Donne

barradue

Perché gli uomini uccidono le donne?

La Donna è quel complemento che permette all’uomo di fondare sia la sua identità personale e di vita, che la fede nella potenza della sua virilita’. Se ne renda conto o meno, ma la donna che rifiuta di continuare un percorso iniziato, a dir dellUomo, lo tradisce. Cio’ vuol dire che la donna deve comunque sottostare al principio maschile della vita? No. La Donna (come d’altra parte l’Uomo) è esclusivamente sottoposta al principio della vita: vivere. Come? Secondo vita! E qui casca l’asino, purtroppo. Quanto è libera l’identità maschile e femminile di vivere e di unirsi ad altra vita secondo sé, o quanto e’ “educata” da norme per sociali e/o religiose convenzione? In questa dubbia situazione, la Donna (come l’Uomo) che si propone liberanti scelte attua un pericoloso tentativo, quello, cioe’, di uscire dalla cassa in cui l’ha rinchiusa una non adatta normalizzazione. Non poche volte quella “cassa” ha ucciso la vita, vuoi per mano maschile, vuoi per mano femminile.

Pedagogia dei gregari

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Non fa per me. Io seguo lo spirito sovrano, non, quello servo. Sostengo da tempo che il luogo della Verità è nel luogo della pace. Tachicardia, mal di testa, dissidi, mi colpivano nel gregario luogo vincenziano, così, ho chiuso quell’esperienza. Gli abbarbicati al proprio fideistico spirito (tipico dei credenti decerebrati dalla fede)  non sanno sentir ragioni, o meglio, le sanno solamente udire, cosi’ ho motivato la chiusura solamente per motivi di salute. Fuori di li’, trovero’ qualcos’altro da fare! Se non lo troverò, vorrà dire che la mia strada non può percorrere che sé stessa: e buona notte al secchio! Mica l’ho bucato io!

Vegliate

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“Vegliate, perché non sapete quando arriva”

Sotto un cielo mezzo così e mezzo cosà, posato il giornale che abitualmente vado a leggere sulle panchine davanti alla chiesa di s. Zeno, stavo dando del pane ai colombi. Nel silenzio mentale che riesco ad ottenere quando voglio allontanare i dissidi, improvviso, mi invade un pensiero: “vegliate, perché non sapete quando arriva”. L’affermazione fa parte della narrazione evangelica se non ricordo male. Sul giornale stavo leggendo le dispute che riguardano il Berlusconi, sia come premier che come imprenditore. Da quelle, un remember non completamente vissuto, deve averle collegate alle dispute politiche che leggo nel blog fra pensatori di Destra e pensatori di Sinistra. Su cosa, dovrebbero vegliare questi pensatori, perché non si sa quando arriva? Visto che non sono un prete, e visto che considero fatto privato il mio essere di fedele, ne traggo la conclusione che non è certo dell’arrivo del Giudice, che sento di doverli avvisare, e non di meno, avvisare me. Mi sono chiesto: se non è del Giudice, può essere del giudizio? Può essere mi sono risposto, ma, il giudizio di chi?

Dal momento che non pensavo a faccende spirituali, ne traggo la conclusione che l’avvertenza riguarda l’inaspettato arrivo del giudizio che concerne le nostre azioni. Le nostre azioni, sono principalmente motivate da ragioni che toccano la sfera personale. Nell’emanazione di ciò che proviene dalla sfera personale, non vi è dubbio che giungano (le azioni) ad influire sulla sfera collettiva, ed in questo, passare, dalla storia personale alla storia collettiva. In questo passaggio da sfera a sfera, anche il giudizio, passa (e verte) dalla storia personale alla storia collettiva. In ragione dei casi e degli argomenti, e dello stato di discernimento sulle azioni in giudizio, si passa dalla storia della vita di un dato memento, alla storia della vita di date epoche. Nel motivare il convenire e/o divergere, quindi, non possiamo non vegliare, perché le ragioni della Storia potrebbero smentire, anche pesantemente, le ragioni che abbiamo portato avanti; e se nelle ragioni che abbiamo portato avanti, la parola ultima che è della Storia (non quella reclamata dai vinti, e neanche quella reclamata dai vincitori, ma quella della vita) dovesse rivelare che abbiamo dormito (o con altro dire, che una ragione non ha vegliato sul suo giudizio) pesantemente, la pena potrebbe essere quella di vederci appesi alla forca dell’errore, alla croce del dolore. Vegliamo sulle nostre parole, quindi, perché non sappiamo quando arriva la Storia giudice, e né sappiamo su chi darà il giudizio ultimo.

Datata Novenbre 2009

Rarefatte visioni

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Per la desolante dimostrazione di potere che tutte le religioni hanno dato in tutti i tempi, mi domando se non sia il caso di considerare, travolgente l’Io, lo sguardo che l’uomo ha elevato verso l’Alto. L’umanità che suppone di poter vedere oltre la sua realtà è indubbiamente soggetta al delirio. Lo dimostrano infiniti fatti, infinite conseguenze. Per quanto cerchi di trascendere sé stessa, la mente che suppone di “vedere” Dio, altro non fa che vedere un maggior Io. Contenere l’Infinito nel nostro senso di in – finito, quindi, è rientrare in quello che siamo. Quello che la nostra mente è, per quante parole usi, non potrà mai contenere l’Oceano: al più, una goccia. Non per questo non c’è Oceano in quella goccia. ma in quella, si può ciò che si può.

Dal Senegal

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All’ingresso del supermercato vengo accolto da un sorriso di vera marca Senegal. E’ di un bocconcino, niiiro, niiiro. Sara’ intorno ai 30. E’ sempre lì, con il suo “negozietto” delle cianfrusaglie che vendono tutti. Parla benissimo l’italiano. Gayosamente parlando, nudo devv’essere una statuina stupenda, ma di statuine stupende ne ho pieni gli occhi. Per non dire le palle! Questa qui, però, è speciale! Anche se lo meriterebbe in pieno, nulla che riguardi il sesso; è speciale perché è limpido! Ognuno intenda come vuole perché non saprei descrivere per tutti, la limpidezza di quello sguardo. Vi dico solo, che è dei bambini, prima che diventino grandi, o dei grandi, che, miracolo vuole, non hanno ancora decerebrato il bambino. Sta leggendo. Gli chiedo cosa. E’ un libro, mi dice. Avevo intuito che era il Corano. Vuoi dalla grafica (molto elaborata in oro su cartoncino rosso intenso) vuoi per la calligrafia araba: molto bella a mio vedere. Faccio come chi sta ancora sul figaro, e gli chiedo: è il Corano? Me lo conferma guardando per terra. Sono certo che ha distolto lo sguardo dal mio perché temeva di vedervi dell’irrisione: o verso di lui, o verso il Libro. Al che, avrebbe dovuto vergognarsi di conoscere me. L’importante, gli dico, mentre entro nel discount, è esser presi solamente dalla Prima idea! Non guardo se mi ha capito o no; entro. Non mi aveva capito, infatti; e non per limiti suoi. Quando sparo le mie convinzioni, anch’io, il più delle volte le capisco solo dopo. Non ha capito, però non ha taciuto. Cosa intendevi dire, mi chiede; e lo fa, puntando sui miei occhi la sua limpidezza. La punta, come il minore che si rivolge al maggiore ma mica mi illudo. Lo fa, perchè sara’ sul metro e 65 mentre io sono sull’1 e 90. Perché, gli dico, solo la Prima idea è divina! Divina in Cristo, proseguo, è l’idea di Padre; divina nel Profeta, è il concetto di Islam: abbandono nella volontà del Padre. Tutto il resto è umano, aggiungo, mentre gli offro un pezzo della confezione di cioccolata che avevo appena aperto. No, grazie, mi dice, è Ramadam. Gli batto sui fianchi: credi veramente che a Dio interessi qualcosa se tu mangi o non mangi ad orario? Sono regole, queste, che i Pastori hanno emesso per dare dei concreti obiettivi al bisogno di sudditanza delle pecore! La botta non lo scuote. Dal Senegal sino a qui, chissà quanti babbi natale ha visto morire.

Datata Settembre 2018

Sorridenti code di paglia

Nel condominio dove lavoro rifanno le facciate. Montano un’impalcatura che è una cattedrale. Fra gli operai italiani, degli arabi: + o – sulla trentina. In linea di massima, sono spontanei gli arabi. Spontaneità che perdono, mano a mano si italianizzano. Che peccato! L’ho constatato anche oggi. Dall’impalcatura, uno di loro m’ha salutato accennando un movimento di braccio. Dico accennando perché stato fermato da un commento del collega. Analoga cosa è successa con un altro. Il giorno prima m’ha salutato guardandomi, mentre il giorno dopo, salutato non guardandomi. Di cos’hanno paura?! Ai Finocchi mancano i sorrisi, non gli uomini!

Datata Ottobre 2007

Non basta conoscere i tumori

per essere esclusi dai tumori.

paginemini

E’ Venerdì. Come al solito colazione al giardino, ma in ritardo più del solito. Di fronte a me un’altra panchina. Tre pensionati tubano sotto una torrida penombra. Sulla panchina alla mia destra, in piena ombra, stanziali, due extracomunitari. Non hanno l’aria di essere gravati dalle preoccupazioni conseguenti la precarietà nel vivere. Lo paiono di più i tre colombi seduti di fronte. Sotto l’aspetto umano non mi considero diverso dai due extracomunitari. Generosità di cuore, questa, che non credo ricambiata se solo sapessero il genere di umanità che gliela concede. Ma non è questo il punto. Il punto è, che mi hanno irritato. Perché? Perché, livello umano a parte, nulla hanno fatto o dato, per guadagnarsi il diritto di sedere all’ombra, lasciando i tre vecchi colombi al caldo. E già che ci sono, neanche per lasciare me, al sole. Potevo cambiare panchina, mi direte? Vero, ma è bastato un’occhiata, per capire che di libere, c’erano solo quelle al sole! Potevo andar mangiare a casa, mi direte? Vero, ma perché devo rinunciare all’usufrutto di quello che ho pagato con le tasse sul mio stipendio?! Se la panchina in ombra fosse stata occupata da italiani, la penserei allo stesso modo?! Certamente no! Anche loro, hanno il diritto di sedere all’ombra, perché l’hanno pagato come me. Se fossero stati due stranieri, chiaramente lavoratori, avrei pensato la stessa cosa? No, perché anche loro si stanno pagando il diritto di stare all’ombra. Se avessero lasciato il loro posto ai tre colombi, mi sarei irritato perché non l’hanno lasciato a me? Ci si può incazzare di fronte alla generosità? Certamente no. Quindi, comunque sarei rimasto al sole, ma almeno non irritato. C’è del razzismo in questo post? Non lo so, ma non l’escludo. Non basta conoscere i tumori per essere esclusi dai tumori.

Datata Giugno 2007

manofronte

Vivere o morire?

Dentro o Fuori? Questo è il problema!

paginemini

“… ma per me eutanasia e suicidio sono sinonimi di non coraggio a vivere la vita. Attenzione! Non ho usato volutamente la parola vigliaccheria perché avrei giudicato qualcuno che non la pensa come me, e giudicare è l’ultima cosa che voglio fare.”

Potresti dirmi, Giancarlo, dove trovi diverso il senso di non coraggio, e quello di vigliaccheria? A mio avviso, il problema non è eutanasia si, o eutanasia no. Il problema è che ognuno dovrebbe avere il diritto di gestire in proprio il grado di dolore che può sopportare. E se per qualcuno la vita gli diventa un massimo dolore, gli si dovrebbe dare massima scelta. E’ giusto? E’ sbagliato? Prima o poi lo saprò. In attesa di questo, “ognuno da quello che può!” Facci caso: non l’ho mica detto io.

Datata Giugno 2007

manofronte

 

Le teste del piacere

su le teste del sapere.

paginemini

Finisco il lavoro. Inizio il giro delle solite cappelle: giornalaio, tabaccaio, birretta da un amico, tramezzini e birra scura al supermercato. Indi, all’ombra di non so che albero, mangio e leggo il giornale, poi, a casa. Sono quasi le cinque. Non ho voglia di niente. Vado a letto e sogno. Sono sul lavoro. C’è un giro di gioventù che corre lungo i porticati e staziona sul verde. Faccio un giro di controllo. Giocano buttandosi dietro della terra. Il pavimento del porticato è un bullonato nero. C’è terra da per tutto. La ragazzaglia mi vede arrivare e mi capisce al volo: scappa. Sul prato centrale, però, seduti sull’erba, ne rimangono alcuni fra carte e cartoni sparsi in giro. Non ci vedo più!!! Dite ai vostri amici, urlo, che questa è una proprietà privata, e che loro sono delle emerite teste di cazzo!!!! C’è chi mi guarda ridendo. C’è chi mi guarda incazzato. C’è chi non mi fila per niente. Come non esistessi. Sappiamo cosa significa emerito, ma, quanti sanno cosa significa testa di cazzo? Provvedo per quelli che non lo sanno. Essere delle teste di cazzo, significa sottomettere il principio del sapere (il vero) al principio del piacere (il bene) senza curarsi del giusto: principio della vita. Non è vero che non esistono più i valori. E’ vero, invece, che esistono le teste di cazzo, e che stanno imperando!

Datata Maggio 2007

manofronte

Certo, Marco!

Alla domenica sono libera tutto il giorno.

paginemini

Sto leggendo il giornale. Sulla panchina di fronte si siedono un uomo ed una donna dell’Est. Lei è sulla trentina. In quello che vedo per il resto c’è poco. Lui è un filibustiere. So quello che dico. Li ho desiderati. Anche amati. Non capisco quello che si dicono. Sembra una sorta di elencazione delle difficoltà. Lei elenca. Lui sa. Ad un certo punto, la ragazza si arma di telefonino e chiama. “Certo, Marco (tutta cara la voce) alla domenica sono libera tutto il giorno. Possiamo prendere un caffè e parlare.” Saluta e chiude. Girandosi verso l’accompagnatore fa il gesto che significa: hai visto? Che ci vuole?!Povere donne. Poveri uomini. Povero me che non penso mai hai fatti miei!

Datata Maggio 2007

manofronte

 

C’è un caldo boia. Sono distrutto.

Il solito giornalaio è chiuso. Vado da uno che è dietro l’Arena. Arrivo sotto il residuo che chiamano ala. Sono in bici. La velocità è quella di chi sta retto per motivi che non ho mai capito. Una maestra che guida un gruppo molto sparso di ragazzini mi veda arrivare. Devo essergli sembrato un camion e rimorchio perché si mette ad urlare: state uniiiitiiii! Ci sooono leee bicicletteeee! Le bicicletteeee? NOOOOOO, gli ribatte una voce dal gruppo. Signur: perché non c’è più niente come una volta!

Datata Maggio 2007

manofronte

Lo vedo sul davanzale di una casa

L’avevo conosciuto qualche tempo prima. Ci aveva uniti una reciproca malìa. Ogni tanto ci si vedeva. Ci si salutava. Sta parlando al cell. E’ in calzoncini. Aderenti. Tanto aderenti. Quasi superflui. Questione di un giro di pedali e non lo vedo più. Non con gli occhi. Potrei dirvene ogni linea. Se potessi farvele scorrere con le dita, vi commuovereste. Anche la bellezza può essere un pianto. Non da tutti. Non per tutti. Prassitele, forse.

Datata Maggio 2007

manofronte

 

 

 

Sono sul lavoro. Decido che ne ho abbastanza.

Vado a prendere un caffè. Percorro il porticato. Mi cade l’occhio su una forma stesa sul pavimento. E’ girata di fianco. In posizione da sonno. Piove della madonna, anzi, grandina. Mi avvicino. Lo scuoto. Non reagisce. Lo rovescio di schiena. E’ straniero. Indiano. Respira. E’ già qualcosa. Pur sentendomi pienamente cretino, gli dico che non può stare qui. Borbotta. Mi fissa. Non mi vede. Chiamo il 118. Il 118 chiama la Polizia. Arriva la Polizia. Arriva il 118. Lo rimettono in piedi. Non ci sta. Lo reggono. E’ completamente ubriaco. Quasi perso. E’ chiaro che non capisce quello che gli chiedono. E’ chiaro che non capiamo neanche noi. Nessuno sa cosa fare. Uno dei due poliziotti lancia una proposta: se lo mettiamo sotto l’acqua, vedrai che gli passa tutto. Vero. Anche annegandolo, probabilmente. Alle domande dei soccorritori, l’indiano continua a dire no – no! Fa giunto le mani all’altezza del volto. Ogni tanto si abbassa per toccare le ginocchia di uno dei poliziotti. Uno dell’autoambulanza dice che non può portarlo via perché l’indiano dice sempre no, no. Io, che non sto mai zitto, gli obbietto che se una persona non è in grado di connettere per il si, che cavolo di valore può avere il suo no! Quello mi guarda. Tace. Non sa cosa rispondermi, evidentemente. O forse, ha realizzato, che a differenza dell’Indiano che se le mette sul volto, io le mani le metto sulle palle! Giusto per vedere se ci sono. Giusto per sentire se hanno peso. Giusto per capire cosa valgono. Ma tutto è bene quello che non finisce peggio. L’indiano pare riprendersi. Lo caricano sull’autoambulanza. Lo siedono. Vedo che guarda il posto dov’era steso in due dita d’acqua fredda sino a qualche momento prima. Chissà a cosa passa per la testa, a chi, anche in un gesto di immediato presente, vede, forse, il suo futuro: non l’India, direi.

Datata maggio 2007

manofronte

All’Amicizia lunga occorrono patti chiari

Mi scuso con i Lettori se al caso non vedono più l’apprezzamento lasciato, ma fra correzioni, aggiunte, spostamenti di pagine e/o eliminazioni, questo lavoro è soggetto a continui rifacimenti.

Mi considero libero di dire quello che penso perché il Lettore è libero di pensare quello che vuole.

Nello svolgere i pensieri parto dalla mia vita: è l’unico libro che credo di aver capito.

Percorrere un certo genere di riflessioni è come cacciar farfalle: nel rumore scappano.

Raro che mi sia curato del legame fra scritto e data: avevo altro per la testa.

Non ho modo di capire con chi sto corrispondendo, quindi, neanche di adeguare la comunicazione, così, solo quello che il Lettore comprende gli è indirizzato.

Tutti gli scritti hanno paritaria importanza, pertanto, anche i possibili scaraffoni.

Io sono Tizio! Checché se ne dica non assomiglio a Caio. Lo pensa chi non conosce, chi non crede di dover far la fatica di conoscere..

Ai commenti che non aggiungono nulla, non ho nulla da aggiungere, quindi, visto che non servono a niente, li toglierò.

Girando per il Blog capiterà di trovare degli scritti che dico lunghi come l’anno della fame. Li lascio perché testimoniano un viaggio attuato fra ignoranze, non poche confusioni, e perchè, nonostante i decenni trascorsi, a proposito di quegli scritti non so ancora separare (emozionalmente parlando) quello che è del taglio, da quello che è dell’amputazione.

Capiamo uno scritto per il concetti che esprime, e non di meno, per le emozioni che ci comunica. Succede, però, che non sempre vi sia corrispondenza di emozioni, fra Lettore e Scrivente. Il che vuol dire, che il Lettore, rischia di capire a metà, cioè, con il suo sapere, ma senza la parte del mio sentire. In molti casi, la reciproca mancanza del sentire il sapere, comporta travisamenti, o nella comprensione di uno scritto, o nei rapporti fra Lettore e Scrivente. Il che, può generare delle multiformi “ombre”. Nulla impedisce il chiarimento via e-mail.

manofronte

Per chi chiede il cuore ma non lo sa usare

Quando mi rendo conto che il richiedente (o la richiedente) non sa gestirlo come corrisponde ai miei sentimenti, taglio! Sarà per l’età, per una cultura dei tempi del cucù, o per un bisogno di verità che è un bisogno di difesa. Salvo rare eccezioni escludo senza spiegazioni perché ogni spiegazione contiene implicito giudizio. Non per ultimo: chi scrive con il fiele che distilla dalla fede quando è castrata e/o fanatizzata, sarà rimandato nel luogo di provenienza: dalla mia parte, senza alcun senso di colpa!

manofronte

Essere, o come essere?

 Questo è il problema!

paginemini

Ho scritto di tutto e di più. Qualche volta anche di troppo, mi dico, non mancando, tuttavia, di giudizio. Su milletrecento e passa post ne ho eliminato più di 600; e non ho ancora finito. Ho scritto molto anche su l’Oltre. Al proposito la metterei così: dal mare si vede più lontanto che dalla riva, ma cosa si vede all’orizzonte lontano così raggiunto? Altra terra, o altre nubi? Lo sapremo quando raggiungeremo l’orizzonte.

manofronte

A proposito di vita e di percorsi

A  chi ha smarrito i suoi principi, a chi non li ha trovati in altre vie, a chi non gli corrispondono quelli ereditati, ricordo che sono sempre quelli:

il Bene per la Natura

atrinita

il Vero per la Cultura                       e                      il Giusto per lo Spirito

che corrisponde dalla relazione fra il Bene: principio di ciò che siamo. Il Vero: principio di ciò che sappiamo. Il Giusto: principio della forza che si origina dalla corrispondenza di stati fra ciò che siamo e sappiamo per quanto sentiamo.

I principi sono la basilare fonte del discernimento nella capacità di scelta personale e sociale: elevando gli intenti, spirituale. I principi sono maestri tanto quanto indirizzano la vita verso i suoi principi. Tanto quanto i principi confermano e conformano secondo secondo emozioni di giustizia, e tanto quanto sono umanamente magistrali. Tanto quanto rigidamente applicati (vuoi in sé come in altro da sé) e tanto quanto disumanizzano i vissuti.

manofronte

C’è chi scrive e chi de_scrive

Con tutti i pro e i contro, prevalente scrittrice dei vari temi mi è stata l’emozione. Prova ne sia il fatto, che scemando quella, scemava quello che sapevo più che chiaramente nel dato momento. Mi sono ritrovato, così, a dover apprendere dagli scritti (mai a sufficienza) quello che pure avevo scritto. Comunque stiano le cose, di indubitabile posso dire che in tutti questi anni non ho fatto altro che scavare pozzi, e che la terra in quei pozzi era mista a un’acqua che, temo, non ho ancora finito di filtrare.

manofronte

Fra maree e marosi

Influito dalle emozioni ho scritto su tanto e di tutto.  Anche di che lasciarmi basito, visto che la mia conoscenza ha la caratteristica dell’Emmental. Giusto per dare l’idea di quanto sia stato complicato e contorto il cammino sulla mia strada, si immagini di essere invasi e pressoché sommersi da una caterva di sparpagliate emozioni; che sentite di doverle capire (non di meno ordinare, trovarvi senso, causa, motivo, finalità) perché quello che sentite e sapete della vita vostra e altra non vi sconfinfera più. Non per questo già sapete cosa aggiungere, togliere, modificare, tagliare, lasciare: così, per anni. Senza averne conoscenza (figuriamoci coscienza) ho iniziato questo viaggio la notte di Capodanno del 1985 con una storia privata. Nel proseguo delle faccende si è rivelata di fondamentale importanza. Terminato quella storia nel Febbraio del 1991, nella primavera dell’anno sono andato avanti con questa, pensandola e vivendola “a palpeto”, come si dice in veneto quando si caccia rane negli stagni, e che è un modo altro per dire a caso. A storie scritte, però, tutto si è rivelato necessario.  E’ vero: oltre alle mie peste racconto anche le mie corna. Non ho potuto non farlo perché in una seduta medianica (ci si creda o no, non è questo il punto) una presenza mi raccomandò di dire sempre la verità. Si riferiva ad una verità superiore? All’epoca non era fra i miei pensieri. Al più, e meglio adesso, conosco le mie verità. Si riferiva a quelle? Intimidito non l’ho chiesto, ma con il tempo ho imparato che la verità è una spada a doppio taglio, e che nessuno possiede la facoltà d’impugnarla per tagliare&separare il male dal bene (o il vero dal falso, come il giusto dall’ingiusto) senza ferirsi di verità, mentre ferisce di verità. Considerato questo, proseguo, pur temendo di risultare pesante e qualche volta ripetitivo, non tanto per ragionata necessità,  ma perché, in questa caterva di emozioni non ricordo dove ho collocato la già detta.

manofronte

Non credo di essere pericoloso

… tuttavia sono pazzo : ) perché credo di sapere chi è lo Spirito.

paginemini

Lo Spirito è la forza della vita che corrisponde dalla relazione fra una Natura e la sua Cultura. Mi dirà: vedo una Natura, conosco la sua Cultura, ma, non vedo proprio nessun Spirito! Mettiamola così! Nessuno ha mai visto l’aria dentro una camera di gomma, pure, per suo mezzo, essa acquista la vita che ha. Si può dire, pertanto, che l’identità dell’aria, è la forma che essa da alla camera di gomma. Se l’identità dello Spirito è data dalla forma che fa assumere al corpo, e se un corpo è pieno di violenza, va da sé che è violento anche lo spirito che da vita a quel corpo. Dal momento che lo Spirito divino è tutto fuorché violento, (se lo fosse, avrebbe principiato il dissidio, non, la vita), di quale altro spirito è la forza che agisce il prevalente animo di Israele? Da buon razionalista mi dirà: di spirito umano, ovviamente! Ben vero, ma, Israele sa bene che non è lo spirito umano il Principio che ha eletto la sua vita, quindi, Israele, di chi è lo spirito che anche odiernamente emoziona il tuo spirito?

manofronte

I sensi che l’amare

 dovrebbe conoscere o evitare

paginemini

Ero di chiara ignoranza ma di istinto altrettanto chiaro, così, non subii alcun genere di trauma quando fui desiderato da un prete. I traumi iniziarono quando la cosa venne a conoscenza degli altri preti del collegio. Il prete amante fu avvertito di star più attento, ed io, fui isolato: visto con astio. Avevo l’età della terza elementare. Se proprio dovessi denunciare qualcuno, non il prete amante denuncerei, ma quelli che violarono la mia coscienza, penetrandola con il senso del peccato quando era ancora vergine del senso dell’amore.

manofronte

L’idea che seguo

Come perdamasco e come persona, seguo l’idea cristiana del Padre (il Principio della vita sino dal suo principio) e l’idea del Principio della vita è la vita: il Bene per la Natura, il Vero per la Cultura, il  Giusto per lo Spirito. Se lo stato che segna la verità della vita è lo Spirito, e lo Spirito è la forza della vita sino dal principio e, pertanto, del Principio, allora, procedendo oltre l’idea cristiana, perseguo il principio dell’idea del Principio: lo Spirito che ha dato forza all’idea.

manofronte

La ragione del silenzio

Nessun potere durerà più di me

paginemini

Fra me e la faccenda sotto, sotto, c’è qualcosa che non afferro. La riabilitazione di una vanità, e/o di una mia verità, e/o di un amor proprio offesi? Ho superato di peggio!  Se, “per Damasco” è via della coscienza di sé stessi, potrebbe essere che sia giusto pubblicarla, allo scopo di riabilitare la necessità della provocazione, come mezzo di rottura di un Costituito, (legale e/o politico, e/o quanto d’altro), che ferma il futuro? Questo, mi convince già di più. A proposito di coscienza! Che sia giusto pubblicarla per far capire, che non solo un potere può fermare il futuro, ma anche una figura, fissata in un tal amore di sé, da non tollerare alcun tipo di tocco? Se tutto quello che fissa la ragione è droga, allora, a maggior ragione la devo pubblicare: sono o non sono, contro ogni forma di intossicante dipendenza? La ragione è buona, tuttavia, non smuove alcuna emozione. A questo punto, decido di ascoltare la ragione del silenzio: nessun potere durerà più di me.

paginemini

Di che faccenda si tratti non lo ricordo più. Fra le righe emerge un qualcosa di quello che è stato, ma non quanto basta per capire la faccenda. Pensandoci ora, sospetto un qualche genere di divergenza fra me e un referente del Sert dove all’epoca agivo a favore di cause dalle rare speranze di riuscita.

manofronte

Sino ad ora

Dopo l’esperienza come Associazione (finita per più pochezze nel giro di un anno) non sono interessato a costituire alcunché. Non ho legittimato nessuno ad operare in mia vece: sia come autore che come pseudonimo. Non ho autorizzato nessuno, neanche per l’uso totale o parziale dell’opera: basta chiederlo. Non è obbligatorio: ad ognuno la sua faccia.

manofronte

I miei studi

Dopo le elementari in collegio, studiando alle serali, verso i trentacinque, (anno più anno meno), ho conseguito la licenza media e la prima superiore. Siccome errare è umano e ariete perseverare, in una scuola pubblica, in mezzo a ragazzi che gridavano alle ragazze ” col c…., col c…., è tutto un altro andazzo ” e alle ragazze che gridavano ai ragazzi ” col dito, col dito, orgasmo garantito “, iniziai a perdere i capelli e cominciai il biennio. Mi distinsi in religione, in un test dell’insegnante di Pedagogia nel quale risposi: ” quasi sempre ” o ” quasi mai ” alle domande e, perché mi si chiamava papà. Molto francamente, se i miei studi sono proseguiti, più che alle mie capacità lo devo alla carità degli insegnanti. Quando non ho potuto non ammettere che la vergogna di accettarla era maggiore del fine per cui l’accettavo, (capire e capirmi), ho lasciato la scuola. Da qualche parte dell’Emilia devo avere una abilitazione ad una terza superiore.

manofronte

La mia strada all’inizio

A causa della fine dell’Amato (destino che ho iniziato a conoscere la notte di Capodanno del 1985)  nel febbraio del 1991 mi sono ritrovato come si ritrovò l’Aretino Pietro: con una mano davanti e una di dietro. Solo ora, di qualche caso, un qualche volta ne sorrido, ma, all’epoca non c’era proprio nulla di che farlo. All’epoca, non avevo proprio idea di dove sarei andato a finire percorrendo la mia strada “per Damasco”. Allora, ero solo un bendato dal pensiero convenzionale; bendato, vuoi dalla vita personale, vuoi dalla sociale, vuoi dalla canonica interpretazione del Cristo e del Padre.

manofronte

Il peccato non è in chi

o cosa si ama ma in come si ama.

paginemini

Ho passato la mia fanciullezza, prima agli “Esposti” è poi in un collegio retto da ecclesiastici. Con uno di loro (stavo facendo la terza elementare) vi è stato un sentimento anche sessuale. E’ ben vero che a quell’età non si sa, però già all’ora mi sentivo con istintiva chiarezza. Per quella lucidità non subii nessuna violenza psichica e ne fisica: tanto più, che, al proposito, non vi fu alcun tentativo. Nonostante i sentimenti che provavo e vivevo fossero informazioni, comunque nessuno me le spiegò, così, se proprio si vuole riscontrare violenza, certamente, la più deleteria fu l’ignoranza nella quale mi si lasciò. E’ vero, in quella corrispondenza di sentimenti sia pure impari ci fu anche del dolore. Fu doloroso nascondersi perché si nasconde ciò di cui ci si vergogna. Ben diversamente, avrei dovuto vergognarmi di vergognarmene, ma, ero un bambino! Invece, quelli che avrebbero dovuto vergognarsi di farmi vergognare, erano grandi.

manofronte

Sono partito dal mio bianco

 per conoscere il mio giallo

lineag

Dal giallo che ho conosciuto mano a mano verificavo il mio bianco, sono andato alla ricerca del Bianco che ha originato ogni giallo. Il bianco simbolizza la verità. Il giallo simbolizza l’amore.

Con la fascia bianca, gialla e bianca, intendo rappresentare il viaggio della conoscenza della vita. Non ho posto inizio e fine a questa strada, perché, vita, è ricerca della verità che porta all’amore, che porta alla verità, che porta all’amore, e l’amore è comunione. Del tono dell’amore, (detto dal giallo) e della verità, (detto dal bianco), ho raggiunto la conoscenza che ho potuto. Avrei potuto di più?  Secondo la verità del mio spirito, no. Infatti, perdo la pace, se in quello che sono

Natura

atrinita

voglio sapere di più (Cultura)                                della forza che posso: Spirito.

manofronte

I sensi iniziali

G,  è l’iniziale del cognome della famiglia adottante; sta anche per il nome scelto dalla famiglia che mi ha adottato.

O,  è l’iniziale del cognome di chi mi ha messo in adozione.

V,  è l’iniziale del nome che mi ha posto chi  mi ha messo in adozione.

Perché ho ritenuto necessario dire sui nomi? Mah! Forse per confermare che ogni destino ha più di una radice.

manofronte

Mi hanno detto:

sei un pazzo o sei un genio.

paginemini

Dopo aver visto la stesura delle prime immagini dei concetti che dico in quest’opera (preso dalla rivelazione le mostravo a destra e a manca) me lo disse un angelico biondino dall’aria simil prete. Mi capitò nella trattoria dove lavoravo. Fu per caso? Non so, ma ho sempre avuto il sospetto che venne per… annusarmi. La stessa curiosità (sempre anonima) si manifestò (dal Vescovado) al Referente del Sert veronese. La fecero qualche giorno dopo la pubblicazione (nel Giornale locale) della richiesta di una annuale messa solenne per i tossici morti per over dose. A parte la talefonata del prete al Sert (chiesero chi fossi) e una messa comune solo per quell’anno, altro seguito non ci fu: neanche dal biondino che già alla prima occhiata mi parve soggetto_oggetto da preti: se non di fatto, in potenza. Una cliente della Tratoria aveva il fratello prete. Di quell’uomo (nulla di che per via di virilità) mi risultò sedotta sino alla sessuale infatuazione quando vennere tutti e due in trattoria. Figuratevi se mi facevo scappare l’occasione, così, mostrai il malloppo anche a quel prete. Ebbene, le disse perfettamente cristiane. Non me n’ero proprio accorto! Comunque sia, da cotanta sacerdotale affermazione altro non sorse. Almeno che io sappia!

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Sarà anche

 perché si conosce meglio il proprio simile

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Sarà anche perché si conosce meglio il proprio simile, ma anche uno psichiatra ebbe a dirmi: sei pazzo! La definizione era detta con simpatia e l’intenzione non offensiva; è che cercando di definire una personalità estranea ai suoi schemi esistenziali e alla sua conoscenza, non gli era rimasto che il mestiere. La definizione del medico, (avevo conosciuto il dottor G. P. nell’ambito delle tossicodipendenze dove ho operato come associazione) mi sfagiola per più di in motivo. Ad esempio: mi libera dalle conseguenze del non dire in convenzione con altra norma o conoscenza. Siccome per essere legati o influenzati da un folle bisogna essere altrettanto pazzi, libera l’arbitrio altrui. Mi libera, inoltre, dal peso di dovermi dimostrare diverso da quello che sono. Frena chi potrebbe pensarmi, diverso da quello che sono. Chi sono? Semplice! Per quello che la mia Natura è, la mia Cultura sa, ed il mio Spirito sente, sono quello che sono, però, gli amici mi chiamano Vita.

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In amore, la mente parla anche quando nega

Ieri c’era il Mercatino dell’Antiquariato, qui in s.Zeno. E’ un antiquariato del pressappoco ma lo stesso attira un futtìo di persone. In quell’occasione vengono transennate le strade. Giusto, però, il Pccolo che non ha la residenza a casa mia, è rimasto bloccato. Mi telefona, mette il vivavoce, così la vigilessa sente quando gli dico il nome della via dove deve venire; e la vigilessa lo fa passare. Giunto a casa me la racconta ghignando e mi dice: non so come farò quando non ci sei più! Sempre ghignando gli rispondo: quando non ci sarò più neanche tu ci sarai più! Rimane un attimo lì! Pensavo alla casa, mi dice. Il che mi conferma che è diventata come casa sua. Pensava alla casa ma ha pensato anche a me? Se sono diventato la sua casa, si.

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Senti, senti, cosa mi tocca leggere!

Ebbene, si, lo confesso! Sono un appassionato lettore della pubblicità delle agenzie immobiliari. Non so per quale sadismo, ma mi piace intrufolarmi nelle case in vendita. Verificare la situazione, il prezzo, l’arredamento, e poi uscire dalle fotografie a naso alto, dicendomi: oddio, che roba che ghè in giro! Neanche la contessa Sboronova, ha un naso come il mio quando butto la rivista. C’è una cittadina vicino a Verona che si chiama Villafranca. L’origine è antica. C’è un Castello. Quello che rimane, a dir la verità. C’è l’aeroporto. Ex paese di campagna, si sta sviluppando bene anche come zona piccolo industriale. Il che, può voler dire che si sta rovinando, ma così è la vita! Una locale agenzia pone in vendita un appartamento. Lo dice: VICINANZE CENTRO, CONTESTO NAZIONAL_POPOLARE. Mi par di vedere la titolare dell’agenzia, (se donna si tratta ) mentre valuta il famigerato contesto tenendosi una mano sulle perle, (che non si sa mai!) opinando un mamma che grezzi, per il tono nazional_popolare dei residenti.

Datata Aprile 2007

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Fattucello con morale.

Dopo uno sciampagnino con un amico, in bicicletta tornavo dalla Bra. Pian, pianino. A s. Zeno avevo un tram in sosta davanti a me. Portava la scritta: Dio ti ama. Non bestemmiare. Sapete perché hanno scritto Dio ti ama. Non bestemmiare, e non, Dio ti ama: perché bestemmiare? Perché, ormai, neanche le buone intenzioni seguono il comandamento che dice: non rompere i coglioni! Per gli interessati, è l’undicesimo!

Datata Aprile 2007

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I Puloti a scuola? Ma, per favore!

Il fatto che qualsiasi droga faccia male (tanto o poco la si assuma, e leggera o pesante che la si voglia dire) direi che è universalmente scontato. E quando subiamo del dolore, dove andiamo, dai Puloti, o dal medico? Ebbene, siccome è altrettanto noto che è meglio prevenire che curare, nelle scuole vi sia prevenzione medica, non, carabbinieristica! Come, la prevenzione? Semplice! Con i metodi usati per l’antidoping: accertamento a campione! Chi non risulta colpito da quel male non paga l’accertamento. Chi risulta colpito da quel male, lo paga. Se altro avrà da pagare il positivo all’accertamento, decida la stessa scuola dell’accertato, in concorso con i Consigli d’Istituto o analoghe forme: e che c’è vo’?!

Maggio 20008

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Un giovane uomo di Destra

Un giovane uomo di Destra, (non andava a donne, non andava a uomini, e che ha finito col mettersi insieme ad una donna che ha poi preferito mettersi con una donna) ci frequentava, noi, gruppo di Finocchi con infinite sfumature di femmininità come di virilità. Non era di animo cattivo, così l’abbiamo accolto nel gruppo come un amico.

Non ricordo per quale discorso, ma una volta, imperativo, ebbe a dire: si deve fare così!!! Come? Tu, umanamente nullo (benché fascista) ti permetti di imporre un qualcosa a qualcuno?! Via, via! Non per le sue idee politiche, sia chiaro, ma per la sua volontà di imposizione! Fascismo, per me, è questo, non, essere conservatori. Devo amaramente riconoscere che “fascista” è uno spirito molto trasversale. Tanto è vero che indossa cravatte non solo nere. Tanto è vero che indossa anche dei bianchi collarini di plastica.

Aprile 20008

manofronte

Di là il mondo gira.

Esco dal supermercato. Nessun casinista nel giardino. La panchina è libera. Mi siedo. Mi descamiso. Tolgo le calze. Muovo le dita nelle ciabatte. Ho i pantaloni completamente punteggiati di cera nera. Rovisto nel sacchetto. Tramezzini al salmone come antipasto. Tramezzini al tonno e insalata russa come piatto. Ananas a pezzetti e per finire un cestino di fragole rigorosamente non lavate! Leggero ruttino. Sigaretta. Leggo il giornale a grandi falcate. Non ho voglia di rumori. Lo chiudo. Altra sigaretta. Mi guardo attorno. Di là il mondo gira.

Datata Maggio 2007

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Un blogger deluso mi scrive

Mi sarei aspettato una considerazione più profonda, da uno che sul suo blog scrive tante saggezze”, mi dice, temo deluso, Ispanicoroma.

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Vediamo un po’, ora, se riesco ad essere più profondo. Ognuno di noi, a mio avviso, è via (Natura) della verità (Cultura) della propria vita. Questa strada è soggettiva. Questo non esclude delle corrispondenze fra vita e vita, ma questo esclude che una data vita possa inserirsi in un altra al punto da deviare un soggettivo percorso. Credo, inoltre, che, vita, sia una infinita serie di domande alle quali dobbiamo dare le nostre soggettive, risposte. Allora, se per capire che cos’è “vita”, si sceglie di percorrere una data strada, chi sono io (o cosa ne so, io) per disquisire se giusta o sbagliata quella scelta, o addirittura per fermarla? Credimi, almeno per quanto mi riguarda, non è un girarsi dall’altra parte, è un guardare, accompagnato da un doloroso dover tacere per quanto detto sopra. Il non condividere, per me, si dovrebbe limitare a non percorrere quella strada se non la si sente come corrispondente al proprio momento esistenziale. Ti faccio un altro esempio sul mio modo di pensare. Io sono contrario all’aborto, tuttavia, ho votato a favore. Allora, vi è maggior saggezza nell’opporsi all’aborto, o vi è maggior saggezza nel non opporsi all’altrui diritto di scelta? Altro esempio: se io compio un errore che coinvolge solo me le paghi tu le mie “spese”? Se tu fai una cosa giusta li godo io i tuoi guadagni? No, li perde o li guadagna la vita. E’ chiaro che quanto sostengo ha infinite implicazioni e sfumature, ma è altrettanto chiaro che che questo commento è una risposta al tuo, non, una tesi di laurea. Ciao.

Datata Maggio 2007

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Non sempre ballo da solo

Ho iniziato a spogliarmi nel 71. Non ricordo più bene se mi sia stato più semplice togliermi gli abiti o togliermi i precedenti pensieri. Certamente sono stato aiutato dall’abitudine di abbassare la luce nella stanza, e la luce della verità nella mente. Sai bene, che troppa luce offende gli occhi e troppa verità allontana la capacità di accoglierla senza traumi. Spogliati oggi e spogliati domani, un po’ alla volta ho iniziato ad accettare la mia verità fisica, e la mia verità mentale. Oggi, posso girare per la stanza come mamma m’ha fatto, e girar per la mente, proprio come la verità m’ha voluto. Per la mia stanza, però, non sempre giro da solo come non sempre trovo, (per non dire quasi mai) chi, come me, ha attraversato le mie stesse stazioni (e stagioni) di conoscenza. Torno allora, ad abbassare ambedue le luci, onde permettere all’occasionale fortunato di vedermi e di vedersi come è in grado di fare o di accettare.

Datata Aprile 2008

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Cardinali sotto scorta

Sul portone del Duomo di Genova, hanno scritto: Bagnasco, vergogna. Intesa come una minaccia, il presidente della Cei è stato messo sotto scorta. A mio vedere, non c’è alcuna minaccia in quella scritta. Al più, un memento: ad ogni azione, corrisponde una reazione eguale e contraria. Temperi le parole che dice, il don Bagnasco, e vedrà temperate le “pallotole” che riceve. Non per ultimo, la chiesa che si fa carabiniere di quanto insegna sortisce il solo effetto di aumentare la fuga dei così galerati. A proposito di scorte! Ricordo ai dediti alle santificazioni che al Vescovo Romero, il precedente papa non ha dato alcun genere di scorta! Quelle date post mortem non sono difese: sono sensi da opportunistica colpa.

Datata Aprile 2008

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Non ci sono più uomini.

Non ci resta che confidare nei tentativi!

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Non avevo voglia di farmi da mangiare, oggi. Così, mi sono fatto 4 panini con la mortadella ed una bottiglia di brut, quindi, sapete con chi prendervela!

Un ragazzo di 16 anni, si butta dal balcone perché non regge le battute dei compagni di scuola su di una sua presunta omosessualità. Uno si butta, ed i compagni commentano: scherzavamo! Grazie per i fior!

La preside dice, forse quel ragazzo aveva altri problemi. Certo che aveva altri problemi! Era meno duro del cemento, ad esempio! Lo dicevano più intelligente della media, ad esempio! Non era un burino, ad esempio! Sorrideva, ad esempio! Quando glielo permettevano, ad esempio!

Solo il Signore sa quale pesante trucco sia il sorriso per chi, al caso, non ha proprio nulla da sorridere! Visceralmente, sarei portato a dare dei vigliacchi, a quegli avversari dell’intelletto! Sarei portato a dar loro delle jene! Poi, mi dico, che ne sanno questi, del dolore e della fatica che si prova quando si vuol crescere a propria immagine! Per saperlo, bisogna non essere dei prestampati, ad esempio.  Ma per non essere dei prestampati, bisogna non nascere da fotocopiatrici, ad esempio!

Datata Aprile 2008

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Verso le due. Via Mazzini.

Cianfrusaglie di lusso, e no.

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Un giovane dell’Est sta mangiando la cialda di un gelato. L’ha colta dal cestino dell’immondizia. Di notte giro con pochi euro in tasca. Ne avevo cinque. Mi è venuto il pensiero di darglieli ma a fronte di una possibile domanda ho fermato l’impulso. Cosa gli avrei risposto se m’avesse detto: chi t’ha chiesto qualcosa?!

Datata Aprile 2008

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Sogni, amori, topi, e “stregonerie”.

Sogno l’Amato, qualche notte fa. Siamo abbracciati. Sento il suo desiderio. Non sento il mio. Da qualche parte di me, una voce mi dice: lasciati andare, Vitaliano, lasciati andare. Dietro di lui e davanti di me, una borsa aperta. Qualcosa di grigio si muove in quella borsa. Vedo uscire, uno, due, tre, quattro topi. Sento sorpresa, nessun senso di schifo, curiosità, il bisogno di capire. In genere, la figura del topo mette in disagio chi ha problemi con il sesso o con la sessualità. Il topo, però, è anche un roditore: è chi erode. Potevo dirmi, quindi, che l’invito a lasciarmi andare detto dall’Amato, in una “borsa” a parte, conteneva degli elementi erosivi. Il giorno dopo mi contatta un quarantenne romeno. Bella figura. Ottimo operaio. Nessuna evidente traccia di violenza interiore. Ragazzo a suo modo, eppure, maturo. Desidera ed ama le età come la mia. Molto riservato. Equilibrato. Non di primo pelo, anche se tende a pettinarlo (culturalmente parlando) mettendo la riga in mezzo. Aveva mal di schiena. Gli faccio un po’ di abracadabra. Gli passa. Le motivazioni della visita restano, però, fra i fatti capire ma non detti. Conosco quei generi di antifona. Gli dico ma non muovo la mia disponibilità. L’accoglie, ma non muove la sua. Così, stiamo come quelli che aspettano che ci sia più luce, o che si spenga del tutto. Spegnerla del tutto, non è da me, e nel che ci sia più luce, c’è anche di che chiudere gli occhi. Mi dice se conosco qualcuno che gli può andar bene. Con la richiesta può avermi fatto capire che per me la sua porta era socchiusa, oppure, socchiusa per altre possibilità. Non mi lascio andare. Ci sono dei topi. Venerdì prossimo lo porterò a ballare nello scannatoio dove vado di solito. Chi vivrà vedrà.

Datata Aprile 2008

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E’ questione di nettare

Ho ballato tutta le sera. Il piccolo no. Mentre io facevo Salomè se ne stava indeciso fra il due o il tre. Nessun senso d’abbandono! Sapevo, cosa facevo. Come sapevo che deve crescere e che crescere significa, anche sacrificare chi ti fa crescere. Uscendo dalla discoteca mi sono scoperto ubriaco. O forse no, se il primo pensiero è stato: il Signore è il mio pastore. La notte non si cura se vado seguendo le curve come i lampioni perché in fondo c’è il giardino. Non mi dispiace se non ci trovo amante: conosco il contante. Lungo la strada un ragazzo mi chiede una sigaretta. Non chiedetemi perché ma ci siamo baciati: è questione di nettare.

Datata Aprile 2008

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Lettera aperta alle Arance

quando non sono arancioni.

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Nella corrispondenza fra Blogger, capita che un’affermazione pacifica venga intesa come contundente. Succede perché sentiamo solamente le emozioni che, noi, diamo alle parole che riceviamo. L’impossibilità a sentire le emozioni del corrispondente, ci obbliga ad interpretarle. L’interpretazione, può risultare anche non condivisa, perché filtrata da soggettivi stati d’animo. Al che, i possibili guai!

Certamente non vi è guaio, (qui parlo solo di me, ovviamente) quando ricevo un: Vitaliano, ti voglio bene. Come nel caso detto sopra, però, so, ma non sento, quello che l’altro/a mi scrive. Al che, posso dire che tale dichiarazione mi risulta a metà. Ho un solo modo per sentirla completamente, e, cioè, sovrapporre su quella, il ricordo delle emozioni ricevute e ricambiate. Per questo, però, se è vero che da un lato non è più una dichiarazione a metà, dall’altro diventa una dichiarazione affettiva a tre, cioè, fra chi la manda, con chi la riceve, e il soggetto amoroso che mi ha permesso la comunione fra il sapere cos’è il ti voglio bene, ed il sentire cos’è il ti voglio bene.

Non amo gli amori a tre. Sarà perché non capisco chi sia il tradito dalla parola. Sarà perché non amo pensare di esserlo io. Sarà perché non amo pensare di essere io, il traditore della parola. Morale della favola: a casa mia, il colore delle arance non può essere che l’arancione.

Datata Aprile 2008

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Ciao, Vita! La sai l’ultima?

Il mio uomo ha fatto le valige! (1)

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Allora, (mi dice l’amica) giovedì sera ricevo un messaggino dal piccolo. Leggo: ti lascio. Sono in viaggio per casa. Non ti vedo più come la mia donna. Ti vedo come mia madre. Antefatto. Lei: transessuale. In età. Regge bene. Femminile. Carattere viriloide. Lui: militare. Sui trenta e qualcosa. Non male. Anche lui, a mio conoscere, è un transessuale, sia pure a livello di passaggio da Etero ondivago, ad Omo con difficoltà d’accettazione.

Tradimenti del genere, sono l’amaro destino del Transessuale che si evira per sentirsi completamente donna. Secondo me, il piccolo, ha solamente trovato una madre non operata, ma sono pressoché sicuro di una cosa: non si fermerà neanche lì. Sento di potermi dire, ancora, che prima o poi, troverà un padre che non ha proprio nessuna intenzione di operarsi. Al più, di … operarlo!

Datata Aprile 2007

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