il Dolore è il male naturale e spirituale da errore culturale. Tanto è maggiore il dolore, e tanto è maggiore l’errore che porta al maggior Male. Se il Bene naturale ci dice la presenza della Verità tanto quanto cassiamo il Dolore che porta all’Errore, ci dice anche che per giungere al Vero di ciò che è Giusto allo Spirito, dobbiamo cassare il Dissidio.Si cassa il Dissidio, tanto quanto, fra vita e vita si diventa Omo spirituali. Con altro dire, di forza (vitalità e vita) simile. La spiritualità etero non può essere tramite di quel carattere dello Spirito. E’ vero: a suo modo anche la Cultura etero spirituale rincorre la Verità, ma sino a che resta strumento di Potere, è destinata a dividere le parti soggette sia in loro che fra di loro.

neosepara

Non può non farlo, vuoi perché le verità umane sono innumerevoli, e quindi, ingestibili da qualsiasi forma di centralizzante potere; vuoi perché tutti pretendiamo di agirle secondo verità pur non sapendo l’Assoluta; vuoi evitando che gli spiriti sottomessi, (gli incarnati, e /o cittadini che dir si voglia) si rendano spiritualmente conto che lo stesso Spirito, tanto è nel loro particolare, e tanto è nell’Universale. Fra Particolare e Universale, differenza vi è, non perché altro spirito, ma perché diverso lo stato dello stesso Spirito. Nel principio, infatti, è Assoluto, mentre il nostro corrisponde al nostro stato di vita: l’opinione è provata dal rapporto fra Immagine e Somiglianza.Ogni accentrante potere chiama unione fra soggetti, quello che di fatto è un contenimento_appiattimento di pensieri resi artificialmente ipocriti, cioè, omo spirituali nella forma. L’educazione spiritualmente etero, se da un lato contiene il Dissidio sociale (per il morale e lo spirituale non ci riesce neanche la sussidiaria Religione, se non continuando a dividere i suoi dagli altri) dall’altro non lo annulla. Al più, gli impedisce di esplodere ma, l’impedimento non disinnesca l’implosione interiore che si origina dai dissidi fra inverificabili  verità. Per i motivi detti, la possibile implosione interiore ci dice la continuità del Dissidio.Ora, Caro Francesco,  alla fine di questa pizza ti chiedo: ti preoccupa di più l’idea di amare la vita per cristiana Omo spiritualità in quanto ti ricorda l’omosessuale spauracchio, o ti preoccupa constatare che la farina macinata dalla Religione finisce sempre in crusca? Se ti può consolare, non solo la tua.

manofronte
 

Non si può servire Dio e Mammona

Caro Francesco: obiezione massima a proposito della negata possibilità sponsale dei preti è sempre stata questa: “non si può servire Dio e Mammona.”

neosepara

Come ben sai, la vita è animata dalla forza dello Spirito. Succede sia in quella del Principio, sia in quella principiata da quel Principio. Lo Spirito è il terzo stato della vita. Lo dico terzo presso il nostro principio per mera convenzione. Al Principio (il principio è la vita che ha attuato il suo principio: la vita) è un assoluto, quindi, inscindibile Uno. Ammesso lo Spirito del Principio (quello divino, comunque detto) la nostra vita, per quella forza, procede secondo gli stati di corrispondenza fra gli altri due stati: Natura e Cultura. Per Natura intendo la vita comunque effigiata, e per Cultura, la vita comunque pensata. Nel nostro stato della vita, per Spirito la forza comunque agita. Magistrale secondo Immagine, la nostra vita è stato trinitario_unitario tendente all’Unità; unità che si raggiunge in ragione della capacità di corrispondenza fra gli stati. Una visione della vita può essere mossa dall’ideale come dal reale, o come dalla mediazione fra ideale e reale. Mossa dal solo ideale, può originare un santo come un fanatico. Mossa dal solo reale, un razionale e/o un materialista. Mossa dalla mediazione, invece, l’umanità (anche sacerdotale) quando è pienamente cosciente di sé, sia nel servire Dio, che nel servire la vita, sia pure con il rischio di servire Mammona; rischio che di fatto esiste, però, tanto quanto si intende farlo, non perché lo si può anche fare a causa della nostra possibilità di errore. E’ ben vero una cosa: per dare vita lo Spirito concede il suo assoluto. Ragionando per assoluto, quindi, logica diventa l’impossibilità a servire Dio e Mammona con la stessa forza di Spirito. Ora, non intendo star lì a disquisire sui principi della Chiesa, tuttavia, anche tu non puoi non convenire sul fatto che stanno lacerando, sempre più chiaramente, l’umanità dei tuoi dipendenti. Per quella secolare causa, inoltre, sempre di più notoriamente sta emergendo l’ipocrisia (nel senso di recita) che per secoli li ha difesi (anche nel senso di curati) come per secoli ha difeso (anche nel senso di curata) la Barca che ti ritrovi a guidare fra non pochi marosi. Ammessi i precedenti discorsi, che preti vuoi, Francesco, per questo A.D. e per i successivi? Di quelli con l’umanità vera a sé stessi quando (per quanto sanno e/o possono) servono Dio e la vita propria e altra, o di quelli con l’umanità necessariamente ipocrita, sia quando servono Dio, sia quando servono la vita, sia quando servono la propria come l’altra? Questo è il vero problema, Francesco, non, il matrimonio dei preti!

neosepara

ps. Perché la dico necessariamente ipocrita? Perché solo il Paraclito sa quale la vera, e se è vero (come so vero) che lo Spirito libera, che altro ti resta se non liberare?

manofronte

Caro Francesco ti domando: cos’è la verità?

Secondo i Vangeli il Cristo non rispose. Perché non conosceva la risposta, o perché pensava (ipotizzo) che rispondere a chi “non ha orecchio” è “soffio” sprecato? La questione mi è tornata fra i pensieri durante una breve pausa dal lavoro di ristrutturazione del mio Blog. Colgo l’occasione per scrivertela. Sarò brevissimo. Te la scivo, non tanto perché penso sapere quello che presumibilmente sapeva Cristo, ma perché io non sto zitto neanche se mi pagano!Comincerò, allora, con il dirti il luogo: il luogo della verità è nella cessazione del dissidio, vuoi fra vita e vita, vuoi fra vita e Vita. Perché? Lapalissiano, direi. Perché nella cessazione del dissidio subentra il silenzio, vuoi fra vita e vita, vuoi fra vita e Vita.Dove subentra il silenzio non può esservi l’errore. Dove non può esservi l’errore, la vita tace. Dove tace già dal principio, la verità detta dal silenzio è vita al principio. Dove la vita è al principio del silenzio, il Principio è il Silenzio della Vita, che nella Verità e per la Verità, non può che tacere.Poiché il Principio della vita è stato di vita Assoluto, non può non essere che Primo, Uno, e Sovrano. Ne consegue, che Prima, Unica, Assoluta e Sovrana, non può non essere la Verità del Principio.Poiché al principio vi è la vita del Principio, e poiché in quanto Assoluto perché Primo e Sovrano, non può non essere l’Uno, per quell’unità ne consegue che, al principio di ogni principio, la somma risposta sulla verità è vita.Se ciò vale per la vita a somiglianza del nostro principio, ciò non può non valere per l’Immagine del Principio della Vita?
manofronte

Caro Francesco fai parlare la Parola con nuovo Verbo…

… oppure morto un papa l’altro ti seguirà. Intanto che ci pensi su, senti un po’ questa:
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Spirito è ciò che anima.
Anima è ciò che si anima.
Ciò che si anima è vita.
Lo Spirito è l’anima della vita.
Nella Natura, la Cultura anima la vita, animata dalla forza dello Spirito.
La forza dello Spirito è vita della Natura.La vita dello Spirito è forza della Cultura.Lo Spirito è la forza della vitalità della Natura che corrisponde con la vita della sua Cultura.Lo Spirito essendo forza è condizione di vita ma non pone condizioni alla sua forza per non condizionare la vita.
Per Spirito, intendo sia la forza della vita sino dal principio che la forza della vita dello stesso Principio. Lo Spirito del Principio non è tanto né poco: lo Spirito è vita, e il suo spirito (la sua potenza) vitalità. Questo scritto è il cappello di decine di stesure sullo Spirito e su quanto correlato, nel tempo viste e riviste non so più quante volte. E’ la base (la stesura sullo Spirito) di tutti i discorsi che ne ho ricavato. Mi vedo ancora mentre sto scrivendo un’idea della quale non avevo alcuna idea. E’ come se avessi dovuto disegnare un cerchio, senza assolutamente sapere com’è fatto, ma punto dopo punto, alla fine l’ho visto. Non sempre quando stavo scrivendo a casa. Qualche volta in giro, e non poche volte sul lavoro. Giusto per dire un caso, il pensiero introduttivo ai discorsi sullo Spirito e agli annessi e connessi, l’ho pensato mentre stavo al secchiaio delle trattoria dove all’epoca lavoravo. Ridevano e scuotevano la testa i colleghi quando mi vedevano partire in tromba alla ricerca di carta e penna. Avevano capito, però, (e accettato) che in quei casi dovevo scrivere, e che niente mi avrebbe fermato!
manofronte

2a parte della 25a lettera “Caro Francesco ti scrivo”

Caro Francesco: te la mando per conoscenza. A destinare la competenza ci penserà la vita.
Dio non parla, è vero, ma la suo posto lo fa la vita. La teologia cattolica (qualsiasi teologia, in vero) mi ricorda la fasciatura che deformava i piedi delle cinesi di una volta. Il piede simbolizza il passo (lo si intende in senso esistenziale) che così de_formato, addolorava il soggettivo cammino verso la meta: vuoi di fede, vuoi storico – personale, vuoi, per il credente, verso Dio.
Su Dio, Vicari e mistici di tutti i generi, incarichi, titoli, ecc, ecc, ci hanno detto di tutto e di più. Come tutti i cristiani, per decenni ho camminato anch’io con i piedi imprigionati in quel supplizio. Ora, però, che li ho liberati, sto decisamente meglio! Aver liberato i piedi da quelle costrittive fasciature, però, non m’ha fatto cambiare strada. Da quella ho allontanato, però, da tutte le compagnie che questa visione di Dio ha reso estranee. Terminata la premessa vengo al dunque: anche nella mia “teologia” Dio non parla. Per la mia, però, lo fa attraverso lo Spirito: potenza che lo fa e ci fa vivere. Lo Spirito è la forza della vita che si origina dalla corrispondenza di stati fra Natura (il corpo della vita comunque formato) e Cultura: il pensiero della vita comunque concepito. La parola è l’emozione della vita che dice sé stessa. La vita parla, quindi, o per mezzo del verbo (dato il Verbo) o per mezzo dello spirito dato lo Spirito. Neanche lo Spirito divino può crearsi corde vocali. Se proprio poteva e/doveva farlo, non è certo il tempo che gli è mancato. Ho pensato, allora, che abbia scelto ben altra corda: l’emozione della sua Forza. L’emozione dello Spirito è data dagli stati della sua potenza. Essendo assoluta, Uno lo Spirito (la sua potenza); Uno il Verbo: io sono; Una la Parola: vita. L’emozione del nostro spirito, è data dagli stati della nostra potenza: non assoluti, ma a Somiglianza dell’Immagine. La comunicazione fra l’emozione della Vita e l’emozione della nostra avviene fra potenze affini. La comunicazione per affinità di potenza, tuttavia, non esclude i non corrispondenti con l’Assoluto. Al più, i non comunicanti per mancante affinità fra Potenza e potenza, sono (per dirette e/o indirette cause) da sè stessi difficoltati. Anche se di prevalenza lo sentono “chi ha orecchio”, comunque lo Spirito parla al nostro spirito per mezzo di tre voci:
Depressione quando vi è difetto di forza nella vitalità;
Esaltazione quando vi è eccesso di forza nella vitalità;
Pace quando vi è corrispondente incontro fra vitalità e conoscenza.
Del nostro stato di pace si può dire che è l’omeostasi spirituale della vita.
Come la vita è stato di infiniti stati, anche queste corde emotive hanno infinito stato e/o condizione. Così, per lo Spirito della vita, nessuno può dirsi depresso in assoluto, esaltato in assoluto, pacifico in assoluto. Come portatori della Potenza, infatti, tutti, per principio, siamo egualmente potenti, ma, ovviamente, non in grado di esprimerla come il Principio. Nell’espressione del nostro, la persona è, quello che di prevalenza è. Nella corrispondenza di vita fra la nostra potenza e la Potenza, lo Spirito non fissa nessun stato del nostro stato. Fissa il nostro spirito, invece, ogni estranea invasione di forza (vuoi fisica, vuoi culturale, vuoi spirituale, vuoi spiritica) ma questo tarantolamento, cosa nostra è! Lo Spirito non può concedere che il suo assoluto spirito. Chi è Principio, infatti, non può concepire minor principi, così, il Principio può concedere solo il Bene, il Vero, il Giusto, non, il così – così a una vita, o il peggio a un’altra se non sta buona! Il Principio della vita non è un mercante in fiera! Visto che la voce dello Spirito è chiarissima, perché mai soffriamo ancora del mancato ascolto che porta alla depressione e/o all’esaltazione? Alla domanda ho una sola risposta: perché le teologiche fasciature ci addolorano il cammino al punto da sbarrare ogni apertura all’orecchio deputato al sentire. Meglio sarebbe farlo con quello deputato all’udire. Gesù che sermone! Non avevo mica l’intenzione di scrivere na’ roba del genere! Neanche, però, sono riuscito a impedirmelo! Cosa fatta, capo avrà!
manofronte

2a parte della 20a Lettera a Caro Francesco ti scrivo

Non sono mai stato così impreparato da non rendermi conto che il mio pensiero sul Principio e sui principi della vita, è (ebbene, sì!) un tonnellante mattone. Per anni mi sono chiesto come alleggerirlo. Pensa che ti ripensa, in soccorso m’è venuto un ricordo che da bambino mi preoccupava non poco: quello dell’occhio di Dio all’interno di un triangolo equilatero. La mia versione è questa
atrinita
L’immagine m’ha convinto sino a che ho ragionato secondo cultura cristiana, o meglio, cattolica. Non più (nella cattolica) mano a mano ragionavo per la cristiana secondo me. Secondo me, non vedevo corrispondente contenitore dei principi della vita su questo piano dell’esistenza, così, elevando il pensiero al principio (ne avevo assoluto bisogno) ho “reso” contenitori del Principio, il loro stato di principi sino dal al principio:
Natura
atrinita
Cultura                                                                     Spirito.
Per Natura intendendo il Corpo della vita comunque formato. Per Cultura, il pensiero sulla vita comunque concepito; Per Spirito, l’agita forza della vita comunque agita.
Del famoso triangolo (lo penso equilatero) immagina la Natura al vertice, la Cultura in basso a sinistra, e lo Spirito a destra. Siccome nell’Uno la collocazione dei tre stati si con_fonde al centro, la posizione di destra e di sinistra degli stati alla base può essere invertita. Di posto non modificabile, però, la Natura: al vertice perché non vi può essere contenuto di alcun genere se prima non vi è il debito contenitore. Comuque stiano le cose, nell’assoluta unità, gli stati, oltre che inscindibili diventano indistinguibili. Del Principio, (tu lo chiami diversamente mentre io non lo chiamo invano come neanche in modo vano) è possibile immaginarne la trinitario unitaria Figura senza ricorrere a deliranti teologie? Si, mi sono detto, purché ci si limiti ad immaginarne i soli principi che vedo possibili. Questi: la Natura del Principio come Corpo della vita comunque formato. Lo Spirito come assuluta forza della vita. La Vita come Cultura della Trinità per l’Unità. Come vedi, in ragione dello stato del nostro stato, anche la vita di questo stato di vita si basa su gli stessi principi del Principio: stessi come principi, non, ovviamente, come stato dei principi. Al principio e nel Principio, inscindibili, assoluti, sovrani, e nei nostri, a quelli somiglianti. Un Principio assoluto non può generare nulla che sia altro da sé; e siccome il suo assoluto Sé è la vita, può essergli Figlio solo quanto ha direttamente generato: la vita. E’ certamente vero: tanto quanto siamo fratelli di quel Figlio (la vita) perché ne adottiamo i principi, e tanto quanto siamo adottati dalla vita: sino dal principio, Padre. Tanto quanto siamo coscienti dell’esistenza del Padre (la Vita) perché siamo coscienti dell’esistenza del figlio (la vita) e tanto quanto siamo eletti figli del figlio del Padre: è il caso del massimo eletto che può esser detto del Cristo, come dei minimi che più o meno siamo tutti.  Con buona pace sulle millenarie travegole su Dio, ti saluto e ti chiedo di continuare a non volermene.
manofronte

2a parte della 19a Lettera a Caro Francesco ti scrivo.

Se fossi prete della tua parrocchia, all’insediamento razzolerei così.
Cari miei: tutti siamo qui per capire quanta Immagine della Vita (il Tutto dal principio) vi è nella vita del nostro essere di Somiglianza: il tutto dal nostro principio. Tutti, quindi, possiamo dirci vie della verità che si rifletteranno nella Verità. Forse sinora non ci avete badato, ma tutto provvede (mentre provvediamo) al raggiungimento dello scopo. Nel tutto provvede e nel tutti provvediamo, c’è il senso originale della più eletta provvidenza: quella, appunto, che diciamo divina perché dandoci vita già da subito, possiamo ben dirla generosità suprema. A proposito di meta per lo scopo, non esiste percorso che abbia prefissato punto culturale e spirituale, come non esiste viandante che possa dirsi e/o esser detto miglior viaggiatore. Tutti facciamo quello che possiamo; i border, quindi, si mettano l’animo in pace: i non border pure. Agitarsi a favore della vita, come contro, è solo un ingolfare il motore per averci messo più vitalità e vita del necessario. Conscio di non essere il vostro tribunale, nei vostri confronti mi ritrovo libero da qualsiasi giudizio. Le porte della mia vita, quindi, sono aperte a tutti: figli prodighi o di mignatta che sia. Rifiutandomi ogni facoltà di giudizio, ne consegue che mi rifiuto di essere il vostro confessionale. Se mi fosse compito divino, Dio mi avrebbe fatto a casetta, non solo con le orecchie, e secondo caso, capacità di mesto atteggiamento. Mio compito, invece, è quello di essere lo spirito compagno che vi sta a fianco, non quello che vi sta sopra, sia pure, a diverso pensiero, per pastorali motivi. Sopra la vostra vita ci deve essere la vostra vita, e, se ne siete coscienti, la Vita. Sbaglierete con la vostra e con Quella? Farete i vostri conti. Alla stregua se non la sbaglierete. Comunque sia il caso, a me non dovete proprio nulla. Mi si dirà: se i pedagoghi del Magistero della Vita siamo noi stessi, che senso ha la tua funzione di prete? In questa scuola, solo quello di essere il bidello che al caso vi ricorda le materie, le lezioni, gli orari, e che, se occorre, vi aiuta ad aprire il discernimento, in modo che possiate godere di un più libero Pneuma. Che ne dici, Francesco: ci metto l’Amen dopo i saluti?
manofronte

2a parte della 18a lettera a Caro Francesco ti scrivo.

Tanto o poco, tutti noi agiamo (e siamo agiti) da due tensioni: l’ideale e la reale. La prevalenza dell’ideale su il reale può originare un santo come un fanatico. La prevalenza del reale, un razionale quanto un cinico. E’ equilibrata la personalità che agisce i piatti mantenendoli allo stesso livello. Ciò vale anche nella sessualità. Tornando a quanto più ti interessa, constato che nel sacerdozio odierno pesano di più i piatti del reale, con ciò intendendo della sua umanità. Perché succede? Mi sono risposto: succede ogni qual volta una missione si fa professione. Nella professione, l’ideale è un ricordo che fa da sfondo alla recita sacerdotale, ma non da sfondo al sacerdote quando scende dal palco. Da sfondo al sacerdote che scende dal palco, c’è una fame di vita (anche sessuale) tanto maggiore quanto l’ideale l’aveva contenuta. Se vere le ipotesi, ti ritrovi, allora, a dover operare per la ricostituzione di due inseparabili fronti: rinnovare l’ideale per fermare la sessualità che tracima. Per fermare la sessualità che tracima, però, è necessario che tu non faccia la parte del medico pietoso che ti vediamo fare. Dove c’è affermata cancrena, inutili i cerotti. Sopratutto quelli che la chiesa (ogni chiesa) crede di poterci mettere sugli occhi. Caro Francesco: dove in una sessualità idealizzata c’è cancrena perché l’anticorpo che è l’ideale ha perso la sua facoltà, devi (perdonami l’imperativo) avere il coraggio di separare l’arto dal restante corpo. I se, i ma, i distinguo, i perdoni che lasciano il tempo che trovano, altro non fanno che favorire lo sviluppo dell’infezione. Separare non per giudizio, però, ma per riportare la capra al suo prato. Vediamo, invece, che sinora la sposti di ovile: aperti o chiusi secondo i casi. Se in quelli chiusi, la disattivi, ma muri anche un percorso di vita, che, come ha detto bene il Maestro dei cristiani (lo sono ma non secondo chiesa) dobbiamo bere sino alla feccia. Non ha detto per conoscere noi stessi e la vita. Penso, che l’avrebbe detto se solo gliene avessero lasciato il tempo. Penso, inoltre, che per rinnovare un ideale che sta scadendo, sia indicazione per niente male.
manofronte

2a parte della 17a lettera a Caro Francesco ti scrivo.

Può esser stato perché la gestione del potere l’aveva costretto nei piani bassi della vita? Può essere perché quei piani gli avevano carcerato la capacità di salire dall’Io a Dio? Tutto può essere come anche no, ma a mio immodesto parere, Dio si sente solamente attraverso la voce del suo unico e primogenito profeta: la creatura che abbiamo nominato vita. Non si può dire che non l’abbia ascoltata chi, elevando il proprio sé al Sé, ho potuto affermare: in principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.Vero è che ci ha lasciato nelle peste. Infatti (e forse perché abbacinati da tanta intuizione) non ne abbiamo mai capito il significato. Eppure, l’abbiamo sempre avuto sotto gli occhi!Non l’abbiamo mai visto prima, forse perché i Teologi (e quanto altro nel genere) ci hanno detto che essendo frutto di divina ispirazione, altro non ci restava altro che capirla per fede.Io non sono certo un teologo, e per via di fede, tutto sono fuorché uno scolastico, però sono un Ariete, e quando gli Arieti si puntano, prima o poi ci arrivano; ed io sono arrivato a questo.In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio, perché il Verbo IO SONO non può essere scisso dalla PAROLA, e la parola VITA non può essere scissa dal VERBO, se non tagliando la gola a chi afferma il suo indiscutibile Essere: IO e/o DIO che sia.Nell’aver svelato l’arcano secondo me, spero di non avervi rovinato la giornata. Ne sia assolvibile causa, l’influsso dell’emozione della mia vita: anch’essa (e d’altra parte come tutte) indiscutibilmente, Verbo e Parola.
manofronte

2a parte della 12a Lettera a Francesco

Posso anche capire che non hanno in te la fede che dicono di avere in Dio, ma, a che serve, incrinare la fede di quelli che, pur avendola in Dio, l’hanno anche in te? Per salvare la fede, dicono! Mi facciano il piacere! Riflettano piuttosto se è la loro anima in gioco, o se è con il potere della fede che giocano! Ti dirò, ora, quanto sai anche tu, ma che forse non altrettanto sanno quelli che leggeranno questo papiro! La vita al principio che nominiamo Dio è uno stato sovrano perché assoluto. Sovrano ed assoluto perché i suoi stati di vita hanno raggiunto il massimo stato della corrispondenza fra tutti e in tutti i suoi stati, cioè, l’Uno! Quali siano gli stati di Dio lo credo ma non lo so. Al che, glisso la questione. Ora, se noi siamo a Sua immagine, anche in noi non può non esserci la tendenza all’unità che si origina dalla corrispondenza di vita fra gli stati della vita, vuoi l’umana, come vuoi per l’umana che si eleva alla superiore. Negare, ridurre, falsificare, osteggiare e via elencando, altro non significa che l’impedire alla vita di ricongiungersi nella sua ricerca di unità, e, quindi, di essere, per quanto sa, può, o vuole, a Sua immagine. I libri raccontano che Dio ha Dato vita alla vita (inizialmente, materia) insufflando la forza del Suo spirito. Negare, ridurre, falsificare, osteggiare e via elencando, allora, è, a mio credere, un errore verso la forza del Creatore: errore, che in tutti i casi è capitale quando non mortale. Mi dirai: caro Vitaliano, una qualche regola la dobbiamo pur mettere! Vero, ma se non può essere contro lo Spirito della vita, su quale altra complementare verità? Mi rifiuto anche qui di essere più papa di te. Al più, ti ricordo che dove c’è dolore non può esserci verità. Il dolore, infatti, è il male naturale e spirituale da errore culturale. Contro il male, c’è un solo antidoto: l’amore. E l’amore è comunione. Se al principio, il Principio ha potuto diventare l’Uno, è perché ha amato ogni stato dei suoi stati. Secondo te, stiamo facendo la stessa cosa? Al momento, direi che ci stiamo provando, ma un po’ istericamente, perché lo concepiamo come un lenzuolo ad una piazza, per un letto che la vita ha fatto ad infinite piazze. Al che, o universalizziamo il lenzuolo in modo che copra tutte le piazze, o siamo destinati a combattere per il letto. Terza via non vedo, se non quella dello Spirito Paraclito, generalmente noto (almeno spero) come mediatore.
manofronte

Da: “Lo stato Umano nello Stato sociale…

… per lo spirituale secondo la Pedagogia “per Damasco”.

Ho rivisto il testo della Pedagogia e questo nell’edizione Giugno 2018 del Blog. Li ho pensati una trentina di anni fa, quando, parafrasando il Bartali: l’era tutto da rifare! Sono scritti intensi, vuoi per quello che dico, vuoi per come lo dico. Ho tolto solo qualche riga. Non di più, perché a mente spiritualmente fredda (cioè, con quella di Vitaliano, non, con la “per Damasco) non so cosa lasciare o cose togliere.

neosepara

Nell’ambito naturale (Umanità e Luogo) le realtà umana e sociale sono quello che sono. Nell’ambito culturale sono quello che sanno. Nell’ambito spirituale sono la vitale manifestazione di quello che sono in quello che sanno. La Comunione fra gli stati della Natura nel Bene, della Cultura nel Vero e dello Spirito del Giusto umani e sociali conformano e confermano lo stato Umano, quello Sociale e, per corrispondenza culturale e spirituale dei reciproci stati, la sua Civiltà. Norma e Normale è tutto ciò che attua lo sviluppo Trinitario – Unitario dello stato umano: stato di se, nello stato sociale per lo stato spirituale. A – normale è tutto ciò che divide lo stato umano da se stesso e per corrispondenza di divisione dallo stato sociale. Dalla negazione per divisione dello stato trinitario (succeda a causa della Persona o per cause sulla Persona) la negazione dello stato Umano. Per corrispondenza di opposizione da divisione, la Persona è negata dallo Stato sociale e/o la Persona nega lo Stato sociale. Una separazione degli stati trinitari che succeda sia nell’Uomo che nello Stato sociale, conforma e conferma la disumanità dell’Uomo, quella dello Stato sociale e, per la mancata corrispondenza fra Natura e Natura, Cultura e Cultura, e fra vita e vita, l’inciviltà dello stato umano e di quello sociale. Tutto ciò che trinitariamente conforma e conferma è Via della Natura per la Verità della Cultura nello Spirito della Vita umana e sociale. L’Umano ed il Sociale giungono al proprio stato attraverso la Via della Natura nella Verità della Cultura per lo Spirito della Vita: suprema comunione del Bene della Natura nel vero della Cultura per il giusto Spirito. La corrispondenza fra lo stato Umano e quello Sociale, permette la Fede che permette l’Amore che permette la Vita. La Fede è la realtà che corrisponde all’amore corrispondente nella comunione. Su questa realtà, la Natura, la Cultura e lo Spirito umano e sociale, assurgono a trinitario – unitario tramite della realtà spirituale, nella realtà umana e sociale.

manofronte

Segue da “Nella mia strada di concupito.”

Non ho subito trauma fisico, perché non c’è stato alcun tentativo in quel senso. E non ho subito trauma psichico perché, pur non sapendo cos’è sessualità, (ero ai tempi della terza elementare in collegio) la sentivo benissimo! Dirò di più! Quell’esperienza aveva riempito di tutti i patemi “dell’amore”, la mia vita di senza niente, e di senza nessuno. E’ ben vero che tutto il mio ambaradan sentimentale sino alla passione, era solo la costruzione di un affamato, e non certo quella voluta dal pedofilo: prete, giusto per dire le cose sino in fondo. Sono passati 50 anni. Ne ricordo ancora il nome! Senza nessuna forma d’astio. E’ come se fossi stato “abbandonato” da un amante, ora, a questa mia età: superabile, qundi. Ben altra paura, me la comunicarono i preti. Confratelli di Giuda, a mio avviso, perché sono stato abbandonato, come un’appestato! A quell’età!!! E, quando hanno saputo della cosa nel colleggio degli Esposti di Padova, da dove provenivo: altro abbandono! Altro esilio! E mia madre adottiva che non capiva. Come cavolo poteva capire, la Cesira! Se gli Esposti ci sono ancora, il Pabloz saprà dov’è via Belzoni! Abbandono ed esilio di un perso fra cose più grandi, questo, è stato, più pedofilo, nel senso più dispregiativo che possiate trovare! L’altro, almeno, mi portava dei regali! Gli altri, solo la loro miseria! Ad un bambino!!! Ve la dico tutta! Sto piangendo che non riesco a fermarmi! E non di certo, a causa di quel pedofilo: che cazzo di parola! Ho scritto la mia distinzione fra Pedofilia positiva e quella negativa, appunto per quell’esperienza. Ma, pensando alla negativa, non riuscivo a vedere i mostri pedofili. Solo quelli non pedofili!!! Con questo, spero di aver buttato fuori tutto il fiele che mi hanno fatto bere!
manofronte

Segue da “Droga: croce e illusorio cireneo.

“Come Associazione e persona sono vicino a Dipendenti da tossico sostanze, in età variante dai 30 ai 40 anni. Sono età, nella quale il sapere e la vitalità si amalgamano con la riflessione. Tuttavia, su di loro imperano ancora le sostanze legale ed illegali. Sono imperi che mostrano la corda ai tossicodipendenti che le dico. Nel riconoscerne tutti i fili, (anche se nel non contrapporre azione di rigetto), sta, la loro maturità. Nella contrapposizione fra ciò e chi opera per il loro recupero, e ciò di chi opera per mantenere lo stato quo del tossicodipendere, la persona td. sta, come la corda del gioco. L’opera di trazione cui è sottoposta la personalità tossicodipendente, è sfibrante, logorante, angosciante. Se la “pera” ha tanta presa, è anche perché cura quegli stress. Non da meno stress, sono soggetti anche quelli che operano contro la Tossicodipendenza. Questi, si devono difendere da quello che il Tossicodipendente butta loro addosso sia volente che nolente. Vi sono di quelli che si difendono, essendoci solamente con la professione. Incauti quelli che credono di essere difesi perché ci hanno messo la vita. Comunque sia, vuoi prima o vuoi dopo, ambedue i generi di comportamento vengono lesi dalla costante frustrazione, che, per servitù alla droga, il Tossicodipendente non può non provocare. Così, fra “tossici” e antitossicità, la droga inietta un’altra faccia del suo veleno: l’inimicizia. Sarà anche una inimicizia educata, amorosa, ma sempre velenosa, ed avvelenante, è. Volentemente nolente, il Tossicodipendente in questa situazione sente che tutto gli è nemico. Sia l’antisociale, (per quanto sia passivo – attivo complice), sia un Sociale, che non riesce ad essere sufficiente amico perché non sufficiente “pera”.” Non c’è pippa di ragione, che sappia dire la solitudine che è in questi casi e su ambo i fronti. Solo il cuore lo potrebbe, ma, lo vendono a poco. Forse perché è considerato a livello frattaglia. Quindi, non rimane che la “roba”! Il senso placenta che da, rimane un amico anche se sanno che li isola da qualsiasi alternativa. Se ne rammaricano ma finiscono per coprirsi, perché fuori, fa freddo. In attesa di capire che non si può osteggiare una intossicazione di quel genere, o rimanendo da parte, o sostenendo una parte, o rinchiudendola in vari modi dentro una parte, il Tossicodipendente sta, senza arte e ne’ parte, o si fa per continuare la sua parte, se non proprio l’arte. E’ vero che il “farsi” è sod – disfarsi, ma è anche vero che è medicarsi, oltre che, identificarsi. I tempi e i respiri della vita non hanno nulla a che spartire con ideologie legali e/o terapeutiche. Ma le terapie sono costi e, i costi, rendono merce la vita. La vita trattata come merce, ci condanna a riprendere in carico, la vita che trattiamo come merce. L’unica virtù che non rende merce la vita, è la gratuità. Sarebbe una grandissima gratuità, già il capire, che se la droga è il piacere che fa male, in successione, è il male che solleva dal piacere che fa male.”
manofronte

Segue da: la mia strada “per Damasco” all’inizio.

All’epoca avevo un furgoncino senza riscaldamento (giusto per non far mancare nulla al caso) ma lo stesso avevo deciso di festeggiare la notte andando in stazione a leggere un libro. C’era freddo, neve per terra, e nessuno a parte me e l’Amato sotto un albero davanti la chiesa della stazione. Era il suo compleanno; e se io non avevo voglia di festeggiare con amici e varie canonicità, lui altrettanto. Mancandomi l’Amato, mi mancò tutto, ma l’assenza del tutto che si ama (faccio ancora fatica a dire morte) non è assenza di vita; e per quanto ferita, la vita ti obbliga a guarire, ameno che, non  ci diventi vivere, la conservazione del dolore che c’è, come sostituto della conservazione dell’amore che non c’è. Non mi è mancata neanche questa fase, ma prima o poi si attenua se, è alla vita e non al dolore che rivolgiamo lo sguardo e gli intenti. Alla guarigione ha certamente contribuito il bisogno di raccontare una storia che ho chiamato “per Damasco” per similitudine di incontro (indipendentemente dall’identità che si è dichiarata, che comunque è inverificabile) con uno spirito della vita: quello dell’Amato nel mio caso; l’incontro fu medianico. Proseguendo la mia strada e l’amorosa corrispondenza, però, ho sentito che il mio fato (l’Amato) non aveva per niente cambiato il suo intendere la vita; a questo ci è giunto con gli anni, e anche con i litigi (la sua forza sulla mia e il mio rifiuto di accettarla) che non sono mancati. Il mio procedere il percorso in compagnia dello spiritello ancora birbantello ma non più accettato come tale, m’ha portato ad incontrare lo Spirito della vita. E’ accaduto, come accade quando, delusi da un amore, se ne cerca un altro, o non avendo un padre se ne cerca uno. L’incontro è stato culturale, ovviamente. Quindi, niente tuoni, niente lampi, niente magie e alberelli che prendono fuoco; è stato tutto un discorso (e qualche volta un pianto) fra la mia vita e la vita. L’incontro è stato anche spirituale, ma per quanto è possibile al mio spirito: ora tot, ora meno tot, ora più tot, ora niente tot. Adesso, sento il birbantello molto meno di prima e solo in certi casi. Avrà iniziato anche lui la sua strada, e visto che di litigi è da parecchio che non ne facciamo, suppongo che la stia percorrendo con la pace che in vita non aveva mai avuto se non da preso dal suo amore: l’eroina. Triangolo vi fu nel mio pensiero verso quella vita, e triangolo vi è nel mio pensiero di adesso verso la vita. Vorrà dire qualcosa?
manofronte

Segue da “Cammini”

“Per quasi sei anni ho condiviso la vita con un dipendente da tossico sostanze. Con lui ho girato le “piazze” di Verona. Con lui ho esplorato la sua tossicodipendenza: quella da eroina. Con lui ho esplorato la mia tossicodipendenza: confusa, disordinata, disarmonica somma del suo stato e del mio. Lui era la “roba” di me, dipendente da lui, sia affettivamente che sessualmente. Oltre alle piazze dello smercio, con lui ho esplorato la famiglia: dalla sua, al concetto di famiglia. Abbiamo esplorato Ospedali e Centri medici deputati alle tossicodipendenze. Abbiamo esplorato i Referenti di vario genere e grado che si occupavano di tossicodipendenze. Assieme siamo andati per uffici. Abbiamo conosciuto “gente per bene” e “gente per male”. Nel nostro girare, abbiamo trovato del bene, dove, normalmente non avrebbe dovuto esserci e, del male, fuori luogo presso il bene. Ora, lui ha finito il suo giro. Per me, ed anche come Associazione, l’Aids si è rivelato una grande lezione di storia e di vita. Il tutto, per la caratteristica di essere sindrome, complesso di sintomi, confluenza di variabili, condizioni, stati. Se prima ragionavo per settori, dopo, ho dovuto cominciare a ragionare per totalità. Da questa conclusione, la necessità di vedere sindrome, anche la Persona, anche la vita. Sotto questo aspetto, l’Aids che tanto “spaura”, è stato il maestro che mi ha indicato la via. Quella che avevo cercato per anni, e che ho trovato dove non me lo sarei mai aspettavo: alla fine di una strada.”
manofronte

Segue a: Sulla Metempsicosi si può dire.

Per reincarnazione s’intende “l’atto dell’anima che dopo la morte torna a vivere in un altro corpo.” Vero, ma c’è un altro genere di reincarnazione, e cioè, l’atto di uno spirito che torna a vivere in un altro spirito. Nella prima ipotesi, il reincarnante si domicilia nel corpo. Nella seconda, nello spirito (nella forza) di un’identità incarnata.

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Lo spirito che s’incarna nel corpo che lo ospita ma non influisce su quella mente è uno spirito spettatore; spettatore alla stregua di chi solamente legge una storia ma non per questo non apprende. Lo spirito che si incarna in una forza, invece, è uno spirito che può essere comprimario ma non per questo restare tale. Secondo stati di infiniti stati, la metempsicosi avviene nella carne per lo spirito che sente di dover ripercorrere le emozioni del corpo. Avviene nella mente, per lo spirito che sente di dover ripercorrere le emozioni del pensiero. Avviene nello spirito, per l’anima che sente di dover ripercorrere le emozioni della forza. Avviene nel corpo, nella mente, e nell’animo, per lo spirito che sente di dover ripercorrere le emozioni della vita. La vita, essendo corrispondenza di stati in tutti e fra tutti gli stati, non separa uno stato emotivo da un altro, così, i generi di reincarnazione appena detti (nel corpo, nella mente, e nella vita) comunque finiscono con l’influirsi. Per infiniti stati di vita, lo spirito che cerca il bene, il vero, e il giusto si reincarna secondo spirito di verità; di male, invece, lo spirito che s’incarna secondo dolore naturale e spirituale per errore culturale. Come il primo potrebbe abbassare il suo stato durante il percorso, così il secondo lo potrebbe alzare. Nessun spirito necessita della totale riconsiderazione su di sé: nessuno, infatti, è totalmente in errore come non è totalmente nel giusto. Ne consegue, che, sia pure nei termini sopraddetti, la reincarnazione avviene solo per le parti in errore o in dolore. Le parti in errore o in dolore sono parti di identità. Uno spirito reincarnato, allora, può essere riconosciuto solo per parti della sua identità, non per il tutto che è stato. Ciò non smentisce chi si dice o viene riconosciuto come un reincarnato. Smentisce, però, chi si dice o viene riconosciuto come reincarnato in toto. Se uno spirito è riconoscibile per quello che è stato, vuol dire che le parti in errore o in dolore da riconsiderare sono direttamente proporzionali al bisogno di reincarnarsi.
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Ne consegue, che è uno spirito basso, tanto quanto è prevalente il suo stato di bisogno. Nella reincarnazione, i principi che basano la verità di un rinnovato percorso (ciò che è bene al corpo della vita, ciò che è vero al suo pensiero, e ciò che è giusto alla sua forza) sono presenti in qualsiasi stato (e/o figura e/o identità) perché sono le universali emozioni della vita, che anche fra diverse lingue, tutti sentiamo con la stessa “voce”. Sia nel caso di uno spirito deviato da sé e/o da altro da sé, come nel caso di uno deviante in sé come verso altro da sé (un’ipotesi non esclude l’altra) la metempsicosi è scelta dettata dal bisogno di rivedere i gravi presenti nell’animo per la mancata corrispondenza fra quello sanno e quello che sentono in quello che sono e intendono perseguire. Potenti o no che siano, per gli spiriti bassi ma non contrari alla vita e al suo Principio, per quanto sono di ciò che sentono e per quanto intendono perseguire, sono gravi, i dissidi emotivi compiuti dagli errori verso la propria vita, come verso altra vita, come verso il Principio. Per questi, la reincarnazione è mossa da desiderio della pace che è nella verità. Potenti o non che siano, per gli spiriti bassi perché contrari a sé come verso altro da sé, come verso il Principio e i suoi principi, si possono dire gravi tutti gli atti di opposizione verso il bene, il vero, il giusto. Questi spiriti, li sentono gravi, tanto quanto non hanno saputo essere pienamente contrari. Anche questi si reincarnano per rivedere l’errore, ma per capire come compierli con maggior errore per maggior falsità. Vi è incarnazione a nuova vita e reincarnazione a nuova vita. L’incarnazione avviene per processo naturale. La reincarnazione per processo spiritico. Avviene per forza accanto a forza nel caso di uno spirito compagno. Di forza su forza nel caso di uno spirito dominante. Di forza dentro forza nel caso di uno spirito invasivo. Dipende dai bisogni e dal carattere dello spirito in metempsicosi.

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Vi è processo spiritico non invasivo quando il carattere di uno spirito non ha propositi di forza e/o volontà di dominio. Uno spirito dal carattere non invasivo è prossimo alla vita in cui si reincarna. Per questo non è condizionante e neanche sfruttante. Vi è processo spiritico invasivo quando il carattere di uno spirito ha volontà di possesso. Uno spirito con volontà di possesso, oltre che strumentalizzante è asservente. Uno spirito dalla forza tendente alla supremazia, può giungere all’invasione di chi occupa. Al caso, anche alla possessione. Accoglie l’influsso ma ferma ogni stato invasivo e/o di possessione, chi segue solo la forza del proprio spirito. Lo spirito umano guida secondo stati di infiniti stati di tre emozioni: depressione, esaltazione, pace. Vi è depressione nel caso di errore verso la Natura della vita, il corpo; vi è esaltazione nel caso di errore contro la Cultura della vita, il sapere; vi è pace, tanto quanto cessa il dissidio fra ciò che il corpo sente e ciò che la mente sa. La vita in pace, persegue i suoi principi senza dolore naturale e spirituale e senza errore culturale. Tanto quanto deviano lo spirito della vita influita verso mete e/o destini non corrispondenti alla personale cultura dell’influito, e tanto quanto gli spiriti disincarnati sbagliano contro lo Spirito. Segnalo l’errore anche agli inquilini di questo piano di vita. Gli spiriti bassi interagiscono palesemente con la nostra vita, tanto quanto invocati: vuoi da credenti che si rivolgono ai “noti” (religiosi, storici, o parentali) vuoi da dediti allo spiritismo per ragioni di potere, o di curiosità. Idediti allo spiritismo “spirituale” come di quello “profano” credono che i carismi siano doni dello Spirito. Lo Spirito concede un solo carisma: la vita. I carismi, invece, sono doni degli spiriti. Lì “regalano” a chi concede la propria fiducia. Ottengono carismi maggiori quelli che concedono la propria fede. In tutti i generi di concessione, i carismi diventano il segno della condizione di servizio agli spiriti. Ciò che ulteriormente vincola lo spirito umano da un ulteriore è la paura di perderli. Il timore è legato alle necessità di chi li ha avuti “in dono”: a tanta necessità corrisponde tanta paura.
neosepara
I carismi fortificano l’esistenza dei depressi nella vitalità e nella vita che hanno cercato e trovato di che motivarsi (e/o consolarsi) cedendo il discernimento, non dove la fiducia e/o la fede. Chi cede il discernimento rimane influito anche a ripresa della sua ragione perché è stato provato da quella realtà: provato, sia nel senso che gli è stata data prova, sia nel senso di appesantito. Certamente, anche alleggerito, ma, (come nel caso di appesantito) dipende da come un provato vive e/o vivrà quell’esperienza. Chi cede la fiducia e/o la fede, e/o l’intelletto allo spirito influente (quando non invasivo) diventa il pescato pescatore di altra umanità: dolente o no che sia. Lo diventa, tanto quanto non sa resistere alla tentazione, comunque motivata, di mostrare ciò che è per ciò che può. Per quanto ne so (o mi hanno lasciato di che credere che ben poco mi è rimasto di integro) anche del Cristo evangelico si può dire che è stato un pescato pescatore di umanità dolente. Ci risulta, però, che si lasciò pesare dal Padre e che per il Padre pescò. Con il che, si può ulteriormente dire che è stato medium della divinità della vita, non, della vita di spiriti, che, sempre per quanto ci risulta, ha rifiutato per sé, e allontanato da altri e da altro. La personalità che ha ottenuto un carisma in momenti di lutto può essere tentata di mantenersi in stati di lutto (e/o in altre forme di quel dolore) pur di conservare il carisma che “cura” il dolore. Lo stesso per chi ha cercato gli spiriti per motivi di potere e/o curiosità. Succede anche nella nostra realtà; pur di non perdere il potere che ci conferma l’esistenza, accettiamo di rimanere dipendenti del potere che la conferma. Non vi sono carismi gratuiti. “Così in basso, così in alto”, contengono un’implicita motivazione di potere. Solo la vita è un dono gratuito. Per quanto ci si neghi all’influsso, non ci toglie il carisma. Il medium (e/o di un comunque influito) che non intende liberarsi dagli influssi degli spiriti per non perdere i carismi che gli formano l’immagine che vuole continuare a dare, cosciente o no, si trova inchiavardato da dissidianti emozioni. Non per questo perderà la facoltà di estrometterle dalla sua vita. Nessuno spirito può toglierla. Al più, difficoltare la liberazione, tanto quanto un’invasione è giunta a trasformarsi in possesso. Ciò detto, il mio spirito pagherà i suoi costi, e se il caso, gli spiriti e gli spiritisti pagheranno i loro. Tanto più, perché, per capire la vita propria, altra e del Principio, ogni umanità che è, e che fu, deve percorrere la sua via per giungere alle sue verità.
manofronte

Segue da: Un carismatico ed io.

Non avendo coscienza dell’errore, non è cosciente neanche di quanto ne consegue, quindi, non è portatore di colpa, al più del dolo che non volontariamente ha procurato. Il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. In genere non capiamo un portatore di male nella nostra realtà, figuriamoci nella soprannaturale che al caso ci può contattare. la posizione della chiesa è più che giusta, tuttavia, suo principio di contraddizione, si è servita delle apparizioni spiritiche ogni quel volta un credo popolare poteva porre in crisi la sua supremazia. Notevole il Francesco che si è opposto nel caso Meggiugori (non mi ricordo come si scrive) Al proposito della differenza fra il dire e il fare, il precedente papa, che è andato a fare dalla medium Suor Lucia? A domandargli come sta la Madonna? Come mai la chiesa promuove santi e beati, degli spiriti che non più quello che erano, (come anche non sappiamo quello che ora sono) e che pertanto non sappiamo se siano stati veri in vita, come non sappiamo se sono veri adesso. Io non do nomi a realtà che non conosco. Guaio è, purtroppo, che se mi ritrovo a parlare con un francese non posso non usare la stessa lingua, indipendentemente dal fatto di concordare o no su quanto si sta dicendo fra quello e me. Con altro esempio, se sto parlando di aspirina in un contesto di persone solo mediamente aggiornate, rischio di non essere capito se la cito come acido salicilico. Da questa contraddizione non ho modo di uscirne. Almeno al momento. L’immagine di me che si mette a distribuire la comunione m’ha fatto ridere non poco, non per questo, però, non lo faccio. Lo faccio ogni volta metto la vita (o una vita) in comunione con la Vita, ad esempio. Dove è scritto che solo i preti possono farlo.
neosepara
L’importante, è che non mi spaccia da prete, ma per quell’intenzione, sto a zero! L’opinione della chiesa sui carismi come doni dello spirito è accettata solamente perché conferma i carismi sugli apostoli e degli apostoli, quindi, è un’opportuna verità, o una verità opportuna nel senso che fa comodo? Mi considero certamente fuori dal cattolicesimo ma non per questo dal cristianesimo pedagogico, purché non vi sia ombra di dogma. Sia del dogmatico che del pedagogico ho altri pensieri. Avrei per questo un principio di contraddizione? Ciò che importa è non avere principi di falsità. A questo proposito, io sono più pulito della chiesa. Come le ho già detto in un precedente commento, sulla chiesa non fondo assolutamente nulla: conto di più sulla vita. Durante il periodo medianico (l’ho interrotto) non so se in sogno o nel momento di uscirne, nella testa sento una voce di donna: cantata, bellissima. Mi dice “cristiano non cristiano, cristiano non cristiano, cristiano non cristiano. Poi mi sveglio. Naturalmente, mi sono chiesto come mai tre volte. Mica sono sordo come neanche tonto. Ripensandoci, mi sono detto che l’ha fatto tre volte perché tre sono gli stati della vita, e che se la sua intenzione era quello di influenzarmi, l’ha fatto, per la mia Natura, per la mia Cultura, per il mio Spirito. E’ successo parecchi anni fa. Anche le mie culturali e spirituali contraddizioni, quindi, hanno trascorsa data. Vitaliano
Ps. Diversamente presi nel senso di non coscientemente presi.
manofronte

Segue da: la Medianità è come il diabete.

Vi sono scissioni che in più modi e stati invalidano l’identità, e scissioni che la diversificano. Il mondo dell’arte è pieno dei diversificati da schizofrenia. In quella categoria pongo anche i medium. Si dice e/o viene detto medium, l’individuo che sta (o dice di stare) fra i due stati della vita: il naturale e il soprannaturale. Dei due stati, è accertabile il naturale. Il soprannaturale, invece, è questione di fede. La mente razionale non crede nell’esistenza di quel mondo, e quindi, neanche su quanto si dice. Per la mente razionale, la fede (ragione della speranza, a mio “conoscere”) è un inverificabile delirio. Anche la facoltà medianica viene intesa così. Per quanto mi riguarda la considero una delle infinite possibilità della vita: non la escludo ma neanche la seguo. Vero è che per qualche anno l’ho fatto, e che se non l’avessi fatto avrei continuato a conoscerla per libro, non, per vita come è successo. Anche ammettendo che non sia vera l’opinione razionale sulla medianità, comunque, di quella realtà non si può provare nulla. Mi fermo su un solo fondamentale perché: non possiamo provare nulla perché il male (come l’errore) può fingere il bene molto bene tanto quanto è male. Dal che ne consegue, che il male può essere maggiore dove è maggiore una rivelazione. L’impossibilità di accertare l’identità dell’essere (soprannaturale e/o proveniente da un delirio che sia) rende, inattendibili (spiritualmente come religiosamente parlando) anche le origini delle Religioni del Libro: non solo.
neosepara
Come è di inattendibile provenienza la medianità, inattendibile diventa il medium che tanto o poco se la rende atto pubblico; inattendibile, non tanto perché asservito servitore del Male (per esserlo è necessario conoscerlo e perseguirlo in piena coscienza) ma perché asservito servitore dell’errore, quando non maestro. Ammesso quanto sostengo, chiedersi se esistono o non esistono gli spiriti è una mera perdita di tempo. Sull’argomento, infatti, ogni “toccato” crede a quello che più ama credere: e non c’è ragione che tenga. Dove la verifica di un dato essere (vuoi spirito e/o vuoi medium) è impossibile, è possibile invece, verificare l’azione concreta; ed è da quella verifica che si può capire l’effettiva sostanza spirituale, sia dell’identità influita che dell’identità influente. Anche in questo caso, però, restano inesplicabili i motivi e i fini. A maggior ragione, quindi, cautela! Accettare caramelle dagli sconosciuti è potenzialmente erroneo non solo per i bambini. Presso di noi, un medium diventa portatore di fede, tanto quanto manifesta i cosiddetti “doni dello Spirito: i carismi. Il portatore di fede spirituale sa che lo Spirito fa un unico dono: la vita come potenza derivata dalla sua. Ogni altro dono è carisma di origine spiritica. I carismi, oltre che maggiorare la personalità del medium aureolandolo di varia santità,  hanno l’implicita funzione di annulla diffidenza e/o di raccatta semplici o anime perse, vuoi per un dolore, vuoi per esistenziali confusioni, vuoi per misticheggianti ricerche: un’ipotesi non esclude le altre.
neosepara
I carismi non rientrano nella categoria dei volontariamente e liberamente dati. Bensì, in quella degli inevitabilmente concessi. Noi sappiamo che, fissata una data operazione e/o app, due cellulari, palmari e computer possono entrare in reciproco contatto: lo sappia o meno uno dei contattati, lo sappiano o meno chi contattano una volta avviata quella possibilità: mi venga un accidenti se mi ricordo come si chiama. Analoga comunione succede fra la forza (spirito) di uno spirito, e la forza (spirito) del nostro. L’influsso fra spiriti (vuoi fra disincarnati che incarnati) è perennemente continuativo, perché la vita, essendo corrispondenza di stati in tutti e fra tutti gli stati, ammette la divisione fra stati solo nei casi di dolore e/o di incoscienza da ignoranza. Vista da vicino, però, quello che ci appare come una divisione per quei motivi, in realtà è solo un’attenuazione del filo (forza o spirito) che collega vita a vita.  Per quanto sostengo, quindi, uno spirito soprannaturale, una volta in collegamento con uno naturale non può non passare a un altro spirito (disincarnato come incarnato) il dono (la vita) ricevuto dallo Spirito. Non vi può essere percepibile passaggio, però, dove, al proposito, non vi è coscienza di quella possibilità. Ho affermato prima che il passaggio avviene per affinità di spirito. Già sappiamo poco sul nostro spirito, figuriamoci sulle possibili affinità fra spirito e spirito. Con il che intendo dire che neanche nulla sappiamo su quanto donato  dagli spiriti, come nulla sanno di certo (se di incerta conoscenza di quanto hanno in coscienza) sul dono passato; le certezze che al caso diciamo di avere, altro non sono che delle soggettive convinzioni!
neosepara
Quando anche non chiaramente espresso, il medium diventa, volente e/o nolente, un risvegliatore di coscienza.  Di per sé non è un’opera negativa. A mio modo lo sto facendo anch’io. Quello che in genere non fanno i medium, però, è avvisare le persone influite, dei rischi insiti nel luogo del risveglio. In genere non lo fanno perché diventerebbero meno fascinosi agli occhi di un bisognoso di Oltre. Tanto più, se della loro medianità (vero o spacciata come vera che sia) ne hanno fatto un mestiere. Altrettanto vero, se ne hanno fatto una “mistica” missione. Quale il filo Arianna può portarci fuori da questo labirinto? Come accennato sopra, lo studio del Fare di un Essere. Dove il Fare dell’Essere disincarato (ma vale anche per l’incarnato) genera (direttamente come indirettamente) il Dissidio nella sue infinite forme, funzioni, scopi paleso o impliciti, ecc, ecc, là vi è l’errore, e/o quanto può portare all’errore. Perseguendo l’errore e/o quanto può portare all’errore, può formarsi, in primo il male, e nel proseguo dell’asservimento all’errore, il Male. Il male è dolore naturale e spirituale da errore culturale: più grande l’errore e più grande il Male. E’ certamente vero: l’errore può essere perseguito in buonafede sia dal medium che dallo spirito che lo comunica. A maggior ragione, quindi, è meglio non superare la soglia fra stato e stato della vita: una volta superata, infatti, non si torna più come prima, e nel dopo, non sarà più possibile capire (ammesso e non concesso che prima lo sia stato) se siamo gestori di quell’esperienza, o se  ancora ci ritroviamo ad esserne i gestiti. Se gestiti, da chi? E qui casca l’asino!
neosepara
Comunque ricevuto dagli spiriti, il carisma non si può restituire, perché una volta aperta la coscienza (è il luogo di ogni conoscenza) non si può più rinchiudere. Al più si può tacitare, o allontanare di memoria. In ciò, allontanare e/o sopire sia gli influssi che gli effetti deleteri della medianità. Alla fine di quanto detto mi resta un’ultima domanda: per quanto di anche pesantemente negativo può  portare,  la medianità val bene una messa? Rispondere con un sì dopo tutto questo lo direi da imbecilli. Rispondere con un no, comunque è influire la vita altra, e ciò può diventare altrettanto negativo. Penso infatti, che ognuno sia la via delle proprie verità, e che la ricerca delle proprie verità non vada intralciata: lo possono fare anche le buone intenzioni. Della morale della favola giunti al punto, non mi resta che questa: l’importante è ricordare che la medianità è come il diabete: non si “guarisce”. Al più, si può contenere.
manofronte

Segue a: Cosa bisogna fare per essere medium?

Sulla schizofrenia, i miei due spiriti guida Devoto – Oli, mi dicono:
“schizofrenia (schi-zo-fre-nì-a) s.f. ~ Grave malattia mentale caratterizzata da dissociazione della personalità e delle altre attività psichiche fondamentali: presenta delirio, allucinazione, disordine percettivo, ideativo o del comportamento, per cui ci si estranea dalla realtà e ci si rifugia in un mondo ideale. [Comp. di schizo- e di un der. del gr. phrxn ‘mente’].”
Concordo e no. Concordo, la dove una personalità fissa (e/o viene fissata) la sua dissociazione in maniera patologica a più livelli: nel personale, nel suo morale – spirituale, nel suo sociale. Discordo, invece, dove la data personalità, può tornare nella sua prima, e/o principale, e/o prevalente identità, quella, cioè, esistente prima della dissociazione manifestata. Schizofrenia, inoltre, è un nome che definisce una assoluta condizione. Diversamente, è nome che contiene diversi stati e/o condizioni del suo nome, così come, vita, contiene infiniti stati di vita. Si può dire, allora, che vi sono medium malati, solo quando trovano nella loro medianità, un esclusivo riferimento di vita; diversamente, non sono malati i medium che considerano la vita della medianità (o data dalla medianità) solo uno dei tanti riferimenti a loro offerti offerti dal mondo. Cosa tutela il medium dalle incognite che gli giungono dalla medianità: mare magnum sempre gorgo, anche quando non è in burrasca? Lo tutela, un attaccamento al suo “qui ed ora”, che deve essere senza ombra di dubbio.
manofronte

Segue a: Mi fermo in un solo punto, gli “angeli” …

Secondo le nostre conoscenze, sono detti angeli, gli spiriti che annunciano il bene, e diavoli, quelli che annunciano il male. Ulteriormente si può dire, che sono angeli quelli più vicini al principio della vita (la Vita che ha dato vita al suo principio) e diavoli, quelli più lontani. Quelli più lontani da quel principio, sono ancora prossimi al nostro principio, cioè, allo stato della nostra vita. Quelli più vicini a quel principio, sono lontani dal nostro. I lontani dal nostro principio, relazionano con il principio, come forza di quella vita, cioè, con quella dello Spirito al principio e dello stesso Principio. I più vicini al nostro principio,  e quindi più lontani dalla vita del Principio, presso di noi relazionano come forza del loro spirito. Gli spiriti che relazionano come forze della vita del Principio, relazionano, presso di noi, come strumenti dello Spirito, non, come strumenti del proprio. Come lo Spirito si manifesta come atto della vita, (e non come vivere) così, gli spiriti presso lo Spirito, si manifestano come spiriti nel nostro spirito, o con altre parole, come forze che ausiliano le nostra. Tale forma d’ausilio non necessita  della personale identità di quello spirito. In quanto prossimi allo Spirito, infatti, assumono quella, tanto quanto gli sono prossimi.
neosepara
Si manifesta con la personale identità, invece, lo spirito che non si è ancora con_fuso con lo Spirito. Si può dire, allora, che ogni rivelazione spiritica con forma umana, la possono attuare solamente gli spiriti bassi, quelli cioè, lontani dal principio, (lo Spirito) tanto quanto è caraterizzata d’umanità, la forma con cui appaiono, ed il carattere (umano) che manifestano nell’apparizione. Il fatto che uno spirito sia basso, non necessariamente significa che sia diabolico. Può solamente significare che la forza del suo spirito non ha ancora com_preso (nel senso di sentito e fatto propria ) la forza dello Spirito. Può dirsi chiaramente diabolico, invece, la forza dello spirito che volontariamente si oppone alla forza della vita dello Spirito. Ci si può opporre alla forza dello Spirito, anche facendo deviare il percorso spirituale di un dato spirito. Lo si può, procurando errate e/o dolorose forze, quando facendo deviare una vita, seducendola con grandi atti. Seducendola con grandi atti, non solo si devia grandemente quella vita, ma si può giungere a far deviare grandemente anche la storia umana. Alla Donna che ci dicono Maria, nolentemente sedotta da quel grande atto che è stata l’Annunciazione, cos’è apparso, allora?

annunciazione

manofronte

Segue da: Reincarnazione in Tibet: lettera al Dalai Lama.

Spirito è ciò che anima. Anima è ciò che si anima. Ciò che si anima è vita.  Lo Spirito è l’anima della vita. Nella Natura, la Cultura anima la vita, animata dalla forza dello Spirito.
La forza dello Spirito è vita della Natura. La vita dello Spirito è forza della Cultura. Lo Spirito è la forza della vitalità della Natura che corrisponde con la vita della sua Cultura. Lo Spirito essendo forza è condizione di vita ma non pone condizioni alla sua forza per non condizionare la vita.
Lo Spirito è la forza della vita che ha originato il suo principio: la vita. La vita, quindi, è continua manifestazione della sua forza: comunque avvenga.

neosepara

Vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra i suoi stati. Al principio, Natura (comunque formata) come suo corpo, Cultura (comunque saputa, come sua mente) Spirito (comunque agito) come sua forza. Gli stessi stati di principio del Principio della vita (comunque lo si chiami) com_formano la vita a sua somiglianza, cioè, la nostra. Differenzia lo stato del Principio dal nostro, non una diversa quantità di stati, ma solo lo stato degli stati: supremi quelli del Principio, a quelli somiglianti, i nostri stati. Essendo la vita,  lo stato di  corrispondenza fra gli stati; essendo la non corrispondenza uno stato di vita scisso nella sua unità, ed essendo questa scissione un dolore, ne consegue che la relazione di vita fra spirito umano ed umano, come fra spirito disincarnato e spirito disincarnato, come fra spirito umano e spirito disincarnato (o l’opposto) non può avvenire che fra spiriti di pari forza. Indipendentemente da dove avvenga (o quanto si vuole che avvenga) quanto attendibilmente vera può essere la ricerca di un incarnato da altro spirito? Per quanto premesso, non quanto basta per affermare, totale, una reincarnazione. Al più, si potrà parlare di reincarnazione parziale. Con ciò intendendo, una reincarnazione di particolarità fisiche, culturali, o spirituali, di un dato reincarnante. Vedano gli interessati se ciò può bastare ai loro scopi. Vorrei invitarli, però, ad alzare lo sguardo dal particolare spirito (forza di una vita) per rivolgersi all’universale forza della vita: lo Spirito.
neosepara
Siamo vicini o lontani dallo Spirito della vita, in ragione dello stato di vita del nostro spirito. Così, ammesso nello Spirito un valore 100 (tanto per ragionare) uno spirito gli sarà vicino se di misura 90, o lontano se di misura 9. La verità dello Spirito è detta dallo stato di pace; è detta dallo stato di pace, perché, pace, è cessazione di ogni dissidio. Alla cessazione del dissidio subentra il silenzio. Perché cessazione di ogni dissidio, il silenzio è il luogo della Verità. E’ un luogo che non possiamo sapere, tuttavia, lo possiamo sentire. Lo possiamo, tanto quanto siamo in grado di porre pace in noi ed in altri e/o da noi. Ora, la ricerca di una più elevata reincarnazione dove dovrebbe dirigersi con più certa verità? Ancora verso uno spirito ex umano (per quanto elevato, ammesso che lo si possa sapere) o verso lo Spirito? Se verso uno spirito, si continuerà disquisire sul vero luogo di nascita, o se veri i ricordi o le caratteristiche di un dato Lama (ecc, ecc,) in un tira e molla che non può non prostituire ogni spirituale intento. Si veda la contesa sul prossimo reincarnato che finirà per lacerare anche il Tibet storico. Il luogo è molto più certo, invece, se dirigiamo la ricerca verso lo Spirito. Si è incarnato come vita, infatti,  e come vita, continua a farlo ovunque c’é vita: in Tibet, in Cina, o qui, in me, seduto su una poltrona dal bel colore cardinalizio!
poltronaconsaluti
manofronte

Segue a: Così in Alto, così in Basso.

Con altro dire, preso atto del bene, ho “visto” il Bene. Così per il vero, il Vero, e lo stesso per il giusto il Giusto. Una volta concepito lo Spirito come forza della vita (nel Basso come nell’Alto) ogni “visione” mi è apparsa da sé. Su questo piano della vita (come su l’Ulteriore) ho scritto quello che penso, ma quello che penso non è quello che certamente so. Ne consegue, che le mie verità sono il frutto di speculazioni, fondate su una capacità di pensiero. Quanto sia fondata questa capacità, prima o poi andrò a verificarlo. L’esistenza della Divinità e del suo Spirito (la forza della sua vita) si basa su un atto di fede, quindi, a ognuno la sua, o la sua opinione. L’esistenza dello spirito umano, invece, è provato (come forza della vita) dal sentire la nostra vitalità. Sulla Metempsicosi, molto si può dire, o tanto, poco, o per nulla credere. Come anche sull’esistenza degli spiriti, e sui cosiddetti doni dello Spirito che ho trattato. Non è possibile accertare, infatti, se provenienti da un’altro stato della vita, o se provenienti da un altro stato della mente: stato raggiunto (il mentale ignoto) vuoi per malattia, vuoi per “mistica” o vanesia ricerca di potere. Per quanto riguarda il pensiero “per Damasco” e per i credenti, l’unico dono dello Spirito chiaramente verificabile è la vita: Bene per quanto è Vero al Giusto. Per quanto riguarda i non credenti, l’unico dono chiaramente verificabile è lo spirito della loro vita: bene per quanto è vero al giusto. D’inattendibile fonte ogni “dono” di dubbia provenienza perché da quando c’é vita è noto che
il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male.
Il che vuol dire, che il male può essere maggiore (anche come errore)
dove maggiore la rivelazione.
Mi si dirà: ma ci sono manifestazioni, che pur provenienti da inattendibile fonte, comunque recano soccorso e quindi sono un bene! E’ vero, tuttavia, per quale fine? Quello fine a sé stesso, (recare gratuito bene) o un fine sotteso, quale, ad esempio, far dipendere un animo, dall’animo donante? Ogni potere di qualsiasi genere usa questa rete. Ci cadono persino gli stessi adulti che ai bambini raccomandano di non accettare caramelle dagli sconosciuti! Dimenticano il loro stesso avvertimento (quegli adulti) non appena un dolore fisico, e/o culturale e/o spirituale li fa tornare bambini alla ricerca della guida consolatrice. C’è una sola attendibile guida: Il Principio del Bene nella Natura, per quanto è Vero alla sua Cultura, perché Giusto al suo Spirito per i credenti, e il principio del bene nella Natura per quanto è vero alla propria Cultura e Giusto al proprio Spirito, per i non credenti.
manofronte

Segue a: Le terapie degli esorcisti.

Ci diciamo vuoti, infatti, tanto quanto non “pieni”, vuoi di vitalità, vuoi di più integra e complessiva esistenzialità. In quanto stato di pienezza, la vita non ammette il vuoto. Al più, lo subisce come sofferenza. Della sofferenza possiamo dire che è uno stato di vita concavo; concavo, appunto perché si fa catino d’altro: vuoi di dolore, vuoi di errore. Tanto quanto non siamo in grado di riempire quel catino (cioè, riportarci a pienezza) e tanto quanto, quella concavità viene riempita da altra vita e/o da altri valori: vuoi positivi, vuoi negativi. Se riempiti da altra vita, ci possiamo ben dire posseduti. Se riempiti da altri valori, influiti. Nessuno può dire la misura del possesso come neanche la misura dell’influsso. La vita, infatti, è stato di infiniti stati di vita, quindi, definibile solamente per accordi fra parti. Si pensa che il male che è dello spirito che tende a possedere un altro, o dell’errore che è dello spirito che influisce un altro spirito, sia causato da scelte, prese, o da chi tende alla sovranità, o da chi tende all’influsso. A mio avviso, non è così. Succede, invece, perché la vita è la potenza che tutto è, e tutto occupa. Dove non tutto è occupato, riempie della sua potenza. Con altro dire, del suo spirito. Lo Spirito della vita al principio è un Assoluto.
neosepara
Come tale, concede il suo assoluto, cioè, la sua forza (la sua vita) nella sua totalità: altro non può. Come mai, allora il posseduto e/o l’influito si ritrova abitato da culture, avverse a quanto ha in coscienza? Mi rispondo: forse perché non tutto ha in coscienza; ed è in quella parte di non tutto che può operare la forza estranea. Ammesso che vi sia colpa in chi forzosamente possiede e/o influisce (una colpa è corrispondente allo stato di coscienza su un dato errore) possiamo escludere colpa in chi non sa, o non può, o non vuole rendere pieno solo di sé il suo catino?  Direi di no. Come rendere pieno, solo di noi stessi il soggettivo catino? La risposta è una sola: ponendo in corrispondenza di vita, il giusto (Spirito) per ciò che siamo (Natura della vita) e per quanto sappiamo: Cultura della vita. Dove questo è variamente impedito, è inutile andar a cercar cause in altre case, perché, a quel punto, le cause (e le case) siamo noi: esorcisti compresi! Ammesso come vero quanto sostengo, agli esorcisti (ma non solo a loro) raccomanderei quello che è stato chiesto a un certo Zaccheo: scendi dal siccomoro che devo venire a casa tua! Chi deve venire a casa nostra? Secondo me, uno spirito lucido perché non convenzionale.
manofronte

Da: “Lo scritto della Pedagogia “per Damasco”

Attua la comunione, tutto ciò che pone gli stati della vita, quanto la vita, in corrispondente relazione di somiglianza con l’Immagine: Natura che corrisponde con la sua Cultura secondo la forza del suo Spirito. Perché vie educative che conducono all’Immagine della vita, l’amore e la comunione fra gli stati del Suo Principio sono magistrali per quelli a sua Somiglianza: Natura che corrisponde con la sua Cultura secondo la forza del suo Spirito.
neosepara
Magistrale è tutto ciò che dagli stati trinitario – unitari del Principio perviene a conformare e a confermare gli stati trinitario – unitari dell’immagine a sua somiglianza. L’Amore è lo stato sostanziale del Principio. La Comunione è lo stato sostanziale dell’immagine a sua somiglianza. Immagine del Principio della vita è l’amore fra ciò che gli è prossimo proprio: i suoi stati. Immagine del Principio della vita è comunione di se con ciò che gli è prossimo del se altrui. La comunione personale è la via educativa che conduce all’amore di se. La comunione con il sociale è la via educativa che conduce all’amore sociale. La comunione con la vita e la via educativa che conduce all’amore verso il suo Principio. In ogni stato di vita la comunione di ciò che è prossimo proprio è la relazione magistrale che struttura l’identità personale. La comunione di ciò che è prossimo proprio con il prossimo a se dell’altrui prossimo, è la relazione magistrale che struttura l’identità sociale. La comunione di ciò che è prossimo proprio con ciò che è prossimo alla Vita ( il tutto dal Principio ) è la relazione magistrale che struttura l’identità spirituale.
neosepara
Indipendentemente dallo stato della comunione ogni stato di comunione sta su uno stato di abnegazione. Secondo lo stato di vita dei principi naturali, culturali e spirituali dell’abnegante, vi è abnegazione verso stati della vita e vi è abnegazione verso lo Stato della vita. Indipendentemente dallo stato dell’abnegazione e/o delle sue finalità, poiché l’abnegazione permette la comunione e la comunione e via dell’amore per la vita sia nel particolare che nell’Universale, ciò che si abnega permette la vita in tutti gli stati della vita. La vita è permessa dall’Amore, permesso dalla Comunione, permessa dalla Fede, che permette la vita, permessa dall’Amore. La fede nella Vita è realtà sussistita dall’amore e dalla comunione. Su questa realtà, la Natura, la Cultura e lo Spirito sono il trinitario – unitario tramite dello stato spirituale nello stato della vita umano e sociale. Il Principio della vita è lo stato supremo della Comunione data dall’Amore fra i suoi stati. Il Principio della vita, è; Il Principio della vita è ciò che è; La vita che è ciò che è non può non avere la Natura di ciò che è. Non vi è principio di vita se l’essere che è non sa ciò che è. La vita che sa ciò che è ha la Cultura di ciò che è. Lo stato che sa ciò che è, ha vita (forza di Spirito) tanto quanto sa ciò che è.
neosepara
Poiché l’immagine della vita che è conseguita dal Principio è Natura, ha Cultura ed ha vita ( forza dello Spirito ) in ragione della corrispondenza fra i suoi stati, allora la Natura, la Cultura e lo Spirito sono l’Immagine del Principio della Vita da cui si origina ogni somiglianza. In ragione del proprio Spirito, il Principio della vita non può non essere che lo stato di ciò che è per quanto la sua Cultura sa di ciò che la sua Natura sente. Secondo il proprio stato (quello del Principio e quello principiato) e dato ad ognuno il proprio stato: supremo in quello del Principio, a sua somiglianza nel nostro principio. Se così è per la vita originata (la Somiglianza) lo stesso non può non essere della vita del Principio: l’Immagine. Poiché, vita, è rapporto di corrispondenza fra Natura, Cultura e Spirito sia nello stato supremo che nell’ultimo allora, fra la vita del Principio e la vita che ha principiato vi è il principio dell’uguaglianza detto dal rapporto fra Immagine e Somiglianza. Così, data l’Immagine del Principio, la Natura della vita a Sua somiglianza ” è ciò che è “; la Cultura della vita a Sua somiglianza ” è ciò che sa “; lo Spirito è la forza che corrisponde dalla vita di ciò che la Natura è per ciò che la sua Cultura sa. Dato al Principio della vita lo stato di Natura, Cultura e Spirito, il Principio ha stato trinitario. La trinitaria corrispondenza fra gli stati del Principio è l’unità del Principio. Il Principio, Natura che sa la propria Cultura per la vita intercessa dallo Spirito, non può non sapere ciò che gli somiglia.
neosepara
Se non sapesse ciò che gli somiglia, non saprebbe il suo principio, la vita, e non potrebbe principiarla. Essendo vita, il Principio, il principio della vita dato alla Natura non può essere che il bene; il Principio della vita dato alla Cultura non può essere che il vero; il Principio della vita dato allo Spirito non può essere che il giusto. La Natura del Principio della vita è la Cultura del bene. La Cultura del Principio della vita è la Natura del vero. Lo Spirito del Principio della vita è la Natura della Cultura del Giusto. L’Immagine del Principio della vita è il Bene della Natura, il Vero della Cultura ed il Giusto dato dalla forza (lo Spirito) che corrisponde fra il Bene ed il Vero. Se il Principio che è vita della Natura nella Cultura per lo Spirito non fosse la Natura del Bene, il Bene non sarebbe il Vero perché non giusto allo Spirito: forza della vita tanto quanto essa è nel bene per ciò che è vero al giusto. Nel bene, nel vero e nel giusto, la Natura sente ciò che la Cultura sa, ed ha corrispondente Spirito per quanto sente di ciò che sa. Poiché vi è un solo Principio, l’immagine a Sua somiglianza non è il Bene, il Vero ed il Giusto ma è nel bene che da lo stare bene, nel vero che da l’essere veri e nel giusto che da il giusto stare. Poiché il Principio sapendo se stesso sa la somiglianza, è Cultura di immagine e di somiglianza. Una immagine corrisponde al Principio, secondo lo stato di somiglianza. L’Essere della Somiglianza conforma e conferma il proprio stato nell’essere del Principio secondo la corrispondenza degli attributi che lo identificano ad immagine del Principio.
neosepara
Lo stato dell’immagine a somiglianza del Principio, muta secondo i termini dell’alleanza (comunione perché amore) con lo stato del Principio. Ogni scissione nella corrispondenza fra il Principio e l’immagine a Sua somiglianza è separazione di somiglianza dal Principio quanto separazione di somiglianza nella propria immagine e fra immagini a somiglianza del Principio. Non essendoci altro stato al di fuori dell’Immagine della vita, non vi può essere altro stato al di fuori del Principio di ogni immagine a sua somiglianza. La corrispondenza fra gli stati trinitari, segna il vivere dell’Essere. L’Essere vive il Principio della vita (la vita) tanto quanto corrisponde all’Immagine della vita che lo attua. La Natura, la Cultura e lo Spirito del Principio della vita (la vita) originano la vita della Natura per la Cultura della forza data dallo Spirito. Natura, Cultura e Spirito, ognuno per il proprio stato, sono la realtà che è. La relazione di corrispondenza fra gli stati, attiva la realtà che è in realtà che vive. Lo stato dell’essere corrispondentemente sussiste lo stato del vivere. Lo stato del vivere corrispondentemente sussiste lo stato dell’essere. La realtà dell’essere, è arbitrata dagli stati di corrispondenza fra gli stati del suo stato.
neosepara
Il Principio della vita (la vita) è il dato trinitario reale della relazione di corrispondenza che sussiste l’immagine a Sua somiglianza. L’immagine della vita a somiglianza del Principio è il dato reale della relazione di corrispondenza che sussiste ogni Sua somiglianza. Non esiste relazione di sussistenza della vita a somiglianza dell’Immagine del Principio poiché non vi è attributo che il Principio non sia. La relazione di sussistenza data dal Principio vivifica l’immagine della vita che persegue ciò che del Principio la sussiste. L’Essere della Natura è a immagine della sua Cultura. L’Essere della Cultura è a immagine della sua Natura. L’Essere dello Spirito è a immagine della forza della vita della Natura nella corrispondente Cultura. L’Essere discerne secondo lo stato di coscienza: luogo di tutto ciò che è a sua conoscenza. Il discernimento è il frutto dell’analisi dei dati della Natura nella corrispondente Cultura secondo l’arbitrio dato dallo Spirito. Il discernimento è l’esame che eleva i valori della conoscenza nella coscienza. L’essere è coscienza di ciò che è ( forza della vita ) per ciò che la sua Natura sente di ciò che la sua Cultura sa. Per ogni stato, dato ad ognuno il trinitario stato, la coscienza dello stato è l’io trinitario di quello stato. La coscienza di se è via di somiglianza con la coscienza della Vita: Immagine che comprende ogni vita a Sua somiglianza. Immagine della coscienza della vita è consapevolezza del Principio: Natura, che nella corrispondente Cultura, vive secondo la forza del suo Spirito. La Natura della vita della Somiglianza, è la via che porta alla coscienza della Natura della vita (il corpo) del Principio. La Cultura della vita della Somiglianza è la via che porta alla coscienza della Cultura della vita ( la mente ) del Principio. La forza della vita della Somiglianza è la via che porta alla coscienza della forza della vita del Principio: lo Spirito. Il bene nella Natura è via della verità nella Cultura.
neosepara
Il vero nella Cultura è via del bene nella Natura. La forza della vita (lo Spirito) è via del bene della Natura nel vero della Cultura. Il Giusto è lo Spirito della vita che nel bene della Natura è via della verità nella Cultura. Tutto ciò che è via della verità è vita. Poiché Il Principio è figura originante, il Principio è identità originante. Poiché ciò che è a sua Immagine e Somiglianza è Figura che deriva dal Principio, ogni sua Somiglianza ha stato dell’Identità del Principio. Nell’identificazione con il Principio della vita vi è la conforma dell’essere e la conferma dell’esistere. Ogni somiglianza tende al Principio di ciò che l’Immagine è: bene della Natura, vero della Cultura e giusto dello Spirito. Nel Principio di ciò che l’immagine è, vi è l’identificativa immagine di ciò che la Somiglianza è. Il Principio è il bene: la Somiglianza è nel bene. Il Principio è il vero: la Somiglianza è nel vero. Il Principio è il giusto: la Somiglianza è nel giusto. La Somiglianza, che alla conoscenza non si conforma alla conferma data dal Principio, sosta lo stato di somiglianza sostando le corrispondenze con l’Immagine. La sosta segna l’arresto dell’elevazione verso il Principio del principio: la vita. Il Principio (vita di ciò che è per ciò che sa di ciò che sente) indica all’immagine a Sua somiglianza ciò che è per ciò che sa in quanto sente. Poiché il Principio è maestro di vita ogni immagine a sua somiglianza che si riferisce alla Sua vita è maestra di immagine e di somiglianza. Perché sovrana concordanza degli stati trinitario – unitari di Natura, Cultura e Spirito il Principio è Immagine della Norma dello spirito detta dal Suo. Tutto ciò che pone in comunione con il Principio della vita ( vitalità nella Natura, vita nella Cultura, giustizia nello Spirito ) è secondo Norma. Secondo la forza del proprio stato di spirito, anormale è tutto ciò che nega e/o divide dalla Norma.
neosepara
La Somiglianza, che è per la corrispondenza fra i trinitari stati dati dall’immagine del Principio, è nella Norma secondo quanto la personale Figura, corrispondendogli, vi si colloca con la vita naturale, culturale e spirituale del proprio stato e con quello sociale che gli è proprio. Lo stato di vicinanza ( prossimo ) o di lontananza ( non – prossimo ) dal Principio, conferma o differenzia ciò che è a Sua immagine e somiglianza. Gli stati di vicinanza o di lontananza sono stati di infiniti stati di vita, corrispondenti o non corrispondenti secondo lo stato di coscienza che l’immagine della Somiglianza ha dell’immagine del Principio. Lo stato della coscienza data dal discernimento è parametro dello stato della somiglianza data dalla corrispondenza con l’immagine del Principio. Ogni genere di aprioristica convenzione sul Principio della vita lede la corrispondenza fra gli stati del Principio e quelli a Sua somiglianza. Ogni ogni aprioristica convenzione sta su una alienazione. Sia dello stato umano per lo stato umano, sia dello stato umano per lo stato sociale, sia dello stato umano per lo stato spirituale, alienare l’io da se è separarlo dalle corrispondenze che permettono l’unità della sua trinità. L’alienazione è l’esistenziale ferita che divide l’essere dal suo vivere. La Somiglianza che è stata alienata di una parte di se, compensa lo snaturamento avvenuto con ciò che supplisce lo stato alienato. Sono convenzionali compensazioni di un essere alienato dalla sua Natura, e/o dalla sua Cultura e/o dal suo Spirito (dalla forza della sua vita) quanto convenzionalmente reintegra la sua Natura, e/o la sua Cultura e/o la sua vita. Quando sulla Natura o sulla Cultura, si conviene con principi che non corrispondono allo Spirito, si convenziona la vita. Diversamente da ogni convenzione, la corrispondenza di vita sia nella propria che della propria con altra è la relazione che permette di costituirsi secondo propri parametri. A corrispondenza di stati trinitari corrisponde integra l’immagine data dalla somiglianza con il Principio. Ogni relazione corrispondentemente trinitaria è norma e normalizza. Dalla misura dell’integrità proviene misura di diversità. La misura della diversità è misura dell’unicità. Dato ad ognuno il proprio stato e secondo lo stato del proprio stato, produrre vitalità nella Natura (propria e/o altra) e vita nella Cultura (propria e/o altra) significa seguire il principio dello Spirito: versare del bene alla vita per quanto giusto alla sua forza.
manofronte

Sul suo lavoro ha voluto l’ultima parola!

Graficamente parlando, il “Virgilio” era proprio orrendo, così, cogliendo al volo l’opinione di una commentatrice che l’aveva definito – inquietante – l’ho mandato in pensione. Non l’ha presa bene!

 

link Io inquietante?
Forse per occhi che vedono inquietudine perché nella vista inquieti.
Diversamente, sono solo una immagine accompagnatrice. Certamente mi si può caricare di simboli; simboli, che se non spogliti&chiariti a giusto modo, e se a giusto modo non rivestiti di chiarezza, indubbiamente disorientano i spiritualmente tranquilli (tali si dicono) come motivare per esasperate letture i portati all’inquietitudine. Io sono rosso chiaro nella testa, nel petto, e nelle gambe. Per via del colore del sangue, il rosso simbolizza la vita, e la vita ha sangue venoso (che è scuro) e sangue arterioso che è limpido. Com’è per tutti, così anche per me che vi accompagna nel mio viaggio. Sempre simbolicamente parlando, dove il mio sangue è rosso limpido, significa che sto camminando nella vita, limpidamente. Dove nelle anche è scuro, invece, significa che la potenza del mio cammino è variamente appesantita quando non di ombrata facoltà. La vita è uno stato di infiniti stati di vita. Alla stregua, anche le condizioni del sangue, e pertanto, anche dei cammini. Nei coscienti di sé la vita è chiara. Del rosso e del sangue, quindi, sono portati a vedere il chiaro: stato di luce che simbolizza la verità che è nel sangue lucido perché nella vita lucida. Gli inquieti già di per sé, invece, nella mia figura coglieranno la parte scura: oltre a quanto detto, anche luogo della coscienza nel torbido per via di impurità naturali nel sangue o  morali e/o spirituali nella mente. Direi allora, che gli stati del mio rosso, altro non rammentano che i vostri stati di rosso. Chiari o scuri che siano, ad ognuno il suo giudizio. Ciò detto, non ho altro da aggiungere.”
Pepato, il “Virgilio”!

sorriso

manofronte

“per Damasco”? Una voce della vita.

A parte la robotizzazione da compiti sociali e di sopravvivenza, dopo la morte dell’Amato non mi era rimasto assolutamente altro. Non vorrei risultare patetico ma non posso tacere nessuna parte di me. L’ho promesso. I testi dei primi anni sono facilmente distinguibili per la lunghezza, e perché ad un certo punto si ha proprio bisogno di aria! Mi capitava all’epoca, e, sia pure meno, mi capita ancora da tanto sono circolari. Circolari nel senso che avevano principio ma non fine perché dovevo tornare al principio, con il risultato di appesantirli, e di renderli prolissi. Tutto sapevo, però, fuorché gestire la faccenda. Se è vero il proverbio che dice: chi non conosce la propria scrittura è un asino per natura, io lo sono stato per anni, e per anni mi è capitato di domandarmi se l’avevo scritto io un dato testo perché, rileggendolo a raffreddata emozione, non lo capivo più. Sia pureamato  in tono di molto minore mi capita anche adesso di dover riflettere su di quello che solo un paio di ore o di giorni fa mi era chiarissimo. In effetti, di chiarissimo, all’epoca, e per anni non so quanto conclusi, c’era il patire un’emozione; di chiarissimo, il fatto di sapere che la mente non procedeva con lo stesso passo, e che nel suo cammino fra piano e piano della vita, si perdeva, anche se solo di volta in volta, anche se non stabilmente. Reso libro, questo blog avrebbe sulle 1600 pagine. Forse, anche sulle 1800 perché vi sono testi (non pochi) con più pagine. La ristrutturazione in corso, quindi, necessiterà di non poco tempo, anche solamente considerando il punto quantitativo. Se con il quantitativo, considero anche il qualitativo, allora, ho sempre presente il timore di non fare in tempo. Nella composizione del sito e del post, quest’ansia ha mosso non pochi errori! Mio malgrado devo ammettere, anche fuori dalla composizione di quest’opera. Va beh! Quello che è stato è stato, e quello che sarà, sarà.
accademiavita
Nell’immagine dell’Accademia mi identifico con l’anziano sulla scalinata. Vuoi perché sta conoscendo, vuoi perché ha posto distanza fra sé e quello che sta conoscendo.
manofronte

 

E Gesù diventò Dio

Non sono uno studioso, tuttavia, so ben capire che della figura in questione ne hanno fatto una ribollita di non si sa più quale carne. Al più, si sa non poco sulla inattendibile pentola che l’ha cotta; ed è appunto per questo che concordo con le tesi del libro anche se non l’ho letto. Non concordo, però, dove lo dice (e/o lo fa pensare) come esaltato. Non può essere mentalmente e spiriticamente esaltato chi chiede agli altri chi è. Viene da dirlo depresso invece. Di ambo le letture, però, non abbiamo prove umane e/o storiche: abbiamo delle certezze per fede spacciate per verità in odore di eresia: è Gesù divento Dio, è la più culturalmente assurda. Ameno che non si ammetta che la chiesa, pur di avere un solo Dio in Cristo, abbia dovuto fargli uccidere il Padre.

gesu

manofronte

Caro Francesco ti scrivo

Non sono così illuso da pensare che Francesco trovi il tempo per leggerle. Tanto più perché non gliele ho mandate. Non per questo non confido nella fiducia di un celebre filosofo inglese: “mai dire mai!”.  James Bond, mi pare.

neosepara

Quo usque tandem, Francesco?

So bene che non sei Catilina, ma come Vita (mio soprannome per gli amici) ti devo ricordare lo stesso, che la mia politica, in primo è andate e gioite, e non per ultimo, con tutte le dovute ragioni della mia coscienza! Ora, sino a quando continuerai ad abusare della mia pazienza? Sino a che punto, senza freni mi scatenerai addosso la tua contrattuale clemenza? Pensi che non mi faccia nessuna impressione il violento reparto che presidia il tuo Palatino? Né le pattuglie che svolgono servizio di ronda nel credo altrui? Né l’ansiosa preoccupazione del popolo dal vivere pattuito con me, VITA, anche se non con te? Pensi che non mi faccia nessuna impressione, l’accorrere in ribalde crociate dei cittadini fedeli a te più che veri a sé come a me? Né la tua Sede (non così ben fortificata come credi) per la seduta del tuo Senato? Ne la genuflessa mimesi nel volto dei tuoi? Non t’accorgi che le tue trame stanno nullificando il mio Spirito? Non vedi che il filo dei tempi e dei mores che stai tracciando, è consumato già all’arcolaio? Non vedi che i miei disegni soffrono, nel tuo? Proprio non t’accorgi che il Verbo, IO SONO, e la Parola, VITA, stanno rinunciando, nel tuo mondo, alla forza del mio Spirito? Sino a quando, nelle tue catene costretto, Francesco, abuserai ancora della mia pazienza?
ps. Solo per le tue spalle la direi un po’ pesantina, Francesco: que sera sera!

C’è un solo Padre.

Caro Francesco: senti un po’ cosa m’ha sparato la vita questa mattina! Invero l’ha fatto anche altre volte ma non così compiutamente. Te la mando pur sapendo che è un boccone non facilmente digeribile nonostante sia composto solo di fiato. Certo, lo si può dire anche flatus nel senso di anima, ma non vorrei apparirti più culturalmente vanesio più di quello che sono: spero, non invano! Sia come sia, mi permetto di proseguire lo stesso anche perché so di star parlando senza ascolto, e quindi, come in un deserto. Nel deserto, oltre alle palme, chi raccoglie i venti? Se nessuno, me ne farò una ragione! La troverò fra i matti, e pazienza se non sono sempre distinguibili dai saggi. Quello che un cattolicesimo dissociato da Cristo chiama Dio (il Principio della vita) Cristo (per la piena orfanità che aveva vissuto sino a prima) ha chiamato Padre. E’ padre il generante umano, ed è Padre il generante divino. Per saperlo, basta solo elevare le parole alla loro origine: la Parola. Quello che noi crediamo di Dio (crediamo per le ragioni della speranza in una fede, non di certo per quelle della conoscenza della vita e della Vita) l’Islam chiama Allah. Sia pur con altro nome, anche Allah possiede la proprietà di essere Generante primo, e quindi, quella di essere Padre. Crediamo altresì bene, che pur nei diversi nomi sono ambedue lo stesso generante, e quindi, lo stesso Padre. Cominci a capire adesso che se è vero che non possiamo non dirci cristiani (anche se non cristiani per idee e riti) neanche non possiamo non dirci islamici anche se non islamici per idee e riti? Leggo che stai passando momenti difficili: panta rei, Francesco! Manderò questa lettera anche alla Comunità Islamica Italiana. Lo faccio perché è fortemente necessario ritrovare la stessa Parola, ritrovando le stesse parole.  Mal comune (questa lettera con i suoi intenti ) ti sia almeno di mezzo gaudio! Con questa speranza ti saluto.

Ancora con questa storia del Giudizio Universale?!

Caro Francesco: ma, siamo ancora  lì! Dove mai pensa andare la chiesa con queste antiche frittate?! Fra i pittoreschi menu degli Evangelici? Fra i Candomblè brasiliani? No! Continuerà a battere il passo come sta facendo da non so più da quando! Sveglia, Francesco, Sveglia! Togliamoci dalla testa che ci sia un Giudizio Universale! Come lo so? Lo so perché ho capito i principi della vita, e se siamo a somiglianza della Vita, un qualcosa penso di aver capito anche di quella. La storia dell’impossibile Giudizio universale, me la sono spiegata e te la spiego con un esempio.  Ammettiamo che Dio si un ingegnere termonucleare, ed io, al suo cospetto, uno qualunque. Ammettiamo ora, che quel Ingegnere voglia e/o debba dare un definitivo giudizio sulla vita della mia Cultura. Per quanto Clemente e Misericordioso, non potrà essere che implacabile! Va bè! Altro non mi resterà che aver fiducia in quel giudizio perché ho fede nell’Ingegnere. Non per questo non mi sentirò quanto meno umiliato dal fatto che non posso capire appieno le sue ragioni. Al caso, anche al punto da respingerle, come anche al punto da mettermi in dissidio: vuoi con il mio mondo, vuoi con il mondo. Ora, può Dio umiliare quanto ha creato? Può Dio originare dei nolenti quanto volenti dissidi? Se no, allora, l’Ingegnere non può non rifiutarsi di emettere giudizi!  Non per questo non ci sarà Giudizio. Se non l’Ingegnere, chi l’emetterà? A mio credere, l’emetterà quanto di me sarò giunto a capire confrontando lo stato della sua realtà con lo stato della mia. Per quel confronto, non potrò addebitare all’Ingegnere nessun motivo di umiliazione come nessun motivo di dissidio! Al più sarà a me che li addebiterò, dandomi quanto meno dell’imbecille! Non credo neanche ad un Giudizio finale, appunto perché la vita è uno stato di infiniti stati di vita, e perché (essendo vita) non possono essere che in continua corrispondenza, e quindi, corrispondente evoluzione, come al caso, di involuzione. La morale di questa fola, dunque, è presto detta: l’Ingegnere non può decretare il Giudizio ultimo, perché, facendolo, decreterebbe anche la fine della vita. A quella fine, al principio non resterebbe che il suo Principio. E’ vero che l’Ingegnere basta a sé stesso, ma è vero anche, che non so immaginare una così definitiva mancanza di scopo: essere solo sé stessi. Qui da noi, la conosciamo come solitudine.  Immagino l’Ingegnere per la Somiglianza che sono, è vero. D’altra parte, mica lo posso fare per la Cultura dell’Ingegnere! Se lo potessi, Dio sarei io! Con questa megalomane ma ridanciana affermazione,  ti saluto.
Oops! Stavo dimenticando un non piccolo particolare! Se per le ipotesi dette, l’Ingegnere non può emettere definitivo giudizio su nessuna vita, lo può, la tua Somiglianza a quell’Immagine? Direi che lo può, solo se si pone, indeciso fra le decisioni dell’Ingegnere e quelle di Mammona.  Aggiungo un’ultimo pensiero: non me ne vogliano quelli che si sono visti scompaginare, con questo nuovo disegno, il loro più antico. Voglio sperare, neanche tu.

Memento vitae

Ricorda ai tuoi teologi, che su Dio sanno solo quello che da secoli ne pensano, e che, quindi, stanno ruminando le loro parole, non, dicendo la Parola. Di certo non posso dire che lo sia la mia. Posso dirti, però, che intanto lo credo, e che prima o poi saprò quanta verità c’era in quello che ho creduto. Come tutti, d’altra parte.

Prima lettera

Gli elementi che citi sono oggetti compensativi e chi ha bisogno di compensarsi è fondamentalmente un depresso; e se un oggetto compensa più di una ideologia religiosa, ne dovremmo dare la colpa agli smartphone? Condivido la seconda parte anche se non in toto. La prima, è mero predicozzo! Hai fatto di meglio, Francesco!
nda. Non ricordo più cosa ha mosso questo rilievo a Francesco. E’ capitato qualche anno fa.

Seconda lettera

La fede è una elevazione della fiducia, ma mentre la fiducia nasce e si mantiene su basi soggettive nei primi momenti e oggettive se concessa e/o avuta a ragion veduta, la Fede è ragione della speranza; e la speranza detta dalla fede è un indimostrabile anelito. Direi ancora, mentre la fiducia ha base emotiva, la fede non può avere che una base culturale,ma se “Dio non gioca a dadi” neanche se lo può permettere la conoscenza: al più, il credo. Per quanto elevato sia un credere, però, non potrà sfuggire ai suoi limiti. Il credere, infatti, non sarà mai un sapere. Al proposito, se da un lato è vero che è impossibile ricongiungere “in un’unica carne” il credere con il sapere, dall’altra non si può non tentare di ridurre il divario!

Terza lettera

Non volermene se per qualche tempo ti invierò una barca (non so quanto poco petrina) piena di post. Il fatto è che per anni ho bussato a non si sa quante porte che non si sono mai aperte. Non che la tua lo sia, ma almeno non è chiusa a chiave. Senti questa:
Spirito è ciò che anima
Anima è ciò che si anima
Ciò che si anima è vita.
lo Spirito è l’anima della vita.
Fa da cappello ai miei discorsi sullo Spirito. Cordialità, Vitaliano.

Quarta lettera

Necessaria premessa: so bene che non puoi trovare il tempo di leggermi sulla tua pagina, per quanto sia la tua buona volontà. Così, a chi mi legge al tuo posto, non posso non ricordare “chi ha orecchio, intenda. Si intende attraverso l’udito e si intende attraverso l’emozione. L’emozione, è la parola della vita che dice sé stessa! Chi intende per emozione, quindi, intende attraverso vita. Solo la mia? Se si esclude un particolare dall’universale, sì! Detto questo, caro Francesco, ti sottopongo una questione che mi rovella da anni: il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Dal che ne consegue, che il male può essere maggiore, dove maggiore la rivelazione. Concessa l’attendibile ipotesi, con chi lottò, Abramo? Chi, sul Sinai? Chi, nella grotta con il Profeta? La storia evangelica dice che il Cristo non ascoltò la voce tentatrice. Perché non lo fece? Perché ne riconobbe subito l’origine erronea? Perché riconobbe subito un’emozione, spiritualmente non elevata? Oso una risposta: non badò a quella voce perché il Cristo si fidava solo del Padre! Ora, noi, suoi fratelli, che ti facciamo, invece? Noi, invece, poniamo la nostra fiducia, quando non la nostra fede, sulle apparizioni e su i santi, mentre, al massimo, dovremmo riporla sui Servi perché il loro stato di servizio è verificabile, mentre, l’intimo animo di quelli che titoliamo santi, no! Naturalmente, il mio appunto vale se quello che cerchiamo è la verità divina nell’umana. Se invece cerchiamo una più o meno convincente apparenza, allora, continuiamo pure così!
p.s. Dubito molto sul fatto che tu appartenga alla categoria sacerdotale che si sente sminuita se non è chiamata per titolo. Il fatto è, che io cerco fratellanza, non, titolanza! Non va bene a te e/o a chi mi legge al tuo posto? Pazienza! Vorrà dire che mi sono sbagliato. Non è la prima volta.

Quinta lettera

Un mio amico è andato in America. Ha trovato un compagno e dopo 18 anni di convivenza hanno dichiarato pubblicamente la loro alleanza, o a dirla con la Santaché, hanno avuto voglia di imborghesimento; dopo 18 anni di convivenza! Per protrarre sé stessa, la vita si serve di infinite vie! Anche di queste! Il mondo religioso che le chiude, erra contro lo Spirito! Avrei voluto dire, pecca, ma non credo ai peccati. Credo, invece, agli errori. In particolare, a quelli che dopo ti fanno dire: che peccato! Cordialità, Vitaliano.

Sesta lettera

Vita, è stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra i suoi stati:
Natura
atrinita
Cultura                                                                       Spirito.
Il che, sta a dire, che corrispondiamo, per affinità, fra Corpi, Pensieri, Forza. Nella dinamicità della vita, la corrispondenza fra vita e vita, gode della reciproca vicinanza, e soffre, per la reciproca lontananza. Tuttavia, in un punto ci ritroviamo tutti. Ci ritroviamo, nel concetto, di, “vita”. In quel Concetto, non c’è separazione. Non, io, lo affermo. Lo afferma l’errore, lo dice il dolore.

Settima lettera

Caro Francesco: nel tuo buongiorno di oggi vedo triste il tuo sorriso. D’altra parte, con le gatte da pelare che ti ritrovi! Senti un po’ questa! Vediamo se riesco a distoglierti dai pensieracci se non altro perché chiodo scaccia chiodo!
ilprincipio
La trovo non male come idea! Come in un cerchio, ogni suo punto prosegue all’infinito perché ogni suo punto è principio ma non fine. Mi dirai: ma in tutto questo, dov’è il Creatore?! Guarda meglio! Lo Vedi? E’ al principio del suo principio. Cordialità, perdamasco. Pardon, Vitaliano

Ottava lettera

Perché agli uomini piace fare sesso coi trans si chiede pianetadonna.it
Ho risposto così: perché l’Albero della vita (la sessualità) ha rami portanti (il maschile ed il femminile) e rami collaterali: i piaceri. La società e la religione li pota per irrobustire i portanti, dice. In realtà lo può solo sulla carta, ma, la vita, è carne che nella vita cerca sé stessa per infinite vie. Potare l’Albero, quindi, è potare la vita, ma il vivere, è via per capirla. Potare l’Albero, quindi, è potare un discernimento la dove un piacere è seguito dalla ragione, e/o è potare un suo sentimento, quando è seguito dall’emozione, vuoi per una passione, vuoi per il cuore.

Nona lettera

Peccato originale, o amore originale? Quel che vedo della Genesi secondo me è questo:  Adamo viveva il luogo di Dio, ma come l’infante non conosce il padre perché non ne possiede l’idea, così, non conosceva Dio. Quando l’infante comincia a conoscere il padre? Direi che comincia a conoscerlo quando il padre lo scioglie dall’abbraccio e lo posa a terra. Nel momento stesso in cui mette il figlio nella condizione di sentire la differenza fra il prima ed il dopo, quel padre comincia a fargli sentire (e quindi capire) cos’è l’Immagine della vita, e cos’é a Sua somiglianza. Da questa Genesi (passami il taroccamento) ne concludo che al principio della vita non è successo nessun peccato originale. Sono accaduti, invece, due amori originali: quello del Padre verso la vita, e quello della vita verso sé stessa.

Decima lettere

Leggo da più parti che sei molto seguito come persona ma meno seguito dai fedeli. La faccenda non mi meraviglia più di tanto. Stai pian piano cancellando, infatti, la linea di demarcazione fra buoni e cattivi. Da un lato, quindi, preoccupi i potentati che ti reggono la sedia, e dall’altro, confondendo, i quanti non capiscono più in quale parte ti stia collocando. Spauriti, quei quanti, si stanno chiedendo se tu sia ancora cristiano_cattolico. Vaglielo a dire che non puoi essere nuovo se non lasci il vecchio, e che nel lasciarlo, non puoi non essere e non avere lo spirito di contraddizione per chi, a immediata lettura, ti vede conforme A.., e nel contempo, eretico verso A. Vaglielo a dire a quanti non sanno che per essere universali secondo il Principio, si deve andare oltre i principi raggiunti, perché il Principio è vita, e alla vita del Principio (e di quanto ha principiato) non si può (vano tentativo) togliere Spirito, o Fiato che dir si voglia. Se non ricordo male la profezia, dovresti essere l’ultimo papa. Lo penso anch’io. Non tanto perché non c’è ne saranno altri dopo di te, ma perché, della tua visione, saranno i restauratori che, smussando qua e togliendo o aggiungendo la, rimetteranno in ordine quanto sarai riuscito a lasciare di tuo. Non ti sembri un invito a tirar a campare, questa mia, perché, se è vero (secondo me) che non sarà tua l’ultima parola, è anche vero che l’ultima parola c’è l’ha la vita: il tutto dal Principio. In quella, a mia volta confido da cristiano e non cristiano, e da cattolico e non cattolico.

Undicesima lettera

“Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia chiesa” Caro Francesco: ragionando secondo me, quest’affermazione (ammesso e non concesso che sia stata veramente detta dal Cristo evangelico) è fortemente travisata. Il Pietro confermò il suo amore per il Cristo pur non capendolo, e quindi, senza condizioni. Ora, il vero soggetto della pietra fondante la chiesa cattolica, è Pietro, o l’amore senza condizioni, al caso, testimoniato da Pietro? Io penso alla seconda ipotesi. La chiesa pensa alla prima. Una chiesa che si dice universale può porre condizioni all’amore cristiano e non condizionare l’universalità che dice di essere? Per questioni di potere, si!

Dodicesima lettera

Ti scrivo sulle Unioni civili per due questioni. In primo, perché i papisti più papi del Papa mi fanno serenamente pena. In secondo, perché di quelle Unioni (etero o homo che siano) forse non hai colto la valenza spirituale. Ai papisti più papi del Papa, dovresti ricordare che se una nave ha bisogno di chilometri per non rovesciarsi quando vira, tanto più la tua Barca necessita di tempo; e siccome al comando ci sei tu, facciano il piacere di non fare come i trasportati che sommergono di contrastanti quando non isterici consigli il guidatore.

Tredicesima lettera

In sogno o da desto non so, ma qualche anno fa una bellissima voce femminile mi disse: cristiano_non cristiano, cristiano_non cristiano_ cristiano non cristiano. Non so, così, in quale veste ti scrivo. Sento di doverlo fare perché mosso dalla domanda che si è fatto (e che ha fatto) l’officiante della messa funebre per i terremotati: dov’è Dio?

Quattordicesima lettera

Caro Francesco, toglimi una curiosità: di che gender è la vita che ami è che vedi in un sonno del bambino? Cristiana? Atea? Oltre te?

Quindicesima lettera

“Non reddito per tutti, ma lavoro per tutti”. Caro Francesco: bagnata nell’Arno dell’umana realtà, quest’idea non può risultare che un velleitario pour parler. Ha valore mediatico perché, detta da te, fa girar di più le rotative. Nessun santo proposito, infatti, è mai riuscito a trasformare l’ambizione con denti da carnivoro che è della voglia di potere (vero lupo in ogni uomo, la voglia di potere) in un’ambizioni di potere, che, o dovrebbe avere denti eguali per tutti, o tutti senza denti. Nessun comunismo, c’è riuscito. Nessuna democrazia. Nessuna comunità. Nessuna chiesa. Nonostante questo, sento che la tua affermazione ha un qualche valore profetico. Si realizzerà (forse) quando la vita (il tutto dal principio) ci farà capire che continuando a mangiare l’odierna minestra, ci ritroveremo fuori dalla finestra. Non prima. In attesa di tanto, crepi Cassandra, si spera. Non creperà.

Sedicesima lettera

Caro Francesco: le parole hanno consumato la nostra idea della Parola ma non ancora questa: il Padre è quello che è. E se invece fosse come segue?
Non tentate. Non sapete. Non potete. Io sono quello che sono.
Sono Parola. Sono Forza. Sono il silenzio e la sua emozione. Non mi trovate nei perché e nei percome. Sono l’irraggiungibile stazione delle vostre tesi su di me.
Io sono l’Amore. Non sono il Divisore. Sono colui che vi eleva la croce. Sono la vostra voce.Non sono lo scranno della vostra brama di sapere. Non mi tocca la fama: nessun potere.
Sono la chiesa che dura. Non mi serve muratore: nessuna struttura.
Io sono il Verbo.
Sono la vostra mano. Il vostro piede. Sono il principio di ogni luce. Sono dove il dissidio tace.
Sono Pazienza. Clemenza. Pietà. Umiltà. Semplicità. Sono la vostra Profondità.
Sono la vostra Fede. Dove il Bene intercede. Sono l’Universo che tutto contiene. La Promessa che mantiene.
Sono Acqua per la vostra sete. Il vostro mare quand’è in quiete.
Non sono Figlio. Non sono Madre. Sono il Padre.
Sono il senso di moglie. Non sono le sue doglie. Sono il senso di marito.
Io sono l’Infinito.
Sono Sovranità, Libertà, Carità, e l’Immagine della vita: mio primo ed ultimo profeta.
Io sono il Basso e sono l’Alto, Larghezza e Lunghezza, Geometra e Geometria.
Io sono, la tua poesia.

Diciasettesima lettera

Caro Francesco, e non di meno caro Mauro Biglino. Tanto quanto eleviamo l’emozione, e tanto quanto la parola si fa Parola. In virtù di quell’elevazione, l’Io ha sempre creduto di parlare di Dio quando non con Dio. Un tuo precedente aveva amaramente constatato di non sentire più la Sua voce.

Diciottesima lettera

Da più parti ti stanno segnalando che la capra pedofila ti sta mangiando il cavolo che non riesci a tener chiaramente separato. Mi sto domandando perché oggi ci riesce di più, e cosa una volta riusciva a trattenere meglio il suo appetito.

Diciannovesima lettera

Se fossi prete della tua parrocchia, all’insediamento razzolerei così.
Cari miei: tutti siamo qui per capire quanta Immagine della Vita (il Tutto dal principio) vi è nella vita del nostro essere di Somiglianza: il tutto dal nostro principio. Tutti, quindi, possiamo dirci vie della verità che si rifletteranno nella Verità. Forse sinora non ci avete badato, ma tutto provvede (mentre provvediamo) al raggiungimento dello scopo.

Ventesima lettera

Non sono mai stato così impreparato da non rendermi conto che il mio pensiero sul Principio e sui principi della vita, è (ebbene, sì!) un tonnellante mattone. Per anni mi sono chiesto come alleggerirlo. Pensa che ti ripensa, in soccorso m’è venuto un ricordo che da bambino mi preoccupava non poco: quello dell’occhio di Dio all’interno di un triangolo equilatero. La mia versione è questa
atrinita

Ventunesima lettera

Mi rendo ben conto di star predicando in Canonica quando, discutendo i tuoi argomenti, ti propongo i miei. Il fatto è, che per conservare la mia identificante totalità ho dovuto separarmi da quanto dici, e/o fai dire, e/o salta il ghiribizzo di dire a disobbedienti preti di tutti i tuoi ecclesiastici livelli. Ne andava della mia mente e ne andava della mia vita. Non per ultimo del mio spirito ma non vorrei fartela troppo pesante, come spero di non fartela troppo pesante se nell’occasione ti confermo che per me il Cristinesimo è una Pedagogia, eletta tanto quanto è Magistrale nella semina, e non eletta, tanto quanto il Magistero diventa l’irrispettoso usufruttuario di ciò che semina e in chi semina: vuoi nella Persona, vuoi nella sua vita. Si, Caro Francesco: se vi sono anime che si separano dalla tua che rappresenti, è perché alla parabola del Buon Seminatore, state rendendo più importante quella del Buon Capitalista: per Capitalista intendendo il dedito al maggior possesso. Potresti rammentarmi quale Nuovo Testamento la riporta? La memoria comincia a farmi difetto, purtroppo. Non la capacità di vedere dentro e sotto, però.

Ventiduesima lettera

Devo proprio dirti quello che ho in gola. Il cristianesimo tornerà ad essere quello di Cristo, tanto quanto, pur tenendo di vista il Padre (il Principio che determina la vita sino dal principio) tornerà a viversi come Madre: Principio che accoglie la vita sino dal principio. Senza per questo scordare lo Spirito, ovviamente, che, come ben sai (almeno suppongo) è Paracleto.

Ventitresima lettera

Da quello che si racconta, Dio ha messo in tentazione anche Giobbe, ma l’ha fatto per vedere se superava una prova. Per come la vedo, il “non ci mettere in tentazione” detto nel Padre Nostro, più che della presenza di Satana, dimostra che i cristiani hanno paura della fede di Giobbe. Sai, invece, chi non la teme? L’Islam che ha rinunciato a non decidere anche secondo umana ragione. Difficile distinguere nell’islamico se una tale rinuncia è da fede o se è da Pilato.

Ventiquattresima lettera

Di Cristo hanno detto di tutto e di più. A maggiorata conoscenza, però, di quell’identità è prevalentemente rimasta la fede di chi non sa camminare con le proprie gambe.

Venticinquesima lettera

Caro Francesco: te la mando per conoscenza. A destinare la competenza ci penserà la vita.
Dio non parla, è vero, ma la suo posto lo fa la vita. La teologia cattolica (qualsiasi teologia, in vero) mi ricorda la fasciatura che deformava i piedi delle cinesi di una volta. Il piede simbolizza il passo (lo si intende in senso esistenziale) che così de_formato, addolorava il soggettivo cammino verso la meta: vuoi di fede, vuoi storico – personale, vuoi, per il credente, verso Dio.
neosepara
Caro Francesco, questa pagina sta diventando esageratamente lunga. Mi vedo costretto a metterci solo i collegamenti con le lettere.

 

Lungo la mia strada “per Damasco” ho incontrato questo spirito

O fai parlare la Parola con nuovo Verbo…

Dio non ha nè mogli e nè madri

Ho visto che anche tu sei fra gli eretici

“E Gesù divento Dio”

Satana non è come dicono gli esorcisti

“Non si può servire Dio e Mammona”

A che gender è appartenuta la spiritualità di Cristo?

Ti racconto un sogno di qualche tempo fa

Per quanto ancora il potere sulla vita sceglierà Barabba?

“In principio era il Verbo (Lόgos), il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.”

A proposito di Medjugorje

Avevamo una visione di Padre, una volta.

Hai presente il mercurio?

A proposito di fede e di verità

manofronte
 

 

La ricerca di consapevolezza

Pedagogia dell’Amore e della Comunione

Immagina     Lo scritto

Comunione, è l’unitaria corrispondenza fra i trinitari stati di: Natura_Cultura_Spirito personali, sociali e, per elevazione culturale, spirituali. L’Amore, è il principio (naturale quanto soprannaturale) dell’alleanza che la permette. La Pedagogia dell’Amore e della Comunione, quindi, intende ausiliare la conformazione dell’essere e la conferma dell’esistere secondo il personale spirito. Indicando ciò che deve essere posto in comunione per poter essere amore, nel contempo indica che cos’è l’amare, allora,
Pedagogia dell’Amore perché l’Amore permette la Comunione
e Pedagogia della Comunione perché la Comunione permette l’Amore.
L’amore è via della comunione e la comunione è via dell’amore. Uno stato che corrisponde all’altro è uno stato che ama l’altro perché in comunione con l’altro. L’amore origina la vita data dalla corrispondenza fra ciò che è in comunione. Le corrispondenze sono le vie che permettono la comunione che permette l’amore. Nello Spirito, “andate e moltiplicatevi” è un vincolo di vita, non, di fede. Men che meno una crociata. Nello Spirito, i modi di andare e di moltiplicarsi sono infiniti, pertanto, infiniti i sensi, i significati, gli scopi. Ogni genere di vissuto, però, deve corrispondere con una fondamentale regola: la cessazione del dissidio. Per quanto mi riguarda e per quanto mi risulti ovvio, andate a vivere è maggiormente spirituale. Non me ne voglia il Cristo se la penso diversamente.

neosepara

Lo stato umano nello stato sociale per lo spirituale

secondo la Pedagogia “per Damasco”
Natura, Cultura e Spirito sono lo stato trinitario della Persona. Nella corrispondenza degli stati la Persona è unitaria. Corrispondente alla Figura umana e sua emanazione: lo stato sociale. Lo Stato sociale è l’unità sociale composta dalla Natura del luogo in cui è collocato, dalla Cultura dei suoi cittadini e dallo Spirito che corrisponde dalla relazione di vita fra i componenti. La Figura del cittadino e la Figura dello Stato si configurano negli stati del Bene, del Vero e del Giusto. Il Bene è Cultura della Natura. Il Vero è Natura della Cultura. Il Giusto è Natura della Cultura dello Spirito: forza della vita della Natura nella corrispondente Cultura.

neosepara

Sessualità della Natura

nella corrispondente Cultura secondo Spirito.
Per ciò che è il Bene della Natura, il Vero della Cultura ed il Giusto della vita, lo Spirito, essendo calibro della Natura che forma, arbitro della forza che concede e giudice della vita che ha dato, è maestro. Lo stato Umano per lo stato Sociale nello stato Spirituale, allora, non può essere educato che da canoni che rispettino la trinitaria – unità della Persona. In ragione della trinitaria unità della persona e secondo la guida del suo Spirito di vita si evidenzia che la sessualità della Personalità umana, sociale e spirituale è data dai principi di vita cui si corrisponde sia in se che con altre Personalità a se corrispondenti. Da ciò ne proviene che la distinzione sessuale della Natura non è data in ragione del soggetto Etero o Omo genitalmente scelto per la vitale corrispondenza ma secondo principi che sono eterosessuali se si corrisponde secondo finalità di comunione per la vita e con la Vita e sono 0mosessuali se si corrisponde secondo finalità della sola perpetuazione dell’individuale sè.

neosepara

Determinazione o Accoglienza? Questo è il problema.

La Donna che si fa prevalentemente determinante “spaventa” l’Uomo. Perché lo spaventa? A mio avviso, perché trovandosi di fronte un eguale psiche non può non sentire forma d’Uomo in forma di Donna. L’uomo che sente di fronte a sé una figura di analogo principio si trova di fronte a ciò che gli somiglia vuoi come cultura vuoi come spirituale virilitas. Giunto al punto si può dire, allora, che la paura dell’Uomo è provocata da forme di disorientamento che non sa porre (e/o non può, e/o non vuole) in equilibrata vivenza. Mi si dirà: ma, la Donna è sempre stata così! Concordo, tuttavia, la capacità di determinazione della donna era contenuta (filtrata, repressa, condizionata) da forti muri socio – culturali. Ora che questi muri hanno fatto la fine di quelli di Gerico, chi o cosa conterrà l’espansione di vita del carattere culturale femminile? Non di certo degli altri e stramaledetti muri, ma, certamente, delle rinnovate ragioni! Quali, le rinnovate ragioni? Quella, ad esempio, di riconoscerla e di accettarla come culturalmente simile. Accettandola come culturalmente simile, cosa diventerà l’odierna Eterocultura maschile? Direi che, per trancultura,  diventerà Omoculturale. Ossignur! Si dirà l’Uomo ulteriormente spaventato: ciò significa che diventerò Omoculturale anche sessualmente? Ad ognuno la cottura del suo piatto! Questo scritto è solo una padella.
n.d.a. Questa lettera è del Giugno 2006. Corretta e meglio mirata nel Novembre 2019

neosepara

Alla ricerca dell’Albero della Vita

Il tronco della Sessualità, è dato dalla personale genitalità. I suoi rami sono dati dalle emozioni sessuali di prevalenza, quelle, cioè, che formeranno la costituita identità sessuale. Le sue foglie, da emozioni sessuali non prevalenti ma indicatrici di valenza sessuale sia per il tono, (piacere – non piacere), che per la condizione del loro stato. Le emozioni sessuali non prevalenti ma indicatrici di valenza sessuale, conformano e confermano la molteplice varietà delle pulsioni. In ragione di un cosciente vissuto sessuale, la molteplice varietà delle pulsioni è fattore di ricchezza. Se la sessualità fosse una macchina, dell’identità sessuale di prevalenza si potrebbe dire che è il modello base, mentre, delle emozioni sessuali non prevalenti ma indicatrici di valenza sessuale, si potrebbe dire che sono gli optional che, personalizzando la sessualità base, la rendono propriamente individuale. Il tronco dell’Albero è retto e forte in ragione dello stato della relazione di vita fra i suoi rami e le sue foglie. Di per sé, nessun ramo e nessuna foglia sono anormali alla vita dell’Albero. Anormali lo diventano se, (e, tanto quanto), recano del male presso la vita altra: individuo e/o società che sia. Da ciò ne consegue che, a priori, nessuna vita (così come nessun suo stato) ha o è “intrinseco male ” morale. Al più, ha intrinseco dolore, un suo peso, e/o condizione. Se il dolore è lo stato che divide ciò che è normale alla vita da ciò che non lo è, dalla precedente affermazione ne consegue che è sufficiente l’analisi storica del benessere data dalla comparazione delle corrispondenze di vita fra amante e amato/a, per sapere (al di là di ogni esterno giudizio) quanto sia normale, il modo di manifestare la propria sessualità.

neosepara

La Soglia fra verità


La Soglia fra verità è il luogo esistenziale (umano come sovrumano) nel quale (in vario grado e stato) si passa dall’identità precedente (coscienza di ciò che era e/o si era) a quella seguente: coscienza di ciò che è e/o si è. E’ vero che il processo di comprensione è pena: tanta o poca che sia. La chiesa lo dice Purgatorio. E’ anche vero, però, che quella sofferenza (tanta o poca che sia) è compensata dallo sgravio (della sofferenza) che avviene mentre capiamo. Come la vita è stato di infiniti stati di vita, così, fra noi e la Verità vi sono stati di infiniti stati di soglia fra verità e Verità. La Soglia fra verità, pertanto, è anche luogo dell’estasi che si prova quando godiamo il giusto perché abbiamo messo in corrispondenza il bene con il vero.
In ragione dello stato della comprensione ne consegue

atrinita

maggior coscienza
maggior verità                                             maggior vita

neosepara

L’Albero del Bene e del Male

La vita ha radice: la forza dello Spirito; ha tronco: la sua Natura; ha rami: vita naturale e culturale che si principia dal tronco; ha foglie: Natura della Cultura dei primi atti naturali e dei corrispondenti principi culturali; ha gemme: progetti della Cultura della Natura della vita dell’albero; ha frutti: per la sua forza, la vita data dalla corrispondenza fra la Natura e la Cultura dell’albero. La similitudine fra la vita di un albero (radice, tronco, rami, foglie, gemme e frutti) e la vita come un albero, fa dell’Albero del Bene e del Male il simbolo della vita: coscienza di tutto ciò che è alla conoscenza sia dello stato supremo della vita (quello del Principio) che dell’ultimo principiato a Sua somiglianza.

neosepara

Le strade della verità

Via della verità è la forza del corpo
atrinita
via della verità                                         via della verità
è la forza della mente                               è la forza della vita
lo Spirito
neosepara
 In tutti e fra tutti gli stati e secondo stati di infiniti stati
il processo della verità si completa nella trinitario – unitaria corrispondenza fra
ciò che si è come Natura
 atrinita
si sa come Cultura                                si vive come Spirito
neosepara
 Poiché la Natura sente quello che la Cultura sa
la Natura è via della Cultura
atrinita
Poiché la Cultura sa ciò che la Natura sente, la cultura è via della Natura
Poiché forza della Natura che corrisponde con la sua Cultura, lo Spirito è via della vita.

neosepara

Il Dolore

Il dolore, tesi della violenza e antitesi della giustizia
è il male naturale
atrinita
e spirituale                             da                  errore culturale.
Il male è la voce del dolore in tutti i generi di errore

neosepara

Le strade del dolore

Dal Dolore nella Natura si origina l’urlo
atrinita
Dall’Errore nella Cultura                          Dal dolore nello Spirito
              si origina il pianto                                 della vita si origina il lutto.
Il Lutto è afflizione naturale, culturale e spirituale, della Natura della Cultura della vita mortificata nel Corpo, nella Mente e nello Spirito: forza della vitalità della Natura e vita della sua Cultura. Come la vita è stato di infiniti stati di forza, così il Lutto è stato di infiniti stati di sofferenza.neosepara

Del Dolore e del Lutto

Sentire è il principio della Natura. Sapere è il principio della Cultura. Secondo lo stato della corrispondenza fra il sentire della Natura ed il sapere della Cultura, lo Spirito è il principio della vita che ne corrisponde. Il Bene è il principio della vita della Natura. Il Vero è il principio della vita della Cultura. Lo Spirito, è il principio della vita del Giusto che nel Bene corrisponde al Vero. Nella corrispondenza fra gli stati della vita, ciò che la Natura sente è ciò che essa sa; ciò che la Cultura sa è ciò che essa sente. Ciò che la Natura sente e la sua Cultura sa è vita (forza dello Spirito) per quanto sente e sa. Il dolore, (male naturale e spirituale per l’errore culturale) è, quindi, una mancanza di vitalità e di vita causata da corrispondenze erronee, vuoi del dolente, vuoi subìte dal dolente.

neosepara

Sulla Soglia

Quando l’Amato m’ha chiesto cosa succederà dopo mi sono ritrovato assolutamente impreparato.

neosepara

Colpa e senso della colpa

La colpa e il senso della colpa si provano nel dissidio fra
atrinita
conoscenza                     e                        coscienza
Ogni qualvolta il bene (Principio della vita della Natura) si separa dal vero (Principio della vita della Cultura) la forza dello Spirito (vitalità della Natura e vita della Cultura) entra in sofferenza. Secondo lo stato della separazione dal bene, la forza della vita (lo Spirito) somatizza il male dato dalla sofferenza derivata dalla separazione. Lo Spirito somatizza il male con la depressione o con l’esaltazione. La depressione indica falsità nella vitalità della Cultura della Natura: il corpo. L’esaltazione indica falsità nella vita della Natura della Cultura: la mente.

neosepara

Come evadere dal vago: Lettera ad un IO confuso.

Lettera a Paola R.
Secondo la tua Natura, tu sei ciò che senti. Secondo la tua Cultura, tu sei ciò che sai. Secondo il tuo Spirito, forza della vita della Natura che corrisponde alla sua Cultura, per quello che senti, in quello che sai, tu sei la vita che sei.
Vi è comunione di vita per la transizione di uno stato verso l’altro.
La transizione è principiata dalla Simpatia.
Vi è Simpatia verso una Natura, e/o verso la Natura.
atrinita
verso una Cultura                               verso lo Spirto
e/o verso la Cultura           e/o             verso uno spirito
La simpatia è moto della forza della vitalità naturale e della vita culturale.
Il principio della vita del suo spirito, è nello stato che l’ha originata.
neosepara
separadueNella Simpatia si desidera ciò che l’altro è
atrinita
ciò che l’atro sa                                ciò che l’altro sente.
neosepara
Indicati dalla simpatia verifica della corrispondenza
Naturale
atrinita
Culturale                           e                       Spirituale
della destinazione dei moti di una vita verso l’altra.
neosepara
Nella relazione fra stati
atrinita
trinitario unitaria accoglienza della vita corrispondente per Simpatia.
neosepara

C.F.S. = Cronic fatigue syndrome

Con Flebile Spirito Che Fatica Sopravvivere

Immagina   Lettera

L’Istituto superiore della Sanità, incarica il Gruppo “C” di Verona, di studiare un malattia che deprime la vita pur non ledendo il corpo. Non vedo cosa ci sia di nuovo – mi dico. Sono cose che succedono, quando un insieme di fattori ammalano la forza della vita: lo spirito. Siccome pensavo, (e penso), di capire qualcosa sullo spirito, intervengo presso il dottor S. con questa lettera. Se anche con le immagini dei concetti non ricordo. Ricordo, però, di aver immediatamente tradotto così quella sinfrome:

neosepara

Lettera a Padre Aldo Bergamaschi

Qualsiasi sia stata la forma con la quale il Principio della vita ha originato la nostra, o i fatti e/o i nomi con i quali noi tentiamo di dirne l’evento, ciò non toglie assolutamente nulla alla Sua facoltà creatrice, così, anche se al principio non vi fossero state persone ma stati di vita (naturali, culturali, spirituali e conosciuti o sconosciuti che ci siano) non per questo lo è di meno.

neosepara

Lettera a Eugenio S.

In uno scritto di tempo fa, si chiedeva ” se il bene morale, in qualche modo non avesse una origine naturale “. Indubbiamente. I contenuti della vita senza il corpo contenitore, sono come dell’acqua senza ciò che la raccoglie, così, l’Acqua (Essere ed Essenza) che dal Suo sè volle originare la vita a propria Immagine e Somiglianza lo poté solamente dopo aver principiato il bacino: la Natura. La Natura è il corpo che raccoglie le emozioni date dai contenuti che sono nella Natura della Cultura della vita sino dal Principio.

neosepara

Lettera a Filippo P.

Il tempo per leggere non ti manca, Filippo, pertanto, se vuoi proseguire nel capire e nel capirti ti fai questa po’ – pò di “pera”, diversamente, vedi un po’ tu.  Non preoccuparti se vi sono punti nei quali la tua Cultura non capisce. Dal momento che si capisce secondo Cultura ma si capisce anche secondo Natura, allora, cerca di farlo anche attraverso ciò che senti, cioè, attraverso le emozioni che ti suscitano gli argomenti che sottopongo alla tua riflessione.

neosepara

Lettera ad Alessandro B.

Sono anni che si sta dicendo in giro che se ha lasciato il precedente incarico lo si è dovuto al fatto di non avere altri mezzi per sfuggire alle mie spire (pardon, lettere) ma dal momento che comunque la raggiungo, o ci deve essere chi semina maldicenze, o Marzana e troppo vicina a Verona! Comunque sia, Cultura, (in quello che si è di ciò che si sa per quanto si sente) è il prodotto esistenziale del viaggio di transizione dagli infiniti stati della conoscenza che è (la presente) a quella che segue: la futura. Se per fare una vita ci vuole una vita, direi che la Cultura è un viaggio che non finisce mai. Cultura, pertanto, in effetti è Transcultura.

neosepara

Lettera a Geminello A.

L’esaltazione naturale, culturale e spirituale è un errore che non sempre riesco a dominare. In quell’errore, ci cado ogni volta reagisco, con dolore, ad un dolore. L’esaltazione che mi è difetto (in questa lettera spero di evitarla anche se l’ho detto troppe volte per crederci) quasi mai è conseguente ad una sofferenza verso la mia vita, ma, dolore (male tanto quanto errore ) verso la vita o la Vita.
manofronte

 

Nei ricordi

Sei come un gattino mi scrive e mi dice una firma nota.

Al risveglio, non ricordo più di chi la firma.
Oltre che avermelo scritto me lo legge: maschile la voce. Mi dice: sei come un gattino che non sa come scendere dall’albero. Sorrido all’immagine e mi sveglio. L’immagine gattino mi dice che nei miei confronti il commentatore ha i sentimenti affettivi che si prova verso soggetti in tenera età. Simbolicamente parlando, la tenerezza data dall’età minore ha diversi significati: vuoi degli stati mentali (tenerezza come sottintesa immaturità) vuoi di quelli culturali (tenerezza come sottintesa ignoranza) vuoi di quelli spirituali: tenerezza come sottintesa debolezza della vitalità della vita. Per quanto riguarda l’albero, per me c’è un solo Albero: ed è quello della vita. Il commentatore non me l’ha detto ma se mi conosce, cioè, se mi sente, non può non condividere l’idea. Ne consegue che mi vede in cima alla vita: cima che si può intendere anche come fine. Non mi dice se sono spaventato, preoccupato (ecc. ecc) di stare lì. Neanche mi dice come ci sono salito: solo constata che l’ho fatto e che ci sono. Dice, però, che se non so come scendere, e neanche perché lo devo. Se passare dal reale all’ideale è una salita, e se passare dall’ideale al reale è una discesa, da quell’Albero sono un gattino che ha dimostrato (almeno a sé stesso) che è capace sia di salirci che di scendere: ora, senza alcun problema. Ne ricavo che la tenerezza che quello spirito ha sentito per me come gattino, non è motivata da quanto penso sino a questo punto. Recenti analisi hanno rivelato che ho due rogne ai lati dell’encefalo (ancora benigne); che il diabete (con tutte le sue altrettanto rogne) è passalo da 1 a 2; che c’è ben poco da fare per un cuore con battito atriale; che senza Coumadin (come anche malgrado il Coumadin) sono soggetto a ictus oppure a infarto: mortali o parziali lo saprò solo dopo. Senza alcun genere di timore, prendo atto della mortalità in sospeso. Certo! Tutti viviamo in sospeso. In ragione, però, (chi più e chi meno) di infiniti stati di conoscenza e di accettazione. Almeno statisticamente parlando, un giovane meno, un anziano di più. Nella realtà, quando capita capita. Se l’accettassimo come il sereno destino di tutte le età più o meno coscienti, vivremmo meglio sia il nostro esserci che il nostro dipartire. Considerazioni sulla morte a parte, torno a quelle su di me. Come scritto prima, della mortalità non temo il finire, temo, tuttavia, il come. A maggior ragione perché dovrò essere assistito da soggetti per mestiere. Questo mi preoccupa, appunto perché non so come scendere a Terra, dall’Albero dove ci resto senza timori perché, almeno al momento, ad ogni giorno do il suo affanno.
neosepara

Quanta acqua non è passata sotto il Piave

da quando sono uscito, vestito da chierichetto dalla chiesa di Vellai di Feltre!

vellai

Mi chiamavano sempre quando c’erano le messe in terza o in più come allora si diceva delle solenni. Non che convincessi tanto come chierichetto, però, vestito così gli facevo fare una bella figura quando veniva il Vescovo! Deve essere così perché nelle messe ordinarie non mi hanno mai chiamato! Il collegio – orfanotrofio era dell’opera Don Guanella che ora è scuola di agricoltura. Molto probabilmente, l’hanno convertito a nuova funzione perché hanno cominciato a scarseggiare le braccia per messali, ma non diminuire quelle per i campi! Una ricerca rapida su Google e qui da Luciano Cassol ho trovato le foto in vari tempi del Collegio. C’è anche la foto del Don Primo. Bonaccione! Si occupava della raccolta fondi attraverso la stampa di lettere destinate ai benefattori. Lo chiamavano “pia opera” quel lavoro. Solo il signore sa, quante lettere ho imbustato! Gli originali delle lettere erano scritte a mano, avendo calligrafia decente a giudizio del Don Primo. E’ capitato di farlo anche a me. Caso non ripetuto!
neosepara

In amore, la mente parla anche quando nega

Ieri c’era il Mercatino dell’Antiquariato, qui in s.Zeno. E’ un antiquariato del pressappoco ma lo stesso attira un futtìo di persone. In quell’occasione vengono transennate le strade. Giusto, però, il Pccolo che non ha la residenza a casa mia, è rimasto bloccato. Mi telefona, mette il vivavoce, così la vigilessa sente quando gli dico il nome della via dove deve venire; e la vigilessa lo fa passare. Giunto a casa me la racconta ghignando e mi dice: non so come farò quando non ci sei più! A dar l’indirizzo al vigile, intendeva dire. Sempre ghignando gli rispondo: quando non ci sarò più neanche tu ci sarai più! Rimane un attimo lì! Pensavo alla casa, mi dice. Il che mi conferma che è diventata come casa sua. Pensava alla casa ma ha pensato anche a me? Se sono diventato la sua casa, si.
neosepara

Sarà anche perché si conosce meglio il proprio simile

Sarà anche perché si conosce meglio il proprio simile, ma anche uno psichiatra ebbe a dirmi: sei pazzo! La definizione era detta con simpatia e l’intenzione non offensiva; è che cercando di definire una personalità estranea ai suoi schemi esistenziali e alla sua conoscenza, non gli era rimasto che il mestiere. La definizione del medico, (avevo conosciuto il dottor G. P. nell’ambito delle tossicodipendenze dove ho operato come associazione) mi sfagiola per più di in motivo. Ad esempio: mi libera dalle conseguenze del non dire in convenzione con altra norma o conoscenza. Siccome per essere legati o influenzati da un folle bisogna essere altrettanto pazzi, libera l’arbitrio altrui. Mi libera, inoltre, dal peso di dovermi dimostrare diverso da quello che sono. Frena chi potrebbe pensarmi, diverso da quello che sono. Chi sono? Semplice! Per quello che la mia Natura è, la mia Cultura sa, ed il mio Spirito sente, sono quello che sono, però, gli amici mi chiamano Vita.
neosepara

Mi hanno detto: sei un pazzo o sei un genio.

Dopo aver visto la stesura delle prime immagini dei concetti che dico in quest’opera (preso dalla rivelazione le mostravo a destra e a manca) me lo disse un angelico biondino dall’aria simil prete. Mi capitò nella trattoria dove lavoravo. Fu per caso? Non so, ma ho sempre avuto il sospetto che venne per… annusarmi. La stessa curiosità (sempre anonima) si manifestò (dal Vescovado) al Referente del Sert veronese. La fecero qualche giorno dopo la pubblicazione (nel Giornale locale) della richiesta di una annuale messa solenne per i tossici morti per over dose. A parte la talefonata del prete al Sert (chiesero chi fossi) e una messa comune solo per quell’anno, altro seguito non ci fu: neanche dal biondino che già alla prima occhiata mi parve soggetto_oggetto da preti: se non di fatto, in potenza. Una cliente della Tratoria aveva il fratello prete. Di quell’uomo (nulla di che per via di virilità) mi risultò sedotta sino alla sessuale infatuazione quando vennere tutti e due in trattoria. Figuratevi se mi facevo scappare l’occasione, così, mostrai il malloppo anche a quel prete. Ebbene, le disse perfettamente cristiane. Non me n’ero proprio accorto! Comunque sia, da cotanta sacerdotale affermazione altro non sorse. Almeno che io sappia!
neosepara

I sensi iniziali

G,  è l’iniziale del cognome della famiglia adottante; sta anche per il nome scelto dalla famiglia che mi ha adottato.
O,  è l’iniziale del cognome di chi mi ha messo in adozione.
V,  è l’iniziale del nome che mi ha posto chi  mi ha messo in adozione.
Perché ho ritenuto necessario dire sui nomi? Mah! Forse per confermare che ogni destino ha più di una radice.
neosepara

Sono partito dal mio bianco per conoscere il mio giallo

lineag

Dal giallo che ho conosciuto mano a mano verificavo il mio bianco, sono andato alla ricerca del Bianco che ha originato ogni giallo. Il bianco simbolizza la verità. Il giallo simbolizza l’amore.
Con la fascia bianca, gialla e bianca, intendo rappresentare il viaggio della conoscenza della vita. Non ho posto inizio e fine a questa strada, perché, vita, è ricerca della verità che porta all’amore, che porta alla verità, che porta all’amore, e l’amore è comunione. Del tono dell’amore, (detto dal giallo) e della verità, (detto dal bianco), ho raggiunto la conoscenza che ho potuto. Avrei potuto di più?  Secondo la verità del mio spirito, no. Infatti, perdo la pace, se in quello che sono
Natura

atrinita

voglio sapere di più (Cultura)                                della forza che posso: Spirito.
neosepara

Cammini

Non ricordo perché ho mandato questa lettera a un responsabile della Lila. Probabilmente, per farmi conoscere anche come persona. Anche per un bisogno di condivisione, probabilmente. Non ho sbagliato nel credere nella cultura di quella persona. Ho sbagliato nel credere che fosse una figura, invece, era una figurina. Dovettero pensarlo anche al Sert perché fu esclusa da ogni collaborazione.
neosepara

Il peccato non è in cosa si ama ma in come si ama o si insegna ad amare

Ho passato la mia fanciullezza, agli “Esposti” di Padova e la prima giovinezza in un collegio retto da ecclesiastici. Con uno di loro, (stavo facendo la terza elementare), vi è stato un sentimento anche sessuale. E’ ben vero che a quell’età non si sa, però già all’ora mi sentivo con istintiva chiarezza. Per quella lucidità non subii nessuna violenza psichica e ne fisica: tanto più, che, al proposito, non vi fu alcun tentativo. Nonostante i sentimenti che provavo e vivevo fossero informazioni di per sé, quando lo vennero a sapere i Superiori, nessuno me le spiegò, così, se proprio si vuole riscontrare violenza, certamente, la più deleteria fu l’ignoranza ed il silenzio in cui mi si lasciò.
neosepara

La mia strada “per Damasco” all’inizio

A causa della fine dell’Amato (destino che ho iniziato a conoscere la notte di Capodanno del 1985)  nel febbraio del 1991 mi sono ritrovato come si ritrovò l’Aretino Pietro: con una mano davanti e una di dietro. Solo ora, di qualche caso, un qualche volta ne sorrido, ma, all’epoca non c’era proprio nulla di che farlo. All’epoca, non avevo proprio idea di dove sarei andato a finire percorrendo la mia strada “per Damasco”. Allora, ero solo un bendato dal pensiero convenzionale; bendato, vuoi dalla vita personale, vuoi dalla sociale, vuoi dalla canonica interpretazione del Cristo e del Padre.
neosepara

I miei studi

Dopo le elementari in collegio, studiando alle serali, verso i trentacinque, (anno più anno meno), ho conseguito la licenza media e la prima superiore. Siccome errare è umano e ariete perseverare, in una scuola pubblica, in mezzo a ragazzi che gridavano alle ragazze ” col c…., col c…., è tutto un altro andazzo ” e alle ragazze che gridavano ai ragazzi ” col dito, col dito, orgasmo garantito “, iniziai a perdere i capelli e cominciai il biennio. Mi distinsi in religione, in un test dell’insegnante di Pedagogia nel quale risposi: ” quasi sempre ” o ” quasi mai ” alle domande e, perché mi si chiamava papà. Molto francamente, se i miei studi sono proseguiti, più che alle mie capacità lo devo alla carità degli insegnanti. Quando non ho potuto non ammettere che la vergogna di accettarla era maggiore del fine per cui l’accettavo, (capire e capirmi), ho lasciato la scuola. Da qualche parte dell’Emilia devo avere una abilitazione ad una terza superiore.
neosepara

Sino ad ora

Dopo l’esperienza come Associazione (finita per più pochezze nel giro di un anno) non sono interessato a costituire alcunché. Non ho legittimato nessuno ad operare in mia vece: sia come autore che come pseudonimo. Non ho autorizzato nessuno, neanche per l’uso totale o parziale dell’opera, ma, per farlo, basta solamente chiederlo. Non è obbligatorio: ad ognuno la sua civiltà.
neosepara

La ragione del silenzio: nessun potere durerà più di me.

Fra me e la faccenda sotto, sotto, c’è qualcosa che non afferro. La riabilitazione di una vanità, e/o di una mia verità, e/o di un amor proprio offesi? Ho superato di peggio!  Se, “per Damasco” è via della coscienza di sé stessi, potrebbe essere che sia giusto pubblicarla, allo scopo di riabilitare la necessità della provocazione, come mezzo di rottura di un Costituito, (legale e/o politico, e/o quanto d’altro), che ferma il futuro? Questo, mi convince già di più. A proposito di coscienza! Che sia giusto pubblicarla per far capire, che non solo un potere può fermare il futuro, ma anche una figura, fissata in un tal amore di sé, da non tollerare alcun tipo di tocco? Se tutto quello che fissa la ragione è droga, allora, a maggior ragione la devo pubblicare: sono o non sono, contro ogni forma di intossicante dipendenza? La ragione è buona, tuttavia, non smuove alcuna emozione. A questo punto, decido di ascoltare la ragione del silenzio: nessun potere durerà più di me.
n.d.a. Di che faccenda si tratti non lo ricordo più. Fra le righe emerge un qualcosa di quello che è stato, ma non quanto basta per capire la faccenda. Pensandoci ora, sospetto un qualche genere di divergenza fra me e un referente del Sert dove all’epoca agivo a favore di cause dalle rare speranze di riuscita.
neosepara

Droga: croce e illudente cireneo.

Questa non è un lettera: è una conferenza spacciata per lettera! Peggio ancora, ma, purtroppo, è un soliloquio. Avete presente quando si pianta una sonda per cercare l’acqua? Magari venisse subito limpida! Invece, prima viene il fango. Da me, sonda, è venuto fuori del fango per anni. Solo adesso sta venendo fuori dell’acqua. Non sempre potabile, per carità, ma, almeno, chiara. Ora, però, mi manca la forza che avevo quando davo fango pensando fosse acqua. Ci sarà ben della giustizia in tutto questo, ma, mi venga un colpo se capisco dov’è!
neosepara

La grazia divina

Non so cosa sia la grazia divina, però, qualcosina mi par di capire quando mi sento in pace con me stesso e con la vita.
neosepara

L’idea che seguo

Come perdamasco e come persona, seguo l’idea cristiana del Padre (il Principio della vita sino dal suo principio) e l’idea del Principio della vita è la vita: il Bene per la Natura, il Vero per la Cultura, il  Giusto per lo Spirito. Se lo stato che segna la verità della vita è lo Spirito, e lo Spirito è la forza della vita sino dal principio e, pertanto, del Principio, allora, procedendo oltre l’idea cristiana, perseguo il principio dell’idea del Principio: lo Spirito che ha dato forza all’idea.
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I sensi che l’amare dovrebbe conoscere o evitare

Ero di chiara ignoranza ma di istinto altrettanto chiaro, così, non subii alcun genere di trauma quando fui desiderato da un prete. I traumi iniziarono quando la cosa venne a conoscenza degli altri preti del collegio. Il prete amante fu avvertito di star più attento, ed io, fui isolato: visto con astio. Avevo l’età della terza elementare. Se proprio dovessi denunciare qualcuno, non il prete amante denuncerei, ma quelli che violarono la mia coscienza, penetrandola con il senso del peccato quando era ancora vergine del senso dell’amore.
neosepara

Non credo di essere pericoloso

… tuttavia sono pazzo : ) perché credo di sapere chi è lo Spirito.
Lo Spirito è la forza della vita che corrisponde dalla relazione fra una Natura e la sua Cultura. Mi dirà: vedo una Natura, conosco la sua Cultura, ma, non vedo proprio nessun Spirito! Mettiamola così! Nessuno ha mai visto l’aria dentro una camera di gomma, pure, per suo mezzo, essa acquista la vita che ha. Si può dire, pertanto, che l’identità dell’aria, è la forma che essa da alla camera di gomma. Se l’identità dello Spirito è data dalla forma che fa assumere al corpo, e se un corpo è pieno di violenza, va da sé che è violento anche lo spirito che da vita a quel corpo. Dal momento che lo Spirito divino è tutto fuorché violento, (se lo fosse, avrebbe principiato il dissidio, non, la vita), di quale altro spirito è la forza che agisce il prevalente animo di Israele? Da buon razionalista mi dirà: di spirito umano, ovviamente! Ben vero, ma, Israele sa bene che non è lo spirito umano il Principio che ha eletto la sua vita, quindi, Israele, di chi è lo spirito che anche odiernamente emoziona il tuo spirito?
neosepara

Fra maree e marosi

Fra maree e marosiInfluito dalle emozioni ho scritto su tanto e di tutto.  Anche di che lasciarmi basito, visto che la mia conoscenza ha la caratteristica dell’Emmental. Giusto per dare l’idea di quanto sia stato complicato e contorto il cammino sulla mia strada, si immagini di essere invasi e pressoché sommersi da una caterva di sparpagliate emozioni; che sentite di doverle capire (non di meno ordinare, trovarvi senso, causa, motivo, finalità) perché quello che sentite e sapete della vita vostra e altra non vi sconfinfera più. Non per questo già sapete cosa aggiungere, togliere, modificare, tagliare, lasciare: così, per anni. Senza averne conoscenza (figuriamoci coscienza) ho iniziato questo viaggio la notte di Capodanno del 1985 con una storia privata. Nel proseguo delle faccende si è rivelata di fondamentale importanza. Terminato quella storia nel Febbraio del 1991, nella primavera dell’anno sono andato avanti con questa, pensandola e vivendola “a palpeto”, come si dice in veneto quando si caccia rane negli stagni, e che è un modo altro per dire a caso. A storie scritte, però, tutto si è rivelato necessario.  E’ vero: oltre alle mie peste racconto anche le mie corna. Non ho potuto non farlo perché in una seduta medianica (ci si creda o no, non è questo il punto) una presenza mi raccomandò di dire sempre la verità. Si riferiva ad una verità superiore? All’epoca non era fra i miei pensieri. Al più, e meglio adesso, conosco le mie verità. Si riferiva a quelle? Intimidito non l’ho chiesto, ma con il tempo ho imparato che la verità è una spada a doppio taglio, e che nessuno possiede la facoltà d’impugnarla per tagliare&separare il male dal bene (o il vero dal falso, come il giusto dall’ingiusto) senza ferirsi di verità, mentre ferisce di verità. Considerato questo, proseguo, pur temendo di risultare pesante e qualche volta ripetitivo, non tanto per ragionata necessità,  ma perché, in questa caterva di emozioni non ricordo dove ho collocato la già detta.
neosepara

C’è chi scrive e chi de_scrive

Con tutti i pro e i contro, prevalente scrittrice dei vari temi mi è stata l’emozione. Prova ne sia il fatto, che scemando quella, scemava quello che sapevo più che chiaramente nel dato momento. Mi sono ritrovato, così, a dover apprendere dagli scritti (mai a sufficienza) quello che pure avevo scritto. Comunque stiano le cose, di indubitabile posso dire che in tutti questi anni non ho fatto altro che scavare pozzi, e che la terra in quei pozzi era mista a un’acqua che, temo, non ho ancora finito di filtrare.
neosepara

A proposito di vita e di percorso

A  chi ha smarrito i suoi principi, a chi non li ha trovati in altre vie, a chi non gli corrispondono quelli ereditati, ricordo che sono sempre quelli:
il Bene per la Natura
atrinita
il Vero per la Cultura                       e                      il Giusto per lo Spirito
che corrisponde dalla relazione fra il Bene: principio di ciò che siamo. Il Vero: principio di ciò che sappiamo. Il Giusto: principio della forza che si origina dalla corrispondenza di stati fra ciò che siamo e sappiamo per quanto sentiamo.
I principi sono la basilare fonte del discernimento nella capacità di scelta personale e sociale: elevando gli intenti, spirituale. I principi sono maestri tanto quanto indirizzano la vita verso i suoi principi. Tanto quanto i principi confermano e conformano secondo secondo emozioni di giustizia, e tanto quanto sono umanamente magistrali. Tanto quanto rigidamente applicati (vuoi in sé come in altro da sé) e tanto quanto disumanizzano i vissuti.
neosepara

Essere, o come essere? Questo è il problema!

Ho scritto di tutto e di più. Qualche volta anche di troppo, mi dico, non mancando, tuttavia, di giudizio. Su milletrecento e passa post ne ho eliminato più di 600; e non ho ancora finito. Ho scritto molto anche su l’Oltre. Al proposito la metterei così: dal mare si vede più lontanto che dalla riva, ma, cosa si vede all’orizzonte lontano così raggiunto? Altra terra, o altre nubi?
neosepara

 Nella mia strada di concupito

Nella mia strada di concupito da un pedofilo, il mio elaborato su quell’esperienza diverge da quello di B. B. parla, “non tanto di trauma fisico, quanto di trauma psichico. [Spero di aver ricordato bene il tuo concetto, Bortocal, ma sono sempre pronto a provvedere sui miei errori.] Ebbene, io non ho subìto, nè l’uno e né l’altro. Se trauma, ho subito, è stato quando “quell’amore” mi è stato strappato da successivi accadimenti.
neosepara

Dalla filia all’eresia. E’ un tantinello eretica ma è un Credo.

Non tentate. Non sapete. Non potete. Io sono quello che sono.
Sono Parola. Sono la Forza. Sono il silenzio e la sua emozione. Non mi trovate nei perché e nei percome.  Sono l’irraggiungibile stazione delle vostre tesi su di me.
Io sono l’Amore. Non sono il Divisore. Sono colui che vi eleva la croce. Sono la vostra voce. Non sono lo scranno della vostra brama di sapere. Non mi tocca la fama: nessun potere.
Sono la chiesa che dura. Non mi serve muratore: nessuna struttura.
Io sono il Verbo. Sono la vostra mano. Il vostro piede Sono il principio di ogni luce. Sono dove il dissidio tace. Sono Pazienza. Clemenza. Pietà. Umiltà. Semplicità.
Sono la vostra profondità.
Sono dove c’é fede. Dove il bene intercede. Sono l’Universo che tutto contiene. La Promessa che mantiene.  Sono acqua per la vostra sete. Il vostro mare quand’è in quiete.
Non sono Figlio. Non sono Madre. Sono il Padre. Sono il senso di moglie. Non sono le sue doglie. Sono il senso di marito.
Io sono l’Infinito.
Sono Sovranità, Libertà, Carità, e l’Immagine della vita: mio primo ed ultimo profeta.
Io sono il basso e sono l’alto, larghezza e lunghezza, geometra e geometria.
Io sono, la tua poesia.
neosepara

Me la canto e me la suono

Invitato da un sito ad auto intervistarmi, mollo gli ormeggi.  Mi accorgo oggi che l’hanno chiuso: era pubblicata qui.  Simpatico il loro addio. E’ uno scritto molto lungo. Allungherebbe di più questa pagina. La lascio dove l’avevo collocata.
neosepara

Per chi chiede il cuore ma non lo sa usare

Quando mi rendo conto che il richiedente (o la richiedente) non sa gestirlo come corrisponde ai miei sentimenti, taglio! Sarà per l’età, per una cultura dei tempi del cucù, o per un bisogno di verità che è un bisogno di difesa. Salvo rare eccezioni escludo senza spiegazioni perché ogni spiegazione contiene implicito giudizio. Non per ultimo: chi scrive con il fiele che distilla dalla fede quando è castrata e/o fanatizzata, sarà rimandato nel luogo di provenienza: dalla mia parte, senza alcun senso di colpa!
neosepara

All’Amicizia lunga occorrono patti chiari

Mi scuso con i Lettori se al caso non vedono più l’apprezzamento lasciato, ma fra correzioni, aggiunte, spostamenti di pagine e/o eliminazioni, questo lavoro è soggetto a continui rifacimenti.
Mi considero libero di dire quello che penso perché il Lettore è libero di pensare quello che vuole.
Nello svolgere i pensieri parto dalla mia vita: è l’unico libro che credo di aver capito.
Percorrere un certo genere di riflessioni è come cacciar farfalle: nel rumore scappano.
Raro che mi sia curato del legame fra scritto e data: avevo altro per la testa.
Non ho modo di capire con chi sto corrispondendo, quindi, neanche di adeguare la comunicazione, così, solo quello che il Lettore comprende gli è indirizzato.
Tutti gli scritti hanno paritaria importanza, pertanto, anche i possibili scaraffoni.
Io sono Tizio! Checché se ne dica non assomiglio a Caio. Lo pensa chi non conosce, chi non crede di dover far la fatica di conoscere..
Ai commenti che non aggiungono nulla, non ho nulla da aggiungere, quindi, visto che non servono a niente, li toglierò.
Girando per il Blog capiterà di trovare degli scritti che dico lunghi come l’anno della fame. Li lascio perché testimoniano un viaggio attuato fra ignoranze, non poche confusioni, e perchè, nonostante i decenni trascorsi, a proposito di quegli scritti non so ancora separare (emozionalmente parlando) quello che è del taglio, da quello che è dell’amputazione.
Capiamo uno scritto per il concetti che esprime, e non di meno, per le emozioni che ci comunica. Succede, però, che non sempre vi sia corrispondenza di emozioni, fra Lettore e Scrivente. Il che vuol dire, che il Lettore, rischia di capire a metà, cioè, con il suo sapere, ma senza la parte del mio sentire. In molti casi, la reciproca mancanza del sentire il sapere, comporta travisamenti, o nella comprensione di uno scritto, o nei rapporti fra Lettore e Scrivente. Il che, può generare delle multiformi “ombre”. Nulla impedisce il chiarimento via e-mail.
neosepara

Vitaliano_Perdamasco_Vitaliano

Nelle memorie di viaggio “per Damasco” ho messo la parte ideale e nondimeno quella reale. Il che vuol dire, che nel mio tutto è presente sia il netto che la tara. Si consideri, tuttavia, che senza il mio viaggio reale non avrei potuto percorrere neanche quello ideale. Se potessi, nella carta di identità mi firmerei come Vitaliano_Perdamasco_Vitaliano. Giusto per dire che, sia in queste pagine che nella mia vita, sono Vitaliano quando percorro il mio reale, Perdamasco quando percorro il mio ideale, e ancora Vitaliano perché torno al mio reale. Perché tutto sto’ giro?! Perché l’operazione di rientro dall’ideale al reale arresta quella sclerosi della vita mentale e spirituale che si manifesta come fanatismo. In una seduta medianica (esperienza fondamentale ma del tempo che fu) la presenza che si disse Francesco (nulla a che vedere con quello d’Assisi) mi disse di dire tutta la verità! Cosa che ho fatto, se con la parte ideale intendeva raccomandarmi il racconto della parte reale. L’avrei fatto comunque. Pur possedendone la capacità, darla ad intendere non è mai stato fra le mie brame.
neosepara

Nelle tossicodipendenze

Tre idee per Campagne contro, nella realtà che ancora non conoscevo in pieno: certamente ingenue.

ungrillo

neosepara
 tossicodipendenza
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L’immagine si presenta da sé. Nella realtà veronese di quel fango ho mosso solo una qualche infinitesimale e delebile increspatura. In quel settore assistenziale, un nulla ero all’inizio e un nulla sono rimasto. Tanto più, perché amico di tutti ma partigiano di nessuno, tanto più, perché più portato al pensiero (in Accademia Vita, un esempio) che alla concreta realizzazione, tanto più, perché “è un bravo ragazzo, ma…” Cronaca non molto felice, il resto di questa iniziativa. Certamente perché ero in un altrove, di nessuna presa a livello contestuale. Parlai dello Spirito, infatti. Avreste dovuto vedere le facce dei presenti. Va bè! Cosa fatta, un capo avrà avuto. 
neosepara

.richiamo

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Sarà anche perché ogni scaraffone è bello a mamma soia, ma a me, questo Richiamo piaceva e ancora piace. Nessuna proibizione o allarme: solo com_passione, nel senso di condivisione della pena che è nel vivere, comunque si viva. Associativamente parlando, potevo andare avanti nelle Tossicodipendenze con idee come queste? E infatti, non sono andato da nessuna parte. Al più, ho “battuto il passo”. Siccome non mi faccio mancare nullla, a qualche referente della piazza del Bene ho rotto pure le palle, non perché non gestibile io, ma perché non ad occhi chiusi; e siccome si capiva, non ero usabile. E va beh! Oggi ho cambiato immagine ma non ho cambiato idee. Quello che è stato è stato, ed io ho fatto quello che ho potuto. Sensi di colpa zero.
neosepara

drogaerosa

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Come nella precedente, anche in questa immagine mi piace l’invito, però, mi piace poco la rosa. La trovo violenta, appariscente, prepotente, arrogante. In genere, anche il “tossico” è così. Un tossicodipendente con quei caratteri, avrebbe riso di quell’invito, perché, in genere, solo in ultima si accorgono che i suoi vissuti l’hanno appassito. Si accorgono in ultima, che a farli rinvenire è inefficace ogni acqua. A quel punto al Pinocchio alla stanga, inizia la rassegnazione: iniziano i rimpianti. Sono voci, i rimpianti, che se gli va bene, sussurrano la sua rassegnazione: sempre.  Invano la tacitano continuando a coprirsi di “roba”: Qualche volta con l’ultima nolenti. Qualche volta con l’ultima volenti.
neosepara

Nei progetti

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Non ricordo quando ho iniziato a concepire questo progetto di un recupero culturale che non tocca solamente la tossicodipendenza. Secondo la datazione di questo Index è stato nel 2002. Le restanti pagine, invece, sono datate 2006. I casi sono due: nel 2006 ho sbagliato a scrivere la data su l’Index, oppure l’ho iniziato alla data dell’Index e rivisto nella stesura ultima nel 2006 ma definitivamente ultimata nel 2008 da altri collegamenti che vedo. Comunque stiano le cose, come bozza è nato e come bozza è rimasto; forse perché, come struttura ideologica di una comunità secondo me, è risultato troppo secondo me a chi l’ho proposto per una verifica. Ci sono anche altri motivi ma ci stendo un pio velo.
manofronte

Nei percorsi de l’Oltre

Discorsi sulla Metempsicosi

Vi sono due generi di Metempsicosi. Vi è l’assoluta (quella attuata dallo Spirito della vita, che incarnando la sua forza mette in vita questa, e vi è quella a sua Immagine: quella, cioè, attuata dagli spiriti, che come incarnati, hanno vissuto questo piano dell’esistenza. Lo spirito che incarna la sua forza in un’altra forza è invasivo tanto quanto lo fa e lo può. Si può pensare allora che vi sono spiriti con intento dominante, e spiriti che dico compartecipi. I compartecipi influiscono ma non condizionano la volontà della vita che inconsapevolmente li ospita.

Discorsi sulla Medianità

Lo Spirito, essendo forza da la vita sino dal principio e nello stesso Principio del quale è inscindibile parte. Perché vita in stato d’assoluto, il Principio è Motore Immobile: mobile perché la sua vita è attiva, immobile perché un assoluto non può dare che il suo assoluto. Ogni altro stato della vita è mobile per infiniti stati di vita. La capacità di mobilità negli spiriti di qualsiasi stato corrisponde a quello che sono in ragione di quanto il loro principio sente il Principio. Ciò li fa prossimi o non prossimi, secondo lo stato di infiniti stati di quanto sono e sentono.

Spiriti  spiritismo: ulteriori riflessioni.

Spiritualità è il rapporto di corrispondenza con i principi dello Spirito della vita soprannaturale. Lo Spiritismo è rapporto con gli spiriti nella vita soprannaturale. Poiché vi è Spirito (forza della vita) umano quanto sovrumano, allora, vi è rapporto fra forze della vita (spiritismo) non solo fra l’umano ed il sovrumano ma anche fra umano ed umano.

I miei discorsi su l’Oltre a Luciano D. F.

Lo Spirito che origina la vita, è il corpo interiore (l’anima) che anima ciò che anima. Ciò che si anima per la sua forza (per la sua Natura) e per la sua vita (per la sua Cultura) è il corpo esteriore dello Spirito animante. Del corpo esteriore, allora, si può dire che è l’anima materiale che contiene l’anima spirituale (il corpo interiore) della forza della vita: lo Spirito. Siccome vi è la forza dello Spirito (l’anima che anima la vita del Principio) e la forza degli spiriti (l’anima che anima la vita dei principiati dalla forza del Principio) allora, vi sono due stati di Metempsicosi: quella dello Spirito (incarnazione nella vita data dalla sua forza)  e metempsicosi degli spiriti data dalla forza del loro spirito.

Cronache di medianità

Esperienze personali, considerazioni, valutazioni, dubbi, equilibi e non. Dovrei rivedere tutto. Voglia di farlo zero. Cosa fatta capo avrà!
Ammessa la presenza di certezze, sono inverificabili. Prima di inoltrarvi nella lettura vi consiglio un giro fra le anteprine (le parti in corsivo) sotto i titoli. Anche in questa edizione (2018) non ho rivisto gli scritti. Paragonando queste esperienze a un ricovero in un Sanatorio, per un guarito non mi è mica facile rientrarci! Racconto queste testimonianze perché sono servite a farmi capire di più. Raggiunto lo scopo, hanno cessato la funzione. Non per questo la possibilità. Più di quel tanto non mi interessava allora, e non mi interessa oggi. Oggi, sono capace di distinguere ciò che è dell’oro, per quanto messo vicino al più lucidato ottone.

Sulla pranoterapia: orgine, sensi e facoltà medicante.

Ho già avuto modo di dire che ho manifestato la facoltà pranica dopo aver vissuto delle esperienze nello spiritismo. Non grandi cose, ma non da oggi nel grande c’è il piccolo, come nel piccolo c’è il grande. H2O, ad esempio, è stessa formula dell’acqua, sia in una goccia che in un mare. Nella mia esperienza nello spiritismo, tutto cercavo fuorché il far ballare tavolini. Cercavo nell’Oltre, la vita che mi era mancata in questo. Lo spiritismo, è tutto fuorché scientificamente accertabile, quindi, scienza e scienziato, altro non possono essere che il soggetto che vive quell’esperienza. Comunque stiano le faccende, soggettivamente parlando, è un’esperienza che ho sentito vera, e per tale la spaccio! Occhio! Vera, ma non per questo attendibile.

“Così in Alto, così in Basso”

L’affermazione originale dice l’opposto. Non unica spiegazione, forse perché l’autore era più interessato a dire l’Alto anziché il Basso. Io, invece, che ero interessato a ritrovarmi, sono partito da me, cioè, dal Basso. Visti i principi della vita in Basso, (quelli, appunto, della Somiglianza che sono e siamo) e dato il rapporto di uguaglianza che vi è fra un’immagine e ciò che gli somiglia, (uguaglianza di stato fra l’Alto e Basso, non eguaglianza di condizione fra i rispettivi stati) non ho potuto non giungere a “vedere” anche i principi della vita in Alto.

Della Metempsicosi si può dire…

Della Metempsicosi si può dire che è il viaggio di ritorno della vita che vuole capire nuovamente il suo stato, o dallo stesso punto di vista, (ritorno allo stesso stato), o da un altro punto di vista: ritorno in uno stato diverso dal precedente. La vita, però, è uno stato di infiniti stati di vita. Così, sia lo stato del ritorno che i punti di vista per i quali si ritorna per un ulteriore capire possono essere infiniti. Con l’affermazione non intendo porre dubbi sulla Metempsicosi, tutt’al più, cautela su ciò che afferma l’identità che ritorna, (o l’identità che contiene quella che ritorna), appunto, perché la vita, nel bene come nel male, nel vero come nel falso, è infinite identità di spirito.

Reincarnazione in Tibet. Lettera al Dalai Lama.

Reincarnazione: ritorno di uno spirito nello Spirito, o ritorno di uno spirito ancora suo spirito? Dipende dallo stato di spirito di uno spirito. Gioco di parole, mi si dirà: mica tanto.

Le terapie degli esorcisti

Il nostro spirito è invaso da altra forza, tanto quanto il nostro bene è separato dal suo vero. Può succedere per cause dipendenti dal nostro vivere, come per cause imposte al nostro vivere: imposte perché non corrispondenti. Nella separazione fra il bene e il suo vero, succedono degli stati di vita non vita. Di uno stato di non vita, possiamo dire che è un “vuoto”. Ci diciamo vuoti, infatti, tanto quanto non “pieni”, vuoi della nosta vitalità, vuoi di più integra e complessiva esistenzialità.

Mi fermo in un solo punto: gli “angeli” …

… e gli angeli, sono spiriti, cioè, forze della vita che sono stati, e della vita sovvrumana che sono diventati. So che non credi nell’Oltre della vita. Accetta questo papiro, allora, solo per amor di tesi. 

Cosa bisogna fare per essere medium?

Semplice! Basta essere schizofrenici in vario modo e/o condizione, oppure, possedere una conoscenza di ulteriori possibilità della vita. Come si ottiene quella possibilità? Semplice! Bisogna andare fuori il reale costituito e che costituisce la personalità, oppure, non essere ancora dentro ciò che costituisce la personalità: caso questo, dei medium in età e/o di mente che ancora non hanno raggiunto la piena coscienza del loro essere, in essere su questa realtà, non, in un qualsiasi altrove. La medianità che si manifesta nelle personalità appena dette, con il loro crescere, cioè, con il loro prendere atto della realtà loro e della circostante, in genere, cessa. 

La medianità è come il diabete 

C’è chi sostiene che non esiste lo stato soprannaturale della vita come neanche i suoi inquilini. Chi è di questa opinione afferma che gli “spiriti”, non sono altro che presenze mentali originate dalla schizofrenia. Se per schizofrenico si intende lo scisso fra Bene e Male, fra Conoscenza e Ignoranza, o fra Giusto e Ingiusto, allora tutto il mondo è da ricoverare.

Un carismatico ed io

Mio caro, non sono in grado di sapere cosa e/o quanto conosci sugli argomenti che avendo tempo e comodo ti invito a leggere, così, per non trascurare qualcosa mi vedo costretto ad agire come se ti conducessi per mano. In tutti i miei scritti non offro risposte: offro domande. Le risposte, ognuno deve trovarle da sé. Tieni presente che mi esprimo in modo metaforico, carsico, e che sto andando a ruota libera. Nell’immediato ti risulterà disorientante. Ciao, Vitaliano.

Per i miei contestatori

Nei miei discorsi parlo dello Spirito e di spiriti. Dello Spirito, indico solamente i suoi principi. Ogni altro precedente scritto, lo considero una brutta copia. Li lascio nel Blog, perché testimoniano un percorso che per più volte e per anni, ho fatto mentalmente in ginocchio. Degli spiriti dico la sola esistenza. Di nessuno, infatti, ho mai detto l’identità con certezza. Non ci avrei scommesso una lira su quella che per amor di tesi mi è capitato di fare.

Ai consolati dai carismi

Almeno i carismatici di fede cristiana dovrebbero ricordare che sono tenuti a credere in un solo Principio.

ilprincipio

L’origine della scrittura è medianica?

Le scritture sono tutte belle, ma l’araba mi prende in particolare modo. E’ sempre stato come se insistesse per farsi guardare; come se avesse la prevalente caratteristica dei soggetti amati: la vanità. Vero è, che è ben presente nella traccia del carattere: enfatica, come generalmente enfatici sono loro. Nell’esempio che allego, verticalizzanti: e lo sono anche loro. Visti nel medaglione i caratteri, come mossi da un ondeggiante melodia direi anche. Sono così anche loro e la sentono solo loro: sono fortemente egocentrici, infatti.

Fra vita e vita: il Bardo Todol

Secondo quella cultura sono scritte le stazioni di viaggio dell’anima diretta verso l’Anima del mondo. Per giungere a questa, l’anima in viaggio verso l’Universale dovrà spogliarsi di ogni umano residuo. Lo potrà, ascoltando le proprie emozioni: l’emozione è la parola della vita che dice sé stessa. Lo potrà, inoltre, tanto quanto sarà in grado di verificare (per adottare e/o rifiutare) la condizione di presa emotiva che una data anima ha conservato (intende conservare o rifiutare) della precedente. Questo libro è valido solo per i Tibetano. Purché lo si traduca anche secondo il nostro linguaggio, direi di no.

manofronte

Immagina lo Spirito

Dato il Principio, lo Spirito
si origina dalla corrispondenza di stati fra
atrinita
una Natura                                    e                              la sua Cultura
Lo Spirito del Principio attua la vita tramite la sua potenza non tramite l’identità. Se lo facesse, fra Immagine e Somiglianza non vi sarebbe differente stato. In questo, cesserebbe di essere principio. Di ciò che accade in questo stato della vita, quindi, gli si può addebitare l’origine, non, quanto si origina da ciò che ha originato
per la Natura della vita (il Bene)
atrinita
per la Cultura della vita                   per lo Spirito della vita
(il Vero)                                                  (il Giusto)
il Principio, essendo primo, e quindi, sovrano e assoluto, origina solo sé stesso.
neosepara
Lo Spirito del Principio origina l’essere in trinitario stato.
Natura per quello che ogni forma è
atrinita
Cultura                                                                       Spirito
per quello che ogni forma sa                        per quello che ogni forma sente
neosepara
In ragione del suo vivere la corrispondenza fra
la sua Natura
(principio del bene)
atrinita
la sua Cultura                e                il suo Spirito
(principio del giusto)                      (principio del vero)
l’essere vive il suo trinitario stato anelando il ritorno all’unitario.
statomini
Non può diversamente, perché, vita, è stato di infiniti stati, e si origina dalla corrispondenza di forza fra tutti e in tutti i suoi stati. Dove la corrispondenza è carente, carente diventa la vita.
neosepara
Lo Spirito è Vita
atrinita
tanto quanto il Fare                                   corrisponde all’Essere
neosepara
Lo Spirito è Calibro della Natura che forma
atrinita
Arbitro                                                       Giudice
 della vita che si forma                         della Cultura della forma
in ragione dello stato della corrispondenza fra Natura e Cultura.
neosepara
In ragione dello stato della corrispondenza fra Natura e Cultura
lo Spirito è Calibro perché misura la forza
atrinita
Arbitro                                                            Giudice
perché decide l’uso della forza                  perché valuta l’uso della forza
neosepara
Lo Spirito guida secondo lo stato di tre emozioni:
Depressione
atrinita
Esaltazione                                                                Pace
Depressione:
errore verso ciò che siamo per difetto delle informazioni che riguardano il Corpo;
Esaltazione:
errore verso ciò che sappiamo, per eccesso delle informazioni che riguardano la Conoscenza;
Pace:
stato della quiete naturale, culturale, e spirituale
fra ciò che sente il Corpo
atrinita
conosce la Mente                                                           prova lo Spirito
Vi è pace, tanto quanto la forza della vita e della vitalità
non patisce dissidi fra Natura e Cultura.
neosepara
Raggiungiamo la condizione di pace, tanto quanto li tacitiamo
dal Corpo
atrinita
dalla Mente                                                                   dallo Spirito
neosepara
La misura dello Spirito non può essere maggiore della conoscenza (o l’opposto) se non ponendo dissidio fra gli stati della vita
Natura per quello che siamo
atrinita
Cultura                                                Spirito
per quello che sappiamo                      per quello che sentiamo
Dissidio, è il delirio di chi brancola fra errore e dolore. Poiché, vita, è stato di infiniti stati di vita, così, anche le tre voci della guida dello spirito sono lo stato di infiniti stati di vita, o secondo il caso, di meno vita, in presenza del tormento.
neosepara
Permettendo la stessa misura di forza
alla Natura
atrinita
alla Cultura                                                                allo Spirito
lo Spirito rivela la sua facoltà mediatrice. Pertanto, è Paracleto, tanto tanto, ponendo mediazione fra gli stati, la rende unitaria. Nell’essere Paracleto è necessariamente leggero, perché la mediazione fra gli stati media il mediatore.
neosepara
Uno spirito scisso e scindente per mancata mediazione non permette allo
Spirito
atrinita
l’integra corrispondenza di forza fra
Natura                                        e                                     Cultura
Avendo raggiunto l’assoluta unità fra i suoi stati lo Spirito del Principio è Paraclito in assoluto. Essendo assoluto, lo Spirito del Principio origina la sua stessa misura di vita. Se così è nell’immagine della Vita, così non può non essere nell’immagine a quella Somigliante.
neosepara
Su questo piano della vita la mediazione è generalmente sentita come il passivo compromesso culturale fra
atrinita
ciò che sappiamo                           e                           ciò che sentiamo
neosepara
Il compromesso è mediazione subita
atrinita
La mediazione                                        La nostra verità
è compromesso voluto                            è mediazione riconosciuta
neosepara
Vi è chi maggiora l’Essere compensando la Natura, o la Cultura, o lo Spirito (e, quindi, la vita) di maggior vitalità in uno o l’altro stato.
Ad esempio:
7 per la Natura
atrinita
3 per la Cultura                                                   9 per lo Spirito
L’identità in esempio avrà usato il suo massimo spirito per rafforzare il corpo ma in maniera minore la conoscenza. Mancando la corrispondenza di valore fra i suoi stati, mancherà nella sua facoltà mediatrice.
neosepara
Il Sapere
atrinita
che maggiora il peso sull’Essere                        entra in sofferenza con sé
e/o con altro da sé. Lo stesso nel caso opposto.
neosepara

Il dolore è il male naturale e spirituale da errore culturale.

E’ dolore fisico, il giudizio di male che una Cultura da alla sua Natura E’ dolore culturale il giudizio di errore che una Cultura da a sé stessa. E’ dolore spirituale il giudizio di male che uno Spirito da alla sua forza
MA
se è pur vero che il dolore afferma la sua verità in ogni lingua, altrettanto è vero che la voce della Natura (il Bene in ogni lingua) cura il peso della sofferenza, ricordando
che lo Spirito è medico, tanto quanto
atrinita
la temperatura della mente                                    ha gli stessi gradi del corpo.
manofronte

Cos’è, di chi è, e dov’e la Verità?

Influito da non poche emozioni ho scritto su tanto e di tutto. Anche di che lasciarmi basito visto che la mia conoscenza ha la caratteristica dell’Emmental. Giusto per dare l’idea di quanto sia stato complicato e contorto il cammino sulla mia strada, si immagini di essere invasi e pressoché sommersi da una caterva di voci, che sentite di dover capire (non di meno ordinare, trovarvi senso, causa, motivo, finalità) perché quello che sentite e sapete della vita vostra e altra non vi sconfinfera più. Non per questo già sapete cosa aggiungere, togliere, modificare, tagliare, lasciare: così, per anni. Senza averne conoscenza (figuriamoci coscienza) ho iniziato questo viaggio la notte di Capodanno del 1985 con una storia privata. Nel proseguo delle faccende si è rivelata di fondamentale importanza. Terminato quella storia nel Febbraio del 1991, nella primavera dell’anno successivo sono andato avanti con questa, pensandola e vivendola “a palpeto” (come si dice in veneto quando si caccia rane negli stagni. A storia prevalentemente scritta, però, tutto si è rivelato necessario. Oltre alle mie peste racconto anche le mie corna. Non ho potuto non farlo perché in una seduta medianica (ci si creda o no, non è questo il punto) una presenza mi raccomandò di dire sempre la verità. Si riferiva ad una verità superiore? All’epoca non era fra i miei pensieri. Al più, e meglio adesso, conosco le mie verità. Si riferiva a quelle? Intimidito non l’ho chiesto, ma con il tempo ho imparato che la verità è una spada a doppio taglio, e che nessuno possiede la facoltà d’impugnarla per tagliare&separare il male dal bene (o il vero dal falso, come il giusto dall’ingiusto) senza ferirsi di verità, mentre ferisce di verità. Considerato questo, proseguo, pur temendo di risultare pesante e qualche volta ripetitivo, non tanto per ragionata necessità, ma perché, in questa caterva di pagine non ricordo dove ho collocato il già detto e/o se l’ho già scritto.
manofronte

La vita è fatta a scale

Culturalmente parlando, ho “potuto” avvicinarmi all’Alto (lo Spirito) perché ho “conosciuto” un Basso: uno spirito. E’ come, se la conoscenza del portiere di un immenso palazzo nobiliare, mi avesse permesso di conoscere e di relazionarmi con il nobile proprietario. La conoscenza di quel Principe, a me, (personalità comune anche sessualmente parlando) ha sconvolto la condizione del mio stato, al punto da divellere ogni precedente certezza: ammesso all’epoca, di averne avute di sicure. Siccuro, lo ero solo in quello che sentivo ma, di quello che sentivo, ben poco sapevo. Per riprendermi dalla rivelazione ho impiegato (con graduali risultati) non meno di un trentennio. Per poterle gestirle con sufficiente equilibrio, però, sento e so di non avere ancora finito. Ne tenga conto il Lettore indotto a pensarmi fuori di testa già dopo aver annusato due righe del tutto. Essere dentro e fuori di testa significa possedere le chiavi della cella dove siamo stati messi, in primo, dal Principato e dalla Religione. Principato e Religione possono farci prigionieri, appunto perché ci hanno tolto le chiavi che nel Vero liberano la normalità dell’Essere. Normalità è uno stato di piena coscienza circa il nostro stato. La Cittadinanza, deve essere una condizione parallela, non, sovvraposta.
manofronte

RINGRAZIO

Paola Mazza – Notaio in Verona, per la gratuita opera notarile che mi ha permesso la costituzione dell’Associazione “per Damasco”. Fatalità vuole, il giorno di s.Valentino. Per non pochi motivi, l’ho chiusa da anni.
Banco S. Paolo di Brescia in Verona per la donazione a favore della “per Damasco”; donazione girata al Gruppo “C” di Verona.
Luciano De Faveri, Alberto Roncolato, Maurizio Gorlato, e Giovanni Recchia per l’aiuto che mi hanno dato nelle prime composizioni grafiche del lavoro: migliaia di volte fa.
Paola Ferrari Bonachini per aver contribuito a trovare il titolo di questo viaggio nella versione “Sulla vita e altre storie”. Non sopportando alcun genere di sovrantità,  l’ho mutato nell’odierno titolo. Eravamo da Antimo, ricordo.
D. Mohssen. B. A. Sarà anche perché proviene dagli spazi e dalla luce della Tunisia, ma accetta che l’unico sfondo di una pagina sia il bianco. Ho cercato di meravigliarlo con non si sa quanti effetti speciali ma niente da fare: e bianco sia.
Devo i concetti di “Principato” e “Religione” al titolo della prolusione scritta da padre Aldo Bergamaschi ex Ordinario di Scienza dell’Educazione dell’Università di Verona. In quell’occasione, con assoluta chiarezza, dei due poteri disse ragionate peste e corna. Anni dopo lessi su L’Arena del suo ritorno in Convento.
ritratto Il pittore che esponeva alla Galleria Ghelfi di Verona in uno svaccato autunno dell’83 mi colse così. Mi ero fermato in Galleria perché non avevo voglia di andare a casa: non ne avevo particolari motivi. All’epoca, ero pressoché rassegnato a vivere allo stesso modo ma nella notte di Capodanno del 1985 incontrai ben altra storia. Ringrazio il pittore in questo modo perché non ricordo il nome e non riesco a decifrare la firma. La Galleria ha chiuso.

neosepara

Fra gli aventi diritto di certa proprietà, ringrazio

Douglas Simonson di “The Art of Douglas Simonson” 
Ultima immagine a parte, ho fortificato il post – I Fiori Sovrani – Lettera a Torquemada – con alcune delle opere. Per l’occasione ho dovuto prendere atto di essere su Facebok e in Italia, quindi, ho dovuto fasciarle nei punti critici. La fasciatura, nulla toglie all’Artista. Non per questo non mi mi scuso con l’Autore.
neoseparaseparadueDelle foto di Vellai, del Collegio, e, sorpresa – sorpresa, di me, ringrazio

cassol

Le ho trovate in seguito ad una occasionale ricerca in Rete. Non mi è stato possibile chiedere il permesso all’Autore perché dal suo sito non ho trovato (o non ho capito) possibilità di immediato contatto. In vero, l’ho trovato in seguito. Gli ho scritto sia per indirizzo mail che per Messenger in FaceBook. Nessuna risposta. Comunque stiano le cose lo abbraccio ancora commosso: a dirla tutta, sino al pianto.

neosepara

Devo la foto della Chiesa degli Ognisanti di Padova a UrbisPatavi.

gliesposti

neosepara

“La consapevolezza è lo specchio in cui il cuore contempla la sua attività”
Devo questa presa di coscienzaa Piers Antony: autore di fantascienza.

neosepara

montato
Devo questo ritratto a Giancarlo M. di Este (PD)
L’originale è in bianco/nero, o meglio in grigio chiaro e grigio scuro ma salvando la foto in diversa estensione, ha cambiato colore. Anche così ho un animo triste (lo ero) tuttavia, meno pesante.

neosepara

Per ultimo ma non per ultimo: Domenico Galia: Titolare di Sintesi Informatica di Verona. Gli devo la  collocazione in Rete del sito perdamasco.it L’ha fatto per anni. Abbiamo pensato di chiuderlo. Quella comunicazione è stata invecchiata dai Social.
neosepara

Gli involontariamente esclusi o comunque contrari mi scrivano

perdamasco@libero.it

Infine, “agli Amici vicini e lontani.”

cornupia