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La fede non è una mongolfiera

Cominciamo con l’escludere che Dio sia la personale mongolfiera di chi intende elevare il suo pensiero. Tanto meno, che sia la scialuppa di salvataggio dei persi fra esistenziali e/o spirituali marosi. Dio è Dio: punto. L’emozione è la parola della vita che dice sé stessa. Dall’emozione della Sua vita, ne consegue che la prima parola di Dio fu: vita. Essendo Egli supremo ed assoluto, suprema ed assoluta la Sua parola. Dal riconoscimento del Suo sé, il primo, (perché supremo ed assoluto), nome della vita: Dio. Nessuna mente può contenere l’idea di Dio. E’ possibile cercare ciò che non possiamo mentalmente contenere? Direi di no. Nel cercare ciò che non possiamo contenere, quindi, siamo destinati a confonderci fra vane emozioni ed invane parole. Vita, è lo stato di infiniti stati della relazione di corrispondenza fra tutti ed in tutti i suoi stati. Gli stati di principio della vita sono tre: Natura, Cultura Spirito. Se così è per la Somiglianza, così non può non essere per l’Immagine della vita.

manofronte

Dio e Vicari

La mia idea di Dio non alberga in nessuna delle parole usate da questo papa: (“ Dio non si rivela più, sembra nascondersi nel suo cielo quasi disgustato dalle azioni dell’umanità”), ma certamente hanno offeso la mia idea di Dio. La mia idea di Dio si regge su due basilari concetti: l’idea cristiana del Padre, e l’amore oltre ragione (in questo senso mariano) che Pietro manifestò verso l’Umanità chiamata Cristo. Se ci manca il senso dell’accoglienza mariana e petrina della vita non può esservi la rivelazione di Dio.

manofronte

Nell’idea di Dio

“In principio era il Verbo (Lόgos), il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.”
Sotto questo disegno ci vedo altri disegni.

neosepara

Non ho mai letto e né sentito predicare una ragionevole spiegazione su questo mistico scioglilingua: così, ho avvicinato il dito alla questione. Vista da vicino, l’affermazione fa capire, che l’autore, dopo essersi riconosciuto come vita, ha elevato il suo sé (verbo e logos nel dirsi io sono e parola nel dirsi vita) al sé della Vita: Verbo e Logos nel dirsi Io Sono e Parola nel dirsi vita. Quello che non capisco, è perché abbia complicato la faccenda (e c’è l’abbia complicata) quando, molto più semplicemente, avrebbe potuto dire: in principio era la Vita, la Vita era presso il Principio, e la vita era il Principio. Se il principio della vita è la vita del Principio, ne consegue che la vita è il ritratto del Principio, e che ogni altro stato della vita (passata, presente, e futura) è copia. Attendibile? Se somigliante al Principio. A priori, chi può dire di esserlo? Nessuno. Nell’Immagine come nella Somiglianza, durante il mio viaggio a ritroso ho riconosciuto tre stati di principio: Natura come corpo della vita comunque formata; Cultura, come corpo della vita comunque pensata; Spirito, come forza della vita comunque agita. Nella nostra vita, i principi della Vita, (il Bene per la Natura, il Vero per la Cultura, il Giusto per lo Spirito) sono necessariamente imperfetti. Non può esserci che un solo Perfetto, infatti. In ragione del nostro stato di imperfezione, si genera il corrispondente stato di dolore. Il dolore è male naturale e spirituale da errore culturale. Ciò significa che siamo destinati a patire il dolore? No. Ciò significa che siamo destinati a curare il dolore. Comunque motivato, e indipendentemente dallo stato in cui si origina, il dolore è provocato da un arresto della corrispondenza fra gli stati della vita. Il dolore (stato di meno vita) è principio di incontrovertibile verità perché la Natura sente il male anche quanto la Cultura non sa su quello sente la Natura. Poiché siamo trinità tendente all’unità (solo il Principio è Uno) ciò che è della Natura non può non influire la sua Cultura, così, è principio di incontrovertibile verità anche per la mente. Se influisce sul corpo e sulla mente, non può non influire anche sulla forza della vita (lo Spirito) deprimendola per difetto, oppure esaltandola per eccesso, così, il dolore nella Natura della vita, non può non diventare principio di incontrovertibile verità anche per lo Spirito. Poiché la Natura è il contenitore che ha formato i suoi contenuti, la Natura è voce primaria di discernimento, ed è, quindi, primaria maestra. Nel negare le emozioni naturali di quella maestra, che di riflesso sono culturali e spirituali, si nega voce al suo verbo e alla sua parola, e si costringe la vitalità negata ad essere, generalmente in nome di Dio, perpetuamente ipocrita. Da ipocriti, quando mai riusciremo a diventare delle Somiglianze prossime all’Immagine, se ci viene proibita la possibilità di essere veri a noi stessi, verso la vita, e verso il Principio?

manofronte

Complesso di Edipo e Dio: Padre e Sovrano.

 

Pensandoci ancora: mi domando se anche nella cultura araba c’è il complesso di Edipo. Se non c’è, non c’è il bisogno di “uccidere” il padre. Se non c’è quel bisogno, allora, un figlio può amare un padre anche come amante, e, quindi, chiamarlo abba, anche per bisogni che non sono solo da figlio.
“Fermo qua! Nella cultura araba, data la forte dominanza maschile, il complesso di Edipo dovrebbe risultare ancora più marcato.”
Più marcato il complesso, potrebbe essere, ma anche più marcata la risposta? E se ti dicessi che molta migrazione è composta da chi ha potuto uccidere il padre solamente allontanandosi dai suoi occhi? E, se ti dicessi che molta contestazione verso il mondo occidentale attuata dalla migrazione giovane, è la risposta che non hanno saputo e/o potuto dare in loco al loro complesso di Edipo? Il guaio è questo: noi non gli siamo padre culturale, (e passi) ma non gli siamo neanche forti, cioè, padri capaci di contenere, con potenza, il loro Edipo. Per quanto ho conosciuto ed intuito, il principio della verità dell’arabo non è nella conoscenza, è nella forza. E nella forza, Allah, è il più grande! Non occorre che ti dica che le mie conclusioni sono da prendersi con molte molle.
“Molle o no, le tue conclusioni mi piacciono. E per la prima parte confermano la mia ipotesi che gli arabi abbiano un Edipo tendenzialmente più forte. Anche se poi è meno rigoroso, perché il padre a loro mica ha insegnato a rispettare la legge, ma soltanto, come giustamente dici tu, ad essere il più forte. Ed ecco l’arabo schiacciato dal suo Edipo che gli rimprovera di non esserlo!”
Direi meglio: che il padre ha insegnato a rispettare una sola legge; quella evidentemente più forte: la divina. Ed è verso quel Padre, che l’Arabo non ha superato l’Edipo. Noi l’abbiamo superato, facendo di Dio una sorta di benevolo presidente di una variegata associazione cristiana. Per l’Arabo, invece, è ancora l’invincibile sovrano!

manofronte