Cristo è risorto?

Per quanto mi riguarda e per quanto conosco il problema della resurrezione del Figlio non mi tange. Mi tange di più, il concetto di “Resurrezione” dalla morte. A mio conoscere, non è vero che solo Dio non conosce la morte. Anche noi non la conosciamo. O meglio, conosciamo la morte del corpo, ma che forse per questo è detta la morte della nostra vita? No. Perché ciò implicherebbe la limitatezza creativa di Dio, nel senso che dovremmo ammettere che un Atto assoluto può generare un atto a scadenza. Mi si potrà dire, ma Dio può tutto! No. Dio non può generare nulla che non sia a Sua immagine, e se la Sua immagine è la vita, (non una vita, come credo), e se è l’Eterno, non può generare che vita eterna. Non si dispiacciano i Crociati che intervengono nel tuo blog, per questo diverso credere. Si dispiacciano piuttosto, di essere dei mediocri avvocati.

Datata Giugno 2008

Il cristianesimo

tutto si può permettere, fuorché il fare la fine di Cristo, eppure, la farà, anzi, dovrà farlo.

Non ho modo di capire i tempi, e fatti, e le passate emozioni, se non identificandomi in quei tempi, fatti, e passate emozioni. Il metodo è tutto fuorché scientifico. Mi assolva il fatto che non sto spacciando scienza: solo pensieri. Vuoi per una raggiunta maturità  spirituale, vuoi per quanto ho letto anche su queste pagine mi ritrovo in mezzo ad un cammin, che da una parte mi reca verso la figura evangelica del Cristo, e dall’altra, verso una sua non canonica interpretazione. Quale, la vera?

Dal momento che, nel Padre, il Cristo ci ha indicato l’unico Maestro, se ne ricava che il Cristo ci voleva liberi. Liberi dalla sudditanza verso altri Dei e verso altri maestri, ma,  cos’è, parola? Cosa dice, la parola? La parola è l’emozione della vita che dice sé stessa. Direi, allora, che la prima parola di una vita, non può non essere agita dalla presa coscienza del suo essere in vita, e quindi, dirsi vita. Se ciò è di una vita conseguita, ciò non può non essere di una vita al principio di ciò che è conseguito. Ammesso questo stato di coscienza al principio della vita, e ammesso Dio al principio, direi che ne consegue che Dio è, sia prima vita che prima parola.

In quanto appartenente della Casa di Davide, si ipotizza un Cristo anche guerriero, anche condottiero. Ogni movimento di guerra  comporta vittorie e sconfitte, speranze e delusioni. Comporta l’accettazione di poter morire per la causa. Comporta anche, il dover far morire per la causa. Accanto all’idea del Cristo guerriero, (non l’avrei avuta se non avessi letto le tue ricerche) innesto la mia; e se il Cristo, re e guerriero, si fosse reso conto della vanità  dei suoi intenti, e/o del suo ruolo dinastico? E, se si fosse reso conto, che nessun genere di vittima vale una messa sull’altare del potere? E, se si fosse reso conto, che nessuna ragione è legittima, se giustificata dal sangue, e/o dalla sofferenza? E’ possibile.

Il Cristo della Casa di Davide, prima di cadere sotto il peso della croce di legno, può essere caduto sotto il peso di queste e/o analoghe ipotesi che vi spaccio per domande? Giunti al punto, che gli restava di fare? Abdicare al titolo e all’appartenenza alla Casa di Davide? Lo sento impossibile! Che fare, allora? Andò nel deserto, e ci pensò! Tornò con un altro Sovrano: quello della Casa della Vita. E, a quello, abdicò la volontà  della Sua. Come sia andata a finire lo sappiamo. Non di certo per erronea scelta sul Padre, ma perché all’uomo necessita una più concreta sovranità .

Si dice che l’uomo è un animale sociale. Giusto. Quello che generalmente non si dice, però, è che il bisogno di socialità  è motivato dalla paura. Paura di essere solo. Paura dell’altro/a. Paura degli eventi, ecc, ecc. Si sconfigge quella paura, o diventando più potenti, o aderendo a più potenti gruppi. Fra i più potenti, il Principato e/o la Religione.

Il più potente fra i gruppi è certamente il Padre, ma, il Padre, soffre di un grosso guaio: è nell’alto dei Cieli. In quanto in alto, (e, quindi, distante) è diventato (o meglio, l’hanno fatto diventare) come il conte che per la cura concreta della proprietà si serve di mezzadri. Guaio vuole, che i mezzadri, preso atto che il conte lasciava liberi i campi, si sono auto nominati suoi curatori, e con il tempo, piramide di potere sulla parola: prima emozione del Principio. Anche Cristo si è auto nominato Mezzadro del Conte, sino al punto da dichiararsi sovrano vicario? No, ha solamente detto l’identità  del Conte, ha detto che è Suo figlio, e che la Casa del Conte è aperta a tutti.

Per ogni potere, o sei con quello, o sei contro di quello. Certamente ci si può estraniare anche dalle logiche di potere, guaio è, però, che il Cristo apparteneva alla stirpe di Davide, quindi, potere già di per sé. In quanto tale, anche nolentemente competitivo. Potenza da disinnescare, quindi.

Il Profeta ebbe a dire: Cristo verrà dopo di me. Come? Per rinascita della persona di Cristo in ambito islamico, o, nello stesso ambito, per rinascita del pensiero di Cristo? Al punto, mi domando se l’ostilità verso i “crociati”, non sia motivata anche dalla paura che il filo della spada islamica possa essere condizionato dal legno della Croce. Chi vivrà, vedrà!

Datata Gennaio 2008

 

L’annuncio del Bene secondo me

Spero anche secondo Giovanni.

Dal brano che mi hai segnalato, l’annuncio del bene secondo Giovanni, 1a parte estraggo cinque punti. Porta pazienza se mi rifarò a quello che conosco, quindi, condividi queste tesi per amor di ragione. Se ne trovi, ovviamente. Ti sembrerò il solito parroco, purtroppo. Riporta pazienza.

“Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Macigno.”

Macigno, quindi, non Pietra. Non lo direi di analogo significato. Macigno, potrebbe indicare una realtà, più grande e/o più forte, e/o più inattaccabile di pietra: vuoi a livello naturale, vuoi al culturale, vuoi allo spirituale. Non di meno, anche pesante vissuto. Dal momento che non sappiamo cosa intendesse Cristo per Macigno, tutte le interpretazioni sono solo delle ipotesi. Vero è, che Macigno, in quanto massa, può indicare sia una forte convinzione, quanto una ottusa.

“Che ho a fare con te, o donna?”

Sembra l’esclamazione di un figlio scocciato, quando non ostile alla madre. Ma, che è madre? Madre, è portatrice di vita. Cristo, però, pensava al Padre, come portatore di vita, quindi, l’esclamazione può indicare che non è dalla donna (principio femminile della vita) che il Cristo accettava i principi della sua. Nonostante quello che si dice sui valori della Donna, la cultura maschile la pensa ancora allo stesso modo. Dalla presunzione si salvano certe culture ma tendiamo a bocciarle perchè primitive.

“La madre dice ai servi…”

Qui, la madre sembra non curarsi della domanda del figlio. Neanche fosse un capriccioso e/o un po’ picchiatello. Direi, invece, che qui c’è una madre, cosciente delle esigenze della terra, oltre di quelle del cielo. e che in attesa di quelle del cielo bisogna anche occuparsi di quelle della terra. Spirito anche pratico, quello di quella madre. Nondimeno, in grado di dire e di farsi ubbidire dai servi.

“In verità, in verità ti dico, se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio”

Chiamalo naturale, o chiamalo spirituale, ma tutti rinasciamo dall’alto, se per alto intendiamo un principio (e/o un inizio) fecondante. Rinascere dall’alto, quindi, è un tornare da capo. Quale il capo di Cristo? Il Padre. Rinascere al Padre, direi, necessariamente, implica il ritorno ad uno stato di fanciullezza. Mica somatica, ovviamente. Direi, invece, allo stato della fanciullezza in cui credevamo il padre, più grande di tutto e di tutti, tanto da meritare la totalizzante fiducia che è della fede. Per ritrovare il Padre più grande di tutto e di tutti (non quello di una vita, ma quello della vita) al Padre si può ritornare se si rinasce con quella fede. L’acqua, oltre che simbolo della purificazione, è anche simbolo della vita. Per rinascere al Padre, quindi, è necessario purificare la vita. La vita, si purifica, non tanto perché ci si lava i piedi (presso l’islam, purificazione del cammino del fedele) ma perché ci laviamo  dai pensieri, che spuri, ci sporcano la vita, e quindi, ci appesantiscono la rinascita. Spurio, (per mio sentire e quindi sapere) è tutto quello che non permette di rinascere secondo Spirito, dice Cristo, e da qualche anno dico io pur sapendo di predicare nel deserto. Lo Spirito è la forza della vita. Rinascere secondo Spirito, pertanto, è prendere atto di quella Forza e, conseguentemente, agirla nel nostro vivere. Il Cristo, la dice Paraclita, cioè, mediatrice. Pare che i vicari non l’abbiano ancora capito.

Datata Dicembre 2007

Ho scritto parecchio stasera

così, forse perché stanco, non ho colto in pieno un tuo pensiero.

paginemini

Dio è Principio assoluto. Un Principio assoluto non può emanare che stati del suo assoluto. Infatti, se conoscesse anche stati di non assoluto, o avremmo più Dio, o non ci sarebbe un Dio. Quale il principio assoluto in Dio? Direi, l’assoluto che ha emanato. Cosa, ha emanato? Evidentemente, quello che sentiva in assoluto, e, cioè, la vita della sua vita. Figlio di Dio, quindi, è la vita, in quanto potenza di Dio. Neanche Dio, allora, può avere altri figli! Solo gli Dei, possono fare quello che vogliono.

Il che vuol dire che Cristo non è figlio di Dio? No. Il che vuol dire, che è la vita di Dio in Cristo ad essere figlio di Dio, non, la persona di Cristo. Quello che vale per Cristo, vale per tutti noi; i noi che ci credono, ovviamente! Allora, se è la vita in quanto potenza di Dio, l’unico figlio di Dio, è chiaro che Dio ha permesso la vita di Cristo, come permette la vita di chi nega Cristo. 

Certamente si può sostenere che Cristo ha conosciuto il Padre, molto di più di altri fratelli. Questo, però, lo fa solo un eletto, perché di vita eletta: scusami se è poco! Lo fa, hai nostri occhi, però, ma, noi, che ne sappiamo, dello sguardo di Dio? Nulla. Ed è per questo, che dell’idea che abbiamo chiamato Dio, io prendo in possibile considerazione solamente il terzo stato della vita: lo Spirito.

Della Natura di Dio, infatti, non so nulla, come nulla so, della Sua Cultura, se non, che è vita. Sappiamo solo, noi, che ci ha fatto a Sua immagine e somiglianza. Vero. Ancora non ci siamo resi conto, però, che leggiamo la Sua immagine guardando la nostra. E’ chiaro che non possiamo diversamente. Oddio, potremmo anche tacere e vivere, a dirla tutta, ma, tant’è! Ragionando così, però, non abbiamo fatto altro che traslare in un unico Dio, la preesistente somma di molti Dei. Dio, è altra Cosa! Forse più questa mia idea, che quella corrente. Perché vita che emozionalmente sentiamo eletta, (quella di Cristo) eletto sentiamo il messaggio di quella vita. Per quel piacere spirituale, lo sentiamo più giusto di altri pensatori, e per tale motivo l’adottiamo. Ti saluto con la speranza di non averti scompaginato le idee..

Datata Ottobre 2007

faldone

Parole, parole, parole, cantava Mina.

Su Civiltà Cattolica si discute se Maometto è profeta anche per i Cristiani. Naturalmente, i teologi cristiani escludono quella possibilità. Riti e regole a parte, le due religioni divergono nel dare nome al soggetto del Credo. Per i Cristiano è Dio. Per gli islamici Allah. Ciò che è separato dai nomi, però, è unito dagli attributi. Per ambo le fedi, infatti, ambedue i nomi sono creatori di vita. Come creatori di vita, necessariamente Padri. Cristo predica l’amore per il Padre. Non vi può essere nessun genere d’amore se non ci si mette in comunione con il soggetto amato. Non vi può essere nessun genere di comunione se non ci si abbandona con fede nella volontà di vita del soggetto amato: la vita del Padre della vita. Per quanto sostengo, se da un lato vedo che l’Islam ha spirito cristiani, dall’altro vedo dello spirito islamico nel cristianesimo. Il riconoscimento dei comuni principi (gli universali) comporterà l’unione fra religioni? Fra maestri forse si. Fra botteghe forse no.

Datata Giugno 2007

manofronte