Mentre si vive sé stessi, la vita ti da di che vivere te stesso.

Quando ho iniziate le ricerche inerenti la mia sessualità mi sono domandato: dove? Come? Con chi? Non avendo risposte, mi sono proposto. Quindi, in quel posto e non in quell’altro. Alla data ora è peggio della successiva? In macchina, o a piedi? O, che sia meglio in bici? E, vestito come? Di così o di cosa? Capelli corti, o capelli lunghi? E avanti co’ la procession! Per anni! Cosa succedeva? Succedeva che se andavo in un posto, la speranza era in un altro! Se andavo alla data ora, forse era venuta prima. Se andavo dopo, forse viene più tardi! Se andavo in macchina, non trovavo niente! Se andavo a piedi, la macchina non ce l’aveva l’altro! Se andavo in bici, oddio, la poveraccia! Se non andavo da nessuna parte, era la che m’aspettava! E avanti co’ la procession! Per anni! Adesso, scusatemi, perché devo avervela già raccontata, ma fa parte della storia!

La notte di Capodanno dell’85 vado in stazione. Un freddo da cani, o meglio, che aveva mandato via, anche i cani! Non c’era nessuuno! No! Sotto un albero, l’ombra di un giovane! Siamo stati “assieme”, (nelle curve e nei burroni compresi) per cinque anni! Un sentimento assoluto. Almeno da parte mia. Da parte sua, eravamo in tre: noi due e l’eroina! Bene! Sareste mai riusciti ad organizzare un party così, partendo dal puro caso, o destino che dir si voglia? Scusatemi la sfiducia, ma ne dubito fortemente! Morale della favola? E’ presto detto: mentre si vive sé stessi, la vita ti da di che vivere te stesso, quello che in quel dato momento è giusto: che tu lo sappia o no! Al che, a che serve tendere e contendere?! Ad un accidenti! O forse meglio, a procurarci degli accidenti, che forse era meglio se li beccava qualcun altro!

Per l’insieme di questi motivi, le classifiche, proprio non mi prendono! Non mi prendono perché fanno parte di quello che voglio io, ma quello che voglio io, non è detto che lo voglia la vita! Al punto, anche l’effetto collaterale della morale di questa fola è presto detto, cioè: se sono in cima è giusto, se sono in ultima è giusto, e se non ci sono affatto, è altrettanto giusto! Già che ci sono, un’ultima nota: se mi date dello stronzo, mi fate pensare o mi fate ridere! Se mi dite che sono “più bello che pria”, mi preoccupate, perché questo vuol dire che a voi manca qualcosa, dal momento che la trovate presso di me. Quindi, per favore, non datemi preoccupazioni! Adesso la pianto. Sono quasi le nove e devo ancora prepararmi per andare a ballare.

acalamaio

Sarà anche perché si conosce meglio il proprio simile

Sarà anche perché si conosce meglio il proprio simile, ma anche uno psichiatra ebbe a dirmi: sei pazzo! La definizione era detta con simpatia e l’intenzione non offensiva; è che cercando di definire una personalità estranea ai suoi schemi esistenziali e alla sua conoscenza, non gli era rimasto che il mestiere. La definizione del medico, (avevo conosciuto il dottor G. P. nell’ambito delle tossicodipendenze dove ho operato come associazione) mi sfagiola per più di in motivo. Ad esempio: mi libera dalle conseguenze del non dire in convenzione con altra norma o conoscenza. Siccome per essere legati o influenzati da un folle bisogna essere altrettanto pazzi, libera l’arbitrio altrui. Mi libera, inoltre, dal peso di dovermi dimostrare diverso da quello che sono. Frena chi potrebbe pensarmi, diverso da quello che sono. Chi sono? Semplice! Per quello che la mia Natura è, la mia Cultura sa, ed il mio Spirito sente, sono quello che sono, però, gli amici mi chiamano Vita.

afondopag

I sensi iniziali

aporticatoG,  è l’iniziale del cognome della famiglia adottante; sta anche per il nome scelto dalla famiglia che mi ha adottato.

O,  è l’iniziale del cognome di chi mi ha messo in adozione. 

V,  è l’iniziale del nome che mi ha posto chi  mi ha messo in adozione.

Perché ho ritenuto necessario dire sui nomi? Mah! Forse per confermare che ogni destino ha più di una radice.

mano

Sono partito dal mio bianco per conoscere il mio giallo

aporticatoDal giallo che ho conosciuto mano a mano verificavo il mio bianco, sono andato alla ricerca del Bianco che ha originato ogni giallo. Il bianco simbolizza la verità. Il giallo simbolizza l’amore. Con la fascia bianca, gialla e bianca, intendo rappresentare il viaggio della conoscenza della vita. Non ho posto inizio e fine a questa strada, perché, vita, è ricerca della verità che porta all’amore, che porta alla verità, che porta all’amore, e l’amore è comunione. Del tono dell’amore, (detto dal giallo) e della verità, (detto dal bianco), ho raggiunto la conoscenza che ho potuto. Avrei potuto di più?  Secondo la verità del mio spirito, no. Infatti, perdo la pace, se in quello che sono

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Natura

atrinita

voglio sapere di più (Cultura)                                della forza che posso: Spirito.

mano

Cammini

Non ricordo perché ho mandato questa lettera alla persona in indirizzo: un responsabile della Lila. Probabilmente, per farmi conoscere anche come persona. Anche per un bisogno di condivisione, forse. Non ho sbagliato nel credere nella cultura di quella persona. Ho sbagliato nel credere che fosse persona. Poveretta.

aporticato“Per quasi sei anni ho condiviso la vita con un dipendente da tossico sostanze. Con lui ho girato le “piazze” di Verona. Con lui ho esplorato la sua tossicodipendenza: quella da eroina. Con lui ho esplorato la mia tossicodipendenza: confusa, disordinata, disarmonica somma del suo stato e del mio. Lui era la “roba” di me, dipendente da lui, sia affettivamente che sessualmente. Oltre alle piazze dello smercio, con lui ho esplorato la famiglia: dalla sua, al concetto di famiglia. Abbiamo esplorato Ospedali e Centri medici deputati alle tossicodipendenze.  Abbiamo esplorato i Referenti di vario genere e grado che si occupavano di tossicodipendenze. Assieme siamo andati per uffici. Abbiamo conosciuto “gente per bene” e “gente per male”. Nel nostro girare, abbiamo trovato del bene, dove, normalmente non avrebbe dovuto esserci e, del male, fuori luogo presso il bene. Ora, lui ha finito il suo giro. Per me, ed anche come Associazione, l’Aids si è rivelato una grande lezione di storia e di vita. Il tutto, per la caratteristica di essere sindrome, complesso di sintomi, confluenza di variabili, condizioni, stati.  Se prima ragionavo per settori, dopo, ho dovuto cominciare a ragionare per totalità. Da questa conclusione, la necessità di vedere sindrome, anche la Persona, anche la vita. Sotto questo aspetto, l’Aids che tanto “spaura”, è stato il maestro che mi ha indicato la via. Quella che avevo cercato per anni, e che ho trovato dove non me lo sarei mai aspettavo: alla fine di una strada.”

mano

Il peccato non è in chi o cosa si ama, ma in come si ama o si insegna ad amare

aporticatoHo passato la mia fanciullezza, agli ” Esposti ” e la prima giovinezza in un collegio retto da ecclesiastici. Con uno di loro, (stavo facendo la terza elementare), vi è stato un sentimento anche sessuale. E’ ben vero che a quell’età non si sa, però già all’ora mi sentivo con istintiva chiarezza. Per quella lucidità non subii nessuna violenza psichica e ne fisica: tanto più, che, al proposito, non vi fu alcun tentativo. Nonostante i sentimenti che provavo e vivevo fossero informazioni di per sé, quando lo vennero a sapere i Superiori, nessuno me le spiegò, così, se proprio si vuole riscontrare violenza, certamente, la più deleteria fu l’ignoranza ed il silenzio in cui mi si lasciò.

mano

La mia strada “per Damasco” all’inizio

aporticatoA causa della fine dell’Amato (destino che ho iniziato a conoscere la notte di Capodanno del 1985)  nel febbraio del 1991 mi sono ritrovato come si ritrovò l’Aretino Pietro: con una mano davanti e una di dietro. Solo ora, di qualche caso, un qualche volta ne sorrido, ma, all’epoca non c’era proprio nulla di che farlo. All’epoca, non avevo proprio idea di dove sarei andato a finire percorrendo la mia strada “per Damasco”. Allora, ero solo un bendato dal pensiero convenzionale; bendato, vuoi dalla vita personale, vuoi dalla sociale, vuoi dalla canonica interpretazione del Cristo e del Padre. All’epoca avevo un furgoncino senza riscaldamento (giusto per non far mancare nulla al caso) ma lo stesso avevo deciso di festeggiare la notte andando in stazione a leggere un libro. C’era freddo, neve per terra, e nessuno a parte me e l’Amato sotto un albero davanti la chiesa della stazione. Era il suo compleanno; e se io non avevo voglia di festeggiare con amici e varie canonicità, lui altrettanto. Mancandomi l’Amato, mi mancò tutto, ma l’assenza del tutto che si ama (faccio ancora fatica a dire morte) non è assenza di vita; e per quanto ferita, la vita ti obbliga a guarire, ameno che, non  ci diventi vivere, la conservazione del dolore che c’è, come sostituto della conservazione dell’amore che non c’è. Non mi è mancata neanche questa fase, ma prima o poi si attenua se, è alla vita e non al dolore che rivolgiamo lo sguardo e gli intenti. Alla guarigione ha certamente contribuito il bisogno di raccontare una storia che ho chiamato “per Damasco” per similitudine di incontro (indipendentemente dall’identità che si è dichiarata, che comunque è inverificabile) con uno spirito della vita: quello dell’Amato nel mio caso; l’incontro fu medianico. Proseguendo la mia strada e l’amorosa corrispondenza, però, ho sentito che il mio fato (l’Amato) non aveva per niente cambiato il suo intendere la vita; a questo ci è giunto con gli anni, e anche con i litigi (la sua forza sulla mia e il mio rifiuto di accettarla) che non sono mancati. Il mio procedere il percorso in compagnia dello spiritello ancora birbantello ma non più accettato come tale, m’ha portato ad incontrare lo Spirito della vita. E’ accaduto, come accade quando, delusi da un amore, se ne cerca un altro, o non avendo un padre se ne cerca uno. L’incontro è stato culturale, ovviamente. Quindi, niente tuoni, niente lampi, niente magie e alberelli che prendono fuoco; è stato tutto un discorso (e qualche volta un pianto) fra la mia vita e la vita. L’incontro è stato anche spirituale, ma per quanto è possibile al mio spirito: ora tot, ora meno tot, ora più tot, ora niente tot. Adesso, sento il birbantello molto meno di prima e solo in certi casi. Avrà iniziato anche lui la sua strada, e visto che di litigi è da parecchio che non ne facciamo, suppongo che la stia percorrendo con la pace che in vita non aveva mai avuto se non da preso dal suo amore: l’eroina. Triangolo vi fu nel mio pensiero verso quella vita, e triangolo vi è nel mio pensiero di adesso verso la vita. Vorrà dire qualcosa?

mano

I miei studi

aporticatoDopo le elementari in collegio, studiando alle serali, verso i trentacinque, (anno più anno meno), ho conseguito la licenza media e la prima superiore. Siccome errare è umano e ariete perseverare, in una scuola pubblica, in mezzo a ragazzi che gridavano alle ragazze ” col c…., col c…., è tutto un altro andazzo ” e alle ragazze che gridavano ai ragazzi ” col dito, col dito, orgasmo garantito “, iniziai a perdere i capelli e cominciai il biennio. Mi distinsi in religione, in un test dell’insegnante di Pedagogia nel quale risposi: ” quasi sempre ” o ” quasi mai ” alle domande e, perché mi si chiamava papà. Molto francamente, se i miei studi sono proseguiti, più che alle mie capacità lo devo alla carità degli insegnanti. Quando non ho potuto non ammettere che la vergogna di accettarla era maggiore del fine per cui l’accettavo, (capire e capirmi), ho lasciato la scuola. Da qualche parte dell’Emilia devo avere una abilitazione ad una terza superiore.

mano

Sino ad ora

aporticatoDopo l’esperienza come Associazione (fatta bene e finita per più pochezze nel giro di un anno) non sono interessato a costituire alcunché. Non ho legittimato nessuno ad operare in mia vece: sia come autore che come pseudonimo. Non ho autorizzato nessuno, neanche per l’uso totale o parziale dell’opera, ma, per farlo, basta solamente chiederlo. Non è obbligatorio: ad ognuno la sua civiltà.

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La ragione del silenzio: nessun potere durerà più di me.

Non ricordo più per quale lettera ho scritto questo cappello. Magari l’ho buttata!

aporticatoAvevo intenzione di conservare questa lettera  come personale e associativo memento, perché, per quanto giusta, sentivo che non dovevo spedirla.  Tutt’ora, ho la stessa sensazione di allora. Fra me e questa questione, sotto, sotto, c’è qualcosa che non afferro. La riabilitazione di una vanità, e/o di una mia verità, e/o di un amor proprio offesi? Ho superato di peggio!  Se, “per Damasco” è via della coscienza di sé stessi, potrebbe essere che sia giusto pubblicarla, allo scopo di riabilitare la necessità della provocazione, come mezzo di rottura di un Costituito, (legale e/o politico, e/o quanto d’altro), che ferma il futuro? Questo, mi convince già di più. A proposito di coscienza! Che sia giusto pubblicarla per far capire, che non solo un potere può fermare il futuro, ma anche una figura, fissata in un tal amore di sé, da non tollerare alcun tipo di tocco? Se tutto quello che fissa la ragione è droga, allora, a maggior ragione la devo pubblicare: sono o non sono, contro ogni forma di intossicante dipendenza? La ragione è buona, tuttavia, non smuove alcuna emozione. A questo punto, decido di ascoltare la ragione del silenzio: nessun potere durerà più di me.

mano

Giusto per la Cronaca

Questa non è un lettera: è una conferenza spacciata per lettera! Peggio ancora, ma, purtroppo, è un confuso soliloquio. Avete presente quando si pianta una sonda per cercare l’acqua? Magari venisse subito limpida! Invece, prima viene il fango. Da me, sonda, è venuto fuori del fango per anni. Solo adesso sta venendo fuori dell’acqua. Non sempre potabile, per carità, ma, almeno, chiara. Ora, però, mi manca la forza che avevo quando davo fango pensando fosse acqua. Ci sarà ben della giustizia in tutto questo, ma, mi venga un colpo se capisco dov’è!

aporticato“Come Associazione e persona sono vicino a Dipendenti da tossico sostanze, in età variante dai 30 ai 40 anni. Sono età, nella quale il sapere e la vitalità si temperano nella riflessione personale. Tuttavia, su di loro imperano ancora le sostanze legale ed illegali. Sono imperi che mostrano la corda ai tossicodipendenti che le dico. Nel riconoscerne tutti i fili, (anche se nel non contrapporre azione di rigetto), sta, la loro maturità.””Nella contrapposizione fra ciò e chi opera per il loro recupero, e ciò è chi opera per mantenere lo stato quo del tossicodipendere. la persona td. sta, come la corda del gioco. L’opera di trazione cui è sottoposta la personalità tossicodipendente, è sfibrante, logorante, angosciante. Se la “pera” ha tanta presa, è anche perché cura quegli stress.””Non da meno stress, sono soggetti anche quelli che operano contro la Tossicodipendenza. Questi, si devono difendere da quello che il Tossicodipendente butta loro addosso.”Vi sono di quelli che si difendono, essendoci solamente con la professione. Incauti quelli che credono di essere difesi perché ci hanno messo la vita. Comunque sia, vuoi prima o vuoi dopo, ambedue i generi di comportamento vengono lesi dalla costante frustrazione, che, per servitù alla droga, il Tossicodipendente non può non provocare. Così, fra “tossici” e antitossicità, la droga inietta un’altra faccia del suo veleno: l’inimicizia. Sarà anche una inimicizia educata, amorosa, ma sempre velenosa, ed avvelenante, è.””Volentemente nolente, il Tossicodipendente in questa situazione sente che tutto gli è nemico. Sia l’antisociale, (per quanto sia passivo – attivo complice), sia un Sociale, che non riesce ad essere sufficiente amico perché non sufficiente “pera”.”Non c’è pippa di ragione, che sappia dire la solitudine che è in questi casi. Solo il cuore lo potrebbe, ma, lo vendono a poco. Forse perché è considerato a livello frattaglia”.”Quindi, non rimane che la “roba”. Il senso placenta che da, rimane un amico anche se sanno che li isola da qualsiasi alternativa. Se ne rammaricano ma finiscono per coprirsi, perché fuori, fa freddo.””In attesa di capire che non si può osteggiare una intossicazione di quel genere, o rimanendo da parte, o sostenendo una parte, o rinchiudendola in vari modi dentro una parte, il Tossicodipendente sta, senza arte e ne’ parte, o si fa per continuare la sua parte, se non proprio l’arte.””E’ vero che il “farsi” è sod – disfarsi, ma è anche vero che è medicarsi, oltre che, identificarsi.””I tempi e i respiri della vita non hanno nulla a che spartire con ideologie legali e/o terapeutiche. Ma le terapie sono costi e, i costi, rendono merce la vita. La vita trattata come merce, ci condanna a riprendere in carico, la vita che trattiamo come merce.””L’unica virtù che non rende merce la vita, è la gratuità. Sarebbe una grandissima gratuità, già il capire, che se la droga è il piacere che fa male, in successione, è il male che solleva dal piacere che fa male.”

mano

L’idea che seguo

aporticatoCome perdamasco e come persona, seguo l’idea cristiana del Padre (il Principio della vita sino dal suo principio) e l’idea del Principio della vita è la vita: il Bene per la Natura, il Vero per la Cultura, il  Giusto per lo Spirito. Se lo stato che segna la verità della vita è lo Spirito, e lo Spirito è la forza della vita sino dal principio e, pertanto, del Principio, allora, procedendo oltre l’idea cristiana, perseguo il principio dell’idea del Principio: lo Spirito che ha dato forza all’idea.

mano

I sensi che l’amare dovrebbe conoscere o evitare

aporticatoEro di chiara ignoranza ma di istinto altrettanto chiaro, così, non subii alcun genere di trauma quando fui desiderato da un prete. I traumi iniziarono quando la cosa venne a conoscenza degli altri preti del collegio. Il prete amante fu avvertito di star più attento, ed io, fui isolato: visto con astio. Avevo l’età della terza elementare. Se proprio dovessi denunciare qualcuno, non il prete amante denuncerei, ma quelli che violarono la mia coscienza, penetrandola con il senso del peccato quando era ancora vergine del senso dell’amore.

mano

Non credo di essere pericoloso perché sostengo di sapere cos’è lo Spirito.

aporticatoLo Spirito è la forza della vita che corrisponde dalla relazione fra una Natura e la sua Cultura. Mi dirà: vedo una Natura, conosco la sua Cultura, ma, non vedo proprio nessun Spirito! Mettiamola così! Nessuno ha mai visto l’aria dentro una camera di gomma, pure, per suo mezzo, essa acquista la vita che ha. Si può dire, pertanto, che l’identità dell’aria, è la forma che essa da alla camera di gomma. Se l’identità dello Spirito è data dalla forma che fa assumere al corpo, e se un corpo è pieno di violenza, va da sé che è violento anche lo spirito che da vita a quel corpo. Dal momento che lo Spirito divino è tutto fuorché violento, (se lo fosse, avrebbe principiato il dissidio, non, la vita), di quale altro spirito è la forza che agisce il prevalente animo di Israele? Da buon razionalista mi dirà: di spirito umano, ovviamente! Ben vero, ma, Israele sa bene che non è lo spirito umano il Principio che ha eletto la sua vita, quindi, Israele, di chi è lo spirito che anche odiernamente emoziona il tuo spirito?

mano

Reale e Ideale

aporticatoIn queste memorie di viaggio ho messo la parte ideale ma nondimeno quella reale. Il che vuol dire, che nel mio tutto è presente sia il lordo che la tara. Si consideri, tuttavia, che senza il mio viaggio reale non avrei potuto percorrere neanche quello ideale. Mi sono firmato Vitaliano_Perdamasco_Vitaliano, giusto per dire che, sia in queste pagine che nella mia vita,  sono Vitaliano quando percorro il mio reale, Perdamasco quando percorro il mio ideale, e ancora Vitaliano perché torno al mio reale. Perché tutto questo giro?! Perché l’operazione di rientro dall’ideale al reale  arresta quella sclerosi della vita mentale e spirituale che si manifesta come fanatismo. In una seduta medianica, la presenza che si disse Francesco (nulla a che vedere con quello d’Assisi) mi disse di dire tutta la verità! Cosa che ho fatto, se con la parte ideale intendeva raccomandarmi il racconto della parte reale. L’avrei fatto comunque. Pur possedendone la capacità, darla ad intendere non è mai stato fra le mie attitudini.

mano

Chi conosce il proprio sé, conosce il proprio signore.

aporticatoSiccome scrivo sotto influsso dell’emozione e, non sempre ho la padronanza della vita che quella mi suscita, può anche essere che se risulto ripetitivo, lo sono come chi percorre più volte la stessa strada perché non ha sentito bene il percorso che quella gli ha indicato. Le volte che comunque ho voluto proseguire senza ascoltarmi a sufficienza (più che altro spinto dal fatto che si teme di non avere vita/tempo sufficiente per completare ciò che si crede di dover fare) ho finito per scrivere quello che poi ho dovuto modificare, e/o chiarire, e/o cancellare. Rientrare da dove l’emozione aveva spinto la mia ragione all’epoca del lutto che mi aveva colpito non è stato semplice e ne facile; mi ci sono voluti anni. Rileggendo ciò che ho scritto, ogni tanto mi accorgo che vi sono punti nei quali sono ancora ” fuori “. Ciò significa, che in quei punti l’emozione è ancora tale, che la mia ragione, tuttora, non riesce a percepirla con sufficiente padronanza. Non si rammarichi della sua semplicità di studente di agraria: mo’ le dico la mia. Dopo le elementari in collegio, anno più anno meno verso i trentacinque, studiando alle serali ho conseguito la licenza media ed il biennio. Siccome errare è umano e ariete perseverare, in una scuola pubblica, in mezzo a ragazzi che gridavano alle ragazze ” col c…., col c…., è tutto un altro andazzo ” e alle ragazze che gridavano ai ragazzi ” col dito, col dito, orgasmo garantito “, iniziai a perdere i capelli e cominciai il triennio. Mi distinsi in religione, in un test dell’insegnante di Pedagogia nel quale risposi: ” quasi sempre ” o ” quasi mai ” alle sue domande e, perché mi si chiamava papà. Devo avere da qualche parte dell’Emilia una abilitazione ad una quarta superiore. O era la terza? Per amore di verità, se i miei studi sono proseguiti, più che alle mie capacità lo devo alla carità degli insegnanti. Quando non ho potuto non ammettere con me stesso che la vergogna di accettarla era maggiore del fine per cui l’accettavo (capire e capirmi ) ho lasciato la scuola. Le iniziative dell’Associazione? Intanto, dopo la stesura della ” Pedagogia “, quella degli scritti che le farò avere, dopodichè, divulgare sia l’una che gli altri. Come? Non ne ho la più pallida idea. D’altra parte, non avrei avuto neanche la più pallida idea di come contattarla, eppure, siamo in contatto. Questo significa che, di volta in volta, saranno le necessità e/o le occasioni a dirmi quali iniziative intraprendere. E’ anche vero, a parte i costi editoriali che non potrei sostenere, che se volessi far conoscere maggiormente questo pensiero saprei da che parte girarmi ma, come lei sa bene, non ha senso seminare su terreni non arati.

mano

Fra maree e marosi

aporticatoInfluito dalle emozioni ho scritto su tanto e di tutto.  Anche di che lasciarmi basito, visto che la mia conoscenza ha la caratteristica dell’Emmental. Giusto per dare l’idea di quanto sia stato complicato e contorto il cammino sulla mia strada, si immagini di essere invasi e pressoché sommersi da una caterva di sparpagliate emozioni; che sentite di doverle capire (non di meno ordinare, trovarvi senso, causa, motivo, finalità) perché quello che sentite e sapete della vita vostra e altra non vi sconfinfera più. Non per questo già sapete cosa aggiungere, togliere, modificare, tagliare, lasciare: così, per anni. Senza averne conoscenza (figuriamoci coscienza) ho iniziato questo viaggio la notte di Capodanno del 1985 con una storia privata. Nel proseguo delle faccende si è rivelata di fondamentale importanza. Terminato quella storia nel Febbraio del 1991, nella primavera dell’anno sono andato avanti con questa, pensandola e vivendola “a palpeto”, come si dice in veneto quando si caccia rane negli stagni, e che è un modo altro per dire a caso. A storie scritte, però, tutto si è rivelato necessario.  E’ vero: oltre alle mie peste racconto anche le mie corna. Non ho potuto non farlo perché in una seduta medianica (ci si creda o no, non è questo il punto) una presenza mi raccomandò di dire sempre la verità. Si riferiva ad una verità superiore? All’epoca non era fra i miei pensieri. Al più, e meglio adesso, conosco le mie verità. Si riferiva a quelle? Intimidito non l’ho chiesto, ma con il tempo ho imparato che la verità è una spada a doppio taglio, e che nessuno possiede la facoltà d’impugnarla per tagliare&separare il male dal bene (o il vero dal falso, come il giusto dall’ingiusto) senza ferirsi di verità, mentre ferisce di verità. Considerato questo, proseguo, pur temendo di risultare pesante e qualche volta ripetitivo, non tanto per ragionata necessità,  ma perché, in questa caterva di emozioni non ricordo dove ho collocato la già detta.

mano

C’è chi scrive e chi de_scrive.

aporticatoCon tutti i pro e i contro, prevalente scrittrice dei vari temi mi è stata l’emozione. Prova ne sia il fatto, che scemando quella, scemava quello che sapevo più che chiaramente nel dato momento. Mi sono ritrovato, così, a dover apprendere dagli scritti (mai a sufficienza) quello che pure avevo scritto. Comunque stiano le cose, di indubitabile posso dire che in tutti questi anni non ho fatto altro che scavare pozzi, e che la terra in quei pozzi era mista a un’acqua che, temo, non ho ancora finito di filtrare.

mano

A proposito di vita e di percorso

aporticatoA  chi ha smarrito i suoi principi, a chi non li ha trovati in altre vie, a chi non gli corrispondono quelli ereditati, ricordo che sono sempre quelli:

 

 

 

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il Bene per la Natura

atrinita

il Vero per la Cultura                       e                      il Giusto per lo Spirito

che corrisponde dalla relazione fra il Bene: principio di ciò che siamo. Il Vero: principio di ciò che sappiamo. Il Giusto: principio della forza che si origina dalla corrispondenza di stati fra ciò che siamo e sappiamo per quanto sentiamo.

I principi sono la basilare fonte del discernimento nella capacità di scelta personale e sociale: elevando gli intenti, spirituale. I principi sono maestri tanto quanto indirizzano la vita verso i suoi principi. Tanto quanto i principi confermano e conformano secondo secondo emozioni di giustizia, e tanto quanto sono umanamente magistrali. Tanto quanto rigidamente applicati (vuoi in sé come in altro da sé) e tanto quanto disumanizzano i vissuti.

mano

C’è Penna e penna

C’è similitudine da sessualità amorosamente e liberamente coatta tra il Penna e me. pennaQuesto può aver generato dei moti simili. Principale differenza: io non desidero i suoi “fanciulli”, e neanche li amo se non come la vita che sono all’interno di disegni che mi hanno reso, tendenzialmente pater_maternale.

autore

In amore sono stato e sono più vicino al Pasolini, anche se distante dai suoi “borgatari”. In odierna prevalenza, i miei sono arabi, quindi, paesi, villaggi, tribù, tende, case abbandonate, o stelle. In alternativa un altro amare: il mio. Oltre a questa differenza vi è il soggettivo percorso. Non ho vissuto nulla di simile alla vita del Penna, e solo marginalmente quella del Pasolini e della sua cultura. Come Pasolini si è disinnamorato dei suoi amati (tutti abbiamo l’intrinseco difetto di crescere) così, per certi aspetti anch’io.  Il fatto è, che prima o poi diventano adulti e quindi (sessualmente) non più vaghi e/o vaganti. Di conseguenza si allontanano. Tanto più, se, volenti o nolenti, siamo stati delle navi scuola. E’ nella norma della vita far si che ognuno prosegua nella sua strada: etero o homo che sia. La vita bada più al percorso che alle stazioni di sosta.

acalamaio

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Spirito paolino e spirito vitaliano

aporticatoTenuto conto delle differenze personali e di conoscenza, una parte dell’esperienza di vita dell’autore di quest’opera, può dirsi parallela a quella di Saulo di Tarso, poi s. Paolo. Mi riferisco all’incontro con uno spirito. Quello che si rivelò a Saulo disse di essere quello di Cristo. Quello che si rivelò allo scrivente si manifestò per quello che era. Secondo Teresa d’Avila, “è maledetto chi crede nell’uomo”. Se ciò vale per la vita naturale, non di meno vale per la vita soprannaturale. Non solo perché è umanità che fu, ma anche perché il male può fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Sia che riguardi una affermazione di identità, sia che riguardi una qualsiasi altra affermazione, questa possibilità, pertanto, pone dubbio, non sulla rivelazione soprannaturale in sé, ma, oltreché sugli effettivi perché si è manifestata, anche sull’identità di qualsiasi spirito. La potenza dello spirito che si rivela nelle manifestazioni spiritiche, (basse o elevate che sia, o che tali ci appaiano), non necessariamente prova che il suo stato spirituale corrisponde con il Bene. Ben vero che non prova neanche il contrario. L’impossibilità di ogni accertamento, allora, non può non essere ulteriore fonte di riserva verso ogni rivelazione e/o manifestazione di origine spiritica. Non solo Cristo, ma ognuno di noi, può dirsi Via, (Natura della vita), Verità, (Cultura della vita), e, per forza dello Spirito: Vita. La storia personale, pertanto, non può non essere che propria strada. Una strada di vita è propria, tanto quanto non è condizionata da altra vita: umana o spiritica che sia. In modo proporzionale alla rilevanza della rivelazione spiritica, ne consegue che ogni ingerenza soprannaturale nella vita naturale, non può non far deviare, o quanto meno scombussolare un soggettivo percorso. Vuoi in virtù dell’affermazione di Teresa D’Avila, vuoi per la conoscenza delle possibilità dell’Errore quando non del Male, lo scrivente crede solamente nel Principio della vita. Il porre la sua fede nella sola vita del Principio, gli ha impedito:

* di essere culturalmente cieco nei confronti degli spiriti;
* di restare suddito dalla vita spiritica che gli si è manifestata;
* di originare e/o motivare qualsiasi forma di sudditanza nei confronti della vita spiritica.

Altresì, gli ha concesso:

* di mantenere in sella la mente, che l’esperienza nello spiritismo aveva fatto vacillare;
* nel recuperato equilibrio, di tornare alla sua realtà;
* di proseguire oltre quella conoscenza.

Come attraverso una conseguenza si giunge alla causa, chi scrive, infatti, è passato dalla conoscenza del particolare, (emozionale incontro con uno spirito), all’universale: emozionale incontro con lo Spirito. Lo stato emozionale dell’incontro con lo Spirito è proporzionale alla percezione dell’universalità della vita. Tanto più si è capaci di questo stato di percezione e, tanto più, nella nostra strada ” per Damasco “, il nostro spirito, (la forza della nostra vita), incontra lo Spirito: la forza della Vita. Questo stato di conoscenza è Spiritualità. Della causa della vita sino dal principio, (e, dello stesso Principio), lo scrivente, certamente non sostiene di saperne la Persona e, tanto meno, di averLa incontrata di persona, ma, in ragione del principio dell’uguaglianza che è fra una Somiglianza, (uno spirito), e l’Immagine, (lo Spirito), di averne solamente riconosciuto gli stati di principio: la Forza come sua Natura, la Conoscenza sulla propria forza come sua Cultura e, come Sua vita, la relazione di corrispondenza fra forza e conoscenza. Per quanto risulta allo scrivente, questa conoscenza diverge da quella di Saulo e anche da quella di s. Paolo. Solo con difficoltà, lo scrivente sa cosa sia giusto o sbagliato della propria vita, figuriamoci se può dire sulla vita altrui, però, sa che la pace è segno di verità, in quanto indica la cessazione del dissidio. Nella via ” per Damasco ” di Saulo e di s. Paolo, quindi, si può dire che sono stati nella Verità tanto quanto non hanno originato e/o mantenuto dissidi e, nell’Errore tanto quanto e dove li hanno originati e/o mantenuti. Questo vale anche per lo scrivente.

mano

“per Damasco” è il mio viaggio secondo Spirito.

aporticatoHo cominciato a scrivere nella primavera del 91. Ricordo la risma di carta, la biro, e l’assoluto bisogno di sapere sulla vita per ritrovare la mia. Ricordo, inoltre, che non sapevo da che parte cominciare; solo che, dovevo. A parte la robotizzazione da compiti sociali e di sopravvivenza, non mi era rimasto assolutamente altro. Non vorrei risultare patetico ma non posso tacere nessuna parte di me. L’ho promesso. I testi dei primi anni sono facilmente distinguibili per la lunghezza, e perché ad un certo punto si ha proprio bisogno di aria! Mi capitava all’epoca, e, sia pure meno, mi capita ancora da tanto sono circolari. Circolari nel senso che avevano principio ma non fine perché dovevo tornare al principio, con il risultato di appesantirli, e di renderli prolissi. Tutto sapevo, però, fuorché gestire la faccenda. Se è vero il proverbio che dice: chi non conosce la propria scrittura è un asino per natura, io lo sono stato per anni, e per anni mi è capitato di domandarmi se l’avevo scritto io un dato testo perché, rileggendolo a raffreddata emozione, non lo capivo più. Sia pure in tono di molto minore mi capita anche adesso di dover riflettere su di quello che solo un paio di ore o di giorni fa mi era chiarissimo. In effetti, di chiarissimo, all’epoca, e per anni non so quanto conclusi, c’era il patire un’emozione; di chiarissimo, il fatto di sapere che la mente non procedeva con lo stesso passo, e che nel suo cammino fra piano e piano della vita, si perdeva, anche se solo di volta in volta, anche se non stabilmente. Reso libro, questo blog avrebbe sulle 1600 pagine. Forse, anche sulle 1800 perché vi sono testi (non pochi) con più pagine. La ristrutturazione in corso, quindi, necessiterà di non poco tempo, anche solamente considerando il punto quantitativo. Se con il quantitativo, considero anche il qualitativo, allora, ho sempre presente il timore di non fare in tempo. Nella composizione del sito e del post, quest’ansia ha mosso non pochi errori! Mio malgrado devo ammettere, anche fuori dalla composizione di quest’opera. Va beh! Quello che è stato è stato, e quello che sarà, sarà.

accademiavita

Nell’immagine dell’Accademia mi identifico con l’anziano sulla scalinata. Vuoi perché sta conoscendo, vuoi perché ha posto distanza fra sé e quello che sta conoscendo. Al proposito, per dire la mia conoscenza ho dovuto preservare la mia ignoranza, tuttavia, escludo l’errore dove sostengo i principi della vita. Non l’escludo verso altre storie.

mano

LETTERE

Su quale tempo poggia il piede, Margherita?

“Tutto il mondo ha bisogno di amicizia”

Ho visto la tua lettera ieri sera

Prima di postare dovrei contare almeno sino a 333!

L’ho appena messo e già l’ho tolto

Sul Giudizio, un altro giudizio.

Determinazione o Accoglienza? Questo è il problema!

Le terapie degli esorcisti non mi convincono proprio per niente!

Il cosiddetto Satana? Poveretto!

“Amore fra i ruderi”: così in Basso, così in Alto?

A proposito della madre “esorcista” di Verona

Ogni tanto mi capita di citare l’Eulalia Torricelli da Forlì

Questo marchietto nasconde una qualche spiritica diavoleria?

Lo Spirito è giusto

Destra? Sinistra? Fraglie

Dio non ha nè mogli e nè madri

Ragione nella Fede e fiducia nella Ragione. Cautela verso i Misteri.

Della Metempsicosi si può dire …

Discorsi sulla Metempsicosi

Discorsi sulla Medianità

“Così in Alto, così in Basso”

Nella nostra vita ci sono inattendibili inquilini

Spiriti  spiritismo: ulteriori riflessioni.

Cronache di medianità

Percorsi

Il Magistero della vita

La Terpia Capire

Il senso della vita

La vita è permessa dall’amore…

La Soglia fra verità

La vita in selfie

Nel Principio e nei principi c’é la parola

I principi della vita

I principi universali della vita sono tre

La Genesi nel Principio

L’Albero del Bene e del Male

Le strade della verità

Il Dolore

Le strade del dolore

Del Dolore e del Lutto

In “Accademia Vita”

La Transcultura

Sul bene e sul male

Colpa e senso della colpa

Sessualità della Natura nella corrispondente Cultura secondo Spirito.

Determinazione ed Accoglienza: a Padre Aldo Bergamaschi.

Pedagogia dell’Amore e della Comunione

Come evadere dal vago: Lettera ad un IO confuso.

C.F.S. = Cronic fatigue syndrome.

acalamaio

L’Autore

Mentre si vive sè stessi la vita ti da di che vivere te stesso

Sarà anche perché si conosce meglio il proprio simile

Mi hanno detto

I sensi iniziali

Sono partito dal mio bianco

Cammini

Il peccato non è in cosa si ama

La mia strada “per Damasco” all’inizio

I miei studi

Sino ad ora

La ragione del silenzio

Giusto per la cronaca

La grazia divina

L’idea che seguo

I sensi che l’amare

Non credo di essere pericoloso

Reale e ideale

Attribuita al Profeta

Fra maree e marosi

C’è chi scrive e chi de_scrive

A proposito di vita e di percorso

“per Damasco” è il mio viaggio secondo Spirito

Spirito paolino e spirito vitaliano

Ostici, i miei pensieri? 

Essere, o come essere? Questo è il problema! 

Affrontavo da tormentato la mia scolastica pochezza

Nella mia strada di concupito

Dalla filia all’eresia

All’Amicizia lunga

Per chi chiede il cuore

Vitaliano_”per Damasco”_Vitaliano

Vi presento i miei

Le mie case sotto il cielo

Si narra la sventura di un milite alla ventura

Contessa a Venezia

Me la canto e me la suono

Per Rio BO: tempi e ricordi.

A mio modo contro le tossicodipendenze

Nella mia idea di Paradiso

Caro Futuro

Poesia o anima mia

In una stilla d’universo, il capoverso.

Gayenna: memorie di un tardo adolescente.

Sentitamente ringrazio

acalamaio

Per una lettura off line

Su quale tempo poggia il piede Margherita?

Noto due particolari: il piede della Margherita ha almeno un 46 come misura; non guarda chi la guarda. E’ lo sguardo di chi si vede dentro, (un’intima realtà e/o verità?) piuttosto di chi vede quanto contorna il vedente e/o il visionario; Se è vero che da un lato indica il cielo come referente di vita, è anche vero (per quanto mi appare) che attraverso Margherita il Carracci non mostra particolare deferenza verso un libro (il Libro?) che il mignolo, tiene sì aperto sul punto, ma con relativa convinzione, visto che la mano vi si appoggia rilassata. Sul capo la Margherita indossa tre corone: una di tessuto: una formata dai suoi capelli, e una d’oro con pietre preziose. Quella di tessuto dice, oltre che una necessità, una femminile vanità: è umano; quella formata dai capelli dice naturale la sovranità di quell’identità: Più complessa le lettura simbolica di quella d’oro. Non la direi dovuta a un nascente barocchismo: nel quadro non c’è nulla che lo fa pensare, e/o nulla che me lo faccia pensare. La corona d’oro è fermata_trattenuta dalla corona dei capelli. Se la d’oro simbolizza una sovranità ideologica intaccabile da elemento estraneo quella dei capelli dice che è fermata _trattenuta_contenuta (e similari) dall’elemento naturale della vita. Esperienza insegna, che l’animo mediatore fra ideale e reale non è mai assolutista e/o fanatico, tanto più, se (indipendentemente dagli scopi e/o dalle misure) tiene i piedi ben posati a terra, e/o su ciò che la vita naturale contiene a livello culturale_spirituale! Ammesse come verosimili l’insieme delle mie considerazioni, direi che la lezione che il Carracci ci fa dire da Margherita è questa, e che stiamo prendendo per un iniziale barocco, quello che a me pare la moderna spogliazione dell’estetica sacra nella santità e/o nei santi: un’ipotesi non esclude l’altra. Giusto per dirla tutta, più che un iniziale barocco, vedo un’Arcadia che ha fatto il suo tempo, ed è forse su quel tempo, che Margherita posa il piede.

acalamaio

“tutto il mondo ha bisogno di amicizia”

acapopagCitando il Saba, il Bortocal ricorda che “tutto il mondo ha bisogno di amicizia”. Dicendola Alleanza, prima del Saba l’aveva ricordato anche lo Spirito biblico. Cos’è, infatti, l’amicizia, se non quel bisogno di unione che permette alla vita di procedere (non lacerata e non lacerando) verso un destino, certamente prefissato a livello naturale, non prefissato a livello culturale, e il più delle volte, inconsapevolmente vagito? Dell’amicizia si potrebbe dire che, dell’animo, è forza carnevalante. Fonte di elementare felicità, quindi; felicità che è la voglia di calore che ci portiamo dentro dalla prima fiamma nel petto, come dal primo falò nella grotta. Quale acceso per primo non si sa. Quale la prima scintilla, neanche. Non per ultimo è forza carnevalente perché o vale la carne o da valore alla carne. Dell’amicizia, ancora direi che è l’offerta di chi si propone come mela all’altrui morso. Sciocco, capro, o eunuco, chi opera perché tratturi amici non si cancellino? L’amicizia ci disegna come la luce disegna l’ombra: mai la stessa. Per questo c’è chi la vorrebbe fissa. Per questo c’è chi la teme. In quell’ombra c’è chi confida. Dell’amicizia si può dire che sa essere puttana. Nulla dice, infatti, sulla differenza fra verità e vanità. Preferisce tacere, e dove non può, mentire. Prima di non credergli più, l’ha fatto per amicizia ci diciamo: vorremmo … convinti.

acalamaio

Caro Mauro: ho visto la tua lettera ieri sera.

Domani mattina ti rispondo, mi sono detto, ma questa mattina mi sono svegliato con un irrimandabile dovere: pulire dei vetri della casa. Avrei mandato a fanculo quel dovere più che volentieri ma oggi, con il compito di applicare dei pannelli protettivi sui vetri, mi viene uno sciagurato: veronese si direbbe. Deve avere, invece, delle ascendenze arabe perché per via del senso del tempo e degli orari, è tale e quale. Ho finito adesso e sono senza fiato.

alibrobiancoMi sto domandando, da un lato incuriosito e dall’altro preoccupato, come cavolo farai tu con una casa da 700 metri, in via di ristrutturazione come non bastasse. A proposito di Ramadam, speravo proprio che il piccolo se ne andasse a casa per un periodo, invece, non ci pensa proprio! Neanche un naufrago è attaccato a una tavola come questo qui è attaccato al lavoro, e, sto pensando, anche a me, per scopi che non riesco a più trovare, e che in quelli che trovo, non di bastante significato, o guadagno.  Del guadagno escludi l’economico. Per quello, un po’ alla volta gli ho limato tutte le unghie. Rimangono, quindi, solo di quelli variamente affettivi, ma sono ipotesi, che a fronte di alcun confronto, stanno in piedi, direi, forse perché me le faccio e me le dico. Fatto sta, che una decina di giorni fa gli consiglio che per ridurre le sue spese, al suo posto avrei messo un letto nel garage della casa dove ha la residenza (e dove abita, si fa per dire visto che è sempre qui da me) con il fratello e un coinquilino. Non ti dico la bufera! “Me lo dici perché sei stufo, e vuoi mandami via!” In effetti, non è prevalente, nè una cosa, nè l’altra: prevalente, in me, è il bisogno di capire perché continua una relazione non chiara nei suoi scopi. Diversamente, è chiara nei miei, e consiste nel prendere atto, che degli scopi iniziali, è rimasto così poco, che nel farne anche farne a meno, non ci vedrei lutto di sorta se non nella cessazione di amorose abitudini, o nel ripristino della mia solitudine. Solitudine, però, non intesa nel senso di mancati corrispondenti, ma nel solo senso di mancante compagnia. Se della prima mancanza mi sono fatto una stabile ragione, della seconda una variabile necessità: in genere, legata più a blandi residui sessuali. Nonostante questa chiarezza, comunque rimango vincolato, al contratto matrimoniale che ci dice uniti nel bene e nel male; e in questo contratto, sia pure non scritto, la riconoscenza, è di maggior colla. Si, per quella colla, tutti i miei rapporti sono proseguiti anche oltre ragione, e questo, è solo l’ultimo caso, almeno in senso cronologico. La situazione che sto vivendo, di certo non mi impedisce le decisioni. Mi impedisce, però, di dire quanto posso attuarle. Visto che ha la macchina, stavo pensando di venire, almeno per un fine settimana. Guaio è, che lavora anche al sabato, e se necessario ai campi, anche una mezza giornata della domenica. Si, a questo punto, mi manca solo il chador, come non mi manca il titolo di prima moglie. Tempo fa, infatti, m’ha detto che sono sempre il primo. Il che vuol dire che ha trovato una seconda, non più giovane, ma certamente nuova. Quando succede, la prima lo sa sempre. A proposito di conoscenza. A suo tempo ti sei chiesto se veramente ero un omosessuale. Come amante di simili, direi di si. Perché i simili? Mi sono risposto: perché ho amato come la Cesira m’ha insegnato l’amore, e siccome era un amore adottivo, è stata la sessualità che ha formato la mia identità, o l’ha formata l’amore adottivo, al punto da diventare sessualità? E, perché, non ho mai “adottato” la donna come amore adottivo? Direi, perché la Cesira ha adottato il bambino, che ho visto in quelli che, per quel genere di amore, ho a mia volta adottato. Da tutta la faccenda, se ne può ricavare che, l’amore, (qualsiasi genere di amore) altro non è che la proiezione (nell’altro/a) della qualità dell’amore di sé? A questo amletico pateracchio, (tutto da rivedere) aggiungo i miei saluti e vado a mangiare. Ciao

acalamaio

L’ho appena messo e già l’ho tolto.

Non perché non abbia significati (anzi!) ma perché non ha i miei significati. Al più, un significato che la Storia ci ricorda da sempre: universale o no che sia, all’ultimo giudizio nasce un neonato: a noi farlo crescere, a noi impedirlo.

neogiudizio

Accidenti! Prima di postare dovrei contare almeno sino al 333!

A proposito del post,

https://perdamascoinblog.com/2018/12/16/chi-giudica-chi-nel-giudizio-universale-del-michelangelo-su-quellarte-sostengo-questa-parte/

questa mattina mi sono accorto di un possibile scivolone. Diversamente da quanto pensato, alla destra del Cristo, ma scostato verso il basso (a livello simbolico molto rivelatrice quella scelta) il Michelangelo c’è.

neogiudizio

Lo vedo nella figura maschile che par opporsi a quella vecchia che si ritrova di fronte; vecchia, che rispetto a Cristo vuol saperne, leggi alla mano, “un piatto più della minestra”.  La presenza del Michelangelo è accompagnata dalla figura di un giovane (il possibile e storico amante?) il papa committente (penso) e da una figura maschile che si cela – (si ritrae, si difende?) ponendosi dietro la testa del giovane.  Si difende da un malevole giudizio? Non so, però, m’ha dato da pensare questo: il Michelangelo potrebbe aver dipinto una “velata”. Indipendentemente dagli infiniti perché, nel mondo in Lgbt si dicono “velate” le omosessualità che ci sono e non ci sono anche se molto fanno.

acalamaio

Chi giudica chi nel Giudizio Universale del Michelangelo? Su quell’arte, sostengo questa parte.

Mi domando per quale consiglio, la notte mi faccia elaborare il Giudizio del Michelangelo onde farne il fronte del Blog. Sa bene (la notte) che per via di grafica non ho capacità e neanche adeguati strumenti, ma siccome insiste, ci provo. Mi ritrovo così (alle due e passa) a guardare l’opera con gli occhi del bambino che sono: ignorante a sprazzi nel caso di veduta su bicchiere mezzo pieno, o di conoscenza a sprazzi nel caso di veduta su bicchiere mezzo vuoto. Non entro nel merito delle decine di storie che il Michelangelo racconta, vuoi come cornice alla principale, vuoi per riempire il non poco spazio, vuoi perché non poca la sua conoscenza. Ammesse poi delle mie intuitive capacità, comunque non ho la corrispondente cultura. Lungo quella strada, mi ritroverei, così, anitra zoppa. Fra i motivi detti (incorniciatura e riempimento) la necessità di dover dare al papato quanto si aspetta. Tutto si aspettava il papato dell’epoca, come tutto si aspetta il papato di adesso, fuorché la vittoria del Pirro che constata un rovescio d’intenti. Il Michelangelo, infatti, gli sta facendo passare sotto il naso il vero soggetto del Giudizio: i buoni. Il Pirro che cito non crede a quanto sospetto: i tempi diranno. Odierna o precedente che sia, la critica è allineata sulla più ovvia delle letture: quella del Giudizio ultimo e irrevocabile sui peccatori. Per come la vedo, non ci sarà alcun giudizio ultimo e irrevocabili, ma non è questo che voglio sostenere. Voglio sostenere, invece, che nel Giudizio universale il Michelangelo travasò l’universale giudizio sull’Omosessualità che visse con non so quanta felicità, sia nel caso di bicchiere mezzo vuoto (che è quella amara) sia nel caso di bicchiere mezzo pieno che è quella di chi lascia andare la barca come va, dove va, e sino a che va. Penso che neanche la grandezza dell’uomo pienamente in Arte che è stato il Michelangelo (ovvio che lo è ancora) l’abbia esentato dal giudizio maligno dei chicchessia. Su quella parete, li vedo, i chicchessia: esagitati da qualche disperazione quelli che ha messo alla destra di un Cristo biblico più che evangelico. Vero è che per i lupi sotto vello da pecora, tutti gli esagitati da qualche disperazione sono, pressoché ipso fatto dei peccatori destinati a infausto giudizio. Tutto considerato, clemente quando emesso da misericordiosi, o senza ma e senza se, se emesso dai giusti; giusti, più che per altro perché pietrificati da una fede senza dubbi; incoscienti, la fede si pietrifica quando è senza occhi. Penso che l’animo umano che aspira al potere di vita su vita (potere importante o infimo che sia) sia lo stesso in tutti i tempi e in tutte le culture. Il giudizio che si emette contro l’animo Omosessuale di adesso, quindi, non sia così diverso dal giudizio che si emetteva per i non omologati dei tempi passati: spero il meglio per quelli a venire. Era un giudizio certamente maggiorato rispetto ad adesso, perché certamente maggiore era la presa chiesastica e/o sociale. Più di adesso, infatti, quei due Principati, in combutta martirizzavano (e martirizzano) lo spirito dell’omosessuale. Giungeva (e giunge) a stritolargli lo spirito (quella presa) anche sino al punto da portarlo a irrimediabili desideri sucidari: succede anche adesso! Vedo alla sinistra del Cristo, i presi dal giudizio di chi si presume delegato al compito di tagliare le radici alla presunta gramigna, e vedo alla sua destra i dediti al taglio. Al proposito, il Michelangelo è stato molto chiaro: al Cristo, la faccenda non piace per niente! La mia ipotesi (l’artistica identificazione fra la storia dell’Omosessualità, e la vita dell’artista omosessuale) sembrerebbe smentita da un non piccolo particolare: il Michelangelo non si è dipinto fra i tutelati dal Cristo. E’ anche vero, però, che nei giudizi di vasta estensione, non si dipinge la visione particolare: si dipinge quella di tutti i casi. I Vangeli lo confermano: oltre al Michelangelo e ad una infinità di poveri cristi, pure il Cristo subì il malevole giudizio che, sia pure per umana opera (almeno al momento) fermamente rigetta! Dove non lo dice il volto, lo dice bene il braccio! E’ talmente potente il rifiuto segnato da quel braccio, che se non vediamo che sta prendendo a calci in faccia i maldicenti, è solo perché il Michelangelo gliel’ha impedito! Sono facce generalmente vecchie quelle che stanno infastidendo il Cristo. Hanno bocche vocianti! In posizione ostile il corpo di quelli in primo piano, e con il dito puntato quelli dietro. Tutto considerato, più che un giudizio nel tribunale divino mi pare il giudizio su due gruppi forzatamente costretti a un consesso per unitarie finalità. Giusto per restare nella storia, penso fra guelfi e ghibellini. Giusto per restare nella nostra da cause perse, stesso tumulto succederebbe fra Interisti e Milanisti. Per ambo i casi (ironico il secondo) tentativo di pacificazione certamente lodevole, ma per niente riuscito, direi: ambedue i gruppi non smetteranno mai di litigare: per voglia di verità, dicono. Dei due gruppi, io non so chi siano i guefi o i ghibellini in ipotesi (immagine non pervenuta per gli sportivi) come non so chi veramente siano i buoni o i cattivi. Pur non sapendolo per cultura e/o per storia, comunque so, quello che il Cristo, (povero Michelangelo, indissolubilmente unito al Michelangelo povero cristo) ci fa chiaramente vedere: vade retro! Ammesso l’invito ad arretrare da qualsiasi cosa stiano avanzando e/o portato avanti quelli alla destra del Cristo, (penso al giudizio sul vissuto omosessuale, se è vero come è vero che anche la pittura batte dove l’animo duole) dove vedo accomunati la figura del Cristo con la figura dell’Artista? Li vedo accomunati nel bisogno di una superiore giustizia: giustizia che a loro modo hanno, ambedue, divinamente dipinto. Sappiamo come l’ha portato a termine il Cristo evangelico. Il Michelangelo, invece, ci mostra che c’è l’aveva tanto in gola quel bisogno, che non è riuscito a trattenercelo pur operando nella Cappella Sistina! O forse è per quello l’ha rigettato proprio lì? Comunque sia il caso, constato che l’ha fatto con la potenza di un Dio capace di vindice Giudizio! Da secoli abbiamo sotto gli occhi quel grumo di sofferenza ma non ne cogliamo la visione; che sia perché i Giusti hanno smesso di vedere come vedono i bambini? Questa mattina mi sono accorto di un possibile scivolone. Diversamente da quanto pensato, alla destra del Cristo, ma scostato verso il basso (a livello simbolico molto rivelatrice quella scelta) il Michelangelo c’è. Lo vedo nella figura maschile che par opporsi a quella vecchia che si ritrova di fronte; vecchia, che rispetto a Cristo vuol saperne, leggi alla mano, “un piatto più della minestra”.  La presenza del Michelangelo è accompagnata dalla figura di un giovane (il possibile e storico amante?) il papa comittente (penso) e da una figura maschile che si cela – (si ritrae, si difende?) ponendosi dietro la testa del giovane.  Si difende da un malevole giudizio? Non so, però, m’ha dato da pensare questo: il Michelangelo potrebbe aver dipinto una “velata”. Indipendentemente dagli infiniti perché, nel mondo in Lgbt si dicono “velate” le omosessualità che ci sono e non ci sono anche se molto fanno.

acalamaio

Sapore di sale o di ammorbidente?

Manovrando non so come sulla pagina del blog che sto ristrutturando, il Firefox (fra altre incomprensibili cose) mi dice: MODALITA’ DI RISPETTO STANDARD. Naturalmente, si guarda bene dal dire se l’ho attuato o se l’ho ricevuto quello standard, così, nulla opera per togliermi dalla valle di lacrime (ora letteraria) dove sto a mollo da quasi settantacinque anni. Certamente, con STANDARD, neanche ha inteso dirmi che lo sono stato nel Vernel, ma allora, perché ne subisco il fastidioso sospetto?

viaorigalba

MEMENTO VITA

afronteindiciL’avevo scritto quando giravo nelle piazze della “roba”, non meno perso dei tossici sia pure per altri motivi. Valga o non valga la pena, lo aggiungo.

indiciMEMENTO VITA

Si viene a nuova vita mano a mano si ultima la precedente. Se la decisione di finire la precedente non è ancora risoluta, allora contate su di noi. *

Se non osate fidarvi, con la vostra vita fermate anche la nostra. In questo caso, se constaterete che non vi abbiamo dato niente, sarà anche perché non ci avrete concesso altro.

Se siete indecisi, ritroverete l’incertezza in ciò che rifarete. Se in ciò che rifarete toccherete il fondo, sarete giunti al bivio estremo: farsi con la vita, o farsi la vita?

Le risposte in mezzo alle due sono croci apparentemente scaltre se sono paglia che si mette sulla spalla per non sentire il peso della stanga ma, quell’espediente non libera dalla catena che trascina dentro la feccia, al più, aggiunge degli anelli.

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*Noi come gruppo associativo “per Damasco”

libro

MEMORIE

acamerapost

Vi presento i miei

Le mie case sotto il cielo

Si narra la sventura di un milite alla ventura

Contessa a Venezia

Per Rio BO: tempi e ricordi.

A mio modo contro le tossicodipendenze

Nella mia idea di Paradiso

alineab

aporticato

“per Damasco”, chie  quanto.

Me la canto e me la suono

Nella mia strada di concupito

Dalla filia all’eresia

Per chi chiede il cuore

Vitaliano_”per Damasco”_Vitaliano

All’Amicizia lunga

Caro Futuro

mano

MEMORIE

aporticatoLo scibile si è originato dalla prima risposta al primo dolore

La Transcultura

Tossicodipendenza: dalla foce alla sorgente.

Alla ricerca dell’Albero della Vita

alineab

Fra vita e vita: il Bardo Todol.

Sul bene e sul male

Colpa e senso della colpa

Sessualità della Natura nella corrispondente Cultura secondo Spirito.

Determinazione ed Accoglienza: a Padre Aldo Bergamaschi.

Come evadere dal vago: Lettera ad un IO confuso.

Immagini dei concetti   e   L’elaborato

C.F.S. = Cronic fatigue syndrome. Da me tradotta in: Con Flebile Spirito Che Fatica Sopravvivere.

Immagini dei concetti   e  la Lettera

I permessi della vita

Pedagogia dell’Amore e della Comunione: immagini.

L’elaborato

amanogrande

Destra? Sinistra? Fraglie

La Destra e la Sinistra non si rendono conto (ancora dopo un centinaio di anni) di essere dei ventri imbecilli. La Destra che è stata, infatti, ha offerto pancia per la crescita della Sinistra che è stata, e la Sinistra che è stata, ora sta offrendo pancia alla Destra che è. A sua volta, la Destra che è, sta offrendo pancia alla Sinistra che sarà. E, poi, tragicamente ridicola una loro fondante convinzione: il figlio è proprio perché proprio il potere politicamente fecondante. La vita dimostra, invece, che anche alla cultura politicamente più certa, nascono figli meticci. Perché? L’Arbasino direbbe: perché c’è di mezzo la vita, signora Marchesa! Secondo me, invece, perché solo la vita conosce i dadi. La nostra, gli fa da bicchiere.

acalamaio

Dicembre 2018


Lo spirito è giusto se vola nello spazio giusto.

“per Damasco in Blog”: per una lettura off line.

Diario di un cava e metti!

Sentitamente ringrazio

Le terapie degli esorcisti non mi convincono proprio per niente!

Il cosiddetto Satana? Poveretto!

Dai tratti i ritratti: fotogallery.

“Amore fra i ruderi”: così in Basso, così in Alto?

Questo marchietto nasconde una qualche spiritica diavoleria?

Destra? Sinistra? Fraglie

archivio

 

Lo spirito è giusto se vola nello spazio giusto.

Per spazio intendo la distanza fra due intenzioni agenti: quella della Determinazione e quella dell’Accoglienza. Ora, sia di questo piano della vita come dell’ulteriore (cambiano i fattori ma non i risultati) ammettiamo che lo spazio giusto fra i due agenti sia 10. Data la misura, la Determinazione non è invasiva (come può esserlo agendo uno spazio di valore 7) e l’Accoglienza non remissiva come può esserlo agendo uno spazio di valore 3. Lo spazio giusto, quindi, lo dice la nostra remissività, tanto quanto non si sente variamente oppressa (ammettiamo il valore 5) e lo dice la nostra Determinazione tanto quanto non si sente variamente oppressiva perché agisce secondo la stessa misura. Visto che la vita è stato di infiniti stati di vita, così anche le misure fra gli agenti sono composte da infiniti stati di spirito. Viste le infinite misure del nostro spirito, quale la rotta certa? La rotta certa si stabilizza, tanto quanto lo spirito non è impedito da eccessi nella determinazione, o da eccessi passivi nell’accoglienza. Quando succede, si deve rivedere il pilota, e non per ultimo, ricordare che il volo è giusto, tanto quanto non ci distrae lo stato della pista (vecchia, nuova, alta, bassa, ecc. ecc) come neanche farci distrarre dalle condizioni atmosferiche dei sentimenti, perché perennemente mutevoli. In fine, giusto per non subire la pena di brutti atterraggi, raccomanderei di non porre distrazione fra il nostro sentire lo spirito, e il nostro pilotare lo spirito.

acalamaio

 

Sentitamente ringrazio

aporticatoAlla Rete chiedo solo immagini free e gratis, pertanto, immagino che lo siano. Non è dovuto a una mia illecita volontà, allora, l’eventuale uso di immagini vincolate.  Per quelle, rimango a disposizione degli aventi diritto.

alineab

Fra gli aventi diritto di certa proprietà, Douglas Simonson di “The Art of Douglas Simonson” – http://www.douglassimonson.com

Ho fortificato il post I Fiori Sovrani – Lettera a Torquemada con, penultima a parte, alcune sue opere. Per l’occasione ho dovuto prendere atto di essere su Facebok e in Italia. Mi scuso, quindi, per le modifiche apportate mio malgrado.

apennalunga

Delle foto di Vellai, del Collegio, e, sorpresa – sorpresa, di me, ringrazio

lcassol

Le ho trovate in seguito ad una occasionale ricerca in Rete. Non mi è stato possibile chiedere il permesso all’Autore perché dal suo sito non ho trovato (o non ho capito) possibilità di immediato contatto. In vero, l’ho trovato in seguito. Gli ho scritto sia per indirizzo mail che per Messenger in FaceBook. Nessuna risposta. Comunque stiano le cose lo abbraccio ancora commosso. A dirla tutta, sino al pianto.

acamerapost

Devo la foto della Chiesa degli Ognisanti di Padova a UrbisPatavi. L’originale è rettangolare.

chiesaognisanti

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matriosca

Questa matrioska afferma esattamente quello che intendo far capire sul mio congetturare. Volevo essere più preciso nel dare a Cesare quello che è suo ma in Rete non la trovo più. Ci riproverò

mano

Le terapie degli esorcisti non mi convincono proprio per niente!

Il nostro spirito è invaso da altra forza, tanto quanto il nostro bene è separato dal suo vero. Può succedere per cause dipendenti dal nostro vivere, come per cause imposte al nostro vivere; imposte perché non corrispondenti. Nella separazione fra il bene e il suo vero, succedono degli stati di vita non vita. Di uno stato di non vita, possiamo dire che è un “vuoto”. Ci diciamo vuoti, infatti, tanto quanto non “pieni”, vuoi di vitalità, vuoi di più integra e complessiva esistenzialità. In quanto stato di pienezza, la vita non ammette il vuoto. Al più, lo subisce come sofferenza. Della sofferenza possiamo dire che è uno stato di vita concavo; concavo, appunto perché si fa catino d’altro: vuoi di dolore, vuoi di errore. Tanto quanto non siamo in grado di riempire quel catino (cioè, riportarci a pienezza) e tanto quanto, quella concavità viene riempita da altra vita e/o da altri valori: vuoi positivi, vuoi negativi. Se riempiti da altra vita, ci possiamo ben dire posseduti. Se riempiti da altri valori, influiti. Nessuno può dire la misura del possesso come neanche la misura dell’influsso. La vita, infatti, è stato di infiniti stati di vita, quindi, definibile solamente per accordi fra parti. Si pensa che il male che è dello spirito che tende a possedere un altro, o dell’errore che è dello spirito che influisce un altro spirito, sia causato da scelte, prese, o da chi tende alla sovranità, o da chi tende all’influsso. A mio avviso, non è così. Succede, invece, perché la vita è la potenza che tutto è, e tutto occupa. Dove non tutto è occupato, riempie della sua potenza. Con altro dire, del suo spirito. Lo Spirito della vita al principio è un Assoluto. Come tale, concede il suo assoluto, cioè, la sua forza (la sua vita) nella sua totalità: altro non può. Come mai, allora il posseduto e/o l’influito si ritrova abitato da culture, avverse a quanto ha in coscienza? Mi rispondo: forse perché non tutto ha in coscienza; ed è in quella parte di non tutto che può operare la forza estranea. Ammesso che vi sia colpa in chi forzosamente possiede e/o influisce (una colpa è corrispondente allo stato di coscienza su un dato errore) possiamo escludere colpa in chi non sa, o non può, o non vuole rendere pieno solo di sé il suo catino?  Direi di no. Come rendere pieno, solo di noi stessi il soggettivo catino? La risposta è una sola: ponendo in corrispondenza di vita, il giusto (Spirito) per ciò che siamo (Natura della vita) e per quanto sappiamo: Cultura della vita. Dove questo è variamente impedito, è inutile andar a cercar cause in altre case, perché, a quel punto, le cause (e le case) siamo noi: esorcisti compresi! Ammesso come vero quanto sostengo, agli esorcisti (ma non solo a loro) raccomanderei quello che è stato chiesto a un certo Zaccheo: scendi dal siccomoro che devo venire a casa tua! Chi deve venire a casa nostra? Secondo me, uno spirito lucido *; lucido ma non lucciferino, ovviamente.

* Lo chiami ognuno come crede, sa, o vuole: nessuna identità è data da come la chiamiamo.

acalamaio

Il cosiddetto Satana? Poveretto!

Nominiamo Satana la forza della vita (lo spirito) massimamente contrario alla vita. Conveniamo che sia 100 quella misura del suo stato. Ora, conveniamo sulla nostra: diciamo che, in ragione dello stato di coscienza sul nostro stato di vita, sia 10. Naturalmente, può essere di più come di meno. In ragione di quanto il nostro spirito è separato dal suo bene, ne subiamo la corrispondente sofferenza; sofferenza che può recare un semplice mal di testa, come, nei casi più gravi, a molte forme di malattia. Non per ultimo è più grave caso, ai suicidi. Immaginiamo Satana, ora, in quei frangenti di dolore. Non può prendere un moment; non può andare da uno psichiatra; non può suicidarsi! Può solamente manifestare un astio contro la vita, che in fondo in fondo (ma non tanto) è un astio verso di sé! Per me, è da compatire. Ovviamente, la compassione che dovremmo dare ad ogni forma di vita quando è dolente, non giustifica nulla! E’ anche vero che può risultare spiritualmente dissidiante quando viene data con sentimento ipocrita. Come non sbagliare? Secondo me, vedendoci come dei supermercati. I supermercati offrono di tutto. Sta al bisognoso di spesa, prendere quello che gli necessita e quanto, ben sapendo, già dall’ingresso, che tutto ha un costo, non tanto perchè lo chiede la vita (il tutto dal Principio) quanto perché abbiamo deciso, che a chiederlo sia la nostra: il tutto dal nostro principio.

acalamaio

“Amore fra i ruderi”: così in Basso, così in Alto?

La storiella è di qualche tempo fa, ma ho sentito solo stamattina il bisogno di scriverla. Sarà anche perché solo stamattina l’ho capita. All’età che mi ritrovo, non del tutto per caso, la sessualità in pratico è emozionalmente scemata. Solo di molto tanto in tanto l’agisco autarchicamente, più che altro come raffreddatrice dello spirito quando lo riscontro un po’ nervoso. Fatto sta che una sera mi opero così, e poi mi addormento. Stavo nel sonno fra il si e il no, quando nella mente sento un brontolio di voci: maschili e femminili. Stanno dicendo che sono contrari a quel medicante piacere. Vanno avanti per un po. Su di quella solfa, (o non so se da quella) ad un certo punto emerge una voce di donna: un tantinello incazzata. Tacita lo schiamazzo delle altre voci dicendo: insomma! Se è fatto così! Al che, mi sveglio. Morale della storia: se da una voce della vita nello stato degli Alti, “i fatti così” vengono giustificati quando non recano errore e né dolore nella vita altrui come nella propria, nei Bassi di questo stato della vita, cosa legittima il giudizio quando è brontolante? Se fra i Bassi c’è la voglia di imperio, così è anche fra gli Alti? E se fra i Bassi c’è bisogno di Destra e di Sinistra, così fra gli Alti: anche lì minoritaria ma non per questo, non tacitata?

acalamaio

Questo marchietto nasconde una qualche spiritica diavoleria?

A me capita sempre una sola diavoleria: capisco solo dopo quello che ho scritto e/o fatto prima. Non per questo sto come corpo morto sta. Per aver conoscenza, infatti, basta solo che mi chieda perché; e i perché arrivano.

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separaRispetto al triangolo che adopero per dare forma trinitario unitaria ai miei argomenti, questo è rovescio. Per come la vedo, è rovescio perché si rovescia la vita quando agisce per rovesci principi. La vita che vive secondo rovesci principi è destinata a vivere nel buio, perché, simbolicamente parlando, è buia la coscienza priva del lume della conoscenza. E’ un buio che può giungere (per negazione della luce) anche sino al nero. Ammesso che possa consolare e/o tanto o poco giustificare, tranquilli: è capitato anche a quelli che diciamo santi, perché nel buio non ci sono rimasti. Vista, sul marchio, la prevalenza del nero, ne dobbiamo ricavare che i gironi della vita sono tutti così oscuri? Ricaverei quest’ipotesi se il marchietto fosse totalmente nero, ma così non è. Nella parte più bassa del triangolo, infatti, sta emergendo un’alba. Perchè nella parte più bassa e non prima che lo spazio (i giorni) certamente non manca? Mi sono risposto: perché l’alba emerge dal basso. Per ulteriore ipotesi: perché ci può essere alba anche nel nero più basso. Non da oggi si è detto sui simboli di rinascita indicati dall’alba, quindi, aggiungerò (solo se sfuggito ad altri autori) che ogni genere di alba è apportatrice di speranza e di letizia. Alla facciaccia del nero più nero!

Ho tratto il marchietto dalla sottostante immagine.

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ps. di qualche giorno dopo.

Non trovavo nulla da eccepire sui significati tratti da un marchietto ricavato un po’ per caso. Tanto è vero che l’avevo messo in quasi tutte le pagine. Perché, nonostante la conferma del vero opinato, l’ho tolto? L’ho tolto, perché alla mia sensibilità, quel vero diceva il suo giusto a voce troppo alta. E’ un’immagine di carattere, infatti. Non che lo stato di quel carattere la renda tematicamente sbagliata, tuttavia la rende imperativa,  anche quando non intende farlo e/o esserlo. Volente o nolente che sia, la tendenza al bene servito dall’imperio è il diavoletto che è riuscito ha portar fuori stada non poche santità.  Chiaro è, che non lo so perché brancolo e/o brancolato da sante parti. Lo so, invece, perché (non sempre mio malgrado) ho frequentato certi pollai; perché ho brancolato con certi polli.

acalamaio

Questo marchietto nasconde una qualche spiritica diavoleria?

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Ammessa ma rifiutata l’ipotesi, direi proprio di no: anzi! A me capita sempre una sola diavoleria: capisco solo dopo quello che ho fatto prima. Non per questo sto come corpo morto sta. Per aver conoscenza, infatti, basta solo che mi chieda: perché; e i perché arrivano.

Rispetto al triangolo che adopero per dare forma trinitario unitaria ai miei argomenti, questo è rovescio. Per come la vedo, è rovescio perché si rovescia la vita quando agisce per rovesci principi. La vita che vive secondo rovesci principi è destinata a vivere nel buio. Simbolicamente parlando, è buia la coscienza priva del lume della conoscenza. E’ un buio che può giungere (per negazione della luce) anche sino al nero. Ammesso che possa consolare e/o tanto o poco giustificare, tranquilli: è capitato anche a quelli che diciamo santi, perché nel buio non ci sono rimasti.

Vista, sul marchio, la prevalenza del nero, ne dobbiamo ricavare che i gironi della vita sono tutti così oscuri? Ricaverei quest’ipotesi se il marchietto fosse totalmente nero, ma così non è. Nella parte più bassa del triangolo, infatti, sta emergendo un’alba. Perchè nella parte più bassa e non prima che lo spazio certamente non manca? Mi sono risposto: perché l’alba emerge dal basso. Per ulteriore ipotesi: perché ci può essere alba anche nel nero più basso.

Non da oggi si è detto sui simboli di rinascita detti dall’alba, quindi, aggiungerò (solo se sfuggito ad altri autori) che ogni genere di alba è apportatrice di speranza e di letizia. Alla facciaccia del nero!

In XXL, ho collocato l’immagine originale in fondo alla pagina Index del Blog

https://perdamascoinblog.com/

finepagina

Il legame con il contingente

è la corda di sicurezza di  chi percorre vie senza parapetti.

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Argomentare su l’Oltre è come argomentare su un’arancia. Come un’arancia, infatti, ogni spicchio ha (ed è) di che essere del Tutto. Così, dicendo sullo Spirito (la forza della vita sino dal principio che dello stesso Principio) mi sono ritrovato a dire sugli spiriti e sullo spiritismo, sulla Metempsicosi e sulla Medianità. Medianità, è la facoltà che permette di essere in mezzo  e il mezzo fra questa realtà e l’ulteriore, o per “scientifica” ipotesi, in mezzo e il mezzo che collega la parte conosciuta della mente con una parte sconosciuta. Comunque stiano le cose, cogliere questi argomenti è cogliere l’arancia su l’albero: la salita è complicata da rami e foglie. Comunque si salga e/o si decida, credo sia bene badare ad un incontrovertibile avvertimento:

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il male sa fingere il bene, molto bene tanto quanto è male. Il che vuol dire, che il male, può essere maggiore dove maggiore la rivelazione. Parafrasando, si può dire la stessa cosa per l’errore: l’errore è simile al giusto, tanto quanto è errore. Il che vuol dire che l’errore può essere maggiore dove maggiore la rivelazione. Comunque si intendano le questioni, occhio: su questo piano della vita sono inverificabili.

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Lo Spirito: introduzione.

Lo Spirito per “immagini”

La prima stesura

Stesura ridotta

acalamaio

Ogni tanto mi capita di citare l’Eulalia Torricelli da Forlì.

Devo all’Avvocato Marinelli di Este, il ricordo del personaggio di questa canzone.  La cantava spesso. Persona vitale ed estroverso, quell’Avvocato. Solo negli anni a seguire ho capito che gli ricordava la sua Giovinezza di (in tempi tranquilli) tranquillamente fascista. In altri tempi non so. Molto probabilmente, gli ricordava anche l’amore nei Casini.

Chissà se è stato un abbandonante Giosuè, il Marinelli. O se (qui lo vedo meglio) abbia amato un’abbandonata da un Giosuè. A suo modo, doveva esser stato un romantico il Marinelli. Assieme a Silvano (segretario altrettanto vitale, estroverso e politicamente affine) ho trascorso nell’anticamera del suo studio, giorni e giorni di perso con tetto precario a copertura di vaghe leggi. Il Marinelli è mancato da decenni, ma ricordo ancora la sua figura. Neanche l’avessi visto ieri! Come fosse ieri, ricordo anche il Silvano.

acalamaio

A proposito della madre “esorcista” di Verona

Ammesso che Satana ne abbia veramente la facoltà (dei poveri diavoli non crediamo) dobbiamo anche ammettere che possa essere sia così potente da far credere agli esorcisti (e alle madri da esorcizzare) quello che gli fa più comodo. Così (siccome è il Falso per antonomasia) far intendere riuscito l’esorcismo (come non riuscito) dove, invece, sta attuando, immagino sornione, una sorta di intenzionale patteggiamento fra i contendenti in gioco nel campo del violato/a nell’animo. Ammessa l’ipotesi, se ne può ricavare che ogni partita fra Diavolo e Esorcista finisce (si fa per dire) pari e patta. A pari perché in quei casi non esiste vincitore, e a patta, perché, non potendo diversamente, le parti ne convengono. Da somma falsità che è, il diavolo si serve di vie traverse. A causa di quelle vie, non è da escludere del tutto un’ulteriore ipotesi: il diavolo si serve dell’animo di chi vincola, per vincolare (tanto o poco, cosciente o meno) l’animo dell’esorcista. Ammessa l’ipotesi, si può separarli in un solo modo: acqua santa per tutti!

ps. A quanto mi risulta vi è Spirito a favore della vita (lo diciamo Santo) e Spirito contrario alla vita: lo diciamo Satana. La vera identità, però, consiste nello stato della rispettiva forza. Della rispettiva forza, nessuna è in grado di sapere veramente, pertanto, nessuno può nominare. Citando Giulietta, al punto giunto, chiedo e mi chiedo: cos’è una mano? E se si chiamasse diversamente, sarebbe meno mano? Raccolto il guanto, vale anche in questo caso il “non nominare invano”, oppure fa comodo nominare, perché (nessuno escludendo) vanità, tutto giova alla vanità? E se nominare senza veramente sapere è sbagliato quando diamo del cretino, perché dovrebbe essere giusto quando diamo (ad esempio) del buono?

acalamaio

Vita si nasce. Nel tutto si diventa.

capoverso

Sono alla costante ricerca dell’”ultima cosa bella”. Il che vuol dire che sono costantemente insoddisfatto. Giovedì 22 Novembre 2018, ad esempio, pensavo di aver trovato il miracolo formale! Mi sono accorto, invece, che non è era vero niente! Morale della favola: devo rifare tutte le pagine! Così da anni! Capire quanto si sia stressata anche Penelope con la sua tela non mi consola proprio per niente; e capire quanto lo sia stato il pur geniale Leonardo, preso dal suo fare e raro finire, nemmeno! Il fatto è, che è rarissimo riuscir a fissare l’immagine sublimalmente emozionale:  ed io non sono il genio della situazione. Non che il Leonardo abbia di che vantarsene più di tanto, devo dire! Tutto considerato, gli è successo solo una volta.

cornice

Inquisitore Torquemada, le scrivo dei fiori che trovo: sono sovrani.

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Sarà caduto dal paraidisiaco scranno, penso, quando ha visto che li ho postati senza vaso. Spero non si sia fatto male. Almeno, non di più di quello che si è fatto durante la sua santa ignoranza. Dice che l’ignorante sono io? Può essere! Prima o poi capiremo. Lei ha solo cominciato prima. Ora, quello che lei ha capito e ha fatto capire a suon di sangue e di falò è generalmente noto. Senza sangue e ne falò, ora le dico quello che ho capito io.

acamerapost

fiore2

acamerapost

Il creatore della vita che lei chiama Dio e che io chiamo Principio (non vedo perché lo devo nominare invano e in modo vano) ha iniziato l’opera (stando alla Genesi) dando soffio alla Natura: il Corpo della vita comunque formato. All’epoca, terra, fango, o qualunque cosa ci sia stata al principio. Animata dal soffio generante, la Natura diede forma alla sua Cultura, (la Mente) così come un contenitore forma i contenuti che formano il contenitore. Per Cultura intendo il pensiero della vita comunque concepito. L’alito che ha originato la vita è la forza del Principio sino al suo stesso principio, lo dico Spirito. Lei lo conosce anche come Soffio e/o Pneuma.

fiore4

acamerapost

Se si vuole raggiungere il bene (e quindi, il Bene) la corrispondenza di stati fra Natura, Cultura e Spirito (Corpo, Mente e Forza) è indispensabile. Dove vi è mancante corrispondenza vi è dolore: male naturale e spirituale da errore culturale. L’inscindibile corrispondenza fra i tre stati rende la vita unitaria. Con altro dire, da trinità a unità. Naturalmente, l’assoluta è del solo Principio. Nel nostro siamo trinitario_unitari.

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acamerapost

Ogni condizione che non permetta la soggettiva ricerca della personale unità è lacerante. Cosa l’impedisce? Nella persona, ignoranza e/o incoscienza. Nel “Principato e nella Religione”, invece, l’impediscono i presi da visioni di verità. Le dicono basate sulla Parola. Magari! Ben diversamente, sono basate sulle parole che hanno detto di essere della Parola. Cosa non si fa e/o non si dice per trenta denari di potere!

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acamerapost

Dicendo “vita” la Parola ha detto il suo assoluto. Che altro doveva dire: che oggi dobbiamo andar fare la spesa e domani a pagare le bollette, e alla sera il rosario? Augurarci la buonanotte raccomandandoci di mettete la maglietta pesante perché se ci becchiamo la bronchitina non gliela mandiamo mica liscia? Dice giusto! Anch’io baso la Parola nelle mie parole ma diversamente da lei (e dei simili a lei) io non trovo la verità dove c’è la conoscenza circa cosa è vero, ma dove non c’è dolore.

fiore7

acamerapost

Diversamente dalla Cultura, la Natura sente anche quando quando la Cultura, non sempre sa.  Con la Natura, anche lo Spirito sente sempre (e quindi sa) prima della Cultura. Certo è, che se l’ascolto dello Spirito Paracleto non l’ha saputo fare lei, figuriamoci se lo può fare chi non è mai stato educato a farlo.

fiore8

acamerapost

Il dolore, che è male naturale e spirituale  da errore culturale, diventa il Male, tanto quanto lo si persegue con lucida coscienza. Mi sta dicendo che lei non hai mai perseguito il Male! Non sono in grado di confermarlo come neanche di smentirlo. Sono in grado, però, di leggere la Storia, e la Storia mi sta dicendo che lei ha perseguito i suoi ecclesiastici scopi anche se recavano dolore; e che dolore!

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acamerapost

Il dolore che ha procurato in nome della sua verità non ha mai arrestato il suo passo! Si può pensare, allora, che sulle spalle lei porti una ben pesante bagaglio di Male. Se per colpa o solo per il danno causato dall’errore, non sta a me dirlo. Mi sta chiedendo come mai ho censurato le foto dell’Album? L’ho fatto perché il suo spirito (tanto o poco, in modo palese e/o latente) influisce ancora su quelli con l’animo simile al suo; ed è con quelli come lei, che abbiamo ancora a che fare!

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acamerapost

Sul luogo della vita che tanto orripila gli inquisitori, sull’ultimo ho messo due mani. Le ha dipinte il Michelangelo. Quelle mani  fissano il momento del passaggio fra la potenza divina e ciò che prima, secondo il pittore, era in sonno. L’unitario tocco fra quelle mani, dovrebbero ricordare a lei e a quelli come lei, che ciò che il Principio unisce non può essere separato. Chi lo fa, sta solo pasticciando il Suo disegno.

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Ho messo in ultima questo Fiore perche si racconta che fra gli ultimi si sentisse a suo agio. Aveva ragione: non l’hanno ucciso loro.

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Non riesco a trovare motivi di stima nei suoi confronti, ma lo stesso la saluto con un augurio: si goda la bellezza in ogni vita. Se non avesse della Verità, non ci sarebbe.

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Vellai


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linkminiPanoramica sui monti, e sulla stramaledetta salita verso il collegio. Solo il Signore sa quanto l’ho odiata, come ho odiato il chierico che c’è la faceva fare pressoché di corsa. Era certamente un prodotto dei suoi tempi quel soggetto (e passi!) Ci metteva del suo, però; e questo non me lo farò passare mai! Mi costi quello che mi costi!

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linkminiLa chiesa del paese. Come chierichetto non mancavo di far bella figura al collegio ogni volta c’era messa cantata, o in sesta perché c’era il Vescovo, ma dopo tornavo ad essere l’ignorata signorina. 

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aintertemi

Finite le elementari, finì la mia permanenza a Vellai.


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Qui ci vorrebbe un e a capo. Tornare da capo ci sono riuscito centinaia di volte, ma metterci il punto, qui, non ancora.

aintertemi

Sono lo sciagurato che fa le corna all’amico.


elementari

Se è l’autore delle foto il compagno che si vede appena, eravamo destinati già dai soppranomi che ci eravamo dati, (io lo chiamavo Tocio e lui mi chiamava Conicio) a stare sempre assieme; e lo siamo stati, almeno sino al giorno della foto, quando, un gesto inconsapevolmente imbecille (in occasioni del genere i più grandi lo facevano) qualcosa incrinò. Dopo, non fu più come prima. Se mai fosse possibile tornare indietro per chiedergli di perdonarmi, per questo lo vorrei; e se non è lui, lo stesso.

aintertemi

S. Giorgio a Cremano: la caserma ed io.

sgacaserma

Mi misero nella garritta di sinistra, ricordo. La guardia non doveva portare occhiali. Quando dissi al sergente che senza occhiali non avrei saputo distinguere un generale da un caporale mi tolsero; fine del guerriero!

aintertemi

 

Ostici, i miei pensieri?

aporticatoHanno trovato eccessivo il mio uso delle virgole. Con le virgole, cerco di porre corrispondenza di emozioni fra il mio scrivere, il mio parlare, e il leggere del Visitatore. Non me ne vogliano i dottori se non è secondo ricetta.

 

 

 

alineab

matriosca

amanogrande

 

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Cameriere al Du Lac di Bardolino

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Qui sotto sto recitando un qualcosa a favore di un qualcuno. Lo si fa per vivere quando non si vive. Quando non si vive si spera nei guadagni. Non si conoscono ancora i costi.

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La Mary: “amata”, “odiata”, mai dimenticata.

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Con Mary al Ristorante e in un locale notturno di Jesolo. Finito il lavoro ci siamo rimasti sino all’alba. A far che non me lo ricordo proprio, a parte la mia prima coca con whisky. Forse due. Forse tre. Alle sette, poi, senza dormire, ho servito da solo 90 colazioni! La capacità c’era. Latitava il resto.

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